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marea nera

Marea nera, l’incubo in Nuova Zelanda

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  • Tags: disastro ambientale, marea nera, Nuova Zelanda
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Mount Manguanui, il carburante fuoriuscito dalla Rena ha raggiunto la spiaggia

Mount Manguanui, il carburante fuoriuscito dalla Rena ha raggiunto la spiaggia (Ansa/EPA/JOHN COWPLAND)

Circa 250 persone, fra cui specialisti accorsi da Australia, Gran Bretagna, Olanda e Singapore, sono impegnate nelle operazioni di pompaggio, di raccolta e contenimento del petrolio riversatosi in mare in Nuova Zelanda dalla nave porta-container Rena, incagliata sulla barriera corallina di Astrolabe, nella Bay of Plenty, che s’affaccia a nord-est dall’isola, 22 km a largo della cittadina di Tauranga. Dal cargo si è sprigionata una macchia di carburante larga 5-6 chilometri che minaccia un disastro ecologico. Intanto 300 militari sono in standby per ripulire le spiagge minacciate dall’arrivo delle bolle di petrolio.
Le autorità neozelandesi sperano che una volta estratto e pompato nei serbatoi di chiatte il petrolio a bordo del cargo container Rena, sarà possibile riportare in galleggiamento la nave, un compito di cui sono responsabili gli armatori, particolarmente complesso perché metà dello scafo è incagliata nella barriera mentre l’altra estremita galleggia ancora.

Mount Manguanui, il carburante fuoriuscito dalla Rena ha raggiunto la spiaggia
La porta-container Rena, incagliata in una barriera corallina
La Rena si è arenata sulla barriera corallina di Astrolabe, nella Bay of Plenty
Un pinguino impregnato di combustile trovato a tre giorni dalla fuoriuscita subita dalla Rena
La Rena è un cargo battente bandiera liberiana di 47.000 tonnellate

Attorno alla Rena la cisterna Awanuia pompa il carburante versato
Veterinari nutrono un pinguino sporco di carburante nella struttura di riabilitazione della fauna selvatica di Tauranga
Lo scafo della Rena imbarca 1.700 tonnellate di carburante, 20 delle quali si sono già riversate in mare
Circa 250 persone sono impegnate nelle operazioni di pompaggio, di raccolta e contenimento del petrolio riversatosi in mare
Due navi, la Phoenix e la Northern Star, si preparano alla missione di recupero del carburante disperso in mare


La Rena, registrata in Liberia, del gruppo armatoriale greco Costamare Inc., è carica per tre quarti con 2.100 container e 1.700 tonnellate di carburante pesante, 20 delle quali si sono già riversate in mare, causando un’onda nera di oltre 6 km e uccidendo già numerosi uccelli marini. Gli armatori della nave non hanno dato una spiegazione per l’incidente, ma assicurano di “collaborare pienamente con le autorità locali” per minimizzare il danno.
“Guardiamo con un occhio attento sia le previsioni del tempo, sia la struttura dello scafo”, ha detto a Radio New Zealand Bruce Anderson dell’autorità di sicurezza marittima, Maritime New Zealand. “Vi è un vero rischio di gravi danni ambientali e su questo non ci facciamo illusioni. È per questo che lavoriamo 24 ore su 24 per pompare il carburante”, ha aggiunto.
Il porto di Tauranga, 200 km a sudest di Auckland, è il maggior porto di esportazione del Paese e un centro di trasbordo di cargo.

VEDI anche: MAREA NERA NEL GOLFO DEL MESSICO: LE FOTO CHE NON DIMENTICHEREMO

La porta-container Rena, incagliata in una barriera corallina

La porta-container Rena, incagliata in una barriera corallina (Ansa/EPA/Sunlive)

  • redazione
  • Lunedì 10 Ottobre 2011

Marea nera, a Milano ambientalisti restituiscono petrolio a Bp

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  • Tags: ambientalisti, Bp, British Petroleum, marea nera, Milano
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Protesta simbolica

(AP Photo/Luca Bruno)

Una protesta simbolica di ambientalisti - con restituzione di benzina in un distributore - è stata messa in atto, questa mattina a Milano, nei confronti della British Petroleum (BP) sia per la marea nera nel Golfo del Messico, sia per l’autorizzazione a trivellare nel Mediterraneo, nel Golfo della Sirte, concessa al colosso petrolifero.

