Leggi tutte le notizie su:
Pakistan

Nadia Nassrallah, 3 anni, fa colazione davanti alla sua baracca, alla periferia di Islamabad (AP Photo/Muhammed Muheisen)
In questa galleria fotografica, vi proponiamo una selezioni delle immagini più belle realizzate nelle scorse settimana dal fotoreporter Muhammed Muheisen in Pakistan: un percorso affascinante nella vita quotidiana degli abitanti di questo Paese dell’Asia centro-meridionale.
-
-
Una donna sfollata con il figlio neonato riposano sotto una tenda
-
-
Nelo Fotah, 10 anni, sfollato per le alluvioni, siede all’interno della sua bancarella di alimentari sul ciglio di una strada
-
-
Un bambino a riposo lungo una strada, protetto da una rete contro le mosche, insieme ad altri sfollati per le alluvioni
-
-
Un giovane ragazzo, tra gli sfollati per le alluvioni, porta una ciotola piena d’acqua sopra la testa
-
-
Orung Zeeb, 1 anno, dorme in un’amaca appesa ad un letto dove giace sua madre, entrambi fuggiti dalle alluvioni
-
-
Un bambino sfollato con la sua famiglia dorme su un’amaca lungo una strada, dopo la fuga da casa a causa delle alluvioni
-
-
Un uomo in fuga dalla sua casa trasporta il suo letto tra le acque alluvionali
-
-
Ijaz Nawana, 6 anni, gioca con uno pneumatico tra gli sfollati delle alluvioni
-
-
Un gruppo di persone attraversa una striscia di terreno emerso tra le acqua alluvionali alla periferia di Hyderabad
-
-
Una bambina pakistana sfollata distesa per terra in un sito che ospita un mercato di ortaggi e frutta
-
-
Un gruppo di sfollati lava i propri panni in un campo allagato
-
-
Un ragazzo attraversa un campo allagato trasportando i rami di un albero
-
-
Un bambino sfollato dalle zone alluvionate protetto da una retina contro le mosche
-
-
Tre donne fuggite dalle zone più colpite dall’alluvione attraversano un campo inondato
-
-
Un uomo conduce i suoi bufali lungo una striscia di terreno circondata da campi allagati nel distretto di Badin
-
-
Campi parzialmente allagati nella provincia di Sindh
-
-
Shahinaz Afser, 8 anni, tra la popolazione in fuga dalle alluvioni accolta con la famiglia in un accampamento di tende allestito dall’esercito a Kaloi
-
-
Una fotografia aerea scattata da un aereo in sorvolo del distretto di Badin per distribuire riso e zucchero alle vittime delle alluvioni
-
-
Un venditori di prodotti alimentari spinge il suo carrello fuori dal mare alla fine della sua giornata di lavoro
-
-
Un uomo si lava ai piedi di una cascata
-
-
Naseem Akhtar, 1 anni, con le mani e i piedi dipinti con l’henné, attende seduta fuori dal centro di distribuzione dove la madre è in coda per ricevere il cibo
-
-
Un venditore di verdura al lavoro mentre scende la notte lungo una strada della città
-
-
Shaima Akram, 12 anni, con la sorella Shamila, 9 anni si riposano durante una pausa dal lavoro in una fabbrica di mattoni
-
-
Alia Zafar, 8 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni
-
-
Rizwanah Nawaz, 13 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni
-
-
Un gruppo di bambini rifugiati dall’Afghanistan in un vicolo della città
-
-
Habeeb Ghull, 12 anni, seduto sul suo carretto in attesa di clienti in un mercato all’ingrosso di frutta e verdura alla periferia della città
-
-
Matti Noor Khan, 35 anni, si sistema la barba di fronte a casa prima di recarsi al mercato della frutta dove lavora
-
-
Un anziano venditore di cocco in attesa di clienti, all’alba, lungo una strada alla periferia di Islamabad
-
-
Nadia Nassrallah, 3 anni, fa colazione davanti alla sua baracca alla periferia di Islamabad
Muheisen ha immortalato dapprima, anche con spettacolari immagini aeree, i paesaggi recentemente colpiti, nel sud del Paese, dalle violente alluvioni che hanno provocato circa 300 morti e colpito sei milioni di persone, causando ingenti danni alle infrastrutture e all’agricoltura; nei giorni successivi, invece, è tornato a nord-est, nelle periferie della capitale Islamabad, tra le baracche abitate dalla popolazione più povera.

Campi parzialmente allagati nella provincia di Sindh (AP Photo/Muhammed Muheisen)
Palestinese nato a Gerusalemme, Muhammed Muheisen è un fotogiornalista per Associated Press da oltre otto anni. Impegnato a lungo sui diversi fronti del conflitto arabo-israeliano, oltre che in Iraq, Egitto ed Arabia Saudita, ha ricevuto numerosi importanti premi, tra cui il Pulitzer 2005 nella categoria Breaking News Photography.
Le altre GALLERY di Panorama.it con fotografie firmate da Muhammed Muheisen

Un ragazzo attraversa un campo allagato trasportando i rami di un albero (AP Photo/Muhammed Muheisen)

