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Già accusato di evasione fiscale, più che mai nel mirino delle autorità cinesi, l’artista cinese Ai Weiwei aveva annunciato venerdì di essere sotto inchiesta, con il suo assistente Zhao Zhao, per pornografia: la pietra dello scandalo, una vecchia foto - dal titolo ”Una tigre, otto seni”- in cui posava nudo insieme a quattro donne, anche loro in costume adamitico. ”Io sono pronto a combattere fino in fondo” ha dichiarato l’artista che denuncia contro di sé l’uso “di metodi vecchi che qui ancora funzionano”.
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Alcuni degli artisti e attivisti cinesi che stanno dando vita alla protesta a sostegno di Ai Wei Wei
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La foto incriminata dal titolo ”Una tigre, otto seni”
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”Io sono pronto a combattere fino in fondo” ha dichiarato l’artista
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La foto incriminata fa parte di un servizio fotografico nato per gioco, ha spiegato Ai Wewei
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Ai Weiwei ha definito “ridicole” le nuove accuse a suo carico
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“In quell’occasione ci siamo chiesti perché non fare delle foto di nudo, tutti hanno acconsentito, le abbiamo fatte, le abbiamo messe su internet e poi ce ne siamo dimenticati”
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L’artista ritratto mentre salta, il pube coperto da un peluche
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Due sostenitori dell’artista ripropongono un altro degli scatti in cui Ai WeiWei ha posato nudo
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Nudo di Gruppo
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Dall’inizio di novembre un forte movimento di solidarietà all’artista su è sviluppato in rete
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Come il David di Michelangelo
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30mila cinesi hanno raccolto di recente 930mila euro per consentirgli di ricorrere contro l’accusa di evasione fiscale mossagli da Pechino
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In seguito all’accusa - infondata - di evasione, Weiwei ha già scontato 81 giorni di carcere
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Un abbraccio scritto sul petto
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Nudo con un panda peluche
I sostenitori dell’artista hanno scelto di manifestare la loro solidarietà al celebre dissidente posando nudi su internet. Su un blog intitolato “Ascolta, governo cinese: la nudità non è la pornografia“, decine di artisti e dissidenti cinesi che vivono in tutto il mondo, insieme a persone comuni, hanno messo online delle foto dopo posano senza veli. Uno degli internauti si è fatto ritrarre nella stessa posizione del Pensatore di Rodin, un altro in quella del David di Michelangelo. Altri ancora, grazie ad un fotomontaggio, posano nudi in dei luoghi emblematici di Pechino come la piazza Tiananmen, altri con maschere di Ai Weiwei o con occhiali scuri, a ricordare il dissidente avvocato cieco agli arresti domiciliari Chen Guangcheng.
I post di Panorama.it su Ai Wei Wei
Ai Weiwei, da parte sua, ha definito “ridicole” le nuove accuse a suo carico. Si tratta di una vecchia foto che fa parte di un servizio fotografico nato per gioco, ha spiegato Ai Wewei: “In quell’occasione ci siamo chiesti perché non fare delle foto di nudo, tutti hanno acconsentito, le abbiamo fatte, le abbiamo messe su internet e poi ce ne siamo dimenticati“.

La foto incriminata, dal titolo Una tigre, otto seni
Dall’inizio del mese di novembre si è registrato un forte movimento di solidarietà in suo favore tra internauti e cittadini, che hanno raccolto fondi per consentirgli di ricorrere contro l’accusa di evasione fiscale mossagli da Pechino. Grazie a questa mobilitazione di 30.000 cinesi, l’artista ha potuto versare la settimana scorsa 8,7 milioni di yuan (930mila euro), la cauzione richiestagli dalle autorità per ricorrere all’ufficio delle imposte contro l’enorme prelievo fiscale al quale era stato condannato in seguito all’accusa di evasione e per la quale ha già scontato 81 giorni di carcere. L’architetto - tra le firme del Nido di rondine, lo stadio di Pechino costruito per le Olimpiadi del 2008 - si è sempre dichiarato innocente. L’artista era stato arrestato ad aprile mentre stava per imbarcarsi all’aeroporto di Pechino.

