
Il programma di monitoraggio sui coccodrilli nella zona circostante la centrale nucleare di Turkey Point - a Homestead, in Florida - è iniziato nel 1978, un anno dopo che alcuni dipendenti incapparono in un nido di coccodrilli posizionato presso un canale di raffreddamento dello stabilimento.
L’obiettivo iniziale del programma era garantire che la centrale non causasse alcun danno alla specie, ma negli ultimi tre decenni ha contribuito ad aumentare il numero dei coccodrilli, che oggi sono più di 1.500. La specie è classificata oggi tra quelle minacciate: un piccolo passo verso la sopravvivenza della specie.
LE FOTO

L'arresto di un manifestante (Lapresse)
Dopo un travagliatissimo viaggio, l’ultimo convoglio carico di scorie nucleari tedesche, proveniente dalla Francia, è giunto nella notte alla sua destinazione ferroviaria a Dannenberg, nel nord della Germania. Quasi quattro giorni - 92 ore, per l’esattezza - per percorrere qualche centinaio di km dalla frontiera franco-tedesca alla stazione finale. Lungo il tragitto si sono contati centocinquanta feriti, tutti lievi, tra gli attivisti del movimento verde che con dei blitz hanno occupato i binari, cercando di impedire l’avanzamento del treno. Tra sabato e domenica, per sgomberare l’ultimo blocco sui binari prima dell’arrivo a destinazione, la polizia tedesca ha dovuto arrestare 1.300 manifestanti in un colpo solo. LE FOTO

L'interno di una scuola materna nella città abbandonata di Pripyat (Ansa/EPA/SERGEY DOLZHENKO)
Nessuno ne aveva sentito parlare fino a 25 anni fa. Poi la città ucraina di Chernobyl divenne tristemente nota in ogni angolo della Terra per l’incidente alla sua centrale nucleare. Era il 26 aprile 1986, ore 1:23:45, e, nel corso di un test definito “di sicurezza”, si innescò il più grande disastro nucleare della storia, con esplosioni al reattore n. 4 e una nube di materiali radioattivi che fuoriuscì ricadendo su vaste aree intorno all’impianto contaminandole pesantemente.
Si rese necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336mila persone.
Da allora sono passati 25 anni, ma ancora non è chiaro quale sia il numero di persone uccise dal disastro nucleare di Chernobyl. Gli studiosi non riescono a trovare un accordo sulle cifre. Quello che si sa per certo è che due persone morirono immediatamente per l’esplosione dell’impianto, e altre 29 in ospedale nei giorni seguenti. Ma l’impatto a lungo termine delle radiazioni è più difficile da quantificare. Vent’anni fa John Gittus della Royal Academy of Engineering fece una previsione di circa di 10mila morti, ma oggi alcuni gruppi ambientalisti parlano di numeri a sei cifre.
In questa galleria fotografica le immagini di Chernobyl e delle aree circostanti 25 anni dopo.
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L’interno di una scuola nella città di Pripyat
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Ruota panoramica deserta nell’abbandonata città di Pripyat, vicino l’impianto di Chernobyl
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Scarpe di bambina nella città deserta di Pripyat
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Autoscontro arrugginito nella città fantasma di Pripyat
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Bimbo malato di leucemia mangia a letto all’ospedale dei bambini di Kharkov
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Bimbo malato di leucemia all’ospedale di Kharkov
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Palazzo abbandonato nella città fantasma di Pripyat, diventata ormai meta turistica
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Un giocattolo giace sul tavolo nella città deserta di Pripyat
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Bambino malato di leucemia all’Ospedale dei bambini di Kharkov
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L’impianto nuclare di Chernobyl oggi: la centrale è stata definitivamente chiusa nel 2000
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La costruzione del nuovo sarcofago sul reattore n. 4 a Chernobyl
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Palazzo abbandonato e in decadimento a Pripyat
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Schiuma solidificata e mucchi di polvere di piombo e boro, lanciati dagli elicotteri nel tentativo di fermare la reazione nucleare, alla centrale di Chernobyl
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La sala di controllo a Chernobyl, con i suoi macchinari danneggiati, all’interno del reattore n. 4
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Veicoli contaminati lasciati vicini alla centrale di Chernobyl: circa 1350 elicotteri, bus, ruspe, camion di vigili del fuoco, ambulanze vennero usati nella lotto contro l’incidente nucleare
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Un’ex scuola materna nella città abbandonata di Pripyat
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L’interno di una scuola materna nella città abbandonata di Pripyat
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Un’ex scuola nella città fantasma di Pripyat
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Ufficio di polizia con le celle aperte nella città abbandonata di Pripyat
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Il rifugio che copre il quarto blocco energetico della centrale nucleare di Cernobyl
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Abitazione abbandonata nel villaggio deserto di Paryshev, a 25 km dalla centrale di Chernobyl
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Casa abbandonata nel villaggio deserto di Paryshev, a 25 km dalla centrale di Chernobyl
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Semenyuk Iva e Maria non hanno lasciato la loro casa a Paryshev, villaggio per lo più deserto. Più di 330 residenti della zona a 30 km da Chernobyl rifiutarono il trasferimento
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Scaffali di libri nella città fantasma di Pripyat, a 3 km dalla centrale di Chernobyl
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Scolari con maschera anti-gas in un’esercitazione a Rudo
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Un cane randagio nella città fantasma di Pripyat
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Chernobyl, il sito del più grande incidente nucleare fotograto pochi giorni dopo l’esplosione
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Visitatori verificano il livello di radioattività dopo la visita alla centrale nucleare di Chernobyl
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Il reattore n. 4 distrutto della centrale in una foto di Anatoliy Rasskazov, scattata poco dopo l’esplosione. Il fotografo è morto di cancro
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L’interno di una scuola nella città abbandonata di Pripyat
Dal 2000 la centrale di Chernobyl è definitivamente chiusa. Un sarcofago venne creato a tempo record tra il maggio ed il novembre 1986 intrappolando all’interno le macerie dell’intera struttura che conteneva il reattore.
Oggi si lavora però alla costruzione di un nuovo sarcofago attorno al reattore 4, per sostituire il vecchio, progettato per durare fino al 2016 ma che deve essere ormai rimpiazzato al più presto.
Ma come si presenta oggi l’area del disastro? A distanza di cinque lustri la vera città fantasma non è Chernobyl, ma Pripyat. Oggi la cittadina il cui nome è diventato sinonimo di disastro nucleare è popolata da qualche centinaio di persone, tra scienziati, tecnici, operai che ogni giorno lavorano nei pressi della centrale e all’interno della zona proibita, quella che inizia a 30 km dal reattore numero quattro esploso nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986.
A Chernobyl oggi si vede gente, circolano macchine, qualche bicicletta. Anche se nessuno abita fisso qui e si lavora su turni per evitare prolungate esposizioni alle radiazioni, qualcosa comunque si muove ed è cambiato.

