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Roma

Il movimento fantasma di Kirsi Marja Metsähuone
La questione dell’obiettività in fotografia è al centro della riflessione proposta dalle Officine Fotografiche di Roma con la mostra collettiva dal titolo Obiettivi Obiettività, che indaga somiglianze e differenze tra fotografia artistica e fotografia scientifica. LE FOTO

Emma Strada, la prima donna a laurearsi in ingegneria in Italia (Ansa/Ufficio Stampa Vittoriano)
Dall’eroica Colomba Antonietti, morta armi in pugno mentre difendeva la Repubblica Romana, ad Emanuela Loi, uccisa nel 1992 a Palermo insieme con il giudice Paolo Borsellino - prima agente donna della Polizia di Stato a venire uccisa in servizio - nella strage di Via D’Amelio. Dalla passionale Rosalia Montmasson, unica donna ad imbarcarsi con i Mille, a Nilde Iotti, prima Presidente donna della Camera dei Deputati.
A poche settimane dalla chiusura delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, la mostra Le donne che hanno fatto l’Italia allestita al Vittoriano fino al 20 gennaio 2012 accende i riflettori su un lungo elenco di donne determinanti, che hanno avuto un ruolo centrale e da protagoniste nella storia del Paese, oltre ad essere state spesso anche madri, mogli e sorelle.
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Emma Strada, la prima donna a laurearsi in ingegneria in Italia
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Rina Monti, la prima donna professoressa universitaria, ordinario di zoologia
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Maria Montessori
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Ondina Petani, operaia e partigiana italiana, considerata la prima staffetta a servire i combattenti della lotta di liberazione
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Palma Bucarelli, critica d’arte e storica dell’arte italiana
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Emanuela Loi, la prima agente donna della Polizia di Stato a venire uccisa in servizio, nella strage di Via D’Amelio
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La pagina di un giornale del 1946 che ritrae le 21 donne elette nell’Assemblea costituente
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Una donna in abiti tradizionali
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Una balia con un bambino
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Un gruppo di femministe negli anni Settanta
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Alunni di una classe elementare in posa con la loro maestra
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Le operaie di un’azienda al lavoro
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Il femminile in due opere d’arte esposte al Vittoriano
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Un dipinto di mondine al lavoro tra le opere esposte
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Il ritratto di una donna tra le opere esposte

Rina Monti, la prima donna professoressa universitaria, ordinario di zoologia
Un viaggio curioso e appassionante fra oggetti, documenti, fotografie, filmati opere d’arte che racconta una storia ”mai narrata in modo esplicito”, come ha riconosciuto nel corso della presentazione l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Fortissimamente voluta dal presidente del Comitato delle Celebrazioni, Giuliano Amato, la rassegna del Vittoriano è non meno importante di tante altre che l’hanno preceduta, anzi: per Amato ”quella che più permetterà di ricordare queste celebrazioni come una svolta proficua rispetto alle letture che abbiamo ereditato della nostra storia”.
La storia dell’Italia fatta dalle donne attende ancora, in buona parte, di essere riconosciuta raccontata. A cominciare dagli esordi della storia patria: anche se proprio Garibaldi usava ripetere che ”L’influence de la femme dans la civilisation humaine est incontestable”, di fatto nei tanti Pantheon del Risorgimento le donne non entrarono mai, nemmeno le coraggiose che come Colomba Antonietti imbracciarono le armi o le tante che come Rosalia Montmasson difesero gli ideali a costo di perdere il marito (lei fu ripudiata da Francesco Crispi). Anche per questo la storia al femminile dei primi 150 anni d’Italia è molto una storia di battaglie, reali o ideali, di volti fieri e seri come quello di Emma Strada, la prima a laurearsi in ingegneria, nel 1908.
GALLERY > L’altra metà dell’Unità, le donne del Risorgimento in mostra

La pagina di un giornale del 1946 che ritrae le 21 donne elette nell'Assemblea costituente
”Nessuno ci ha regalato niente”, ha puntualizzato Miriam Mafai, curatrice di due sezioni della rassegna, dedicate rispettivamente alle “Protagoniste” e alle “Prime”, attraverso cui ricorda l’impegno delle tante che nell’Italia liberale si batterono per il diritto di voto, da Anna Maria Mozzoni ad Anna Kuliscioff, da Linda Malnati a Maria Montessori. E poi le costituenti, 21 in tutto, le cinque che fecero parte della commissione cui venne affidata la stesura della Costituzione (le comuniste Nilde Iotti e Teresa Noce, le democristiane Maria Federici e Angela Gotelli, la socialista Lina Merlin).
Gli altri curatori della mostra sono gli storici Marco Pizzo ed Emanuele Martinez per la parte risorgimentale e Lea Mattarella per la sezione Donne dell’Arte. La mostra raccoglie splendide opere di Daphne Maugham Casorati, Marisa Merz, Carol Rama, della fotografa Tina Modotti, di Carla Accardi, Giosetta Fioroni.” (ANSA)

(Tommaso Martelli)
Dal 3 dicembre scorso, al Museo d’Arte Contemporanea di Roma, negli spazi espositivi della Pelanda al MACRO Testaccio, è di scena Steve McCurry, uno dei grandi protagonisti della fotografia del nostro secolo, premiato diverse volte con il World Press Photo Awards e insignito di tutti i massimi riconoscimenti nel campo della fotografia e del fotogiornalismo.
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L’allestimento della mostra di McCurry al Macro di Roma
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Sharbat Gula, ragazza afgana al campo profughi di Nasir Bagh vicino a Peshawar, Pakistan, 1984
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Sharbat Gula, Peshawar, Pakistan, 2002
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Pescatori, Weligama, costa Sud, Sri Lanka, 1995
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Processione di monache, Rangoon, Birmania, 1994
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Geisha nella metropolitana, Tokyo, Giappone, 2008
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Auschwitz, Polonia, 2005
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Le Torri Gemelle, World Trade Center, la mattina dell’ 11 Settembre 2001, New York, USA
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I campi di petrolio, Ahmadi, Kuwait, 1991
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Bambino avvolto in una coperta, Xigaze, Tibet, 1989
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Un bambino accanto a suo padre, AK-47, Kabul, Afghanistan, 1992
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Burma, Febbraio 2011
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Venezia, Italia, Marzo 2011
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Roma, Italia, Maggio 2011
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Testa di Buddha incastonata nelle radici a Wat Phra Mahathat, Ayutthaya, Tailandia, 2004
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Elezioni, Calcutta, India, 1996
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Ragazzo in fuga, Jodhpur, India, 2007
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L’attore Robert De Niro nel suo studio a Tribeca, New York, USA 2010
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Sicilia, Italia, 2011
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L’allestimento della mostra al Macro di Roma
Il percorso espositivo della mostra affianca le immagini di McCurry per assonanza di soggetti e di emozioni, cercando fili comuni tra luoghi e persone immortalate a latitudini e in tempi differenti: oltre 200 fotografie - tra cui alcune “icone” del fotografo di Philadelphia, come il celeberrimo ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi - scattate nel corso degli oltre 30 anni della sua carriera di fotografo e di reporter. Alla selezione dal vasto repertorio, sono affiancati lavori inediti più recenti, realizzati tra il 2009 e il 2011. Tra essi, il progetto The last roll, con le 32 immagini scattate in giro per il mondo utilizzando l’ultimo rullino prodotto dalla Kodak, una spettacolare serie di immagini dedicate al Buddismo scattate in Thailandia e in Birmania, e un lavoro inedito su Cuba.

Burma, Febbraio 2011 (Steve McCurry)
A chiudere la mostra, una selezione delle “fotografie italiane” di McCurry: un suo sguardo sull’Italia e sugli italiani, un omaggio al Bel Paese nell’anno del 150° anniversario dell’Unità. Curata da Fabio Novembre, la mostra resterà aperta fino al 29 aprile 2012.

Venezia, Italia, Marzo 2011 (Steve McCurry)

Corso Vittorio Emanuele, Milano, 1900 circa
Inaugura il 18 novembre, al Palazzo Incontro di Roma, la mostra Italia a colori 1861-1935.
Attraverso 140 fotografie, molte delle quali inedite nel nostro Paese, un doppio viaggio: nei primi decenni della nostra storia unitaria e nelle coeve nascenti tecniche fotografiche. Dal 1861 e fino agli anni Trenta del Novecento, quando comincia a diffondersi l’uso della pellicola fotografica, la mostra racconta luoghi, persone, paesaggi, vita quotidiana dei nostri avi.
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Corso Vittorio Emanuele, Milano
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Donna che vende arance
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Un venditore di animali da compagnia a Bologna
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Roma, Castel Sant’Angelo
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Carrello con olive e cipolle
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Una Bugatti Brescia
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Un uomo vende melograni lungo il fiume Arno
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Edicola durante la Festa del grillo a Firenze
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Roma, Castel Sant’Angelo
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Giuseppe Garibaldi (1808-1882)
I cambiamenti rapidi e tumultuosi che si manifestano nella giovane Italia nazione si incrociano qui con l’evoluzione e la sperimentazione in ambito fotografico. L’esposizione raccoglie una prima parte di immagini ad albume o in fotocromia (in cui la colorazione avveniva successivamente allo scatto), mentre, per il periodo successivo al 1907, sono presentate le fotografie scattate direttamente a colori attraverso la tecnica tricromica o autocromica.
Il 17 maggio 1861, due mesi dopo la proclamazione dell’Unificazione italiana (nascita del Regno d’Italia, 17 marzo 1861), James Clerk Maxwell presenta presso il Royal Institution di Londra la prima fotografia a colori, basata allora sul principio dei tre colori (Trichromia).

