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Milano

Grace Kelly fotografata da © Lisa Larsen
Sono trascorsi oltre 75 anni dalla pubblicazione del primo, leggendario, numero di LIFE, la rivista statunitense dedicata principalmente al fotogiornalismo, creata da Henry Luce, che ha chiuso le sue pubblicazioni cartacee periodiche nel 2007.
FOTO

Autoritratto, 1975 (© Robert Mapplethorpe Foundation)
Inaugura oggi a Milano presso la Fondazione Forma per la Fotografia, la mostra Robert Mapplethorpe, una grande retrospettiva che ripercorre la carriera e l’opera dell’artista newyorchese: dalle prime polaroid di inizio anni Settanta, fino ai suoi celebri still life, ai fiori, ai ritratti, alla sconcertante serie dedicata a Lisa Lyon, alle splendide immagini dedicate al corpo maschile, indagato e celebrato come mai prima di allora, all’omaggio alla sua musa Patti Smith, agli insoliti, teneri e malinconici ritratti di bambini.
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Autoritratto, 1975
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Senza titolo, boundage 1973 polaroid
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Patti Smith, 1979
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Autoritratto, 1980
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Lisa Lyon, 1982
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Donald Cann, 1982
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Ken Moody e Robert Sherman, 1984
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Due Tulipani, 1984
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Linsday Key, 1985
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Andy Warhol, 1986
LE FOTO

Firenze, 1958 (Leonard Freed/Magnum)
Alla “lunga storia d’amore” che ha legato all’Italia il fotografo Leonard Freed è dedicata la mostra Io amo l’Italia inaugurata a Milano presso la Fondazione Stelline di Milano lo scorso 20 ottobre. Un amore iniziato nei primi anni ‘50 del ventesimo secolo a Little Italy, il quartiere italiano di New York, dove Freed visse in prima persona la quotidianità della comunità di immigrati italiana e proseguita ininterrottamente fino alla sua morte, nel 2006, quando stava lavorando - aveva 77 anni - a un grande progetto fotografico dedicato alla città di Roma, rimasto incompiuto.
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Firenze, 1958
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Milano, 1992
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Milano, 1969
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Milano, 1998
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Milano, 1992
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Sicilia, 1975
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Sicilia, 1974
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Roma, 1958
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Napoli, 1956
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Napoli, 1956
“Voglio una fotografia che si possa estrapolare dal contesto e appendere in parete per essere letta come un poema.”
Leonard Freed

Milano, 1992 (Leonard Freed/Magnum)
Cento scatti in bianco e nero a formare una sorta di diario degli oltre quarantacinque soggiorni nel Bel Paese del fotografo newyorckese di origini ebraiche, dal 1972 membro della celebre agenzia Magnum. Uno sguardo senza stereotipi e mai politico sulla società italiana attraverso i volti e la vita quotidiana della gente comune.
La mostra, nel calendario ufficiale delle iniziative per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia - sarà visitabile fino all’8 gennaio 2012. Accompagna la mostra un catalogo Admira Edizioni.

