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reportage

Un uomo spara dei colpi in aria con una pistola, dando il via alle celebrazioni (Epa/Str)
Nel villaggio di Kisama, alla periferia di Kohima, nella Repubblica nord-orientale indiana del Nagaland, è in corso l’annuale Festa del bucero, un evento immaginato dalle autorità governative per far conoscere e salvaguardare il patrimonio tradizionale e culturale dei Naga e per incoraggiare l’interazione inter-tribale. A questo festival, il cui obiettivo è mantenere viva e proteggere la ricca cultura Naga, prendono parte tutte le tribù del Nagaland, per una settimana all’insegna di giochi e cerimonie, spettacoli colorati, gare sportive, stand gastronomici, bancarelle di erbe medicinali e fiori, ma anche sfilate di moda e concorsi di bellezza.

(AP Photo/Anupam Nath)
In questa fotogallery, ecco le danze guerriere dei Naga, vestiti in abiti tradizionali, durante la cerimonia di inaugurazione del festival. LE FOTO

L'arresto di un manifestante (Lapresse)
Dopo un travagliatissimo viaggio, l’ultimo convoglio carico di scorie nucleari tedesche, proveniente dalla Francia, è giunto nella notte alla sua destinazione ferroviaria a Dannenberg, nel nord della Germania. Quasi quattro giorni - 92 ore, per l’esattezza - per percorrere qualche centinaio di km dalla frontiera franco-tedesca alla stazione finale. Lungo il tragitto si sono contati centocinquanta feriti, tutti lievi, tra gli attivisti del movimento verde che con dei blitz hanno occupato i binari, cercando di impedire l’avanzamento del treno. Tra sabato e domenica, per sgomberare l’ultimo blocco sui binari prima dell’arrivo a destinazione, la polizia tedesca ha dovuto arrestare 1.300 manifestanti in un colpo solo. LE FOTO

Occupy Wall Street (AP Photo/John Minchillo)
17/18 NOVEMBRE - Giornata di scontri a Manhattan nell’Action Day, 24 ore di manifestazioni no stop al grido di Occupy everywhere! e Siamo il 99%, a due mesi dall’inizio della protesta di Occupy Wall Street. In migliaia tornano in strada a New York, dando vita alla più grande manifestazione organizzata dal movimento. Zuccoti Park, il campo base degli attivisti, viene “riconquistato” (nella notte tra lunedì e martedì la zona era stata sgomberata con la forza): garantito il diritto di riunione, ma non non di accampamento.
Manifestazioni si svolgono in molte città degli Stati Uniti: da Los Angeles a Portland, da Berkeley a Dallas, da Washington a Philadelphia… LE FOTO

(AP Photo/Khalil Hamra | Epa/Khaled Elfiqi)
Nuovi scontri stamani a piazza Tahrir al Cairo: la polizia ha sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla, che ha risposto con il lancio di pietre. Il bilancio dei morti, dopo tre giorni di proteste, varia da 12 a 20, a seconda delle fonti. Altre manifestazioni ad Alessandria, dove si è avuto un morto, a Suez, ma anche nel sud, a Minya ed a Qena.
Egitto ancora nel caos: Piazza Tahrir in fiamme, scontri tra manifestanti e polizia
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La polizia in assetto antisommossa | I manifestanti in piazza Tahrir
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19/11 - ore 12.19: la polizia in assetto anti sommossa sgombera piazza Tahrir dagli islamisti
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19/11 - ore 14.32: scontri in piazza dopo che la polizia tenta di allontanare le centinaia di persone che cercavano di radunarsi
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Circa 100 manifestanti avevano presidiato la piazza per tutta la notte di venerdì
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ore 16.44: in fiamme un grosso camion per il trasporto truppe della polizia tra piazza Tahrir e la grande strada Kasr El Aini
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19/11 - ore 16.44: Continuano i lanci di pietre
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Alla manifestazione di venerdì, indetta dai fratelli musulmani e dalle forze islamiste, avevano partecipato 50.000 persone
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Corpi senza vita per terra, persone con volti coperti di sangue, violenze e repressione di ogni genere
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19/11 - ore 17.53: circa 300, secondo fonti mediche, i feriti negli scontri con la polizia
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19/11 - ore 21.42: i feriti salgono a 676
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19/11 - ore 22.02: arriva la notizia della prima vittima
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Incidenti e scontri anche in altre città, tra le quali Alessandria, Al Minya, Suez e Assuan
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Le forze dell’ordine sono intervenute con bastoni e gas lacrimogeni
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20/11 - ore 02.03: un altro manifestante muore nella notte in seguito agli scontri con la polizia davanti alla sede della direzione della sicurezza di Stato, ad Alessandria
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20/11 - ore 08.06: centinaia di manifestanti raggiungono piazza Tahrir, al Cairo. Qualche scaramuccia con le forze dell’ordine
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20/11 - ore 16.51: reparti della sicurezza, a piedi e a bordo di piccoli blindati, fanno irruzione nella piazza per sgomberare i manifestanti con bastoni e manganelli. La folla scappa
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20/11 - ore 16.54: La tv di Stato annuncia che una riunione urgente del governo si terrà a breve presso la sede del Consiglio Supremo delle Forze Armate
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ore 17.00: a piazza Tahrir si contano i primi feriti
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20/11 - ore 17.18: prima vittima della giornata a Piazza Tahrir
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20/11 - ore 17.22: un ufficiale dell’esercito ed uno della polizia vengono presi in ostaggio da manifestanti
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20/11 - ore 17.22: Da fonti internet si apprende che la polizia ha arrestato la candidata presidenziale Butaina Kamel mentre era con manifestanti diretti al ministero dell’Interno
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20/11 - ore 17.29: salgono a tre i manifestanti uccisi durante l’irruzione delle forze dell’ordine in piazza
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20/11 - ore 17.36: si dimette per protesta contro le violenze il ministro della Cultura Emad Abou Ghazi
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20/11 - ore 18.11: il governo egiziano smentisce le voci secondo le quali si sarebbe dimesso e conferma le elezioni legislative del 28 novembre
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20/11 - ore 19.28: fonti mediche indipendenti rendono noto che i morti dopo l’irruzione della polizia militare sono saliti a quattro
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20/11 - ore 19.28: nuovo bilancio porta a 285 i feriti
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20/11 - ore 20.03: video choc ritrae un poliziotto che getta un cadavere verso un cumulo di immondizie. L’uomo è morto apparentemente per i pestaggi subiti dagli agenti
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20/11 - ore 22:02: sale a undici il bilancio dei morti oggi in piazza Tahrir, secondo il ministero della Sanità egiziano
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I militari hanno espresso “rammarico” per gli scontri
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In tanti denunciano la mancanza di un’informazione corretta per il voto
Continua

Un mahout osserva la sua elefantessa mentre nutre il suo cucciolo di 13 mesi (AP Photo/Kevin Frayer)
Come ogni anno, tra novembre e dicembre, in concomitanza con il plenilunio del mese di Kartik, si svolge a Sonepur, la più grande fiera di bestiame dell’Asia, che tradizionalmente attrae visitatori da tutto il continente. In prossimità della confluenza dei fiumi Gandak e Gange, nello Stato nord-orientale indiano del Bihar, per un periodo variabile tra due settimane e un mese, durante la fiera sono messi in vendita animali di ogni sorta - praticamente tutti quelli che vivono in India - ma anche gli oggetti più vari, dagli alimentari ai casalinghi. LE FOTO

