
Università di Yangzhou, Cina (LaPresse)
Si celebra oggi in tutto il mondo, come ogni 1 dicembre, la Giornata internazionale contro l’Aids, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle politiche per arginare la diffusione della malattia. Lo slogan di quest’anno è Getting to Zero (Verso lo zero): “Zero nuove infezioni da virus Hiv, zero discriminazioni e zero decessi collegati all’Aids“. LEFOTO

Fotografie di Jon Hrusa
Si stima che nello Swaziland, un Paese senza sbocco sul mare, confinante con il Sudafrica e il Mozambico, ci sia la più alta percentuale al mondo di adulti che hanno contratto il virus dell’HIV: il 25% della popolazione. Circa il 40% delle donne incinte sono sieropositive. Circa il 91% dei bambini con l’HIV vivono nell’Africa sub-sahariana (UNAIDS 2009).
A Mkhulamini, circa 40 km ad est di Mbabane, vivono Mfanzile Dlamini (28 anni) e sua moglie, Zanele Dlamini (24), entrambi sieropositivi.
La loro prima figlia, nata nel 2006, è morta all’età di un anno. Oggi sono sposati ed hanno un’altra bambina di 13 mesi, Phiwayinkhosi, ad oggi sieronegativa. La loro la famiglia combatte ogni giorno per convivere con l’HIV/AIDS.
Ecco la loro storia, raccontata dagli scatti del fotografo sudafricano Jon Hrusa.
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Fotografie di Jon Hrusa
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Quando era bambina, il padre di Zanele era spesso malato e la sua famiglia non aveva che poco denaro. I suoi compagni di scuola la prendevano spesso in giro quando andava senza scarpe a scuola, che del resto riusciva a frequentare solo sporadicamente per i problemi economici del padre.
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Zanele trascorreva solitamente le vacanze scolastiche a Sidvokodvo, una città vicina, dalla sorella, lavorando con lei. È lì che ha incontrato Mfanzile.
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Quando si sono conosciuti, Mfanzile ha comperato a Zanele un paio di scarpe e le ha dato dei soldi per un nuovo grembiule per la scuola.
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Quando il padre di Zanele è morto, lei ha potuto continuare i suoi studi grazie al supporto di Mfanzile
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Nel 2005, quando aveva 20 anni, Zanele iniziò a soffrire di vertigini, la prima volta proprio durante gli esami scolastici.
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Ricoverata in ospedale, scoprì di essere incinta e, durante la gravidanza, di essere sieropositiva.
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Abbandonò la scuola e diede alla luce una bambina, di nome Tema.
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Quando Zanele disse al marito di essere sieropositiva, lui non diede peso alla cosa e non si testò.
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Zanele ricominciò a lavororare a Sidvokodvo, lasciando Tema alle cure della nonna, a Sithobela.
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Quando Tema aveva un anno, sì ammalò e morì in brevissimo tempo. Zanele e Mfanzile continuarono a vedersi anche dopo la morte della figlia, seppur continuando a vivere in città differenti.
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Nel 2007, anche Mfanzile si ammalò e si decise finalmente di recarsi presso la struttura sanitaria supportata dalla fondazione Elizabeth Glaser Pediatric AIDS Foundation (EGPAF), dove riscontrarono la sua sieropositività.
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Oggi sia Zanele sia Mfanzile assumono farmaci antiretrovirali.
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Nel 2008 è nata la loro seconda figlia, Phiwayinkhosi, cheoggi ha 13 mesi e finora risulta sieronegativa, grazie alle misure di prevenzione adottate dai servizi che cercano di evitare la trasmissione del virus da madre a figlia.
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Si sono sosati nel 2009. La loro famiglia viene evitata dalla maggior parte della parentela allargata, a causa della loro sieropositività.
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Vivono in una casa di una sola stanza con un letto singolo, su cui dormono a turno.
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Mfanzile guadagna circa 600 ZAR al mese (meno di cento dollari) come metronotte ed aiuta Zanele a coltivare arachidi, patate dolci e fagioli su un piccolo appezzamento di terra.
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I soldi che anno bastano appena per il cibo e per pagare il viaggio che ogni mese devono fare verso l’ospedale, dove vengono loro consegnati i farmaci antriretrovirali, pagati dal governo, che permettono loro di sopravvivere.

Flash mob a Changchun, Cina (EPA/GUO LEE)
Nel
1987 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il 1° dicembre
World AIDS Day, giornata mondiale per ricordare le persone morte a causa del virus. Da allora più di
25 millioni di persone sono decedute a causa dell’AIDS. Si calcola che oggi le persone sieropositive, in tutto il mondo, siano
33 millioni.
In questa galleria di immagini, alcune delle numerose iniziative che, in tutto il mondo, si svolgono per ricordare le vittime, aumentare la consapevolezza delle persone sul virus e prevenire la sua diffusione.
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Flash mob a Changchun, Cina
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Il fiocco rosso sulla Casa Bianca
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Taipei, Taiwan
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Santa condom a Bangkok
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Mentina? No, preservativo
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Il virus in Thailandia
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Prevenzione a Seoul
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India
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Pierre Cardin: sfilata di beneficenza ad Atene
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Cina. Bimbi sieropositivi
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Un laccio rosso salverà l’Africa
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Lacci rossi fino al mondiale di calcio del 2010

Preservativi contro la diffusione del virus (EPA/BAGUS INDAHONO)
Al via, in Indonesia una campagna nazionale di informazione e prevenzione contro la diffusione del’HIV.
Secondo Ronald Jonathan - dirigente dell’IMAI (Integrated Management of Adolescent and Adult illness) - a partire dagli anni ‘80 e fino al settembre del 2009, i casi riscontrati di infezione da HIV in Indonesia sono stati 18.442, con un rapporto di 3:1 tra gli uomini e le donne.
Secondo gli ultimi dati, nel Paese i rapporti eterosessuali non protetti sono attualmente la principale via di contagio (50%); l’uso comune di siringhe infette, invece, è causa di contagio nel 40,7 % dei casi. Solo nel 3/4% dei casi, il contagio è avvenuto all’interno di gruppi un tempo definiti “a rischio”, come omosessuali e transessuali.
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Preservativi
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Una campagna nazionale
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Istruzioni