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Gelo a Roma, morta una clochard romena Cancellati 12 voli tra Fiumicino e Linate Meteo - Primi fiocchi a Roma  a una settimana dalla nevicata che ha creato il caos - A Roma a perdere la vita è stata una 42enne, trovata morta in una grotta. In Valmarecchia, nel Riminese, alcuni cani, prima scambiati per lupi, sono scesi a valle e hanno aggredito un uomo.

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reportage

Le tribù del Nagaland in festa, per salvare le tradizioni

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  • Tags: India, Naga, Nagaland, reportage, tradizioni
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Un uomo spara dei colpi in aria con una pistola, dando il via alle celebrazioni

Un uomo spara dei colpi in aria con una pistola, dando il via alle celebrazioni (Epa/Str)

Nel villaggio di Kisama, alla periferia di Kohima, nella Repubblica nord-orientale indiana del Nagaland, è in corso l’annuale Festa del bucero, un evento immaginato dalle autorità governative per far conoscere e salvaguardare il patrimonio tradizionale e culturale dei Naga e per incoraggiare l’interazione inter-tribale. A questo festival, il cui obiettivo è mantenere viva e proteggere la ricca cultura Naga, prendono parte tutte le tribù del Nagaland, per una settimana all’insegna di giochi e cerimonie, spettacoli colorati, gare sportive, stand gastronomici, bancarelle di erbe medicinali e fiori, ma anche sfilate di moda e concorsi di bellezza.

India Festival

(AP Photo/Anupam Nath)

In questa fotogallery, ecco le danze guerriere dei Naga, vestiti in abiti tradizionali, durante la cerimonia di inaugurazione del festival. LE FOTO

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  • Lunedì 5 Dicembre 2011

L’odissea delle scorie nucleari: scontri e arresti in Germania

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  • Tags: fotoblog, Germania, nucleare, reportage, scorie, treno
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treno-scorie-nucleari_28

L'arresto di un manifestante (Lapresse)

Dopo un travagliatissimo viaggio, l’ultimo convoglio carico di scorie nucleari tedesche, proveniente dalla Francia, è giunto nella notte alla sua destinazione ferroviaria a Dannenberg, nel nord della Germania. Quasi quattro giorni - 92 ore, per l’esattezza - per percorrere qualche centinaio di km dalla frontiera franco-tedesca alla stazione finale. Lungo il tragitto si sono contati centocinquanta feriti, tutti lievi, tra gli attivisti del movimento verde che con dei blitz hanno occupato i binari, cercando di impedire l’avanzamento del treno. Tra sabato e domenica, per sgomberare l’ultimo blocco sui binari prima dell’arrivo a destinazione, la polizia tedesca ha dovuto arrestare 1.300 manifestanti in un colpo solo. LE FOTO

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  • Lunedì 28 Novembre 2011

Occupy Wall Street, il movimento del 99% in foto

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  • Tags: fotoblog, manifestazioni, Occupy Wall Street, reportage, USA
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Occupy Wall Street

Occupy Wall Street (AP Photo/John Minchillo)

17/18 NOVEMBRE - Giornata di scontri a Manhattan nell’Action Day, 24 ore di manifestazioni no stop al grido di Occupy everywhere! e Siamo il 99%, a due mesi dall’inizio della protesta di Occupy Wall Street. In migliaia tornano in strada a New York, dando vita alla più grande manifestazione organizzata dal movimento. Zuccoti Park, il campo base degli attivisti, viene “riconquistato” (nella notte tra lunedì e martedì la zona era stata sgomberata con la forza): garantito il diritto di riunione, ma non non di accampamento.

Manifestazioni si svolgono in molte città degli Stati Uniti: da Los Angeles a Portland, da Berkeley a Dallas, da Washington a Philadelphia… LE FOTO

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  • Lunedì 21 Novembre 2011

Egitto, le foto degli scontri a Piazza Tahrir

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  • Tags: Egitto, fotoblog, Il Cairo, manifestazioni, piazza Tahrir, reportage
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piazza-tahrir-20nov11-07

(AP Photo/Khalil Hamra | Epa/Khaled Elfiqi)

Nuovi scontri stamani a piazza Tahrir al Cairo: la polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla, che ha risposto con il lancio di pietre. Il bilancio dei morti, dopo tre giorni di proteste, varia da 12 a 20, a seconda delle fonti. Altre manifestazioni ad Alessandria, dove si è avuto un morto, a Suez, ma anche nel sud, a Minya ed a Qena.

Egitto ancora nel caos: Piazza Tahrir in fiamme, scontri tra manifestanti e polizia

La polizia in assetto antisommossa | I manifestanti in piazza Tahrir
19/11 - ore 12.19: la polizia in assetto anti sommossa sgombera piazza Tahrir dagli islamisti
19/11 - ore 14.32: scontri in piazza dopo che la polizia tenta di allontanare le centinaia di persone che cercavano di radunarsi
Circa 100 manifestanti avevano presidiato la piazza per tutta la notte di venerdì
ore 16.44: in fiamme un grosso camion per il trasporto truppe della polizia tra piazza Tahrir e la grande strada Kasr El Aini

19/11 - ore 16.44: Continuano i lanci di pietre
Alla manifestazione di venerdì, indetta dai fratelli musulmani e dalle forze islamiste, avevano partecipato 50.000 persone
Corpi senza vita per terra, persone con volti coperti di sangue, violenze e repressione di ogni genere
19/11 - ore 17.53: circa 300, secondo fonti mediche, i feriti negli scontri con la polizia
19/11 - ore 21.42: i feriti salgono a 676

19/11 - ore 22.02: arriva la notizia della prima vittima
Incidenti e scontri anche in altre città, tra le quali Alessandria, Al Minya, Suez e Assuan
Le forze dell’ordine sono intervenute con bastoni e gas lacrimogeni
20/11 - ore 02.03: un altro manifestante muore nella notte in seguito agli scontri con la polizia davanti alla sede della direzione della sicurezza di Stato, ad Alessandria
20/11 - ore 08.06: centinaia di manifestanti raggiungono piazza Tahrir, al Cairo. Qualche scaramuccia con le forze dell’ordine

20/11 - ore 16.51: reparti della sicurezza, a piedi e a bordo di piccoli blindati, fanno irruzione nella piazza per sgomberare i manifestanti con bastoni e manganelli. La folla scappa
20/11 - ore 16.54: La tv di Stato annuncia che una riunione urgente del governo si terrà a breve presso la sede del Consiglio Supremo delle Forze Armate
ore 17.00: a piazza Tahrir si contano i primi feriti
20/11 - ore 17.18: prima vittima della giornata a Piazza Tahrir
20/11 - ore 17.22: un ufficiale dell’esercito ed uno della polizia vengono presi in ostaggio da manifestanti

20/11 - ore 17.22: Da fonti internet si apprende che la polizia ha arrestato la candidata presidenziale Butaina Kamel mentre era con manifestanti diretti al ministero dell’Interno
20/11 - ore 17.29: salgono a tre i manifestanti uccisi durante l’irruzione delle forze dell’ordine in piazza
20/11 - ore 17.36: si dimette per protesta contro le violenze il ministro della Cultura Emad Abou Ghazi
20/11 - ore 18.11: il governo egiziano smentisce le voci secondo le quali si sarebbe dimesso e conferma le elezioni legislative del 28 novembre
20/11 - ore 19.28: fonti mediche indipendenti rendono noto che i morti dopo l’irruzione della polizia militare sono saliti a quattro

20/11 - ore 19.28: nuovo bilancio porta a 285 i feriti
20/11 - ore 20.03: video choc ritrae un poliziotto che getta un cadavere verso un cumulo di immondizie. L’uomo è morto apparentemente per i pestaggi subiti dagli agenti
20/11 - ore 22:02: sale a undici il bilancio dei morti oggi in piazza Tahrir, secondo il ministero della Sanità egiziano
I militari hanno espresso “rammarico” per gli scontri
In tanti denunciano la mancanza di un’informazione corretta per il voto


Continua

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  • Lunedì 21 Novembre 2011

La polizia cinese a lezione di postura

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  • Tags: Cina, reportage, vita militare
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Di fronte ai militari dei fili rossi per un miglior allineamento

(Lapresse)

Croci di legno legate dietro la schiena, mattoni appoggiati sopra la testa e fili rossi tesi tra le fila di poliziotti sull’attenti: si sono preparati così, in vista dell’arrivo di nuove reclute, gli ufficiali di polizia della scuola militare di Hangzhou, capitale della provincia provincia orientale costiera di Zhejiang, in Cina. Ecco la polizia nel corso del rigoroso addestramento posturale.