Alice Newstead (Epa/Alex HOFFORD)
Con un’audace ed estrema protesta, oggi ad Hong Kong l’artista performativa britannica Alice Newstead si è fatta appendere ad un’impalcatura mediante due ganci di quelli utilizzati per la pesca dello squalo conficcati nella pelle della schiena. La performance è stata pensata per sensibilizzare la cittadinanza sui rischi di estinzione che corrono alcune specie di questi pesci predatori e, quindi, per scoraggiare il pubblico dal mangiare zuppa di pinne di squalo, usanza particolarmente diffusa ad Hong Kong, capitale mondiale di questo mercato.
La performance della Newstead ha dato il via a una settimana dedicata alla salvaguardia degli squali: una lunga mostra d’arte caratterizzata dalla presenza di diversi artisti e fotografi locali e internazionali, nata dalla collaborazione tra il gruppo ambientalista degli Shark Savers, impegnati per la conservazione marina, e l’azienda cosmetica Lush (nota per non testare i suoi prodotti sugli animali), che stanno per lanciare una campagna globale per la protezione degli squali.
Ecco le foto, sconsigliate ai deboli di cuore.
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Alice Newstead appesa con due ganci per la pesca dello squalo
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Per sensibilizzare sui rischi di estinzione che corrono alcune specie di squalo
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Per scoraggiare il pubblico dal mangiare zuppa di pinne di squalo
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Una settimana dedicata alla salvaguardia degli squali
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Hong Kong è la capitale mondiale del mercato della carne di squalo

Una donna protesta contro lo sfratto a Jakarta (AP Photo/Tatan Syuflana)
A Rawa Kebo, un quartiere povero di Giacarta, un gruppo di cittadini privi di mezzi sta inscendando da ieri una singolare e drammatica protesta: almeno cinque persone si sono sepolte sotto terra fino alle spalle, contro lo sfratto preventivato dalle autorità governative, che dovrebbe allontanarle dalle loro abitazioni.
Secondo i dati diffusi nel marzo scorso dall’Agenzia centrale statistica dell’Indonesia, sono 31,5 milioni le persone che nel Paese vivono al di sotto della soglia di povertà.
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Giacarta, Indonesia
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Salmah M Saleh, 52 anni, circondata dai bambini del quartiere
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Paidi e Firjen Saleh, 58 e 44 anni, inscenano una protesta contro il previsto sfratto
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Nel quartiere povero di Rawa Kebo
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Una donna protesta contro lo sfratto a Jakarta

Con la maschera dell'ex premier Thaksin Shinawatra
(ANSA) - In Thailandia le ”camicie rosse”, i sostenitori dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, continuano a radunarsi a decine di migliaia nella capitale Bangkok per dar forza all’ultimatum ribadito ieri da loro fonti di spicco: sciogliere il Parlamento entro oggi a mezzogiorno (le sei del mattino in Italia) aprendo la strada a nuove elezioni, o prepararsi a una ”presa” della città, quindi a manifestazioni violente.
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Con la maschera dell’ex premier Thaksin Shinawatra
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Con la bandiera thailandese
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Soldati di guardia di fronte alla sede del Governo
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Il volto di un manifestante
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Monaci buddhisti in marcia per la democrazia
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La polizia in assetto antisommossa per le strade di Bangkok
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Slogan pro-democrazia della camicier rosse
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La polizia in assetto antisommossa per le strade di Bangkok
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Protesta rossa in motoriino
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I sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra
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Camicie rosse con l’ex premier Thaksin Shinawatra
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Volti di manifestanti
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Manifestanti
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Sostenitori di Thaksin Shinawatra | L’attuale premier Abhisit Vejjajiva
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Fiori rossi a decorare la città
Sin da sabato i palazzi del potere di Bangkok sono difesi da forze di sicurezza in tenuta antisommossa, parte dei circa 50 mila uomini impiegati dal governo di Abhisit Vejjajiva, in carica grazie a un ribaltone parlamentare.
Il movimento, che dopo la repressione delle manifestazioni dell’aprile 2009 dava l’impressione di aver perso forza, ha ripreso vigore dopo la confisca del 60% del patrimonio dell’ex premier, decisa due settimane fa dalla Corte Suprema.

