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Thailandia (EPA/CHAICHAN CHAIMUN)
Il fiume Mekong attraversa o tocca sei diversi Stati (Cina, Vietnam, Birmania, Laos, Thailandia e Cambogia) dell’Asia sud-orientale e il suo corso - in una regione la cui economia è fatta quasi esclusivamente di pesca ed agricoltura - influenza la vita di più di 20 milioni di persone che ne traggono acqua per l’irrigazione e lo utilizzano come via di comunicazione.

Soc Trang, Vietnam (EPA/Stringer)
In questa galleria, immagini dalla Thailandia e dal Vietnam, dove il livello del fiume è sceso al minimo storico degli ultimi vent’anni.
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Wiang Kaen, Thailandia
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Chiang Rai, Thailandia
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Wiang Kaen, Thailandia
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Wiang Kaen, Thailandia
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Wiang Kaen, Thailandia
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Chiang Rai, Thailandia
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Tien Giang, Vietnam
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Soc Trang, Vietnam
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Hanoi, Vietnam
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Hanoi, Vietnam
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Hanoi, Vietnam
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Can Tho, Vietnam
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Can Tho, Vietnam
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Can Tho, Vietnam
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Can Tho, Vietnam
Thailandia e Vietnam sono tra le nazioni che chiedono alla Cina di migliorare la gestione del flusso delle acque del Mekong. Secondo questi Paesi, la costruzione di numerose dighe idroelettriche cinesi nella porzione iniziale del fiume ha causato l’abbassamento del livello fluviale. La Cina respinge le accuse.

Can Tho, Vietnam (EPA/LUONG THAI LINH)

New Delhi, India (AP Photo/Manish Swarup)
La Festa internazionale della donna può avere un significato ancora oggi? Qualunque sia la vostra risposta, in tanti luoghi del mondo dove la voce femminile è ancora bassa e la libertà ancora più limitata, le donne hanno festeggiato l’8 marzo a loro modo.
Come a Beirut dove palestinesi con striscioni hanno chiesto la liberazione delle connazionali detenute nei carceri israeliani. O come a New Delhi, dove esuli del Myanmar hanno reclamato il rilascio di tutti i prigionieri di sesso femminile.
A Rajabari, alla periferia di Gauhati, India, la Giornata rosa è scorsa come ogni altro dì, lavorando in una fornace di mattoni…
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Brescia, Italia
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New Delhi, India. Manifestazione in sostegno della proposta di legge che assegna un terzo dei seggi parlamentari alle donne
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Per i diritti delle donne prigioniere
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Rajabari, India. Fabbrica di mattoni
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Manila, Filippine. Una protesta contro la proposta del vescovo di vietare i preservativi
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Il diritto di voto a Baghdad
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Manila, Filippine. Per la libertà della leader birmana Aung San Suu Kyi
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Beirut, Libano. Per il rilascio delle detenute nelle carceri israeliane
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Diritti conquistati nel Madhya Pradesh, India
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Ahmadabad, India. Manifestazione in sostegno della proposta di legge che assegna un terzo dei seggi parlamentari alle donne
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Roma, un plotone di donne soldato assicura il cambio della Guardia d’Onore al Palazzo del Quirinale
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Tomba di Hina Saleem, Brescia
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Mosta per le celebrazioni dell’8 marzo a Kabul, Afghanistan
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Inaugurazione del primo forum delle donne a Kuwait City
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Rebiya Kadeer, leader uigura, a Ginevra per un summit sui diritti umani
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New Delhi, India. Monaci buddisti ed esuli birmani in esilio per la libertà dei prigionieri politici birmani
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New Delhi, India. Manifestazione in sostegno della proposta di legge che assegna un terzo dei seggi parlamentari alle donne
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Herat, Afghanistan
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Soldatesse italiane e donne afghane ad una cerimonia per la festa dell’8 marzo
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Islamabad, Pakistan

Un manifesto elettorale del candidato Qais al-Amari per le strade di Najaf (AP Photo/Alaa al-Marjani)
(ANSA) - Mancano due giorni alla data delle elezioni in Iraq, e le forze di sicurezza sono impegnate al massimo regime per tentare di scongiurare la prevista e annunciata offensiva terrorista. Continua

Constitucion (AP Photo/ Roberto Candia)
(ANSA) - È di 723 morti il bilancio, ancora provvisorio, delle vittime del terremoto di sabato notte in Cile, ma si continua a scavare sotto le macerie e prosegue anche la ricerca dei dispersi. Per la popolazione la situazione è sempre più difficile, in molte zone manca ancora l’elettricità e comincia a scarseggiare il cibo.