Di fronte ai militari vengono tesi dei fili rossi per permettere un miglior allineamento
Un mattone sulla testa per stare dritti
Croci di legno legate alla schiena per assumere la corretta postura
Gli ufficiali di polizia della scuola militare di Hangzhou sull’attenti
Un mattone sulla testa per stare dritti

Croci di legno legate alla schiena per assumere la corretta postura
Rigoroso addestramento posturale
Hangzhou è la capitale della provincia dello Zhejiang
Un mattone sulla testa per stare dritti
Croci di legno legate alla schiena per assumere la corretta postura

Fili rossi tesi davanti ai poliziotti per permettere un miglior allineamento
Rigoroso addestramento posturale
Un mattone sulla testa per stare dritti

Un mattone sulla testa per imparare a stare dritti

(Lapresse)

Croci

(Lapresse)

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  • Mercoledì 16 Novembre 2011

Alla fiera del bestiame di Sonepur, India

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  • Tags: Asia, fiere, India, Kevin Frayer, reportage
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Un mahout osserva la sua elefantessa

Un mahout osserva la sua elefantessa mentre nutre il suo cucciolo di 13 mesi (AP Photo/Kevin Frayer)

Come ogni anno, tra novembre e dicembre, in concomitanza con il plenilunio del mese di Kartik, si svolge a Sonepur, la più grande fiera di bestiame dell’Asia, che tradizionalmente attrae visitatori da tutto il continente. In prossimità della confluenza dei fiumi Gandak e Gange, nello Stato nord-orientale indiano del Bihar, per un periodo variabile tra due settimane e un mese, durante la fiera sono messi in vendita animali di ogni sorta - praticamente tutti quelli che vivono in India - ma anche gli oggetti più vari, dagli alimentari ai casalinghi. LE FOTO

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  • Mercoledì 16 Novembre 2011

Lo sgombero e gli arresti a Zuccotti Park

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  • Tags: fotoblog, New York, Occupy Wall Street, reportage, Zuccotti Park
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L'arresto di un occupante

L'arresto di un occupante (AP Photo/Seth Wenig)

Gli occupanti newyorkesi di Zuccotti Park non mollano. Nonostante la polizia li abbia sfrattati nella notte tra lunedi e martedì, gli attivisti hanno chiamato a raccolta altri indignados e si preparano al contrattacco.

Vedi anche Occupy Wall Street: la polizia sgombera Zuccotti Park

LE FOTO

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  • Martedì 15 Novembre 2011

Nel quartiere dei narcos: guerra al narcotraffico a Rocinha, Rio De Janeiro

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  • Tags: Brasile, Felipe Dana, fotoblog, guerra alla droga, reportage, Rio de Janeiro, Silvia Izquierdo
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Un soldato a bordo di un carro armato

Soldati a bordo di un blindato (AP Photo/Silvia Izquierdo)

Domenica 13 novembre, prima dell’alba, la marina brasiliana e corpi scelti dell’esercito, con il supporto di veicoli blindati ed elicotteri militari, hanno fatto irruzione a Rocinha, la più nota e popolosa - 120mila abitanti -  baraccopoli dell’ex capitale brasiliana. L’operazione fa parte del piano per riportare la sicurezza nella città, nota per il suo tasso di violenza, in vista degli importanti eventi sportivi che ospiterà nel prossimo futuro: la Coppa del Mondo di calcio 2014 e le Olimpiadi del 2016.

LE FOTO

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  • Martedì 15 Novembre 2011

Guy Fawkes, V per vendetta e gli indignati

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  • Tags: Alan Moore, Anonymous, fotoblog, Guy Fawkes, Occupy Wall Street, reportage, V for Vendetta
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Un momento della manifestazione transnazionale del 15 ottobre a Varsavia

Un momento della manifestazione transnazionale del 15 ottobre a Varsavia (AP Photo/Czarek Sokolowski)

Come nel finale di V for Vendetta, circa 200 manifestanti si sono calati sabato scorso in Piazza del Parlamento a Londra per protestare contro tagli e ingiustizie indossando la maschera di Guy Fawkes, l’anarchico che 400 anni fa tentò di far saltare in aria Westminster e che, dal film cult di James McTeigue, è diventato il simbolo degli hacker di Anonymous prima e poi degli anti-capitalisti di Occupy Wall Street e Occupy the City. LE FOTO

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  • Lunedì 7 Novembre 2011

C’era una volta in Russia la Festa della Rivoluzione d’ottobre

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  • Tags: manifestazioni, Mosca, reportage, Russia, ultranazionalisti, URSS
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Manifestanti dal volto coperto

Manifestanti dal volto coperto (AP Photo/Sergey Ponomarev)

Nell’Unione sovietica, con la tradizionale parata militare nella Piazza Rossa si celebrava ogni 7 novembre l’anniversario dell’insurrezione che avrebbe portato alla rivoluzione bloscevica del 1917.

Dmitry Demushkin, ex leader della formazione neonazista Unione slava

Dmitry Demushkin, ex leader della formazione neonazista Unione slava (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Si cominciò a farlo fin dal 1918 e lo si fece persino nel 1941, quando le truppe tedesche erano a pochi chilometri da Mosca. Dopo la caduta dell’URSS, la festa ha però subito diverse risignificazioni. Con Eltsin divenne Giorno della riconciliazione nazionale, i carri armati scomparvero, ma fabbriche e uffici rimanevano chiusi.

Manifestanti dal volto coperto
“La marcia russa per l’impero russo” celebra la sconfitta dei polacchi invasori nel 1612
Dmitry Demushkin, ex leader della formazione neonazista Unione slava
“La Russia ai Russi”, uno degli slogan
Icone ortodosse e lo stemma dell’impero russo in corteo

I colori della bandiera imperiale russa: giallo, nero e bianco
La Festa dell’unità nazionale è stata istituita nel 2005
Un’icona ortodossa nella mano di una manifestante
“Immigrati oggi, occupanti domani”, uno degli slogan
Circa 5mila persone hanno preso parte alla manifestazione


Dal 1995, le celebrazioni sono state spostate al 4 novembre, a ricordare la sconfitta degli invasori polacchi del 1612. La nuova festività ha assunto una caratterizzazione completamente diversa da quella rivoluzionaria “delle origini”: oggi ha visto scendere in Piazza oltre 5.000 fanatici dell’estrema destra per partecipare alla “Marcia russa per l’Impero russo“.

La Festa dell'unità nazionale è stata istituita nel 2005

La Festa dell'unità nazionale è stata istituita nel 2005 (AP Photo/Sergey Ponomarev)

Accompagnati da icone ortodosse e stendardi dell’impero russo presovietico, svariati slogan xenofobi: “Immigrati oggi, Invasori domani” e “La Russia ai russi“.

Icone ortodosse e lo stemma dell'impero russo in corteo

Icone ortodosse e lo stemma dell'impero russo in corteo (AP Photo/Sergey Ponomarev)

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  • Venerdì 4 Novembre 2011

La vita quotidiana in Corea del Nord

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  • Tags: Asia, comunismo, Corea del Nord, David Guttenfelder, Kim Il Sung, reportage
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Wonsan

Wonsan (AP Photo/David Guttenfelder)

La Corea del Nord è uno degli ultimi Stati socialisti rimasti al mondo: una dittatura monocratica retta sull’ideologia della Juche (”autosufficienza”), un’amalgama di neo-confucianesimo e di stalinismo; incentrata sul culto della personalità di Kim Il Sung (il “Grande Leader”, definito “eterno Presidente” nella Costituzione, è morto nel 1994); e caratterizzata da una costante violazione dei diritti umani e per questo isolato dalla comunità internazionale. Vi proponiamo un viaggio fotografico nella vita quotidiana del Paese asiatico attraverso gli scatti - realizzati tra agosto ed ottobre - del fotoreporter David Guttenfelder.

Pyongyang

Pyongyang (AP Photo/David Guttenfelder)

In partenza da Pechino per Pyongyang su un aereo della compagnia Air Koryo
Performance acrobatica di massa a Pyongyang
Un tram per le strade di Pyongyang
Due donne escono da un sottopassaggio proteggendosi con un parasole, a Pyongyang
Pyongyang. Foto di gruppo davanti al mausoleo che conserva il corpo di Kim Il Sung

Foto di famiglia nella casa del contadino Kim Kyo Son, nei pressi di Sariwon
Pyongyang
Pyongyang vista dalla torre della Juche
Atmosfere d’epoca all’aeroporto internazionale di Pyongyang
La torre della Juche vista da un ponte sul fiume Taedong

Pyongyang
Università della scienza e tecnologia di Pyongyang
L’interno del ristorante dell’hotel Songdowon a Wonsan, sulla costa orientale
Una coppia in bicicletta a Wonsan
L’effigie di Kim Il Sung sovrasta un piccolo villaggio contadino, fuori Wonsan

Foto ricordo sul Monte Kumgang
Uno sguardo sul Lago Sijung
Birra fatta in casa in un bar di Pyongyang
Scarpe Made in North Korea in vendita a Pyongyang
Danze popolari in una piazza di Pyongyang per le celebrazioni del 66esimo anniversario di fondazione del Partito dei lavoratori

Un gruppo di uomini rende omaggio alla statua dell’eterno Presidente all’Università Kim Il Sung di Pyongyang
Operai al lavoro nel quartiere di Mansudae, Pyongyang
Ingresso dello Stadio Yanggakdo di Pyongyang prima di una partita di calcio
Spettatori della partita di calcio tra Corea del Nord e Uzbekistan per la qualificazione ai mondiali
Spettatori della partita di calcio tra Corea del Nord e Uzbekistan per la qualificazione ai mondiali