Un uomo guada un campo allagato a Tando Muhammad Khan (AP Photo/Muhammed Muheisen)
Le piogge monsoniche sono fenomeni tipici di questo periodo dell’anno nel sud-est asiatico, essenziali per l’agricoltura, ma le inondazioni di questa stagione stanno mettendo in ginocchio il Pakistan meridionale e hanno già distrutto il 13% del raccolto di cotone.
Si calcola che abbiano finora provocato circa 300 morti e colpito quasi sette milioni di persone.
Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per raccogliere 337 milioni di dollari per un piano di aiuti di emergenza.
In questa gallery raccogliamo fotografie dal Pakistan, tra il fango.
-
-
Un uomo guada un campo allagato a Tando Muhammad Khan
-
-
Surij Veer, 5 anni, tiene la mano del padre mentre cammina per una strada allagata nel distretto di Digri
-
-
Pakistani si fanno largo tra l’acqua trasportando fasci d’erba a Badin
-
-
Donna sfollata per le inondazioni torna al suo accampamento a Tando Muhammad Khan
-
-
Una sfollata cammina lungo una strada allagata con in mano un’ascia per tagliare il legno
-
-
Donna sfollata trasporta un bambino tra le acque a Tando Muhammad Khan
-
-
Rada Chanad, 2 anni, in braccio alla madre Meena, sfollata insieme ad altre donne
-
-
Ragazzo sfollato per le inondazioni cammina tra l’acqua in direzione di una strada nel distretto di Badin
-
-
Sfollati sul tetto di bus nel distretto di Badin
-
-
Due uomini sulle rovine di una casa circondata dall’acqua
-
-
Uomini si fanno strada tra l’acqua alluvionale vicino Hyderabad
-
-
Un’anziana è aiutata da un’altra donna ad attraversare una strada allagata a Tando Muhammad Khan
-
-
Bambini sfollati raccolgono riso al bordo della strada a Tando Muhammad Khan
-
-
Ragazzino cammina con il padre tra le acque alluvionate a Badin
-
-
Una ragazzina cammina tra le acque alluvionali nel distretto di Badin
Le forti piogge monsoniche cadute nell’ultimo mese hanno sommerso 23 distretti della provincia del Sindh. In totale 31.960 villaggi sono stati inondati con enormi danni ai raccolti di cotone, banana, datteri e canna da zucchero.
I soccorsi sono gestiti dall’esercito che ha tratto in salvo oltre 100 mila persone dai villaggi inondati.

Surij Veer, 5 anni, tiene la mano del padre mentre cammina per una strada allagata nel distretto di Digri (AP Photo/Muhammed Muheisen)
A distanza di un anno dalle alluvioni che nel 2010 hanno colpito il Pakistan lasciando oltre 20 milioni di abitanti senza un tetto e senza le risorse per la loro sopravvivenza, in questi giorni il dramma si sta ripetendo nelle pianure del Sindh e del Baluchistan.

Rada Chanad, 2 anni, in braccio alla madre Meena, sfollata insieme ad altre donne (AP Photo/Muhammed Muheisen)
“Ancora una volta massicce precipitazioni monsoniche hanno gonfiato i fiumi facendoli straripare ed allagando, stando alle stime disponibili fino ad ora, oltre 600.000 ettari di terreni” ha spiegato Pietro Fiore, responsabile in Pakistan della ong italiana Cesvi. “Il numero dei senzatetto è calcolato in quasi 7 milioni di persone, 650.000 sono le case distrutte o gravemente danneggiate, il 72% delle coltivazioni è andato perduto e lo stesso vale per il 40% dei capi di bestiame che sono una fonte di reddito fondamentale per le famiglie rurali. Gli sfollati che hanno dovuto lasciare oltre alla casa anche le zone di origine e sono ammassati in campi profughi sono più di 800.000 di cui almeno un quarto sono bambini al di sotto dei 12 anni“.
Si teme però che le stime siano parziali e destinate a crescere nelle prossime giornate. Oltre alla necessità di dare acqua potabile, cibo ed un riparo alle vittime, è necessario intervenire nel settore dell’igiene comunitaria per scongiurare il pericolo di epidemie di colera, malaria e dengue.

Il Kushti è un'antica forma di lotta indo-pakistana (AP Photo/Muhammed Muheisen)
Il Kushti è un’antica arte marziale indo-pakistana che è molto più di uno sport, è una sottocultura in cui i lottatori vivono e si allenano insieme, sotto regole ben precise su tutto, da ciò che si può mangiare a ciò che si può fare nel tempo libero.
Un tempo le guardie reali indiane padroneggiavano questa disciplina sportiva. Oggi il Kushti è sport nazionale in Pakistan.
I “Malla”, i wrestler, combattono in ring di terra argillosa rossa, chiamati “Akhada”, o sulla nuda terra. La dieta dei lottatori è molto rigida così come lo stile di vita quasi ascetico. Non è concesso bere, fumare e fare sesso. Lo scopo è concentrarsi su uno stile di vita puro per rafforzare la propria forza.
A Lahore, città pakistana vicina al confine con l’India, nelle foto di Muhammed Muheisen, vediamo i lottatori intenti nei loro allenamenti quotidiani.
-
-
Il Kushti è un’antica forma di lotta indo-pakistana
-
-
Un lottatore di Kushti prepara il suo suolo del ring
-
-
Il Kushti in Pakistan è sport nazionale
-
-
Un lottatore Kushti sta sulla schiena del collega come riscaldamento nell’allenamento quotidiano
-
-
Il Kushti è una tradizione antica migliaia di anni
-
-
Giovani lottatori siedono fuori del ring aspettando di iniziare il loro allenamento
-
-
I lottatori vivono e si allenano insieme a regole ben precise