Pesca con il rizzaglio nello stagnone di Marsala (Walter Leonardi)
Un viaggio alla scoperta di una delle più belle regioni d’Italia, attraverso gli scatti del fotografo Walter Leonardi: la mostra Sicilia il Viaggio rende omaggio alla Sicilia e alle sue bellezze, da quelle più note a quelle più recondite e sconosciute. Una Sicilia spettacolare, spesso inedita, fuori dai cliché, emblema della convivenza pacifica tra i popoli del mediterraneo e sede di un patrimonio storico, artistico, culturale e territoriale di straordinaria ricchezza.
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Pesca con il rizzaglio nello stagnone di Marsala (Trapani)
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Il duomo di San Giorgio a Ragusa
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Abitazioni tipiche dell’Isola di Linosa (Agrigento)
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L’isola di vulcano (Messina)
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Il cratere principale dell’Etna (Catania)
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Il castello normanno a Pietraperzia (Enna)
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Il tempio di Giunone ad Agrigento
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Veduta aerea di Cefalù (Palermo)
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Il tempio di Segesta (Trapani)
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Salinari al lavoro
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Isola Lunga nello stagnone di marsala
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Festa de lu Signuri di li fasci a pietraperzia (Enna)
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La fontana pretoria di Palermo
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Veduta aerea del tempio di Segesta
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La campagna ennese con l’Etna sullo sfondo
Cento delle 194 fotografie a colori che compongono il volume Sicilia - pubblicato dalla casa editrice Genius Loci di Sandro Battistessa, con introduzione dello scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi e testi di Gabriella De Fina - costituiscono l’esposizione open air che dal 14 settembre e fino al 4 ottobre prossimo è allestita a Milano in via Dante, piazza Cordusio e corso Vittorio Emanuele. Dopo Milano, l’esposizione farà tappa a New York, Mosca, negli Emirati Arabi, a Londra, Berlino e Parigi.

Veduta aerea di Cefalù (Palermo)
Il progetto del libro e della mostra hanno l’obiettivo di proiettare la Sicilia nel futuro; di contribuire a farla uscire dal suo millenario torpore, per diventare un vessillo del turismo italiano, del Made in Italy; di stimolare la crescita delle infrastrutture, attirando investitori stranieri e arricchendo, grazie al lavoro, una popolazione spesso martoriata da povertà e disoccupazione.

Il duomo di San Giorgio a Ragusa (Walter Leonardi)
Della Sicilia ho sempre pervicacemente voluto cercare il bello, per immortalarlo nelle mie immagini affinché l’occhio di chi le guarda possa sapere quante meraviglie si celano dietro le sue grandi contraddizioni, dietro i suoi aspetti più oscuri. Esiste, infatti, in questa terra, una luce che nessuno potrà mai cancellare: quella dei suoi angoli meravigliosi e sconosciuti che sono lì da millenni per essere scoperti e ammirati. La Sicilia che presento in questa mostra, e nel volume che l’accompagna, è dunque una Sicilia fuori dai percorsi tradizionali e dai cliché; quella che amo, la ‘mia’ Sicilia.
Walter Leonardi

Abitazioni tipiche dell'Isola di Linosa (Walter Leonardi)

(Peter Morgan/Reuters)
Nel decimo anniversario della strage dell’11 settembre 2001, inaugura oggi a Milano, presso Palazzo Reale, la grande mostra fotografica 11.9 Il giorno che ha cambiato il mondo. Dieci anni dopo. Documenti e immagini.
Negli scatti di fotografi del calibro di James Nachtwey e di grandi nomi della Magnum Photos come Steve McCurry, Alex Webb, Gilles Peress e Susan Meiselas, corredati da documenti come le prime pagine dei quotidiani di tutti gli Stati Uniti e testimonianze personali, si ripercorrono i diciotto, terribili, minuti (dalle 8,45 alle 9,03 del mattino) in cui, da New York, il panico si diffonde in tutto il mondo - lo schianto dei due Boeing contro le torri del World Trade Center, la città di colpo in ginocchio, il caos, i dispersi, le operazioni di soccorso, la commozione dei superstiti e la disperazione dei familiari delle vittime - e le ore e i giorni immediatamente successivi all’attacco terroristico al cuore del sistema occidentale che avrebbe dato inizio al nuovo corso in cui siamo immersi.
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Una bandiera a stelle e strisce sventola ai piedi del WTC distrutto
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La torre sud del WTC in fiamme dopo l’impatto con il volo 175 della United Airlines
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La seconda torre in fiamme dopo l’impatto con l’aereo dirottato dai terroristi
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Il crollo della torre nord del WTC visto dal tetto di un edificio tra il Washington Square Park e la Fifth Avenue
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Lo sguardo di una donna su Lower Manhattan dal tetto di un grattacielo di Brooklyn
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Un vigile del fuoco in azione visto da una finestra distrutta del World Financial Center
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Un uomo frastornato legge un foglio raccolto tra quelli finiti a terra dopo l’attacco al World Trade Center
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Alcune persone in fuga si coprono il volto con gli abiti per proteggersi dal fumo sprigionatosi nell’aria dopo l’implosione delle torri gemelle
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Un uomo completamente ricoperto di polvere in una strada nei pressi del WTC
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Firme di cordoglio in Union Square quattro giorni dopo la tragedia
Un’occasione per ricostruire quei momenti terribili e frenetici, per ricordare quel giorno crudele e fatale che ha sconvolto le coscienze e l’immaginario di tutti. Un evento dall’impatto mediatico irrefrenabile e senza precedenti che ha scardinato le nomali modalità con cui fino a quel momento si realizzava, usava e fruiva, la fotografia di documentazione.
La mostra - promossa dal Comune di Milano - Assessorato alla Cultura, da Palazzo Reale e dalla Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con il Corriere della Sera, rimarrà aperta al pubblico, con ingresso gratuito, dal 10 settembre al 2 ottobre 2011.
Lo SPECIALE di Panorama.it sul DECENNALE dell’11 SETTEMBRE

