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Parigi

L'incendio dei pozzi petroliferi. Abadan, Iran, 1980 (© Henri Bureau/Sygma)
Novanta grandi icone della fotografia internazionale riunite per offrire al pubblico una meditazione ragionata sul significato e il potere simbolico delle immagini. E per stimolare reazioni e richiamare l’attenzione sulla follia della guerra, in un percorso visivo doloroso.
Questo è Ombre di guerra, la grande mostra che il 28 giugno viene inaugurata alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi e sarà visibile fino al 25 settembre 2011.
A cura di Alessandra Mauro e Denis Curti per Contrasto, è proposta dalla Fondazione Veronesi in collaborazione con la Maison Européenne de la Photographie nell’ambito delle iniziative legate alla terza Conferenza internazionale Science for Peace (che si terrà a Milano, il 19 e il 20 novembre 2011).
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L’incendio dei pozzi petroliferi. Abadan, Iran, 1980
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La Valle di Kodori, controllata dai miliziani abkazi. Abkhazia, ottobre 2008
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Il muro israeliano vicino al campo profughi di Beit Jala. Palestina, Cisgiordania, 2005
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Soldati dell’Esercito Sudanese di Liberazione sorpresi da una tempesta di sabbia. Darfur, Sudan, 2004
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Fronte Polisario, Sahara Occidentale, 1976
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Una serie di pallottole ed un tulipano di carta decorano un ufficio a Quetta, Pakistan. Dicembre 2001
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Dopo un bombardamento aereo Israeliano. Beirut, Libano, 2006
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Sud della zona smilitarizzata. Nui Cay Tri, Vietnam, 1966
Il soldato che stringe il fucile, traumatizzato dalle bombe in Vietnam, nello scatto di Don McCullin; la veglia funebre in Kosovo di Merillon; la bandiera americana piantata su Iwo Jima nella Seconda Guerra Mondiale; il miliziano ripreso da Robert Capa colpito a morte nella guerra civile spagnola, le fosse comuni della Bosnia nelle foto di Gilles Press, la guerra nel Libano di Paolo Pellegrin. Sono solo alcune delle immagini che, vere icone del nostro tempo, raccontano una dopo l’altra le guerre più recenti, dalla Spagna del 1936 al Libano del 2006: settanta anni di storia della iconografia del dolore. Novanta grandi immagini di altrettanti famosi fotografi; ognuna è una proposta per meditare sul senso della nostra tradizione visiva e sociale. Sul significato e la follia di una pratica insensata e dolorosa come è la guerra.
“Queste fotografie vogliono essere un invito alla riflessione e poi al dibattito su come dire basta alla violenza. Per questo la mostra fa parte delle iniziative promosse da Science for Peace, il progetto che ho voluto creare per promuovere la cultura della non violenza e della tolleranza” afferma il Prof. Umberto Veronesi.

Una serie di pallottole ed un tulipano di carta decorano un ufficio a Quetta, Pakistan. Dicembre 2001 (© Alexandra Boulat/VII)
La fotografia di guerra diventa un modo per parlare consapevolmente di civiltà attraverso la sua negazione. Mostrandoci un mondo inospitale, i fotografi ci costringono a immaginare come potrebbe essere un mondo migliore, o per lo meno un mondo meno peggiore e le fotografie rappresentano un punto di partenza per una riflessione di tipo etico.
Come ha scritto Cornell Capa: “le immagini, al loro massimo di passione e verità, possiedono lo stesso potere delle parole. Se non possono apportare cambiamenti possono, almeno, fornire uno specchio non distorto delle azioni umane e quindi dare una forma alla consapevolezza umana e risvegliare le coscienze”.