Università della scienza e tecnologia di Pyongyang

Università della scienza e tecnologia di Pyongyang (AP Photo/David Guttenfelder)

Altre FOTO di David Guttenfelder su panorama.it

Pyongyang

Stadio di Pyongyang (AP Photo/David Guttenfelder)

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  • Giovedì 3 Novembre 2011

Il giorno dei morti

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  • Tags: cattolicesimo, commemorazioni, giorno dei morti, religioni, reportage
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Lima, Perù

Lima, Perù (AP Photo/Karel Navarro)

Il mondo cattolico celebra oggi, come ogni 2 novembre, all’indomani della festa di Ognissanti, la Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum , la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Dal Guatemala alla Spagna, dalle Filippine al Messico, in queste foto ecco le cerimonie, le visite ai cimiteri, la tombe adornate di fiori e ceri…

Zunil, Guatemala

Zunil, Guatemala (AP Photo/Rodrigo Abd)

Lima, Perù
Zunil, Guatemala
Zunil, Guatemala
Zunil, Guatemala
Zunil, Guatemala

Zunil, Guatemala
Zunil, Guatemala
Zunil, Guatemala
Cordoba, Spagna
Cordoba, Spagna

Pamplona, Spagna
Porto, Portogallo
Sarajevo, Bosnia
Praga, Repubblica Ceca
Praga, Repubblica Ceca

Navotas, Filippine
Città del Messico
Città del Messico
Città del Messico
Città del Messico

Port-au-Prince, Haiti
Port-au-Prince, Haiti
Port-au-Prince, Haiti
Port-au-Prince, Haiti
Port-au-Prince, Haiti


Port-au-Prince, Haiti

Port-au-Prince, Haiti (AP Photo/Ramon Espinosa)

Città del Messico

Città del Messico (AP Photo/Marco Ugarte)

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  • Mercoledì 2 Novembre 2011

Allo zoo di Berlino è nato un ippopotamo

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  • Tags: animali, ippopotami, reportage, zoo, Zoo di Berlino
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(AP Photo/Markus Schreiber)

Gli ippopotami sono tra gli animali più popolari negli zoo, ma solo raramente si possono vedere da cuccioli. Lo zoo di Berlino dal 23 ottobre scorso ha un’eccezione di rilievo: è nato, infatti, il terzo figlio della mamma ippopotamo Nicole, un esemplare di 11 anni. Ad oggi non ha ancora un nome, ma ieri è stato presentato al pubblico. Al Zoologischer Garten gli ippopotami abitano dalla fine della seconda guerra mondiale.

Gli ippopotami sono tra gli animali più popolari negli zoo, ma solo raramente si possono vedere da cuccioli
Ad oggi non ha ancora un nome, ma ieri è stato presentato al pubblico
Lo zoo di Berlino dal 23 ottobre scorso ha un’eccezione di rilievo
Il nuovo nato al fianco della madre Nicole, un esemplare di 11 anni

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  • Mercoledì 2 Novembre 2011

La sepoltura degli insepolti in Guatemala, 30 anni dopo

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  • Tags: Guatemala, guerra civile, reportage, Rodrigo Abd
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Guatemala Sepoltura eroi guerriglia

(AP Photo/Rodrigo Abd)

A distanza di quasi 30 anni dall’assassinio, gli abitanti del piccolo centro rurale di Patalcal - nel Dipartimento guatemalteco di Huehuetenango - hanno finalmente dato sepoltura, nel cimitero locale, a 9 uomini del villaggio che nel 1982 vennero massacrati in una città vicina da un gruppo di guerriglieri.

Parenti dei defunti riuniti in una sala comunale durante i preparativi per la sepoltura
Un antropologo forense depone i resti di Juan Pedro Bartolo in una bara
Alcune donne preparano i polli che verranno serviti durante la festa che la piccola comunità ha organizzato per celebrare la sepoltura
Alcuni oggetti personali nella bara di Juan Pedro, una delle nove vittime
Alcuni uomini durante una colazione comune prima dell’inizio della sepoltura

Un cane coperto di aghi di pino durante i preparativi della cerimonia
Una ragazza di fronte alle bare durante i preparativi
Il villaggio di Patalcal
Alcune donne preparano il cibo per la colazione che precede la cerimonia di sepoltura
Le bare condotte verso il cimitero locale

Una parente di Andres Francisco Lopez, uno dei nove uomini uccisi nel 1982, in preghiera
Un momento della colazione condivisa che precede la cerimonia di sepoltura
Una calla all’interno della casa di Andres Francisco Lopez, uno dei nove uomini massacrati nel 1982
Le donne si dirigono verso il cimitero
Un uomo ubriaco nei pressi del cimitero


Le foto di RODRIGO ABD su panorama.it

Secondo i parenti, i 9 uomini furono uccisi dai guerriglieri per vendetta, per aver “collaborato” con l’esercito del Guatemala, non supportando gli attacchi contro i militari durante la guerra civile. Un’organizzazione forense ha riesumato i corpi nel 2005 e ha conservato le spoglie fino a quando, grazie a un gruppo di donatori, si è trovato il denaro necessario per pagare le bare e una dignitosa cerimonia di sepoltura.

Una ragazza di fronte alle bare durante i preparativi

(AP Photo/Rodrigo Abd)

Dopo la fine della guerra, negli anni ‘90, una commissione di indagine delle Nazioni Unite ha individuato i responsabili solamente del 3 per cento dei più di 200.000 esseri umani uccisi. In questa photogallery, ecco le immagini della cerimonia di sepoltura realizzate dal photoreporter Rodrigo Abd.

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  • Lunedì 31 Ottobre 2011

Due settimane in Nepal. Le foto di Niranjan Shrestha

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  • Tags: Asia, Nepal, Niranjan Shrestha, reportage
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Un uomo in preghiera nel decimo e ultimo giorno della Festa di Dashain

Un uomo in preghiera nel decimo e ultimo giorno della Festa di Dashain (AP Photo/Niranjan Shrestha)

Da qualche settimana il fotografo Niranjan Shrestha - alcune sue fotografie hanno già fatto la loro comparsa su panorama.it nelle rubriche settimanali delle foto più belle e dei volti - si muove tra Khatmandu e Bhaktapur, in Nepal, da dove per Associated Press racconta la quotidianità di questi luoghi.

Sacerdoti nepalesi trasportano verso il tempio fiori, foglie e frutti in offerta alla dea Durga
Delle anatre acquistate al mercato a Katmandu nella borsa di un uomo che fa ritorno verso casa
Acqua di fiume viene gettata sopra un bufalo prima di sacrificarlo
Un bufalo viene trascinato verso il luogo dove sarà sacrificato, nel nono giorno della Festa di Dashain
Una capra viene offerta in sacrificio fuori dal tempio hindu della dea Taleju Bhawani (Durga)

Un uomo in preghiera nel decimo e ultimo giorno della Festa di Dashain
Un uomo in preghiera nel decimo e ultimo giorno della Festa di Dashain
Un uomo in preghiera nel decimo e ultimo giorno della Festa di Dashain
Un anziano osserva un ragazzo correre con la bandiera di un partito politico locale
Un anziano fuma seduto di fronte ad un negozio

Tributo a cinque tibetani che in Cina si sono dati fuoco per protestare contro il governo cinese
Un tibetano in esilio partecipa con la fiaccola a un momento di tributo dei tibetani che si sono autoimmolati per protestare contro il governo cinese
Una bambina povera sorride al fotografo in un quartiere povero di Katmandu
La mano di un uomo che dorme sotto un ponte chiede l’elemosina
Una ragazza senza tetto mangia un gelato sdraiata su un’amaca

Contro la povertà al mercato della frutta di Katmandu
Una donna con il figlio in braccio verso una fonte d’acqua
Una venditrice di frutta e verdura in attesa di clienti. Accanto al negozio, tre uomini anziani chiacchierano
Una donna accanto a decine di vasi di terracotta in vendita lungo una strada
Quattro passeri in lotta su dei sacchi pieni di riso


Nelle sue fotografie, ecco la festa hindu di Dashain che per dieci giorni onora la dea Durga; l’omaggio reso dai tibetani in esilio ai loro connazionali che si sono dati fuoco in Cina, per protestare contro il governo; la miseria incontrata per le strade della capitale nella Giornata internazionale per l’eradicazione della povertà…

Un anziano fuma seduto di fronte ad un negozio

Un anziano fuma seduto di fronte ad un negozio (AP Photo/Niranjan Shrestha)

Vedi anche PAKISTAN, SCENE DI VITA QUOTIDIANA nelle foto di MUHAMMED MUHEISEN

Quattro passeri in lotta su dei sacchi pieni di riso

Quattro passeri in lotta su dei sacchi pieni di riso (AP Photo/Niranjan Shrestha)

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  • Venerdì 21 Ottobre 2011

Indignati di tutto il mondo uniti

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  • Tags: 15 ottobre 2011, manifestazioni, Occupy Wall Street, reportage
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Monaco di Baviera - "Stai! Occupa!"