(AP Photo/Anjum Naveed)
Il bunker dove viveva Osama Bin Laden è diventata una vera e propria attrazione per i residenti della vallata di Abbottabad, la località ai piedi dell’Himalaya, a nord di Islamabad, diventata famosa in tutto il mondo dopo il clamoroso blitz americano durante il quale il leader di Al Qaeda è stato raggiunto e ucciso dai Navy Seals della Marina USA.
-
-
Folla di curiosi e operatori dei media intorno al muro perimetrale del compound di Osama bin Laden
-
-
Un centinaio di poliziotti sono rimasti a protezione delle alte mura con filo spinato e delle due cancellate di ingresso
-
-
Centinaia di giornalisti e curiosi con macchine fotografiche hanno circondato il principale cancello di ingresso
-
-
La villa-bunker dove viveva Osama bin Laden è diventata una vera e propria attrazione per i residenti della vallata di Abbottabad
-
-
La struttura sarebbe di proprietà di un trasportatore della regione tribale pachistana del Waziristan
-
-
Osama bin Laden viveva nel complesso di Abbottabad da circa 5-6 anni senza, di fatto, interagire con altri elementi fuori dalla sua residenza
-
-
La muraglia di protezione al complesso
-
-
La mappa del nascondiglio di Osama bin Laden fornita dalla CIA
-
-
Soldati pakistani ora di guardia al complesso
-
-
L’area del nascondiglio vista dall’alto
-
-
L’abitazione circondata da muri con filo spinato
-
-
Gli interni/1
-
-
Gli interni/2
-
-
Gli interni/3
-
-
Gli interni/4
-
-
Gli interni/5
-
-
Al momento del blitz, nel complesso c’erano anche tre donne e nove bambini, tra cui una figlia undicenne del leader di al Qaida
-
-
Due delle tre donne sono due mogli di Bin Laden
-
-
Un elicottero militare americano schiantatosi fuori dal complesso dove è stato ucciso Osama Bin Laden
-
-
Un ragazzo mostra un pezzo dell’elicottero schiantatosi nei pressi del complesso
Da quando l’esercito pachistano ha lasciato il complesso, che rimane comunque sigillato, centinaia di giornalisti e curiosi con macchine fotografiche ne hanno circondato il principale cancello di ingresso. Un centinaio di poliziotti sono però rimasti a protezione delle alte mura con filo spinato e delle due cancellate di ingresso. Non è chiaro se, nei prossimi giorni, i giornalisti saranno ammessi a visitare l’interno dell’edificio di tre piani.
Osama Bin Laden: FOTOSTORIA del nemico pubblico n° 1
Secondo un abitante della zona, il compound in cui è stato ucciso bin Laden è conosciuto dalla gente del posto con il nome di Waziristan Haveli e sarebbe di proprietà di un un certo Arhan Khan, trasportatore originario della regione tribale nord-occidentale pachistana del Waziristan. Le autorità stanno ora cercando di rintracciare il proprietario. Osama bin Laden viveva nel complesso di Abbottabad da circa 5-6 anni senza, di fatto, interagire con altri elementi fuori dalla sua residenza. Lo ha detto John Brennan, il consigliere del controterrorismo della Casa Bianca.
GALLERY: Ucciso Bin Laden, dal Pakistan al Kenya le reazioni nel mondo
Al momento del blitz, nel complesso c’erano anche tre donne e nove bambini, tra cui una figlia undicenne del leader di al Qaida, oggi tutti in mano alle forze di sicurezza pachistane. Nel blitz, oltre ad Osama, sono rimaste uccise tre sue guardie del corpo e il figlio Hamza. Due delle tre donne sono due mogli di Bin Laden; una terza donna è rimasta ferita ed è stata trasferita in un ospedale militare. I nove bambini trovati nella residenza del leader di al Qaida hanno un’età compresa tra i 2 e i 12 anni. Le donne e i bambini saranno ora sottoposti a interrogatorio.
GALLERY: Ucciso Osama Bin Laden, l’esplosione di gioia degli americani
Nell’operazione, durata 40 minuti,gli Usa hanno perso uno dei due elicotteri con i quali hanno compiuto il blitz, a causa di problemi meccanici. Il velivolo è stato fatto esplodere dal suo stesso equipaggio. Le forze d’assalto sono rientrate con l’altro elicottero. Nessun civile sarebbe stato colpito.