Donna che vende arance. Roma, 1900 circa

Un venditore di animali a Bologna, 1928 circa

(ANSA/M. Di Giovanni/Bioparco Roma)
Mamma zebra si chiama Bella ed era già in attesa quando è arrivata al Bioparco di Roma a fine 2010. La gestazione - che nelle zebre può durare dai 345 ai 390 giorni - si è conclusa nella notte tra il 29 e il 30 settembre, quando la puledra a strisce bianche e nere è stata data alla luce. La mattina successiva i guardiani del reparto erbivori l’hanno trovata già in piedi nel recinto esterno, in ottima salute. Nei giorni successivi la piccola zebra non si è mai allontanata dalla mamma, che la allatta spesso, per tutto il corso della giornata.
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Mamma zebra si chiama Bella ed era già in attesa quando è arrivata al Bioparco di Roma a fine 2010
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La puledra a strisce bianche e nere è nata nella notte tra il 29 e il 30 settembre
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La gestazione delle zebre può durare dai 345 ai 390 giorni
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La mattina successiva i guardiani del reparto erbivori l’hanno trovata già in piedi nel recinto esterno, in ottima salute
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Nei giorni successivi la piccola zebra non si è ancora mai allontanata dalla mamma, che la allatta spesso, per tutto il corso della giornata
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La neonata è una femmina di zebra di Grevy, detta anche zebra imperiale
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Questa specie è ad alto rischio di estinzione
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La zebra di Grevy è indicata come Endangered nella lista rossa delle specie minacciate
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Alla fine degli anni ‘70 ne esistevano circa 15.000 esemplari, mentre attualmente se ne contano circa 2.000
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Rispetto alla zebra comune ha strisce più sottili e fitte, è più alta e ha orecchie più grandi
La neonata è una femmina di zebra di Grevy - detta anche zebra imperiale - una specie ad alto rischio di estinzione, è indicata come Endangered nella lista rossa delle specie minacciate redatta dall’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). Alla fine degli anni ‘70 ne esistevano circa 15.000 esemplari, mentre attualmente se ne contano circa 2.000, che si trovano per lo più nelle praterie aride e semi-aride dell’Etiopia e del Kenya. Rispetto alla zebra comune, ha strisce più sottili e fitte, è più alta e ha orecchie più grandi.

Nibbio bianco, Estremadura, Spagna (Foto di Marco Messa)
Il nibbio bianco colto con la preda tra gli artigli durante la danza di corteggiamento in Estremadura, il capodoglio in muta nelle acque di Cocorocci in Sardegna, i camosci che si stagliano sulla cresta della Maiella all’alba, sono solo alcune delle straordinarie immagini che si possono ammirare nel corso del primo Festival della Fotografia Naturalistica, in corso dal 4 al 14 ottobre a Roma a Palazzo Valentini e Sala Margana.
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Nibbio bianco, Estremadura, Spagna
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Camoscio d’Abruzzo, Majella
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Capodoglio, Sardegna
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Quercia di sughero, Lazio
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Peonia, Toscana
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Grotta con gamberi, Campania
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Cavalluccio marino, Mar Piccolo, Puglia
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Cervo Sardo, Piscinas, Sardegna
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Aquila del Bonelli, Andalusia
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Pollo sultano, Sardegna
Realizzato con il contributo della Provincia di Roma e dedicato al tema della biodiversità nella natura mediterranea, vede esposte 125 fotografie, per la maggior parte inedite, di 23 fotografi italiani e stranieri tra cui Michel Gunther, Egidio Trainito, Bruno D’Amicis.
Si tratta di immagini di flora, fauna o paesaggio naturale scattate secondo il codice etico della fotografia naturalistica che si fonda sul rapporto rispettoso e non invadente tra il fotografo e l’ambiente circostante. Foto che esprimono quanta fatica, quanti espedienti ed astuzie, quanta passione e capacità tecnica siano necessarie per una sola immagine riuscita.

Peonia, Toscana (Foto di Marco Messa)
La manifestazione, organizzata dall’associazione culturale Obiettivo Mediterraneo e patrocinata da WWF Italia, Legambiente e Lipu, è l’occasione per avvicinare il pubblico alla eccezionale ricchezza della natura mediterranea anche attraverso conferenze, incontri e workshop sulle innovative tecniche di ripresa.
Tra questi si segnala sabato 8 presso l’oasi Lipu di Ostia il corso teorico e pratico (gratuito) sulla tecnica “Digiscoping” che permette di fotografare animali selvatici indisturbati a grandi distanze.
Le mostre sono visitabili dal lunedì al venerdì ore 10-19, sabato ore 10-13, domenica chiuso.

(Giuseppina Caltagirone)
In un percorso di grande impatto emotivo che, a partire dalle immagini dell’apocalisse, si stempera e si arricchisce nella varietà degli sguardi su New York di numerosi artisti della contemporaneità, il Museo della Centrale di Montemartini di Roma propone, nel decimo anniversario dell’attacco terroristico alle Torri Gemelle (fino al prossimo 9 ottobre) la mostra Cities of New York.
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Di Giuseppina Caltagirone
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Di Gabriele Basilico
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Di Franco Fontana
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Nocturne C Minor, Chopin/Saint Patrick’s Cathedral di Olimpia Ferrari
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Twin Towers di Moreno Gentili
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Di Michael Ackerman
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Notre Dame?… de New York di Maurizio Galimberti
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Remains di Susan Crile
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Smoke di Allan Tannenbaum
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Times Square, dalla collezione di Stefano e Silvia Lucchini
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Times Square n°1 di Gabriele Croppi
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Shuttle di Luciano Bobba
Tra le tracce dell’undici settembre 2001, troviamo in mostra i disegni ispirati a Ground Zero dell’artista Susan Crile; le Polaroid in sequenza con cui il fotografo statunitense Michael Ackerman ha ritratto i volti delle vittime dell’11 settembre; le fotografie firmate dal grande fotografo newyorkese Allan Tannenbaum, icone di quel giorno drammatico.
VEDI ANCHE 11.9 Il giorno che ha cambiato il mondo, in mostra a Milano
E, per altro verso, la Grande Mela da sempre fonte d’inesauribil ispirazione artistica: la grande metropoli statunitense raccontata con differenti linguaggi espressivi, tra l’altro, da Gabriele Basilico, Luciano Bobba, Angelo Bucarelli, Giuseppina Caltagirone, Gabriele Croppi, Olimpia Ferrari, Franco Fontana, Maurizio Galimberti e Moreno Gentili.

(Franco Fontana)

Un gesto di battaglia di Lady Gaga durante il suo discorso (Epa/Massimo Percossi)
Nel giorno in cui l’orgoglio gay invade la capitale - tantissimi i presenti da tutta Europa: un milione secondo gli organizzatori - con tutti i suoi colori e la richiesta di ”uguali diritti”, la protagonista indiscussa è stata l’istrionica Lady Gaga, inattesa fino a pochi giorni fa e, poi, attesissima: lei il perno della serata che ha concluso la giornata europea del gay pride, trasmessa in diretta da Rainews24.
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Un gesto di battaglia di Lady Gaga durante il suo discorso
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L’arrivo a Roma nella notte
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Un applauditissimo intervento di circa 40 minuti
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“Diventiamo i rivoluzionari dell’amore”, ha detto
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Stefania Giovanna Angelina Germanotta
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Un appassionato intervento contro l’omofobia e per la parità dei diritti
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“Cambiamento, giustizia, libertà e piena equità”
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Ha ringraziato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno
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”grazie per aver permesso alla mia musica di essere parte della vostra sfilata, sono fiera di essere qui”
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La parte musicale è partita con un’intensa versione al pianoforte di Born this way
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“Un piccolo cambio di costume non fa male a nessuno”
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Letto un messaggio della Segretaria di Stato Usa Hillary Clinton
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”Siamo un milione”
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“Quando arriverà il giorno del nostro matrimonio?”
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“Piena uguaglianza” è la richiesta di Lady Gaga per il popolo LGBT
È durato circa 40 minuti l’applauditissimo intervento di Lady Gaga che ha entusiasmato il Circo Massimo a chiusura dell’Europride 2011. Entrata in scena con occhiali scuri tondi, caschetto verde e un abito dell’ultima collezione disegnata da Gianni Versace (nero e con una gonna con disegni geometrici in bianco e nero), la pop star ha cantato e tenuto il suo attesissimo discorso.
Dopo qualche verso a cappella di Born this way, per circa 15 minuti ha parlato dei diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender): ”Dobbiamo trasformare l’oppressione del passato nella liberazione del futuro. Creiamo una nuova ideologia, sintetizziamo le nostre storie nell’oggi, diventiamo i rivoluzionari dell’amore, uniamoci e incoraggiamo tutto il mondo ad unirsi”.