Monaco di Baviera - "Stai! Occupa!" (AP Photo/dapd/ Joerg Koch)

La protesta transnazionale degli “indignados” contro la crisi economica, gli abusi della finanza, il precariato e le ricette anti-crisi dei Governi ha raggiunto 951 città di oltre 80 Paesi. Ovunque le manifestazioni hanno avuto uno svolgimento pacifico: dalla piazza di Puerta del sol di Madrid, dove il movimento è nato, fino all’Asia e all’Europa, passando per Wall Street e la BCE. Tranne a Roma, dove le violenze di una parte dei manifestanti hanno rubato la scena alla parte maggioritaria, quella pacifica. In questa gallery, i volti, gli slogan, i cartelli, i diversi modi di manifestare degli “indignati” per come li hanno visti i fotoreporter sparsi nelle città di tutto il mondo.

LE FOTO

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  • Lunedì 17 Ottobre 2011

Cuba, viaggio nell’Avana del lento cambiamento

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  • Tags: Cuba, L'Avana, reportage
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Tre eroi del popolo cubano: Ernesto "Che" Guevara, Camilo Cienfuegos e Julio Antonio Mella

Tre eroi del popolo cubano: Ernesto "Che" Guevara, Camilo Cienfuegos e Julio Antonio Mella (ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO)

Mentre Obama lancia possibilisti messaggi distensivi verso Cuba, prontamente rimandati al mittente, facciamo un viaggio nel cuore dell’isola caraibica da oltre 50 anni ostile agli Stati Uniti.
Come Pechino, anche L’Avana sembra cercare di percorrere la strada di un minore statalismo, a piccoli passi.
Ecco così che uno degli ultimi decreti del governo cubano apre alla compravendita di automobili nuove, proibita per mezzo secolo. La misura è tra le più importanti tra le 300 adottate ad aprile nel corso del Congresso del partito comunista cubano, che segna l’avvento della nuova linea di Raul Castro.
Anche i cartelloni pubblicitari, simbolo del capitalismo, stanno facendo ingresso per le strade di Cuba, dove con le riforme introdotte da Raul, che ha preso il timone del Paese dopo le dimissioni del fratello Fidel, nell’ultimo anno i commercianti privati sono raddoppiati.

Attraverso le foto di Luciano Del Castillo, fotoreporter italiano, giriamo per L’Avana, dove il vecchio convive con le aperture al nuovo.

Tre eroi del popolo cubano: Ernesto “Che” Guevara, Camilo Cienfuegos e Julio Antonio Mella
Xavier all’Avana vecchia
Due vecchie auto, un Mercedes e una Fiat 126, per le strade dell’Avana
La moto è vista ancora come un mezzo di trasporto necessario ma non divertente
Una strada dell’Avana con vecchie automobili risistemate

Shaily studia ingegneria e lavora come commessa part-time
Due studentesse si recano a scuola
Il sistema scolastico cubano è considerato tra i migliori
Raccogliere lattine vuote è una delle piccole attività più diffuse per guadagnare qualcosa
Fila davanti a un negozio Adidas

Fila di Vespa Piaggio fuori da un ufficio pubblico
In tre in motorino: una famiglia ritorna a casa alla periferia dell’Avana
L’Avana prima di una tempesta tropicale
Una macchina d’epoca con a bordo alcuni turisti sul Malecon
Walter Ginevri è il proprietario italiano del ristorante “La Carboncita”

Tre donne affacciate ad una finestra
Una porta dell’Habana Vieja
Due habaneri sistemano le proprie motociclette
Ana Maria nella sua piccola casa del Centro Habana
Rimosse le bandiere nere che oscuravano il display della sezione d’interessi statunitense


Cuba: le riforme di Raul, un palliativo o la svolta? - L’ANALISI

Una strada dell'Avana con vecchie automobili risistemate

Una strada dell'Avana con vecchie automobili risistemate (ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO)

LA VITA QUOTIDIANA ALL’AVANA

Xavier all'Avana vecchia

Xavier all'Avana vecchia (ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO)

  • redazione
  • Martedì 11 Ottobre 2011

Kaparot, l’espiazione rituale ebraica: tradizione o crudeltà?

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  • Tags: Bernat Armangue, ebraismo, Israele, Oded Balilty, religioni, reportage
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Un uomo fa roteare in cerchio un pollo attorno alla testa della moglie

Un uomo fa roteare in cerchio un pollo attorno alla testa della moglie (AP Photo/Bernat Armangue)

Secondo una consuetudine tramandatasi attraverso le generazioni, alla vigilia dello Yom Kippur - il giorno più santo nell’ebraismo, in cui si celebra la festa del Gran Perdono (quest’anno in Israele si è festeggiato l’8 ottobre) - gli ebrei religiosi danno vita alla cerimonia del Kaparot, l’espiazione.

In questa gallery, ecco le fotografie del rituale di Kaparot scattate da Bernat Armangue e da Oded Balilty, rispettivamente a Mea Shearim, il quartiere ultra-ortodosso di Gerusalemme, ed a Beni Brak, la città a maggioranza ultra-ortodossa vicina alla laica Tel Aviv.

Si ritiene che facendo roteare un pollo vivo, recitando al contempo una benedizione, attorno alla testa di una persona, i peccati di quest’ultima vengano trasferiti all’animale
Quando il pollo viene macellato, lo sgorgare del suo sangue rappresenta simbolicamente l’espiazione dei peccati del fedele
Grazie alla macellazione del pollo, ci si può presentarsi puri davanti a Dio
Kaparot significa “Espiazione”
Durante il giorno di Yom Kippur, dopo il rituale di Kaparot, per 25 ore ci si dedica al digiuno e alla preghiera

Le carni delle migliaia di polli che vengono sgozzati ritualmente ogni anno - o i soldi ricavati dalla loro vendita - sono poi offerte ai poveri
Un uomo fa roteare in cerchio un pollo attorno alla testa della moglie
La maggior parte degli ebrei religiosi esegue una versione del Kaparot che non prevede l’uso di animali
Tra gli ebrei ultra-ortodossi la formula tradizionale del Kaparot, con il sacrificio dei polli, sembra non andare incontro a desuetudine
Le voci critiche che si levano per mettere in discussione questa pratica sono sempre più numerose

Anche diversi rabbini hanno definito questa pratica una forma di crudeltà nei confronti degli animali
Due uomini si accingono a tagliare la gola ai polli, osservati da alcuni bambini
Secondo alcuni, il rituale del Kaparot violerebbe le leggi ebraiche concernenti la cura e la macellazione degli animali
Il rituale del Kaparot si esegue alla vigilia dello Yom Kippur - la festa del Gran Perdono - il giorno più santo nell’ebraismo
Una giovane ragazza con in mano un pollo macellato


Si ritiene che facendo roteare un pollo vivo, recitando al contempo una benedizione, attorno alla testa di una persona, i peccati di quest’ultima vengano trasferiti all’animale. Quando il pollo viene macellato, lo sgorgare del suo sangue rappresenta simbolicamente l’espiazione dei peccati del fedele, che può così presentarsi puro davanti a Dio nelle 25 ore di digiuno e preghiera a cui si dedicherà durante il giorno di Yom Kippur. Le carni delle migliaia di polli che vengono sgozzati ritualmente ogni anno - o i soldi ricavati dalla loro vendita - sono poi offerte ai poveri.

Kaparot

(AP Photo/Oded Balilty)

Il rituale del Kaparot ha oltre 800 anni, ma mentre la maggior parte degli ebrei religiosi ne esegue una versione che non prevede l’uso di animali, tra gli ebrei ultra-ortodossi la sua formula tradizionale sembra non andare incontro a desuetudine, nonostante le voci critiche sempre più numerose che si sono levate per mettere in discussione questa pratica, tra cui anche quelle di diversi rabbini che definiscono questa pratica una forma di crudeltà nei confronti degli animali, che oltretutto violerebbe le leggi ebraiche concernenti la cura e la macellazione degli animali.

Beni Brak, Israele

Beni Brak, Israele (AP Photo/Oded Balilty)

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  • Martedì 11 Ottobre 2011

Pakistan, scene di vita quotidiana nelle foto di Muhammed Muheisen

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  • Tags: Islamabad, Muhammed Muheisen, Pakistan, reportage
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Nadia Nassrallah, 3 anni, fa colazione davanti alla sua baracca alla periferia di Islamabad

Nadia Nassrallah, 3 anni, fa colazione davanti alla sua baracca, alla periferia di Islamabad (AP Photo/Muhammed Muheisen)

In questa galleria fotografica, vi proponiamo una selezioni delle immagini più belle realizzate nelle scorse settimana dal fotoreporter Muhammed Muheisen in Pakistan: un percorso affascinante nella vita quotidiana degli abitanti di questo Paese dell’Asia centro-meridionale.

