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protesta

Nudi per Ai Weiwei (e per la libertà in Cina)

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  • Tags: Ai Weiwei, arte, Cina, nudo, protesta
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Artisti e attivisti cinesi a sostegno di Ai Wei Wei

Già accusato di evasione fiscale, più che mai nel mirino delle autorità cinesi, l’artista cinese Ai Weiwei aveva annunciato venerdì di essere sotto inchiesta, con il suo assistente Zhao Zhao, per pornografia: la pietra dello scandalo, una vecchia foto - dal titolo ”Una tigre, otto seni”- in cui posava nudo insieme a quattro donne, anche loro in costume adamitico. ”Io sono pronto a combattere fino in fondo” ha dichiarato l’artista che denuncia contro di sé l’uso “di metodi vecchi che qui ancora funzionano”.

Alcuni degli artisti e attivisti cinesi che stanno dando vita alla protesta a sostegno di Ai Wei Wei
La foto incriminata dal titolo ”Una tigre, otto seni”
”Io sono pronto a combattere fino in fondo” ha dichiarato l’artista
La foto incriminata fa parte di un servizio fotografico nato per gioco, ha spiegato Ai Wewei
Ai Weiwei ha definito “ridicole” le nuove accuse a suo carico

“In quell’occasione ci siamo chiesti perché non fare delle foto di nudo, tutti hanno acconsentito, le abbiamo fatte, le abbiamo messe su internet e poi ce ne siamo dimenticati”
L’artista ritratto mentre salta, il pube coperto da un peluche
Due sostenitori dell’artista ripropongono un altro degli scatti in cui Ai WeiWei ha posato nudo
Nudo di Gruppo
Dall’inizio di novembre un forte movimento di solidarietà all’artista su è sviluppato in rete

Come il David di Michelangelo
30mila cinesi hanno raccolto di recente 930mila euro per consentirgli di ricorrere contro l’accusa di evasione fiscale mossagli da Pechino
In seguito all’accusa - infondata - di evasione, Weiwei ha già scontato 81 giorni di carcere
Un abbraccio scritto sul petto
Nudo con un panda peluche


I sostenitori dell’artista hanno scelto di manifestare la loro solidarietà al celebre dissidente posando nudi su internet. Su un blog intitolato “Ascolta, governo cinese: la nudità non è la pornografia“, decine di artisti e dissidenti cinesi che vivono in tutto il mondo, insieme a persone comuni, hanno messo online delle foto dopo posano senza veli. Uno degli internauti si è fatto ritrarre nella stessa posizione del Pensatore di Rodin, un altro in quella del David di Michelangelo. Altri ancora, grazie ad un fotomontaggio, posano nudi in dei luoghi emblematici di Pechino come la piazza Tiananmen, altri con maschere di Ai Weiwei o con occhiali scuri, a ricordare il dissidente avvocato cieco agli arresti domiciliari Chen Guangcheng.

I post di Panorama.it su Ai Wei Wei

Ai Weiwei, da parte sua, ha definito “ridicole” le nuove accuse a suo carico. Si tratta di una vecchia foto che fa parte di un servizio fotografico nato per gioco, ha spiegato Ai Wewei: “In quell’occasione ci siamo chiesti perché non fare delle foto di nudo, tutti hanno acconsentito, le abbiamo fatte, le abbiamo messe su internet e poi ce ne siamo dimenticati“.

La foto incriminata dal titolo ''Una tigre, otto seni''

La foto incriminata, dal titolo Una tigre, otto seni

Dall’inizio del mese di novembre si è registrato un forte movimento di solidarietà in suo favore tra internauti e cittadini, che hanno raccolto fondi per consentirgli di ricorrere contro l’accusa di evasione fiscale mossagli da Pechino. Grazie a questa mobilitazione di 30.000 cinesi, l’artista ha potuto versare la settimana scorsa 8,7 milioni di yuan (930mila euro), la cauzione richiestagli dalle autorità per ricorrere all’ufficio delle imposte contro l’enorme prelievo fiscale al quale era stato condannato in seguito all’accusa di evasione e per la quale ha già scontato 81 giorni di carcere. L’architetto - tra le firme del Nido di rondine, lo stadio di Pechino costruito per le Olimpiadi del 2008 - si è sempre dichiarato innocente. L’artista era stato arrestato ad aprile mentre stava per imbarcarsi all’aeroporto di Pechino.