(Larry Towell/Magnum Photos)

(Ansa/Matteo Bazzi)
Jessica Brugali, 18 anni, di Albino (Bergamo), è stata incoronata Miss Padania 2011 durante la finalissima si sabato 4 giugno al teatro degli Arcimboldi a Milano. Dal palco il presentatore Marco Balestri ha voluto formulare un saluto al leader della Lega nord Umberto Bossi, assente contrariamente al passato: ”È altrimenti impegnato, non è che non gli piacciono più le belle donne, state tranquilli”. Ufficialmente la presenza di Bossi non era stata annunciata, nemmeno dal quotidiano del partito La Padania, ma a lungo tutti hanno atteso agli Arcimboldi: per tradizione infatti è sempre stato lui, in quasi tutte le 13 edizioni, a incoronare Miss Padania, per il cui titolo quest’anno hanno sfilato sul palco 24 concorrenti, selezionate negli ultimi mesi in vari appuntamenti nel nord Italia. Non solo Bossi assente alla registrazione della kermesse trasmessa da Rete 4: non si è visto nessuno dei leader della Lega Nord. Poco prima della conclusione del concorso, l’unico esponente di spicco del Carroccio ad arrivare agli Arcimboldi è stato il presidente dei deputati Marco Reguzzoni. (ANSA)
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Jessica Brugali è Miss Padania 2011
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Ha 18 anni e viene da Albino (Bergamo)
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La finalissima del concorso di bellezza si è svolta al teatro degli Arcimboldi di Milano
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Il concorso di bellezza “padano” è giunto alla sua 13esima edizione
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Proposta di matrimonio a una delle finaliste
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24 le concorrenti giunte alla finale
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Alla registrazione della kermesse assenti tutti i leader della Lega Nord
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La serata è stata ospitata dal Teatro Arcimboldi di Milano
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Le concorrenti in costume da bagno

