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La festa islamica del sacrificio

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  • Tags: festa del sacrificio, islam, religioni
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Allahabad, India

(AP Photo/Rajesh Kumar Singh)

Secondo la tradizione islamica la Festa del sacrificio, Id al-Adha o Id el Kebir, si svolge due mesi e dieci giorni dopo la fine del Ramadan con l’uccisione rituale del montone in memoria del patriarca delle tre religioni Abramo. Quest’anno è stata festeggiata il tra il 6 e il 7 novembre.

In questa gallery, un viaggio in alcuni dei luoghi del mondo dove viene celebrata l’importante festa islamica, che coinvolge milioni di musulmani in tutto il mondo.

Peshawar, Pakistan

Peshawar, Pakistan (AP Photo/Mohammad Sajjad)

Srinagar, India
Peshawar, Pakistan
Islamabad, Pakistan
Karachi, Pakistan
Kabul, Afghanistan

Kabul, Afghanistan
Kabul, Afghanistan
Islamabad, Pakistan
Karachi, Pakistan
Karachi, Pakistan

Kabul, Afghanistan
Il Cairo, Egitto
Sana’a, Yemen
Allahabad, India
Pushkar, Rajasthan, India

Kabul, Afghanistan
Pushkar, Rajasthan, India
Pushkar, Rajasthan, India
Il Cairo, Egitto
Il Cairo, Egitto

Allahabad, India
Lagos, Nigeria
Allahabad, India
Kabul, Afghanistan
Nuova Delhi, India

Allahabad, India
Lahore, Pakistan
Nuova Delhi
Kolkata, India
Haddad, Cisgiodania


Kabul, Afghanistan

Kabul, Afghanistan (AP Photo/Muhammed Muheisen)

Abramo, per mostrare la sua fedeltà assoluta a Dio, decise di immolare suo figlio Isacco (Ismail per i musulmani) ma Dio fermò la sua mano all’ultimo istante e gli chiese di immolare al suo posto un montone. Da qui nasce l’Id al Adha, che cade il 10 del mese Dhou-al-Hijja, ultimo mese del calendario musulmano, dopo la ‘waqfat Arafa’, la salita al monte Arafat. L’evento segna inoltre la fine del pellegrinaggio alla Mecca dei fedeli che accorrono in massa per partecipare alla ‘lapidazione’ di Satana.

Allahabad, India

Allahabad, India (AP Photo/Rajesh Kumar Singh)

La festa del sacrificio ed il pellegrinaggio alla Mecca sono due eventi religiosi strettamente intrecciati che presentano inoltre dei risvolti economici non irrilevanti. Ogni famiglia musulmana che si rispetti, a costo di indebitarsi, acquista un montone vivo alcuni giorni prima, lo nutre e lo cura nella propria casa prima di sacrificarlo. (ANSA)

Pushkar, Rajasthan, India

Pushkar, Rajasthan, India (AP Photo/ Manish Swarup)

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  • Giovedì 10 Novembre 2011

Ramadan, il mese della purificazione - Le foto più belle

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  • Tags: islam, Ramadan, religioni, reportage
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Giacarta, Indonesia

Giacarta, Indonesia (AP Photo/Dita Alangkara)

È tempo di Ramadan per oltre 1,5 miliardi di musulmani nel mondo, più del 23 per cento della popolazione mondiale, secondo le più recenti stime. Il nono mese dell’anno musulmano ha cadenza variabile, essendo il calendario islamico di tipo lunare: per la comunità sunnita quest’anno il digiuno prende il via oggi e terminerà il 30 agosto; mentre per gli sciiti inizierà domani.

In questa fotogallery, che andremo aggiornando fino alla fine del mese, ecco le foto più belle selezionate dalla redazione e provenienti dai vari angoli del mondo in cui si celebra il ramadan.

