
Angelina Jolie a Lampedusa (Kika)
Lampedusa capitale mondiale dell’accoglienza, in occasione delle celebrazioni della Giornata mondiale del rifugiato: sull’isola sono giunti ieri l’Alto commissario Onu per i rifugiati, ma soprattutto, accolta dall’entusiasmo di locali e turisti, la sua ambasciatrice, l’attrice americana Angelina Jolie, che lodato i lampedusani per l’accoglienza straordinaria offerta a migliaia di persone. Solo dalla Libia sono giunte in Italia 18.000 persone, quasi tutte sull’isola siciliana, dove oggi ci sono 460 immigrati, di cui 190 ospitati all’interno del Cie.
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Angelina Jolie a Lampedusa
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L’arrivo in aereo
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Incontro con i profughi insieme all’alto Commissario UNHCR Antonio Guterres
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Con il sindaco di Lampedusa
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La cerimonia alla Porta d’Europa, monumento che ricorda i migranti morti in mare
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La star americana ha voluto lasciare le sue impronte, come fanno i migranti quando vengono identificati
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La Jolie è giunta a Lampedusa dopo aver visitato venerdì i profughi siriani in Turchia
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“È un onore essere qui in questa bellissima isola. È la prima volta che vengo e spero di tornare.”
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“Voi non immaginate quel che avete rappresentato quest’anno per tutte quelle persone che cercano aiuto disperatamente”
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“È difficile pensare quante persone hanno rischiato e perso la vita loro e dei loro bambini guardando questo bellissimo mare”
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“È un onore essere qui”
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“Io sono americana, una terra che ha tratto benefici dall’immigrazione, quindi non posso dire all’Europa cosa fare. Ma posso dire che sono grata agli italiani e ai lampedusani per aver tenuto i confini aperti”
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”Nel mondo serve piú tolleranza”
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L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) festeggia oggi sessant’anni della Convenzione di Ginevra
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La visita di Angelina Jolie nella Giornata Mondiale del Rifugiato
Jolie, giunta nel pomeriggio, si è recata immediatamente al centro che ospita i migranti, insieme a Antonio Guterres e a Claudio Baglioni, artista che ha una casa sull’isola e da anni è impegnato sul tema dell’accoglienza a Lampedusa con la sua fondazione O’scia’. La star americana ha voluto lasciare le sue impronte, come fanno i migranti quando vengono identificati.
La Jolie è giunta a Lampedusa dopo aver visitato venerdì i profughi siriani sfuggiti alla repressione di Assad, nel campo di Altinözü, nella provincia turca di Hatay, “È un onore essere qui in questa bellissima isola. È la prima volta che vengo e spero di tornare.” - ha detto poi Jolie, parlando a una cerimonia alla Porta d’Europa, monumento che ricorda i migranti morti in mare - “Voi non immaginate quel che avete rappresentato quest’anno per tutte quelle persone che cercano aiuto disperatamente. E’ difficile pensare quante persone hanno rischiato e perso la vita loro e dei loro bambini guardando questo bellissimo mare. ÿVedo qui famiglie e penso come la vita di queste persone deve essere stata orribile per decidere di andare in mare su quelle carrette, con il rischio di morire di fame e di sete o di annegare. E pensate cosa vuol dire per quelle persone trovare voi che li avete accolti. E’ un onore essere qui.”
Incalzata dai giornalisti sul tema immigrazione in Europa, l’ambasciatrice Onu, vestita di un sobrio nero, ha replicato: “Io sono americana, una terra che ha tratto benefici dall’immigrazione, quindi non posso dire all’Europa cosa fare. Ma posso dire che sono grata agli italiani e ai lampedusani per aver tenuto i confini aperti’‘. ”Nel mondo serve piú tolleranza”, ha concluso, prima di riprendere l’aereo per Malta, dove il partner Brad Pitt è al lavoro su un set.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) festeggia oggi sessant’anni della Convenzione di Ginevra relativa allo Status dei rifugiati, firmata nel luglio del 1951: il primo accordo internazionale che impegna gli stati firmatari a concedere protezione a chi fugge dalle persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche. Per celebrare la ricorrenza l’Unhcr, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, ha organizzato una conferenza a Roma, alla presenza del Presidente dalla Repubblica Giorgio Napolitano e dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antonio Guterres.
Guterres ha sottolineato ieri che il messaggio dell’Unhcr in tempi di migrazioni particolarmente intense è ”mantenete i confini aperti.” L’Alto commissario ha ricordato che ”i Paesi non hanno l’obbligo di accogliere permanentemente i migranti economici, che hanno comunque diritto a un trattamento umano, ma hanno l’obbligo di assistere i rifugiati, offrendo le protezioni previste. E questa gente ha il diritto di stare ed avere tutele, secondo il diritto internazionale. L’Europa deve fare la sua parte, perché in ogni caso, ricordo, 4/5 dei profughi sono nel sud del mondo. Ecco perché siamo contrari alla politica dei respingimenti, che per fortuna non c’è piú: occorre sempre verificare chi ha il diritto all’asilo e chi no”. (ANSA)

