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fotografia

Kodak, la fine di un’icona della fotografia

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  • Tags: fotoblog, fotografia, Kodak
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1920, George Eastman e Thomas Edison

1920, George Eastman e Thomas Edison (AP Photo)

Icona della fotografia, dopo 131 anni avendo immortalato la storia, la quotidianità e anche la sua poesia, la Eastman Kodak Company, più semplicemente nota come Kodak, getta la spugna.
Da questa mattina è in amministrazione controllata. Dopo decenni di difficoltà nel passare dalla pellicola al digitale, il gigante americano della fotografia ha presentato intorno alla mezzanotte istanza di bancarotta in tribunale a New York.
George Eastman, fondatore dell’azienda, scelse il nome ora mondialmente noto “Kodak” senza che avesse un significato particolare, ma solo “perché era un nome breve, vigoroso, facile da pronunciare e, per soddisfare le leggi sui marchi depositati, non significava nulla”.
Oggi Kodak ha perso vigore, ma il suo nome resta inscalfibile nella memoria e pregno di significato.

LA STORIA DEL FALLIMENTO

1920, George Eastman e Thomas Edison
Sede Kodak di Rochester
Prototipo di macchina fotografica digitale accanto alle EasyShare One
Una macchina fotografica Kodak folding
Vecchie diapositive Kodachrome

Lavorazione di pellicole di medio formato
Negativo in bianco e nero di un rullino Kodak
Rullimo Kodachrome e schede di memoria a confronto
Il George Eastman Memorial a Rochester
Sensori di immagine incorporati su una lastra di silicio


  • simona.santoni
  • Giovedì 19 Gennaio 2012

Gli occhi della guerra: bimbi soldato, prigionieri e fotoreporter

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  • Tags: fotografia, guerra, mostra fotografica, Occhi della guerra
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Occhi della guerra

Occhi della guerra

Oltre 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo nella mostra “Gli occhi della guerra” di Fausto Biloslavo, Gian Micalessin, Almerigo Grilz e Fabio Polenghi: le guerre al crocevia dell’Asia, i crepuscoli del Vietnam, l’Africa rosso sangue, la guerra alle porte di casa, il Medio Oriente senza pace.
Promossa da Provincia di Milano e Associazione LiveEurope, inaugurata il 25 novembre, fino all’11 dicembre è visibile a Milano, a Palazzo Isimbardi (Cortile d’Onore, Corso Monforte 35). Si tratta però di un’esposizione particolare, che non si pone come mostra fotografica bensì come documento giornalistico della memoria.
Alcune immagini riflettono guerre dimenticate, sopite o concluse, altre sono state inserite per il loro valore storico. Nella sezione dedicata all’Africa molte fotografie sono state scattate da Almerigo Grilz, giornalista, ucciso in Mozambico durante un reportage il 19 maggio del 1987 al seguito della Renamo. L’anno precedente, scriveva sul suo diario dal Mozambico:

“Mi sporgo fuori per filmarli: non è facile occorre stare appiattiti a terra perché le pallottole fischiano dappertutto… alzare troppo la testa può essere fatale”.

Occhi della guerra
Occhi della guerra, Almerigo Grilz
Occhi della guerra, Kashmir
Occhi della guerra: Afghanistan 1989, ritiro delle colonne sovietiche
Occhi della guerra, Romania

Occhi della guerra, Iran
Occhi della guerra, Fausto Biloslavo
Occhi della guerra: Etiopia, ribelli Oromo
Occhi della guerra, Birmania
Occhi della guerra: Afghanistan, Ahmad Massoud


Alcune immagini della mostra sono di Lord Michael Cecil, Carlo Imbimbo, Stefano Rossi e Mauro Scrobogna. L’editing è di emme&emme.
La guerra è crudele e non guardarla negli occhi non basta ad eliminarla. Lo sapevano bene anche i fotografi milanesi Fabio Polenghi - ucciso il 19 maggio 2010 a Bangkok, in Thailandia, mentre documentava l’assalto finale dell’esercito all’accampamento delle Camicie rosse - e Raffaele Ciriello - ucciso il 13 marzo 2002 a Ramallah, Palestina, mentre fotografava gli scontri tra israeliani e palestinesi.
Le immagini in mostra ritraggono le orbite rossastre di un bimbo soldato che ha già visto troppo, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito. Sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea.
Ma per occhi della guerra si intendono anche quelli dei giornalisti, fotografi, cineoperatori attratti per passione professionale e umana da conflitti sia lontani che alle porte di casa.

Occhi della guerra, Kashmir

Occhi della guerra, Kashmir

“Grazie a questa mostra di rara intensità contenutistica che ospitiamo nella prestigiosa sede di Palazzo Isimbardi” ha detto il vice presidente e assessore alla Cultura della Provincia di Milano, Novo Umberto Maerna, “ricordiamo anzitutto Almerigo Grilz, primo giornalista italiano morto in un contesto di guerra dopo il 1945, la cui memoria è stata per molti anni rimossa. Assieme a Grilz la Provincia di Milano ha ricordato, con una stele apposta nel cortile d’onore di Palazzo Isimbardi nel novembre 2010, tutti i giornalisti italiani morti in guerra. E ricordiamo anche Fabio Polenghi, il fotoreporter milanese morto il 19 maggio 2010, lo stesso giorno, per incredibile ed amara ironia della sorte, in cui morì Almerigo Grilz nel 1987. La mostra offre inoltre, grazie al lavoro di due tra i più importanti inviati italiani in contesti bellici, Gian Micalessin e Fausto Biloslavo, una panoramica ad ampio raggio del giornalismo di guerra: una definizione, oggi spesso abusata, che cela in realtà radici professionali ed umane ormai dimenticate e profondamente affascinanti”.

Occhi della guerra: Etiopia, ribelli Oromo

Occhi della guerra: Etiopia, ribelli Oromo

  • redazione
  • Giovedì 1 Dicembre 2011

Il calendario Lavazza celebra 20 anni di grandi foto cercando nuovi talenti

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  • Tags: Calendario Lavazza, fotografia, mostra
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Calendario Lavazza 2011, Martine Franck e Richard Kalvar

Calendario Lavazza 2011, Martine Franck e Richard Kalvar

Esporre i propri scatti accanto a quelli di grandi fotografi come Helmut Newton, David LaChapelle, Elliott Erwitt, può diventare un sogno realizzabile per nuovi talenti della fotografia di tutto il mondo. L’opportunità è offerta da Lavazza, che è alla ricerca di freschi sguardi da mettere in mostra accanto ai maestri che hanno firmato i 20 anni del suo Calendario.
Lavazza promuove infatti un photo scouting in occasione del 20° anniversario del suo Calendario, per festeggiare una data importante coinvolgendo tutti gli appassionati dell’ottava arte.

Viaggio e Seduzione sono alcuni dei temi che Lavazza propone come fonte di ispirazione per il photo scouting: percorsi artistici ideali in cui cimentarsi in totale libertà, dove Passione, Follia, Ispirazione e Sperimentazione fotografica trovano, attraverso le immagini, la loro massima espressione, proprio come da 20 anni accade nei Calendari Lavazza.
In questa gallery le foto che hanno distinto gli annuari artistici Lavazza.

Calendario Lavazza 2004, Thierry Le Gouès
Calendario Lavazza 2003, Jean-Baptiste Mondino
Calendario Lavazza 2002, David LaChapelle
Calendario Lavazza 2011, Martine Franck e Richard Kalvar
Calendario Lavazza 2000, Elliott Erwitt

Calendario Lavazza 1999, Magnum Photos
Calendario Lavazza 1998, Marino Parisotto
Calendario Lavazza 1997, Albert Watson
Calendario 1996, Ferdinando Scianna
Calendario Lavazza 1995, Ellen Von Unwerth


I fotografi e gli appassionati che raccoglieranno la sfida, potranno pubblicare, fino al 25 settembre, un massimo di 20 fotografie esclusivamente in formato Jpeg, direttamente sul sito http://20calendars.lavazza.com o tramite l’APP per iPhone/iPod Touch Lavazza 20 Calendars, dedicata al progetto e scaricabile gratuitamente da I-Tunes store. La grandezza massima delle foto è di 1200×1200 pixel.
A fine settembre una giuria d’eccellenza, che tra i componenti avrà Francesca Lavazza (Direttore Corporate Image del Gruppo Lavazza) e il fotografo Steve McCurry, autore di numerosi reportage di fama internazionale raccontati dalla recente personale a Milano, selezionerà tre foto tra tutte quelle postate sul sito: in palio per le tre immagini vincitrici l’esposizione in Triennale prevista in autunno, insieme alle foto che hanno caratterizzato 20 anni di fotografia d’autore attraverso il Calendario, incluse le immagini dell’edizione 2012 che saranno presentate all’inaugurazione della mostra.

Una straordinaria occasione che permetterà a tre nuovi talenti di affiancare in una mostra fotografi del calibro di Helmut Newton, Elliott Erwitt, Annie Leibovitz, Marino Parisotto, Ellen von Unwerth, David LaChapelle, i maestri della fotografia che, dal 1993 ad oggi, hanno contribuito a rendere celebre il Calendario Lavazza. La mostra in Triennale sarà curata dal designer Fabio Novembre e darà la possibilità di mostrare al pubblico tutte le immagini dei grandi autori che si sono cimentati nel corso degli anni nei Calendari Lavazza.

I tre fotografi vincitori avranno, inoltre, la possibilità di conoscere i fotografi dei Calendari Lavazza partecipando alla serata di gala in onore del lancio del Calendario Lavazza 2012, che si svolgerà in Triennale il 12 ottobre 2011.

  • redazione
  • Lunedì 5 Settembre 2011

Andy Alcala, il volto come una tela

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  • Tags: Andy Alcala, arte, fotografia
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Le fils de l'homme, di René Magritte, 1964

Le fils de l'homme, di René Magritte, 1964 (KIKA/Andy Alcala)

Andres Alcala ha 20 anni, è nato a Chicago (Illinois) e studia al College of Liberal Arts & Sciences dell’Università di Iowa. Su Flickr, il suo nick è Mr Puma: è li che ha iniziato a postare le sue fotografie nel maggio del 2008.

Le fils de l’homme, di René Magritte, 1964
L’urlo di Edvard Munch, 1893
Notte stellata di Vincent Van Gogh, 1889
Trans Flux di Kenneth Noland, 1963
#6 (poi “Untitled 1975″) di Jasper Johns, 1976

Girl with Balloon di Banksy, 2004
Campbell’s Soup Can di Andy Warhol, 1962
Composizione II in Rosso blu e giallo di Piet Mondrian, 1930
No. 14 di Mark Rothko, 1960
One: No. 31 di Jackson Pollock, 1950


I suoi ultimi lavori assomigliano a una riflessione su impressioni, durata e grandi maestri: dando vita a degli autoritratti promettentisi, è fotografato su sfondo nero dopo essersi dipinto sul volto una dopo l’altra, come fosse una tela, dieci tra le più note opere di altri grandi nomi della storia dell’arte moderna e contemporanea, da Vincent Van Gogh a Andy Warhol, da Jackson Pollock a Bansky. Può darsi che sentiremo parlare ancora di Andy Alcala.

L'urlo di Edvard Munch, 1893

L'urlo di Edvard Munch, 1893 (KIKA/Andy Alcala)

  • photo_department
  • Lunedì 11 Luglio 2011

Cicloni, aurore boreali, tornado: foto spettacolari di un cacciatore di tempeste

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  • Tags: fotografia, Iowa, Nebraska, tempeste, tornado
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Nube a mo' di bocca di balena nel sudest del Nebraska

Nube a mo' di bocca di balena nel sudest del Nebraska

Mike Hollingshead, 35enne del Nebraska, ha una passione particolare: “catturare” tempeste.
È uno storm chaser, un cacciatore di tempeste, che ha scelto la fotografia come mezzo perché i video non rendevano giustizia alle sue “prede”. E dal 1999 ha iniziato a inseguire temporali, cicloni, tornado, aurore boreali, tempeste magnetiche, munito della sua fotocamera.