(Ansa/Massimo Percossi)
La cantante, nel ricordare le sue origini italiane, ha pronunciando per intero il suo nome italianizzato: Stefania Giovanna Angelina Germanotta. ”Sono qui oggi perché cittadina del mondo, e chiedo ai governi di facilitare questo nostro sogno di uguaglianza. Non ci dividete. Quando arriverà il giorno del nostro matrimonio?” e ha proseguito sottolineando come ”molti governi non permettono ai cittadini di avere i loro diritti ma noi dobbiamo abbattere queste barriere che esistono in paesi come Lituania, Russia, Polonia, Ungheria, Libano e in Medio Oriente”.
E ha aggiunto: ”Tante persone nel mondo sono colpite dalla discriminazione, sono state isolate, portate al suicidio, incapaci di trovare un lavoro. Chiedo al mondo di tenere conto del cambiamento, i problemi sociali sono reali, hanno un effetto su tutta l’umanità. E ai Presidenti dei Governi chiedo di aiutarci, non di dividerci”. Racconta di avere iniziato ad interessarsi ai diritti LGBT ”quando mi sono avvicinata ad ognuno di voi attraverso la musica, l’arte, la celebrazione dell’individualità. Ho capito che il mio compito era valorizzare questi diritti di tutto il mondo, alla ricerca del cambiamento, la giustizia la libertà e la piena equità”.
Unico momento in cui la piazza ha dissentito è stato quando Lady Gaga ha detto ”bravo e grazie al sindaco di Roma Gianni Alemanno per aver permesso questo evento e di celebrare insieme” frase a cui il pubblico ha reagito fischiando. Un grazie è andato anche a Donatella Versace, che ha detto Lady Gaga, ha fatto diventare realtà un suo sogno, facendole indossare i vestiti dell’ultima collezione del fratello Gianni.

(Epa/Alessandro Di Meo)
Lady Gaga inoltre ha spiegato che nel pomeriggio, dalla sua stanza d’albergo, ha ascoltato il medley di sue canzoni proposto durante la parata (Paparazzi, Judas e Born this way): ”grazie per aver permesso alla mia musica di essere parte della vostra sfilata, sono fiera di essere qui”, ha detto.
La parte musicale è partita con un’intensa versione al pianoforte di Born this way, con parti a cappella, accompagnata dal pubblico che batteva le mani. E subito dopo, a sorpresa, ha eseguito un secondo brano, sempre al pianoforte, The edge of glory, che sarà il suo nuovo singolo. Accompagnata dal pubblico che cantava con lei, si è fermata per un attimo, a metà canzone, e si è tolta l’ampia gonna in bianco e nero, rivelando un abito all black; ha scherzato: ”Un piccolo cambio di costume non fa male a nessuno”, per poi terminare la canzone e uscire accompagnata da un lunghissimo applauso.

(Ansa/Massimo Percossi)
Una statua di oltre cinque metri, fusa in bronzo con una patina color argento con prevalenza di verde che raffigura l’immagine di Giovanni Paolo II con una lavorazione concava, simbolo d’accoglienza. L’opera dello scultore Oliviero Rainaldi è stata donata alla città di Roma dalla fondazione Silvana Paolini Angelucci e inaugurata nel giorno in cui ricorre la nascita del Beato.
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L’opera è stata realizzata dallo scultore Oliviero Rainaldi
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La statua è alta oltre cinque metri, fusa in bronzo con una patina color argento con prevalenza di verde
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L’opera è stata donata alla città di Roma dalla fondazione Silvana Paolini Angelucci
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La cerimonia di inaugurazione è avvenuta nel giorno in cui ricorre la nascita del Beato
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Alla presenza del ministro Matteoli, del sindaco Alemanno e del cardinale vicario della diocesi di Roma Agostino Vallini
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La statua dedicata a Giovanni Paolo II esposta alla stazione Termini
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Con l’inaugurazione della statua si concludono simbolicamente le celebrazioni della beatificazione di Papa Wojtyla
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La statua non ha riscontrato il gradimento di alcune delle persone e dei curiosi presenti all’inaugurazione
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La statua è ispirata a una storica foto scattata nell’aula Paolo VI nel novembre del 2003
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In quella circostanza Papa Wojtyla avvolse scherzosamente con il mantello un bambino seduto su un gradino accanto a lui
Alla presenza del ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli e del sindaco di Roma Gianni Alemanno, il cardinale vicario della diocesi di Roma, Agostino Vallini, ha salutato la statua come ”l’augurio che i romani possano essere sempre uomini e donne d’accoglienza, che a volte può essere difficile, ma un uomo può dirsi orgoglioso di se stesso solo nel momento in cui è stato in grado di accogliere l’altro”.
VEDI anche Giovanni Paolo II beato, fotostoria del papa carismatico
Con l’inaugurazione della statua, alla stazione Termini di Roma, si concludono simbolicamente le celebrazioni della beatificazione di Papa Wojtyla ”lasciando - ha detto Alemanno - una traccia indelebile nella porta d’accesso della città”. La statua, inaugurata oggi, è piaciuta al sindaco che l’ha definita ”bella e suggestiva: un’opera moderna che come tale stimola e muove la fantasia e ognuno trovera’ la sua visione giusta dell’opera”. Una realizzazione che, pero’, non ha riscontrato il gradimento di alcune delle persone e dei curiosi presenti all’inaugurazione. Qualcuno, addirittura, ha detto che ”va tolta perché ci fa fare brutta figura con i turisti”.

(Ansa/Massimo Percossi)
Per il Cardinale Vallini, ”l’autore ha voluto esprimere in maniera originalissima il simbolo della reciproca accoglienza”. La statua è ispirata alla storica foto scattata nell’aula Paolo VI nel novembre del 2003 in occasione dell’udienza concessa ai membri e collaboratori del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari. In quella circostanza Papa Wojtyla avvolse scherzosamente con il mantello un bambino seduto su un gradino accanto a lui. Quell’immagine, oggi, è riprodotta in bronzo come un cilindro alto cinque metri, concavo, e con in cima il volto di Wojtyla. (ANSA)

Via Flaminia (Foto Fabrizio Ardito)
Un invito al “viaggiare lento”, al “vivere” la cultura con attenzione, curiosità e gusto dell’esplorazione, anche attraverso l’impiego delle nuove tecnologie: è questo il senso del progetto Tesori in un palmo di mano. Luoghi da scoprire lungo le Vie Consolari romane, promosso dall’Associazione Civita e realizzato con il sostegno della Camera di Commercio di Roma e il Patrocinio della Provincia di Roma, per contribuire alla valorizzazione e alla promozione del territorio.
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Le vie consolari romane
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Via Flaminia
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Via Aurelia
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Via Prenestina
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Via Appia antica
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Via Latina
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Via Tiburtina
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Via Severiana
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Via Ardeatina | Via Cassia
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Via Portuense
Dodici itinerari di visita delle tredici principali Vie Consolari romane (Flaminia, Cassia, Claudia Braccianese, Aurelia, Portuense, Salaria, Ardeatina, Appia, Latina, Prenestina, Tiburtina, Nomentana, Severiana), lungo le quali sono stati censiti oltre 180 beni, tra centri abitati, beni storico-artistici, beni archeologici e beni paesaggistici.

Le vie consolari romane (Illustrazione di Massimo Tosi)
Oltre al volume “Tesori lungo le Vie Consolari romane. Storia, arte e paesaggio nella Provincia di Roma” e al sito web, il progetto ha reso disponibile anche un’applicazione per iPhone in italiano e in inglese: l’impiego delle nuove tecnologie è volto a favorire l’approccio alla visita e alla conoscenza dei luoghi ad un numero più ampio possibile di utenti.