Una donna sfollata con il figlio neonato riposano sotto una tenda
Nelo Fotah, 10 anni, sfollato per le alluvioni, siede all’interno della sua bancarella di alimentari sul ciglio di una strada
Un bambino a riposo lungo una strada, protetto da una rete contro le mosche, insieme ad altri sfollati per le alluvioni
Un giovane ragazzo, tra gli sfollati per le alluvioni, porta una ciotola piena d’acqua sopra la testa
Orung Zeeb, 1 anno, dorme in un’amaca appesa ad un letto dove giace sua madre, entrambi fuggiti dalle alluvioni

Un bambino sfollato con la sua famiglia dorme su un’amaca lungo una strada, dopo la fuga da casa a causa delle alluvioni
Un uomo in fuga dalla sua casa trasporta il suo letto tra le acque alluvionali
Ijaz Nawana, 6 anni, gioca con uno pneumatico tra gli sfollati delle alluvioni
Un gruppo di persone attraversa una striscia di terreno emerso tra le acqua alluvionali alla periferia di Hyderabad
Una bambina pakistana sfollata distesa per terra in un sito che ospita un mercato di ortaggi e frutta

Un gruppo di sfollati lava i propri panni in un campo allagato
Un ragazzo attraversa un campo allagato trasportando i rami di un albero
Un bambino sfollato dalle zone alluvionate protetto da una retina contro le mosche
Tre donne fuggite dalle zone più colpite dall’alluvione attraversano un campo inondato
Un uomo conduce i suoi bufali lungo una striscia di terreno circondata da campi allagati nel distretto di Badin

Campi parzialmente allagati nella provincia di Sindh
Shahinaz Afser, 8 anni, tra la popolazione in fuga dalle alluvioni accolta con la famiglia in un accampamento di tende allestito dall’esercito a Kaloi
Una fotografia aerea scattata da un aereo in sorvolo del distretto di Badin per distribuire riso e zucchero alle vittime delle alluvioni
Un venditori di prodotti alimentari spinge il suo carrello fuori dal mare alla fine della sua giornata di lavoro
Un uomo si lava ai piedi di una cascata

Naseem Akhtar, 1 anni, con le mani e i piedi dipinti con l’henné, attende seduta fuori dal centro di distribuzione dove la madre è in coda per ricevere il cibo
Un venditore di verdura al lavoro mentre scende la notte lungo una strada della città
Shaima Akram, 12 anni, con la sorella Shamila, 9 anni si riposano durante una pausa dal lavoro in una fabbrica di mattoni
Alia Zafar, 8 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni
Rizwanah Nawaz, 13 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni

Un gruppo di bambini rifugiati dall’Afghanistan in un vicolo della città
Habeeb Ghull, 12 anni, seduto sul suo carretto in attesa di clienti in un mercato all’ingrosso di frutta e verdura alla periferia della città
Matti Noor Khan, 35 anni, si sistema la barba di fronte a casa prima di recarsi al mercato della frutta dove lavora
Un anziano venditore di cocco in attesa di clienti, all’alba, lungo una strada alla periferia di Islamabad
Nadia Nassrallah, 3 anni, fa colazione davanti alla sua baracca alla periferia di Islamabad


Muheisen ha immortalato dapprima, anche con spettacolari immagini aeree, i paesaggi recentemente colpiti, nel sud del Paese, dalle violente alluvioni che hanno provocato circa 300 morti e colpito sei milioni di persone, causando ingenti danni alle infrastrutture e all’agricoltura; nei giorni successivi, invece, è tornato a nord-est, nelle periferie della capitale Islamabad, tra le baracche abitate dalla popolazione più povera.

Campi parzialmente allagati nella provincia di Sindh

Campi parzialmente allagati nella provincia di Sindh (AP Photo/Muhammed Muheisen)

Palestinese nato a Gerusalemme, Muhammed Muheisen è un fotogiornalista per Associated Press da oltre otto anni. Impegnato a lungo sui diversi fronti del conflitto arabo-israeliano, oltre che in Iraq, Egitto ed Arabia Saudita, ha ricevuto numerosi importanti premi, tra cui il Pulitzer 2005 nella categoria Breaking News Photography.

Le altre GALLERY di Panorama.it con fotografie firmate da Muhammed Muheisen

Un ragazzo attraversa un campo allagato trasportando i rami di un albero

Un ragazzo attraversa un campo allagato trasportando i rami di un albero (AP Photo/Muhammed Muheisen)

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  • Mercoledì 5 Ottobre 2011

Gheddafi in graffiti: la fine del dittatore sui muri della Libia

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  • Tags: Gheddafi, graffiti, Libia, reportage, street art
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graffiti-gheddafi-06

(AP Photo/Francois Mori)

Con la progressiva liberazione della Libia dal regime autoritario di Gheddafi, le sue imponenti gigantografie sparse per il Paese - prese di mira e fatte a pezzi dai ribelli - hanno lasciato il posto a centinaia di caricature del colonnello che, via via, sono andate comparendo sulle mura delle città in mano alle forze di opposizione. Dapprima a Bengasi e, dopo l’ingresso dei ribelli nella capitale e la fuga del colonnello, anche a Tripoli. Dopo 42 anni di regime, il tappo è saltato e anche gli artisti dei graffiti hanno iniziato a esprimersi negli spazi pubblici. Ecco, in questa fotogallery, una carrellata di immagini irriverenti di quello che fino all’altro ieri era l’onnipotente Padrone del Paese, sbeffeggiato dagli artisti che si sono sbizzarriti a ritrarlo nei modi più disparati.

Un graffitaro in azione a Tripoli
In groppa ad un asino in senso opposto a quello di marcia, Gheddafi ordina “Avanti!”
La croce celtica nazista sul copricapo
Il petrolio della Libia per sé
Ghedddafi in fuga dalle bombe | A colloquio col diavolo

Il dittatore con una corda al collo
Gheddafi dal volto bestiale su un muro di Bengasi
Colpito da un pugno vestito di un guantone da box
Una bandiera libica infilzata nella testa di un Gheddafi-piovra
“Scimmia dell’Africa, Capelli di filo spinato, Chi sei?”

Il dittatore affiancato dal suo addetto alle pubbliche relazioni Youssef Shakhir, disegnato con una coda di topo e con in mano un rosario per la preghiera
Il dittatore in fuga con un fagotto verde in spalla. Al suo fianco la scritta Allah Akbar (Dio è grande)
Il ditattore cacciato a pedate dalla bandiera libica
In gabbia | In un water, con la scritta “Sono qui”
Pugni di bambino su una caricatura del colonnello

“L’assassino”
Una caricatura con tracce del “verde di regime” affiancata dalla bandiera libica pre-Gheddafi
“Gheddafi se ne va”. Nel fumetto: “Avrei dovuto distribuire la ricchezza al popolo”
Gheddafi con la coda dipinto da una bomboletta spray
“Il popolo ha parlato” | “Dedicato ai giovani del 7 febbraio”

Gheddafi con corpo canino: Wanted vivo o morto
Il dittatore con folta chioma accanto al figlio Saif al-Islam
Il dittatore finisce nella “Spazzatura della storia”
È abbastanza
Su un muro di Tripoli


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  • Mercoledì 21 Settembre 2011

Fotogiornalismo, i vincitori dei Getty Images Grants 2011

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  • Tags: fotogiornalismo, Getty, premi fotografici, reportage
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Alvarro Ybarra Zavala

(Alvarro Ybarra Zavala/Getty Images)

Con il programma Grants for Editorial Photography, nato nel 2004, Getty Images persegue l’obiettivo di offrire a fotogiornalisti emergenti e affermati l’opportunità di realizzare reportage editoriali e personali, focalizzando l’attenzione su rilevanti questioni di interesse sociale e culturale. Dal 2005 Getty Images, attraverso questa iniziativa a supporto dell’eccellenza nel fotogiornalismo, ha assegnato sussidi per oltre 700.000 dollari.

Alvarro Ybarra Zavala
Alvarro Ybarra Zavala
Alvarro Ybarra Zavala
Joan Bardeletti
Joan Bardeletti

Joan Bardeletti
Stanley Norman Greene
Stanley Norman Greene
Stanley Norman Greene
Walter Astrada

Walter Astrada
Walter Astrada
Liz Hingley
Liz Hingley
Liz Hingley


Venerdì 2 settembre la giuria (costituita da Tom Stoddart, fotoreporter; Jean-Francois Leroy, direttore generale di Visa Pour l’Image;  Jon Jones, direttore della fotografia del The Sunday Times;  Cyril Drouhet, direttore della fotografia de Le Figaro e Emanuela Mirabelli, photo editor di Marie Claire Italia) ha annunciato i nomi dei 5 fotogiornalisti vincitori dei Grants for Editorial Photography per il 2011, per la realizzazione dei cui progetti di documentazione fotografica saranno supportati con la somma complessiva di 20.000 dollari ciascuno e con la collaborazione editoriale di Getty.