(AP Photo/Mohammad Sajjad)
Sono ad oggi circa 21 milioni le persone colpite dalle catastrofiche inondazioni in Pakistan e, secondo le ultime cifre rese note dall’Onu, sarebbero oltre 10 milioni i senza tetto. Il numero delle vittime accertate, ancora provvisorio, è di 1.752; quello delle case distrutte è di 1.8 milioni.
Nelle aree più colpite (le due province di Khyber-Pakhtunkhwa e del Punjab, dove si concentra il 70% degli sfollati), le autorità stanno incoraggiando la popolazione a rientrare nei centri abitati, dove l’acqua ha iniziato a ritirarsi. Ma per molti, semplicemente, la casa non c’è più.
-
-
In cerca di acqua potabile a Sujawal, provincia del Sindh
-
-
Tra le braccia della mamma nel villaggio di Bago Daro
-
-
Alcuni bambini assaliti dalle mosche, accampati lungo una strada di Nowshera, nei pressi di Pesharwar
-
-
Una tazza di tè a Thatta, presso Hyderabad
-
-
Su una strada di Khan Garh, provincia del Punjab
-
-
Le lacrime di un bambino in un campo per gli sfollati
-
-
Rizwana Abid, 5 anni, ad Hazrat Mosa Wala, provincia del Punjab
-
-
Un bambino aiuta a ricostruire la casa della famiglia, nel distretto di Muzaffargarh
-
-
Bambine di Gharo
-
-
Una bimba a Thatta, presso Hyderabad
-
-
Un bimbo evacuato con la famiglia da Sajawal, provincia del Sindh
-
-
La sete in un campo di accoglienza di Sukkur
-
-
Afsana Din, malata di dissenteria, aspetta di essere visitata in un campo di Sukkur
-
-
Il volto di Majeed, Ali Pur, provincia Punjab
-
-
Il ritorno verso casa a Sujawal, provincia del Sindh
-
-
Un uomo porta in braccio il figlio malato a Thatta, presso Hyderabad
-
-
Un campo sfollati a Hazrat Mosa Wala, provincia del Punjab
-
-
Due bambini giocano presso le tende temporanee allestite nel cimitero di Makli Hill, provincia del Sindh
-
-
Acqua potabile a Makli, provincia del Sindh
-
-
Sujawal, provincia del Sindh
Fortemente a rischio è la salute degli sfollati, a cominciare dai bambini, i soggetti di gran lunga più vulnerabili. L’UNICEF non cessa di lanciare l’allarme per la loro situazione. In carenza di acqua pulita, si diffondono a dismisura malaria e diarrea: la prima perché l’acqua stagnante favorisce la proliferazione delle zanzare portatrici dell’infezione, la seconda perché il delicato organismo dei più piccoli è vittima dei microbi e dei batteri contenuti nell’acqua impura.

(AP Photo/Vincent Thian)
Nei centri di accoglienza, oltre quattro milioni di persone hanno dovuto ricorrere a cure mediche per una serie di malattie legate all’acqua infetta e alla scarsa igiene. Metà di esse erano bambini e donne incinte.
LE ALTRE GALLERY:
Alluvioni in Pakistan: un Paese devastato (Lunedì 16 Agosto 2010)
Pakistan, il flagello delle alluvioni (Giovedì 5 Agosto 2010)
Onu: in Pakistan più di un milione di sfollati in due giorni (Venerdì 27 Agosto 2010)

(AP photo/Shakil Adil)
Nonostante gli sforzi profusi, l’UNICEF denuncia che la maggior parte di coloro che ne avrebbero bisogno non sono stati raggiunti dagli aiuti, semplicemente perché le scorte non sono sufficienti per i milioni di persone in stato di necessità: una popolazione di gran lunga superiore a quella colpita dalle più grandi emergenze umanitarie degli ultimi anni, come lo tsunami dell’Oceano Indiano o il terremoto di Haiti.

(AP Photo/Aaron Favila)
Il direttore dell’UNICEF Anthony Lake ha rilanciato un accorato appello alla solidarietà internazionale affinché contribuisca a finanziare l’ingente somma (141 milioni di dollari) necessaria per gli interventi a tutela dell’infanzia. Nonostante la gravità della situazione, l’UNICEF ha ricevuto finora soltanto un quarto della somma richiesta. È possibile contribuire ad aiutare i bambini del Pakistan con una donazione online.

Sukkar, Provincia del Sindh (AP Photo/Kevin Frayer)
Il bilancio ufficiale stima a 1.600 i cadaveri ritrovati, ma il numero delle persone morte a causa delle inondazioni in Pakistan è destinato a crescere in modo rilevante. Lo ha detto oggi un portavoce dell’Autorità per la gestione dei disastri nazionali, facendo riferimento alla prossima fine delle piogge. “Quando i livelli dell’acqua indietreggeranno, troveremo molti cadaveri”.
Un altro milione circa di persone è sfollato nelle ultime 48 ore nel Sindh, nel Pakistan meridionale, mentre le inondazioni continuano a devastare il Paese. Ieri era invece scattato il piano di evacuazione per 400 mila persone in tre città lungo il bacino dell’Indo, dove il livello dell’acqua continua a salire minacciando anche la metropoli di Hyderabad, a nord est di Karachi.
-
-
Godar Chawk, provincia del Punjab
-
-
Provincia del Punjab
-
-
Sukkar, Provincia del Sindh
-
-
Sukkar, Provincia del Sindh
-
-
Sukkar, Provincia del Sindh
-
-
Chakar Kot, provincia del Punjab
-
-
Nowshera
-
-
Sukkar, Provincia del Sindh
-
-
Bachel, Provincia del Sindh
-
-
Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
-
-
Sukkar, Provincia del Sindh
-
-
Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
-
-
Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
-
-
Sukkur, nel Pakistan meridionale
-
-
Shikarpur, Provincia del Sindh
-
-
Distretto di Muzaffargarh, provincia del Punjab
-
-
Sukkar, Provincia del Sindh
-
-
Mardan
-
-
Kalam, nella valle dello Swat
-
-
Karachi, Provincia del Sindh
Questo ”tsunami al rallentatore”, iniziato un mese fa, si esaurirà solo quando l’enorme massa d’acqua generata dalle piogge monsoniche record sfocerà nel Mar Arabico. Si teme che l’acqua possa invadere i quartieri bassi di Hyderabad, la seconda città del Sindh dopo Karachi e sesta metropoli pachistana con 2,5 milioni di abitanti.