(Ansa/Alessandro Di Meo)
La parte superiore della fiancata destra di un’imbarcazione lignea, risalente alla prima età imperiale, è affiorata negli scavi di Ostia Antica durante il rifacimento del Ponte della Scafa che collega Ostia a Fiumicino. La scoperta è avvenuta durante i lavori di archeologia preventiva utile per le opere pubbliche, che ci consente di far convivere le esigenze di valorizzazione e tutela dei reperti con le necessità dei cittadini”, ha affermato Paola Germoni, direttore scientifico dei lavori, presentando la scoperta alla stampa. ”Plausibilmente il suo rinvenimento - ha aggiunto - indica l’antica linea di costa arretrata di circa 4 chilometri rispetto all’attuale”.
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Affiorata la parte superiore della fiancata destra di un’imbarcazione lignea, risalente alla prima età imperiale
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Affiorata negli scavi di Ostia Antica durante il rifacimento del Ponte della Scafa che collega Ostia a Fiumicino
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La scoperta è avvenuta durante lavori di archeologia preventiva
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Alla profondità di 4 m dal piano attuale di campagna, non è mai capitato di trovare un’imbarcazione, ma solo stratificazioni o strutture
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Il relitto va trattato con una metodologia sofisticata: la barca è costantemente ricoperta d’acqua perché il legno non si secchi
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Plausibilmente il suo rinvenimento documenta un arretramento di 4 km dell’antica linea di costa
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Il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan in visita al cantiere di scavo
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”Quando ci sono cose così importanti i soldi ci sono”. Lo ha detto il ministro dei beni culturali, Giancarlo Galan
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Il ministro ha aggiunto che al momento i lavori di rifacimento del nuovo Ponte della Scafa sono sospesi
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Un’archeologa nel cantiere di scavo
”La scoperta è una novità - ha sottolineato Anna Maria Moretti, sovrintendente archeologico di Roma e Ostia Antica - perché a questa profondità, 4 metri dal piano attuale di campagna, non è mai capitato di trovare un’imbarcazione, ma solo stratificazioni o una struttura. Al momento - ha aggiunto - sono affiorati 11 metri di fiancata, né la poppa né la prua, ma ci sono resti di cordami. Il restauro è delicatissimo - ha concluso - perché il relitto va trattato con una metodologia sofisticata: la barca è costantemente ricoperta d’acqua perché il legno non si secchi”. ”Quando ci sono cose così importanti i soldi ci sono”. Lo ha detto il ministro dei beni culturali, Giancarlo Galan, a proposito di un eventuale impegno economico del ministero dopo il ritrovamento della nave romana. Il ministro ha aggiunto che al momento i lavori di rifacimento del nuovo Ponte della Scafa sono sospesi ”in attesa di vedere cosa c’è. In questo - ha sottolineato Galan - c’è l’assoluta collaborazione da parte del Comune di Roma”. (ANSA)

Un tiranno in piena regola, ma non un despota sanguinario e folle; amante dell’arte e della poesia eppure autore dell’incendio più famoso della storia; pacifista che non fece guerre di conquista ma al tempo stesso fu accusato di atroci persecuzioni. È un nuovo Nerone, una figura complessa e contraddittoria, quella che viene raccontata dalla grande mostra che si apre oggi al Colosseo, al Foro Romano e al Palatino, nei luoghi cioè che ancora ne testimoniano sfarzi ed efferatezze.
Presentata ieri alla stampa, la rassegna curata da Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea, riunisce circa 200 reperti provenienti dai maggiori musei archeologici, disseminati in un itinerario che prevede, tra l’altro, la visita di settori delle residenze neroniane ancora in corso di scavo. Come ad esempio agli Orti Farnesiani, dove sono riemersi importanti resti della Domus Tiberiana, il Palazzo dove Nerone visse insieme al patrigno Claudio, che lo adottò, e alla madre Agrippina. Qui fu proclamato imperatore, dando subito forma a una concezione del potere fino ad allora inedita a Roma e in parte ispirata, nelle manifestazioni di grandiosità, ad Alessandro Magno. Basti pensare alle dimensioni delle sue residenze, prima la Domus Transitoria, divenuta Domus Aurea dopo la ricostruzione del 64 d.C. ”Era fatta di terra e di mare”, ha spiegato Andrea Carandini ricordando che al posto del Colosseo c’era un lago, spesso teatro di sue performance grandiose.
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Nerone
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Nerone - Marmo greco insulare 59-64 d.C.
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Nerone - Busto di marmo 54/55-59 d.C.
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Ritratto di Nerone, rilavorato come Domiziano
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Ritratto di Nerone giovane
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Statua Loricata di Nerone
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Ritratto di imperatrice
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Testa di fanciulla dormiente
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Ritratto di Messalina
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Domus Aurea, padiglione del Colle Oppio
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Domus Aurea, padiglione del Colle Oppio
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Domus Aurea, sala di Achille a Sciro
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Domus Transitoria
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Jan Styka, Nerone a Baia
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Achille Jemoli - La Morte di Nerone
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Capitello corinzio
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Decorazione di una fontana
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Vigna Barberini
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Il criptoportico cosiddetto neroniano
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Ambulacro II ordine del Colosseo
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Domus Tiberiana
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Domus Tiberiana
Odiato, come tutti i tiranni, dall’aristocrazia e dall’élite, Nerone era invece amato dalla plebe. Proprio per incontrare il suo popolo, ha proseguito Carandini, aveva bisogno di spazi immensi in cui accoglierlo, riunirlo. Dal Colosseo al Palatino, quello che l’ultimo imperatore della Gens Julia-Claudia aveva creato ”era un set architettonico per un grande atto di demagogia”. La mostra si articola in un suggestivo percorso che inizia dalla Curia Iulia, con i ritratti dell’imperatore e della famiglia e la leggenda nera, che ha ispirato la storia dell’arte: Nerone nella pittura storica, con dipinti e sculture di età moderna che ne dimostrano la fama nei secoli. Si prosegue nel tempio di Romolo con una sezione dedicata al cinema che si è ispirato all’imperatore mentre nel Criptoportico neroniano si affronta invece il tema del lusso sfrenato dei palazzi neroniani e quello della propaganda, testimoniata da iscrizioni e rilievi che ne raccontavano le gesta.
E se nel Museo Palatino è illustrata, attraverso affreschi e marmi policromi, la fastosità della Domus Transitoria, il primo palazzo imperiale costruito da Nerone (lo scenografico ninfeo aprirà al pubblico dopo l’estate), l’esposizione si conclude al II ordine del Colosseo con la storia del grande incendio del 64 d.C. e la costruzione della Domus Aurea. Allestita la documentazione dei reperti venuti alla luce negli ultimi scavi, che hanno permesso di ricostruire con precisione uno degli eventi più tragici della storia di Roma. (ANSA)

Saranno ultimati a fine agosto i lavori di restauro che, a Palazzo del Quirinale, interessano la monumentale Galleria di Alessandro VII Chigi, dove sono ricomparsi gli affreschi di Pietro da Cortona e della sua scuola. Un risultato raggiunto anche con il contributo privato (è la prima volta per il Quirinale) della Fondazione Bracco, che ha destinato complessivamente 500.000 euro per ultimare l’imponente intervento iniziato nel 2002. Mentre va avanti il recupero del Passaggetto di Urbano VIII e si pensa di intervenire nel vicino complesso di San Felice, un ex-convento dove sono riemersi frammenti di pitture quattrocentesche.
Presentato oggi alla stampa, il restauro della Galleria di Alessandro VII consentirà, per quanto è possibile, di riportare all’antico splendore (e alla fruizione del pubblico) quella che, nella storia dell’architettura, è stata la prima soluzione architettonica di questo tipo.
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Una veduta della Sala Gialla dopo il restauro
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Parete restaurata verso il Cortile d’Onore, Sala Gialla
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Una veduta della sala di Augusto, nel palazzo del Quirinale
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Particolare della parete corta con il medaglione a monocromo raffigurante la Porta del Popolo, Sala Gialla
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Particolare della decorazione ad affresco con una Coppia di offerenti, Sala degli ambasciatori
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Particolare della decorazione ad affresco riscoperta nella sala di Augusto
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Un momento della visita alla galleria di Alessandro VII Chigi
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La conclusione del restauro è prevista entro agosto 2011
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Riscoperte le pitture di Pietro da Cortona
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Terminati i restauri, tutte e tre le sale saranno inserite nel percorso di visita del Quirinale
Lunga oltre 65 metri, con pareti alte quasi dieci metri intervallate da ampie finestre per far entrare la luce dal cortile e dai giardini, la Galleria, ha spiegato la soprintendente al Polo museale Rossella Vodret, fu sottoposta a devastanti modifiche per volere di Napoleone, il quale aveva scelto la dimora dei Papi quale sede imperiale. Nel 1812-’13, quegli spazi luminosi furono destinati all’imperatrice Maria Luisa e quindi suddivisi in tre sale, chiuse le 13 finestre e ricoperte con tappezzerie e ridipinture. Alle quali si sovrapposero, dopo la caduta di Bonaparte, quelle dei pontefici e infine le sovrapposizioni sabaude.