Ecco i nomi dei vincitori e dei rispettivi progetti, selezionati tra oltre 400 candidature, provenienti da ogni angolo del glob: Alvarro Ybarra Zavala, con Colombia, eterno dolore; Walter Astrada, con La violenza sulle donne in Norvegia; Stanley Norman Greene, con La Via dei rifiuti elettronici: Cina/ Pakistan/ Nigeria; Liz Hingley, con La famiglia Jones; e Joan Bardeletti, con KILL BILL, pena di morte per i gay africani.

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  • Lunedì 5 Settembre 2011

Ramadan, il mese della purificazione - Le foto più belle

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  • Tags: islam, Ramadan, religioni, reportage
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Giacarta, Indonesia

Giacarta, Indonesia (AP Photo/Dita Alangkara)

È tempo di Ramadan per oltre 1,5 miliardi di musulmani nel mondo, più del 23 per cento della popolazione mondiale, secondo le più recenti stime. Il nono mese dell’anno musulmano ha cadenza variabile, essendo il calendario islamico di tipo lunare: per la comunità sunnita quest’anno il digiuno prende il via oggi e terminerà il 30 agosto; mentre per gli sciiti inizierà domani.

In questa fotogallery, che andremo aggiornando fino alla fine del mese, ecco le foto più belle selezionate dalla redazione e provenienti dai vari angoli del mondo in cui si celebra il ramadan.

Amman, Giordania: uno sguardo alla luna che segna l’inizio del mese dedicato al digiuno
Pulizie davanti alla moschea storica Badshahi a Lahore, Pakistan
Preghiera di mezzogiorno in una moschea di Peshawar, Pakistan
Karachi, Pakistan
Un uomo legge il Corano a Sana’a, Yemen

Un venditore di Tasbeeh, “rosari” per la preghiera a Peshawar, Pakistan
Un musulmano in preghiera a Paranaque, Filippine
Una donna in preghiera nella moschea di Paranaque
Un uomo in preghiera a Giacarta, Indonesia
Alcuni bambini attendono la fine del digiuno a Pechino

Un bambino osserva la luna col telescopio per determinare il momento di inizio del nuovo mese
Dervisci rotanti a Istanbul, Turchia
Nuova Delhi, India
Amman, Giordania
Karachi, Pakistan

Nablus, Cisgiordania
Nablus, Cisgiordania
Srinagar, India
Nablus, Cisgiordania

Istanbul, Turchia
Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme
Nuova Delhi, India
Teheran, Iran
Srinagar, India

Nuova Delhi, India
Kuala Lumpur, Malesia
Bengasi, Libia
Giacarta, Indonesia
Gaza

Gaza
Gaza
Amman, Giordania

Il Ramadan (che letteralmente vuol dire il torrido, perché originariamente cadeva in estate, è considerato il mese più sacro, poiché in questo periodo l’arcangelo Gabriele rivelò a Maometto il primo verso del Corano. Per 30 giorni tutti i musulmani debbono astenersi dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali, dall’alba fino al tramonto. Sono esenti dal digiuno i minorenni, gli anziani, i malati cronici, le donne in stato di gravidanza o che allattano. Ugualmente, l’astinenza va interrotta durante il periodo mestruale.

Nablus, Cisgiordania

Nablus, Cisgiordania (Epa/Alaa Badarneh)

Poco prima dell’aurora è uso consumare un pasto leggero, detto suhur, per poter affrontare la giornata. Al tramonto del sole, il digiuno viene rotto consumando dapprima dei datteri, proprio come faceva il Profeta. Il Ramadan ha soprattutto un significato spirituale: mese della purificazione, è il periodo in cui il fedele impara l’autodisciplina, il controllo degli impulsi fisici, la pazienza e l’amore per Dio nonché l’appartenenza alla comunità.

Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme

Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme (AP Photo/Bernat Armangue)

Durante il digiuno è pratica comune recarsi in moschea; oltre alle cinque preghiere giornaliere, i musulmani usano raccogliersi in una speciale preghiera notturna detta Taraweeh. Il mese sacro si chiude con l’Eid al-Fitr, la principale festività musulmana insieme alla Eid al-Adha (che commemora la buona volontà di Abramo di sacrificare a Dio il figlio Isacco). I festeggiamenti durano tre giorni con preghiere, atti di carità, visite ai parenti lontani, scambio di regali e banchetti. (AGI)

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  • Lunedì 1 Agosto 2011

Carestia nel Corno d’Africa, gli occhi di una tragedia silenziosa

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  • Tags: carestia, Corno d'Africa, malnutrizione, reportage, siccità, Somalia
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Un bambino viene pesato all'ospedale di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya

Un bambino viene pesato all'ospedale di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya (AP Photo/Schalk van Zuydam)

Una tragedia tanto acuta quanto silenziosa si sta vivendo nel Corno d’Africa, la penisola sul lato est del continente africano che comprende Somalia, Eritrea, Etiopia, Gibuti.
Una grave carestia ha colpito la zona e in Somalia si sta protraendo sorda la violenza, incrementano l’esodo di massa sia all’interno della Somalia stessa sia oltre i confini del Paese.
A partire dal mese di gennaio, oltre 96.000 persone sono fuggite in Kenya, più di 74.000 in Etiopia e circa 2.500 a Gibuti, Paesi a loro volta colpiti dalla più drammatica siccità nella regione degli ultimi 60 anni.

In questa gallery raccogliamo gli occhi spaventati di bambini, madri, uomini disperati. Occhi grandi e persi, che sanno far male.

Mihag Gedi Farah, 7 mesi, 3.4 kg, all’ospedale Dadaab in Kenya
Un bambino viene pesato all’ospedale di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya
Il braccino di Mihag Gedi Farah, tenuto da sua madre all’ospedale di Dadaab, Kenya
Bambino malnutrito proveniente dalla Somalia meridionale curato nel campo di Magadiscio
Muhammad Elim, 80 anni, pastore di Barmil (Kenya), a causa della siccità delle 500 capre possedute ora ne ha solo 14

La mano di un bambino malato tenuta dalla madre alla clinica locale di Liboi, Kenya
Una donna col suo piccolo in coda per il cibo nel campo di Badbaado, Somalia
Bambino nell’ospedale da campo di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya
Bambino piange in un ospedale di Dadaab dove con altri riceve cure per la malnutrizione
Donna malnutrita nell’ospedale di campo dell’International Rescue Committee a Dadaab, Kenya

Ragazzino malnutrito sul pavimento dell’ospedale Benadir di Mogadiscio
Ragazzina malnutrita sul letto della clinica Banadir a Mogadiscio
Fadil Mohamed, un anno, fuggito dalla regione di Shabelle colpita dalla siccità, piange nella clinica di Mogadiscio
Madre somala solleva il suo piccolo malnutrito a Mogadiscio, Somalia
Adam Ibrahim, somalo, piange durante il trattamento all’International Rescue Committee a Dadaab, Kenya

Bambino somalo malnutrito in un campo di fortuna a Mogadiscio, Somalia
Bambino del sud Somalia con una scodella in testa vicino al centro per la distribuzione del cibo a Mogadiscio
Donna di etnia Turkana in un centro di alimentazione e trattamento a Lokori, Kenya
Un bambino disteso in un ospedale di Dadaab, Kenya
Donne somale in coda coi loro figli malnutriti in un campo profughi a Mogadiscio


Sono quasi 40.000 i somali che nell’ultimo mese si sono riversati a Mogadiscio in cerca di cibo, acqua e assistenza.
Questi i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Altri 30.000 si sono invece fermati in insediamenti a 50 chilometri dal centro della capitale.
Badbado, 9 chilometri ad ovest di Mogadiscio lungo la strada per Afgooye, è uno degli insediamenti più grandi con circa 5.000 famiglie presenti (28.000 persone), e ogni giorno continuano ad arrivare persone in fuga da siccità e carestia nelle regioni meridionali della Somalia. Altri vi vengono trasferiti - dalle autorità municipali - dagli insediamenti nel centro della città.

Mihag Gedi Farah, 7 mesi, 3.4 kg, all'ospedale Dadaab in Kenya

Mihag Gedi Farah, 7 mesi, 3.4 kg, all'ospedale Dadaab in Kenya (AP Photo/Schalk van Zuydam)

Il numero di sfollati in cerca di assistenza alimentare è in continuo aumento e le quantità di aiuti consegnate non sono sufficienti a soddisfare tutte le necessità. Ciò ha causato gravi assembramenti di folla e anche alcuni saccheggi. Il risultato è che alcune delle persone più deboli e vulnerabili restano senza niente, nonostante l’impegno profuso da agenzie umanitarie e organizzazioni caritatevoli.
L’Unhcr denuncia anche la criticità della situazione in Kenya e in Etiopia. In Kenya lunedì è partita l’operazione di trasferimento dei rifugiati somali che attualmente vivono ai margini dei campi di Dadaab verso il nuovo sito di Ifo Extension.
Qui sono state erette oltre 500 tende che possono ospitare famiglie di 5 persone - per un totale quindi di oltre 2.500 persone. Un secondo sito - Kambioos - sarà invece aperto nei prossimi giorni.