L'arresto di un occupante (AP Photo/Seth Wenig)
Gli occupanti newyorkesi di Zuccotti Park non mollano. Nonostante la polizia li abbia sfrattati nella notte tra lunedi e martedì, gli attivisti hanno chiamato a raccolta altri indignados e si preparano al contrattacco.
Vedi anche Occupy Wall Street: la polizia sgombera Zuccotti Park
LE FOTO

Soldati a bordo di un blindato (AP Photo/Silvia Izquierdo)
Domenica 13 novembre, prima dell’alba, la marina brasiliana e corpi scelti dell’esercito, con il supporto di veicoli blindati ed elicotteri militari, hanno fatto irruzione a Rocinha, la più nota e popolosa - 120mila abitanti - baraccopoli dell’ex capitale brasiliana. L’operazione fa parte del piano per riportare la sicurezza nella città, nota per il suo tasso di violenza, in vista degli importanti eventi sportivi che ospiterà nel prossimo futuro: la Coppa del Mondo di calcio 2014 e le Olimpiadi del 2016.
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Un momento della manifestazione transnazionale del 15 ottobre a Varsavia (AP Photo/Czarek Sokolowski)
Come nel finale di V for Vendetta, circa 200 manifestanti si sono calati sabato scorso in Piazza del Parlamento a Londra per protestare contro tagli e ingiustizie indossando la maschera di Guy Fawkes, l’anarchico che 400 anni fa tentò di far saltare in aria Westminster e che, dal film cult di James McTeigue, è diventato il simbolo degli hacker di Anonymous prima e poi degli anti-capitalisti di Occupy Wall Street e Occupy the City. LE FOTO

Manifestanti dal volto coperto (AP Photo/Sergey Ponomarev)
Nell’Unione sovietica, con la tradizionale parata militare nella Piazza Rossa si celebrava ogni 7 novembre l’anniversario dell’insurrezione che avrebbe portato alla rivoluzione bloscevica del 1917.

Dmitry Demushkin, ex leader della formazione neonazista Unione slava (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
Si cominciò a farlo fin dal 1918 e lo si fece persino nel 1941, quando le truppe tedesche erano a pochi chilometri da Mosca. Dopo la caduta dell’URSS, la festa ha però subito diverse risignificazioni. Con Eltsin divenne Giorno della riconciliazione nazionale, i carri armati scomparvero, ma fabbriche e uffici rimanevano chiusi.
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Manifestanti dal volto coperto
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“La marcia russa per l’impero russo” celebra la sconfitta dei polacchi invasori nel 1612
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Dmitry Demushkin, ex leader della formazione neonazista Unione slava
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“La Russia ai Russi”, uno degli slogan
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Icone ortodosse e lo stemma dell’impero russo in corteo
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I colori della bandiera imperiale russa: giallo, nero e bianco
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La Festa dell’unità nazionale è stata istituita nel 2005
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Un’icona ortodossa nella mano di una manifestante
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“Immigrati oggi, occupanti domani”, uno degli slogan
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Circa 5mila persone hanno preso parte alla manifestazione
Dal 1995, le celebrazioni sono state spostate al 4 novembre, a ricordare la sconfitta degli invasori polacchi del 1612. La nuova festività ha assunto una caratterizzazione completamente diversa da quella rivoluzionaria “delle origini”: oggi ha visto scendere in Piazza oltre 5.000 fanatici dell’estrema destra per partecipare alla “Marcia russa per l’Impero russo“.

La Festa dell'unità nazionale è stata istituita nel 2005 (AP Photo/Sergey Ponomarev)
Accompagnati da icone ortodosse e stendardi dell’impero russo presovietico, svariati slogan xenofobi: “Immigrati oggi, Invasori domani” e “La Russia ai russi“.

Icone ortodosse e lo stemma dell'impero russo in corteo (AP Photo/Sergey Ponomarev)

Lima, Perù (AP Photo/Karel Navarro)
Il mondo cattolico celebra oggi, come ogni 2 novembre, all’indomani della festa di Ognissanti, la Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum , la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Dal Guatemala alla Spagna, dalle Filippine al Messico, in queste foto ecco le cerimonie, le visite ai cimiteri, la tombe adornate di fiori e ceri…

Zunil, Guatemala (AP Photo/Rodrigo Abd)
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Lima, Perù
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Zunil, Guatemala
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Zunil, Guatemala
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Zunil, Guatemala
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Zunil, Guatemala
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Zunil, Guatemala
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Zunil, Guatemala
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Zunil, Guatemala
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Cordoba, Spagna
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Cordoba, Spagna
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Pamplona, Spagna
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Porto, Portogallo
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Sarajevo, Bosnia
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Praga, Repubblica Ceca
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Praga, Repubblica Ceca
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Navotas, Filippine
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Città del Messico
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Città del Messico
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Città del Messico
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Città del Messico
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Port-au-Prince, Haiti
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Port-au-Prince, Haiti
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Port-au-Prince, Haiti
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Port-au-Prince, Haiti
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Port-au-Prince, Haiti

Port-au-Prince, Haiti (AP Photo/Ramon Espinosa)

Città del Messico (AP Photo/Marco Ugarte)

(AP Photo/Rodrigo Abd)
A distanza di quasi 30 anni dall’assassinio, gli abitanti del piccolo centro rurale di Patalcal - nel Dipartimento guatemalteco di Huehuetenango - hanno finalmente dato sepoltura, nel cimitero locale, a 9 uomini del villaggio che nel 1982 vennero massacrati in una città vicina da un gruppo di guerriglieri.
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Parenti dei defunti riuniti in una sala comunale durante i preparativi per la sepoltura
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Un antropologo forense depone i resti di Juan Pedro Bartolo in una bara
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Alcune donne preparano i polli che verranno serviti durante la festa che la piccola comunità ha organizzato per celebrare la sepoltura
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Alcuni oggetti personali nella bara di Juan Pedro, una delle nove vittime
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Alcuni uomini durante una colazione comune prima dell’inizio della sepoltura
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Un cane coperto di aghi di pino durante i preparativi della cerimonia
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Una ragazza di fronte alle bare durante i preparativi
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Il villaggio di Patalcal
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Alcune donne preparano il cibo per la colazione che precede la cerimonia di sepoltura
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Le bare condotte verso il cimitero locale
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Una parente di Andres Francisco Lopez, uno dei nove uomini uccisi nel 1982, in preghiera
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Un momento della colazione condivisa che precede la cerimonia di sepoltura
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Una calla all’interno della casa di Andres Francisco Lopez, uno dei nove uomini massacrati nel 1982
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Le donne si dirigono verso il cimitero
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Un uomo ubriaco nei pressi del cimitero
Le foto di RODRIGO ABD su panorama.it
Secondo i parenti, i 9 uomini furono uccisi dai guerriglieri per vendetta, per aver “collaborato” con l’esercito del Guatemala, non supportando gli attacchi contro i militari durante la guerra civile. Un’organizzazione forense ha riesumato i corpi nel 2005 e ha conservato le spoglie fino a quando, grazie a un gruppo di donatori, si è trovato il denaro necessario per pagare le bare e una dignitosa cerimonia di sepoltura.