Protesta simbolica
Protesta simbolica
In un distributore nei pressi della metropolitana di Bonola
Bandiera britannica nel liquido inquinato
In una pompa di benzina

Maschera per immersioni in un liquido inquinato
Protesta anche contro il permesso di trivellare nel Mediterraneo
Protesta simbolica
In un distributore nei pressi della metropolitana di Bonola

Verso le 12 alla pompa di benzina nei pressi della metropolitana di Bonola, sono state ‘restituite’ alla Bp alcune taniche contenenti anche “acqua inquinata”. La protesta, è stato spiegato, proseguirà in largo Valera davanti a una sede milanese della società.
All’iniziativa, hanno partecipato, fra gli altri, Stefano Apuzzo ed Edgar Meyer presidenti di Amici della Terra e Gaia, associazioni che invitano a boicottare Bp, i quali hanno denunciato che “si era a conoscenza delle falle nel sistema di sicurezza in Messico”. “Chiediamo - hanno aggiunto - che stiano lontani dalle nostre coste e dal Mediterraneo e promuoviamo il boicottaggio italiano ed europeo”. (ANSA)

  • redazione
  • Martedì 27 Luglio 2010

Marea nera, Alex il primo uragano della stagione

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  • Tags: Alex, Golfo del Messico, Louisiana, marea nera, Texas, uragano
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Grand Isle, Louisiana

Grand Isle, Louisiana (AP Photo/Patrick Semansky)

Alex è diventato il primo uragano della stagione atlantica 2010. Lo ha annunciato a Miami il centro federale uragani degli Stati Uniti.
La tempesta, che ha al suo interno venti da 120 chilometri all’ora, dovrebbe toccare terra al confine tra Texas e Messico domani sera o all’alba di giovedì. Passerà non lontano dalla “marea nera“ ma dovrebbe risparmiare la zona delle piattaforme petrolifere.

Grand Isle, Louisiana
Grand Isle, Louisiana
South Padre Island, Texas
Pensacola Beach, Florida
Harlingen, Texas

Orange Beach, Alabama
Grand Isle, Louisiana
Orange Beach, Alabama
El Palmar, Tabasco, Messico
South Padre Island, Texas

South Padre Island, Texas
South Padre Island, Texas
South Padre Island, Texas
Tornolargo, Tabasco, Messico
South Padre Island, Texas


Pur non facendo rotta verso la zona della marea nera, Alex ha complicato già da oggi gli sforzi di contenimento del petrolio nel Golfo del Messico. La tempesta ha creato onde di 4 metri costringendo le navi che ’scremano’ il greggio dalla superficie a trovare rifugio nei porti.
Il presidente Barak Obama oggi ha dichiarato lo stato di emergenza federale in Texas in vista dell’arrivo di Alex: la dichiarazione permette di mobilitare risorse federali in aggiunta a quelle statali e municipali e incarica la Protezione civile federale americana (Fema) di coordinare il lavoro di assistenza. (ANSA)

Orange Beach, Alabama

Orange Beach, Alabama (AP Photo/Dave Martin)

  • redazione
  • Mercoledì 30 Giugno 2010

Marea nera, incubo infinito: le foto che non dimenticheremo

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  • Tags: British Petroleum, Deepwater Horizon, Golfo del Messico, marea nera, petrolio
  • 3 commenti
Marea nera, incubo infinito: le foto che non dimenticheremo

(AP Photo/Charlie Riedel)

Sono trascorsi quasi due mesi dall’incidente avvenuto il 20 aprile presso la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, nelle acque del Golfo del Messico, a circa 80 km dalla Louisiana, quando un’esplosione ha causato un incendio e la morte di 11 persone.

Sono trascorsi quasi due mesi dall’incidente avvenuto il 20 aprile presso la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon
Nelle acque del Golfo del Messico, a circa 80 km dalla Louisiana
La piattaforma è di proprietà dell’azienda svizzera Transocean
A gestire in affitto la piattaforme è la multinazionale British Petroleum
Fino al disastro la piattaforma estraeva circa 8000 barili di petrolio al giorno

Due giorni dopo l’incidente, la piattaforma è affondata, depositandosi a circa 400 metri di profondità
È il disastro ambientale più grave della storia americana
Uno dei più pesanti disastri ambientali mai subiti dal Pianeta
La Marea Nera sta distruggendo un intero ecosistema naturale
I danni sociali ed economici e quelli arrecati agli ecosistemi marini e costieri dureranno per almeno 50 anni

Non è ancora chiaro quale sia la quantità di greggio disperso
Le autorità federali hanno stimato la fuoriuscita di petrolio tra i 12mila e i 25mila barili al giorno
Una volta concluse le operazioni per tappare il buco, gli Stati Uniti dovranno lottare per un altro mese, forse un mese e mezzo, per contenere la perdita
Quasi 200 chilometri di costa sono stati raggiunti dalla marea nera
Un disastro senza precedenti