Indian Stills (Carlo Bevilacqua)
Un Paese in forte espansione economica ma segnato da profonde privazioni e ingiustizie, dove donne e bambini sono le vittime più vulnerabili. Questo è il volto nuovo e antico dell’India, al di là di solite rappresentazioni folcloristiche, raccontato dalle foto di Carlo Bevilacqua, che rappresentano la verità della realtà più intima del popolo indiano e di una dimensione di vita fatta non solo di atmosfere magiche, ma anche di povertà e di degrado.
Bevilacqua, artista di foto e video di grande forza espressiva, in un suo viaggio in India ha catturato volti e sguardi, in immagini a colori o in bianco e nero, che ora danno vita alla mostra fotografica Indian Stills, abbinata a un aperitivo di beneficenza. Giovedì 26 maggio, a partire dalle 18.30 presso l’ATM Bar di Milano (Bastioni di Porta Volta 18/a), si terrà infatti un aperitivo benefico abbinato alla mostra, dietro l’organizzazione di CINI Italia Onlus (la consumazione avrà un prezzo simbolico di 10 euro, la cui metà verrà devoluta a CINI). In occasione dell’evento, al quale saranno presenti alcuni speaker e DJ di RTL 102.5, sarà presentato il progetto “Adotta una mamma” a sostegno delle donne indiane prive di un supporto famigliare.
In questa gallery vi offriamo una piccola anteprima degli scatti dell’India secondo Bevilacqua.
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
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Indian Stills
“In un Paese che si prepara a conquistare il rango di potenza mondiale, al punto da sfidare la stessa Cina,” afferma Eliana Riggio, funzionario italiano dell’Onu e presidente di CINI Italia Onlus “è sconcertante come le donne siano ancora pesantemente vittima di violenze e tabù, di come l’analfabetismo femminile raggiunga ben il 60% (quello maschile si ferma al 40%) mentre il tasso di malnutrizione per i bambini fino a 3 anni tocchi addirittura il 44%”.
“Il riscatto culturale e sociale delle donne indiane, spesso prive di un adeguato sostegno famigliare soprattutto nei mesi critici della gravidanza può essere promosso anche da questa mostra fotografica che intende immortalare, oltre alla loro grazia e dignità, la loro sofferenza e solitudine. Ci auguriamo” conclude il presidente di CINI Italia Onlus, “che questa iniziativa riesca a far riflettere e a sensibilizzare sui temi che ancora oggi interrogano la nostra coscienza: malnutrizione, diritti dei bambini e gli stessi diritti dell’uomo e della donna”.
Durante la serata, a cui parteciperanno anche il fondatore di CINI India, Samir Chaudhuri, e la stessa Riggio, sarà possibile acquistare monili e sete indiani oltre alle foto di Bevilacqua, parte del cui ricavato sarà devoluto a CINI. Le fotografie rimarranno esposte fino a metà giugno.

Il lago di giada (Domitilla Asquer)
Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio. Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza. In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l’uomo un viaggio simbolico. Ovunque vada è la propria anima che sta cercando. Per questo l’uomo deve poter viaggiare.
Andrej Arsen’evič Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983
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Un membro della tribù dei Masai Turkana
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Il lago di giada
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Ermafrodito
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Villaggio
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Un pazzo
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Un occhio nel cielo
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Immondizia
“Questo è il mio viaggio, il racconto della terra dove si dice nasca il vento. Una distesa vulcanica con una perla di giada. Il lago Turkana.” Attraverso le sue fotografie di volti e paesaggi di un mondo e una cultura minacciati, la cui storia è cadenzata dal ciclo delle stagioni, dalle orme degli animali selvaggi, dalla forza della gente che lo popola, l’architetto e autore indipendente Domitilla Asquer (Milano, 1969) ha raccontato TURKANA, il mare di giada, luogo lontano dell’Africa centro-orientale, tra Kenya ed Etiopia.

Un membro della tribù dei Masai Turkana (Domitilla Asquer)
Secondo i curatori, ”le sue fotografie sono la dichiarazione di un forte sentimento. Volti e paesaggi, due impressioni della stessa emozione. Vertigine, straniamento. Il confronto è con se stessi, un viaggio infinito che muta le prospettive. Che misura in noi la compassione. La nostra capacità di contenere tutta quella insostenibile bellezza. E mostrare tutta la dignità di un altro mondo.“
Il suo lavoro fotografico è da oggi - e fino al 22 maggio - in mostra presso il nuovo spazio milanese dedicato all’arte e al design, l’atelier /A (slash a), dell’imprenditrice toscana Fiammetta Vanelli. L’esposizione, curata da Alessandro Turci e Davide Campi, inaugura in contemporanea con MIA Milan Image Art Fair.