(Ansa/Galleria Alessandro VII)
In modo casuale (per lavori di adeguamento dell’impianto elettrico), ha ricordato la Vodret, sono riemerse dalle pesanti tappezzerie le antecedenti decorazioni di Pietro da Cortona, rimaste miracolosamente intatte. Il primo intervento ha riguardato la cosiddetta Sala di Augusto, dove sono state riaperte le finestre ed è ricomparso l’intero progetto di Pietro da Cortona, la pittura monocroma della parte inferiore della Galleria cadenzata da un sistema di colonne binate che racchiudevano come gioielli i dipinti della sua bottega. ”L’intero lavoro fu eseguito tra il 1656 e 1657, a Roma c’era la peste - ha spiegato la Vodret - e Pietro fu letteralmente chiuso dentro al Palazzo perché lo portasse a termine”.
Il restauro ha quindi riguardato la Sala Gialla, mentre la Sala degli Ambasciatori, dove inizia e si conclude il ciclo delle storie bibliche ideato da Pietro che scorre nella parte superiore, è rimasta per ultima. ”Credevamo di dover interrompere i lavori”, ha sottolineato la Vodret ricordando che la soprintendenza ha gestito un finanziamento pubblico di circa due milioni di euro. Invece, grazie alla Fondazione Bracco si potrà restaurare anche questa sala, dalle tele del soffitto alle le pitture murali, nonché il ripristino delle finestre.
A fine agosto, ha aggiunto il Consigliere per il patrimonio artistico del Presidente della Repubblica Louis Godart, l’intervento sarà terminato e quindi tutte e tre le sale saranno inserite nel percorso di visita del Quirinale, restituendo così al grande pubblico ”una delle più grandiose pagine del Barocco romano”. Anche se, per motivi di stabilità, non sembra praticabile il sogno di abbattere i tramezzi e ricostituire la Galleria di Alessandro VII nella sua originaria, imponente maestosità. (ANSA)

Rosso 1 - Melissa Farlow, Meraviglie d'autunno
Un’altra grande mostra fotografica organizzata da National Geographic Italia si apre al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 12 febbraio al 1 maggio. Quest’anno il focus è su “I Colori del Mondo“.
Le novantacinque immagini, inedite per il magazine e di grande impatto visivo ed emotivo, sono infatti declinate attraverso quattro colori. Rosso, colore della terra, del fuoco, delle comunità, degli usi e costumi, delle donne, dei bambini, degli uomini. È il colore del cuore, del sangue, della passione.
Verde: il mondo green in tutte le sue espressioni, il green come colore dell’oggi e del domani, il verde della speranza. È il colore della natura, della vegetazione, dell’esistenza stessa.
Bianco: l’immacolato dei luoghi colpiti dal riscaldamento globale, degli animali a rischio di sopravvivenza, dell’innocenza, della purezza. Azzurro: il colore dell’acqua e del cielo, dei mari e dei suoi “abitanti”, della gioia di esistere e della tranquillità.
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Rosso 1 - Melissa Farlow, Meraviglie d’autunno
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Verde 1 - Lynsey Addario, Siccità
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Verde 2 - Pascal Maitre, Gli altissimi alberi
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Verde 3 - Jim Richardson, Fortezza
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Azzurro 2 - Joel Sartore, In volo
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Bianco 1 - Tomasz Tomaszewski, Giochi di bambini
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Bianco 2 - Sam Abell, La chiesa e il taxi
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Bianco 3 - Stephen Alvarez, L’attesa del lemure
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Bianco 4 - Paul Nicklen, Gabbiano ghiacciato
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Peter Essick, Pezzi di ricambio
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Chris Johns, Caccia grossa
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Brian J. Skerry, A me gli occhi
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Paul Nicklen, Il re dei pinguini
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Randy Olson
Quattro colori per descrivere, tra contrasti e suggestioni, il presente e il futuro del mondo, la forza e la debolezza della natura e degli animali, l’umiltà, l’orgoglio, il dolore e la felicità degli esseri umani.
Un affascinante viaggio fotografico realizzato con gli scatti dei più grandi fotografi che lavorano e collaborano con il magazine a livello internazionale e nazionale.

Azzurro 2 - Joel Sartore, In volo
“La mostra nasce dal desiderio di illustrare come i fotografi National Geographic sono riusciti, e riescono, a interpretare la vita sul nostro pianeta facendone risaltare i colori”, spiega Guglielmo Pepe, curatore della mostra ed editorialista di National Geographic Italia. “Attraverso i colori capiamo come vivono donne, bambini, uomini in tanti paesi vicini e lontani da noi; qual è la condizione dell’esistenza per chi deve combattere contro fame, povertà, guerra, malattia; come gli animali riescono a resistere alle trasformazioni del loro habitat; che cosa succede all’ambiente sotto i colpi dei cambiamenti climatici. Ma vediamo anche la Terra nella sua unicità, le persone in momenti felici, le altre specie nella loro fantastica diversità, la natura e la sua straordinaria bellezza”.
Quarantotto i fotografi in mostra, tra cui quattro italiani: Sam Abell, Lynsey Addario, William Albert Allard, Stephen Alvarez, Ira Block, Robert Clark, Jodi Cobb, Bill Curtsinger, Peter Essick, Melissa Farlow, Alessandro Gandolfi, George Grall, David Alan Harvey, Chris Johns, Sarah Leen, Gerd Ludwig, Michael Nichols, Paul Nicklen, Politano, Reza, Jim Richardson, Sandro Santioli, Joel Sartore, Shaul Schwarz, Stephanie Sinclair, Brian J. Skerry, James L. Stanfield, Toensing, Tomasz Tomaszewski, Stefano Unterthiner, Cary Wolinsky, Michael S.Yamashita, Lynn Johnson, Ed Kashi, Karen Kasmauski, Tim Laman, Brian Lanker, Pascal Maitre, Manoocher, Steve McCurry, James Nachtwey.

Fiori sul luogo dell'incendio (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Nella notte la tragedia, oggi il piazza pulita.
Questa mattina è stato smantellato dagli agenti della polizia municipale l’insediamento abusivo a Roma, in via Appia Nuova, dove ieri sera è scoppiato un incendio nel quale sono morti quattro bimbi rom. Gli abitanti del campo, una ventina, sono stati invece portati in una struttura di accoglienza del Comune.
Altre bonifiche e sgomberi nella stessa zona, dove ci sono altri due insediamenti abusivi abitati in tutto da circa 40 persone, potrebbero avvenire già da domani o nei prossimi giorni.
Ecco le foto del campo rom, svegliatosi dopo l’incendio, stamane, e la disperazione notturna di ieri.
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Fiori sul luogo dell’incendio
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Il campo rom nella zona adiacente alla baracca
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Panni stesi al campo rom adiacente alla baracca incendiata
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Il campo rom all’indomani
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Il campo rom il giorno dopo
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La disperazione della mamma dei 4 bambini
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La mamma dei 4 bambini vittime dell’incendio
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La baracca incendiata su Via Appia Nuova
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La mamma dei 4 bimbi morti
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La baracca incendiata
I quattro piccini morti ieri notte erano soli e si riparavano dal freddo rannicchiati, nel sonno, mentre dal tizzone di un braciere è partita una prima scintilla che ha provocato le fiamme divampate nella baracca dove dormivano. In poco tempo i loro corpicini erano carbonizzati. Si è consumata al buio di una boscaglia, in una casupola di plastica e legno, la tragedia nel campo nomadi abusivo a Roma dove i quattro bambini sono morti in un incendio.
Raul, di 4 anni, Fernando di 5, Patrizia di 8 e Sebastian di 11, erano stati lasciati soli dalla madre, che era andata in un fast food a comperare del cibo mentre la zia era fuori per recuperare dell’acqua. Nel frattempo i 20 abitanti del campo, che popolavano in tutto 5 baracche, si sono ritrovati di fronte alla casupola avvolta dalle fiamme. Ma quando ormai l’incendio era stato domato dai pompieri rimaneva solo cenere, qualche vestito e una bicicletta bruciacchiata. A provocare le fiamme è stato un tizzone di una stufetta, probabilmente un braciere, che forse e’ finito in terra e in poco tempo ha fatto divampare l’incendio che ha bruciato plastica, legno e tutti gli oggetti che erano nella baracca.

AltaRoma Alta Moda
Si chiudono oggi i quattro giorni che hanno visto la Capitale impegnata nelle manifestazioni di AltaRoma, quest’anno dedicate al maestro Fausto Sarli, scomparso di recente. Tagliato il nastro di partenza lo scorso 28 gennaio, tra mostre, inaugurazioni di nuovi atelier nel cuore della capitale, presentazioni di libri, su tutto hanno brillato l’eleganza e la sensualità delle nuove creazioni proposte dagli stilisti. Dai défilé in S.Spirito in Sassia, nel Tempio di Adriano e nella Biblioteca Casanatense, ecco alcune immagini dalle collezioni di Gattinoni, Marella Ferrera, Nino Lettieri, LeitMotiv, Tony Ward, Camillo Bona e Raffella Curiel, oltre che alcune creazioni presentate dai giovani dell’Accademia di costume e moda.
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AltaRoma Alta Moda
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Fausto Sarli
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Fausto Sarli
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Fausto Sarli
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Fausto Sarli
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Fausto Sarli
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Gattinoni
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Gattinoni
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Gattinoni
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Marella Ferrera
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Marella Ferrera
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Tony Ward
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Tony Ward
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Leitmotiv
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Leitmotiv
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Raffaella Curiel
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Raffaella Curiel
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Raffaella Curiel
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Camillo Bona
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Camillo Bona
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Camillo Bona
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Nino Lettieri
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Nino Lettieri
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Nino Lettieri
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Una creazione degli studenti dell’Accademia di costume e moda
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Una creazione degli studenti dell’Accademia di costume e moda
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Una creazione degli studenti dell’Accademia di costume e moda
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Una creazione degli studenti dell’Accademia di costume e moda
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Una creazione degli studenti dell’Accademia di costume e moda
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Una creazione degli studenti dell’Accademia di costume e moda