Arco di nebbia in un campo dello Iowa occidentale

Arco di nebbia in un campo dello Iowa occidentale

Normalmente Mike guida per 20.000 miglia all’anno unicamente a caccia di tempeste, dal Texas al Nord Dakota, dal Colorado all’Indiana. “Anche se sono sempre più soddisfatto da Sud Dakota, Oklahoma, Colorado, Iowa” racconta.

Scie stellari in una notte innevata nello Iowa occidentale

Scie stellari in una notte innevata nello Iowa occidentale

Sul suo sito, che non poteva che chiamarsi Extreme Instability, ha raccolto centinaia di scatti che lasciano con il fiato sospeso, stregati dalla meraviglia che può generare un agente atmosferico intenso e poderoso, nella sterminatezza della natura.
Noi abbiamo selezionato solo 30 delle sue fotografie, che parlano da sole.

Supercelle di tornado nei pressi di Bartlett, Nebraska
Scie stellari in una notte innevata nello Iowa occidentale
Tempesta con allarme tornado a Sand Hills, Nebraska
Aurore luminose nel Nebraska orientale
Tempesta di primavera, nord Nebraska

Tempesta con fulmini al crepuscolo a York, Nebraska
Nuvole “mammarie” dopo forti tempeste in Dakota del Sud
Nuvole “mammarie” dopo una serie di temporali nel Nebraska orientale
Oche delle nevi migrano allo Squaw Creek National Wildlife Refuge
Tornado a Bradshaw, Nebraska

Supercella a nord di Grand Island producendo grandine e fulmini
Arco di nebbia in un campo dello Iowa occidentale
Fulmini in prossimità delle torri della Omah TV
Tempesta con raffiche di vento e grandine nel sud-est del Nebraska
Tempesta a supercella a Sand Hills, Nebraska

Supercella striata appena a nord di Grand Island, Nebraska
Fulmini si sollevano dalle torri tv dell’Omaha TV, Nebraska
Tempesta di ghiaccio devasta il Springdale Arkansas Cemetery
Arco di nebbia nei pressi di un lago nello Iowa
Tempesta dalle precipitazioni molto intense a Sand Hills, Nebraska

La migrazione delle oche delle nevi, Squaw Creek
Tempesta geomagnetica genera aurore luminose in Nebraska
Brina e ghiaccio su un paesaggio dello Iowa occidentale
Fumo dietro a uno stormo di oche delle nevi allo Squaw Creek National Wildlife Refuge
Oche nell’acqua allo Squaw Creek National Wildlife Refuge

Sole miraggio sopra un nebbioso paesaggio del Nebraska orientale
Pennacchi di fuoco dietro a uno stormo di oche delle nevi
Nube a mo’ di bocca di balena nel sudest del Nebraska
Cani del sole in una fredda mattinata lungo il fiume Missouri
A pesca in un lago nebbioso, Iowa occidentale


Accanto all’amore principale per le tempeste, Mike ama ogni altro tipo di condizione atmosferica. “Mi piace testimoniare ogni genere di tempo strano ed evoluzioni di cielo, come fenomeni ottici atmosferici, giochi di nebbia, tempeste di ghiaccio, bufere di neve, e persino migrazioni massicce di oche, di oltre un milione di esemplari in un solo luogo”.

Tempesta a supercella a Sand Hills, Nebraska

Tempesta a supercella a Sand Hills, Nebraska

Dal 2004, sebbene non lo avesse progettato, catturare tempeste è diventato il suo solo reddito.
Ma prima di tutto resta sempre e soprattutto la sua grande passione. Di cui, grazie a queste immagini, anche noi possiamo godere.

Aurore luminose nel Nebraska orientale

Aurore luminose nel Nebraska orientale

Supercelle di tornado nei pressi di Bartlett, Nebraska

Supercelle di tornado nei pressi di Bartlett, Nebraska

Nuvole "mammarie" dopo una serie di temporali nel Nebraska orientale

Nuvole mammarie dopo una serie di temporali nel Nebraska orientale

  • simona.santoni
  • Venerdì 8 Luglio 2011

Mantova, Il dubbio della bellezza nella fotografia del ‘900

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  • Tags: arte, fotografia, Mantova, mostra, Pier Luigi Gibelli
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Paola Pansini, Introspezione

Paola Pansini, Introspezione

Da Berenice Abbott a Piergiorgio Branzi, da Laurence Demaison a Gilbert Garcin, e poi Max Huber, Mario Lasalandra, Arno Rafael Minkkinen, Ferdinando Scianna, Arthur Tress e tanti altri ancora.

A Mantova fino al 31 luglio è possibile un viaggio nella fotografia del ‘900, dalle avanguardie al Neorealismo, dal Pop al Postmoderno. Circa 100 fotografie della collezione Gibelli compongono la mostra Il dubbio della bellezza, nelle sale delle Fruttiere a Palazzo Te.

Gianni Berengo Gardin, Polesine
Paola Pansini, Introspezione
Paul Horn, Senza titolo
Mario Lasalandra, San Francisco
Maurizio Galimberti, Doppio ritratto

Arthur Tress, Spinal tap
Martin Schoeller, Angelina Jolie
Denis Darzacq, La chute N°1
Luca Steiner, Autoritratto nel cerchione di una ruota di automobile, sono in viaggio vi ricordo sempre
Piergiorgio Branzi, Burano Piazza grande

Walter Hirsch, Senza titolo
Francesco Sprocatti, Brusa la vecia
Roberto Bianchi, Parigi
Giuseppe Mastromatteo, Triennale Bovisa
Roberto Kusterle, Difesa della luce

Dominique Laugé, Pitone albino
Mario Lasalandra, Gemelle
Patrick Taberna, Mèmoire morte
Ferdinando Scianna, Razze Catania

Pier Luigi Gibelli è collezionista da 15 anni ma prima di tutto è ricercatore ostinato dell’estetica, nel suo lavoro quotidiano da chirurgo, come nel suo coltivare l’arte della fotografia. La sua raccolta di opere fotografiche dà la sensazione di essere stata  organizzata seguendo l’anarchia del desiderio. Non pare esserci altra logica se non  quella di soddisfare il piacere estetico.

Ed ora ecco che questa raccolta si mostra alla città di Mantova, lasciando emergere la caratteristica fondamentale della ricerca fotografica nel Novecento, il suo continuo incrocio con altre discipline artistiche, fino alla scienza, il giornalismo, la pubblicità e il design.

“La fotografia è quella che mi da più piacere. Grazie alla molteplicità dei suoi significati le fotografie sono inviti inesauribili alla fantasia. In un periodo in cui l’invasione dei media rende tutto contemporaneo e ci illude che tutto sia stato scoperto, un dejà vu, la fotografia ha ancora il grande potere di farci stupire; permette di catturare il reale e al tempo stesso si appropria dell’immaginario. Annulla la distinzione tra realtà e sogno. Non a caso la fotografia è stata definita la più surrealista tra le arti mimetiche”.
(tratto dall’intervista realizzata al collezionista Pier Luigi Gibelli)

Gianni Berengo Gardin, Polesine

Gianni Berengo Gardin, Polesine

Nella mostra prevalgono immagini di ritratto e della natura, anche se i soggetti delle opere sono la forma del visibile: emerge spesso l’elemento primo del disegno, dell’ordine, della bellezza delle cose che si fermano di fronte alla macchina. Le proporzioni, l’armonia, l’eleganza delle apparenze sono sempre al centro dell’obiettivo dei fotografi. Questo è il filo rosso che accomuna la selezione di queste opere realizzata da Denis Curti, curatore della mostra.

Il dubbio della bellezza è inserita nel programma di “Mantova Creativa“, appuntamento estivo della città, che per il mese di luglio, ogni giovedì propone incontri, talk, portfolio night e proiezioni legati al mondo della fotografia.

Paul Horn, Senza titolo

Paul Horn, Senza titolo

  • simona.santoni
  • Lunedì 4 Luglio 2011

Ombre di guerra in mostra a Parigi: l’iconografia del dolore

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  • Tags: fotografia, guerra, mostra, Ombre di guerra, Parigi
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L'incendio dei pozzi petroliferi. Abadan, Iran, 1980

L'incendio dei pozzi petroliferi. Abadan, Iran, 1980 (© Henri Bureau/Sygma)

Novanta grandi icone della fotografia internazionale riunite per offrire al pubblico una meditazione ragionata sul significato e il potere simbolico delle immagini. E per stimolare reazioni e richiamare l’attenzione sulla follia della guerra, in un percorso visivo doloroso.
Questo è Ombre di guerra, la grande mostra che il 28 giugno viene inaugurata alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi e sarà visibile fino al 25 settembre 2011.
A cura di Alessandra Mauro e Denis Curti per Contrasto, è proposta dalla Fondazione Veronesi in collaborazione con la Maison Européenne de la Photographie nell’ambito delle iniziative legate alla terza Conferenza internazionale Science for Peace (che si terrà a Milano, il 19 e il 20 novembre 2011).

L’incendio dei pozzi petroliferi. Abadan, Iran, 1980
La Valle di Kodori, controllata dai miliziani abkazi. Abkhazia, ottobre 2008
Il muro israeliano vicino al campo profughi di Beit Jala. Palestina, Cisgiordania, 2005
Soldati dell’Esercito Sudanese di Liberazione sorpresi da una tempesta di sabbia. Darfur, Sudan, 2004
Fronte Polisario, Sahara Occidentale, 1976

Una serie di pallottole ed un tulipano di carta decorano un ufficio a Quetta, Pakistan. Dicembre 2001
Dopo un bombardamento aereo Israeliano. Beirut, Libano, 2006
Sud della zona smilitarizzata. Nui Cay Tri, Vietnam, 1966

Il soldato che stringe il fucile, traumatizzato dalle bombe in Vietnam, nello scatto di Don McCullin; la veglia funebre in Kosovo di Merillon; la bandiera americana piantata su Iwo Jima nella Seconda Guerra Mondiale; il miliziano ripreso da Robert Capa colpito a morte nella guerra civile spagnola, le fosse comuni della Bosnia nelle foto di Gilles Press, la guerra nel Libano di Paolo Pellegrin. Sono solo alcune delle immagini che, vere icone del nostro tempo, raccontano una dopo l’altra le guerre più recenti, dalla Spagna del 1936 al Libano del 2006: settanta anni di storia della iconografia del dolore. Novanta grandi immagini di altrettanti famosi fotografi; ognuna è una proposta per meditare sul senso della nostra tradizione visiva e sociale. Sul significato e la follia di una pratica insensata e dolorosa come è la guerra.
“Queste fotografie vogliono essere un invito alla riflessione e poi al dibattito su come dire basta alla violenza. Per questo la mostra fa parte delle iniziative promosse da Science for Peace, il progetto che ho voluto creare per promuovere la cultura della non violenza e della tolleranza” afferma il Prof. Umberto Veronesi.

Una serie di pallottole ed un tulipano di carta decorano un ufficio a Quetta, Pakistan. Dicembre 2001

Una serie di pallottole ed un tulipano di carta decorano un ufficio a Quetta, Pakistan. Dicembre 2001 (© Alexandra Boulat/VII)

La fotografia di guerra diventa un modo per parlare consapevolmente di civiltà attraverso la sua negazione. Mostrandoci un mondo inospitale, i fotografi ci costringono a immaginare come potrebbe essere un mondo migliore, o per lo meno un mondo meno peggiore e le fotografie rappresentano un punto di partenza per una riflessione di tipo etico.
Come ha scritto Cornell Capa: “le immagini, al loro massimo di passione e verità, possiedono lo stesso potere delle parole. Se non possono apportare cambiamenti possono, almeno, fornire uno specchio non distorto delle azioni umane e quindi dare una forma alla consapevolezza umana e risvegliare le coscienze”.