La Valle di Kodori, controllata dai miliziani abkazi. Abkhazia, ottobre 2008 (© Davide Monteleone/Contrasto)
I fotografi in mostra sono: Abbas, Eddie Adams, Lynsey Addario, Dimitri Baltermants, Micha Bar-Am, Bruno Barbey, Gabriele Basilico, Werner Bishof, Phili Blnkinsop, Jean-Marc Bouju, Alexandra Boulat, Margaret Bourke-White, Henri Bureau, Larry Burrows, Romano Cagnoni, Robert Capa, Gilles Caron, Francesco Cito, Mario De Biasi, Corinna Dufka, Thomas Dworzak, Stuart Franklin, Leonard Freed, Mauro Galligani, Marc Garanger, Jean Gaumy, Ashley Gilbertson, Stanley Greene, Philip Jones-Griffith, Ron Haviv, Tim Hetherington, Henri Huet, Yevgeni Khaldei, Josef Koudelka, Alex Majoli, Eiichi Matsumoto, Don McCullin, Susan Meiselas, Georges Merillon, Davide Monteleone, James Nachtwey, Paolo Pellegrin, Gilles Peress, Joe Rosenthal, Sebastião Salgado, David “Chim” Seymour, Crhistiane Spengler, Tom Stoddart, Anthony Suau, Gerda Taro, David Turnley, Nick Ut, Peter van Agtmael, Riccardo Venturi, W. Eugene Smith, George Steinmeyer, Laurent Van der Stockt, Francesco Zizola.
Durante la serata d’inaugurazione sarà ricordato con una menzione speciale il fotografo Tim Hetherington, caduto il 20 aprile 2011 in missione a Misurata (Libia).
VEDI: Omaggio a Hondros e Hetherington, i due fotoreporter uccisi in Libia

Carri armati sotto l’Arco di Trionfo (Patrick Chauvel/Museo Monnaie)
Carri armati sotto l’Arco di Trionfo, la Torre di Montparnasse in fiamme, soldati che sparano ai piedi del Sacro Cuore a Montmartre: Parigi è in guerra nei fotomontaggi del fotografo francese Patrick Chauvel in mostra al Museo della Monnaie della capitale francese in occasione dell’esposizione Paure sulla città.
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Carri armati sotto l’Arco di Trionfo
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6 maggio 1968, un manifestante contro la polizia
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La Torre di Montparnasse in fiamme
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Aprile 1982, attentato ad un’auto in Rue Marbeuf 33
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Carri armati presso il ponte Alessandro III
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8 febbraio 1962, manifestanti anti OAS presso la stazione del metro di Chemin Vert
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Immagini da Google Street View
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6 novembre 2005, Cité de Grigny. Un manifestante spara ai poliziotti con un fucile da caccia
Gli scatti parlano di violenze urbane reali o immaginarie. C’è la Parigi immortalata dai fotoreporter di Paris Match durante l’occupazione nazista, al tempo della rivolta studentesca del maggio del 1968, o ancora negli attentati nella metropolitana degli anni ‘80, fino ai moti del 2005 nelle banlieues. Ci sono poi gli scenari apocalittici, fittizi, di una città in guerra immaginata da Patrick Chauvel o ancora le immagini di Google Street View riprese in chiave critica da Michael Wolf, che denuncia ”una violenza urbana contemporanea banalizzata e psicologica”: una coppia che si bacia per strada, un passante che corre, un uomo che si riaggiusta l’abito. Una clamorosa violazione della loro vita privata a loro insaputa.

6 maggio 1968, un manifestante contro la polizia (Georges Melet/Paris Match)
”Parigi è un campo di battaglia - spiega lo storico e accademico di Francia, Max Gallo, che presiede l’evento - i lavori di Chauvel e Wolf vogliono allertarci sul pericolo di nuovi scenari di guerra e terrore. Parigi è un vulcano assopito ma in attività. È l’epicentro simbolico della violenza nazionale”. E aggiunge: ”La Parigi di domani potrebbe essere Sarajevo o New York. Combattimenti per strada e terrorismo”. Lo storico ha anche ricordato i recenti disordini in Tunisia.
”La violenza in Francia è diventata episodica e marginale - osserva anche Valerie-Anne Giscard d’Estaing - figlia dell’ex presidente francese Valery - direttrice della Galleria Photo12, che ha partecipato all’organizzazione della mostra.
Ma la pace non è mai data per acquisita. Sovrapponendo un’immagine di guerra reale a una foto di Parigi di oggi, Chauvel spinge all’estremo questo messaggio: bisogna restare mobilitati per preservare la pace”. La mostra inaugura il 20 gennaio e resterà aperta fino al 17 aprile. (ANSA)