Rocco e i suoi fratelli, foto di Paul Ronald
Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate, racconta la Milano del boom economico attraverso gli occhi vividi e un po’ stupiti degli emigranti meridionali, apparentemente così lontani dal suo mondo. Sullo sfondo una Milano cantieristica e nebbiosa, dipinta nel drammatico bianco e nero di Giuseppe Rotunno e con l’ausilio delle musiche di Nino Rota.
Uscito nel 1960 e ispirato al libro di racconti Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori, Rocco e i suoi fratelli riuscì ad aggiudicarsi il gran premio della giuria al Festival di Venezia, ottenendo uno straordinario successo di pubblico, nonostante le censure e le critiche dei benpensanti.
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Alain Delon e Annie Girardot in “Rocco e i suoi fratelli”
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Rocco e i suoi fratelli
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Katina Paxinou in “Rocco e i suoi fratelli”
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Rocco e i suoi fratelli
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Casa di ringhiera tipica milanese in “Rocco e i suoi fratelli”
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Rocco e i suoi fratelli
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Alain Delon in “Rocco e i suoi fratelli”
Per onorare il capolavoro di Visconti e la città di Milano, Giovanni Raspini ha voluto organizzare una mostra nella Boutique di corso Garibaldi di Milano (dal 14 aprile al 22 maggio, dalle 10 alle 19), con le autentiche fotografie dell’epoca (stampe vintage in bianco/nero), scattate dal fotografo di fiducia del regista, il francese Paul Ronald e realizzare un gioiello in argento limited edition “Omaggio a Milano” che verrà prodotto ed esposto per l’occasione.
Le 27 foto in mostra fanno parte della collezione privata di Giovanni Raspini e rappresentano un omaggio sincero alla bravura e sensibilità di uno dei fotografi di scena più richiesti dal cinema italiano di quegli anni. Paul Ronald era tra i pochi fotografi di scena che pretendevano di leggere il copione prima di scattare le foto, non accontentandosi dell’aspetto estetico o reportagistico, ma cercando sempre il senso e il significato più profondo di ogni immagine. Egli spesso scattava con un taglio diverso dal “punto macchina” del regista, e solo ad alcuni fotografi di scena veniva permesso di essere davvero “autori”.
Sia nei ritratti più intensi e drammatici che nelle foto ambientate - oppure nei campi lunghi ove si intravedono le architetture della città - c’è sempre uno spiccato senso della composizione e una forza espressiva non comune che richiama il fluire dei fotogrammi cinematografici. Anche quando vengono realizzati scorci non di primo piano, la documentazione risulta personale e di altissimo livello. Come, ad esempio, la foto della casa di ringhiera: è straordinaria, uno spaccato di vita, un vero e proprio microcosmo della Milano popolare di quegli anni. O la madre Rosaria Parondi (l’attrice greca Katina Paxinou) davanti all’edicola, mentre ammira le copertine dei rotocalchi settimanali, appese come panni stesi. Per non parlare dell’immagine ove Alain Delon e Annie Girardot stanno per baciarsi accompagnati dalla fuga prospettica delle guglie del Duomo.
Immagini significative più di un trattato di antropologia.