LEGGI anche: Somalia: arrivano gli aiuti, riprendono i combattimenti

In Etiopia poi resta preoccupante la situazione generale della nutrizione nei remoti campi per rifugiati di Dollo Ado, vicino al confine con la Somalia. Il livello di malnutrizione tra i nuovi arrivati è ancora elevato: un bambino su tre tra quelli con meno di cinque anni che arrivano dalla Somalia presenta uno stato di grave malnutrizione. Attualmente circa il 30% dei bambini con meno di cinque anni che si trovano nel centro di transito e nel campo di Kobe - uno dei tre campi del complesso di Dollo Ado - è in cura per grave malnutrizione. Nel campo di Malkadida la percentuale sale al 33%, mentre è del 22% nel terzo insediamento - Bokolmanyo.

Bambino piange in un ospedale di Dadaab dove con altri riceve cure per la malnutrizione

Bambino piange in un ospedale di Dadaab dove con altri riceve cure per la malnutrizione (AP Photo/Schalk van Zuydam)

  • simona.santoni
  • Venerdì 29 Luglio 2011

Pamplona, la Festa di San Firmino: corse di tori, vino, corride e passione

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  • Tags: corrida, festa, Pamplona, reportage, San Firmino, Spagna, tradizioni
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Un corridore calpestato da un toro | L'effige di San Firmino

Un corridore calpestato da un toro | San Firmino in effigie (AP Photo/Alvaro Barrientos)

Sono ogni anno centinaia di migliaia le persone - fra cui molti turisti stranieri, in particolare anglosassoni- che assistono alle celeberrime corse dei tori di Pamplona. La Fiesta di San Firmino, resa celebre dal romanzo Fiesta di Ernest Hemingway (su bol.it con uno sconto speciale), anima l’estate della cittadina spagnola fin dal 1911.

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Il via alla festa nella piazza principale di Pamplona

Il via alla festa nella piazza principale di Pamplona (AP Photo/Alvaro Barrientos)

Patrono delle confraternite di barcaioli, vinai e fornai, San Firmino viene celebrato con una festa non-stop che dura 204 ore: dalle 12 in punto del 6 luglio, ininterrottamente, fino alla mezzanotte del 14 luglio, la città resta sveglia per 8 giorni e 1/2 . Al centro della grande festa, le corse dei tori - gli encierros che, accompagnati da un’orda di spagnoli e turisti esteri che si divertono a scappare dalla furia degli animali, attraversano le antiche strade della millenaria cittadina lungo una pista di 848,6 metri. Il percorso conduce i tori - ogni giorno di un differente allevamento storico della Navarra - nell’arena di Pamplona, dove sono poi protagonisti delle corride.

Il matador Juan Jose Padilla prima di una corrida

Il matador Juan Jose Padilla prima di una corrida (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

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Dal 1911 si contano 15 “valorosi” morti sul campo, schiacciati o incornati dai tori durante gli encierros: l’ultimo caduto risale al 2009, quando venne ucciso un giovane spagnolo di 27 anni, colpito al collo da un’incornata.

In questo foto-reportage da Pamplona, le foto più belle della Festa di san Firmino edizione 2011, dall’euforia collettiva lungo gli encierros alla crudeltà e al fascino delle corride; sopra tutto domina il rosso: dei fazzoletti, del sangue, del vino, della passione…

La folla in piazza per il lancio del Chupinazo, che dà il via alla festa
Il lancio del chupinazo (razzo) dal balcone del consiglio della città a mezzogiorno del 6 luglio dà il via alla festa
La folla radunata nella piazza attende l’inizio ufficiale della festa
La folla mostra i tradizionali fazzoletti rossi durante il Chupinazo
Il lancio di un coraggioso dalla fontana Navarra sulla folla

La festa nella piazza principale di Pamplona
Il lancio di un coraggioso dalla fontana Navarra sulla folla
Acrobazie
Spunta il seno nudo di una ragazza tra la folla
Fiumi di vino rosso

Caldo, vino e allegria
Acqua dai balconi sul popolo della festa
I tori dell’allevamento Cebada Gago in corsa
La corsa dei tori in Calle Estafeta | Un bue-guida dei tori si prende una pausa
Un toro alle calcagna

Le foto di una turista da un balcone in Calle Estafeta
Un toro dell’allevamento Fuente Ymbro in corsa
Un corridore calpestato da un tori dell’allevamento Torrestrellas | Lo sguardo di un fotografo da dietro una porta che ritrae l’effige di San Firmino
Spettatori dai balconi osservano la corsa dei tori
La corsa dei tori dell’allevamento Miura in Calle Estafeta

Un toro dell’allevamento Victoriano del Rio Cortes a terra in Calle Estafeta
Il toro per le corna
Un bacio prima del passaggio dei tori
Bacio sul balcone nel giorno del Chupinazo
San Firmino in processione per le vie di Pamplona

Un Kiliki “colpisce” una suora durante la Comparsa de Gigantes y cabezudos
L’arrivo di un giovane toro nell’arena dopo la corsa per il centro della città
Il “novillero” Jimenez Fortes nell’arena: sopraffatto dal toro, resta incolume
Un toro dell’allevamento Cebada Gago nell’arena
Il torero David Mora punta la spada contro un toro nell’arena

L’orecchio del toro, trofeo del matador David Mora
Il matador Joselillo si prepara all’arena
Il torero Joselillo all’angolo
Il torero Joselillo alza la spada insanguinata in segno di trionfo
Il torero Joselillo nell’arena contro un toro dell’allevamento Dolores Aguirre Ybarra

Il torero Joselillo prima di entrare nell’arena e alla fine della sua corrida con l’orecchio del toro in mano
Il torero Cesar Jimenez in attesa di entrare nell’arena
Il matador Juan Jose Padilla prima di una corrida
Una banderilla infilzata nel toro
Il sangue sul dorso di un toro dell’allevamento Fuente Ymbro ferito nell’arena

Il matador Arturo Saldivar, caduto a terra, si copre la testa dalle carica del toro
Il torero Ivan Fandino contro un toro dell’allevamento Fuente Ymbro
L’assistente di un torero in attesa del rito di ingresso, il Paseillo
Un toro dell’allevamento Torrestrella nell’Arena
Il torero Alberto Aguilar nell’arena contro un toro dell’allevamento di Dolores Aguirre Ybarra

Il torero Alberto Aguilar nell’arena contro un toro dell’allevamento di Dolores Aguirre Ybarra
Il torero Alberto Aguilar nell’arena contro un toro dell’allevamento di Dolores Aguirre Ybarra
Il torero Rafaelillo nell’arena di Pamplona
Un toro dell’allevamento Miura ucciso durante la corrida viene trascinato fuori dall’arena
Giochi di fuoco intorno alla sagoma di un toro in Plaza del Castillo


PRIMO GIORNO 7 LUGLIO
AL VIA IL PRIMO ENCIERRO - Una corsa ”pulita e rapida”, secondo gli specialisti, il primo encierro dell’anno: di poco più di due minuti, senza feriti da cornata. Centinaia di persone hanno corso per le strade del centro della capitale della Navarra con i sei giovani tori dell‘allevamento di Torrestrella, fino alla storica Plaza de l’Ayuntamento. Ci sono stati solo due feriti leggeri, con contusioni.

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Bando al pudore: una ragazza a seno nudo tra la folla

Festa tra il vino dopo il lancio del Chupinazo (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

SECONDO GIORNO 8 LUGLIO
AUSTRALIANO IMPRUDENTE INCORNATO DA UN TORO. Guai per un imprudente australiano, incornato dai tori di Pamplona nella seconda tornata della festa: il giovane di 24 anni ha riportato una fastidiosa ferita alla coscia destra. Stando alle immagini della tv spagnola Tve, l’australiano è corso incontro, con pericolosa audacia, a uno degli infuriati tori che venivano spinti nel recinto: l’animale ha usato le sue corna senza esitare, ma fortunatamente senza infierire troppo. Il giovane si è rialzato da solo, e zoppicando ha raggiunto il vicino ospedale. L’arteria era un po’ intaccata, ma il danno non è stato preoccupante. ”È stato imprudente, è una cosa pericolosa, non si dovrebbe fare così”, ha detto comunque un indignato portavoce dell’organizzazione. Oggi altri tre corridori di nazionalità ignota si sono ’scontrati’ con i tori in modo non grave, con semplici contusioni. I sei animali dell’allevamento Cebada Gago, che in serata hanno preso parte alla per loro ben più impegnativa corrida, hanno corso sulle strade dell’encierro per i rituali 848,8 metri, in tre minuti e 10 secondi.

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I tori dell'allevamento Cebada Gago in corsa

I tori dell'allevamento Cebada Gago in corsa (AP Photo/Ivan Aguinaga)

TERZO GIORNO 9 LUGLIO
FRANCESE INCORNATO ALLA COSCIA DA UN TORO. Altro doloroso incontro fra un turista e un toro infuriato. Un francese di 24 anni è stato incornato alla coscia destra, ed è finito in ospedale. I sei tori e sei buoi dell’allevamento Dolores Aguirre hanno battuto stamane il solito tempo di 3 minuti e 50 secondi con un sorprendente arrivo in 2 minuti e 60 secondi.