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  • Mercoledì 23 Novembre 2011

Appesa per la pelle: protesta shock per salvare gli squali

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  • Tags: Alice Newstead, curiosità, Hong Kong, pesca, protesta, specie in via di estinzione, squali
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Alice Newstead

Alice Newstead (Epa/Alex HOFFORD)

Con un’audace ed estrema protesta, oggi ad Hong Kong l’artista performativa britannica Alice Newstead si è fatta appendere ad un’impalcatura mediante due ganci di quelli utilizzati per la pesca dello squalo conficcati nella pelle della schiena. La performance è stata pensata per sensibilizzare la cittadinanza sui rischi di estinzione che corrono alcune specie di questi pesci predatori e, quindi, per scoraggiare il pubblico dal mangiare zuppa di pinne di squalo, usanza particolarmente diffusa ad Hong Kong, capitale mondiale di questo mercato.

La performance della Newstead ha dato il via a una settimana dedicata alla salvaguardia degli squali: una lunga mostra d’arte caratterizzata dalla presenza di diversi artisti e fotografi locali e internazionali, nata dalla collaborazione tra il gruppo ambientalista degli Shark Savers, impegnati per la conservazione marina, e l’azienda cosmetica Lush (nota per non testare i suoi prodotti sugli animali), che stanno per lanciare una campagna globale per la protezione degli squali.

Ecco le foto, sconsigliate ai deboli di cuore.

Alice Newstead appesa con due ganci per la pesca dello squalo
Per sensibilizzare sui rischi di estinzione che corrono alcune specie di squalo
Per scoraggiare il pubblico dal mangiare zuppa di pinne di squalo
Una settimana dedicata alla salvaguardia degli squali
Hong Kong è la capitale mondiale del mercato della carne di squalo


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  • Martedì 14 Giugno 2011

Femen: protesta in topless tra le tombe contro Viktor Yanukovych

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  • Tags: Femen, protesta, Viktor Yanukovych
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Attivista Femen - Kika Press

Attivista Femen - Kika Press

Una attivista del gruppo Femen ha sfidato il gelo russo manifestando in topless in un cimitero di Kiev. La donna ha protestato contro la presunta politica di stabilità del presidente Viktor Yanukovych, esponendo cartelli e stendendosi nuda tra le tombe. In passato il movimento femminista ha attuato altre insolite forme di protesta: sfilate in bikini, lavaggio di panni sporchi in fontane pubbliche, attirando l’attenzione mediatica ti tutto il mondo. Le donne del gruppo hanno protestato anche contro la mancanza di risorse idriche nel Paese, la prostituzione femminile e la legislazione ucraina deficitaria sulla protezione delle donne.
(SergeiSvetlitsky/DX©kikapress.co)

Attivista Femen
Attivista Femen
Attivista Femen
Attivista Femen
Attivista Femen


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  • Giovedì 13 Gennaio 2011

Indonesia, sepolti vivi contro lo sfratto

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  • Tags: Giacarta, indonesia, povertà, protesta
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Una donna protesta contro lo sfratto a Jakarta

Una donna protesta contro lo sfratto a Jakarta (AP Photo/Tatan Syuflana)

A Rawa Kebo, un quartiere povero di Giacarta, un gruppo di cittadini privi di mezzi sta inscendando da ieri una singolare e drammatica protesta: almeno cinque persone si sono sepolte sotto terra fino alle spalle, contro lo sfratto preventivato dalle autorità governative, che dovrebbe allontanarle dalle loro abitazioni.