Sukkar, Provincia del Sindh (AP Photo/Kevin Frayer)
A oggi, un quinto del Paese è sommerso dall’acqua e interi villaggi sono stati spazzati via. Circa 900.000 abitazioni sono state danneggiate o distrutte. Le persone colpite dalle alluvioni sono 15,4 milioni. La marea marrone, oltre a mettere in ginocchio l’economia nazionale, sta minacciando anche i simboli del Paese come il mausoleo della famiglia Bhutto, lambito dall’acqua in un remoto villaggio nei pressi della città di Larkana, dove è sepolta l’ex premiere Benazir, assassinata nel 2007.
LE ALTRE GALLERY:
Alluvioni in Pakistan: un Paese devastato (Lunedì 16 Agosto 2010)
Pakistan, il flagello delle alluvioni (Giovedì 5 Agosto 2010)
Nella giornata di ieri, intanto, il dipartimento di Stato americano ha riferito che, nonostante la drammaticità della situazione, esiste il serio rischio che gli operatori umanitari divengano obiettivi di attentati del terrorismo islamico contro l’Occidente e i suoi interventi di sostegno alle popolazioni.
Diverse organizzazioni internazionali lamentano l’insufficienza degli sforzi di fronte all’immensità dell’emergenza. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e le autorità del Pakistan stanno valutando ”tutte le opzioni”, anche un maxi prestito per salvare il Paese dalla bancarotta attraverso un ”meccanismo di urgenza per le catastrofi naturali” già utilizzato in passato. Se il mondo non risponderà immediatamente all’emergenza - ha dichiarato ieri direttore esecutivo dell’Unicef, Anthony Lake - più di 3,5 milioni di bambini vittime delle alluvioni che hanno devastato il Paese corrono il serio rischio di contrarre malattie mortali come la dissenteria ed il colera perché costretti a bere acqua contaminata.

Una bambina sfollata presso Nowshera (AP Photo/Mohammad Sajjad)

Rohjan (AP Photo/Khalid Tanveer)
Venti milioni di sfollati, 1.500 morti, 6 milioni di vittime tra i bambini, un quinto del territorio nazionale devastato dalle alluvioni; poi le proteste per la lentezza dei soccorsi, l’allarme per il diffondersi delle malattie e quello per una nuova ondata di maltempo. È “il più grande disastro mai visto”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, Ban-Ki moon, e le statistiche non lo possono smentire.
Questo è il Pakistan, oggi.
-
-
Un bambino sottoposto a vaccinazione anti-polio a Multan, Pakistan
-
-
Nowshera | Multan
-
-
Un bambino sopravvissuto a Charsadda
-
-
Un gruppo di persone evacuate a Kalam
-
-
Distribuzione di cibo a Basera, presso Muzaffargarh
-
-
Un uomo salvato dall’elicottero a Ghaus Pur
-
-
Campo di accoglienza di Multan
-
-
Bannu, Pakistan nord-occidentale
-
-
Nowshera | Kalam
-
-
Presso il fiume Tawi a Jammu
-
-
Il fiume Tawi a Jammu
-
-
Qadirpur | Una veduta aerea della zona circostante Multan
-
-
In coda per il cibo a Muzaffargarh
-
-
L’esercito trasporta dei civili in luoghi sicuri a Muzaffargarh
-
-
Muzaffargarh
-
-
Rohjan
-
-
Muzaffargarh
-
-
Viveri dall’elicottero su Jacobabad
-
-
Azakhel, presso Nowshera
-
-
Nowshera
-
-
Khangarh, presso Multan
-
-
Khangarh, presso Multan
-
-
Khangarh, presso Multan
-
-
In fuga dall’acqua a Basera, presso Muzaffargarh
-
-
Veduta aerea dell’area di Rohjan
L’ultimo allarme è dell’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha): 6 milioni di bambini - dispersi, orfani o malati - sono le vittime più vulnerabili delle alluvioni che nelle ultime due settimane hanno devastato prima il nord-ovest del Paese, poi il Punjab e il Sind. Circa 3 milioni e mezzo quelli che rischiano di contrarre il colera, la dissenteria o altre malattie mortali, bevendo acqua inquinata.

Un uomo salvato dall'elicottero a Ghaus Pur (AP Photo/Shakil Adil)
Maurizio Giuliano, portavoce dell’Ocha, ha dichiarato che l’Organizzazione mondiale della sanità si prepara ad aiutare “fino a 140.000 persone affette da colera, anche se al momento non ci sono casi confermati”. L’Onu, intanto, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per raccogliere 460 milioni di dollari per soccorrere la popolazione più bisognosa. Ieri, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in visita nelle zone colpite dalle alluvioni, ha parlato di “disastro mai visto”, invitando i Paesi ricchi a intervenire tempestivamente in aiuto della popolazione. Ma per la ricostruzione serviranno miliardi.

Campo di accoglienza di Multan
GUARDA ANCHE LA GALLERY: Pakistan, il flagello delle alluvioni

Distribuzione di cibo a Basera, presso Muzaffargarh (AP Photo/K.M. Chaudary)
Oggi, intanto, le prime proteste degli sfollati: centinaia di persone hanno bloccato un’autostrada per manifestare contro la lentezza dei soccorsi, nel giorno in cui le autorità hanno lanciato l’allarme per una possibile nuova ondata di maltempo.
Gli sfollati hanno bloccato con pietre e immondizia una delle maggiori arterie del Paese nei pressi di Sukkur, tra le città più colpite. Le vittime delle alluvioni si lamentano per aver ricevuto un “trattamento da animali” e affermano che le autorità sono arrivate solo per farsi riprendere dalle televisioni mentre consegnano il cibo alla popolazione. (Apcom)

Kot Addu, Pakistan (AP Photo/Khalid Tanveer)
È sempre più critica la situazione in Pakistan, dove le piogge monsoniche dell’ultima settimana hanno provocato una catastrofe umanitaria che ha coinvolto, secondo gli ultimi dati Onu, oltre 4 milioni di persone. Dalle Nazioni Unite, è arrivato nei luoghi colpiti dalle alluvioni un inviato speciale del segretario generale Ban Ki-Moon per coordinare gli sforzi della comunità internazionale nell’aiuto alla popolazione colpita dalle inondazioni.