Amman, Giordania: uno sguardo alla luna che segna l’inizio del mese dedicato al digiuno
Pulizie davanti alla moschea storica Badshahi a Lahore, Pakistan
Preghiera di mezzogiorno in una moschea di Peshawar, Pakistan
Karachi, Pakistan
Un uomo legge il Corano a Sana’a, Yemen

Un venditore di Tasbeeh, “rosari” per la preghiera a Peshawar, Pakistan
Un musulmano in preghiera a Paranaque, Filippine
Una donna in preghiera nella moschea di Paranaque
Un uomo in preghiera a Giacarta, Indonesia
Alcuni bambini attendono la fine del digiuno a Pechino

Un bambino osserva la luna col telescopio per determinare il momento di inizio del nuovo mese
Dervisci rotanti a Istanbul, Turchia
Nuova Delhi, India
Amman, Giordania
Karachi, Pakistan

Nablus, Cisgiordania
Nablus, Cisgiordania
Srinagar, India
Nablus, Cisgiordania

Istanbul, Turchia
Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme
Nuova Delhi, India
Teheran, Iran
Srinagar, India

Nuova Delhi, India
Kuala Lumpur, Malesia
Bengasi, Libia
Giacarta, Indonesia
Gaza

Gaza
Gaza
Amman, Giordania

Il Ramadan (che letteralmente vuol dire il torrido, perché originariamente cadeva in estate, è considerato il mese più sacro, poiché in questo periodo l’arcangelo Gabriele rivelò a Maometto il primo verso del Corano. Per 30 giorni tutti i musulmani debbono astenersi dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali, dall’alba fino al tramonto. Sono esenti dal digiuno i minorenni, gli anziani, i malati cronici, le donne in stato di gravidanza o che allattano. Ugualmente, l’astinenza va interrotta durante il periodo mestruale.

Nablus, Cisgiordania

Nablus, Cisgiordania (Epa/Alaa Badarneh)

Poco prima dell’aurora è uso consumare un pasto leggero, detto suhur, per poter affrontare la giornata. Al tramonto del sole, il digiuno viene rotto consumando dapprima dei datteri, proprio come faceva il Profeta. Il Ramadan ha soprattutto un significato spirituale: mese della purificazione, è il periodo in cui il fedele impara l’autodisciplina, il controllo degli impulsi fisici, la pazienza e l’amore per Dio nonché l’appartenenza alla comunità.

Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme

Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme (AP Photo/Bernat Armangue)

Durante il digiuno è pratica comune recarsi in moschea; oltre alle cinque preghiere giornaliere, i musulmani usano raccogliersi in una speciale preghiera notturna detta Taraweeh. Il mese sacro si chiude con l’Eid al-Fitr, la principale festività musulmana insieme alla Eid al-Adha (che commemora la buona volontà di Abramo di sacrificare a Dio il figlio Isacco). I festeggiamenti durano tre giorni con preghiere, atti di carità, visite ai parenti lontani, scambio di regali e banchetti. (AGI)

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  • Lunedì 1 Agosto 2011

Kabul, autoflagellazione per ricordare il martirio dell’Imam Hussein

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  • Tags: Afghanistan, islam, Kabul, Kerbala, religioni
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Musulmani sciiti si flagellano le carni per le strade di Kabul

(AP Photo/Rafiq Maqbool)

Nel primo mese del calendario lunare islamico, Muharram, i musulmani sciiti ricordano la battaglia avvenuta nel deserto di Kerbala, nell’odierno Iraq, nel corso della quale - correva l’anno 680 - avvenne il martirio dell’Imam Hussein, nipote del profeta Maometto, della sua famiglia e di 72 suoi seguaci. Sono centinaia di migliaia gli sciiti che, da oltre dieci secoli, ogni anno si recano in loco per commemorare il lutto e piangere i martiri.