Secondo i dati diffusi nel marzo scorso dall’Agenzia centrale statistica dell’Indonesia, sono 31,5 milioni le persone che nel Paese vivono al di sotto della soglia di povertà.

Giacarta, Indonesia
Salmah M Saleh, 52 anni, circondata dai bambini del quartiere
Paidi e Firjen Saleh, 58 e 44 anni, inscenano una protesta contro il previsto sfratto
Nel quartiere povero di Rawa Kebo
Una donna protesta contro lo sfratto a Jakarta


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  • Martedì 3 Agosto 2010

Pamplona, animalisti Peta nudi contro la corrida

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  • Tags: animalisti, corrida, Pamplona, peta, protesta
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Nella settimana di San Firmino

(jrp/EF©kikapress.com)

Per il nono anno consecutivo, due giorni dopo l’inizio della settimana di San Firmino, gli attivisti della Peta hanno manifestato in favore dell’abolizione della corrida.
Ottanta persone provenienti da diverse parti della Spagna, Portogallo e Stati Uniti si sono verniciate di nero e rosso e si sono riunite il 4 luglio in una piazza di Pamplona, creando un toro ferito grazie a un mosaico umano.

Nella settimana di San Firmino
Nella settimana di San Firmino
Nella settimana di San Firmino
Nella settimana di San Firmino
Nella settimana di San Firmino


GALLERY: Spagna, scontro sulla corrida: cultura o crudeltà? - Corrida, Julio Aparicio incornato alla gola. È salvo

Nella settimana di San Firmino

(jrp/EF©kikapress.com)

  • redazione
  • Lunedì 5 Luglio 2010

Thailandia, non si ferma l’onda rossa pro Thaksin

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  • Tags: camicie rosse, protesta, Thailandia, Thaksin Shinawatra
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Con la maschera dell'ex premier Thaksin Shinawatra

Con la maschera dell'ex premier Thaksin Shinawatra

(ANSA) - In Thailandia le ”camicie rosse”, i sostenitori dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, continuano a radunarsi a decine di migliaia nella capitale Bangkok per dar forza all’ultimatum ribadito ieri da loro fonti di spicco: sciogliere il Parlamento entro oggi a mezzogiorno (le sei del mattino in Italia) aprendo la strada a nuove elezioni, o prepararsi a una ”presa” della città, quindi a manifestazioni violente.

Con la maschera dell’ex premier Thaksin Shinawatra
Con la bandiera thailandese
Soldati di guardia di fronte alla sede del Governo
Il volto di un manifestante
Monaci buddhisti in marcia per la democrazia

La polizia in assetto antisommossa per le strade di Bangkok
Slogan pro-democrazia della camicier rosse
La polizia in assetto antisommossa per le strade di Bangkok
Protesta rossa in motoriino
I sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra

Camicie rosse con l’ex premier Thaksin Shinawatra
Volti di manifestanti
Manifestanti
Sostenitori di Thaksin Shinawatra | L’attuale premier Abhisit Vejjajiva
Fiori rossi a decorare la città


Sin da sabato i palazzi del potere di Bangkok sono difesi da forze di sicurezza in tenuta antisommossa, parte dei circa 50 mila uomini impiegati dal governo di Abhisit Vejjajiva, in carica grazie a un ribaltone parlamentare.

Il movimento, che dopo la repressione delle manifestazioni dell’aprile 2009 dava l’impressione di aver perso forza, ha ripreso vigore dopo la confisca del 60% del patrimonio dell’ex premier, decisa due settimane fa dalla Corte Suprema.

Thailandia, non si ferma l'onda rossa pro Thaksin

(AP Photo/Apichart Weerawong)

Dopo lo scadere dell’ultimatum, oggi l’onda rossa dei manifestanti pro Thaksin Shinawatra ha assaltato una caserma che ospita il primo ministro Abhisit Vejjajiva. L’assedio è durato, però, solo tre ore: alle due di oggi pomeriggio, decine di migliaia di “rossi” hanno lasciato l’area attorno all’11/o Reggimento di fanteria, facendo ritorno alla zona di Thanon Ratchadamnoen, sede principale della protesta iniziata venerdí sera.