Bambini rifugiati nel campo di Yayladagi (AP Photo/Burhan Ozbilici)
La cifra, destinata ad aumentare in poco tempo, è di 2.800: e tanti sono i volti attoniti o sudati e i racconti di orrore o morte che si stanno concentrando in questo angolo di Medio Oriente, che è il confine sud-occidentale fra la Turchia, modello di stabilità, e la Siria in preda alla repressione del regime di Bashar Al Assad.
Il dato di 2.800 è stato fornito oggi dal ministro della Giustizia, Sadullah Ergin, parlando a giornalisti all’ingresso della tendopoli di Yayladagi nel sudovest della Turchia. Continuo in questi giorni il flusso di pulmini bianchi di una cooperativa di tassisti della provincia di Hatay, che ha fatto la spola tra il confine siriano e il campo allestito dalla Croce Rossa turca, fra gli edifici di un tabacchificio abbandonato. Diverse centinaia di profughi sono state accolte pure in un centro vicino, Altinozu.
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Bambini rifugiati nel campo di Yayladagi
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Yayladagi, profughi siriani parlano tra di loro nel campo della Croce Rossa turca
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Rifugiato siriano con neonato in braccio a Yayladagi
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Profughi siriani nel campo allestito dalla Croce Rossa turca a Yayladagi
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Profughi scortati da soldati turchi
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Soldati turchi in attesa di registrare i siriani in arrivo nella provincia di Hatay
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Dentro il campo profughi di Yayladagi
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Bambini siriani nel campo costruito nel distretto di Altinozu
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Soldati turchi davanti un gruppo di siriani in attesa dell’autorizzazione per entrare in Turchia
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Yayladagi, profughi nel campo allestito dalla Croce Rossa
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Profughi siriani scortati da soldati turchi verso la parte turca del confine
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Profughi siriani aspettano di essere trasportati nella parte turca del confine
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Profughi siriani scortati dai soldati turchi, vicino al villaggio di Guvecci
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Erdogan lascia aperte le frontiere nell’accogliere i profughi siriani
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Tende allestite a Yayladagi, a pochi chilometri dal confine con la Siria
La polizia non consente di parlare ai rifugiati, accolti in tende bianche da cinque posti, con il simbolo della l’organizzazione umanitaria islamica Mezzaluna rossa. “Non mi ci fanno parlare neanche a me”, si lamenta all’ingresso del campo un anziano di 81 anni. “Ho parenti in arrivo e non so se sono feriti”, dice mentre passa un convoglio di cinque pulmini da una quindicina di posti ciascuno: dietro un finestrino c’è il volto di una ragazza velata e spaesata. Si scorgono soprattutto bambini, poi inseguiti a distanza dalle telecamere di grandi network, sotto i panni stesi ad asciugare fra due faggi, dietro l’inferriata del tabacchificio.

Profughi siriani nel campo allestito dalla Croce Rossa turca a Yayladagi
A Guvecci, un paesino una decina di chilometri più a est, dove il confine siriano corre verso nord, il circo mediatico ha occupato la terrazza senza ringhiere di una casa abusiva che guarda le colline dalla vegetazione bassa, i campi di grano, gli uliveti e qualche faggio attraverso cui passa la maggior parte dei profughi: 200-400 solo oggi, dice chi li ha visti in mattinata. Mentre i teleobiettivi perlustrano la zona, resa inaccessibile dai militari turchi, che hanno montato una grande tenda per registrare e smistare i profughi, sbuca all’improvviso un uomo di 35 anni, sudato, ansimante: vive dall’altra parte del confine ma “non c’è più da mangiare, non c’è elettricità” e per questo ha corso per tutta la valle venendo a farsi ospitare, solo con la maglietta a righe verde e blu indosso, da amici che abitano nel paesino turco.
Media turchi come il sito del quotidiano Hurriyet, oltre ad ottenere immagini inedite di feriti della repressione in Siria, riescono però a far parlare anche testimoni diretti della repressione: soprattutto un soldato di 21 anni, Ahmad Gavi, che ha disertato dopo aver ricevuto l’ordine di “sparare e uccidere tutti i manifestanti” a Jisr Al-Shughour e aver visto giustiziare sul posto cinque commilitoni. Il giovane sostiene che l’uccisione di militari annunciata dal regime sarebbe il frutto di questi ammutinamenti. Un altro profugo, di 18 anni e indicato solo con le iniziali di A.J., ha riferito, di attacchi con elicotteri e colpi di bazooka contro le case di Jisr Al Shghour, dove l’ospedale non funzionerebbe e per questo i feriti vengono portati in Turchia. Il traffico di ambulanze visto a Yayladagi sembra dargli ragione. (ANSA)

Rogatica (AP Photo/UNHCR/Aziz)
”Mi ha stretto tra le sue braccia, era colpito dalla mia storia. Si è sorpreso che io l’avessi riconosciuto. Quando ho capito chi era non sono riuscita a dire una parola dalla commozione”. Così una donna, che da 15 anni vive nel campo profughi di Gorazde, nella Bosnia orientale a 80 km da Sarajevo, dopo il suo incontro con Brad Pitt, oggi in visita a sorpresa nel paese con la compagna Angelina Jolie.
”Si è avvicinato e mi ha stretto tra le braccia - ha raccontato la donna, madre di un figlio, disoccupata - si è commosso quando gli ho raccontato la mia storia. Poi mi ha dato del denaro”.
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Rogatica
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Medjedja
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Medjedja
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Medjedja
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Medjedja
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Gorazde
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Rogatica
Angeline Jolie è, da alcuni anni, “Goodwill Ambassador” dell’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. La coppia di star hollywoodiane - giunta qui da Venezia, dove la Jolie sta girando il film ‘The Tourist” con Johnny Depp - è arrivata ieri sera all’aeroporto della capitale bosniaca ed ha visitato il campo profughi di Gorazde, la località di Rogatica e il villaggio di Medjedja, presso Visegrad. Intento della loro visità è quello di mettere in evidenza il fatto che, dopo 15 anni dalla fine della guerra di Bosnia, oltre 117.000 rifugiati non hanno ancora potuto far ritorno nelle loro case.

Medjedja (AP Photo/Amel Emric)