Concepcion (EPA/Claudio Reyes)
Il governo cileno ha chiesto ieri all’Onu l’intervento della comunità internazionale, anche se nella notte ha dovuto stoppare un team di medici giapponesi perché la situazione nel Paese è ancora ”instabile” e non è ancora possibile accettare soccorsi internazionali.
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Constitucion
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Iloca
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Concepcion
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Los Morros Coliumo
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Concordia
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Aiuti
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Talcahuano
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Talcahuano. Arresto di “sciacalli”
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Talcahuano
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Talcahuano. Arresti di “sciacalli”
Oggi è giunto a a Santiago il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton. La visita era già stata fissata per salutare la presidente uscente Michelle Bachelet e dare il benvenuto al nuovo capo dello Stato, Sebastian Pinero, ma l’agenda originaria è stata stravolta: all’ordine del giorno il coordinamento dei contributi post-emergenza.

Dichato
Domani, inoltre, sarà parzialmente riaperto l’aeroporto di Santiago che aveva subito dei danni nel sisma e potrebbero quindi arrivare i primi aiuti.
Per arginare i saccheggi da parte dei sopravvissuti, oltre a Concepcion, città vicina all’epicentro della prima devastante scossa, altre tre città sono state sottoposte nella notte a coprifuoco: si tratta di Talca, Cauquenes e Constitution, tutte nella regione del Maule.
Secondo una prima stima del governo, il terremoto costerà al Cile 30 miliardi di dollari di danni.

Per la creazione dello Stato di Telangana (EPA/STR)
È accaduto il 20 febbraio scorso, a Hyderabad, nel sud dell’India, durante una manifestazione di studenti che si stanno battendo per ottenere la creazione dello Stato di Telangana. Lo studente S Yadagiri, alias Yadaiah, si è dato fuoco, gridando slogan a favore dello stato di Telangana. Secondo i medici, il diciannovenne ha subito ustioni di terzo grado sull’85% del suo corpo, tranne il viso, ed è in condizioni critiche.
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Per la creazione dello Stato di Telangana
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Per la creazione dello Stato di Telangana
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Per la creazione dello Stato di Telangana
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Per la creazione dello Stato di Telangana
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Le manifestazioni degli studenti separatisti
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Le manifestazioni degli studenti separatisti
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Le manifestazioni degli studenti separatisti
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Le manifestazioni degli studenti separatisti
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Le manifestazioni degli studenti separatisti
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Le manifestazioni degli studenti separatisti
Il movimento per uno stato separato di Telangana esiste da circa 50 anni e chiede che il nuovo Stato venga creato sottraendo allo Stato dell’Andhra Pradesh, uno dei 28 Stati indiani, il controllo dei suoi 10 distretti settentrionali.
Promessa dal Governo centrale nel dicembre scorso, la nascita dello Stato di Telangana - tra le regioni più povere ed economicamente arretrate dell’India - non è ancora andata in porto perché, secondo il Governo, sono necessarie ulteriori consultazioni.