Thailandia, non si ferma l'onda rossa pro Thaksin

(AP Photo/David Longstreath)

Mentre la situazione di tensione attorno alla caserma - difesa da un nutrito contingente delle forze di sicurezza - non ha portato ai temuti scontri, una bomba a mano è scoppiata questa mattina nel cortile di un altro edificio militare, il quartier generale del Primo Reggimento di fanteria. L’esplosione ha provocato il ferimento - allo stomaco e a un braccio - di due soldati di guardia, che sono stati portati in ospedale.

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  • Lunedì 15 Marzo 2010

Indonesia, proteste anti governative: Jakarta messa a ferro e fuoco

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  • Tags: economia, indonesia, Jakarta, protesta, reportage
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Indonesia, proteste anti governative: Jakarta messa a ferro e fuoco

(AP Photo/Achmad Ibrahim)

(KIKA) - Jakarta non ha pace e dopo la frana del 23 febbraio scorso, che ha causato la morte di decine di persone, ora numerose manifestazioni popolari mettono a ferro e fuoco la città. Attivi anche militanti nonviolenti, che si sono sdraiati per terra.

L’economia è minacciata da una crisi inarrestabile, la borsa è in costante calo e il malcontento sfocia in guerriglia urbana
L’economia è minacciata da una crisi inarrestabile, la borsa è in costante calo e il malcontento sfocia in guerriglia urbana
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L’economia è minacciata da una crisi inarrestabile, la borsa è in costante calo e il malcontento sfocia in guerriglia urbana

L'economia è minacciata da una crisi inarrestabile, la borsa è in costante calo e il malcontento sfocia in guerriglia urbana

(KIKA)

Al centro della polemica ci sono alcuni finanziamenti statali sospetti alla Bank Century. Gruppi di dimostranti sono scesi in piazza per sostenere il presidente Susilo Bambang Yudhoyono e il vice presidente Boediono, ma sono stati ostacolati dagli oppositori, inneggianti il ritiro del Capo di Stato con relativa ammissione di colpa. A sedare gli animi sono intervenuti polizia ed esercito.

Indonesia, proteste anti governative: Jakarta messa a ferro e fuoco

(AP Photo/Achmad Ibrahim)

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  • Mercoledì 3 Marzo 2010

Mumbai, l’ira nazionalista hindu contro “My name is Khan”

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  • Tags: cinema, fondamentalismo, hindu, India, Mumbai, nazionalismo, protesta, Shahrukh Khan, sindrome di Asperger
  • Un commento
L'arresto di una manifestante

L'arresto di una manifestante (AP Photo/Rafiq Maqbool)

Shahrukh Khan è l’attore protagonista di una delle ultime produzioni boolywoodiane: il film My name is Khan. I’m not a terrorist, presente, fuori concorso, alla Berlinale.  Khan, megastar indiana, è finito nel mirino dello Shiv Sena, un partito politico con base a Mumbai, conosciuto per il suo razzismo e fondamentalismo hindu. Lo Shiv Sena ha definito Shahrukh Khan un traditore, perché l’attore ha espresso rammarico per il fatto che nessun giocatore di cricket del Pakistan - vecchio rivale dell’India - sia stato scelto per il torneo Twenty20 della Premier League indiana. Khan, che è un musulmano, non ha voluto scusarsi per le sue affermazioni.

Dal 10 febbraio scorso - data della prima proiezione indiana del film - migliaia di nazionalisti hindu stanno inscenando una serie di proteste davanti ai cinema che lo hanno messo in programmazione. La folla ha stracciato le locandine e preso a sassate i cinema. La polizia a Mumbai ha arrestato più di un migliaio di nazionalisti hindu ed ha dispiegato più di 21mila agenti a vigilare 60 cinema. La violenta protesta non si ferma, pur avendo ottenuto di ridurre da 63 a 13 il numero delle sale dove il film sarà proiettato.