(AP Photo/Apichart Weerawong)
Dopo lo scadere dell’ultimatum, oggi l’onda rossa dei manifestanti pro Thaksin Shinawatra ha assaltato una caserma che ospita il primo ministro Abhisit Vejjajiva. L’assedio è durato, però, solo tre ore: alle due di oggi pomeriggio, decine di migliaia di “rossi” hanno lasciato l’area attorno all’11/o Reggimento di fanteria, facendo ritorno alla zona di Thanon Ratchadamnoen, sede principale della protesta iniziata venerdí sera.

(AP Photo/David Longstreath)
Mentre la situazione di tensione attorno alla caserma - difesa da un nutrito contingente delle forze di sicurezza - non ha portato ai temuti scontri, una bomba a mano è scoppiata questa mattina nel cortile di un altro edificio militare, il quartier generale del Primo Reggimento di fanteria. L’esplosione ha provocato il ferimento - allo stomaco e a un braccio - di due soldati di guardia, che sono stati portati in ospedale.

(AP Photo/Achmad Ibrahim)
(KIKA) - Jakarta non ha pace e dopo la frana del 23 febbraio scorso, che ha causato la morte di decine di persone, ora numerose manifestazioni popolari mettono a ferro e fuoco la città. Attivi anche militanti nonviolenti, che si sono sdraiati per terra.
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L’economia è minacciata da una crisi inarrestabile, la borsa è in costante calo e il malcontento sfocia in guerriglia urbana
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L’economia è minacciata da una crisi inarrestabile, la borsa è in costante calo e il malcontento sfocia in guerriglia urbana
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L’economia è minacciata da una crisi inarrestabile, la borsa è in costante calo e il malcontento sfocia in guerriglia urbana

(KIKA)
Al centro della polemica ci sono alcuni finanziamenti statali sospetti alla Bank Century. Gruppi di dimostranti sono scesi in piazza per sostenere il presidente Susilo Bambang Yudhoyono e il vice presidente Boediono, ma sono stati ostacolati dagli oppositori, inneggianti il ritiro del Capo di Stato con relativa ammissione di colpa. A sedare gli animi sono intervenuti polizia ed esercito.

(AP Photo/Achmad Ibrahim)