Nessuno dei tentativi finora intrapresi dalla BP per arginare la falla si è rivelato efficace in maniera risolutiva
Fallito il tentativo di chiudere le valvole di sicurezza sul fondo del mare
Inefficace lo spargimento di agenti chimici per legare il petrolio e farlo precipitare sul fondo del mare
Fallita l’operazione Top Kill, con l’iniezione di cemento nel canale di comunicazione fra il giacimento petrolifero e il fondale marino
Il 3 giugno, infine, è stato installato il cosiddetto ‘tappo’ sul punto di fuoriuscita

Secondo la BP, la ‘cupola’ ha permesso la cattura di 16.600 barili di petrolio al giorno
Secondo gli esperti, dalla falla continuano ad uscire comunque, ogni giorno, circa 20 mila barili di petrolio
Un secondo dispositivo di contenimento più grande dell’attuale dovrebbe essere posizionato a metà giugno e dovrebbe permettere di aspirare la gran parte del greggio che sgorga dalla falla
La British Petroleum ha già speso 1,25 miliardi di dollari per cercare di arginare la marea nera
Oltre 1900 navi e 20 mila persone stanno lavorando per ripulire la marea nera

I venti e le correnti stanno spingendo la marea nera verso le coste del Mississippi e dell’Alabama mentre le prime palline di catrame sono già giunte in Florida, sulla spiaggia di Pensacola
I danni legati alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico si attestano su una cifra superiore a molti miliardi di dollari
Il Presidente Barack Obama ha promesso di mobilitare ”tutte le risorse” della sua amministrazione per far fronte alla più grave tragedia ambientale degli Stati Uniti
Obama ha mobilitato anche 17.500 soldati della Guardia Nazionale, ma i sondaggi dimostrano che la maggior parte degli americani continua ad essere insoddisfatto della gestione della crisi
La società petrolifera britannica va incontro a miliardi di dollari di multe, costi e richieste di risarcimento danni


La piattaforma, di proprietà dell’azienda svizzera Transocean ed affittata alla multinazionale British Petroleum, fino al disastro estraeva circa 8000 barili di petrolio al giorno. Due giorni dopo l’incidente, la piattaforma è affondata, depositandosi a circa 400 metri di profondità.

Marea nera, incubo infinito: le foto che non dimenticheremo

(AP Photo/Charlie Riedel)

Dal 20 aprile la Marea Nera, il disastro ambientale più grave della storia americana e uno dei più pesanti disastri ambientali mai subiti dal Pianeta, sta distruggendo un intero ecosistema naturale. I conseguenti danni sociali ed economici e quelli arrecati agli ecosistemi marini e costieri dureranno per almeno 50 anni. Non è ancora chiaro quale sia la quantità di greggio disperso. Le autorità federali hanno stimato la fuoriuscita di petrolio tra i 12mila e i 25mila barili al giorno. Un disastro senza precedenti.

Le altre GALLERY sulla marea nera

Quasi 200 chilometri di costa sono stati raggiunti dalla marea nera e, una volta concluse le operazioni per tappare il buco, gli Stati Uniti dovranno lottare per un altro mese, forse un mese e mezzo, per contenere la perdita.

Nessuno dei tentativi finora intrapresi dalla BP per arginare la falla si è rivelato efficace in maniera risolutiva: dopo il tentativo di chiudere le valvole di sicurezza sul fondo del mare; dopo lo spargimento di agenti chimici per legare il petrolio e farlo precipitare sul fondo del mare; dopo l’operazione Top Kill (l’iniezione di cemento nel canale di comunicazione fra il giacimento petrolifero e il fondale marino), il 3 giugno, infine, è stato installato il cosiddetto ‘tappo’ sul punto di fuoriuscita.

Gli ARTICOLI sulla marea nera

Secondo la BP, tale ‘cupola’ ha permesso la cattura di 16.600 barili di petrolio al giorno. Secondo gli esperti, dalla falla escono comunque, ogni giorno, circa 20 mila barili di petrolio. Un secondo dispositivo di contenimento più grande dell’attuale dovrebbe essere posizionato a metà giugno e dovrebbe permettere di aspirare la gran parte del greggio che sgorga dalla falla.

Non è ancora chiaro quale sia la quantità di greggio disperso

(AP Photo/Charlie Riedel)

  • photo_department
  • Lunedì 7 Giugno 2010

Marea nera nel Golfo del Messico, petrolio sugli animali

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  • Tags: Deepwater Horizon, Golfo del Messico, marea nera, petrolio
  • 9 commenti
Uccello sporco di petrolio sbatte contro una nave

(AP Photo/Gerald Herbert)

Almeno sei delfini morti sono stati ritrovati in questi giorni sulle coste della Louisiana, del Mississippi e dell’Alabama, ma nulla conferma per il momento che il loro decesso sia legato alla marea nera nel Golfo del Messico.
Secondo la Cbs online, a prima vista sulle carcasse dei mammiferi marini non c’erano tracce di greggio ma saranno le analisi, attualmente in corso, a stabilirlo con certezza.
Sulle spiagge del Mississippi una cinquantina di tartarughe morte erano state trovate nei giorni scorsi, un numero anormalmente elevato. Ma secondo le analisi non ci sarebbe un nesso diretto con la marea nera provocata dallo scoppio della piattaforma della Bp Deepwater Horizon il 20 aprile, provocando la morte di 11 operai. (ANSA)

Ecco una galleria fotografica con i disperati tentativi di arginare la marea nera e animali macchiati di petrolio.