L’arresto di una manifestante
Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
Shahrukh Khan | La locandina del film in una strada di Mumbai
Scontri tra la polizia e i manifestanti
L’arresto di una manifestante

Attivisti del partito Shiv Sena strappano e bruciano le locandine del film fuori da un cinema di Mumbai
Sostenitori di Shahrukh Khan festeggiano il suo film
Polizia indiana a guardia di un poster del film
In coda per vedere il film
Polizia a guardia di un cinema


My name is Khan, con la regia di Karan Johar, racconta la storia di Rizwan Khan, un bambino musulmano con la sindrome di Asperger, cresciuto con la madre (Zarina Wahab) nella sezione Borivali di Mumbai. Da adulto Rizwan (interpretato dalla megastar indiana Shahrukh Khan), si innamora di una madre single indù, Mandira (Kajol), che vive a San Francisco. Le vicende dell’11 settembre si inseriscono nella trama, a cambiare i destini di questa sorta di Forrest Gump indiano.

Khan si muove tra la gente pieno dei suoi tic, dei suoi momenti di genialità, con la sua faccia da buono. Da bambino, ha avuto come unico insegnamento etico dalla madre l’idea di un mondo diviso sostanzialmente in due: buoni e cattivi, ma non per il colore della pelle o per la religione che professano. A un certo punto, arrestato in quanto sospettato dalla polizia per la sua fisionomia e anche per lo strano modo di fare dovuto alla sua malattia.

Tutto il film ruota alla fine intorno al suo singolare titolo. Infatti My name is Khan con l’aggiunta and I’m not terrorist e proprio la frase che il bravo e sfortunato hindu vuol dire al presidente degli Stati Uniti per rassicurare una  volta per tutte il mondo che si sbaglia a identificare buoni e cattivi in base a religione professata o colore della pelle. Khan che, nonostante il bellicoso nome, è  l’uomo più buono della terra, alla fine incontrerà davvero il neo presidente degli Stati Uniti Barack Obama (Christopher B. Duncan).

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  • Venerdì 12 Febbraio 2010

Teheran, assalto all’ambasciata: “A morte l’Italia”

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  • Tags: ambasciata italiana, Iran, protesta, Teheran
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La protesta

La protesta (Foto Ansa)

Slogan di ‘Morte all’Italia‘ e ‘Morte a Berlusconi‘, lancio di qualche pietra e alcune uova contro il portone e un cartello stradale con la scritta ‘Via Roma’ divelto. Sono stati 20 minuti di tensione quelli vissuti il pomeriggio del 9 febbraio davanti all’ambasciata italiana a Teheran, dove diverse decine di attivisti fondamentalisti hanno dato vita ad una manifestazione ostile, conclusasi senza gravi incidenti o danni.

La protesta
La protesta
La protesta
La protesta

Frattini: “Atti preoccupanti”
La protesta
La protesta
La protesta


Contemporaneamente si è appreso che l’ambasciatore italiano, Alberto Bradanini, è stato convocato nei giorni scorsi al ministero degli Esteri iraniano, che gli ha trasmesso una protesta ufficiale per le parole pronunciate dal presidente del Consiglio durante una visita in Israele, la settimana scorsa, quando aveva affermato “il dovere di sostenere e aiutare l’opposizione” nella Repubblica islamica.

Ma ad essere presa di mira ieri non è stata solo l’ambasciata italiana. Gli stessi manifestanti hanno sostato anche davanti ad altre sedi diplomatiche europee: quella francese, distante solo poche decine di metri da quella italiana, sulla Via Neauphle-le-Chateau, quella tedesca e quella olandese. Anche qui, hanno riferito i testimoni, si sono viste le stesse scene.
I Paesi europei sono colpevoli, agli occhi dei manifestanti, di opporsi ingiustamente al programma nucleare iraniano e di sostenere l’opposizione al presidente Mahmud Ahmadinejad.