L'unica foto ufficiale dell'incontro, diffusa dalla Casa Bianca (Official White House Photo by Pete Souza)
(ANSA) - Sfidando la rabbia e le minacce della Cina, il presidente Barack Obama ha ricevuto ieri alla Casa Bianca il Dalai Lama, esprimendo durante l’incontro il suo ”forte sostegno” per il rispetto dei diritti umani dei tibetani in Cina e ”per la protezione della identità religiosa, culturale e linguistica del Tibet.
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L’unica foto ufficiale dell’incontro, diffuda dalla Casa Bianca
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Il 14esimo Dalai Lama salutato da dei sostenitori all’arrivo al suo Hotel di Washington, il giorno prima dell’incontro con Obama
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Il Dalai Lama, che nel 1989 ha avuto il premio Nobel per la Pace, è stato ricevuto da tutti i presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca dal 1991, quando era in carica George Walker Bush, il padre del predecessore di Barack Obama
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Esponenti della comunità tibetana in esilio negli USA rende omaggio al Dalai Lama all’esterno dell’hotel che lo ospita
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Le lacrime di una donna tibetana
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Le lacrime di un tibetano in esilio dopo il saluto al suo leader spirituale
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Il leader spirituale tibetano all’uscita dalla Casa Bianca, dopo un incontro col presidente USA durato 45 minuti
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Il colloquio con Obama si è in centrato sulla necessità di promuovere la pace, i valori umani e l’armonia religiosa
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La Cina ha accusato gli USA di aver ”grossolanamente violato le norme che regolano le relazioni internazionali”, ricevendo il leader tibetano, che Pechino considera un pericoloso secessionista
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La dichiarazione della Casa Bianca afferma che Obama e il Dalai Lama hanno concordato ‘’sulla importanza di un rapporto positivo e di cooperazione tra Stati Uniti e Cina”
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Il Dalai Lama ha detto di avere espresso ad Obama la sua ammirazione per gli Stati Uniti come paladini della ”democrazia, della libertà e dei valori umani”
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La notizia del’incontro sulle prime pagine dei quotidiani di Taiwan
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Durante la manifestazione, gli attivisti tibetani hanno cantato e sventolato bandiere americane e tibetane
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Tsewang Lhamo, 71, prende parte alla manifestazione davanti alla Casa Bianca, nel parco innevato di Lafayette Square, organizzata in occasione dell’incontro
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Danze tradizionali tibetane fuori dalla Casa Bianca
Nonostante la Casa Bianca abbia ripetuto più volte che Obama avrebbe ricevuto il Dalai Lama come un esponente spirituale e non come un leader nazionale, e nonostante abbia cercato di dare all’incontro tra i due Nobel per la Pace un formato di basso profilo sotto l’aspetto simbolico e dell’impatto mediatico, la Cina ha subito reagito affermando di essere ”fortemente insoddisfatta” per l’incontro che, secondo Pechino, costituisce una violazione dell’impegno Usa a non sostenere l’indipendenza del Tibet.
La Cina ha presentato una ”formale protesta” al governo di Washigton, espressa all’ambasciatore americano a Pechino, convocato per l’ occasione al ministero degli esteri.
Nonostante la durezza usata dalla Cina, gli osservatori sono concordi nel ritenere che l’ incontro non porterà ad un danno permanente nelle relazioni tra i due Paesi. I due Paesi hanno scambi commerciali annuali del valore 355 miliardi di dollari, e la Cina è il secondo detentore del mondo di titoli di debito del governo di Washington.
Il Dalai Lama, che nel 1989 ha avuto il premio Nobel per la Pace, è stato ricevuto da tutti i presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca dal 1991, quando era in carica George Walker Bush, il padre del predecessore di Barack Obama.
Per celebrare l’incontro un gruppo di espatriati tibetani ha organizzato una manifestazione davanti alla Casa Bianca, nel parco innevato di Lafayette Square. Gli attivisti tibetani hanno cantato e sventolato bandiere americane e tibetane.
Barack Obama sfida Pechino, ma non troppo. Basso profilo per l’incontro con il Dalai Lama di Michele Zurleni

(EPA/S. SABAWOON)
(ANSA) - Sette valanghe sono cadute nelle ultime ore sulla statale che collega Kabul con il nord dell’Afghanistan attraverso il passo di Salang, che attraversa la catena montagnosa dell’Hindu Kush, bloccando almeno 350 veicoli e provocando la morte per freddo o per inalazioni di ossido di carbonio, di decine di persone. Almeno 1.000 persone, invece, sono state prelevate dai soccorritori e trasportate negli ospedali della zona o nei centri abitati.
Un medico dell’ospedale della provincia di Parwan ha detto all’ANSA che solo nella sua struttura vi sono undici morti e 40 feriti. Lo stesso medico ha però detto di avere avuto notizia che i morti potrebbero essere un centinaio, e i feriti 500. Secondo l’agenzia di stampa afghana Pajhwok, i morti sarebbero per il momento 60.
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Sette valanghe sono cadute nelle ultime ore sulla statale che collega Kabul con il nord dell’Afghanistan attraverso il passo di Salang
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Almeno 350 veicoli sono rimasti bloccati sotto la neve
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Per il freddo o per inalazioni di ossido di carbonio sono morte decine di persone
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Le valanghe, frutto di recenti intense nevicate, hanno bloccato il traffico sulla statale nel tratto da Kabul verso il tunnel Salang
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Almeno 40 ambulanze e 100 veicoli della protezione civile e dell’esercito afghano sono giunti sul posto per assistere i passeggeri in difficoltà ed estrarre le vittime dalle auto.
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Il ministero della Difesa ha mobilitato 600 soldati che insieme a poliziotti e vigili del fuoco sono riusciti a portare in salvo 1500 persone
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Secondo l’agenzia di stampa afghana Pajhwok, i morti sarebbero per il momento 60
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Almeno 40 ambulanze e 100 veicoli della protezione civile e dell’esercito afghano sono giunti sul posto
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La situazione si è fatta particolarmente drammatica fuori e dentro il tunnel costruito nel 1964 dai sovietici a 3.400 metri di quota. Qui centinaia di auto e autocarri sono rimasti bloccati.
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Nel pomeriggio sono giunti anche alcuni elicotteri della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) che hanno trasportato le persone in condizioni più gravi a Kabul
Le valanghe, frutto di recenti intense nevicate, hanno bloccato il traffico sulla statale nel tratto da Kabul verso il tunnel Salang, che non è rimasto bloccato. Le auto ed i camion però, non hanno potuto continuare il loro viaggio verso il nord, né tornare indietro.
Almeno 40 ambulanze e 100 veicoli della protezione civile e dell’esercito afghano sono giunti sul posto per assistere i passeggeri in difficoltà ed estrarre le vittime dalle auto. Nel pomeriggio sono giunti anche alcuni elicotteri della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) che hanno trasportato le persone in condizioni più gravi a Kabul.