(AP Photo/Rodrigo Abd)
Dopo la fine della guerra, negli anni ‘90, una commissione di indagine delle Nazioni Unite ha individuato i responsabili solamente del 3 per cento dei più di 200.000 esseri umani uccisi. In questa photogallery, ecco le immagini della cerimonia di sepoltura realizzate dal photoreporter Rodrigo Abd.

Monaco di Baviera - "Stai! Occupa!" (AP Photo/dapd/ Joerg Koch)
La protesta transnazionale degli “indignados” contro la crisi economica, gli abusi della finanza, il precariato e le ricette anti-crisi dei Governi ha raggiunto 951 città di oltre 80 Paesi. Ovunque le manifestazioni hanno avuto uno svolgimento pacifico: dalla piazza di Puerta del sol di Madrid, dove il movimento è nato, fino all’Asia e all’Europa, passando per Wall Street e la BCE. Tranne a Roma, dove le violenze di una parte dei manifestanti hanno rubato la scena alla parte maggioritaria, quella pacifica. In questa gallery, i volti, gli slogan, i cartelli, i diversi modi di manifestare degli “indignati” per come li hanno visti i fotoreporter sparsi nelle città di tutto il mondo.
LE FOTO

Tre eroi del popolo cubano: Ernesto "Che" Guevara, Camilo Cienfuegos e Julio Antonio Mella (ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO)
Mentre Obama lancia possibilisti messaggi distensivi verso Cuba, prontamente rimandati al mittente, facciamo un viaggio nel cuore dell’isola caraibica da oltre 50 anni ostile agli Stati Uniti.
Come Pechino, anche L’Avana sembra cercare di percorrere la strada di un minore statalismo, a piccoli passi.
Ecco così che uno degli ultimi decreti del governo cubano apre alla compravendita di automobili nuove, proibita per mezzo secolo. La misura è tra le più importanti tra le 300 adottate ad aprile nel corso del Congresso del partito comunista cubano, che segna l’avvento della nuova linea di Raul Castro.
Anche i cartelloni pubblicitari, simbolo del capitalismo, stanno facendo ingresso per le strade di Cuba, dove con le riforme introdotte da Raul, che ha preso il timone del Paese dopo le dimissioni del fratello Fidel, nell’ultimo anno i commercianti privati sono raddoppiati.
Attraverso le foto di Luciano Del Castillo, fotoreporter italiano, giriamo per L’Avana, dove il vecchio convive con le aperture al nuovo.
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Tre eroi del popolo cubano: Ernesto “Che” Guevara, Camilo Cienfuegos e Julio Antonio Mella
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Xavier all’Avana vecchia
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Due vecchie auto, un Mercedes e una Fiat 126, per le strade dell’Avana
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La moto è vista ancora come un mezzo di trasporto necessario ma non divertente
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Una strada dell’Avana con vecchie automobili risistemate
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Shaily studia ingegneria e lavora come commessa part-time
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Due studentesse si recano a scuola
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Il sistema scolastico cubano è considerato tra i migliori
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Raccogliere lattine vuote è una delle piccole attività più diffuse per guadagnare qualcosa
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Fila davanti a un negozio Adidas
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Fila di Vespa Piaggio fuori da un ufficio pubblico
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In tre in motorino: una famiglia ritorna a casa alla periferia dell’Avana
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L’Avana prima di una tempesta tropicale
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Una macchina d’epoca con a bordo alcuni turisti sul Malecon
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Walter Ginevri è il proprietario italiano del ristorante “La Carboncita”
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Tre donne affacciate ad una finestra
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Una porta dell’Habana Vieja
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Due habaneri sistemano le proprie motociclette
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Ana Maria nella sua piccola casa del Centro Habana
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Rimosse le bandiere nere che oscuravano il display della sezione d’interessi statunitense
Cuba: le riforme di Raul, un palliativo o la svolta? - L’ANALISI

Una strada dell'Avana con vecchie automobili risistemate (ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO)
LA VITA QUOTIDIANA ALL’AVANA

Xavier all'Avana vecchia (ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO)

Un uomo fa roteare in cerchio un pollo attorno alla testa della moglie (AP Photo/Bernat Armangue)
Secondo una consuetudine tramandatasi attraverso le generazioni, alla vigilia dello Yom Kippur - il giorno più santo nell’ebraismo, in cui si celebra la festa del Gran Perdono (quest’anno in Israele si è festeggiato l’8 ottobre) - gli ebrei religiosi danno vita alla cerimonia del Kaparot, l’espiazione.
In questa gallery, ecco le fotografie del rituale di Kaparot scattate da Bernat Armangue e da Oded Balilty, rispettivamente a Mea Shearim, il quartiere ultra-ortodosso di Gerusalemme, ed a Beni Brak, la città a maggioranza ultra-ortodossa vicina alla laica Tel Aviv.
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Si ritiene che facendo roteare un pollo vivo, recitando al contempo una benedizione, attorno alla testa di una persona, i peccati di quest’ultima vengano trasferiti all’animale
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Quando il pollo viene macellato, lo sgorgare del suo sangue rappresenta simbolicamente l’espiazione dei peccati del fedele
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Grazie alla macellazione del pollo, ci si può presentarsi puri davanti a Dio
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Kaparot significa “Espiazione”
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Durante il giorno di Yom Kippur, dopo il rituale di Kaparot, per 25 ore ci si dedica al digiuno e alla preghiera
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Le carni delle migliaia di polli che vengono sgozzati ritualmente ogni anno - o i soldi ricavati dalla loro vendita - sono poi offerte ai poveri
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Un uomo fa roteare in cerchio un pollo attorno alla testa della moglie
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La maggior parte degli ebrei religiosi esegue una versione del Kaparot che non prevede l’uso di animali
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Tra gli ebrei ultra-ortodossi la formula tradizionale del Kaparot, con il sacrificio dei polli, sembra non andare incontro a desuetudine
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Le voci critiche che si levano per mettere in discussione questa pratica sono sempre più numerose
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Anche diversi rabbini hanno definito questa pratica una forma di crudeltà nei confronti degli animali
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Due uomini si accingono a tagliare la gola ai polli, osservati da alcuni bambini
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Secondo alcuni, il rituale del Kaparot violerebbe le leggi ebraiche concernenti la cura e la macellazione degli animali
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Il rituale del Kaparot si esegue alla vigilia dello Yom Kippur - la festa del Gran Perdono - il giorno più santo nell’ebraismo
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Una giovane ragazza con in mano un pollo macellato
Si ritiene che facendo roteare un pollo vivo, recitando al contempo una benedizione, attorno alla testa di una persona, i peccati di quest’ultima vengano trasferiti all’animale. Quando il pollo viene macellato, lo sgorgare del suo sangue rappresenta simbolicamente l’espiazione dei peccati del fedele, che può così presentarsi puro davanti a Dio nelle 25 ore di digiuno e preghiera a cui si dedicherà durante il giorno di Yom Kippur. Le carni delle migliaia di polli che vengono sgozzati ritualmente ogni anno - o i soldi ricavati dalla loro vendita - sono poi offerte ai poveri.