Nel primo mese del calendario lunare islamico, Muharram
I musulmani sciiti ricordano la battaglia avvenuta nel deserto di Kerbala, nell’odierno Iraq
Le celebrazioni rievocano il martirio dell’Imam Hussein, nipote del profeta Maometto, della sua famiglia e di 72 suoi seguaci
Il martirio dell’Imam Hussein avvenne nell’anno 680
Flagellarsi le carni per trarre esempio morale dal sacrificio di Hussein

Attraverso riti di autoflagellazione si piange una figura considerata grande, nobile e coraggiosa
Nei diversi Paesi le celebrazioni assumono sfumature spesso molto differenti
Gli uomini si autoflagellano con mazzi di catenelle a cui sono appese lame affilate
Al massacro di Kerbala si fa risalire la scissione fra sunniti e sciiti
Gli sciiti sono poco più del 10% dei musulmani nel mondo


Quel tragico evento viene però ricordato dai fedeli anche nei rispettivi Paesi di residenza, in particolare attraverso riti di autoflagellazione, attraverso i quali si piange una figura considerata grande, nobile e coraggiosa, per trarre esempio morale dal suo sacrificio. Si dice che ogni sincera lacrima per amore verso l’Imam Hussein avrà una ricompensa certa nel Paradiso. In questa fotogallery, le immagini della pubblica autoflagellazione degli sciiti di Kabul, in Afghanistan.

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  • Mercoledì 15 Dicembre 2010

Islam, la Festa del sacrificio (o dello sgozzamento)

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  • Tags: Eid-al-Adha, festa del sacrificio, islam, religioni, reportage
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Baku, Azerbaijan

Baku, Azerbaijan (AP Photo/Manoocher Deghati)

Due mesi e dieci giorni dopo la festa di fine Ramadan, nel mese lunare islamico di Dhul-Hijjah, durante il quale i fedeli assolvono l’obbligo del pellegrinaggio canonico alla Mecca, tutto il mondo musulmano celebra Eid-al-Adha, la ”Festa del sacrificio” (o “dello sgozzamento”), conosciuta anche come ”Festa Grande”.

Baku, Azerbaijan
Hyderabad, India
Rafah, Striscia di Gaza
Taguig, Filippine
Islamabad, Pakistan

Gaza
Sanaa, Yemen
Taguig, Filippine
Islamabad, Pakistan
Aram, Cisgiordania

Taguig, Filippine
Minsk, Bielorussia
Baghdad, Iraq
Damasco, Siria | Hebron, Cisgiordania
Kabul, Afghanistan

Rafah, Striscia di Gaza | Aram, Cisgiordania
Jenin, Cisgiordania
Lahore, Pakistan
Suk Qiuma, Tripoli, Libia
Chaman, al confine tra Pakistan e Afghanistan

Sanaa, Yemen
Peshawar, Pakistan
Mercato di Kerdasa, Giza, Egitto
Sanaa, Yemen
Islamabad, Pakistan


A rivivere durante questa festa è la storia sacra del profeta Abramo che, chiamato da Dio a sacrificare il figlio, è pronto ad esaudire la sua richiesta per dar prova della sua totale sottomissione al volere divino e, quindi, della sua fede. Avuta prova della fede di Abramo, Dio indica ad Abramo un ariete da sacrificare al posto del figlio.

Hyderabad, India

Hyderabad, India (AP Photo/Mahesh Kumar A.)

Secondo la sharia, l’animale (pecore, capre, bovini o cammelli) deve essere adulto e fisicamente integro e deve essere ucciso da un uomo adulto non impuro. Mediante lo sgozzamento, con la recisione della giugulare, si permette al sangue - considerato impuro, è proibito mangiarne - di defluire. Parte della carne viene mangiata subito, un’altra parte viene conservata e una terza parte viene distribuita tra i poveri.

Islamabad, Pakistan

Islamabad, Pakistan (AP Photo/Anjum Naveed)

Da un punto di vista strettamente religioso, la festa simbolizza l’immolazione dell’anima del fedele a Dio e la sua integrale sottomissione alla sua volontà. Quelli della festa del sacrificio, però, devono essere  ”giorni della letizia”: diversamente da quanto avviene durante altre festività religiose, una norma islamica vieta in qualsiasi tipo di ascesi e di digiuno durante i giorni della festa. I musulmani indossano in questo giorno i loro abiti migliori, partecipano a preghiere collettive sono soliti visitare gli amici, portando loro gli auguri e dei doni.

