
(AP Photo/Vahid Salemi)
Il destino del lago di Urmia, il terzo più grande lago di acqua salata del pianeta, è una preoccupazione quotidiana per gli abitanti della bella omonima cittadina di Urmia - capoluogo della Regione dell’Azerbaigian occidentale, circa 600 chilometri a nord-ovest della capitale iraniana Teheran - famosa per la convivenza pacifica tra azeri, curdi, armeni, assiri, musulmani e cristiani. Il grande e popolare lago, habitat naturale di fenicotteri, pellicani e gabbiani, si è rimpicciolito del 60 per cento e, secondo gli esperti, potrebbe scomparire del tutto nel giro di tre-cinque anni.
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Il lago di Urmia è il terzo più grande lago salato del pianeta
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Un uccello morto sul sale in riva al lago
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Una famiglia iraniana in visita al lago
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Pilastri di un molo abbandonato
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Sale solidificato ai bordi del lago
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Un’imbarcazione abbandonata
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Un’imbarcazione abbandonata
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Un’imbarcazione abbandonata
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Un’imbarcazione abbandonata
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Un’imbarcazione abbandonata
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Una famiglia iraniana in visita al lago
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Una famiglia iraniana in visita al lago
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Una famiglia iraniana in visita al lago
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Una famiglia iraniana in visita al lago
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Un uccello morto sul sale in riva al lago
Il primo allarme sul restringimento del lago è arrivato alla fine degli anni ‘90, ma la mancanza di interventi per limitare i danni ha enormemente aggravato la situazione. Prosciugato da dieci anni di siccità, da errate politiche di irrigazione e dalla costruzione di 35 dighe (altre 10 sono in cantiere) lungo il corso dei fiumi che lo alimentano, oggi il lago - la cui saturazione del sale ha raggiunto i 350 milligrammi per litro (80 milligrammi nel 1970) - potrebbe andare incontro allo stesso destino del lago d’Aral, tra Kazakistan e Uzbekistan, che a causa delle deviazioni dei suoi fiumi immissari operate dall’Unione Sovietica negli anni ‘60 ha oggi dimensioni pari a un decimo di quelle originarie.

Una famiglia iraniana in visita al lago (AP Photo/Vahid Salemi)
Il calo consistente del livello dell’acqua ha fortemente indebolito le attività turistiche della zona: svariati progetti alberghieri sono stati interrotti poiché gli investitori sono riluttanti a investirvi ancora. Al di là del turismo, la morte progressiva del lago salato minaccia anche l’agricoltura nelle zone nord-occidentali dell’Iran, perché talvolta le tempeste portano il sale fin lì. Molti agricoltori sono preoccupati per il futuro delle loro terre, che per secoli sono state famose per la produzione di e mele, uva, noci, mandorle, cipolle, patate, tisane aromatiche, caramelle e gustose paste per dolci.

Sale solidificato ai bordi del lago (AP Photo/Vahid Salemi)
In aprile, il governo iraniano ha preso un impegno per salvare il lago, con un programma che prevede di aumentare artificialmente le precipitazioni nella zona, di diminuire il consumo di acqua per gli impianti di irrigazione e di immettere nel lago acque di altra origine.

Moria di tilapie nel lago Salton (Epa/Jim Lo Scalzo)
Dopo essere stato per lungo tempo una importante meta turistica nel cuore del deserto della California meridionale, oggi il Lago Salton è uno dei luoghi più inquinati degli Stati Uniti.
Questo lago salato nacque accidentalmente oltre un secolo fa, nel 1905, in seguito all’ostruirsi dei canali di irrigazione realizzati per condurre le acque del fiume Colorado nella vicina area agricola dell’Imperial Valley: per circa un anno e mezzo, quasi l’intero volume d’acqua del grande fiume si riversò nella pianura preesistente, inondando una superficie di quasi 1000 chilometri quadrati, a 65 m sotto il livello del mare.
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Moria di tilapie nel lago Salton
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Una quercia morta presso Niland, a sud del lago
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Le carcasse di quelli che furono edifici turistici
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La luna piena riflessa sul lago
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Un edificio abbandonato a Salton City
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Pesci morti
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Abbandono
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L’alba sul lago
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Tronchi di palme
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Edifici abbandonati
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I resti di una tenda gigante
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Un’area abbandonata intorno al lago
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Una roulotte abbandonata
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Una strada non terminata di Salton City
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Palme secche attraverso la finestra di un edificio abbandonato
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Un caravan corroso dal sale
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Case abbandonate presso Bombay Beach
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Palme morenti intorno al lago
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Salvation Mountain, un progetto dell’artista Leonard Knight
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The end
In breve tempo il lago, alimentato da acque di scolo agricolo, divenne un ambiente ideale per svariate specie di pesci e uccelli acquatici e lungo le sue rive spuntarono case, strutture balneari e ricreative - tra cui un prestigioso yacht club - e zone protette per l’osservazione degli uccelli acquatici: una vera e propria località di villeggiatura, frequentata anche da persone ricche e famose. A causa della salinità dei terreni sommersi, del clima particolarmente torrido e dell’assenza di emissari, le sue acque divennero via via più salate, tanto che vi si introdussero con successo specie ittiche marine.