(EPA/Alejandro Bolívar)
(ANSA) - Una bella donna di 50 anni alla presidenza, in Costa Rica il potere diventa rosa: Laura Chinchilla ha vinto a man bassa le elezioni di ieri diventando la prima donna capo dello Stato del Costa Rica, dopo aver battuto due candidati maschi, uno di destra l’altro di centro-sinistra.
Politologa, master all’università di Georgetown, divorziata e un figlio, con una lunga carriera nelle stanze dei bottoni di San José, la Chinchilla ha ottenuto il 46,8% dei voti, molti di più di quanto indicassero i sondaggi e delle aspettative degli analisti, che prevedevano una sua vittoria solo di qualche punto sopra il 40% (barriera oltre il quale, secondo le norme elettorali locali, non è necessario andare al ballottaggio).
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Nel discorso da vincitrice ha promesso il dialogo con gli avversari ed impegno per sicurezza, educazione e salute
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Ha battuto due candidati maschi, uno di destra, l’altro di centro-sinistra.
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Politologa, master all’università di Georgetown, divorziata e un figlio, con una lunga carriera politica alle spalle
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Ha ottenuto il 46,8% dei voti, molti più di quanto indicassero sondaggi e analisti
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Milita nel partito Liberacion Nacional (Pln), formazione socialdemocratica
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Il Pln è anche il partito del presidente uscente, il premio Nobel per la pace, Oscar Arias
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È stata Vicepresidente e Ministro della giustizia.
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Le sue due sfide principali saranno l’economia e la lotta al narcotraffico
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Subito dopo i primi risultati, i sostenitori di ‘Laura’ hanno iniziato a festeggiare in diversi quartieri della capitale, in particolare nell’area del ‘Parque Central’, dove alcuni militanti del Pln hanno organizzato una festa con musica e balli.
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La nuova presidente ha chiarito che il suo governo avrà un’anima femminile
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Nel Paese l’economia cresce a tassi troppo bassi e la povertà colpisce il 20% dei costaricani
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Il Costa Rica vive ormai dagli anni ‘50 senza Forze armate
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A differenza dei suoi vicini centroamericani, il Costa Rica è riuscito per decenni a stare alla larga da guerriglie e conflitti armati, mantenendo una sostanziale stabilità sia politica sia sociale
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Otton Solis, il candidato sconfitto di centro-sinistra (25%)
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Otto Guevara, il candidato di destra sconfitto (21%)
In questo modo, i quasi tre milioni di ticos (costaricani) chiamati a votare si sono affidati ancora una volta, e per altri quattro anni, al partito Liberacion Nacional (Pln), formazione socialdemocratica che in realtà - ha precisato la Chinchilla - punta ad ”un centro ideologico”. Il Pln è d’altra parte il partito del presidente uscente, il premio Nobel per la pace, Oscar Arias, con il quale la Chinchilla ha lavorato per anni in stretto coordinamento in veste di vicepresidente e ministro della giustizia.
Visto il risultato finale, ‘l’erede’ di Arias ha finito per stracciare i suoi due rivali più pericolosi, Otton Solis (di centro-sinistra), che era in rimonta e che ha in effetti avuto un lusinghiero 25%, e Otto Guevara (quasi il 21%), il quale a dispetto del cognome rappresenta la destra piu’ dura del Costa Rica. Subito dopo i primi risultati, i sostenitori di ‘Laura’ hanno iniziato a festeggiare in diversi quartieri della capitale, in particolare nell’area del ‘Parque Central’, dove alcuni militanti del Pln hanno organizzato una festa con musica e balli.
Senza nascondere la propria soddisfazione e indossando un scintillante tailleur, la sempre elegante Chinchilla ha festeggiato insieme ai suoi fan all’Hotel Crown Plaza della capitale. Prima di affrontare quelle che saranno le sue due sfide principali (l’economia e la lotta al narcotraffico), la nuova ‘presidenta’ ha chiarito che il suo sarà’ ”un governo con un’anima femminile, che punterà per esempio sull’attenzione ai bambini, le donne non sposate, la lotta al problema della violenza domestica”.
Anche se l’economia cresce a tassi troppo bassi e la povertà colpisce il 20% dei costaricani, la Chinchilla è preoccupata soprattutto per il fenomeno che ormai da anni attraversa in lungo e in largo tutto il continente latinoamericano, il narcotraffico: un vero incubo per un Paese come il Costa Rica, che vive ormai dagli anni ‘50 senza forze armate e che, a differenza dei suoi vicini centroamericani, è riuscito per decenni a stare alla larga da guerriglie e conflitti armati, mantenendo una sostanziale stabilità sia politica sia sociale.