(AP Photo/Oded Balilty)
Il rituale del Kaparot ha oltre 800 anni, ma mentre la maggior parte degli ebrei religiosi ne esegue una versione che non prevede l’uso di animali, tra gli ebrei ultra-ortodossi la sua formula tradizionale sembra non andare incontro a desuetudine, nonostante le voci critiche sempre più numerose che si sono levate per mettere in discussione questa pratica, tra cui anche quelle di diversi rabbini che definiscono questa pratica una forma di crudeltà nei confronti degli animali, che oltretutto violerebbe le leggi ebraiche concernenti la cura e la macellazione degli animali.

Beni Brak, Israele (AP Photo/Oded Balilty)

Nadia Nassrallah, 3 anni, fa colazione davanti alla sua baracca, alla periferia di Islamabad (AP Photo/Muhammed Muheisen)
In questa galleria fotografica, vi proponiamo una selezioni delle immagini più belle realizzate nelle scorse settimana dal fotoreporter Muhammed Muheisen in Pakistan: un percorso affascinante nella vita quotidiana degli abitanti di questo Paese dell’Asia centro-meridionale.
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Una donna sfollata con il figlio neonato riposano sotto una tenda
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Nelo Fotah, 10 anni, sfollato per le alluvioni, siede all’interno della sua bancarella di alimentari sul ciglio di una strada
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Un bambino a riposo lungo una strada, protetto da una rete contro le mosche, insieme ad altri sfollati per le alluvioni
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Un giovane ragazzo, tra gli sfollati per le alluvioni, porta una ciotola piena d’acqua sopra la testa
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Orung Zeeb, 1 anno, dorme in un’amaca appesa ad un letto dove giace sua madre, entrambi fuggiti dalle alluvioni
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Un bambino sfollato con la sua famiglia dorme su un’amaca lungo una strada, dopo la fuga da casa a causa delle alluvioni
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Un uomo in fuga dalla sua casa trasporta il suo letto tra le acque alluvionali
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Ijaz Nawana, 6 anni, gioca con uno pneumatico tra gli sfollati delle alluvioni
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Un gruppo di persone attraversa una striscia di terreno emerso tra le acqua alluvionali alla periferia di Hyderabad
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Una bambina pakistana sfollata distesa per terra in un sito che ospita un mercato di ortaggi e frutta
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Un gruppo di sfollati lava i propri panni in un campo allagato
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Un ragazzo attraversa un campo allagato trasportando i rami di un albero
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Un bambino sfollato dalle zone alluvionate protetto da una retina contro le mosche
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Tre donne fuggite dalle zone più colpite dall’alluvione attraversano un campo inondato
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Un uomo conduce i suoi bufali lungo una striscia di terreno circondata da campi allagati nel distretto di Badin
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Campi parzialmente allagati nella provincia di Sindh
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Shahinaz Afser, 8 anni, tra la popolazione in fuga dalle alluvioni accolta con la famiglia in un accampamento di tende allestito dall’esercito a Kaloi
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Una fotografia aerea scattata da un aereo in sorvolo del distretto di Badin per distribuire riso e zucchero alle vittime delle alluvioni
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Un venditori di prodotti alimentari spinge il suo carrello fuori dal mare alla fine della sua giornata di lavoro
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Un uomo si lava ai piedi di una cascata
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Naseem Akhtar, 1 anni, con le mani e i piedi dipinti con l’henné, attende seduta fuori dal centro di distribuzione dove la madre è in coda per ricevere il cibo
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Un venditore di verdura al lavoro mentre scende la notte lungo una strada della città
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Shaima Akram, 12 anni, con la sorella Shamila, 9 anni si riposano durante una pausa dal lavoro in una fabbrica di mattoni
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Alia Zafar, 8 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni
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Rizwanah Nawaz, 13 anni, al lavoro in una fabbrica di mattoni
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Un gruppo di bambini rifugiati dall’Afghanistan in un vicolo della città
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Habeeb Ghull, 12 anni, seduto sul suo carretto in attesa di clienti in un mercato all’ingrosso di frutta e verdura alla periferia della città
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Matti Noor Khan, 35 anni, si sistema la barba di fronte a casa prima di recarsi al mercato della frutta dove lavora
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Un anziano venditore di cocco in attesa di clienti, all’alba, lungo una strada alla periferia di Islamabad
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Nadia Nassrallah, 3 anni, fa colazione davanti alla sua baracca alla periferia di Islamabad
Muheisen ha immortalato dapprima, anche con spettacolari immagini aeree, i paesaggi recentemente colpiti, nel sud del Paese, dalle violente alluvioni che hanno provocato circa 300 morti e colpito sei milioni di persone, causando ingenti danni alle infrastrutture e all’agricoltura; nei giorni successivi, invece, è tornato a nord-est, nelle periferie della capitale Islamabad, tra le baracche abitate dalla popolazione più povera.

Campi parzialmente allagati nella provincia di Sindh (AP Photo/Muhammed Muheisen)
Palestinese nato a Gerusalemme, Muhammed Muheisen è un fotogiornalista per Associated Press da oltre otto anni. Impegnato a lungo sui diversi fronti del conflitto arabo-israeliano, oltre che in Iraq, Egitto ed Arabia Saudita, ha ricevuto numerosi importanti premi, tra cui il Pulitzer 2005 nella categoria Breaking News Photography.
Le altre GALLERY di Panorama.it con fotografie firmate da Muhammed Muheisen

Un ragazzo attraversa un campo allagato trasportando i rami di un albero (AP Photo/Muhammed Muheisen)

(AP Photo/Francois Mori)
Con la progressiva liberazione della Libia dal regime autoritario di Gheddafi, le sue imponenti gigantografie sparse per il Paese - prese di mira e fatte a pezzi dai ribelli - hanno lasciato il posto a centinaia di caricature del colonnello che, via via, sono andate comparendo sulle mura delle città in mano alle forze di opposizione. Dapprima a Bengasi e, dopo l’ingresso dei ribelli nella capitale e la fuga del colonnello, anche a Tripoli. Dopo 42 anni di regime, il tappo è saltato e anche gli artisti dei graffiti hanno iniziato a esprimersi negli spazi pubblici. Ecco, in questa fotogallery, una carrellata di immagini irriverenti di quello che fino all’altro ieri era l’onnipotente Padrone del Paese, sbeffeggiato dagli artisti che si sono sbizzarriti a ritrarlo nei modi più disparati.
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Un graffitaro in azione a Tripoli
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In groppa ad un asino in senso opposto a quello di marcia, Gheddafi ordina “Avanti!”
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La croce celtica nazista sul copricapo
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Il petrolio della Libia per sé
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Ghedddafi in fuga dalle bombe | A colloquio col diavolo
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Il dittatore con una corda al collo
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Gheddafi dal volto bestiale su un muro di Bengasi
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Colpito da un pugno vestito di un guantone da box
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Una bandiera libica infilzata nella testa di un Gheddafi-piovra
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“Scimmia dell’Africa, Capelli di filo spinato, Chi sei?”
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Il dittatore affiancato dal suo addetto alle pubbliche relazioni Youssef Shakhir, disegnato con una coda di topo e con in mano un rosario per la preghiera
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Il dittatore in fuga con un fagotto verde in spalla. Al suo fianco la scritta Allah Akbar (Dio è grande)
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Il ditattore cacciato a pedate dalla bandiera libica
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In gabbia | In un water, con la scritta “Sono qui”
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Pugni di bambino su una caricatura del colonnello
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“L’assassino”
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Una caricatura con tracce del “verde di regime” affiancata dalla bandiera libica pre-Gheddafi
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“Gheddafi se ne va”. Nel fumetto: “Avrei dovuto distribuire la ricchezza al popolo”
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Gheddafi con la coda dipinto da una bomboletta spray
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“Il popolo ha parlato” | “Dedicato ai giovani del 7 febbraio”
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Gheddafi con corpo canino: Wanted vivo o morto
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Il dittatore con folta chioma accanto al figlio Saif al-Islam
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Il dittatore finisce nella “Spazzatura della storia”
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È abbastanza
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Su un muro di Tripoli