(AP Photo/Ijaz Mohammad)
Nelle zone flagellate dalle alluvioni - le peggiori nel Paese negli ultimi 80 anni - soprattutto nel nordovest e nel centro del Paese, le vittime sono finora 1.500. I senzatetto sono circa 300.000 e molti di loro sono ancora intrappolati nelle zone alluvionate in attesa dei soccorsi che vanno a rilento a causa delle strade bloccate e del crollo di ponti. “Abbiamo urgente bisogno di cibo“, hanno spiegato dal World Food Programme, “80 per cento delle riserve alimentari è stato distrutto dalle inondazioni che hanno causato anche enormi danni alle infrastrutture, alle strade, ai ponti”.
-
-
Un gruppo di abitazioni circondate dall’acqua a Kot Addu, Pakistan
-
-
Un gruppo di persone cerca di attraversare il fiume a Bannu
-
-
Peshawar | Kot Addu
-
-
In fuga da Chakdara
-
-
L’USAID distribuisce cibo agli sfollati, in coda a Peshawar per registrarsi
-
-
Un gruppo di uomini deposita sacche di sabbia presso la riva del fiume a Chakdara
-
-
Sfollati a Nowshera
-
-
Un gruppo di motociclisti attraversano in fiume in piena a Dera Ghazi Khan
-
-
Una veduta aerea del villaggio di Kot Addu
-
-
Una bambina fuori dalla sua casa distrutta dalle alluvioni a Peshawar
-
-
Charsadda, presso Peshawar
-
-
Distribuzione del cibo agli sfollati
-
-
Una famiglia in fuga dal villaggio di Shahpur
-
-
Cibo agli sfollati a Peshawar
-
-
Charsadda | Nowshera
-
-
Un ragazzo porta in salvo una macchina da cucire
-
-
Un campo allestito con tende per gli sfollati a Kot Addu
-
-
Un villaggio nei pressi di Nowshera
-
-
L’esercito impegnato nelle operazioni di evacuazione a Swat
-
-
Soldati pakistani all’opera per mettere in salvo i sopravvissuti a Kot Addu
-
-
Un campo di accoglienza allestito dall’UNHCR a Peshawar
-
-
Un uomo cerca di mettere in salvo ciò che resta dopo l’alluvione
-
-
L’esercito impegnato nelle operazioni di evacuazione a Swat
-
-
Due uomini trasportano via acqua dei contenitori di grano a Dera Ghazi Khan
-
-
Un gruppo di mucche portate in salvo a Hyderbad
-
-
Nowshera, Pakistan
-
-
In fuga dall’alluvione con i pochi oggetti trasportabili
-
-
In attesa di essere evacuati a Khyber-Pakhtunkhwa
-
-
Charsadda, nei pressi di Peshawar
-
-
Una strada travolta dalle alluvioni a Maydan

Chakdara (Epa/Hammad Khan Farooqi)
Passano i giorni e cresce la rabbia tra i superstiti che si sentono abbandonati dal governo. Mel mirino, soprattutto il presidente Asif Ali Zardari che ha deciso di proseguire il suo viaggio, prima a Parigi e poi a Londra, nonostante la catastrofe. A Peshawar, nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan, la popolazione ha bloccato per un’ora e mezza la strada per Islamabad.
Le previsioni del tempo, intanto, non promettono nulla di buono: “Abbiamo un altro ‘warning’ del meteo nella provincia di Sindh (una delle più popolose), la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente”, ha spiegato il coordinatore degli aiuti umanitari dell’Onu, Martin Mogwanja, spiegando che sono arrivati finora 18 milioni di dollari. (AGI)
Di influenza suina, nel 2009, i telegiornali hanno parlato per 9 mesi, diffondendo un totale di 1.337 notizie. Ma delle cosiddette ”malattie tropicali dimenticate”, come la leishmaniosi viscerale o kala-azar, la malattia del sonno, la Chagas e l’ulcera di Buruli (sono 400 milioni le persone a rischio), non si è detto nulla. Zero notizie. La denuncia parte da Medici Senza frontiere (Msf) che ha presentato a Roma, nei giorni scorsi, il rapporto annuale ”Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2009”.
-
-
Afghanistan: la politica degli aiuti impedisce a molti civili l’accesso all’assistenza umanitaria
-
-
AIDS: i finanziamenti sono bloccati nonostante milioni di persone ne abbiano bisogno
-
-
Repubblica Democratica del Congo: il clima di violenza non dà tregua ai civili nelle regioni orientali
-
-
Malnutrizione infantile: i fondi assolutamente inadeguati minano i risultati ottenuti nel trattamento di questa malattia
-
-
Malattie dimenticate: la scarsità di fondi investiti nella ricerca e sviluppo e nella diffusione nel trattamento dei pazienti
-
-
Pakistan: Civili intrappolati nella violenza
-
-
Somalia: civili in trappola tra violenza e mancanza di accesso alle cure
-
-
Sri Lanka: migliaia di feriti nell’ultimo atto di una guerra che infiamma il Paese da più di 10 anni
-
-
Sudan: condizioni drammatiche per le popolazioni del Sudan meridionale e del Darfur
-
-
Yemen: civili intrappolati in una guerra brutale nella parte settentrionale del Paese
Sulla base di un’analisi quantitativa e qualitativa, condotta dall’Osservatorio di Pavia, dello spazio dedicato dai telegiornali Rai e Mediaset alle crisi umanitarie, Msf ha stilato una classifica delle emergenze meno affrontate dai media nel 2009: al primo posto le malattie dimenticate.
A seguire i conflitti nella Repubblica Democratica del Congo (7 notizie), nello Sri Lanka (53) e nello Yemen (54). Si è parlato poco anche della mancanza di finanziamenti per la lotta contro l’Aids (77), della crisi umanitaria in Sudan (112) e degli scarsi fondi contro la malnutrizione (116). Insufficiente anche l’informazione sulle violenze subite dalle popolazioni del Pakistan (225), della Somalia (293) e dell’Afghanistan (1.632 notizie, ma riguardanti per lo più la missione militare italiana e i rapporti con gli Stati Uniti).
Tutto questo, osserva l’organizzazione, mentre i servizi sui saldi sono stati 112 e quelli su tre mesi di caldo 246. In generale queste crisi umanitarie hanno coperto solo il 6% del totale delle notizie (5.216 su 82.788), ”un dato identico a quello del 2008 - afferma Msf - ma sempre in linea con il calo di attenzione prestato alle aree di crisi in questi anni: il 10% nel 2006 e l’8% nel 2007.
La tendenza dei tg è quella di interessarsi poco o nulla ai processi complessi delle crisi, privilegiando invece fatti straordinari e limitati nel tempo”. ”Un’informazione esaustiva è il primo passo per Msf, che da sempre crede nella testimonianza - spiega Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf - ai mezzi di informazione chiediamo di parlare delle crisi umanitarie in modo costante; all’opinione pubblica di mobilitarsi per fare pressione perche’ questo avvenga davvero”.
Oltre alla diffusione del rapporto, Msf ha lanciato oggi anche due campagne: una (”Adotta una crisi dimenticata”) rivolta ai media, alle Università e alle Scuole di giornalismo, con l’obiettivo di dare spazio a momenti di confronto e approfondimenti sulle crisi umanitarie; l’altra (”Accendi un riflettore sulle crisi dimenticate”) è rivolta all’opinione pubblica ”per attirare l’attenzione nei modi più diversi: attraverso il sito crisidimenticate.it e Facebook o iniziative concrete come i FlashMob e altre proposte”. (ANSA)