Gregory Crewdson, Untitled (23)
Sanctuary è la nuova serie fotografica di Gregory Crewdson, che sarà presentata dal 3 febbraio al 5 marzo alla Gagosian Gallery di Roma.
I quarantuno lavori fotografici, ambientati nei leggendari studi cinematografici di Cinecittà e postprodotti digitalmente solo in minima parte, segnano il ritorno dell’artista al bianco e nero dopo la serie Hover (1996-1997), e superano la costruzione surreale del dramma umano che aveva caratterizzato le sue serie precedenti.
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Nei leggendari studi di Cinecittà
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Scatti all’alba e al tramonto sul set di “Rome”
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Tra le ombre delle architetture deserte
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Facciate e impalcature di set in decadimento
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Svelata la vita nascosta dei film e ciò che rimane una volta terminata la produzione
L’immaginario di Crewdson trae origine dalle suggestioni che hanno caratterizzato le visioni surreali di grandi artisti americani, dalla pittura al cinema, da Albert Bierstadt a Stephen Spielberg. Nelle precedenti serie del fotografo americano i tableaux vivants psicologicamente intensi fondevano osservazione empirica ed artificio come in fotogrammi di film mai esistiti. Le immagini erano il risultato di diverse settimane di preparazione, e rispecchiavano così anche i metodi della produzione cinematografica. In particolare in Twilight (1998-2002) e Beneath the Roses (2003-2007) l’alienazione, l’ansia e l’inquietudine evidenti sin nei dettagli facevano emergere il dramma nascosto in claustrofobiche esistenze suburbane.

Gregory Crewdson, Untitled (07)
In Sanctuary, dove la presenza umana è assente, il set cinematografico abbandonato si trasforma da mera ambientazione in vero e proprio soggetto delle fotografie.
Lavorando all’alba e al tramonto sul set di Rome, la famosa serie televisiva prodotta dal canale americano HBO nel 2005, l’artista cattura l’atmosfera di tangibile malinconia tra le ombre delle architetture deserte, rischiarate soltanto dagli improvvisi raggi di luce del giorno. Collocandosi nella tradizione dei grandi cronisti della scena urbana quali Eugene Atget e William Eggleston, Crewdson contribuisce al genere con la personale ricerca di una propria forma di realismo fra le vestigia artificiali della realtà cinematografica.
Sanctuary, infatti, contiene i tratti tipici del documentario svelando la vita nascosta dei film e di ciò che rimane una volta terminata la produzione. In molte immagini sono visibili le strutture delle facciate e le impalcature dei set in decadimento. In altre, le costruzioni d’epoca sono circondate da strade di ciottoli e spazi aperti ricoperti di folte erbacce. Statue in rovina, graffiti sui muri, pozzanghere e altri segni di abbandono enfatizzano ulteriormente l’inquietante assenza di vita che queste immagini comunicano, accentuata dalla luce naturale dell’alba e del tramonto. La dimensione intima del bianco e nero amplifica l’intensità e la suggestione di ogni immagine.

Mosca, rami di sorbo e sullo sfondo la torre del Cremlino (Ansa/EPA/SERGEI ILNITSKY)
Con le nevicate dei giorni scorsi, dall’Europa all’America, e successive piogge, il ghiaccio ha creato stupendi giochi della Natura, da Mosca a Ginevra, da Roma a Novogrudok a Zurigo: bacche di rosa canina che sembrano contornate da cristallo, fontane e sculture ricoperte da coni di ghiaccio, rami di sorbo lucenti che lasciano intravvedere le torri del Cremlino sullo sfondo…
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Mosca, rami di sorbo e sullo sfondo la torre del Cremlino
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Novogrudok (Bielorussia), bacche di rosa canina coperte di ghiaccio
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Zurigo, scultura ghiacciata in una fontana
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Mosca, il ghiaccio ricopre ramoscelli e fili della luce
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Mosca, il ghiaccio ricopre rami al parco Kolomenskoe
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Ginevra, un recinto ghiacciato sul lago
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Mosca, attraverso i rami ghiacciati la Cattedrale dell’Ascensione al parco di Kolomenskoe
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Roma, la fontana di Piazza della Repubblica
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Ginevra, sulle rive del Lago
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Novogrudok (Bielorussia), bacche di rosa canina coperte di ghiaccio
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Mosca, ghiaccio sui rami e sullo sfondo le torri della cattedrale di San Basilio sulla Piazza Rossa
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Roma, la fontana di Piazza della Repubblica
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Ginevra, cigno sul lago dietro un divieto incrostrato di ghiaccio
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Zurigo, fontana ricoperta di ghiaccio
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Ginevra, barche ricoperte di ghiaccio presso il porto di Reposoir
ROMA, LO SPETTACOLO DEL GHIACCIO SULLA FONTANA DELLE NAIADI

Ghiaccio sulla fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Neve e basse temperature colpiscono gran parte dell’Italia. E se per molti questo significa disagi e rischi, lo spettacolo del ghiaccio sulle statue Fontana delle Naiadi di Roma merita comunque una gallery fotografica.
La Fontana delle Naiadi, al centro di piazza della Repubblica, è opera del palermitano Mario Rutelli, bisnonno dell’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli. Le Naiadi rappresentate sono la Ninfa dei Laghi, riconoscibile dal cigno che tiene a sé, la Ninfa dei Fiumi, sdraiata su un mostro dei fiumi, la Ninfa degli Oceani, in sella a un cavallo simbolo del mare, e la Ninfa delle Acque Sotterranee, poggiata sopra un drago misterioso. Al centro si trova il gruppo del Glauco, simboleggiante il dominio dell’uomo sulla forza naturale
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Ghiaccio sulla fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica
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Le temperature sono scese sotto lo zero
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La Fontana delle Naiadi è opera del palermitano Mario Rutelli (bisnonno dell’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli)
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Le Naiadi rappresentate sono la Ninfa dei Laghi, la Ninfa dei Fiumi, la Ninfa degli Oceani e la Ninfa delle Acque Sotterranee
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Particolare della fontana delle Naiadi di Roma

(Ansa/Guido Montani)
La fascia tricolore e le stampelle, alla destra l’architetto francese Odile Decq, a sinistra il direttore Luca Massimo Barbero, il sindaco Gianni Alemanno taglia il nastro giallo-amaranto e inaugura ufficialmente i nuovi spazi del MACRO (Museo d’Arte Contemporenea ROma): piccole piazze, corridoi, sopraelevate, terrazze e ascensori di cristallo, sale e pareti in nero profondo e rosso squillante, con l’unica eccezione del bianco totale delle aree espositive. ”Gli artisti - dice la Decq - devono essere liberi di esprimersi come vogliono”.
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L’interno del museo MACRO
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La struttura si fonde con il quartiere, anzi ”è la piazza che prima non aveva”, suggerisce Odile Decq
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Piccole piazze, corridoi, sopraelevate, terrazze e ascensori di cristallo, sale e pareti in nero profondo e rosso squillante
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L’architetto Odile Decq, progettista del museo
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I lavori sono durati 8 anni
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Il museo di via Reggio Emilia, insieme al Maxxi, candida Roma a capitale dell’arte contemporanea
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L’opera di Mark Quinn dal titolo ‘Waiting for Godot’
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Bianco totale nelle aree espositive. ”Gli artisti - dice la Decq - devono essere liberi di esprimersi come vogliono”
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Laboratorio Schifano 1
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La casa popolata dalle farfalle
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Una rivisitazione della Farnsworth House ideata da Mies van der Rohe nel 1951, in vetro e acciaio
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Opera degli artisti olandesi Bik Van Der Pol
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È l’opera vincitrice dell’Enel Contemporanea Award
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Il titolo dell’opera: ‘Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?’
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Vi si allevano farfalle tropicali di straordinaria bellezza e dimensioni
Ecco finalmente il museo di arte contemporanea dei romani, che 4 dicembre apre al pubblico a pieno regime (ma per il ristorante Nicolai e Gambero Rosso bisogna aspettare la prossima settimana). Ci sono voluti otto anni di lavori per creare dalla struttura preesistente questo ”edificio restituito in maniera entusiasmante - ha detto l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Marco Corsini - l’arte contenuta dall’arte”. ”Luogo assolutamente meraviglioso - ha aggiunto Barbero - che ho vissuto come un paradiso e una trincea”. Certamente, il progetto ha attraversato ben tre amministrazioni capitoline, finché il sindaco Alemanno, ha sottolineato l’assessore alle Politiche culturali Umberto Croppi, ha avuto la forza di portarlo fino in fondo.

(Ansa/Guido Montani)
All’inizio del 2011 sarà operativo lo strumento della Fondazione, istituita di recente per far funzionare questa macchina complessa (in precedenza il Macro non aveva neanche lo status di museo, bensì rientrava tra i molti uffici della soprintendenza), che per funzionare avrà bisogno di 8 milioni di euro l’anno, ha detto Croppi, di cui è già assicurata la copertura dello start up e uno stanziamento di due milioni. Altrettanti dovrebbero arrivare dagli introiti da biglietti, servizi, parcheggio sotterraneo (un milione previsto) e dalla Fondazione. Per il resto è ancora da vedere.