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  • Martedì 16 Novembre 2010

Fotografie da un Ramadan

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  • Tags: islam, Ramadan, religioni, reportage
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Ramallah, Cisgiordania

Ramallah, Cisgiordania (AP Photo/Muhammed Muheisen)

Nel mondo sono circa un miliardo e mezzo i musulmani che dall’ultimo novilunio stanno celebrando il sacro mese di Ramadan. Un periodo eccezionale dell’anno, in tutti i Paesi a maggioranza musulmana, caratterizzato dalla rigorosa osservanza del digiuno diurno e dal carattere festivo delle notti.

In questa galleria fotografica, una selezione di immagini dall’Afghanistan, dall’Indonesia, da Gerusalemme, dall’India, dal Pakistan, dai territori palestinesi e dall’Iran, per raccontare il mese dedicato dal mondo musulmano al digiuno, alla preghiera e alla solidarietà.

Dhaka, Bangladesh
Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme
Ramallah, Cisgiordania
Teheran, Iran
Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme

Dhaka, Bangladesh
Jenin, Cisgiordania
Serpong, Indonesia
Kabul, Afghanistan
Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme

Srinagar, India
Surabaya, East Java, Indonesia
Ahmadabad, India
Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme
Gerusalemme

Gerusalemme vecchia
Lahore, Pakistan
Betlemme, Cisgiordania
Gerusalemme vecchia
Muzaffargarh, Pakistan. Ramadan tra le tende, in fuga dalle alluvioni

Hebron, Cisgiordania
Ramallah, Cisgiordania
Teheran, Iran
Kabul, Afghanistan
Ramallah, Cisgiordania

Lahore, Pakistan
Jalalabad, Afghanistan
Giacarta, Indonesia
Jenin, Cisgiordania
Nuova Delhi, India


Il mese di Ramadan è il nono dell’anno lunare secondo il calendario musulmano. Quest’anno è iniziato al tramonto dello scorso 11 agosto (o nei giorni a seguire, in corrispondenza del novilunio).

Dhaka, Bangladesh

Dhaka, Bangladesh (Photo Epa/Abir Abdullah)

Da un punto di vista pratico, durante il mese di Ramadan è dovere di ogni buon musulmano dedicarsi alla purificazione e al rigore: dall’alba al tramonto è vietato bere, mangiare, fumare e fare sesso. Al tramonto del sole il digiuno viene rotto, e si dà il via a succulente cene notturne, inaugurate mangiando un dattero - come si racconta facesse il profeta Maometto - o bevendo un bicchiere d’acqua.
Durante il Ramadan i musulmani fanno anche visita ai cimiteri deponendo fiori sulle tombe e pregando per i loro morti.

Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme

Moschea di Al-Aqsa, Gerusalemme (AP Photo/Muhammed Muheisen)

Teheran, Iran

Teheran, Iran (AP Photo/Vahid Salemi)

Da un punto di vista religioso, la preghiera e la purificazione a cui ci si dedica nel corso del Ramadan dovrebbero ispirare nei musulmani i nobili sentimenti di compassione, misericordia, solidarietà e perdono; e insegnare loro l’autodisciplina, l’appartenenza a una comunità, la pazienza e l’amore per Dio.

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  • Lunedì 30 Agosto 2010

L’Ashura degli sciiti, festa sacra di autoflagellazione

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  • Tags: Ashura, autoflagellazione, Hussein, islam, martirio, massacro di Kerbala, religioni, reportage
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Dhaka, Bangladesh

Dhaka, Bangladesh (EPA/ABIR ABDULLAH)

L’Ashura è un rito osservato dai musulmani sciiti in tutto il mondo per commemorare il martirio di Hussein, il loro imam più venerato che, secondo la tradizione, fu ucciso e decapitato nel settimo secolo.
Il punto culminante dell’Ashura, la festa più sacra per gli sciiti, cade il decimo giorno del mese di Moharram nel calendario lunare islamico.