(Alvarro Ybarra Zavala/Getty Images)
Con il programma Grants for Editorial Photography, nato nel 2004, Getty Images persegue l’obiettivo di offrire a fotogiornalisti emergenti e affermati l’opportunità di realizzare reportage editoriali e personali, focalizzando l’attenzione su rilevanti questioni di interesse sociale e culturale. Dal 2005 Getty Images, attraverso questa iniziativa a supporto dell’eccellenza nel fotogiornalismo, ha assegnato sussidi per oltre 700.000 dollari.
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Alvarro Ybarra Zavala
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Alvarro Ybarra Zavala
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Alvarro Ybarra Zavala
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Joan Bardeletti
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Joan Bardeletti
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Joan Bardeletti
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Stanley Norman Greene
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Stanley Norman Greene
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Stanley Norman Greene
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Walter Astrada
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Walter Astrada
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Walter Astrada
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Liz Hingley
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Liz Hingley
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Liz Hingley
Venerdì 2 settembre la giuria (costituita da Tom Stoddart, fotoreporter; Jean-Francois Leroy, direttore generale di Visa Pour l’Image; Jon Jones, direttore della fotografia del The Sunday Times; Cyril Drouhet, direttore della fotografia de Le Figaro e Emanuela Mirabelli, photo editor di Marie Claire Italia) ha annunciato i nomi dei 5 fotogiornalisti vincitori dei Grants for Editorial Photography per il 2011, per la realizzazione dei cui progetti di documentazione fotografica saranno supportati con la somma complessiva di 20.000 dollari ciascuno e con la collaborazione editoriale di Getty.
Ecco i nomi dei vincitori e dei rispettivi progetti, selezionati tra oltre 400 candidature, provenienti da ogni angolo del glob: Alvarro Ybarra Zavala, con Colombia, eterno dolore; Walter Astrada, con La violenza sulle donne in Norvegia; Stanley Norman Greene, con La Via dei rifiuti elettronici: Cina/ Pakistan/ Nigeria; Liz Hingley, con La famiglia Jones; e Joan Bardeletti, con KILL BILL, pena di morte per i gay africani.

Giacarta, Indonesia (AP Photo/Dita Alangkara)
È tempo di Ramadan per oltre 1,5 miliardi di musulmani nel mondo, più del 23 per cento della popolazione mondiale, secondo le più recenti stime. Il nono mese dell’anno musulmano ha cadenza variabile, essendo il calendario islamico di tipo lunare: per la comunità sunnita quest’anno il digiuno prende il via oggi e terminerà il 30 agosto; mentre per gli sciiti inizierà domani.
In questa fotogallery, che andremo aggiornando fino alla fine del mese, ecco le foto più belle selezionate dalla redazione e provenienti dai vari angoli del mondo in cui si celebra il ramadan.
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Amman, Giordania: uno sguardo alla luna che segna l’inizio del mese dedicato al digiuno
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Pulizie davanti alla moschea storica Badshahi a Lahore, Pakistan
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Preghiera di mezzogiorno in una moschea di Peshawar, Pakistan
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Karachi, Pakistan
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Un uomo legge il Corano a Sana’a, Yemen
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Un venditore di Tasbeeh, “rosari” per la preghiera a Peshawar, Pakistan
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Un musulmano in preghiera a Paranaque, Filippine
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Una donna in preghiera nella moschea di Paranaque
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Un uomo in preghiera a Giacarta, Indonesia
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Alcuni bambini attendono la fine del digiuno a Pechino
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Un bambino osserva la luna col telescopio per determinare il momento di inizio del nuovo mese
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Dervisci rotanti a Istanbul, Turchia
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Nuova Delhi, India
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Amman, Giordania
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Karachi, Pakistan
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Nablus, Cisgiordania
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Nablus, Cisgiordania
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Srinagar, India
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Nablus, Cisgiordania
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Istanbul, Turchia
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Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme
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Nuova Delhi, India
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Teheran, Iran
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Srinagar, India
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Nuova Delhi, India
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Kuala Lumpur, Malesia
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Bengasi, Libia
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Giacarta, Indonesia
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Gaza
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Gaza
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Gaza
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Amman, Giordania
Il Ramadan (che letteralmente vuol dire il torrido, perché originariamente cadeva in estate, è considerato il mese più sacro, poiché in questo periodo l’arcangelo Gabriele rivelò a Maometto il primo verso del Corano. Per 30 giorni tutti i musulmani debbono astenersi dal bere, mangiare, fumare e dal praticare attività sessuali, dall’alba fino al tramonto. Sono esenti dal digiuno i minorenni, gli anziani, i malati cronici, le donne in stato di gravidanza o che allattano. Ugualmente, l’astinenza va interrotta durante il periodo mestruale.

Nablus, Cisgiordania (Epa/Alaa Badarneh)
Poco prima dell’aurora è uso consumare un pasto leggero, detto suhur, per poter affrontare la giornata. Al tramonto del sole, il digiuno viene rotto consumando dapprima dei datteri, proprio come faceva il Profeta. Il Ramadan ha soprattutto un significato spirituale: mese della purificazione, è il periodo in cui il fedele impara l’autodisciplina, il controllo degli impulsi fisici, la pazienza e l’amore per Dio nonché l’appartenenza alla comunità.