Uccello sporco di petrolio sbatte contro una nave
Airone guardabuoi sporco di petrolio
Delfino morto sulle coste di Horn Island
Acque oleose nei pressi del sito della Deepwater Horizon
Un airone guardabuoi macchiato dal petrolio

Al lavoro per collocare bande assorbenti
Mani sporche di petrolio
Navi occupate negli sforzi di contenimento della marea nera
Nave di servizio per aspirare petrolio
Airone guardabuoi macchiato

A Fort Jackson una struttura per pulire gli uccelli colpiti dalla fuoriuscita di petrolio
Vista aerea
Delfino morto sulle coste di Horn Island
Al largo della costa della Louisiana
Flutti neri

Un uccello intriso di petrolio
Navi di contenimento delle perdite
Elicotteri della Guardia Nazionale
Isola vicino Chandeleur Island
Golfo del Messico


Una mini-cupola mobilitata per tentare di incappucciare il pozzo di petrolio che sta continuando ad inquinare il Golfo del Messico ha raggiunto i fondali.
La cosiddetta “top hat”, cioè questa sorta di struttura a coperchio, è stata disegnata per aspirare il petrolio dal pozzo che si trova a un miglio di profondità e trasportare questa massa su una petroliera che si trova in superficie.
Lo ha annunciato la Bp, la multinazionale britannica responsabile del pozzo, precisando che la cupola, del peso di circa due tonnellate, ha toccato i fondali ad una profondità di circa 1.500 metri.
Una prima cupola più grande e pesante installata nei giorni scorsi è risultata inutilizzabile a causa del ghiaccio che si è formato in cima al dispositivo. Per evitare disagi analoghi gli ingegneri della Bp stanno pensando di lavorare con acqua calda e metanolo. I robot che stanno manovrando la mini cupola dovrebbero essere in grado di posizionarla entro oggi. (ANSA)

Delfino morto sulle coste di Horn Island

(AP Photo/Mike Stewart)

  • redazione
  • Giovedì 13 Maggio 2010

Marea nera: le foto del disastro ambientale che avanza

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  • Tags: Deepwater Horizon, Golfo del Messico, marea nera, piattaforma petrolifera
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Macchie di petrolio nelle acque di Chandeleur Sound

Macchie di petrolio nelle acque di Chandeleur Sound (AP Photo/Eric Gay)

Arriva fino a 60mila barili al giorno la perdita di petrolio Golfo del Messico causata dall’affondamento della piattaforma petrolifera “Deepwater Horizon” il 22 aprile. Lo ha rivelato il New York Times citando le dichiarazioni rese da un funzionario della British Petroleum (BP), la compagnia che gestisce la piattaforma, in una audizione a porte chiuse al Congresso.

Macchie di petrolio nelle acque di Chandeleur Sound
Nidi di pellicani a Breton Island
La Guarda Costiera piazza barriere di contenimento
Breton Island
Chandeleur Island

Giovani pellicani a New Harbor Island
Cocodrie
Pescatore assunto dalla BP piazza cordoni di ritenzione
Uccello morto
Nave di appoggio presso il sito della piattaforma collassata

Dauphin Island
Macchia di petrolio a Chandeleur Sound
Cocodrie
Macchia di petrolio a Chandeleur Sound
Coste di Cocodrie

L’US Army installa blocchi di contenimento sulle spiagge di Dauphin Island
Golfo del Messico
L’US Army installa blocchi di contenimento sulle spiagge di Dauphin Island
Orange Beach
Navi di appoggio presso il sito della piattaforma collassata


Intanto il Pentagono ha approvato ieri l’ordine esecutivo per la mobilitazione di 17.500 uomini della Guardia Costiera federale nelle zone del Golfo del Messico interessate dalla marea nera.
Il ministro della Difesa, Robert Gates, ha firmato il dispiegamento nei diversi Stati interessati dall’emergenza ecologica di 6 mila uomini in Louisiana, 6.000 uomini in Mississippi, 3 mila uomini in Alabama e 2.500 uomini in Florida.
Saranno gli Stati, e non il ministero della Difesa, a decidere come utilizzare questi rinforzi.

  • redazione
  • Mercoledì 5 Maggio 2010

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