Strada Georges Pompidou: sullo sfondo il Ponte delle Arti e la Tour Eiffel (AP Photo/Remy de la Mauviniere)
Dopo la neve che ha creato il caos dei voli nei cieli parigini, ora è tempo di acqua alta e la capitale francese sembra una nuova Venezia d’Oltralpe.
Le abbondanti nevicate dei giorni scorsi hanno fatto salire il livello della Senna (+5 cm nella sola giornata di ieri) tanto che a Parigi sono sospesi i famosi bateaux-mouches (il servizio è fermo ormai dal giorno di Natale).

L'acqua lambisce i piedi degli alberi lungo la Senna (AP Photo/Remy de la Mauviniere)

Il lungosenna allagato (AP Photo/Remy de la Mauviniere)
Le condizioni di navigazione restano difficili e quindi nessun battello partirà neanche oggi, ha confermato la Compagnie des bateaux-mouches, creata nel 1949 da Jean Bruel.
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Strada Georges Pompidou: sullo sfondo il Ponte delle Arti e la Tour Eiffel
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L’acqua lambisce i piedi degli alberi lungo la Senna
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Allagata e chiusa al traffico la strada Georges Pompidou
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Spingendo una bicicletta sulla strada allagata Georges Pompidou
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La strada Georges Pompidou attraversa Parigi costeggiando la Senna
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Strada Georges Pompidou, sullo sfondo l’Ile de la Cité
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Alberi sulla riva destra della Senna bagnati dall’acqua
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La strada Georges Pompidou parzialmente allagata
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Il lungosenna allagato
Il fiume ha sommerso anche diverse centinaia di metri di lungosenna. Anche i tratti più turistici, come quelli intorno alla cattedrale di Notre-Dame, sono chiusi al pubblico da sabato. Nei pressi del ponte dell’Alma, a due passi dalla Tour Eiffel, la famosa statua dello Zuavo, con la quale i parigini misurano il livello delle acque del fiume, ha ormai i piedi sommersi da sabato. Sembra che l’immersione massima fu fino alla barba, con la piena del 1910.
Ma dalla prefettura della capitale francese per ora non c’è nessun messaggio di panico: ieri sera la Senna era stata misurata a 3,74 metri al livello del ponte d’Austerlitz, niente a che vedere con gli 8,62 metri registrati cent’anni fa. (ANSA)

Clotilde Courau al Crazy Horse (Kikapress)
Principessa e soubrette si può. Parola di Clotilde Courau, la moglie di Emanuele Filiberto di Savoia, in scena da domenica prossima al Crazy Horse, mitico cabaret parigino dell’avenue George V.
Vestita di piume e paillettes firmate Roberto Cavalli, sensuale sulle note di una canzone di Colette Renard, Les nuits d’une demoiselle, oppure aggressiva in impermeabile nero e corsetto mentre lotta, o forse gioca, con sexy poliziotte in tacchi a spillo dentro la cella di una prigione, o ancora sbarazzina e ammiccante in Je cherche un milliardaire (Cerco un miliardario), la Courau non ha paura di affermare la propria femminilità.
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“Come attrice essere qui è qualcosa di speciale”
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Vestita di piume e paillettes, firmate Roberto Cavalli
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“L’erotismo e la sensualità della donna valorizzati da giochi di luce”
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Aggressiva mentre lotta con sexy poliziotte in tacchi a spillo
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Nel tempio del nudo-chic
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Sensuale sulle note di una canzone di Colette Renard
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In scena nel mitico cabaret parigino dell’avenue George V
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Sbarazzina e ammiccante in ‘Je cherche un milliardaire’
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“L’occasione di mettere il mio essere donna al primo posto”
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La locandina dello spettacolo
“È una felicità immensa potermi esibire sul palco del più elegante cabaret del mondo, il più all’avanguardia”, ha detto la Coureau durante l’anteprima per la stampa dello spettacolo. Per lei “il Crazy Horse è una doppia sfida tra Clotilde attrice e Clotilde donna: come attrice perché essere qui è qualcosa di speciale, diverso dal solito, ballo e parlo con il corpo. Come donna perché è l’occasione di mettere il mio essere donna al primo posto, con tutta la sua libertà, sensualità, coraggio”.
Resterà deluso chi pensa di vedere semplicemente uno strip-tease, ha osservato l’attrice-principessa: “In questo tempio del nudo-chic l’erotismo e la sensualità della donna vengono valorizzati da giochi di luce”. Niente nudi integrali, quindi, tante trasparenze, vedo non vedo, spacchi profondi quasi fino alla vita, giarrettiere e prosperosi decolleté. (ANSA)