La Valle di Kodori, controllata dai miliziani abkazi. Abkhazia, ottobre 2008

La Valle di Kodori, controllata dai miliziani abkazi. Abkhazia, ottobre 2008 (© Davide Monteleone/Contrasto)

I fotografi in mostra sono: Abbas, Eddie Adams, Lynsey Addario, Dimitri Baltermants, Micha Bar-Am, Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Werner Bishof, Phili Blnkinsop, Jean-Marc Bouju, Alexandra Boulat, Margaret Bourke-White, Henri Bureau, Larry Burrows, Romano Cagnoni, Robert Capa, Gilles Caron, Francesco Cito, Mario De Biasi, Corinna Dufka, Thomas Dworzak, Stuart Franklin, Leonard Freed, Mauro Galligani, Marc Garanger, Jean Gaumy, Ashley Gilbertson, Stanley Greene, Philip Jones-Griffith, Ron Haviv, Tim Hetherington, Henri Huet, Yevgeni Khaldei, Josef Koudelka, Alex Majoli, Eiichi Matsumoto, Don McCullin, Susan Meiselas, Georges Merillon, Davide Monteleone, James Nachtwey, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Joe Rosenthal, Sebastião Salgado, David “Chim” Seymour, Crhistiane Spengler, Tom Stoddart, Anthony Suau, Gerda Taro, David Turnley, Nick Ut, Peter van Agtmael, Riccardo Venturi, W. Eugene Smith, George Steinmeyer, Laurent Van der Stockt, Francesco Zizola.

Durante la serata d’inaugurazione sarà ricordato con una menzione speciale il fotografo Tim Hetherington, caduto il 20 aprile 2011 in missione a Misurata (Libia).

VEDI: Omaggio a Hondros e Hetherington, i due fotoreporter uccisi in Libia

  • simona.santoni
  • Lunedì 27 Giugno 2011

Viaggio sui set del cinema italiano tra il 1960 e il 1989

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  • Tags: Castiglioncello, cinema, fotografia, set
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Anni ruggenti

Anni ruggenti (Foto Vittorugo Contino - Per gentile concessione di Centro Cinema Città di Cesena)

A Castiglioncello, località toscana da sempre meta prediletta dei nomi più prestigiosi della storia del cinema italiano, dal 15 al 19 giugno va di scena la settima edizione di “Parlare di cinema“, rassegna diretta da Paolo Mereghetti che vuole mostrare film e incontrare gli attori e i registi che raccontano il loro fare cinema.
In seno alla rassegna si inaugura la mostra fotografica Viaggi in Italia 2 – set del cinema italiano 1960-1989, che vuole essere l’ideale prosecuzione della precedente esposizione Viaggi in Italia – set del cinema italiano 1941- 1959, in attesa della terza e conclusiva selezione che racconterà gli anni tra il 1990 e il 2010.

La mostra si muove tra i set del nostro cinema tra il 1960 e il 1989. Se nella prima edizione erano visibili i segni dell’immediato dopoguerra, in questa seconda sono documentate anche le trasformazioni urbane e sociali nel frattempo intervenute. Così nelle città e nei paesi scelti come location viene resa evidente la varietà produttiva del cinema italiano, con i suoi tanti generi, i nuovi autori e i protagonisti che in questi trent’anni si sono affacciati. Si rende così conto dell’ampio girovagare del nostro cinema.

Anni ruggenti
Padre padrone
Novecento
La congiuntura
Uccellacci e uccellini


La mostra, a cura di Antonio Maraldi e Simona Pera, si tiene al Centro per l’arte Diego Martelli (”Virgola”), in piazza della Vittoria. È realizzata con le foto del ricco fondo fotografico del Centro Cinema Città di Cesena, a cui si sono aggiunte quelle provenienti da altri archivi sia pubblici che privati.
Tra i set visitati: 1960 L’Avventura di Michelangelo Antonioni, La Dolce Vita di Federico Fellini, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti; 1961 La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, Romolo e Remo di Sergio Corbucci, Tiro al piccione di Giuliano Montaldo, Una vita difficile di Dino Risi; 1962 Anni ruggenti di Luigi Zampa, Il sorpasso di Dino Risi; 1963 I compagni di Mario Monicelli; 1964 La congiuntura di Ettore Scola; 1965 Vaghe stelle dell’Orsa di Luchino Visconti; 1966 Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini, Signore & Signori di Pietro Germi; 1968 Banditi a Milano di Carlo Lizzani; 1970 Uomini contro di Francesco Rosi; 1975 Amici miei di Mario Monicelli; Profondo Rosso di Dario Argento; 1979 Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi; 1982 In Viaggio con papà di Alberto Sordi; 1983 La Chiave di Tinto Brass; 1984 Non ci resta che piangere di Roberto Benigni e Massimo Troisi; 1985 La messa è finita di Nanni Moretti; 1988 Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore; 1989 Francesco di Liliana Cavani.

Le fotografie sono firmate tra gli altri da Enrico Appetito, Alfonso Avincola, Cesare Bastelli, Deborah Imogen Beer, Franco Bellomo, Tonino Benetti, Luca Biamonte, Roberto Biciocchi, Sandro Borni, Donatello Brogioni, Bruno Bruni, Mimmo Cattarinich, Divo Cavicchioli, Vittorugo Contino, Umberto Montiroli, Angelo Novi, Angelo Pennoni, Huguette Ronald, Paul Ronald, Sergio Strizzi, Mario Tursi, Franco Vitale.
L’ingresso è libero.

Uccellacci e uccellini

Uccellacci e uccellini (Foto di Divo Cavicchioli - Per gentile concessione di Centro Cinema Città di Cesena)

  • simona.santoni
  • Lunedì 30 Maggio 2011

Indian Stills, le foto di Bevilacqua per le mamme dell’India

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  • Tags: Adotta una mamma, Carlo Bevilacqua, fotografia, India, Milano, mostre fotografiche
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Indian Stills

Indian Stills (Carlo Bevilacqua)

Un Paese in forte espansione economica ma segnato da profonde privazioni e ingiustizie, dove donne e bambini sono le vittime più vulnerabili. Questo è il volto nuovo e antico dell’India, al di là di solite rappresentazioni folcloristiche, raccontato dalle foto di  Carlo Bevilacqua, che rappresentano la verità della realtà più intima del popolo indiano e di una dimensione di vita fatta non solo di atmosfere magiche, ma anche di povertà e di degrado.

Bevilacqua, artista di foto e video di grande forza espressiva, in un suo viaggio in India ha catturato volti e sguardi, in immagini a colori o in bianco e nero, che ora danno vita alla mostra fotografica Indian Stills, abbinata a un aperitivo di beneficenza. Giovedì 26 maggio, a partire dalle 18.30 presso l’ATM Bar di Milano (Bastioni di Porta Volta 18/a), si terrà infatti un aperitivo benefico abbinato alla mostra, dietro l’organizzazione di CINI Italia Onlus (la consumazione avrà un prezzo simbolico di 10 euro, la cui metà verrà devoluta a CINI). In occasione dell’evento, al quale saranno presenti alcuni  speaker e DJ di RTL 102.5, sarà presentato il  progetto “Adotta una mamma” a sostegno delle donne indiane prive di un supporto famigliare.

In questa gallery vi offriamo una piccola anteprima degli scatti dell’India secondo Bevilacqua.

Indian Stills
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Indian Stills

“In un Paese che si prepara a conquistare il rango di potenza mondiale, al punto da sfidare la stessa Cina,” afferma Eliana Riggio, funzionario italiano dell’Onu e presidente di  CINI Italia Onlus “è sconcertante come le donne siano ancora pesantemente vittima di violenze e tabù, di come l’analfabetismo femminile raggiunga ben il 60%  (quello maschile si ferma al 40%) mentre il tasso di malnutrizione per i bambini fino a 3 anni tocchi addirittura  il 44%”.

“Il riscatto culturale e sociale delle donne indiane, spesso prive di un adeguato sostegno famigliare soprattutto nei mesi critici della gravidanza può essere promosso anche da questa  mostra fotografica che intende immortalare, oltre alla loro grazia e dignità, la loro sofferenza e solitudine.  Ci auguriamo” conclude il presidente di  CINI Italia Onlus, “che questa iniziativa  riesca a far riflettere e a sensibilizzare sui temi che ancora oggi interrogano la nostra coscienza: malnutrizione, diritti dei bambini e gli stessi diritti dell’uomo e della donna”.

Durante la serata, a cui parteciperanno anche il fondatore di CINI India, Samir Chaudhuri, e la stessa Riggio,  sarà possibile acquistare monili e sete indiani oltre alle foto di Bevilacqua, parte del cui ricavato sarà devoluto a CINI. Le fotografie rimarranno esposte fino a metà giugno.

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  • Mercoledì 25 Maggio 2011

Turkana, lago di giada nella terra dove nasce il vento

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  • Tags: Africa, Etiopia, fotografia, Kenya, Lago Turkana, Milano
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Il lago di giada

Il lago di giada (Domitilla Asquer)

Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare.
Andrej Arsen’evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983

Un membro della tribù dei Masai Turkana
Il lago di giada
Ermafrodito
Villaggio
Un pazzo

Un occhio nel cielo
Immondizia

“Questo è il mio viaggio, il racconto della terra dove si dice nasca il vento. Una distesa vulcanica con una perla di giada. Il lago Turkana.” Attraverso le sue fotografie di volti e paesaggi di un mondo e una cultura minacciati, la cui storia è cadenzata dal ciclo delle stagioni, dalle orme degli animali selvaggi, dalla forza della gente che lo popola, l’architetto e autore indipendente Domitilla Asquer (Milano, 1969) ha raccontato TURKANA, il mare di giada, luogo lontano dell’Africa centro-orientale, tra Kenya ed Etiopia.

Un membro della tribù dei Masai Turkana (Domitilla Asquer)

Secondo i curatori,  ”le sue fotografie sono la dichiarazione di un forte sentimento. Volti e paesaggi, due impressioni della stessa emozione. Vertigine, straniamento. Il confronto è con se stessi, un viaggio infinito che muta le prospettive. Che misura in noi la compassione. La nostra capacità di contenere tutta quella insostenibile bellezza. E mostrare tutta la dignità di un altro mondo.“

Il suo lavoro fotografico è da oggi - e fino al 22 maggio - in mostra presso il nuovo spazio milanese dedicato all’arte e al design, l’atelier /A (slash a), dell’imprenditrice toscana Fiammetta Vanelli. L’esposizione, curata da Alessandro Turci e Davide Campi, inaugura in contemporanea con MIA Milan Image Art Fair.

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  • Mercoledì 11 Maggio 2011

Hokkaido, Giappone: l’inverno della fauna selvatica

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  • Tags: animali, fotografia, fotografia naturalistica, Giappone, Kimimasa Mayama, reportage
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Gru della Manciuria durante una bufera a Kushiro

Gru della Manciuria durante una bufera a Kushiro (Epa/Kimimasa Mayama

Il fotografo Kimimasa Mayama si è addentrato nella stagione invernale di gru della Manciuria e aquile di mare, immortalandole nel loro habitat naturale sull’isola giapponese di Hokkaido, a circa 800 km dalla prefettura di Fukushima, in un affascinante reportage di fotografia naturalistica realizzato prima del disastro causato dal terremoto di magnitudo 9.0 e dal successivo tsunami dell’11 marzo scorso. Sembra che il sisma non abbia comunque avuto effetti negativi sull’habitat di questi uccelli.