L'arresto di una manifestante (AP Photo/Rafiq Maqbool)
Shahrukh Khan è l’attore protagonista di una delle ultime produzioni boolywoodiane: il film My name is Khan. I’m not a terrorist, presente, fuori concorso, alla Berlinale. Khan, megastar indiana, è finito nel mirino dello Shiv Sena, un partito politico con base a Mumbai, conosciuto per il suo razzismo e fondamentalismo hindu. Lo Shiv Sena ha definito Shahrukh Khan un traditore, perché l’attore ha espresso rammarico per il fatto che nessun giocatore di cricket del Pakistan - vecchio rivale dell’India - sia stato scelto per il torneo Twenty20 della Premier League indiana. Khan, che è un musulmano, non ha voluto scusarsi per le sue affermazioni.
Dal 10 febbraio scorso - data della prima proiezione indiana del film - migliaia di nazionalisti hindu stanno inscenando una serie di proteste davanti ai cinema che lo hanno messo in programmazione. La folla ha stracciato le locandine e preso a sassate i cinema. La polizia a Mumbai ha arrestato più di un migliaio di nazionalisti hindu ed ha dispiegato più di 21mila agenti a vigilare 60 cinema. La violenta protesta non si ferma, pur avendo ottenuto di ridurre da 63 a 13 il numero delle sale dove il film sarà proiettato.
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L’arresto di una manifestante
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Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
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Shahrukh Khan | La locandina del film in una strada di Mumbai
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Scontri tra la polizia e i manifestanti
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L’arresto di una manifestante
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Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
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Sostenitori di Shahrukh Khan festeggiano il suo film
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Polizia indiana a guardia di un poster del film
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In coda per vedere il film
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Polizia a guardia di un cinema
My name is Khan, con la regia di Karan Johar, racconta la storia di Rizwan Khan, un bambino musulmano con la sindrome di Asperger, cresciuto con la madre (Zarina Wahab) nella sezione Borivali di Mumbai. Da adulto Rizwan (interpretato dalla megastar indiana Shahrukh Khan), si innamora di una madre single indù, Mandira (Kajol), che vive a San Francisco. Le vicende dell’11 settembre si inseriscono nella trama, a cambiare i destini di questa sorta di Forrest Gump indiano.
Khan si muove tra la gente pieno dei suoi tic, dei suoi momenti di genialità, con la sua faccia da buono. Da bambino, ha avuto come unico insegnamento etico dalla madre l’idea di un mondo diviso sostanzialmente in due: buoni e cattivi, ma non per il colore della pelle o per la religione che professano. A un certo punto, arrestato in quanto sospettato dalla polizia per la sua fisionomia e anche per lo strano modo di fare dovuto alla sua malattia.
Tutto il film ruota alla fine intorno al suo singolare titolo. Infatti My name is Khan con l’aggiunta and I’m not terrorist e proprio la frase che il bravo e sfortunato hindu vuol dire al presidente degli Stati Uniti per rassicurare una volta per tutte il mondo che si sbaglia a identificare buoni e cattivi in base a religione professata o colore della pelle. Khan che, nonostante il bellicoso nome, è l’uomo più buono della terra, alla fine incontrerà davvero il neo presidente degli Stati Uniti Barack Obama (Christopher B. Duncan).

La protesta (Foto Ansa)
Slogan di ‘Morte all’Italia‘ e ‘Morte a Berlusconi‘, lancio di qualche pietra e alcune uova contro il portone e un cartello stradale con la scritta ‘Via Roma’ divelto. Sono stati 20 minuti di tensione quelli vissuti il pomeriggio del 9 febbraio davanti all’ambasciata italiana a Teheran, dove diverse decine di attivisti fondamentalisti hanno dato vita ad una manifestazione ostile, conclusasi senza gravi incidenti o danni.
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La protesta
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La protesta
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La protesta
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La protesta
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Frattini: “Atti preoccupanti”
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La protesta
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La protesta
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La protesta
Contemporaneamente si è appreso che l’ambasciatore italiano, Alberto Bradanini, è stato convocato nei giorni scorsi al ministero degli Esteri iraniano, che gli ha trasmesso una protesta ufficiale per le parole pronunciate dal presidente del Consiglio durante una visita in Israele, la settimana scorsa, quando aveva affermato “il dovere di sostenere e aiutare l’opposizione” nella Repubblica islamica.
Ma ad essere presa di mira ieri non è stata solo l’ambasciata italiana. Gli stessi manifestanti hanno sostato anche davanti ad altre sedi diplomatiche europee: quella francese, distante solo poche decine di metri da quella italiana, sulla Via Neauphle-le-Chateau, quella tedesca e quella olandese. Anche qui, hanno riferito i testimoni, si sono viste le stesse scene.
I Paesi europei sono colpevoli, agli occhi dei manifestanti, di opporsi ingiustamente al programma nucleare iraniano e di sostenere l’opposizione al presidente Mahmud Ahmadinejad.

Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Protesta, questa mattina a Roma, degli attivisti di
Greenpeace contro la politica in favore del nucleare da parte dell’Enel che, secondo l’associazione, su questo tema ”bleffa” le imprese.
Gli attivisti, rende noto l’associazione, sono saliti sul ‘Colosseo Quadrato’ all’Eur di Roma, da dove hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta ‘Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness‘, proprio mentre era in corso l’incontro tra Enel e le imprese italiane coinvolte nel progettodi costruzione di quattro impianti nucleari EPR in Italia.
(ANSA)
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del “Colosseo quadrato”
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del “Colosseo quadrato”

Alta tensione
Caos in Iran dove la repressione non ferma la protesta anti-regime. Il giorno dopo le violenze più sanguinose dal giorno dell’elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla guida della teocrazia islamica, la polizia ha fatto irruzione nell’ufficio dell’ex residente riformista, Mohammad Khatami. Intanto, il regime ha ammesso che domenica, durante la manifestazione di protesta sorta in occasione dell’Ashura, ci sono stati 15 morti negli scontri a Teheran: “più di dieci”, secondo il ministero dei servizi segreti, appartenenti “ai gruppi controrivoluzionari”; gli altri cinque, si legge nel sito web della televisione pubblica, uccisi “da gruppi terroristici”. Ma il bilancio è ancora incerto.
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Alta tensione
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Probabili nuovi scontri
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Oggi funerali nipote Moussavi
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Un poster di Mousavi
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Polizia anti-sommossa
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Dimostrante col segno di vittoria
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Lancio di pietre e fiamme
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Poliziotto in sangue
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Dimostrante ferito
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Corpo morto
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Polizia anti-sommossa
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Fiamme e lanci di pietre
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A facce coperte
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Poliziotto con sciarpa verde
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Bandiera verde
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Calci e pugni
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Dimostranti col segno di vittoria
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Stivali di poliziotti in aria
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Dimostranti contro Ahmadinejad
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Moto in fiamme
Secondo Press Tv, il canale pubblico iraniano, nelle proteste sono morte 8 persone: con un sommario dato come “breaking news”, l’emittente in lingua inglese ha riferito il bilancio attribuendolo al Supremo Consiglio della Sicurezza Nazionale, senza dare ulteriore particolari.
Intanto il regime stringe la morsa attorno all’opposizione.
All’alba è stata arrestata una delle voci critiche del regime, Ebrahim Yazdi, che era stato vice-premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979. Fermato anche un difensore dei diritti civili, Emad Baghi. Secondo un altro sito dell’opposizione, sono stati arrestati anche l’ex ministro Morteza Haji e (Hasan) Rasooli, rispettivamente segretario e vice della fondazione Baran, l’organizzazione non governativa che fa capo a Khatami. Fermati nelle ultime ore anche il più stretto collaboratore di Moussavi, Alireza Beheshti, insieme a (Ghorban) Behzadian-Nejad e (Mohammad) Bagherian, tutti vicini al leader dell’onda verde.
Adesso si temono nuovi scontri: la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere i sostenitori di Moussavi, che si radunati all’esterno dell’ospedale Ebn-e Sina dove era stata portata la salma del nipote, ucciso domenica nel corso delle proteste. Ma sulla salma del giovane, è giallo: secondo la famiglia, la salma di Seyed Ali Moussavi e stato trasferita dall’ospedale e portata in una località sconosciuta. (Agi)

(DANIEL DAL ZENNARO/ANSA)
Due ragazze, militanti statunitensi dell’associazione animalista
Peta, si sono aggirate oggi in Piazza San Babila, a
Milano, “vestite” da
conigliette, per protestare contro l’uso delle pellicce.
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Due militanti USA della PETA
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Due militanti USA della PETA
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Due militanti USA della PETA
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Due militanti USA della PETA

Ruesselsheim (AP Photo/Michael Probst)
A Ruesselsheim ed a Kaiserslauter, in Germania, migliaia di operai e impiegati hanno aderito ad una manifestazione di protesta contro la rinuncia di General Motors a vendere la Opel, mandando a monte l’accordo con la canadese Magna International e la russa Sberbank - per il quale da mesi erano in corso delle trattative. Tale accordo, nelle speranze degli operai tedeschi, avrebbe potuto offrire maggiori garanzie di conservazione dei posti di lavoro. Continua