Gruppo di neurosfere della zona subventricolare di un uomo adulto
Fare di Milano la capitale italiana delle neuroscienze, e di tutte le ricerche scientifiche che hanno a che fare con il cervello. È l’obiettivo del BrainForum che si è aperto oggi al Piccolo Teatro Grassi di Milano, in vista dell’Expo 2015.
In occasione del BrainForum gli spazi espositivi milanesi “open air” di Corso Vittorio Emanuele ospitano - dal 12 marzo al 12 aprile - la mostra dal titolo Il colore del pensiero. Accanto alle gigantografie del cervello, colorato secondo la tecnica Brainbow, realizzate da scienziati in laboratori di tutto il mondo, sono esposte una serie di opere d’arte moderna che dalle immagini scientifiche sono evocate. Il curatore della mostra, Angelo Bucarelli, si è divertito a suggerire accostamenti con i capolavori di pittori celebri, da Klee, a Mirò, a Dalì, a Kandinski. Ecco una selezione delle immagini in mostra:
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1. Gruppo di neurosfere della zona subventricolare di un uomo adulto
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1. Joan Mirò - Untitled, 1968
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2. Presenza di aromatasi negli astrociti in seguito ad una lesione cerebral
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2. Jasper Johns - False start, 1959
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3. Seconda fase della differenziazione del neuroblastoma
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3. Salvador Dalì - Idillio atomico e uranico melanconico, 1945
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4. Neurone del tronco encefalico
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4. Jackson Pollock - No. 5, 1948
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5. Astrociti fibrosi della corteccia cerebrale di ratto
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5. Andy Warhol - Camouflage (green, blue, yellow), 1987
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6. Ippocampo e corteccia cerebrale
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6. Gerhard Richter - Rot-Blau-Gelb, 1973
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7. Coltivazione di astrociti
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7. Alberto Burri - Rosso plastica, 1961
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8. Coperto di rose di muschio
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8. Claude Monet - Ninfee
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9. Cellula di Purkinje del cervelletto dell’uomo
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9. Gustave Klimt- L’albero della vita, 1909
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10. Marcatura con “Dil” del nervo talamico afferente della corteccia di ratto ipotiroideo
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10. Anish Kapoor - Blackness from her Womb, 2000.
Il BrainForum è quest’anno alla sua seconda edizione, dopo aver aperto la prima a Roma. Organizzato da Viviana Kasam dell’associazione Brain Circle Italia e da Giancarlo Comi del San Raffaele di Milano. L’obiettivo cardine dell’incontro è ”la divulgazione ai cittadini - ha affermato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio, che oggi ha inaugurato l’evento - che costituisce un aspetto molto importante, e che il BrainForum molto lodevolmente e con successo è impegnato a fare”.

Quanto Ti Vuoi Bene? (Copyright© Jacqui James)
Inaugurato alla Triennale di Milano in occasione della Festa della donna, Quanto Ti Vuoi Bene? è un percorso artistico-culturale nato dall’idea della fotografa e giornalista australiana Jacqui James, visitabile fino al 27 marzo con ingresso libero.
Si tratta di un’indagine sociologica e fotografica promossa da futuro@lfemminile – il progetto di responsabilità sociale di Microsoft Italia e Acer – in collaborazione con Dove, che coinvolge le giovanissime di età compresa tra i 9 e i 16 anni, offrendo uno spaccato sorprendente sulle nostre ragazze in merito all’immagine che hanno di loro stesse e al ruolo della tecnologia quale strumento di espressione e relazione con i coetanei.
Il valore sociale dell’iniziativa è stato colto dal Comune di Milano che, collaborando alla realizzazione della mostra grazie al sostegno dell’Assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali Mariolina Moioli, testimonia l’impegno a comprendere il mondo dei giovani, per attuare in maniera concreta politiche in loro favore. Il supporto delle istituzioni al progetto, inoltre, è avvalorato dai patrocini del Ministero della Gioventù e del Ministero per le Pari Opportunità.
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Quanto Ti Vuoi Bene? – Una selezione di foto
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13 anni: Io sono bella perché penso di avere un bel carattere, fantasia e sono molto sportiva
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14 anni: Non sono bella perché ho tanti brufoli e sono bassa
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13 anni: Non sono bella perché non ho una bella pelle
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13 anni: Sono bella perché cerco di sorridere il più possibile
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16 anni: Io sono bella? Sì. Perché sono simpatica!
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11 anni: Sono bella perché molte persone mi fanno i complimenti e mi piaccio
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15 anni: Non sono bella perché non ho una corporatura femminile
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16 anni: Io sono bella perché ho fiducia in me stessa
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15 anni: Mi piaccio perché riesco a divertirmi
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12 anni: Io sono bella perché sono sorridente
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12 anni: Io sono bella perché sono come sono, e sono vivace
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9 anni: Io mi piaccio perché sono bella, intelligente e ho talento
La fotografa australiana Jacqui James dà voce ad abitudini, sogni e aspirazioni delle ragazze di oggi, svelandone l’identità in oltre 90 scatti d’autore.
Quanto Ti Vuoi Bene? intende sondare il livello di autostima presso le giovanissime e il ruolo ricoperto dalla tecnologia nel loro vivere quotidiano, quale strumento di espressione e relazione con il mondo esterno.
L’iniziativa ha previsto due fasi principali. La prima, ha visto le ragazze partecipare a un sondaggio online sul portale MSN.it dove sono stati raccolti circa 3200 questionari; nella seconda, l’analisi delle risposte elaborata dalla psicologa Maria Rita Parsi, Presidente Fondazione Movimento Bambino, ha permesso di tracciare diversi profili caratteriali per fasce d’età.
Quelli ritenuti più significativi sono stati selezionati dalla fotografa, che ha incontrato le protagoniste nelle principali città d’Italia per farsi raccontare “quanto si vogliono bene” e catturare il loro essere attraverso l’obiettivo.
La mostra – inaugurata simbolicamente l’8 marzo – è molto più di una galleria di ritratti; a partire dalle frasi più evocative con cui ogni ragazza ci parla del suo mondo, dalla propria idea di bellezza al rapporto con la tecnologia, Quanto Ti Vuoi Bene? si propone come spunto di riflessione sull’importanza della consapevolezza di sé, delle proprie risorse e delle opportunità offerte dai nuovi strumenti digitali, per una crescita equilibrata delle “piccole donne” di oggi.