Gru della Manciuria durante una bufera a Kushiro
Una gru della Manciuria
Gru della Manciuria in lotta per il controllo del territorio
Una gru della Manciuria osserva il canto di un cigno selvatico
Scontro tra una gru della Manciuria e un’aquila di mare a coda bianca

Una volpe rossa del nord passa accanto a delle gru della Manciuria con una lasca in bocca
Uno stormo di Gru della Manciuria a riposo
Alla luce della luna che tramonta
Dormono posate sulle acque di un fiume
Aquile di mare di Steller

Un’aquila di mare di Steller atterra su un blocco di ghiaccio
Un’aquila di mare a coda bianca mentre afferra un pesce
Un aquila di mare di Steller in volo sul ghiaccio
Il canto di una coppia di gru della Manciuria che contende il territorio a un’altra coppia
Un aquila di mare di Steller in procinto di atterrare sul ghiaccio

Gru della Manciuria dormono appollaiate sulle acque del fiume
Aquile di mare di Steller e aquile dalla coda bianca su un lago ghiacciato, mentre sullo sfondo passano dei cervi yezo (o Hokkaido)
Combattimento tra un’aquila di mare Steller adulta e una giovane
Lotta per il cibo tra una gru della Manciuria e un’aquila dalla coda bianca
Gru della Manciuria si preparano a dormire sulle acque del fiume

Canto prima della lotta tra due gru della Manciuria
Atterraggio di un’aquila di mare Steller
Gru della Manciuria sorvolano il fiume al mattino
Aquile di mare Steller si contendono del pesce gettato loro da un pescatore
Un’aquila dalla coda bianca afferra un pesce

Gru della Manciuria in volo al tramonto
Gru della Manciuria durante una bufera
Un aquila di mare di Steller in volo sul ghiaccio
Il porto di Rausu innevato
Un’aquila di mare di Steller appollaiata su un ramo al tramonto


Le gru della Manciuria (Grus japonensis) svernano su un fiume che non ghiaccia, per proteggersi dai loro nemici naturali come volpi, donnole, corvi o aquile di mare. La loro popolazione è stimata tra i 2.000 e i 2.500 esemplari. Il loro habitat naturale si trova nel nord del Giappone, nella Cina nord-orientale, in Mongolia, nella penisola coreana e nella Russia orientale. La popolazione presente sull’isola di Hokkaido, nel nord del Giappone, è stimata in circa 1.200 uccelli.

Alla luce della luna che tramonta

Gru della Manciuria alla luce della luna che tramonta (Epa/Kimimasa Mayama)

L’aquila di mare di Steller - dal nome del naturalista tedesco Georg Wilhelm Steller - e l’aquila dalla coda bianca sono specie protette, riconosciute come Tesoro nazionale in Giappone.

Aquile di mare di Steller

Aquile di mare di Steller (Epa/Kimimasa Mayama)

L’aquila di mare di Steller (Haliaeetus pelagicus) vive nel nord-est della Russia, nella penisola di Kamchatka e nella zona costiera del Mare di Okhotsk, mentre durante l’inverno si sposta verso sud. In tutto il mondo si stima ne esistano tra i 5mila e i 7mila esemplari in tutto il mondo. Circa 2.000 di loro svernano nel nord del Giappone.

Un'aquila di mare a coda bianca mentre afferra un pesce

Un'aquila dalla coda bianca afferra un pesce (Epa/Kimimasa Mayama)

L’aquila dalla coda bianca (Haliaeetus albicilla) vive in una zona più ampia: nel nord europeo, dalla penisola nord-orientale russa di Kamchatka alla Norvegia, e nel nord dell’Asia. La popolazione di questa specie è stimata tra i 5mila e gli 8mila esemplari.

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  • Venerdì 6 Maggio 2011

Sony World Photography Awards 2011: le foto dei vincitori

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  • Tags: Bruce Davidson, fotografia, premi, Sony World Photography Awards
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OPEN PHOTOGRAPHER OF THE YEAR - Chan Kwok Hung

(Chan Kwok Hung/Sony World Photography Awards)

Più di 105mila immagini, realizzate da fotografi di 162 Paesi diversi, sono state presentate all’edizione 2011 del premio fotografico World Photography Awards, creato dalla World Photography Organisation nel 2007 e sponsorizzato dalla Sony. Dopo l’annuncio dei finalisti nelle 15 categorie del concorso, avvenuto il 1 febbraio scorso, i nomi dei vincitori sono stati comunicati durante la cerimonia di premiazione svoltasi all’Odeon Leicester Square di Londra il 27 aprile.

Il premio L’Iris D’Or/Fotografo dell’anno (Sony World Photography  Awards Photographer of the Year) é andato all’argentino Alejandro Chaskielberg. Con la fotografia dal titolo Buffalo Race, a Chan Kwok Hung (gioiellere di Hong Kong) è invece andato il premio per il miglior fotografo non professionista dell’anno (Sony World Photography Awards Open Photographer). Ad aggiudicarsi il premio del concorso Student Focus è stato il francese Louis Boulet, dell’École Nationale Supérieure Louis Lumiere (uno dei 200 Istituti di provenienza delle immagini in gara) sul tema Le azioni parlano più forte delle parole. Al celebre fotografo americano Bruce Davidson è andato il premio alla carriera Outstanding Contribution to Photography.

Ecco le foto e i nomi dei vincitori nelle singole categorie:

Open Photographer of the Year - Chan Kwok Hung
[L'Iris D'Or] People - Alejandro Chaskielberg (Argentina)
[L'Iris D'Or] People - Alejandro Chaskielberg (Argentina)
Current Affairs - Javier Arcenillas (Spagna)
Current Affairs - Javier Arcenillas (Spagna)

Contemporary Issues - Javier Arcenillas (Spagna)
Contemporary Issues - Javier Arcenillas (Spagna)
Sport - Pavel Wolberg (Israele)
Sport - Pavel Wolberg (Israele)
Arts and Culture - Amit Madheshiya (India)

Arts and Culture - Amit Madheshiya (India)
Campaign - Adam Hinton (Gran Bretagna)/Saatchi & Saatchi
Campaign - Adam Hinton (Gran Bretagna)/Saatchi & Saatchi
Travel - Liz Loh-Taylor (Australia)
Travel - Liz Loh-Taylor (Australia)

Lifestyle - Saja Seus (Germania)
Lifestyle - Saja Seus (Germania)
Architecture - Alnis Stakle (Lettonia)
Architecture - Alnis Stakle (Lettonia)
Portraiture - Alain Willaume (France)/Tendance Floue/Galerie Vu

Portraiture - Alain Willaume (France)/Tendance Floue/Galerie Vu
Landscape - Florence Iff (Svizzera)
Landscape - Florence Iff (Svizzera)
Still Life - Renhui Zhao (Singapore)
Still Life - Renhui Zhao (Singapore)

Conceptual - Paul Gisbrecht (Germania)
Conceptual - Paul Gisbrecht (Germania)
Student Focus - Louis Boulet
Student Focus - Louis Boulet
Outstanding Contribution to Photography - Bruce Davidson


FOTOGIORNALISMO & DOCUMENTARIO

Attualità
1. Javier Arcenillas (Spagna)
2. Robin Hammond (Nuova Zelanda)/Panos
3. Ahmad Masood (Afghanistan)/Reuters

Contemporary  Issues - Javier Arcenillas (Spagna)

(Javier Arcenillas/Sony World Photography Awards)

Temi contemporanei
1. Javier Arcenillas (Spagna)
2. Christian Lutz (Svizzera)/Agence VU
3. Balazs Gardi (Ungheria)/basetrack.org

Persone
1. Alejandro Chaskielberg (Argentina)/Michael Hoppen Gallery
2. Denis Rouvre (Francia)
3. Lucia Herrero (Spagna)

Sport - Pavel Wolberg (Israele)

(Pavel Wolberg/Sony World Photography Awards)

Sport
1. Pavel Wolberg (Israele)
2. Javier Arcenillas (Spagna)
3. Palmer + Pawel (Gran Bretagna)

Arti e Cultura
1. Amit Madheshiya (India)
2. Tommaso Bonaventura (Italy)
3. Mahesh Shantaram (India)

COMMERCIALE

Campagna pubblicitaria
1. Adam Hinton (Gran Bretagna)/Saatchi & Saatchi
2. Richard Bailey (Gran Bretagna)
3. Tomg Meng (Cina)

Viaggio
1. Liz Loh-Taylor (Australia)
2. Javier Arcenillas (Spagna)
3. Andrew McConnell (Irlanda)/Panos

Lifestyle - Saja Seus (Germania)

(Saja Seus/Sony World Photography Awards)

Lifestyle
1. Saja Seus (Germania)
2. Frank Bayh & Steff Rosenberger-Ochs (Germania)
3. Fabrizio Cestari (Italia)

BELLE ARTI

Architettura
1. Alnis Stakle (Lettonia)
2. Frank Meyl (Germania)
3. Frank Bayh & Steff Rosenberger-Ochs (Germania)

Ritratto
1. Alain Willaume (France)/ Tendance Floue /Galerie Vu
2. David Kretschmer (Germany)
3. Paolo Verzone (Italy) / Agence VU

Paesaggio
1. Florence Iff (Svizzera)
2. Guido Castagnoli (Italia) / Periscope Creative
3. Frank Day (Stati Uniti)

Still Life
1. Renhui Zhao (Singapore)
2. Peter Franck (Germania)
3. Charles Emerson (Gran Bretagna)

Concettuale
1. Paul Gisbrecht (Germany)
2. Ana Cop (Canada)
3. Zhongyin Gao (China

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  • Mercoledì 4 Maggio 2011

Ansel Adams, montagne come cattedrali di pietra e dell’anima

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  • Tags: Ansel Adams, Cattedrali di pietra - Cattedrali dell'anima, fotografia, montagne, mostra
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Ansel Adams, Merced river

Ansel Adams, Merced river

Montagne come cupole verso il cielo, guglie di roccia, aneliti verso il divino… Ecco così la mostra fotografica Omaggio ad Ansel Adams - Cattedrali di pietra - Cattedrali dell’anima, sul tema della montagna, che dal 7 maggio al 25 giugno è ospitata alla Galleria Repetto di Acqui Terme. Saranno esposte circa 30 opere del grande maestro americano e altri lavori storici di Minor White, Vittorio Sella, Albert Steiner (Cattedrali di pietra); per addentrarsi poi, in una diversa e complementare poetica, introspettiva e concettuale, attraverso le opere di Luigi Ghirri, Richard Long ed Hamish Fulton, (Cattedrali dell’anima).

Ansel Adams, Merced river
Ansel Adams, mezza volta, nube di tuono
Minor White, Cascata, Vermont (1970)
Vittorio Sella, il lato settentrionale del monte Jannu, Nepal (1899)
Ansel Adams, Schiarita dopo una tempesta invernale (1944)

Ansel Adams, Alberi e neve (1960)
Ansel Adams, Alberi e scogliere
Ansel Adams, Sierra Juniper
Olafur Eliasson, Jökulsgilskvisl (2003)
Luigi Ghirri, Rifugio Grostè (1984)


Immagini, simboli espressioni che dialogano e si intersecano, fino ad arrivare ai contemporanei Luca Andreoni, Olivo Barbieri, Luca Campigotto, Olafur Eliasson, Thomas Joshua Cooper, Daniele De Lonti, Ishikawa, Walter Niedermayr, Bernard Plossu, Darren Almond.
Il magico occhio della fotografia che indaga la natura come luogo divino. La montagna come un’epifania o manifestazione del sacro. Le rocce, il cielo, le nuvole, la luna, i ghiacci, i laghi, gli alberi, i prati, l’immenso orizzonte come segni di una divinità pervasiva e nascosta, presente e misteriosa. Gli arabeschi delle pietre, i geroglifici di una corteccia, le pagine dei campi; le infinite lettere dell’universo in una simbologia senza tempo; l’immenso libro dell’aria dove le pietre e le nuvole appaiono come una scrittura semplice e indecifrabile.
La montagna come ascesa al punto più alto, fuori e dentro di noi.