(EPA/JON HRUSA | EPA/KIM LUDBROOK)
L’11 febbraio del 1990 Nelson Mandela usciva dalla prigione Victor Verster di Città del Capo, dove aveva trascorso i 27 anni precedenti. Ad attenderlo presso il Municipio della città c’era una folla di oltre 50.000 sostenitori, pronti ad ascoltare le sue prime parole da uomo libero: “La nostra battaglia ha raggiunto un momento decisivo. La nostra marcia verso la libertà è irreversibile.” L’evento fu trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo.
Condannato all’ergastolo nel giugno del 1964 per tradimento e sabotaggio, l’avvocato Nelson Mandela, attivista anti-apartheid, aveva scontato la maggior parte degli anni di detenzione nel carcere dell’isola Robben, situata di fronte a Cape Town. Durante gli anni ‘80 aveva rifiutato in più di un’occasione le proposte governative di rilascio anticipato, perché non intendeva accettare le condizioni impostegli per ottenere la libertà.
Il 2 febbraio 1990 il Presidente sudafricano F.W. de Klerk, dopo lunghe negoziazioni con Mandela, fece retromarcia rispetto alla messa al bando dell’African National Congress (ANC) e delle altre organizzazioni anti-apartheid, annunciando che Mandela sarebbe stato liberato a breve.
In Sudafrica quello fu l’inizio dell’era di apertura post-apartheid, nella quale Mandela diventerà il primo Presidente nero del Sudafrica, ricoprendo questo incarico dal 1994 al 1999. Nel 1993 riceverà il Premio Nobel per la Pace assieme a Frederik Willem de Klerk.
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L’ex presidente sudafricano in due immagini recenti
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12 luglio 2008, il 90° compleanno
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Con il presidente suo predecessore De Klerk
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16 aprile 1990, Nelson e Winnie Mandela
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27 marzo 1998: in visita nel carcere di Robben Island con Bill Clinton
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14/05/2004, l’annuncio: in Sudafrica i mondiali di calcio 2010
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17 febbraio 2005, Mandela protagonista di un’iniziativa benefica in favore dei malati di Aids
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Una foto del 2008 presso la Nelson Mandela Foundation
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Promotore di una conferenza sull’AIDS a Londra
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Morgan Freeman nel ruolo di Mandela, in una scena del film Invictus, di Clint Eastwood
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Morgan Freeman nel ruolo di Mandela, in una scena del film Invictus, di Clint Eastwood
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Morgan Freeman e Matt Damon in una scena del film Invictus, di Clint Eastwood
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Una scena del film Invictus di Clint Eastwood
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Morgan Freeman e Clint Eastwood sul set del film Invictus
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Morgan Freeman
In coincidenza con questo ventesimo anniversario, esce nelle sale di tutto il mondo Invictus, l’ultimo film di Clint Eastwood, dedicato proprio alla figura del leader sudafricano e tratto dal libro Ama il tuo nemico di John Carlin (Sperling & Kupfer). In Italia il film sarà nelle sale il 24 febbraio.
Il film racconta come il neo-presidente Mandela seppe sfruttare politicamente negli anni Novanta l’amore per il rugby del suo Paese per una sorta di pacificazione tra bianchi e neri. E questo grazie a una sorta di patto d’acciaio con il capitano della squadra di rugby Francois Pienaar (Matt Damon). Una cosa che portò poi il Sudafrica alla straordinaria vittoria nel 1995 al Campionato del mondo, momento chiave della pacificazione di questo Paese diviso da antichi odi razziali e voglia di rivalsa.