La casa popolata dalle farfalle (Ansa/Guido Montani)
Gli occhi sono puntati sulla partecipazione dei privati. La prima, già presente nel progetto di apertura, è quella di Enel, che allestisce nella grande sala a pianterreno l’opera vincitrice del concorso Enel Contemporanea 2010 dal titolo Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?, realizzata dalla coppia Bik Van der Pol. Una rivisitazione della Farnsworth House ideata da Mies van der Rohe nel 1951, in vetro e acciaio, dove si allevano farfalle tropicali di straordinaria bellezza e dimensioni, le piu’ grandi che si possano ammirare. ”Il nostro progetto per l’arte contemporanea - ha spiegato il direttore Relazioni esterne di Enel Gianluca Comin - non poteva che sposarsi con il Macro”.
Certo è che il museo di via Reggio Emilia, insieme al Maxxi, candida Roma a capitale dell’arte contemporanea. La struttura si fonde con il quartiere, anzi ”è la piazza che prima non aveva”, suggerisce Odile Decq, rigorosamente dark come suo solito. ”Qua è tutto nero perché penso ad artisti forti, capaci di esprimersi anche in un ambiente come questo”, prosegue l’architetto che il sindaco Alemanno ha assimilato a un novello Michelangelo. Mentre il rosso squillante della struttura centrale rimanda a una nota di ”golosità”. Per lei, la dimensione sociale di questo museo, con l’accesso gratuito per i grandi spazi comuni (a pagamento solo quelli espositivi) si fonde con l’arte, sono due aspetti della stessa medaglia. E Roma l’ha ispirata, nei colori e nella luce che piove dal tetto di vetro. Un vero incanto. (ANSA)

Gli scatti di Emilio Lari
I Beatles come non li avete mai visti e i volti più famosi del cinema internazionale: Marlon Brando, Jodie Foster, Fellini…
Dal 3 al 7 novembre 2010, in occasione del Festival internazionale del Film, presso Villa Mercadante a Roma la mostra–evento “True Lives: Scatti inediti di Emilio Lari“.
Sono esposti gli scatti esclusivi e inediti scatti di un assoluto protagonista della fotografia italiana, Emilio Lari, che da tanti anni lavora nei più famosi set cinematografici del mondo. Tra musica anni sessanta e video istallazioni spicca una serie di ritratti mai visti finora in Italia dei giovanissimi Beatles fino alle foto “rubate” dai ciak degli eterni Federico Fellini e Sergio Leone.
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Dal 3 al 7 novembre a Villa Mercadante
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Paul McCartney e John Lennon
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Brigitte Bardot
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John Lennon
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Una giovanissima Jodie Foster
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Jane Fonda sul set di “Barbarella”
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Jane Fonda sul set di “Barbarella”
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Ringo Starr
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Paul McCartney
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Robert De Niro nel film “Toro Scatenato”
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Virna Lisi e Marcello Mastroianni
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Britt Ekland
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Bill Wyman dei Rolling Stones e Marianne Faithfull
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Brigitte Bardot
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George Harrison
Emilio Lari, dai primissimi anni 60 fino ad oggi fotografo di scena di più di 150 set internazionali, diventa protagonista e narratore del periodo più autentico e vero della storia del cinema della musica e della cultura contemporanea.
Sotto i riflettori gli scatti inediti di questo maestro: protagonisti dei giovanissimi John Lennon, Paul McCarthney, Ringo Starr e George Harrison sul set del film Help, in cui Ribellione, Speranza ed Energia vengono esaltate con la intensità degli anni ‘60.

Jane Fonda sul set di "Barbarella" (Emilio Lari)
Cinema, Autenticità e Storia si intrecciano invece nella collezione di foto vintage in cui attori significativi come Robert De Niro, Marlon Brando e Jodie Foster, registi geniali come Federico Fellini e Sergio Leone, vengono catturati durante i retroscena e le curiosità dentro e fuori dal set.

(Ansa/Ettore Ferrari)
13:45, Giorgio Napolitano - Questa la dichiarazione, diffusa dal Quirinale, rilasciata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo l’incontro al Quirinale con il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
“Ancora un abbraccio di dolore e di solidarietà, a nome di tutti gli italiani, ai genitori, ai famigliari dei nostri quattro alpini caduti. Dobbiamo a questi ragazzi infinita riconoscenza per aver sacrificato le loro giovani vite servendo con altruismo e coraggio una causa giusta e facendo onore nel modo piu’ alto al loro e nostro paese, all’Italia”. “erano in Afghanistan, partecipando a una missione necessariamente militare e nello stesso tempo civile e costruttiva, non per recare offesa alla libertà di un altro popolo né per risolvere con la guerra una controversia con quel paese: ma per rispondere all’appello di quelle organizzazioni internazionali, di cui parla l’art. 11 della nostra Costituzione, impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni”, ha dichiarato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Ogni legittimo confronto politico sulla strategia e sulle prospettive della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan - ha aggiunto - non può prescindere dal rispetto per il sacrificio di tutti i caduti tra i militari che vi hanno partecipato e dalla volontà di raccogliere i frutti del loro sacrificio nell’interesse della comunità internazionale, della pace e della stabilità di una regione tormentata”. (ANSA).
10:50 - Sono iniziati, nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, i funerali solenni per i quattro alpini uccisi in Afghanistan. Le quattro bare, avvolte nel tricolore, sono poste davanti all’altare. Vicino il caratteristico cappello piumato su un cuscinetto rosso. Sul lato destro della basilica ci sono i parenti dei caduti, assistiti dagli psicologi dell’Esercito. Nella chiesa gremita di militari, autorità, ma anche gente comune, spiccano le penne nere degli alpini. L’ingresso dei feretri nella chiesa è stato accolto da un applauso.
”Marco, Francesco, Giammarco, Sebastiano, hanno testimoniato l’amore nel servizio ai più deboli ed emarginati, non rivendicando diritti ma rispondendo ai bisogni”. Così l’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, ha ricordato nel corso dell’omelia i quattro militari, ”profeti del bene comune, decisi a pagare di persona ciò in cui hanno creduto e per cui hanno vissuto”.
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Le quattro bare degli alpini uccisi in Afghanistan, avvolte nel tricolore, entrano nella basilica di Santa Maria degli Angeli
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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il presidente della Camera Gianfranco Fini e il ministro della Difesa Ignazio La Russa
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L’ingresso nella basilica di Santa Maria degli Angeli
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Il presidente del Senato Renato Schifani
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L’ingresso delle bare nella basilica
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Il ministro dell’Interno Roberto Maroni
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“Marco, Francesco, Giammarco, Sebastiano, hanno testimoniato l’amore nel servizio ai piu’ deboli ed emarginati, non rivendicando diritti ma rispondendo ai bisogni”. Così l’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi
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Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta
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L’ingresso nella basilica di Santa Maria degli Angeli
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Il ministro degli Esteri Franco Frattini
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Bandiere a mezz’asta sulll’altare della patria, in piazza Venezia
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Le quattro bare degli alpini uccisi in Afghanistan, avvolte nel tricolore, durante la cerimonia funebre
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Il segretario del Pd Pierluigi Bersani
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Giammarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville e Marco Pedone
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Il ministro delle Riforme Umberto Bossi
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La basilica di Santa Maria degli Angeli durante la cerimonia funebre
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Il governatore della Regione Veneto Luca Zaia
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Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso
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Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta
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Pier Ferdinando Casini
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Massimo D’Alema
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Il governatore della Puglia, Niki Vendola
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Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo
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Il ministro dei trasporti Altero Matteoli
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L’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli
”Erano in Afghanistan - ha aggiunto - per difendere, aiutare, addestrare. Compito dei nostri militari, in quella martoriata terra, è il mantenimento della sicurezza, la formazione dell’esercito e della polizia afgani, la realizzazione di progetti civili come ponti, scuole, ambulatori e pozzi”.