Vittorio Sella, il lato settentrionale del monte Jannu, Nepal (1899)

Vittorio Sella, il lato settentrionale del monte Jannu, Nepal (1899)

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  • Mercoledì 4 Maggio 2011

Documerica: gli USA degli anni ‘70 in 15mila foto, ora su Flickr

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  • Tags: ambiente, EPA, Flickr, fotografia, The Commons, USA
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Quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon mise in piedi la Environmental Protection Agency (EPA, Agenzia per la protezione ambientale), il Paese iniziava appena a sviluppare la sua coscienza ecologica. Era il 1970. Facendo fronte alle prime preoccupazioni ambientali - portate sulla scena pubblica soprattutto dal movimento hippy - circa l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e sulle conseguenze dell’urbanizzazione selvaggia, il governo varò il progetto Documerica.

Cento fotografi indipendenti vennero spediti ai quattro angoli degli Stati Uniti, con il compito di documentare i problemi ambientali del Paese, le sue bellezze naturali e la vita quotidiana della popolazione. All’opera dal 1971 al 1977, questi fotografi hanno realizzato oltre 15mila scatti, che oggi gli Archivi nazionali USA hanno digitalizzato e reso disponibili per intero, attraverso Flickr.

Un viaggio straordinario attraverso gli States dei primi anni ‘70, di cui in questa fotogallery vi offriamo un assaggio:

Gas a prezzo ribassato in una zona disabitata della contea di Harrison, Texas (Giugno 1972)
Campeggiatori nel Garner State Park a San Antonio, Contea di Bexar, Texas (Luglio 1972)
Tosatura delle pecore in un ranch nei pressi di Leakey, Texas (Maggio 1973)
A Leakey, Contea di Real, Texas, il signor Woodrow Wilson, qui seduto sul suo Pickup, è uno dei “personaggi” locali: non lavora mai e passa le sue giornate a guardare il fiume, dalle sette del mattino fino al tramonto
Graffiti nella metropolitana di New York (Maggio 1973)

Un’auto abbandonata nella Jamaica Bay a New York (Giugno 1973) | Un cartello recita “Niente gas oggi” a Lincoln City, Oregon (Ottobre 1973)
Un minatore della Virginia Company in attesa di iniziare il turno di notte nella miniera Pocahontas # 4 vicino a Richlands, Virginia (Aprile 1974)
Il signor Edward Austin, 64 anni, vive nella parte nera di Fireco, una piccola cittadina vicino a Beckley, nella contea di Raleigh, West Virginia. Dopo aver lavorato in miniera dal 1925 al 1956, è poi andato in pensione. Ha 20 figli
Il primo pic-nic annuale organizzato dalla compagnia mineraria Tennessee Coal Company per i propri operai, tra Jasper e Chattanooga, Tennessee (Agosto 1974)
Uno scoiattolo osserva il suo regno sulla riva del fiume a Franklin Bluffs, Alaska (Agosto 1973)

Un uomo a cavallo con la bandiera USA durante una parata per il rodeo cittadino lungo la via principale di Cottonwood Falls, Kansas (Giugno 1974)
Un impianto chimico al confine con un prato a pascolo a Marshall, Texas (Giugno 1973)
Manhattan, New York: il World Trade Center appena costruito (Maggio 1973)
Curiosi intorno a una Exide Battery Sundance, una tra le prime auto elettriche sperimentali presentata al Primo Simposio sullo sviluppo di sistemi energetici a basso tasso di inquinamento ad Ann Arbor, Michigan (Ottobre 1973)
Minatori della Virginia Company in fila per entrare in una miniera di carbone vicino a Richlands, Virginia (Aprile 1974)

Corso di ginnastica acquatica presso la casa di riposo Villaggio Century a West Palm Beach, Florida | Un aereo di linea sorvola una zona vicina all’aeroporto Logan International di Boston. (Maggio 1973)
Eliminazione di batterie per automobili esauste: una nube nera esce dalle ciminiere di Houston, Texas (Luglio 1972)
La signora Mary Workman mostra un bicchiere contente acqua non potabile estratta da un pozzo fuori dalla sua casa, vicino a una miniera di carbone a Steubenville, Ohio (Ottobre 1973)
Un autostoppista con il suo cane Tripper lungo la US 66, vicino a Topock, Arizona (Maggio 1972)
15mila fotografie scattate su tutto il territorio USA tra il 1971 e il 1977


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  • Giovedì 28 Aprile 2011

Premio Pulitzer 2011, le foto vincitrici

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  • Tags: fotografia, giornalismo, Premio Pulitzer
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Foto dal servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times sulle vittime innocenti del fuoco incrociato tra gang

Foto dal servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times sulle vittime innocenti del fuoco incrociato tra gang (Ansa/ EPA/Los Angeles Times/Barbara Davidson)

È uno scandalo sulla corruzione dei funzionari pubblici di una piccola città della provincia californiana che ha fatto quest’anno guadagnare il premio Pulitzer, il più prestigioso riconoscimento giornalistico negli Usa, al Los Angeles Times. Una storia sconvolgente di disonestà dei funzionari di Bell, città di circa 37mila abitanti, che alzavano le tasse per aumentare a dismisura i propri stipendi. Gli articoli del giornale hanno portato alla scoperta e all’arresto di molti dei leader politici locali, e hanno fatto ottenere al giornale il premio più ambito, quello del “Servizio pubblico”.

Foto di Nikki Kahn per The Washington Post sul terremoto di Haiti: Idamise Pierre si appoggia a un albero mentre aspetta di fare il bagno nella dimora comunale per anziani

Foto di Nikki Kahn per The Washington Post sul terremoto di Haiti

Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti: "Il tempo si è fermato"

Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti

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I riconoscimenti 2011, che si tradurranno per i vincitori in 10mila dollari, hanno anche quest’anno dato valore a un’altra delle grandi testate americane, habitué della cerimonia dopo i tre Pulitzer nel 2010 e i cinque ottenuti nel 2009, il New York Times, che ha incassato due premi: uno a firma dei giornalisti Clifford Levy ed Ellen Barry sull’inattendibilità’ del sistema giudiziario russo, e uno per un editoriale di David Leonhardt sulla crisi economica in Usa per le sue “spiegazioni chiarificatrici” sulle questioni più complesse, il bilancio federale e la riforma sanitaria. Premiata anche l’informazione online di ProPublica per i reportage di Jesse Eisinger e Jake Bernestein su Wall Street che hanno dimostrato come le banche americane si sono arricchite a spese dei cittadini americani peggiorando la crisi finanziaria. Mentre il Washington Post ha guadagnato un premio per per le foto ‘breaking news’ su Haiti di Carol Guzy, Nikki Kahn e Ricky Carioti nella categoria Foto di attualità.
Un altro riconoscimento per la fotografia è andato al Los Angeles Times per un servizio sulla violenza delle gang nella città americana, nel servizio fotografico di Barbara Davidson.
In questa galleria fotografica le foto sulla violenza delle gang di Barbara Davidson e sul terremoto di Haiti di Carol Guzy, Nikki Kahn e Ricky Carioti.

Foto dal servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times sulle vittime innocenti del fuoco incrociato tra gang
Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: Rashaun Williams piange ritornando a casa dopo esser stato ferito in una sparatoria
Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: quattro figli condividono il letto con la loro madre
Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: colomba rilasciata alla commemorazione dei 5 anni della morte di Aaron Jerel Shannon Jr., colpito alla testa da un proiettile vagante
Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: colpita da un proiettile quando era incinta, Rose è rimasta paralizzata alle gambe ma sua figlia è nata e ora si chiama Miracolo

Il servizio di Barbara Davidson per il Los Angeles Times: il funerale del figlio di Jamiel Shaw senior, ammazzato da una baby-gang
Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti: un uomo sta cercando di salvare un’insegnante intrappolata viva tra macerie
Foto di Nikki Kahn per The Washington Post sul terremoto di Haiti: Idamise Pierre si appoggia a un albero mentre aspetta di fare il bagno nella dimora comunale per anziani
Foto di Nikki Kahn per The Washington Post sul terremoto di Haiti: il volto malconcio di un bambino
Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti: “Il tempo si è fermato”

Foto di Ricky Carioti per The Washington Post sul terremoto di Haiti: un ragazzo si lava nell’acqua sporca
Foto di Carol Guzy per The Washington Post sul terremoto di Haiti: Cidy Tersme si butta tra le macerie della scuola gridando e cercando il fratello

Assegnati anche i premi per la letteratura e per le arti.
Per la narrativa e’ stato premiato “A visit from the Goon Squad di Jennifer Egan, per la drammaturgia “Clybourne Park” di Bruce Norris, per la storia “The Fiery Trial: Abraham Lincoln and American Slavery” di Eric Foner. Tra le autobiografie riconoscimento a “Washington;: A life” di Ron Chernow, per la poesia “The best of it: new and selected poems” di Kay Ryan, per la saggistica “The Emperor of all maladies: a biography of cancer” di Siddartha Mukherjee e per la musica “Madame White Snake” di Zhou Long”. (AGI)

  • redazione
  • Mercoledì 20 Aprile 2011

Cartoline dalla primavera

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  • Tags: cartoline, fotografia, primavera
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Giunchiglie coperte da neve a Klosters, Svizzera

Giunchiglie coperte da neve a Klosters, Svizzera (AP Photo/Keystone, Arno Balzarini)

Con un giorno di anticipo rispetto al solito, il 20 marzo si è verificato l’equinozio di primavera, dando il via ufficialmente alla nuova stagione. L’emisfero settentrionale inizia a inclinarsi verso il sole portando a un clima più mite: la natura, gli animali e gli uomini si svegliano dal torpore dell’inverno.

Ragazzine si dondolano su altalene al tramonto a Skopje, Macedonia

Ragazzine si dondolano su altalene al tramonto a Skopje, Macedonia (Ansa/EPA/GEORGI LICOVSKI)

Una pecora e due agnelli nel sole del mattino a Schluettsiel, Germania

Una pecora e due agnelli nel sole del mattino a Schluettsiel, Germania (Ansa/ EPA/CARSTEN REHDER)

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Si scorgono fioriture, momenti di relax nel verde, api in impollinazione, bimbi sull’altalena e ancora qua e là temporali…
Ecco alcuni scorci di primavera dal mondo.