  • redazione
  • Mercoledì 10 Febbraio 2010

Indonesia, si cuciono la bocca contro Yudhoyono

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  • Tags: crisi economica, Giakarta, indonesia, protesta, Yudhoyono
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(EPA/BAGUS INDAHONO)

(EPA/BAGUS INDAHONO)

Una serie di manifestazioni e proteste segnano il 100° giorno del secondo mandato presidenziale di Susilo Bambang Yudhoyono, riconfermato lo scorso 25 luglio 2009.

Numerosi attivisti appartenenti a ONG locali hanno inscenato diverse contestazioni, chiedendo le dimissioni al presidente Yudhoyono, a cui viene contestata l’incapacità di fare fronte alla crisi economica e politica in cui versa il Paese. Tra le iniziative più eclatanti, tre studenti si sono cuciti la bocca con del filo.

Bocca cucita per tre studenti di Giacarta
Bocca cucita per tre studenti di Giacarta
Bocca cucita per tre studenti di Giacarta
Bocca cucita per tre studenti di Giacarta
Yudhoyono e i suoi ministri in catene

Yudhoyono e i suoi ministri in catene
Contro Yudhoyono
Contro Yudhoyono
Scene di povertà nell’Indonesia colpita dalla crisi
Scene di povertà nell’Indonesia colpita dalla crisi


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  • Lunedì 25 Gennaio 2010

Blitz anti-nucleare di Greenpeace all’EUR di Roma

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  • Tags: ambiente, Enel, EPR, Eur, Greenpeace, manifestazione, nucleare, Palazzo della Civiltà Italiana, protesta, Roma
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Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana

Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana (AP Photo/Alessandra Tarantino)



Protesta, questa mattina a Roma, degli attivisti di Greenpeace contro la politica in favore del nucleare da parte dell’Enel che, secondo l’associazione, su questo tema ”bleffa” le imprese.

Gli attivisti, rende noto l’associazione, sono saliti sul ‘Colosseo Quadrato’ all’Eur di Roma, da dove hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta ‘Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness‘, proprio mentre era in corso l’incontro tra Enel e le imprese italiane coinvolte nel progettodi costruzione di quattro impianti nucleari EPR in Italia.

(ANSA)

Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
Uno striscione srotolato lungo la facciata del “Colosseo quadrato”
Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
Uno striscione srotolato lungo la facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
Uno striscione srotolato lungo la facciata del “Colosseo quadrato”


  • photo_department
  • Martedì 19 Gennaio 2010

Iran, repressione a Teheran: oltre 15 morti

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  • Tags: Iran, Mahmoud Ahmadinejad, mondo, Moussavi, protesta, repressione, Teheran
  • Un commento
Alta tensione

Alta tensione

Caos in Iran dove la repressione non ferma la protesta anti-regime. Il giorno dopo le violenze più sanguinose dal giorno dell’elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla guida della teocrazia islamica, la polizia ha fatto irruzione nell’ufficio dell’ex residente riformista, Mohammad Khatami. Intanto, il regime ha ammesso che domenica, durante la manifestazione di protesta sorta in occasione dell’Ashura, ci sono stati 15 morti negli scontri a Teheran: “più di dieci”, secondo il ministero dei servizi segreti, appartenenti “ai gruppi controrivoluzionari”; gli altri cinque, si legge nel sito web della televisione pubblica, uccisi “da gruppi terroristici”. Ma il bilancio è ancora incerto.

Alta tensione
Probabili nuovi scontri
Oggi funerali nipote Moussavi
Un poster di Mousavi
Polizia anti-sommossa

Dimostrante col segno di vittoria
Lancio di pietre e fiamme
Poliziotto in sangue
Dimostrante ferito
Corpo morto

Polizia anti-sommossa
Fiamme e lanci di pietre
A facce coperte
Poliziotto con sciarpa verde
Bandiera verde

Calci e pugni
Dimostranti col segno di vittoria
Stivali di poliziotti in aria
Dimostranti contro Ahmadinejad
Moto in fiamme