Sunny Hanif e Shazad Kaleem, 14 e 15 anni in un'officina meccanica
Attraverso gli scatti del fotografo Muhammed Muheisen, uno sguardo sul mondo del lavoro minorile in Pakistan.
-
-
Sunny Hanif e Shazad Kaleem, 14 e 15 anni in un’officina meccanica
-
-
Tanveer Mouneer, 14 anni, venditore di palloncini
-
-
Le sorelle Mouneera e Amila Basheer, 14 e 15 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni
-
-
Abbas Sajeet, 11 anni, meccanico
-
-
Rizwan Asif, 15 anni, meccanico
-
-
Il gioco dopo il lavoro
-
-
Mirzam Khan, 13, raccoglie rifiuti da riciclare
-
-
Abduallah Ismatt, 10 anni, meccanico
-
-
Waqar Abdulghafar e Jamil Sirfiraz, 14 e 13 anni, riposano dopo una giornata di lavoro in un negozio dove si riparano le forature
-
-
Ayshah Iqbal, 6 anni, aiuta la madre in un’azienda di riciclaggio della plastica
-
-
Bilal Sufdar Ali, 12 anni, saldatore
-
-
Al lavoro in un’impresa di riciclaggio dei rifiuti
Secondo le stime - non esistono dati certi in merito - sono almeno 10 milioni i bambini pakistani che lavorano. Sono impiegati in una grande varietà di occupazioni, tra cui alcuni dei lavori meno pagati e più pesanti.

Le sorelle Mouneera e Amila Basheer, 14 e 15 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni

Nomal, nord del Pakistan (AP Photo/Shabbir Ahmed Mir)
Attabad, Pakistan - L’acqua sta salendo di giorno in giorno in questa parte remota del nord del Pakistan, e con essa la paura tra le migliaia di persone che rischiano di perdere i loro raccolti, le loro case e magari anche le loro vite.
Una frana all’inizio dell’anno ha formato una diga naturale sul fiume Hunza, creando un lago che, espandendosi, sta consumando e allagando i villaggi a monte. In caso di rottura della diga, l’alluvione potrebbe minacciare seriamente i villaggi a valle.
La frana ha bloccato anche la Strada del Karakoruam, un collegamento vitale del commercio con la Cina, tagliando fuori 25.000 persone dell’Alta Valle dell’Hunza.
-
-
Nomal, nord del Pakistan
-
-
Attabad, Nord del Pakistan
-
-
Hussainabad, nord del Pakistan
-
-
Bulldozer a lavoro per svuotare il lago
-
-
Nomal, nord del Pakistan
-
-
Attabad, nord del Pakistan
-
-
Attabad, nord del Pakistan
La frana è stata grande anche per gli standard della regione montuosa di Hunza, la cui bellezza si dice abbia ispirato il romanzo di James Hilton, Lost Horizon, un racconto del mitico paradiso di Shangri-La.
Il lago turchese formato dalla frana è lungo oltre 11 km, profondo circa 65 metri e sale fino 46 centimetri al giorno, secondo l’autorità di gestione dei disastri nazionali.