Un’ape raccoglie polline da un dente di leone a Biessenhofen, Germania
Piantagione di asparagi ad Allersberg, Germania
Ragazzine si dondolano su altalene al tramonto a Skopje, Macedonia
Strada ricoperta di petali di rosa stesi a essiccare a Lahore, Pakistan
Bambino si gode il sole sulla spiaggia di Brighton, Inghilterra

Una pecora e due agnelli nel sole del mattino a Schluettsiel, Germania
Un’ape attorno a fiori al parco Forlanini di Milano
Un guardiano bagna il suo cavallo nel mar Arabico in un caldo giorno a Mumbai
Bambini sull’altalena a Francoforte, Germania
Gregge sotto a ciliegi in fiore a Ebringen, Germania

Giunchiglie coperte da neve a Klosters, Svizzera
Un ragazzo nelle acque del lago di Ginevra, con le Alpi e Losanna sullo sfondo
Relax in un caldo giorno primaverile a Hampstead Heath, Londra
In parapendio godendosi il bel tempo sul lago Leman vicino Sonchaux, Svizzera
Un passero becca i petali dei fiori di ciliegio a Yasukuni Shrine, Tokyo

Case contornate dalle acque del Red River nel Nord Dakota
Un’anatra mandarina si imbatte in dei pesci nell’acqua del palazzo Changgyeong di Seul
Campo di senape in piena fioritura a Srinagar, capitale estiva del Kashmir indiano
Uomo si riposa al sole sul lungomare di Hove, Inghilterra
Gocce di pioggia in una pozzanghera a Lipsia, Germania

Contadini indiani portano cetrioli da vendere lungo il Gange ad Allahabad
Il Thomas Jefferson Memorial visto dietro a rami di ciliegio in fiore, Washington
Un tornado ha spezzato gli alberi a Pulaski, Virginia
Il Red River ha allagato la Highway 29 e altre strade a nord di Fargo, Nord Dakota
Un’ape vola attorno a un croco a Varsavia, Polonia

Un uomo fotografa i fiori al Luisenpark di Mannheim, Germania
La tour Eiffel dietro a rami in fiore di ciliegio giapponese, Parigi
Uomo rema vicino a un cigno nel lago di Ginevra, Svizzera
Una ragazza si rilassa al sole al Parco Forlanini di Milano
In barca sotto i rami fioriti di ciliegi nel fossato del Palazzo Imperiale, Tokyo


Uomo si riposa al sole sul lungomare di Hove, Inghilterra

Uomo si riposa al sole sul lungomare di Hove, Inghilterra (AP Photo/Harry Hamburg)

  • redazione
  • Venerdì 15 Aprile 2011

La Milano di Luchino Visconti nelle foto d’epoca di Paul Ronald

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  • Tags: fotografia, Luchino Visconti, Milano, mostra, Paul Ronald, Rocco e i suoi gratelli
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Rocco e i suoi fratelli

Rocco e i suoi fratelli, foto di Paul Ronald

Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate, racconta la Milano del boom economico attraverso gli occhi vividi e un po’ stupiti degli emigranti meridionali, apparentemente così lontani dal suo mondo. Sullo sfondo una Milano cantieristica e nebbiosa, dipinta nel drammatico bianco e nero di Giuseppe Rotunno e con l’ausilio delle musiche di Nino Rota.
Uscito nel 1960 e ispirato al libro di racconti Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori, Rocco e i suoi fratelli riuscì ad aggiudicarsi il gran premio della giuria al Festival di Venezia, ottenendo uno straordinario successo di pubblico, nonostante le censure e le critiche dei benpensanti.

Alain Delon e Annie Girardot in “Rocco e i suoi fratelli”
Rocco e i suoi fratelli
Katina Paxinou in “Rocco e i suoi fratelli”
Rocco e i suoi fratelli
Casa di ringhiera tipica milanese in “Rocco e i suoi fratelli”

Rocco e i suoi fratelli
Alain Delon in “Rocco e i suoi fratelli”

Per onorare il capolavoro di Visconti e la città di Milano, Giovanni Raspini ha voluto organizzare una mostra nella Boutique di corso Garibaldi di Milano (dal 14 aprile al 22 maggio, dalle 10 alle 19), con le autentiche fotografie dell’epoca (stampe vintage in bianco/nero), scattate dal fotografo di fiducia del regista, il francese Paul Ronald e realizzare un gioiello in argento limited edition “Omaggio a Milano” che verrà prodotto ed esposto per l’occasione.
Le 27 foto in mostra fanno parte della collezione privata di Giovanni Raspini e rappresentano un omaggio sincero alla bravura e sensibilità di uno dei fotografi di scena più richiesti dal cinema italiano di quegli anni. Paul Ronald era tra i pochi fotografi di scena che pretendevano di leggere il copione prima di scattare le foto, non accontentandosi dell’aspetto estetico o reportagistico, ma cercando sempre il senso e il significato più profondo di ogni immagine. Egli spesso scattava con un taglio diverso dal “punto macchina” del regista, e solo ad alcuni fotografi di scena veniva permesso di essere davvero “autori”.
Sia nei ritratti più intensi e drammatici che nelle foto ambientate - oppure nei campi lunghi ove si intravedono le architetture della città - c’è sempre uno spiccato senso della composizione e una forza espressiva non comune che richiama il fluire dei fotogrammi cinematografici. Anche quando vengono realizzati scorci non di primo piano, la documentazione risulta personale e di altissimo livello. Come, ad esempio, la foto della casa di ringhiera: è straordinaria, uno spaccato di vita, un vero e proprio microcosmo della Milano popolare di quegli anni. O la madre Rosaria Parondi (l’attrice greca Katina Paxinou) davanti all’edicola, mentre ammira le copertine dei rotocalchi settimanali, appese come panni stesi. Per non parlare dell’immagine ove Alain Delon e Annie Girardot stanno per baciarsi accompagnati dalla fuga prospettica delle guglie del Duomo.
Immagini significative più di un trattato di antropologia.

  • redazione
  • Mercoledì 13 Aprile 2011

Otto donne in paradiso negli scatti di Russell James

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  • Tags: bellezze, Berlino, bianco e nero, Brooklyn Decker, fotografia, Russell James
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V2, Russel James

(Foto di Russell James)

Sulla paradisiaca Necker Island, un’isola privata situata nell’oceano Pacifico, di proprietà del fondatore di Virgin, Richard Branson, tra la vegetazione lussureggiante, il mare azzurro e le spiagge infinite di sabbia bianca, il celebre fotografo di moda Russell James - le cui fotografie appaiono regolarmente su riviste come Vogue, W, American Photo e GQ - ha ritratto 8 tra le donne più belle del mondo: Brooklyn Decker, Miranda Kerr, Candice Swanepoel, Erin Heatherton, Emanuela de Paula, Jarah Mariano, Rosie Huntington-Whiteley e Lindsay Ellingson.

Sono le protagoniste della serie V2, dal prossimo 2 aprile in mostra presso la galleria Camera Work di Berlino, insieme ad altre opere del fotografo, tra cui scatti inediti dal backstage del leggendario Victoria’s Secret Show e immagini del suo progetto artistico Nomad – Two Worlds, sviluppato in collaborazione con altri artisti australiani.

Russel James ospite della Galleria Camera Work di Berlino
Adriana Smoking
Flashdance
Rosie
Brooklyn

Heidi Portrait
Faith Nashville
Emanuela

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  • Giovedì 31 Marzo 2011

Il corpo come linguaggio, in mostra nella fotografia degli anni ‘60 e ‘70

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  • Tags: corpo, David Bailey, fotografia, Gabriele Basilico, Günter Brus, mostra
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Les Krims, Nude holding weather baloon

Les Krims, Nude holding weather baloon

Dal 26 marzo all’11 settembre 2011 al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano) è in scena Il corpo come linguaggio. Anni Sessanta e Settanta, ovvero una mostra dedicata al tema del corpo attraverso fotografie di importanti autori italiani e stranieri scelte dalle collezioni del Museo. Sono esposte le fotografie di Gabriele Basilico, David Bailey, Günter Brus, Maurizio Buscarino, Eugenio Carmi, Carla Cerati, Paolo Gioli, Guido Guidi, Les Krims, Paola Mattioli, Floris Neusüss, Christian Vogt.
Tra anni Sessanta e Settanta il corpo diventa infatti un tema assolutamente centrale nell’ambito della società, del costume, della comunicazione, dell’arte. Sono anni di grande cambiamento storico e culturale, gli anni della cultura hippie, del desiderio di pace e libertà, della liberazione sessuale, del movimento femminista, e poi della contestazione studentesca, delle lotte operaie, delle utopie per la costruzione di una nuova società nella quale la sfera del pubblico e quella del privato possano coerentemente coincidere. È il tempo dei grandi concerti di Woodstock e dell’Isola di Wight, del living theatre, del teatro di Grotowsky, dell’Odin Teatret. In arte, è la stagione degli happening di Fluxus, della Body Art, della performance, azioni artistiche per le quali la corporeità diventa il territorio privilegiato della ricerca dell’identità, sia sul piano esistenziale che sociale.

Les Krims, Nude holding weather baloon
Maurizio Buscarino, Francisco Copello
Guido Guidi, Uomo che prende il sole
Christian Vogt, Nudo femminile
Günter Brus, Ana

Gabriele Basilico, dalla serie In pieno sole
Floris Neususs, Korperfotogramm
David Bailey, Hawaii

Anche nel campo della fotografia le ricerche sul corpo si intensificano, dando il via a una vasta produzione di immagini spesso inedite dal punto di vista linguistico. Il corpo, diventato vero e proprio linguaggio per gli artisti (secondo l’espressione utilizzata da Lea Vergine nel noto libro Body Art e storie simili. Il corpo come linguaggio), per la fotografia funziona da punto di partenza per la nascita di nuovi soluzioni espressive e narrative. La presa di coscienza sul corpo coincide spesso con la presa di coscienza sulle potenzialità della fotografia stessa.
La mostra, a cura di Roberta Valtorta e ad ingresso gratuito, propone al pubblico dodici artisti italiani e stranieri presenti nelle collezioni del Museo che utilizzano modalità diverse per indagare il tema della soggettività, della fisicità, degli immaginari del corpo sia femminile che maschile.

Günter Brus vive la fotografia come gesto finale che fissa il dramma del corpo coinvolto in azioni fortemente espressive; Maurizio Buscarino racconta e quasi disegna attraverso il mezzo fotografico le performance teatrali di Francisco Copello; Gabriele Basilico, a noi più conosciuto come fotografo di architettura e paesaggio, affronta, non senza ironia e senso del grottesco, il corpo abbronzato come oggetto plastico, quasi finto; Guido Guidi in alcune sue prime poco note ricerche presenta in modo semplice la nudità nell’immediatezza della quotidianità; David Bailey guarda ai tatuaggi non solo come scritture ma come veri e propri mondi che nascono sulla superficie del corpo; per Eugenio Carmi il corpo femminile diventa schermo sul quale proiettare le colorate forme astratte che stanno al centro della sua ricerca pittorica; surreale e onirica è invece la dimensione nella quale si muove Leslie Krims nelle sue piccole messe in scena cariche di stupore pop; Christian Vogt allestisce brevi storie intorno al corpo attraverso dittici e sequenze; Floris Neusüss realizza fotogrammi del corpo a dimensioni naturali, facendo coincidere performance e impressione fotografica; per Paolo Gioli il corpo è terreno di una profonda sperimentazione e di verifica delle caratteristiche materiche del materiale Polaroid; Carla Cerati applica lo sguardo di una donna alle forme del corpo femminile, in contrasto con una tradizione che vuole che la donna sia oggetto dello sguardo maschile; per Paola Mattioli il corpo è luogo ideale per dar vita alla forma dell’autoritratto, momento di coscienza di sé e insieme dell’uso dello strumento fotografico.
Le opere in mostra compongono un universo complesso, molto ricco dal punto di vista delle narrazioni e dei linguaggi. La fotografia si mette alla prova a più livelli, che toccano la dimensione teatrale, letteraria, psicologica, anche sociale, e che rivelano una volta di più quanto la ricerca fotografica tra anni Sessanta e Settanta si colleghi strettamente alle istanze vivacemente portate avanti dalle neoavanguardie, prima fra tutte la Body Art.

  • redazione
  • Martedì 29 Marzo 2011

Tiziano Terzani Clic! 30 anni d’Asia, le sue foto in mostra

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  • Tags: fotografia, mostra, Tiziano Terzani
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Himalaya

Himalaya

“Tiziano Terzani. Clic! 30 anni d’Asia. La mostra” raccoglie un centinaio di foto scattate nei Paesi dell’Asia dove Terzani ha vissuto e viaggiato: il Vietnam, la Cina di una volta, le Filippine, il Giappone, l’India. Il percorso seguito da Terzani corrisponde anche allo sviluppo delle sue idee e del suo modo d’essere. Un percorso raccolto in fotografie che vengono ora esposte, dal 23 marzo al 29 maggio 2011, al Palazzo Incontro (via dei Prefetti 22) a Roma.