Fiori dai sostenitori, a Vasylivka (AP Photo/Alexander Prokopenko)
Il prossimo
17 gennaio gli elettori ucraini saranno chiamati alle urne per eleggere il
Presidente della Repubblica. Probabilmente la partita non si chiuderà nella giornata di domenica, ma con il ballottaggio del 7 febbraio.
Tra i 18 candidati che concorrono a ricoprire la carica più alta della Repubblica - è in corsa anche il Presidente attuale Viktor Yushchenko, eletto il
26 dicembre 2004 - i due con maggiori possibilità di successo sono
Viktor Yanukovich, leader del fronte filo-russo (che i sondaggi accreditano tra il 34 e il 42 per cento dei consensi) e l’attuale premier
Yulia Tymoshenko, già appassionata protagonista della rivoluzione arancione (tra il 19 e il 22 per cento).
In questa galleria fotografica, alcune immagini della
campagna elettorale di Yulia Timoshenko.
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Fiori dai sostenitori, a Vasylivka
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Saluti ai sostenitori, a Vasylivka
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Saluti ai sostenitori, a Volodymyr-Volynskiy
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Celebrazioni del Natale Ortodosso, a Brovary
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Manifesti elettorali nella capitale Kiev
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Celebrazioni del Natale Ortodosso, a Brovary
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Saluti ai sostenitori, a Volodymyr-Volynskiy
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Comizio a Volodymyr-Volynskiy
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Il comizio a Volodymyr-Volynskiy
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L’arrivo a Volodymyr-Volynskiy Kiev | Un manifesto elettorale

Emirati Arabi
Immaginate la Torre Eiffel, più l’Empire State Building e due torri di Pisa. La loro somma in altezza raggiunge, centimetro più, centimetro meno, gli 819 metri, ancora ufficiosi, del Burj Dubai, il nuovissimo grattacielo della capitale degli Emirati arabi, l’edificio più alto del mondo, che verrà inaugurato oggi.
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Il colosso e la sua ombra
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Emirati Arabi
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Piattaforma di osservazione
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Vista dal 124° piano
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Una lunga ombra
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Viste
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Emirati Arabi
Ma la “Torre di Dubai”, realizzata dalll’Emaar Properties, ha polverizzato altri record: è la costruzione con il maggior numero di piani (più di 160) e ospita la piattaforma di osservazione più elevata mai realizzata (124mo piano). La torre di metallo e vetro, i cui lavori sono iniziati nel settembre di sei anni fa, sarà inaugurata dall’emiro Mohammad ben Rachid Al-Maktoum, tra alte misure di sicurezza.
Il costo iniziale stimato era di un miliardo di dollari, ma alla fine si è arrivati a spendere oltre 4 miliardi di Usd. Il grattacielo, oltre ad ospitare appartamenti di lusso e uffici, avrà anche un hotel cinque stelle, 18 piani, griffato Giorgio Armani. (Ap)

Supporter governativi
A Teheran oggi i contro-dimostranti hanno intonato slogan favorevoli alla guida suprema della repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei, e ostili all’opposizione, alla quale hanno promesso “l’annientamento”. Chiedevano l’arresto e a volte l’esecuzione dei suoi leader, stando alle immagini diffuse in circuito dalle principali reti televisive di stato.
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Supporter governativi
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Slogan pro-governo
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Slogan pro-governo
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“Morte a Mousavi”
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Supporter governativi
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Supporter governativi
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Supporter governativi
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Poster di Ali Khamenei
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Poster pro-Khamenei
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Poster di Khamenei
Queste processioni sono state organizzate su appello delle autorità, ma anche delle amministrazioni, dei corpi ufficiali come i Guardiani della rivoluzione, delle scuole teologiche, di associazioni locali. Secondo l’opposizione, alcune grandi aziende hanno inoltre incoraggiato i loro dipendenti a partecipare a questi raduni, mettendo in alcuni casi a disposizione pullman per trasportarli.
I manifestanti dell’opposizione “si sono resi servi del nemico nell’illusione di destituire il regime islamico” e “il popolo intelligente dell’Iran islamico (…) di nuovo li rimetterà al loro posto” mobilitandosi in maniera massiccia, ha affermato il governo. (Apcom)