Miami Beach di Borgo Piave, Latina (Stefano Cerio)
Aquapark, la mostra allestita dalla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, racconta il viaggio fuori stagione compiuto dal fotografo Stefano Cerio nei piccoli templi del divertimento estivo di massa. I suoi scatti - immagini a colori, in grande formato - perlustrano i numerosi parchi acquatici presenti sull’italico suolo nel desolato abbandono dei mesi invernali, quando, calato il sipario su frescura, divertimento, onde addomesticate, piccoli e innocui brividi e tinte sgargianti, restano solamente le loro bizzarre architetture, a rivelarne il surreale rapporto con il paesaggio e la natura di scheletri silenziosi, lasciati a rivelare il vuoto e il non senso del divertimento forzato.
Stefano Cerio vive e lavora tra Roma e Parigi. Inizia la carriera di fotografo a 18 anni, collaborando con L’Espresso. Dal 2001 si interessa di fotografia di ricerca e video.
Inaugurata lo scorso 17 febbraio, contestualmente alla retrospettiva su Paolo Pellegrin, la mostra di Cerio sarà visitabile fino al prossimo 15 maggio.
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Miami Beach di Borgo Piave (Latina)
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Hydromania di Roma
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Magic World di Giugliano (Napoli)
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Aquapiper di Guidonia (Roma)
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Aquapiper di Guidonia (Roma)
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Aquapark di Giugliano (Napoli)
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Aquafan di Riccione (Rimini)
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Acqua Joss di Conselice (Ravenna)
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Acqua Joss di Conselice (Ravenna)
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Acqua Joss di Conselice (Ravenna)