L’Oriente misterioso e la voglia di immergersi in questo mondo. Conoscerlo ma anche possederlo. Nel quotidiano e spiritualmente. Tutta la vita Tiziano Terzani ha viaggiato con un piccolo taccuino per gli appunti in tasca e una macchina fotografica al collo per poter accompagnare i suoi reportage con le proprie foto. Uno sguardo e un punto di vista inediti sul mondo. Il suo mondo. Soprattutto l’Asia, che ci ha fatto conoscere in decenni di giornalismo e di fotografia. “Ci andai anzitutto perché era lontana, perché mi dava l’impressione di una terra in cui c’era ancora qualcosa da scoprire. Ci andai in cerca dell’altro, di tutto quello che non conoscevo, all’inseguimento di idee, di uomini, di storie di cui avevo letto”. Era questa la sua natura e il suo spirito profondo, un tutt’uno tra stile e filosofia di vita: “Io sono qui alla ricerca di una cultura che sia in grado di resistere alla modernità di tipo occidentale. Sono curioso di vedere come funziona un mondo non ancora retto esclusivamente dai criteri dell’economia. Questo è il mio interesse al momento”.

Terzani davanti a uno stupa nel regno del Mustang
Bambine a spasso sull’altopiano del Mustang
Terzani ospite del re del Mustang
Bambine, uno stupa e il palazzo del re del Mustang
L’amji, o astrologo-erborista, nella sua casa a Lo Mantang

Terzani a cavallo sull’altopiano del Mustang
L’amji medico tradizionale del re e della popolazione del Mustgang
Il re del Mustang passeggia a cavallo col suo unico aiutante
Donne del Mustang alla sorgente fuori le mura di Lo Mantang
Piccolo stupa solitario ornato di frasche votive nel regno del Mustang

Lo Mantang, Tashi Chusang amji del re
Cina
Primavera nel regno del Mustang
Russia
Vietnam

Tibet
India
Himalaya
Giappone
Asia


L’esposizione, curata dal figlio Folco Terzani, è promossa dalla Provincia di Roma-Progetto ABC, organizzata da Civita in collaborazione con Fandango.

Di questa selezione di immagini, ventidue foto inedite sono dedicate allo sconosciuto regno del Mustang, una delle regioni più isolate dell’Himalaya, una specie di Shangri-la dove davanti agli occhi si dispiega “un grandissimo niente”.

Il re del Mustang passeggia a cavallo col suo unico aiutante

Il re del Mustang passeggia a cavallo col suo unico aiutante

Lo Mantang, Tashi Chusang amji del re

Lo Mantang, Tashi Chusang amji del re

___________________

Nel 1995 il Mustang lo aveva attratto perché quella piccola parte di mondo si era aperta solo da poco ad un limitato turismo occidentale. Un posto di cui in pochissimi conoscevano anche solo l’esistenza. Proprio questo aveva protetto il regno.

Le foto del Mustang saranno raccolte in una pubblicazione edita da Fandango Libri.

Nel silenzio lunare del Mustang, Tiziano Terzani si trovò finalmente col tempo necessario per buttarsi nella sua altra passione, la fotografia. E in Mustang poté permettersi quello che fino a quel momento non aveva avuto l’agio di fare: fermarsi, aspettare. Per cogliere non solo il soggetto ma anche l’attimo in cui si trova nella luce perfetta, come nel famoso ritratto di Amchi, il medico-mago che attraversa una fascia di sole sotto gli occhi di una delle sue sorridenti maschere. Ma più spesso nelle sequenze del Mustang, quello della macchina fotografica di Terzani è un obiettivo puntato verso il vuoto del paesaggio.

La mostra si svolge in concomitanza con l’uscita del film La fine è il mio inizio, tratto dal bestseller di Tiziano Terzani edito in Italia da Longanesi, regia di Jo Baier con Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvart, in sala dal 1° aprile distribuito da Fandango.

  • redazione
  • Martedì 22 Marzo 2011

Quanto Ti Vuoi Bene? I ritratti delle piccole donne di oggi

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  • Tags: arte, fotografia, Jacqui James, Milano, mostra, Quanto Ti Vuoi Bene?
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Quanto Ti Vuoi Bene? – Una selezione di foto

Quanto Ti Vuoi Bene? (Copyright© Jacqui James)

Inaugurato alla Triennale di Milano in occasione della Festa della donna, Quanto Ti Vuoi Bene? è un percorso artistico-culturale nato dall’idea della fotografa e giornalista australiana Jacqui James, visitabile fino al 27 marzo con ingresso libero.

Si tratta di un’indagine sociologica e fotografica promossa da futuro@lfemminile – il progetto di responsabilità sociale di Microsoft Italia e Acer – in collaborazione con Dove, che coinvolge le giovanissime di età compresa tra i 9 e i 16 anni, offrendo uno spaccato sorprendente sulle nostre ragazze in merito all’immagine che hanno di loro stesse e al ruolo della tecnologia quale strumento di espressione e relazione con i coetanei.

Il valore sociale dell’iniziativa è stato colto dal Comune di Milano che, collaborando alla realizzazione della mostra grazie al sostegno dell’Assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali Mariolina Moioli, testimonia l’impegno a comprendere il mondo dei giovani, per attuare in maniera concreta politiche in loro favore. Il supporto delle istituzioni al progetto, inoltre, è avvalorato dai patrocini del Ministero della Gioventù e del Ministero per le Pari Opportunità.

Quanto Ti Vuoi Bene? – Una selezione di foto
13 anni: Io sono bella perché penso di avere un bel carattere, fantasia e sono molto sportiva
14 anni: Non sono bella perché ho tanti brufoli e sono bassa
13 anni: Non sono bella perché non ho una bella pelle
13 anni: Sono bella perché cerco di sorridere il più possibile

16 anni: Io sono bella? Sì. Perché sono simpatica!
11 anni: Sono bella perché molte persone mi fanno i complimenti e mi piaccio
15 anni: Non sono bella perché non ho una corporatura femminile
16 anni: Io sono bella perché ho fiducia in me stessa
15 anni: Mi piaccio perché riesco a divertirmi

12 anni: Io sono bella perché sono sorridente
12 anni: Io sono bella perché sono come sono, e sono vivace
9 anni: Io mi piaccio perché sono bella, intelligente e ho talento

La fotografa australiana Jacqui James dà voce ad abitudini, sogni e aspirazioni delle ragazze di oggi, svelandone l’identità in oltre 90 scatti d’autore.
Quanto Ti Vuoi Bene? intende sondare il livello di autostima presso le giovanissime e il ruolo ricoperto dalla tecnologia nel loro vivere quotidiano, quale strumento di espressione e relazione con il mondo esterno.
L’iniziativa ha previsto due fasi principali. La prima, ha visto le ragazze partecipare a un sondaggio online sul portale MSN.it dove sono stati raccolti circa 3200 questionari; nella seconda, l’analisi delle risposte elaborata dalla psicologa Maria Rita Parsi, Presidente Fondazione Movimento Bambino, ha permesso di tracciare diversi profili caratteriali per fasce d’età.
Quelli ritenuti più significativi sono stati selezionati dalla fotografa, che ha incontrato le protagoniste nelle principali città d’Italia per farsi raccontare “quanto si vogliono bene” e catturare il loro essere attraverso l’obiettivo.
La mostra – inaugurata simbolicamente l’8 marzo – è molto più di una galleria di ritratti; a partire dalle frasi più evocative con cui ogni ragazza ci parla del suo mondo, dalla propria idea di bellezza al rapporto con la tecnologia, Quanto Ti Vuoi Bene? si propone come spunto di riflessione sull’importanza della consapevolezza di sé, delle proprie risorse e delle opportunità offerte dai nuovi strumenti digitali, per una crescita equilibrata delle “piccole donne” di oggi.

  • redazione
  • Mercoledì 9 Marzo 2011

Acquapark, i parchi acquatici d’inverno nelle foto di Stefano Cerio

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  • Tags: Fondazione Forma, fotografia, Milano, mostra, Stefano Cerio
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Miami Beach di Borgo Piave (Latina)

Miami Beach di Borgo Piave, Latina (Stefano Cerio)

Aquapark, la mostra allestita dalla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, racconta il viaggio fuori stagione compiuto dal fotografo Stefano Cerio nei piccoli templi del divertimento estivo di massa. I suoi scatti - immagini a colori, in grande formato - perlustrano i numerosi parchi acquatici presenti sull’italico suolo nel desolato abbandono dei mesi invernali, quando, calato il sipario su frescura, divertimento, onde addomesticate, piccoli e innocui brividi e tinte sgargianti, restano solamente  le loro bizzarre architetture, a rivelarne il surreale rapporto con il paesaggio e la natura di scheletri silenziosi, lasciati a rivelare il vuoto e il non senso del divertimento forzato.

Stefano Cerio vive e lavora tra Roma e Parigi. Inizia la carriera di fotografo a 18 anni, collaborando con L’Espresso. Dal 2001 si interessa di fotografia di ricerca e video.

Inaugurata lo scorso 17 febbraio, contestualmente alla retrospettiva su Paolo Pellegrin, la mostra di Cerio sarà visitabile fino al prossimo 15 maggio.

Miami Beach di Borgo Piave (Latina)
Hydromania di Roma
Magic World di Giugliano (Napoli)
Aquapiper di Guidonia (Roma)
Aquapiper di Guidonia (Roma)

Aquapark di Giugliano (Napoli)
Aquafan di Riccione (Rimini)
Acqua Joss di Conselice (Ravenna)
Acqua Joss di Conselice (Ravenna)
Acqua Joss di Conselice (Ravenna)


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  • Giovedì 3 Marzo 2011

Dies Irae, Paolo Pellegrin in retrospettiva a Milano

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  • Tags: Dies Irae, Fondazione Forma, fotografia, Milano, Paolo Pellegrin
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Jenin, Palestina, 2002

(Paolo Pellegrin/Magnum Photos)

La guerra, la prigionia, il dolore, i disastri ambientali: in oltre 200 immagini la prima grande retrospettiva dedicata al lavoro di Paolo Pellegrin dalla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, dal titolo Dies Irae. Fotogiornalista, classe 1964, membro di Magnum Photos dal 1995, la carriera di Pellegrin è costellata da innumerevoli riconoscimenti internazionali, tra cui numerosi premi assegnatigli dal World Press Photo.

Una madre piange il suo bambino ucciso durante un’incursione delle IDF a Jenin, Palestina, 2002
Membri della Brigata dei Martiri di al-Aqsa a Gaza, Palestina, 2004
Un palestinese viene arrestato e bendato durante un’operazione militare israeliana vicino a Jenin, Palestina, 2002
Phanna, 24 anni, malata di Aids, nella sua casa a Phnom Penh, Cambogia 1998
La città di Bassora in fiamme durante l’invasione americana in Iraq, 2003

Un gruppo di donne nel cimitero dei martiri di Behesht Zahra a Teheran, Iran, 2009
La casa di Cura St. Rita a Chalmette, nella Parrocchia di St. Bernard, a est di New Orleans, Louisiana, 2005
Un gruppo di profughi kosovari in arrivo a Kukes, Albania, 1999
Un elicottero usato dalla Drug Enforcement Administration e dalle truppe afghane atterra a Kabul dopo aver portato a termine una missione. Afghanistan, 2006

“Il mio ruolo – la mia responsabilità – è di creare un archivio della nostra memoria collettiva”, dichiara Pellegrin che, parlando del suo lavoro, usa spesso una metafora: la fotografia per lui è come una lingua lontana e misteriosa, magari di un ceppo sconosciuto, tutta da imparare poco a poco, che permette a chi l’adopera, il fotografo, di usarla per raccontare storie.

La mostra, inaugurata lo scorso 17 febbraio, rimarrà aperta fino al 15 maggio.