Alta tensione
Caos in Iran dove la repressione non ferma la protesta anti-regime. Il giorno dopo le violenze più sanguinose dal giorno dell’elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla guida della teocrazia islamica, la polizia ha fatto irruzione nell’ufficio dell’ex residente riformista, Mohammad Khatami. Intanto, il regime ha ammesso che domenica, durante la manifestazione di protesta sorta in occasione dell’Ashura, ci sono stati 15 morti negli scontri a Teheran: “più di dieci”, secondo il ministero dei servizi segreti, appartenenti “ai gruppi controrivoluzionari”; gli altri cinque, si legge nel sito web della televisione pubblica, uccisi “da gruppi terroristici”. Ma il bilancio è ancora incerto.
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Alta tensione
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Probabili nuovi scontri
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Oggi funerali nipote Moussavi
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Un poster di Mousavi
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Polizia anti-sommossa
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Dimostrante col segno di vittoria
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Lancio di pietre e fiamme
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Poliziotto in sangue
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Dimostrante ferito
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Corpo morto
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Polizia anti-sommossa
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Fiamme e lanci di pietre
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A facce coperte
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Poliziotto con sciarpa verde
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Bandiera verde
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Calci e pugni
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Dimostranti col segno di vittoria
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Stivali di poliziotti in aria
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Dimostranti contro Ahmadinejad
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Moto in fiamme
Secondo Press Tv, il canale pubblico iraniano, nelle proteste sono morte 8 persone: con un sommario dato come “breaking news”, l’emittente in lingua inglese ha riferito il bilancio attribuendolo al Supremo Consiglio della Sicurezza Nazionale, senza dare ulteriore particolari.
Intanto il regime stringe la morsa attorno all’opposizione.
All’alba è stata arrestata una delle voci critiche del regime, Ebrahim Yazdi, che era stato vice-premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979. Fermato anche un difensore dei diritti civili, Emad Baghi. Secondo un altro sito dell’opposizione, sono stati arrestati anche l’ex ministro Morteza Haji e (Hasan) Rasooli, rispettivamente segretario e vice della fondazione Baran, l’organizzazione non governativa che fa capo a Khatami. Fermati nelle ultime ore anche il più stretto collaboratore di Moussavi, Alireza Beheshti, insieme a (Ghorban) Behzadian-Nejad e (Mohammad) Bagherian, tutti vicini al leader dell’onda verde.
Adesso si temono nuovi scontri: la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere i sostenitori di Moussavi, che si radunati all’esterno dell’ospedale Ebn-e Sina dove era stata portata la salma del nipote, ucciso domenica nel corso delle proteste. Ma sulla salma del giovane, è giallo: secondo la famiglia, la salma di Seyed Ali Moussavi e stato trasferita dall’ospedale e portata in una località sconosciuta. (Agi)