Class of 1954 (Achim Lippoth / Galerie Paris-Beijing)
Inaugura il 20 maggio a Parigi alla galleria Paris-Beijing “1954″, mostra delle opere fotografiche di Achim Lippoth.
Di origini tedesche, Lippoth è uno dei più grandi fotografi di moda infantile al mondo. Forte di questa esperienza, è naturale che egli abbia fatto ancora una volta appello ai bambini per mettere in scena i suoi lavori personali.
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Class of 1954
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1954
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1954
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1954
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Class of 1954
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Class of 1954
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Class of 1954
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1954
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Wrong Right Wrong
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Wrong Right Wrong
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Wrong Right Wrong
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Class of 1954
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Class of 1954
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Class of 1954
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Wrong Right Wrong
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1954
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1954
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Wrong Right Wrong
Infatti nel lavoro di Lippoth sono soprattutto i bambini gli eroi e gli attori, lasciando gli adulti in secondo piano. Orchestrate e messe in scena con la mano del maestro, le sue foto esplorano la complessità della relazione bambini/adulti, o come bambini a volte incontrollabili debbano rispondere alle attese degli adulti, a cui reagiscono con la ribellione o con il rispetto.
Sono così passate in rassegna tutte le facce dell’infanzia, tutti i sentimenti e gli ostacoli che assillano i piccoli quando vivono questo periodo di transizione verso l’età adulta: l’innocenza, la disciplina, la conformità, il cameratismo, lo scherzo, la disperazione, la presa di coscienza…
La fotografia non lascia niente al caso. Abituato alle tecniche di messa in scena teatrale o cinematografica, ha fatto ricorso a scenografie, costumi d’epoca, tecniche d’illuminazione da studio per dare a queste immagini verosimiglianza di passato.

1954 (Achim Lippoth / Galerie Paris-Beijing)
Nella serie “1954” la generazione del baby boom si immergerà inevitabilmente nei suoi ricordi d’infanzia e di scuola. Nella sorprendente serie “Wrong Right Wrong“, invece, i ruoli e le responsabilità si invertono: si vede un padre irresponsabile e depresso di cui il figlio di dieci anni deve occuparsi; allo stesso tempo divertente, assurda e inquietante, questa serie la dice lunga: secondo Lippoth, senza l’intervento degli adulti, i bambini sarebbero più inclini a conformarsi spontaneamente alla regole della società dei loro coetanei.

Wrong Right Wrong (Achim Lippoth / Galerie Paris-Beijing)
Nato nel 1968 a Lisofen, Achim Lippoth è diplomato in fotografia all’Universita di Cologne. Ha iniziato la sua carriera come fotografo freelance e ha creato la rivista Kid’s wear nel 1995, che divenne ben presto indispensabile nel mondo della moda per bambini. Ha ricevuto numerosi premi per i suoi lavori sia pubblicitari che artistici, tra cui l’IPA - Fotografo dell’anno nel 2006. I suoi lavori sono regolarmente pubblicati sulle riviste internazionali più prestigiose come Life Magazine, The New York Times, Eyemazing, Vogue…

Robert Pattinson (Kika)
Presentato ieri in anteprima, a Parigi, il secondo capitolo della saga vampiresca Twilight: New Moon. La pellicola, diretta da Chris Weitz, sarà nelle sale italiane dal 17 novembre prossimo, in occasione dell’evento organizzato a Roma congiuntamente dalla Casa di distribuzione Eagle Pictures e da Volvo Auto Italia. Continua