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  • Venerdì 25 Febbraio 2011

La regina Elisabetta II bambina: Marcus Adams fotografo a corte

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  • Tags: fotografia, Marcus Adams, mostra, Regina Elisabetta II
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1936, re Giorgio VI e la regina Elisabetta con le loro figlie, principesse Elisabetta e Margaret

1936: re Giorgio VI e la regina Elisabetta con le figlie Elisabetta e Margaret (Ansa/EPA/The Royal Collection)

L’attuale regina del Regno Unito, Elisabetta II, ancora bebè sulle gambe di Alberto duca di York, ovvero re Giorgio VI (il protagonista dell’applauditissimo film ora in sala Il discorso del re). Ancora lei, la regina, quattordicenne e con un volto serio, o a tredici anni abbracciata a sua sorella minore Margaret, o ormai donna con attorno il principe Carlo ancora bambino…
Sono solo alcune delle foto in mostra dal 25 febbraio al 5 giugno 2011 a The Queen’s Gallery di Edimburgo, nell’esposizione - che è anche libro - Marcus Adams: Royal Photographer.

1936: re Giorgio VI e la regina Elisabetta con le loro figlie, principesse Elisabetta e Margaret
Alberto duca di York (re Giorgio VI) e sua figlia la principessa Elisabetta (l’attuale regina)
La regina Elisabetta II con i suoi figli il principe Carlo e la principessa Anna
1927, la principessa Elisabetta (l’attuale regina Elisabetta II) a 11 mesi d’età
1940, la principessa Elisabetta a 14 anni (l’attuale regina Elisabetta II)

1931, Elisabetta duchessa di York e sua figlia Margaret
1939, le principesse Elisabetta e Margaret rispettivamente a 13 e 9 anni
1927: Alberto ed Elisabetta, duchi di York, e loro figlia Elisabetta (l’attuale regina Elisabetta II)

Marcus Adams fu il fotografo reale dal 1926 al 1956 e durante quel periodo immortalò due generazioni di infanti reali, presentando, con il suo stile, una nuova e più rilassata immagine della famiglia reale.
Ora i suoi scatti - più di cento - ci fanno rivivere il fascino della vita di corte, tra contegno e quotidianità, soprattutto nelle immagini della principessa Elisabetta (oggi regina Elisabetta II) e di sua sorella, la principessa Margaret, ritratte tra gli anni Venti e Trenta.

  • redazione
  • Mercoledì 23 Febbraio 2011

Bambini d’altri tempi, fotografie storiche a Torino

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  • Tags: bambini, Bambini d'altri tempi, fotografia, Torino
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Enzo Nocera

Fotografia di Enzo Nocera

Il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Mi) partecipa alla 2^ edizione di Memorandum - Festival della Fotografia Storica con la mostra “Bambini d’altri tempi“, a cura di Roberta Valtorta e Arianna Bianchi, dal 19 febbraio al 27 marzo 2011.
Presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino esposte fotografie di Gabriele Basilico, Maurizio Berlincioni, Carlo Bevilacqua, Mario Cattaneo, Mario Dondero, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Enzo Nocera, Tino Petrelli, Francesco Radino, scelte dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea.

Questa mostra parla di bambini. Si tratta inoltre di “bambini d’altri tempi”, poiché le fotografie qui presentate, selezionate dalle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea, datano dalla fine degli anni Quaranta ai primi anni Ottanta del Novecento: dunque mostrano figure di bambini che poco o nulla hanno a che vedere con i bambini d’oggi, e dunque ancora più “attraenti”, anche emozionanti, forse commoventi, poiché perse in un tempo lontano, certamente legate a contesti sociali, economici, estetici molto diversi da quelli della nostra contemporaneità.

Enzo Nocera
Mario Cattaneo
Gabriele Basilico
Mimmo Jodice
Mario Dondero

Guido Guidi
Francesco Radino
Tino Petrelli
Maurizio Berlincioni

“Anche questo anno il Museo di Fotografia Contemporanea ha accolto l’invito a partecipare al Festival della Fotografia Storica Memorandum - dichiara Daniela Gasparini, Presidente della Fondazione Museo di Fotografia Contemporanea e Sindaco di Cinisello Balsamo - presentando in anteprima una mostra dalle proprie collezioni. Per il Museo è ormai una piacevole abitudine aprire i propri archivi e presentare parte delle collezioni in altre sedi. Questo perché siamo coscienti dell’importanza che riveste il lavoro sul territorio, che svolgiamo assiduamente da sei anni nella città di Cinisello Balsamo, ma desideriamo anche far conoscere il patrimonio culturale inestimabile che il Museo conserva portandolo verso pubblici più lontani. Per il Festival Memorandum abbiamo scelto di concentrarci sul tema dell’infanzia, per mostrare quanto i bambini di oggi siano profondamente diversi da quelli di ieri. Si tratta di un soggetto spesso usato strumentalmente dalla comunicazione massmediale, dalla pubblicità, dall’immagine televisiva di svago e di consumo, che abbiamo voluto riportare invece ad una dimensione più intima, umana, riflessiva”.

Tino Petrelli

Fotografia di Tino Petrelli

Gabriele Basilico

Fotografia di Gabriele Basilico

Nelle fotografie dei grandi autori della fotografia italiana del Novecento non c’è nulla di retorico, c’è invece, sempre e sicuramente, qualcosa di vero. Alcuni di questi fotografi appartengono alla tradizione del grande reportage di impegno sociale (Mario Dondero e Tino Petrelli), di cronaca o di costume (Maurizio Berlincioni, Carlo Bevilacqua, Mario Cattaneo), e hanno affrontato il tema del bambino all’interno di ampie narrazioni riguardanti la vita quotidiana, il lavoro, le condizioni di vita delle classi popolari, la miseria, l’arretratezza, specie nel Sud del paese. Altri sono distanti dal reportage: Enzo Nocera ha dedicato anni di appassionato lavoro al ritratto, spesso proprio studiando il volto e l’atteggiamento dei bambini; Francesco Radino ha lavorato a tutto tondo su molti temi, volentieri includendo figure umane nelle sue narrazioni, anche le figure dei piccoli; Mimmo Jodice ha offerto rappresentazioni simboliche del disagio sociale a Napoli, di cui certamente i bambini sono stati figure centrali; Gabriele Basilico, maestro del paesaggio contemporaneo, agli inizi della sua carriera è stato un sorprendente ritrattista, e allo stesso modo Guido Guidi, indagatore dei luoghi e delle solitudini della contemporaneità, ha saputo ritrarre teneramente i bambini, anche ironicamente riflettendo sulle costrizioni che il ritratto fotografico loro impone: emblematica e simpaticissima, a questo proposito, la sua Bambina costretta a farsi fotografare, del 1975.

Nei toni mesti, gravi, anche drammatici, di Petrelli, nel racconto più sereno di Dondero, Berlincioni, Bevilacqua, Cattaneo, nelle ricerche sociali degli altri autori di cui si diceva sopra, non legati al reportage e già in cerca di linguaggi non solo di tipo narrativo ma già di tono autoriflessivo, l’immagine in bianco e nero dei bambini che ci giunge da queste fotografie provoca in noi una sensazione di grande distanza storica: gli abiti, i corpi, le pose, le espressioni dei volti, degli occhi, di questi piccoli appartengono a un altro mondo, ad altre nostre culture non ancora toccate dalla veloce società del mercato, della tecnologia, della comunicazione; portano il segno profondo di culture ancora tanto vicine alla terra, alla vita contadina, alla fabbrica, alle antiche periferie delle città. Questi bambini, fotografati negli anni Cinquanta come negli anni Settanta, sono in qualche caso i nonni, prevalentemente i padri e le madri dei giovani d’oggi e dei bambini d’oggi.

  • redazione
  • Lunedì 21 Febbraio 2011

National Geographic, foto dei colori del mondo in mostra

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  • Tags: fotografia, mostra, National Geografic, Roma
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Rosso 1 - Melissa Farlow, Meraviglie d'autunno

Rosso 1 - Melissa Farlow, Meraviglie d'autunno

Un’altra grande mostra fotografica organizzata da National Geographic Italia si apre al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 12 febbraio al 1 maggio. Quest’anno il focus è su “I Colori del Mondo“.

Le novantacinque immagini, inedite per il magazine e di grande impatto visivo ed emotivo, sono infatti declinate attraverso quattro colori. Rosso, colore della terra, del fuoco, delle comunità, degli usi e costumi, delle donne, dei bambini, degli uomini. È il colore del cuore, del sangue, della passione.
Verde: il mondo green in tutte le sue espressioni, il green come colore dell’oggi e del domani, il verde della speranza. È il colore della natura, della vegetazione, dell’esistenza stessa.
Bianco: l’immacolato dei luoghi colpiti dal riscaldamento globale, degli animali a rischio di sopravvivenza, dell’innocenza, della purezza. Azzurro: il colore dell’acqua e del cielo, dei mari e dei suoi “abitanti”, della gioia di esistere e della tranquillità.

Rosso 1 - Melissa Farlow, Meraviglie d’autunno
Verde 1 - Lynsey Addario, Siccità
Verde 2 - Pascal Maitre, Gli altissimi alberi
Verde 3 - Jim Richardson, Fortezza
Azzurro 2 - Joel Sartore, In volo

Bianco 1 - Tomasz Tomaszewski, Giochi di bambini
Bianco 2 - Sam Abell, La chiesa e il taxi
Bianco 3 - Stephen Alvarez, L’attesa del lemure
Bianco 4 - Paul Nicklen, Gabbiano ghiacciato
Peter Essick, Pezzi di ricambio

Chris Johns, Caccia grossa
Brian J. Skerry, A me gli occhi
Paul Nicklen, Il re dei pinguini
Randy Olson

Quattro colori per descrivere, tra contrasti e suggestioni, il presente e il futuro del mondo, la forza e la debolezza della natura e degli animali, l’umiltà, l’orgoglio, il dolore e la felicità degli esseri umani.
Un affascinante viaggio fotografico realizzato con gli scatti dei più grandi fotografi che lavorano e collaborano con il magazine a livello internazionale e nazionale.

Azzurro 2 - Joel Sartore, In volo

Azzurro 2 - Joel Sartore, In volo

“La mostra nasce dal desiderio di illustrare come i fotografi National Geographic sono riusciti, e riescono, a interpretare la vita sul nostro pianeta facendone risaltare i colori”, spiega Guglielmo Pepe, curatore della mostra ed editorialista di National Geographic Italia. “Attraverso i colori capiamo come vivono donne, bambini, uomini in tanti paesi vicini e lontani da noi; qual è la condizione dell’esistenza per chi deve combattere contro fame, povertà, guerra, malattia; come gli animali riescono a resistere alle trasformazioni del loro habitat; che cosa succede all’ambiente sotto i colpi dei cambiamenti climatici. Ma vediamo anche la Terra nella sua unicità, le persone in momenti felici, le altre specie nella loro fantastica diversità, la natura e la sua straordinaria bellezza”.

Quarantotto i fotografi in mostra, tra cui quattro italiani: Sam Abell, Lynsey Addario, William Albert Allard, Stephen Alvarez, Ira Block, Robert Clark, Jodi Cobb, Bill Curtsinger, Peter Essick, Melissa Farlow, Alessandro Gandolfi, George Grall, David Alan Harvey, Chris Johns, Sarah Leen, Gerd Ludwig, Michael Nichols, Paul Nicklen, Politano, Reza, Jim Richardson, Sandro Santioli, Joel Sartore, Shaul Schwarz, Stephanie Sinclair, Brian J. Skerry, James L. Stanfield, Toensing, Tomasz Tomaszewski, Stefano Unterthiner, Cary Wolinsky, Michael S.Yamashita, Lynn Johnson, Ed Kashi, Karen Kasmauski, Tim Laman, Brian Lanker, Pascal Maitre, Manoocher, Steve McCurry, James Nachtwey.

  • redazione
  • Lunedì 14 Febbraio 2011
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