(AP Photo/Alexandre Meneghini)
Città del Messico è da ieri la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso: è il risultato di una serie di cambiamenti nel codice civile approvato dall’Assemblea legislativa della megalopoli latino-americana.
Con 39 voti a favore, 20 contro e 5 astensioni, la ‘Asemblea legislativa’ della capitale ha dato via libera alle modifiche nella normativa, dopo quanto deciso nel 2007, quando la stessa assemblea approvò le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
Nel mondo, solo alcun Paesi (Belgio, Canada, Spagna, Norvegia, Sudafrica, Svezia e Olanda) permettono i matrimoni omosessuali, oltre che alcune città degli Stati Uniti.
I cambiamenti approvati oggi devono ancora avere il via libera dell’esecutivo della città e non contemplano d’altra parte l’adozione di figli da parte di coppie dello stesso sesso, aggiungono i media, sottolineando la forte opposizione a quanto deciso dai legislatori da parte della Chiesa cattolica messicana.
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Da ieri è la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso: è il risultato di una serie di cambiamenti nel codice civile approvate dall’Assemblea legislativa della megalopoli latino-americana.
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Con 39 voti a favore, 20 contro e 5 astensioni, la ‘Asemblea legislativa’ della capitale ha dato via libera alle modifiche nella normativa
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Già nel 2007, la stessa assemblea approvò le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
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Nel mondo, solo alcun Paesi (Belgio, Canada, Spagna, Norvegia, Sudafrica, Svezia e Olanda) permettono i matrimoni omosessuali, oltre che alcune città degli Stati Uniti.
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I cambiamenti approvati ieri devono ancora avere il via libera dell’esecutivo della città
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Le norme adottate non contemplano l’adozione di figli da parte di coppie dello stesso sesso
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I media hanno sottolineato la forte opposizione da parte della Chiesa cattolica messicana a quanto deciso dai legislatori
Commentando il voto di oggi, il promotore dell’iniziativa, il deputato David Razù, ha precisato che ”ogni uomo e donna ha diritto di sposarsi liberamente, senza alcuna restrizione sulla base del proprio orientamento sessuale”. ”Per molti secoli - ha aggiunto - leggi ingiuste hanno proibito i matrimoni tra bianchi e neri, o tra indios ed europei. Ora tutte queste barriere non ci sono piu’, e rimane in piedi un unico ostacolo: proprio quello contro il quale abbiamo votato oggi”.
Del tema di matrimoni tra omosessuali si è parlato negli ultimi giorni anche in un’altra grande capitale latinoamericana, Buenos Aires, dove lo scorso primo dicembre erano in programma quelle che sarebbero state le prime nozze gay dell’intero continente. La cerimonia tra Alex Freyre e José Maria Di Bello è però saltata all’ultimo momento, dopo l’intervento della magistratura locale, che ha accolto il ricorso di un privato cittadino.
In questi ultimi giorni, gli attivisti gay hanno lanciato in Argentina una campagna proprio per superare gli ostacoli posti dalla giustizia, e permettere cosi’ il matrimonio tra omosessuali. (ANSA)

(AP Photo)
“Centinaia di migliaia” di persone hanno partecipato, secondo l”opposizione anti-Ahmadinejad, ai funerali del grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, aspro critico del regime iraniano. I funerali si sono svolti nella città santa di Qom, dove Montazeri viveva.
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Il grande Ayatollah Hossein Ali Montazeri è morto il 20 dicembre a 87 anni
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I siti riformisti stimano che ha partecipato nella città abbiano partecipato alla cerimonia
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Ha preso parte alle esequie anche il capo dell’opposizione, Mir Hossein Mussavi
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La salma è stata deposta nel mausoleo di Masumeh Zahra, sorella dell’ottavo Imam sciita, Reza, meta ogni anno di milioni di pellegrini
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Ali Montazeri è stato un aspro critico del regime iraniano
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Montazeri, teologo, è stato un difensore dei diritti umani e delle donne
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Montazeri era considerato dai seguaci la più alta autorità vivente dell’Islam sciita in Iran
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Dopo i funerali alcuni incidenti sono scoppiati tra le forze di sicurezza iraniane e gli oppositori
Le informazioni sul funerale sono arrivate in Occidente dai siti-web dell’opposizione, perché alla stampa straniera è stato vietato di presenziare alla cerimonia. Si sarebbero anche verificati scontri: secondo il sito Rahesabz.net, milizie di Ansar Hezbollah (letteralmente i seguaci di Dio), un’organizzazione paramilitare e vicina alla teocrazia islamica, si sono infiltrate nella folla che partecipava ai funerali e hanno tentato di “interrompere la cerimonia”: “Se ne sono andati dopo tafferugli con alcuni presenti”. Le esequie sarebbero terminate “con dimostrazioni e slogan anti-regime”.
L’agenzia ufficiale Irna, nel suo primo lancio sul funerale, non ha fornito cifre sui presenti e ha detto che il corteo fumebre è entrato “in maniera calma” nel santuario sciita dove la salma è stata tumulata.
Teologo e difensore dei diritti umani e delle donne, aspra voce critica del regime di Mahmoud Ahmadinejad, considerato dai seguaci la piu’ alta autorita’ vivente dell’Islam sciita in Iran, Montazeri è stato tumulato nella tomba di Masoumeh, un’altra figura sciita di spicco. (AGI)
Leggi anche: In morte dell’ayatollah Montazeri, il padre del movimento riformista iraniano di Farian Sabahi