(Ansa/ Massimo Percossi)
Monsignor Pelvi ha ricordato che nella basilica di S.Maria degli Angeli ”è oggi raccolta simbolicamente l’Italia, che abbraccia nella preghiera” i quattro caduti: Giammarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville e Marco Pedone, con soli 23 anni il più giovane di tutti. E rivolgendosi ai genitori delle vittime ha ricordato che ”proprio voi avete insegnato quell’amore gratuito, disinteressato e generoso, che si è manifestato poi nella professione militare dei vostri figli, educati a quegli slanci di solidarieta’ creativa capaci di allargare il cuore, verso le necessita’ dei deboli, e fare quanto concretamente possibile per venire loro in soccorso”. (ANSA)

Anguria contro il caldo
Un’altra giornata all’insegna della canicola per romani e turisti alla ricerca di un po’ di refrigerio. Per il quarto giorno consecutivo le temperature massime, secondo la responsabile dell’osservatorio meteorologico del Collegio Romano Franca Mangianti, si attestano intorno ai 32-33 gradi mentre quelle minime viaggiano sui 21-22 gradi, ma con un alto tasso di umidità che peggiora la situazione. Temperature che rimarranno stabili anche nei prossimi giorni.
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Anguria contro il caldo
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Nell’arco di una giornata al Bioparco vengono consumati ben oltre 300 kg di frutta di stagione, in prevalenza cocomeri e meloni
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Le due elefantesse asiatiche, Nelly e Sofia possono scegliere tra un bagno nell’ampia vasca e le docce rinfrescanti organizzate dai guardiani
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Per gli scimpanzè e lemuri vengono distribuite canne di bambù ripiene di yogurt e frutta congelati
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Anguria anti-canicola
Da sabato scorso, come spiega Mangianti, il Mediterraneo è dominato da un anticiclone africano che porta aria calda. Le temperature di questi giorni che richiedono misure anti-canicola, a partire dall’alimentazione (pasti leggeri a base di frutta e con porzioni ridotte) e acqua sempre a disposizione, non solo per gli uomini ma anche per gli animali. Ed è per questo che lo staff zoologico e veterinario del Bioparco sta adottando degli accorgimenti che consentono agli animali di affrontare il caldo.
Gli orsi ospiti del Bioparco, tre fratelli di 14 anni, Sandro, Nino e Luca, per esempio, hanno a disposizione una grande piscina, frutta e pesce, preventivamente congelati dentro grandi secchi. Le due elefantesse asiatiche, Nelly e Sofia possono scegliere tra un bagno nell’ampia vasca e le docce rinfrescanti organizzate dai guardiani. Per gli scimpanzè e lemuri vengono distribuite canne di bambù ripiene di yogurt e frutta congelati. Anche i Macachi del Giappone possono contare su una piccola piscina dove si bagnano e fanno tuffi spettacolari dai trampolini improvvisati sugli alti tronchi. Tigri, leoni asiatici e licaoni hanno a disposizione recinti delle fontane dove poter bere e trovare refrigerio. Nell’arco di una giornata al Bioparco vengono consumati circa 50 balle tra fieno ed erba medica, 500 kg tra verdura e ortaggi e ben oltre 300 kg di frutta di stagione, in prevalenza cocomeri e meloni. (ANSA)

Veduta del Colosseo con l'impalcatura (ANSA/ UF.ST.)
È partita la ricerca di sponsor privati per il restauro del Colosseo. Servono 25 milioni di euro per rimettere a nuovo l’Anfiteatro Flavio. Ad agosto sarà pubblicato un bando internazionale cui si spera aderiscano una o più cordate di imprenditori, italiani o anche stranieri.
L’obiettivo è dar vita a quello che il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, definisce un “nuovo mecenatismo” e che secondo il ministro dei beni culturali Sandro Bondi più diventare un modello da applicare anche ad altri monumenti del nostro Paese. Questi i tempi: a metà settembre ci sarà la chiusura del bando con l’esame delle offerte, ad ottobre potranno aprire i primi cantieri e per il 2013 la fine del restauro.
All’idea di finanziarie interamente con capitali privati la messa a nuovo del Colosseo, il Campidoglio e il ministero per i beni e le attività culturali stanno lavorando da oltre un anno.
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Veduta del Colosseo con l’impalcatura
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Veduta aerea del Colosseo
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Il progetto dei lavori di restauro
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Il progetto dei lavori di restauro
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Computer grafica dei lavori di restauro
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Il progetto dei lavori di restauro
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Il progetto dei lavori di restauro
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Il progetto dei lavori di restauro
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Il progetto dei lavori e dei costi
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Il progetto dei lavori e dei costi
Il 4 agosto il progetto si concretizzerà con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e su due grandi quotidiani internazionali di un Avviso pubblico europeo, redatto dal commissario per le aree archeologiche di Roma e Ostia Roberto Cecchi, con la collaborazione dell’architetto Pia Pietrangeli.
Già l’imprenditore Diego Dalla Valle aveva mostrato la sua disponibilità a concorrere all’opera. Adesso l’auspicio è che sponsor nazionali e stranieri si organizzino in cordate per finanziare i 25 milioni di euro necessari.
In cambio, assicurano il ministro Bondi e il sindaco Alemanno, i privati non avranno la possibilità di affliggere la loro pubblicità sui ponteggi. L’approccio scelto è infatti “non invasivo”, con un coordinamento di iniziative chiamate a pubblicizzare la sponsorizzazione e la possibilità per i privati di sfruttare l’immagine del Colosseo o e pubblicare il loro logo sui biglietti di ingresso. Il monumento non verrà mai chiuso nel periodo di svolgimento dei lavori.
Si tratta di un progetto “importante per la storia del nostro Paese“, ha sottolineato Bondi. Il piano dei lavori elaborato dal commissario e dalla sovrintendenza dei beni archeologici di Roma, prevede che si parta con il restauro del prospetto settentrionale (costo stimato 5 milioni di euro), poi si prosegua con il restauro del prospetto meridionale (circa 2 milioni), con la sostituzione delle chiusure dei fornici del primo ordine con nuove cancellate (circa 2 milioni). Seguiranno la revisione e il restauro degli ambulacri del primo e secondo ordine, il consolidamento degli ipogei, l’adeguamento e l’integrazione degli impianti. Sarà anche realizzato un nuovo Centro Servizi, che sposterà dall’interno del monumento alla piazza esterna la biglietteria il book shop e i bagni. Infine, si provvederà all’illuminazione, che rientra nel progetto di luci dell’intero Foro Romano e il cui costo non è compreso nei 25 milioni.
Il sindaco di Roma ha anche annunciato che per evitare che il Colosseo resti “isolato a fare da spartitraffico”, sarà messo a punto un piano complessivo di viabilità per tutta l’area archeologica. Il sottosegretario per i Beni Culturali Francesco Maria Giro ha aggiunto “che un grande laboratorio in bilico tra antico e moderno”, farà si che i lavori di restauro del Colosseo coesistano con la realizzazione del tratto t3 della metropolitana. Un no deciso, arriva infine dal sottosegretario Giro all’utilizzo dell’anfiteatro Flavio, una volta restaurato, come scenario per i grandi concerti, “che creano solo disaggio fisico e acustico”. (ANSA)

La kermesse di AltaRomAltaModa ha preso il via lo scorso 10 luglio e termina oggi, guidata dalla sua neo presidente Silvia Venturini Fendi all’insegna del ”made in Town” o “made in Roma”, inteso come garanzia di artigianalità, di fatto a mano, di pezzo unico.
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Alta Roma Alta Moda
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Barbara Lamuraglia la crocerossina che apriva la parata delle sue colleghe il 2 giugno, oggi 13 luglio chiude la sfilata della Curiel
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La sfilata di Raffaella Curiel
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Una modella indossa una proposta della collezione di Lorenzo Riva
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Due proposte dello stilista Nino Lettieri per l’Autunno-Inverno 2010
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Collezione Lorenzo Riva
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La sfilata di Tony Ward
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La sfilata di Tony Ward
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La sfilata di Tony Ward
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La sfilata di Tony Ward
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La sfilata di Fausto Sarli
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La sfilata di Gattinoni
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Claudio Montians | Fausto Sarli | Claudio Montians
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La sfilata di Gattinoni
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La sfilata di Gattinoni
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La sfilata di Gattinoni
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La sfilata di Gattinoni: una sposa contro la “legge bavaglio”
Insomma, un valore aggiunto che va a rafforzare il concetto di ”made in Italy”, già di per sé potente e universalmente riconosciuto. Un recente “censimento” ha raccontato il mondo ’sommerso’ degli artigiani romani. Pubblicato in ”Una guida al su misura - Roma”, è stato realizzato dal designer francese Pascal Gautrand e dall’esperto di moda Andrea Spezzigu, su commissione di Silvia Venturini Fendi.

(Epa/Campana | AP/Borgia | Epa/Campana)
Dalla guida si evince che solo per l’uomo - ma nella prossima edizione si procederè a censire anche il su misura donna - esistono 239 luoghi nella capitale dove di possono far realizzare capi maschili e accessori artigianali. La guida, edita da Palombi, 208 pagine, in italiano e in inglese, contiene un glossario, consigli utili su come scegliere un pellame o un tessuto, nonché nomi e indirizzi dove far fare un vestito o una camicia. La prefazione è di Silvia Venturini Fendi che l’ha presentata alla stampa, a Palazzo Fendi, nella giornata di apertura della kermesse di moda di AltaRoma.

La sfilata di Gattinoni (AP Photo/Riccardo De Luca)
Con l’intento di ”ridare visibilità alla fabbricazione locale a salvaguardia dell’eccellenza italiana”, sulla facciata del quartier generale della griffe delle doppie F, a largo Goldoni, è stato adagiato un arazzo gigante, composto da 6300 pixel di tessuto, ottenuto da un patchwork di pezzi di abiti dismessi. Una sorta di manifesto del su misura chiamato ”Made in Town”, che riproduce l’immagine di un filo che corre tra due mani, realizzato sempre da Gautrand, convinto sostenitore della ”leadership europea di Roma per l’artigianato, che non c’è a Parigi”, con l’aiuto di un gruppo di studentesse dell’Accademia di Costume e Moda. (ANSA)
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