Attabad, Nord del Pakistan (AP Photo/Shabbir Ahmed Mir)
I lavoratori hanno rimosso oltre 100.000 metri cubi di detriti in uno sforzo continuo per creare un canale di scarico per l’acqua. Alcuni funzionari hanno detto che sperano che il canale di scarico venga aperto entro la metà di aprile.
Per svuotare la Strada del Karakorum si dovrà attendere fino a quando la diga sarà aperta e l’acqua ritirata.

(AP Photo/Anjum Naveed)
(AGI) - Tre soldati statunitensi sono morti ieri nell’esplosione di una bomba nei pressi di una scuola femminile nel nord-ovest del Pakistan, che ha ucciso anche tre alunne. L’attentato, rivendicato dai talebani, è avvenuto nel villaggio di Shahi Koto, nel distretto del Lower Dir, vicino alla valle di Swat.
L’ordigno è esploso mentre un convoglio di auto con a bordo volontari di Ong internazionali e giornalisti pachistani si dirigeva verso un’altra scuola femminile, a Maidan, per assistere alla cerimonia di riapertura, dopo che era stata distrutta dalla guerriglia. Maidan è una roccaforte dei talebani e la base dell’imam filo-talebano Maulana Sufi Mohammad.
-
-
Nel villaggio di Shahi Koto, nel distretto di Lower Dir
-
-
L’ordigno è esploso mentre un convoglio di auto con a bordo volontari di Ong internazionali e giornalisti pachistani si dirigeva verso un’altra scuola femminile, a Maidan, per assistere alla cerimonia di riapertura, dopo che era stata distrutta dalla guerriglia
-
-
Maidan è una roccaforte dei talebani e la base dell’imam filo-talebano Maulana Sufi Mohammad
-
-
Nell’esplosione sono morti tre soldati USA e tre alunne
-
-
“Continueremo ad attaccare gli americani”, ha detto il portavoce talebano Azam Tariq
-
-
I feriti sono 55, fra cui tre giornalisti
-
-
L’ordigno è stato azionato a distanza, tre auto sono state distrutte
-
-
I militari americani facevano parte di una pattuglia inviata al confine con l’Afghanistan per addestrare i soldati pachistani
-
-
Il soffitto della scuola è crollato e una ragazza è rimasta intrappolata ed è stata poi estratta viva dalle macerie
-
-
Il premier pachistano, Yousuf Raza Gilani, ha condannato l’attacco e ha ordinato un’inchiesta
“Continueremo ad attaccare gli americani”, ha detto il portavoce talebano Azam Tariq, “la nostra è una vendetta contro le bombe piazzate da Blackwater in Pakistan”. Blackwater è la discussa compagnia privata di sicurezza alla quale la Cia ha appaltato in passato diverse operazioni militari.
L’ordigno è stato azionato a distanza. I feriti sono 55, fra cui tre giornalisti. Tre auto sono state distrutte. Un terrorista è stato ucciso dagli agenti di scorta al convoglio. I militari americani facevano parte di una pattuglia inviata al confine con l’Afghanistan per addestrare i soldati pachistani.
Il soffitto della scuola è crollato e una ragazza è rimasta intrappolata ed è stata poi estratta viva dalle macerie.
Koto si trova a dieci chilometri da Taimargara, la città principale del Lower Dir. Il nuovo attacco dimostra la capacità dei talebani di colpire nella zona della valle di Swat, nonostante l’offensiva militare delle truppe di Islamabad che l’anno scorso avevano ripreso il pieno controllo della regione. Il premier pachistano, Yousuf Raza Gilani, ha condannato l’attacco e ha ordinato un’inchiesta.
L’attentato talebano rischia di mettere in difficoltà politiche sia gli americani che il governo pachistano, da sempre attento a negare una consistente presenza di soldati statunitensi sul proprio territorio e già nel mirino per i legami per aver concesso a Washington la possibilità di raid con i droni nella zona al confine con l’Afghanistan.
“La loro presenza lì non è un segreto”, ha detto l’inviato speciale degli Stati Uniti nella regione, Richard Holbrooke, mettendo le mani avanti rispetto alla diffidenza di chi si è chiesto cosa ci facessero i militari all’inaugurazione della scuola. Lo stesso flusso contraddittorio di notizie riguardo alla nazionalità e al lavoro dei tre soldati è stato forse dovuto all’imbarazzo. Prima era stato riferito alle agenzie che si trattava di tre cooperanti, poi di giornalisti, mentre il governo pachistano aveva condannato l’attacco menzionando solo la nazionalità dei tre e non il fatto fossero militari.

Anas bin Saleem, cittadino USA (AP Photo/Alexandre Meneghini)
Ragazzi di religione musulmana, provenienti da tutto il mondo, studiano nella madrassa di Karachi, in Pakistan, che vediamo in questi scatti del fotografo Alexandre Meneghini. Si tratta di una scuola islamica di impronta conservatrice, attiva nonostante il divieto governativo, introdotto per via dei crescenti timori che dal Paese sia sta esportando l’estremismo. Le autorità locali hanno grandi difficoltà nel supervisionare le attività che si svolgono in questo genere di scuole.
-
-
Anas bin Saleem, cittadino USA
-
-
La preghiera
-
-
Lettura solitaria
-
-
Il pranzo
-
-
Il pranzo
-
-
Muhammad Rajab Abdul, 17 anni, dal Tajikistan
-
-
A lezione
-
-
Muhammad Hashin, 23 anni, dalla Malaysia
-
-
Un libro in Urdu
-
-
Tra una lezione e l’altra
-
-
Tra una lezione e l’altra