Checkpoint Qalandia, tra Ramallah e Gerusalemme (AP Photo/Bernat Armangue)
Durante il digiuno è pratica comune recarsi in moschea; oltre alle cinque preghiere giornaliere, i musulmani usano raccogliersi in una speciale preghiera notturna detta Taraweeh. Il mese sacro si chiude con l’Eid al-Fitr, la principale festività musulmana insieme alla Eid al-Adha (che commemora la buona volontà di Abramo di sacrificare a Dio il figlio Isacco). I festeggiamenti durano tre giorni con preghiere, atti di carità, visite ai parenti lontani, scambio di regali e banchetti. (AGI)

Un bambino viene pesato all'ospedale di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya (AP Photo/Schalk van Zuydam)
Una tragedia tanto acuta quanto silenziosa si sta vivendo nel Corno d’Africa, la penisola sul lato est del continente africano che comprende Somalia, Eritrea, Etiopia, Gibuti.
Una grave carestia ha colpito la zona e in Somalia si sta protraendo sorda la violenza, incrementano l’esodo di massa sia all’interno della Somalia stessa sia oltre i confini del Paese.
A partire dal mese di gennaio, oltre 96.000 persone sono fuggite in Kenya, più di 74.000 in Etiopia e circa 2.500 a Gibuti, Paesi a loro volta colpiti dalla più drammatica siccità nella regione degli ultimi 60 anni.
In questa gallery raccogliamo gli occhi spaventati di bambini, madri, uomini disperati. Occhi grandi e persi, che sanno far male.
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Mihag Gedi Farah, 7 mesi, 3.4 kg, all’ospedale Dadaab in Kenya
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Un bambino viene pesato all’ospedale di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya
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Il braccino di Mihag Gedi Farah, tenuto da sua madre all’ospedale di Dadaab, Kenya
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Bambino malnutrito proveniente dalla Somalia meridionale curato nel campo di Magadiscio
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Muhammad Elim, 80 anni, pastore di Barmil (Kenya), a causa della siccità delle 500 capre possedute ora ne ha solo 14
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La mano di un bambino malato tenuta dalla madre alla clinica locale di Liboi, Kenya
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Una donna col suo piccolo in coda per il cibo nel campo di Badbaado, Somalia
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Bambino nell’ospedale da campo di Medici Senza Frontiere a Dadaab, Kenya
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Bambino piange in un ospedale di Dadaab dove con altri riceve cure per la malnutrizione
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Donna malnutrita nell’ospedale di campo dell’International Rescue Committee a Dadaab, Kenya
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Ragazzino malnutrito sul pavimento dell’ospedale Benadir di Mogadiscio
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Ragazzina malnutrita sul letto della clinica Banadir a Mogadiscio
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Fadil Mohamed, un anno, fuggito dalla regione di Shabelle colpita dalla siccità, piange nella clinica di Mogadiscio
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Madre somala solleva il suo piccolo malnutrito a Mogadiscio, Somalia
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Adam Ibrahim, somalo, piange durante il trattamento all’International Rescue Committee a Dadaab, Kenya
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Bambino somalo malnutrito in un campo di fortuna a Mogadiscio, Somalia
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Bambino del sud Somalia con una scodella in testa vicino al centro per la distribuzione del cibo a Mogadiscio
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Donna di etnia Turkana in un centro di alimentazione e trattamento a Lokori, Kenya
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Un bambino disteso in un ospedale di Dadaab, Kenya
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Donne somale in coda coi loro figli malnutriti in un campo profughi a Mogadiscio
Sono quasi 40.000 i somali che nell’ultimo mese si sono riversati a Mogadiscio in cerca di cibo, acqua e assistenza.
Questi i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Altri 30.000 si sono invece fermati in insediamenti a 50 chilometri dal centro della capitale.
Badbado, 9 chilometri ad ovest di Mogadiscio lungo la strada per Afgooye, è uno degli insediamenti più grandi con circa 5.000 famiglie presenti (28.000 persone), e ogni giorno continuano ad arrivare persone in fuga da siccità e carestia nelle regioni meridionali della Somalia. Altri vi vengono trasferiti - dalle autorità municipali - dagli insediamenti nel centro della città.

Mihag Gedi Farah, 7 mesi, 3.4 kg, all'ospedale Dadaab in Kenya (AP Photo/Schalk van Zuydam)
Il numero di sfollati in cerca di assistenza alimentare è in continuo aumento e le quantità di aiuti consegnate non sono sufficienti a soddisfare tutte le necessità. Ciò ha causato gravi assembramenti di folla e anche alcuni saccheggi. Il risultato è che alcune delle persone più deboli e vulnerabili restano senza niente, nonostante l’impegno profuso da agenzie umanitarie e organizzazioni caritatevoli.
L’Unhcr denuncia anche la criticità della situazione in Kenya e in Etiopia. In Kenya lunedì è partita l’operazione di trasferimento dei rifugiati somali che attualmente vivono ai margini dei campi di Dadaab verso il nuovo sito di Ifo Extension.
Qui sono state erette oltre 500 tende che possono ospitare famiglie di 5 persone - per un totale quindi di oltre 2.500 persone. Un secondo sito - Kambioos - sarà invece aperto nei prossimi giorni.
LEGGI anche: Somalia: arrivano gli aiuti, riprendono i combattimenti
In Etiopia poi resta preoccupante la situazione generale della nutrizione nei remoti campi per rifugiati di Dollo Ado, vicino al confine con la Somalia. Il livello di malnutrizione tra i nuovi arrivati è ancora elevato: un bambino su tre tra quelli con meno di cinque anni che arrivano dalla Somalia presenta uno stato di grave malnutrizione. Attualmente circa il 30% dei bambini con meno di cinque anni che si trovano nel centro di transito e nel campo di Kobe - uno dei tre campi del complesso di Dollo Ado - è in cura per grave malnutrizione. Nel campo di Malkadida la percentuale sale al 33%, mentre è del 22% nel terzo insediamento - Bokolmanyo.

Bambino piange in un ospedale di Dadaab dove con altri riceve cure per la malnutrizione (AP Photo/Schalk van Zuydam)

Un corridore calpestato da un toro | San Firmino in effigie (AP Photo/Alvaro Barrientos)
Sono ogni anno centinaia di migliaia le persone - fra cui molti turisti stranieri, in particolare anglosassoni- che assistono alle celeberrime corse dei tori di Pamplona. La Fiesta di San Firmino, resa celebre dal romanzo Fiesta di Ernest Hemingway (su bol.it con uno sconto speciale), anima l’estate della cittadina spagnola fin dal 1911.
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Il via alla festa nella piazza principale di Pamplona (AP Photo/Alvaro Barrientos)
Patrono delle confraternite di barcaioli, vinai e fornai, San Firmino viene celebrato con una festa non-stop che dura 204 ore: dalle 12 in punto del 6 luglio, ininterrottamente, fino alla mezzanotte del 14 luglio, la città resta sveglia per 8 giorni e 1/2 . Al centro della grande festa, le corse dei tori - gli encierros che, accompagnati da un’orda di spagnoli e turisti esteri che si divertono a scappare dalla furia degli animali, attraversano le antiche strade della millenaria cittadina lungo una pista di 848,6 metri. Il percorso conduce i tori - ogni giorno di un differente allevamento storico della Navarra - nell’arena di Pamplona, dove sono poi protagonisti delle corride.