Secondo Press Tv, il canale pubblico iraniano, nelle proteste sono morte 8 persone: con un sommario dato come “breaking news”, l’emittente in lingua inglese ha riferito il bilancio attribuendolo al Supremo Consiglio della Sicurezza Nazionale, senza dare ulteriore particolari.
Intanto il regime stringe la morsa attorno all’opposizione.
All’alba è stata arrestata una delle voci critiche del regime, Ebrahim Yazdi, che era stato vice-premier e ministro degli Esteri nel primo governo dopo la rivoluzione del 1979. Fermato anche un difensore dei diritti civili, Emad Baghi. Secondo un altro sito dell’opposizione, sono stati arrestati anche l’ex ministro Morteza Haji e (Hasan) Rasooli, rispettivamente segretario e vice della fondazione Baran, l’organizzazione non governativa che fa capo a Khatami. Fermati nelle ultime ore anche il più stretto collaboratore di Moussavi, Alireza Beheshti, insieme a (Ghorban) Behzadian-Nejad e (Mohammad) Bagherian, tutti vicini al leader dell’onda verde.

Adesso si temono nuovi scontri: la polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere i sostenitori di Moussavi, che si radunati all’esterno dell’ospedale Ebn-e Sina dove era stata portata la salma del nipote, ucciso domenica nel corso delle proteste. Ma sulla salma del giovane, è giallo: secondo la famiglia, la salma di Seyed Ali Moussavi e stato trasferita dall’ospedale e portata in una località sconosciuta. (Agi)

  • redazione
  • Lunedì 28 Dicembre 2009

Studenti nudi a Manila, pensando a Copenhagen

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  • Tags: Cop15, Copenhagen, Filippine, mondo, nudi, protesta, università
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La confraternita studentesca Alpha Phi Omega

La confraternita studentesca Alpha Phi Omega (AP Photo/Pat Roque)

Circa 50 studenti filippini, nudi e incappucciati, si sono aggirati oggi per il campus dell’Università di Manila, in occasione dell’84esimo anniversario della fondazione della confraternita studentesca di cui sono membri, la Alpha Phi Omega, per lanciare il loro allarme sui cambiamenti climatici oggetto del vertice di Copenhagen.

La confraternita studentesca Alpha Phi Omega
La confraternita studentesca Alpha Phi Omega
La confraternita studentesca Alpha Phi Omega
La confraternita studentesca Alpha Phi Omega
La confraternita studentesca Alpha Phi Omega

La confraternita studentesca Alpha Phi Omega
La confraternita studentesca Alpha Phi Omega
La confraternita studentesca Alpha Phi Omega

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  • Venerdì 11 Dicembre 2009

Conigliette in piazza a Milano, contro le pellicce

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  • Tags: animalisti, bellezze, Milano, pellicce, peta, protesta
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Due militanti USA della PETA

(DANIEL DAL ZENNARO/ANSA)



Due ragazze, militanti  statunitensi dell’associazione animalista Peta, si sono aggirate oggi in Piazza San Babila, a Milano, “vestite” da conigliette, per protestare contro l’uso delle pellicce.

Due militanti USA della PETA
Due militanti USA della PETA
Due militanti USA della PETA
Due militanti USA della PETA

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  • Mercoledì 2 Dicembre 2009

Germania: il funerale operaio di Opel

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  • Tags: auto, General Motors, Germania, mondo, Opel, protesta
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Ruesselsheim

Ruesselsheim (AP Photo/Michael Probst)

A Ruesselsheim ed a Kaiserslauter, in Germania, migliaia di operai e impiegati hanno aderito ad una manifestazione di protesta contro la rinuncia di General Motors a vendere la Opel, mandando a monte l’accordo con la canadese Magna International e la russa Sberbank  - per il quale da mesi  erano in corso delle trattative. Tale accordo, nelle speranze degli operai tedeschi, avrebbe potuto offrire maggiori garanzie di conservazione dei posti di lavoro. Continua

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  • Giovedì 5 Novembre 2009

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