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L'arrivo di un giovane toro nell'arena dopo la corsa per il centro della città

L'arrivo di un giovane toro nell'arena dopo la corsa per il centro della città (AP Photo/Ivan Aguinaga)

QUARTO GIORNO 10 LUGLIO
DIECI FERITI A PAMPLONA Almeno 10 persone, tutte di nazionalità spagnola, rimaste ferite nella quarta giornata degli encierros. A differenza di quanto accaduto nei giorni scorsi, i feriti di oggi sono stati ricoverati in ospedale per avere riportato traumi non gravi, probabilmente in una caduta. Secondo la Tv spagnola all’encierro di oggi hanno partecipato almeno 3mila persone. Stando all’emittente diverse di loro sono cadute durante la corsa con i tori e alcune sono state calpestate dagli animali ma senza conseguenze.

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Il "novillero"  Jimenez Fortes sopraffatto dal toro, resta incolume

Il "novillero" Jimenez Fortes sopraffatto dal toro, resta incolume (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

SESTO GIORNO 12 LUGLIO
DUE INCORNATI E CINQUE CONTUSI NEL SESTO ENCIERRO Due giovani sono stati feriti dalle cornate dei tori a Pamplona nel sesto e terzultimo encierro della festa di San Firmino. Uno è stato colpito al petto, l’altro al braccio destro. Un migliaio i partecipanti alla corsa che ha lasciato a terra anche cinque contusi, con tagli, escoriazioni e in qualche caso fratture, tra quanti sfidavano sei tori e sei vitelli lungo 800 metri di strade strade tortuose percorse in appena due minuti e 16 secondi.

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L'orecchio del toro, trofeo per il matador David Mora

L'orecchio del toro, trofeo per il matador David Mora (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

SETTIMO GIORNO 13 LUGLIO
SETTE FERITI NEL PENULTIMO “ENCIERRO” È di sette feriti il bilancio del penultimo encierro. Un toro si è staccato dagli altri e ha colpito un uomo alla schiena per poi sollevarlo da un braccio con le corna. Nessuno dei feriti è in gravi condizioni.

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Il sangue sul dorso di un toro dell'allevamento Fuente Ymbro ferito nell'arena

Il sangue sul dorso di un toro dell'allevamento Fuente Ymbro ferito nell'arena (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

  • photo_department
  • Mercoledì 13 Luglio 2011

Rishi, cercatore d’acqua a Kathmandu

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  • Tags: acqua, lavoro, Narendra Shrestha, Nepal, reportage
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Rishi sul fondo del pozzo

Rishi sul fondo del pozzo (Epa/Narendra Shrestha)

La popolazione di Kathmandu è in crescita: secondo il censimento del 2010, circa un milione di persone vive oggi su una superficie totale di 50,67 chilometri quadrati. Questo aumento del numero degli abitanti, insieme ai cambiamenti climatici, negli ultimi anni ha messo la valle di Kathmandu, nel Nepal centrale, di fronte a una grave crisi idrica, con una cospicua diminuzione del livello dell’acqua nei fiumi dell’area e nel sottosuolo.

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In queste fotografie di Narendra Shrestha, le immagini e la storia di Rishi Dev Yadav, scavatore di pozzi a Khatmandu.

Rishi Dev Yadav è un operaio nepalese originario del distretto orientale di Inarwa, che ha dovuto migrare nella capitale in cerca di lavoro
Rishi ha lasciato la moglie e i due figli in cerca di fortuna per la sua famiglia
Rishi ha 28 anni compiuti e gli ultimi tre li a trascorsi a Khatmandu scavando pozzi
Il suo salario mensile è di 2.500 rupie nepalesi (circa 24.5 EURO), appena sufficiente per sopravvivere
Talvolta, per raggiungere l’acqua, è necessario scendere oltre i 15 metri di profondità, il che può provocare incidenti

Nonostante i seri rischi, nella valle di Kathmandu sono centinaia gli operai impegnati attualmente in simili lavori di scavo
Il governo ha vietato gli scavi di pozzi, rendendoli illegali
A causa della grave crisi idrica nella valle di Khatmandu, lo scavo di nuovi pozzi è però oggi l’unico modo per rifornisi di acqua
Il bisogno di sopravvivere spinge così molte persone come Rishi a sfidare la legge e a rischiare la vita

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FOTO

  • lucapiva
  • Giovedì 7 Luglio 2011

Gli ultimi giorni dei soldati canadesi in Afghanistan

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  • Tags: Afghanistan, Canada, David Goldman, guerra, reportage, vita militare
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L'afgano Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale

Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale (AP Photo/David Goldman)

I primi contingenti di truppe canadesi arrivarono in Afghanistan agli inizi del 2002. Dal 2006 il ruolo di Ottawa è diventato ancora più importante nel martoriato Paese asiatico con una nuova assegnazione di truppe nella provincia di Kandahar. Ma dopo anni di “Enduring Freedom” e 157 soldati morti (più un giornalista e un diplomatico) per la liberazione dalla dittatura talebana e la riconversione democratica, il Canada pone fine a questa “guerra per la democrazia” e inizia il ritiro delle truppe.

Felici a bordo dell'elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa

Felici a bordo dell'elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa (AP Photo/David Goldman)

L’impegno effettivo del Canada nella guerra afgana è venuto ufficialmente meno quando il 22º Reggimento ha formalmente passato il comando delle operazioni alle truppe americane. Il rientro in patria dei 2.800 soldati canadesi, previsto in toto entro il 2011, è già iniziato. Anche se altri Paesi hanno annunciato ritiri di truppe, il Canada è il primo ad avviarlo quest’anno tra quelli ad aver maggiormente contribuito alla missione.

In queste foto il rito di passaggio di consegne tra canadesi e statunitensi, nel distretto di Panjwaii, le ultime operazioni del soldati canadesi, i loro ultimi momenti di relax nella base militare afgana, i brindisi per festeggiare il rientro, i primi imbarchi verso casa…

L’afgano Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale
Un brindisi con birra non alcolica al completamento dell’operazione conclusiva della missione in Afghanistan
Felici a bordo dell’elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa
Hussein Shah, bimbo afgano di un anno, e i soldati canadesi nell’ultima operazione nella zona
Sharif Ullah guarda un soldato canadese cercare nella sua abitazione nell’operazione conclusiva in Afghanistan del I Battaglione 22° Reggimento Reale

Il caporale canadese Mathieu Caron perlustra una stanza di un compound nell’operazione finale
Il sergente Mathieu Pelletier e il master corporal Kevin Lomelin controllano la posizione sulla mappa nella loro ultima operazione in Afghanistan
Nel sud dell’Afghanistan le operazioni di combattimento canadesi si concluderanno entro luglio
Il caporale Joel Carriere in un campo di hashish
Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri

Gli abitanti del villaggio guardano i soldati del I Battaglione 22° Reggimento Reale in azione
Kandahar, nel giorno di festa nazionale canadese il caporale Laurier Chabot di Montreal dà due calci al pallone: l’ultima festività passata nel campo militare
Il soldato Maxeme Jauvin, 22 anni, perlustra un compound nell’operazione finale del suo Battaglione
Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata
Il caporale Francois Lemieux accolto dal sergente Mathieu Pelletier al termine della loro operazione finale

Il soldato Kevin Tessier è festeggiato dai commilitoni dopo aver ricevuto una medaglia
Soldati canadesi giocano a hockey nella Forward Operating Base di Sperwan Ghar
Il soldato Richard Boutet sfonda una porta per ispezionare un compound
La base di Masum Ghar passa agli USA: il tenente colonnello Michel Henri St-Louis firma i documenti del passaggio
Per il caporale Frederic Bouchard del Quebec e i suoi commilitoni inizia il viaggio di ritorno a casa

Un soldato afgano di guardia durante la cerimonia di passaggio di consegne della base di Masum Ghar dai canadesi agli americani
Kandahar, il tenente colonnello canadese Henri Michel-St-Louis prende commiato dal governatore del distretto Panjwaii
Soldati canadesi del I Battaglione, 22° Reggimento reale, alla cerimonia di consegna della base di Masum Ghar agli americani
Perlustrando un compound nell’operazione finale della missione in Afghanistan per il I Battaglione, 22° Reggimento Reale
Soldati canadesi del I Battaglione, 22° Reggimento Reale, tornano alla base dopo la loro operazione finale in Afghanistan


Le operazioni di combattimento per le truppe canadesi si concluderanno nel mese di luglio. L’addio all’Afghanistan però non sarà immediato. Ci sarà una fase di transizione verso un ruolo di non-combattimento con non più di 950 soldati e uno staff di supporto per l’addestramento di soldati e poliziotti afgani nelle aree settentrionali, occidentali e a Kabul.

Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri

Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri (AP Photo/David Goldman)

VEDI anche: FOTO REPORTAGE - AFGHANISTAN: SCENE DI GUERRA

Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata

Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata (AP Photo/David Goldman)

  • simona.santoni
  • Mercoledì 6 Luglio 2011
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