Il matador Juan Jose Padilla prima di una corrida (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)
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Dal 1911 si contano 15 “valorosi” morti sul campo, schiacciati o incornati dai tori durante gli encierros: l’ultimo caduto risale al 2009, quando venne ucciso un giovane spagnolo di 27 anni, colpito al collo da un’incornata.
In questo foto-reportage da Pamplona, le foto più belle della Festa di san Firmino edizione 2011, dall’euforia collettiva lungo gli encierros alla crudeltà e al fascino delle corride; sopra tutto domina il rosso: dei fazzoletti, del sangue, del vino, della passione…
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La folla in piazza per il lancio del Chupinazo, che dà il via alla festa
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Il lancio del chupinazo (razzo) dal balcone del consiglio della città a mezzogiorno del 6 luglio dà il via alla festa
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La folla radunata nella piazza attende l’inizio ufficiale della festa
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La folla mostra i tradizionali fazzoletti rossi durante il Chupinazo
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Il lancio di un coraggioso dalla fontana Navarra sulla folla
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La festa nella piazza principale di Pamplona
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Il lancio di un coraggioso dalla fontana Navarra sulla folla
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Acrobazie
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Spunta il seno nudo di una ragazza tra la folla
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Fiumi di vino rosso
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Caldo, vino e allegria
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Acqua dai balconi sul popolo della festa
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I tori dell’allevamento Cebada Gago in corsa
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La corsa dei tori in Calle Estafeta | Un bue-guida dei tori si prende una pausa
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Un toro alle calcagna
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Le foto di una turista da un balcone in Calle Estafeta
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Un toro dell’allevamento Fuente Ymbro in corsa
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Un corridore calpestato da un tori dell’allevamento Torrestrellas | Lo sguardo di un fotografo da dietro una porta che ritrae l’effige di San Firmino
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Spettatori dai balconi osservano la corsa dei tori
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La corsa dei tori dell’allevamento Miura in Calle Estafeta
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Un toro dell’allevamento Victoriano del Rio Cortes a terra in Calle Estafeta
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Il toro per le corna
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Un bacio prima del passaggio dei tori
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Bacio sul balcone nel giorno del Chupinazo
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San Firmino in processione per le vie di Pamplona
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Un Kiliki “colpisce” una suora durante la Comparsa de Gigantes y cabezudos
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L’arrivo di un giovane toro nell’arena dopo la corsa per il centro della città
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Il “novillero” Jimenez Fortes nell’arena: sopraffatto dal toro, resta incolume
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Un toro dell’allevamento Cebada Gago nell’arena
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Il torero David Mora punta la spada contro un toro nell’arena
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L’orecchio del toro, trofeo del matador David Mora
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Il matador Joselillo si prepara all’arena
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Il torero Joselillo all’angolo
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Il torero Joselillo alza la spada insanguinata in segno di trionfo
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Il torero Joselillo nell’arena contro un toro dell’allevamento Dolores Aguirre Ybarra
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Il torero Joselillo prima di entrare nell’arena e alla fine della sua corrida con l’orecchio del toro in mano
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Il torero Cesar Jimenez in attesa di entrare nell’arena
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Il matador Juan Jose Padilla prima di una corrida
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Una banderilla infilzata nel toro
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Il sangue sul dorso di un toro dell’allevamento Fuente Ymbro ferito nell’arena
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Il matador Arturo Saldivar, caduto a terra, si copre la testa dalle carica del toro
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Il torero Ivan Fandino contro un toro dell’allevamento Fuente Ymbro
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L’assistente di un torero in attesa del rito di ingresso, il Paseillo
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Un toro dell’allevamento Torrestrella nell’Arena
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Il torero Alberto Aguilar nell’arena contro un toro dell’allevamento di Dolores Aguirre Ybarra
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Il torero Alberto Aguilar nell’arena contro un toro dell’allevamento di Dolores Aguirre Ybarra
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Il torero Alberto Aguilar nell’arena contro un toro dell’allevamento di Dolores Aguirre Ybarra
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Il torero Rafaelillo nell’arena di Pamplona
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Un toro dell’allevamento Miura ucciso durante la corrida viene trascinato fuori dall’arena
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Giochi di fuoco intorno alla sagoma di un toro in Plaza del Castillo
PRIMO GIORNO 7 LUGLIO
AL VIA IL PRIMO ENCIERRO - Una corsa ”pulita e rapida”, secondo gli specialisti, il primo encierro dell’anno: di poco più di due minuti, senza feriti da cornata. Centinaia di persone hanno corso per le strade del centro della capitale della Navarra con i sei giovani tori dell‘allevamento di Torrestrella, fino alla storica Plaza de l’Ayuntamento. Ci sono stati solo due feriti leggeri, con contusioni.
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Festa tra il vino dopo il lancio del Chupinazo (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)
SECONDO GIORNO 8 LUGLIO
AUSTRALIANO IMPRUDENTE INCORNATO DA UN TORO. Guai per un imprudente australiano, incornato dai tori di Pamplona nella seconda tornata della festa: il giovane di 24 anni ha riportato una fastidiosa ferita alla coscia destra. Stando alle immagini della tv spagnola Tve, l’australiano è corso incontro, con pericolosa audacia, a uno degli infuriati tori che venivano spinti nel recinto: l’animale ha usato le sue corna senza esitare, ma fortunatamente senza infierire troppo. Il giovane si è rialzato da solo, e zoppicando ha raggiunto il vicino ospedale. L’arteria era un po’ intaccata, ma il danno non è stato preoccupante. ”È stato imprudente, è una cosa pericolosa, non si dovrebbe fare così”, ha detto comunque un indignato portavoce dell’organizzazione. Oggi altri tre corridori di nazionalità ignota si sono ’scontrati’ con i tori in modo non grave, con semplici contusioni. I sei animali dell’allevamento Cebada Gago, che in serata hanno preso parte alla per loro ben più impegnativa corrida, hanno corso sulle strade dell’encierro per i rituali 848,8 metri, in tre minuti e 10 secondi.
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I tori dell'allevamento Cebada Gago in corsa (AP Photo/Ivan Aguinaga)
TERZO GIORNO 9 LUGLIO
FRANCESE INCORNATO ALLA COSCIA DA UN TORO. Altro doloroso incontro fra un turista e un toro infuriato. Un francese di 24 anni è stato incornato alla coscia destra, ed è finito in ospedale. I sei tori e sei buoi dell’allevamento Dolores Aguirre hanno battuto stamane il solito tempo di 3 minuti e 50 secondi con un sorprendente arrivo in 2 minuti e 60 secondi.
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L'arrivo di un giovane toro nell'arena dopo la corsa per il centro della città (AP Photo/Ivan Aguinaga)
QUARTO GIORNO 10 LUGLIO
DIECI FERITI A PAMPLONA Almeno 10 persone, tutte di nazionalità spagnola, rimaste ferite nella quarta giornata degli encierros. A differenza di quanto accaduto nei giorni scorsi, i feriti di oggi sono stati ricoverati in ospedale per avere riportato traumi non gravi, probabilmente in una caduta. Secondo la Tv spagnola all’encierro di oggi hanno partecipato almeno 3mila persone. Stando all’emittente diverse di loro sono cadute durante la corsa con i tori e alcune sono state calpestate dagli animali ma senza conseguenze.
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Il "novillero" Jimenez Fortes sopraffatto dal toro, resta incolume (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)
SESTO GIORNO 12 LUGLIO
DUE INCORNATI E CINQUE CONTUSI NEL SESTO ENCIERRO Due giovani sono stati feriti dalle cornate dei tori a Pamplona nel sesto e terzultimo encierro della festa di San Firmino. Uno è stato colpito al petto, l’altro al braccio destro. Un migliaio i partecipanti alla corsa che ha lasciato a terra anche cinque contusi, con tagli, escoriazioni e in qualche caso fratture, tra quanti sfidavano sei tori e sei vitelli lungo 800 metri di strade strade tortuose percorse in appena due minuti e 16 secondi.
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L'orecchio del toro, trofeo per il matador David Mora (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)
SETTIMO GIORNO 13 LUGLIO
SETTE FERITI NEL PENULTIMO “ENCIERRO” È di sette feriti il bilancio del penultimo encierro. Un toro si è staccato dagli altri e ha colpito un uomo alla schiena per poi sollevarlo da un braccio con le corna. Nessuno dei feriti è in gravi condizioni.
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Il sangue sul dorso di un toro dell'allevamento Fuente Ymbro ferito nell'arena (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