Un'ex scuola nella città fantasma di Pripyat (Ansa/EPA/SERGEY DOLZHENKO)

Ruota panoramica deserta nell'abbandonata città di Pripyat (Ansa/EPA/HELMUT FOHRINGER)
La Ghost City è invece Priypat. A soli 2 km dal reattore comincia infatti la vera e propria terra di nessuno, dove quasi ogni cosa è davvero rimasta immobile come 25 anni fa. Pripyat era stata fondata nel 1970 proprio per ospitare le famiglie e tutti i lavoratori della centrale, fin dalla sua costruzione. Nel 1986 era tre volte più grande della stessa Chernobyl. Una città giovane, in tutti i sensi. Dei quasi 50 mila abitanti oltre 15 mila erano bambini, l’età media totale di 26 anni. Nel giro di un paio d’ore, nel pomeriggio del 27 aprile, circa 36 ore dopo l’incidente, Pripyat fu completamente evacuata. 1200 bus portarono via tutti gli abitanti, dopo che alla mattina via radio era arrivata la notizia di prepararsi a lasciare la città per almeno tre giorni.
Oggi molto è come allora, tutto consumato dal tempo, dai carrelli abbandonati nei supermarket ai libri sugli scaffali della scuola. Si può fare un giro nella vecchia piscina o godersi la vista dalle camere dell’hotel nella piazza centrale. Al parco giochi la grande ruota arrugginita è ancora l’attrazione principale.
La città fantasma è stata addirittura collocata dalla rivista americana Forbes tra le mete più stravaganti dove andare in vacanza. In realtà a Pripyat per ora ci si arriva solo con il permesso delle autorità locali e con tour organizzati. (Apcom)

Bimbo malato di leucemia all'ospedale di Kharkov (Ansa/ EPA/HELMUT FOHRINGER)

Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Protesta, questa mattina a Roma, degli attivisti di
Greenpeace contro la politica in favore del nucleare da parte dell’Enel che, secondo l’associazione, su questo tema ”bleffa” le imprese.
Gli attivisti, rende noto l’associazione, sono saliti sul ‘Colosseo Quadrato’ all’Eur di Roma, da dove hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta ‘Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness‘, proprio mentre era in corso l’incontro tra Enel e le imprese italiane coinvolte nel progettodi costruzione di quattro impianti nucleari EPR in Italia.
(ANSA)
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del “Colosseo quadrato”
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del “Colosseo quadrato”