(Paolo Pellegrin/Magnum Photos)
La guerra, la prigionia, il dolore, i disastri ambientali: in oltre 200 immagini la prima grande retrospettiva dedicata al lavoro di Paolo Pellegrin dalla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, dal titolo Dies Irae. Fotogiornalista, classe 1964, membro di Magnum Photos dal 1995, la carriera di Pellegrin è costellata da innumerevoli riconoscimenti internazionali, tra cui numerosi premi assegnatigli dal World Press Photo.
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Una madre piange il suo bambino ucciso durante un’incursione delle IDF a Jenin, Palestina, 2002
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Membri della Brigata dei Martiri di al-Aqsa a Gaza, Palestina, 2004
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Un palestinese viene arrestato e bendato durante un’operazione militare israeliana vicino a Jenin, Palestina, 2002
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Phanna, 24 anni, malata di Aids, nella sua casa a Phnom Penh, Cambogia 1998
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La città di Bassora in fiamme durante l’invasione americana in Iraq, 2003
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Un gruppo di donne nel cimitero dei martiri di Behesht Zahra a Teheran, Iran, 2009
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La casa di Cura St. Rita a Chalmette, nella Parrocchia di St. Bernard, a est di New Orleans, Louisiana, 2005
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Un gruppo di profughi kosovari in arrivo a Kukes, Albania, 1999
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Un elicottero usato dalla Drug Enforcement Administration e dalle truppe afghane atterra a Kabul dopo aver portato a termine una missione. Afghanistan, 2006
“Il mio ruolo – la mia responsabilità – è di creare un archivio della nostra memoria collettiva”, dichiara Pellegrin che, parlando del suo lavoro, usa spesso una metafora: la fotografia per lui è come una lingua lontana e misteriosa, magari di un ceppo sconosciuto, tutta da imparare poco a poco, che permette a chi l’adopera, il fotografo, di usarla per raccontare storie.
La mostra, inaugurata lo scorso 17 febbraio, rimarrà aperta fino al 15 maggio.

Il primo treno di un operatore privato (ANSA / TONINO DI MARCO)
È partito alle 7.10 in punto dalla stazione torinese del Lingotto, diretto a Milano Porta Garibaldi.
È il primo treno dell’operatore privato Arenaways, che è arrivato a Milano alle 9.10 con una decina di minuti in anticipo. A bordo circa una ventina di passeggeri, tra cui anche il fondatore e amministratore delegato della società alessandrina, Giuseppe Arena. “Certo non è la partenza che avremmo voluto, visto che non possiamo effettuare fermate intermedie, ma infine ce l’abbiamo fatta”, osserva il manager, che non nasconde un moto di orgoglio.
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Gli interni del nuovo treno Arenaways
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Il primo treno di un operatore privato in partenza
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Sul treno è anche possibile fare la spesa
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Il tragitto: Torino Lingotto - Milano
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Gli interni del nuovo treno Arenaways
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Partenza puntuale alle 7 e 10 dalla stazione Torino Lingotto
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Servizio bar nel nuovo treno Arenaways
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La toilette del primo treno privato italiano
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Gli interni del nuovo treno della società ferroviaria Arenaways
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“I passeggeri sono pochi, ma ci faremo conoscere”
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Il capotreno Laura Scognamillo
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Finora vietate le fermate intermedie tra Torino e Milano
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Gli interni del nuovo treno
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L’Ad della società ferroviaria Arenaways Giuseppe Arena
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Il treno è giunto in anticipo
Il treno si è anche fermato una decina di minuti nei pressi della stazione di Novara perché largamente in anticipo.
A ridurre i tempi del viaggio ha contribuito il fatto che il treno per ora non può effettuare fermate intermedie tra i due capoluoghi.
“Dal punto di vista storico - ci tiene a sottolineare Arena - se non altro ci siamo guadagnati una paginetta nella storia delle ferrovie italiane. Perché oggi è la prima volta che sui binari delle nostre ferrovie presta servizio un operatore privato con carrozze di sua proprietà“. Intanto stasera sul treno delle 18 in partenza da Milano faranno un viaggio, per testare il servizio, alcuni rappresentanti di una associazione dei consumatori.
Una partenza tra le polemiche. Arenaways oggi stesso presenta tre ricorsi: all’Antitrust, all’Ufficio di regolazione dei servizi ferroviari del ministero dei Trasporti e il terzo alla Commissione europea. Ad Arenaways non accettano infatti di non poter fare fermate intermedie nella tratta Torino-Milano.
L’amministratore delegato della società spiega: “Anche perché i treni della Deutsche Bahn, che provengono dal Brennero, fanno fermate intermedie in Italia. E in quel caso la Regione Trentino non ha remato contro, perché si tratta evidentemente di un servizio in più ai viaggiatori”. (Apcom/Ansa)