Rishi sul fondo del pozzo (Epa/Narendra Shrestha)
La popolazione di Kathmandu è in crescita: secondo il censimento del 2010, circa un milione di persone vive oggi su una superficie totale di 50,67 chilometri quadrati. Questo aumento del numero degli abitanti, insieme ai cambiamenti climatici, negli ultimi anni ha messo la valle di Kathmandu, nel Nepal centrale, di fronte a una grave crisi idrica, con una cospicua diminuzione del livello dell’acqua nei fiumi dell’area e nel sottosuolo.
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In queste fotografie di Narendra Shrestha, le immagini e la storia di Rishi Dev Yadav, scavatore di pozzi a Khatmandu.
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Rishi Dev Yadav è un operaio nepalese originario del distretto orientale di Inarwa, che ha dovuto migrare nella capitale in cerca di lavoro
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Rishi ha lasciato la moglie e i due figli in cerca di fortuna per la sua famiglia
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Rishi ha 28 anni compiuti e gli ultimi tre li a trascorsi a Khatmandu scavando pozzi
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Il suo salario mensile è di 2.500 rupie nepalesi (circa 24.5 EURO), appena sufficiente per sopravvivere
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Talvolta, per raggiungere l’acqua, è necessario scendere oltre i 15 metri di profondità, il che può provocare incidenti
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Nonostante i seri rischi, nella valle di Kathmandu sono centinaia gli operai impegnati attualmente in simili lavori di scavo
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Il governo ha vietato gli scavi di pozzi, rendendoli illegali
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A causa della grave crisi idrica nella valle di Khatmandu, lo scavo di nuovi pozzi è però oggi l’unico modo per rifornisi di acqua
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Il bisogno di sopravvivere spinge così molte persone come Rishi a sfidare la legge e a rischiare la vita
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Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale (AP Photo/David Goldman)
I primi contingenti di truppe canadesi arrivarono in Afghanistan agli inizi del 2002. Dal 2006 il ruolo di Ottawa è diventato ancora più importante nel martoriato Paese asiatico con una nuova assegnazione di truppe nella provincia di Kandahar. Ma dopo anni di “Enduring Freedom” e 157 soldati morti (più un giornalista e un diplomatico) per la liberazione dalla dittatura talebana e la riconversione democratica, il Canada pone fine a questa “guerra per la democrazia” e inizia il ritiro delle truppe.

Felici a bordo dell'elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa (AP Photo/David Goldman)
L’impegno effettivo del Canada nella guerra afgana è venuto ufficialmente meno quando il 22º Reggimento ha formalmente passato il comando delle operazioni alle truppe americane. Il rientro in patria dei 2.800 soldati canadesi, previsto in toto entro il 2011, è già iniziato. Anche se altri Paesi hanno annunciato ritiri di truppe, il Canada è il primo ad avviarlo quest’anno tra quelli ad aver maggiormente contribuito alla missione.
In queste foto il rito di passaggio di consegne tra canadesi e statunitensi, nel distretto di Panjwaii, le ultime operazioni del soldati canadesi, i loro ultimi momenti di relax nella base militare afgana, i brindisi per festeggiare il rientro, i primi imbarchi verso casa…
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L’afgano Abdulsalam si lava i denti mentre un soldato canadese conduce una delle ultime operazioni del I Battaglione 22° Reggimento Reale
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Un brindisi con birra non alcolica al completamento dell’operazione conclusiva della missione in Afghanistan
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Felici a bordo dell’elicottero su cui inizia il viaggio di ritorno a casa
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Hussein Shah, bimbo afgano di un anno, e i soldati canadesi nell’ultima operazione nella zona
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Sharif Ullah guarda un soldato canadese cercare nella sua abitazione nell’operazione conclusiva in Afghanistan del I Battaglione 22° Reggimento Reale
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Il caporale canadese Mathieu Caron perlustra una stanza di un compound nell’operazione finale
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Il sergente Mathieu Pelletier e il master corporal Kevin Lomelin controllano la posizione sulla mappa nella loro ultima operazione in Afghanistan
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Nel sud dell’Afghanistan le operazioni di combattimento canadesi si concluderanno entro luglio
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Il caporale Joel Carriere in un campo di hashish
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Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri
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Gli abitanti del villaggio guardano i soldati del I Battaglione 22° Reggimento Reale in azione
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Kandahar, nel giorno di festa nazionale canadese il caporale Laurier Chabot di Montreal dà due calci al pallone: l’ultima festività passata nel campo militare
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Il soldato Maxeme Jauvin, 22 anni, perlustra un compound nell’operazione finale del suo Battaglione
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Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata
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Il caporale Francois Lemieux accolto dal sergente Mathieu Pelletier al termine della loro operazione finale
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Il soldato Kevin Tessier è festeggiato dai commilitoni dopo aver ricevuto una medaglia
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Soldati canadesi giocano a hockey nella Forward Operating Base di Sperwan Ghar
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Il soldato Richard Boutet sfonda una porta per ispezionare un compound
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La base di Masum Ghar passa agli USA: il tenente colonnello Michel Henri St-Louis firma i documenti del passaggio
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Per il caporale Frederic Bouchard del Quebec e i suoi commilitoni inizia il viaggio di ritorno a casa
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Un soldato afgano di guardia durante la cerimonia di passaggio di consegne della base di Masum Ghar dai canadesi agli americani
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Kandahar, il tenente colonnello canadese Henri Michel-St-Louis prende commiato dal governatore del distretto Panjwaii
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Soldati canadesi del I Battaglione, 22° Reggimento reale, alla cerimonia di consegna della base di Masum Ghar agli americani
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Perlustrando un compound nell’operazione finale della missione in Afghanistan per il I Battaglione, 22° Reggimento Reale
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Soldati canadesi del I Battaglione, 22° Reggimento Reale, tornano alla base dopo la loro operazione finale in Afghanistan
Le operazioni di combattimento per le truppe canadesi si concluderanno nel mese di luglio. L’addio all’Afghanistan però non sarà immediato. Ci sarà una fase di transizione verso un ruolo di non-combattimento con non più di 950 soldati e uno staff di supporto per l’addestramento di soldati e poliziotti afgani nelle aree settentrionali, occidentali e a Kabul.

Il soldato Marc Savard tra teste di papaveri (AP Photo/David Goldman)
VEDI anche: FOTO REPORTAGE - AFGHANISTAN: SCENE DI GUERRA

Il soldato canadese Jonathan Chalifoux si ripara da una deflagrazione controllata (AP Photo/David Goldman)