Una quercia morta presso Niland, a sud del lago (Epa/Jim Lo Scalzo)
L’uragano Kathleen del 1976 e le piogge eccezionali dei sette anni successivi causarono un aumento rilevante del livello lago: i terreni coltivabili e le infrastrutture all’intorno vennero sommersi, i progetti turistici abbandonati. Al contempo, aumentarono significativamente gli scarichi agricoli e industriali depositati nel lago e le acque di questo “mar morto” californiano divennero via via sempre più tossiche. A partire dagli anni ‘80, i prodotti chimici e i pesticidi agricoli riversati nelle sue acque e la loro salinità crescente hanno determinato la progressiva moria della popolazione di pesci ed uccelli.
Di conseguenza, le attività turistiche e ricreative sviluppatesi all’intorno sono fallite e il lago è stato totalmente abbandonato. Secondo le autorità californiane, senza l’investimento di cospicue risorse economiche, il lago Salton - uno dei peggiori disastri ecologici degli Stati Uniti - potrebbe ridursi di un ulteriore 60 per cento nei prossimi 20 anni, esponendo il suolo contaminato da arsenico e altre sostanze chimiche cancerogene ai forti venti locali, che diffonderanno le sostanze inquinanti nell’aria, causando un ulteriore disastro ambientale.

Una strada mai terminata presso il lago (Epa/Jim Lo Scalzo)
Come mostrano queste fotografie di Jim Lo Scalzo per EPA, oggi restano solamente gli scheletri ormai incrostati dal sale delle ex strutture turistiche, acqua stagnante colma di pesci e uccelli morti e una distesa di polvere bianca che ha l’apparenza della sabbia, ma è in realtà l’insieme dei resti di animali bruciati dal sole.

Nomal, nord del Pakistan (AP Photo/Shabbir Ahmed Mir)
Attabad, Pakistan - L’acqua sta salendo di giorno in giorno in questa parte remota del nord del Pakistan, e con essa la paura tra le migliaia di persone che rischiano di perdere i loro raccolti, le loro case e magari anche le loro vite.
Una frana all’inizio dell’anno ha formato una diga naturale sul fiume Hunza, creando un lago che, espandendosi, sta consumando e allagando i villaggi a monte. In caso di rottura della diga, l’alluvione potrebbe minacciare seriamente i villaggi a valle.
La frana ha bloccato anche la Strada del Karakoruam, un collegamento vitale del commercio con la Cina, tagliando fuori 25.000 persone dell’Alta Valle dell’Hunza.
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Nomal, nord del Pakistan
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Attabad, Nord del Pakistan
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Hussainabad, nord del Pakistan
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Bulldozer a lavoro per svuotare il lago
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Nomal, nord del Pakistan
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Attabad, nord del Pakistan
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Attabad, nord del Pakistan
La frana è stata grande anche per gli standard della regione montuosa di Hunza, la cui bellezza si dice abbia ispirato il romanzo di James Hilton, Lost Horizon, un racconto del mitico paradiso di Shangri-La.
Il lago turchese formato dalla frana è lungo oltre 11 km, profondo circa 65 metri e sale fino 46 centimetri al giorno, secondo l’autorità di gestione dei disastri nazionali.

Attabad, Nord del Pakistan (AP Photo/Shabbir Ahmed Mir)
I lavoratori hanno rimosso oltre 100.000 metri cubi di detriti in uno sforzo continuo per creare un canale di scarico per l’acqua. Alcuni funzionari hanno detto che sperano che il canale di scarico venga aperto entro la metà di aprile.
Per svuotare la Strada del Karakorum si dovrà attendere fino a quando la diga sarà aperta e l’acqua ritirata.