In questo giorno uomini e bambini in camicia nera sfilano in corteo al suono ossessivo dei tamburi e si autoflagellano con fruste o mazzi di catenelle, si feriscono la testa con affilati coltelli o anche soltanto si percuotono il petto in segno di lutto e di espiazione, per non aver mantenuto la promessa di aiutare Hussein, lasciandolo solo, con 72 compagni, a soccombere all’armata del califfo omayyade Yazid nella piana di Kerbala, nel 680.

È al massacro di Kerbala (nell’attuale Iraq, 80 chilometri a sud di Baghdad) che si fa risalire la scissione fra sunniti e sciiti. Questi ultimi rivendicano il fatto che dovesse essere Hussein, figlio di Alì - genero di Maometto e primo imam degli sciiti - a succedere al profeta nella lotta per la leadership del neonato Islam e non Yazid.

Srinagar, Kashmir, India
Srinagar, Kashmir, India
Srinagar, Kashmir, India
New Delhi, India
New Delhi, India

New Delhi, India
Kadhimiya, Baghdad, Iraq
Kadhimiya, Baghdad, Iraq
Kadhimiya, Baghdad, Iraq
Kabul, Afghanistan

Kabul, Afghanistan
Dhaka, Bangladesh
Dhaka, Bangladesh
Dhaka, Bangladesh
Atene, Grecia

Atene, Grecia
Muharraq, Bahrain
Muharraq, Bahrain
Muharraq, Bahrain
Muharraq, Bahrain


Gli sciiti sono poco più del 10% dei musulmani nel mondo, ma costituiscono la maggioranza della popolazione in Iran, Iraq e nel Bahrein e sono numerosi in Afghanistan, Libano e Pakistan.

In Iran, il più grande Paese sciita, l’Ashura coincide quest’anno con il settimo giorno dopo la morte del grande ayatollah dissidente Hossein Ali Montazeri, ai cui funerali, svoltisi lunedì a Qom, hanno partecipato centinaia di migliaia di sostenitori dell’opposizione.
Nella tradizione sciita, nel settimo giorno dopo il decesso si torna a commemorare il defunto, e ciò ha rappresentato una motivazione in più, per il movimento di protesta, per tornare ieri in piazza.

In Iran è avvenuto in passato che l’Ashura sia stata prescelta per manifestazioni di vario tipo o per compiere attentati. Nel 1978, alla vigilia della rivoluzione islamica, una dimostrazione in nome di Hussein fu repressa nel sangue dalle truppe dello Scià.

In Iraq, nel 2004 - per la prima volta dopo la caduta del regime laico del sunnita Saddam Hussein, che proibiva tali manifestazioni - centinaia di migliaia di pellegrini marciarono anche per tre o quattro giorni, pregando e flagellandosi, per raggiungere il mausoleo di Hussein a Kerbala. Nel giorno dell’Ashura 171 fedeli sciiti morirono in attacchi coordinati contro moschee e luoghi di culto.

(ANSA)

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  • Lunedì 28 Dicembre 2009

Karachi, Pakistan. Foto da una scuola islamica

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  • Tags: Alexandre Meneghini, fotografia, islam, Karachi, madrassa, Pakistan, religioni, reportage
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Anas bin Saleem, cittadino USA

Anas bin Saleem, cittadino USA (AP Photo/Alexandre Meneghini)

Ragazzi di religione musulmana, provenienti da tutto il mondo, studiano nella madrassa di Karachi, in Pakistan, che vediamo in questi scatti del fotografo Alexandre Meneghini. Si tratta di una scuola islamica di impronta conservatrice, attiva nonostante il divieto  governativo, introdotto per via dei crescenti timori che dal Paese sia sta esportando l’estremismo. Le autorità locali hanno grandi difficoltà nel supervisionare le attività che si svolgono in questo genere di scuole.

Anas bin Saleem, cittadino USA
La preghiera
Lettura solitaria
Il pranzo
Il pranzo

Muhammad Rajab Abdul, 17 anni, dal Tajikistan
A lezione
Muhammad Hashin, 23 anni, dalla Malaysia
Un libro in Urdu
Tra una lezione e l’altra

Tra una lezione e l’altra



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  • Lunedì 14 Dicembre 2009

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