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(Ansa/Luca Zennaro)
Le urla di gioia di Marco, all’arrivo in Corso Italia - la spiaggia per eccellenza dei genovesi - coprono quasi il rumore del mare e danno forza e sorriso ai tre maratoneti, Claudio Ardigó, Roberto Capelli e Massimo Mussi, che lo hanno spinto, sulla carrozzina, per 180 chilometri; tre tappe da Cremona a Genova, proprio per esaudire il suo desiderio di vedere per la prima volta il mare. E per la prima volta, di fare il bagno.
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Tre maratoneti hanno spinto Marco sulla sua carrozzina per 180 chilometri
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Marco con i maratoneti Claudio Ardigó, Roberto Capelli e Massimo Mussi
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Un viaggio in tre tappe da Cremona a Genova
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Per esaudire il desiderio di Marco di vedere per la prima volta il mare
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Per la prima volta Marco ha fatto il bagno in mare
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Marco è riuscito nel suo intento grazie a Coni, Csi, ai tre podisti
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Fondamentale il contributo del Club Donatori del Tempo Libero di Cremona che ha realizzato una speciale carrozzina per l’impresa
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Marco, assistito dagli accompagnatori, ha fatto il bagno nelle acque davanti al lungomare levante di Genova
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Nel viaggio di tre giorni, anche un medico e un infermiere hanno accompagnato Marco
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Un’iniziativa che vuole essere anche un messaggio per l’opinione pubblica
Marco, disabile ventitreenne bresciano, ha vinto la sua scommessa, è riuscito nel suo intento grazie a Coni, Csi, ai tre podisti, al Club Donatori del Tempo Libero di Cremona che ha realizzato una speciale carrozzina. In una zona dedicata esclusivamente all’evento, Marco, assistito dagli accompagnatori, ha fatto il bagno nelle acque davanti al lungomare levante di Genova, vicino ai tanti bagnanti che affollano le spiagge in questi giorni.

(Ansa/Luca Zennaro)
Il viaggio, cominciato tre giorni fa a Cremona, è stato impegnativo; oltre a Marco e ai tre accompagnatori, ci sono anche un medico e un infermiere. “Abbiamo scelto Genova perché il tracciato, con le colline della Valtrebbia, era particolarmente impegnativo - ha spiegato Massimo Mussi all’arrivo in spiaggia - una sfida vinta grazie alla nostra forza di volontà e all’impegno di Marco che ci ha sostenuto per tutto il viaggio. Un’iniziativa che vuole essere anche un messaggio per l’opinione pubblica - ha concluso Mussi - perché non basta mettere mano al portafoglio per avere il cuore in pace ma è meglio mettersi in gioco, in prima persona, per fare qualcosa per queste persone che sono stupende”. (ANSA)

(Ansa/Luca Zennaro)

(AP Photo/Miguel Tovar)
Dall’Argentina che sta ospitando la Copa America 2011 - dal 1° luglio e fino al 24 - il fotografo Miguel Tovar ci racconta la passione per il calcio di un gruppo di giovani ragazzi: eccoli in campo per una partita ad El Algarrobal, alla periferia di Mendoza, dove molti di loro sognano di poter diventare un giorno il nuovo Maradona.
Segui la COPPA AMERICA 2011 sul canale SPORT
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
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El Algarrobal, periferia di Mendoza, Argentina
Le Lilac City RollerGirls sono la prima squadra femminile di roller derby di di Spokane, stato di Washington.
Il Roller derby, ora soprattutto diffuso nella sua versione “rosa”, è uno sport in cui due squadre di pattinatori a rotelle si affrontano su di una pista di gioco circolare. Le origini dello sport, una lotta su pista per afferrare un oggetto tenuto da uno dei giocatori, risalgono al 1935 come una semplice gara di skater. Leo Seltzer, un imprenditore, pensò che, data la violenza, una partita poteva essere presentata come uno spettacolo di moderni gladiatori. Questo gruppo di donne l’ha trasformato in uno spettacolo tutto al femminile, aggiungendo alla sfida anche lo stile, con costumi sexy e aggressivi.
Ma chi sono queste donne quando tolgono make-up di scena, corpetti sexy e calze a rete? Sotto i robusti strati protettivi che devono indossare durante i jam, così si chiamano gli scontri, le Roller Girls sono donne molto semplici, belle e forti, unite, come regola vuole in una squadra, dalla passione per lo sport che le accomuna. Queste fotografie ritraggono l’immagine che hanno di sé e, se le top model si vedono con tacchi a spillo vertiginosi, loro non possono abbandonare le quattro ruote.
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Eecco le Lilac City RollerGirls
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La squadra femminile di roller derby di Spokane
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Nel Roller derby due squadre di pattinatori a rotelle si affrontano su una pista di gioco circolare
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Roller Girls, un nuovo stile di femminilità sulla pista di pattinaggio
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Le origini del roller derby risalgono al 1935
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Pattinatrici come moderni gladiatori
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Ecco le roller girls tolti Sotto i robusti strati protettivi che indossano durante i jam
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Roller girls, la bellezza su pattini a rotelle
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Roller girls, meglio i pattini a rotelle che i tacchi a spillo
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Il roller derby è uno sport sempre più al femminile

(ZJSB/WE©kikapress.com)
Partecipare al Tough Mudder significa mettersi davvero alla prova. Forza fisica, resistenza, tenacia mentale, agilità, grinta e anche senso del cameratismo: tutte queste capacità sono testate in uno stesso unico momento. Il Tough Mudder è una corsa a ostacoli nel fango e nello stesso tempo è molto ma molto di più. “I podisti del bel tempo rimangano a casa”, recita il sito ufficiale. La sfida consiste in un percorso di sette miglia realizzato dalle Forze Speciali Britanniche, per inattesi e coraggiosi Rambo. “Un evento veramente eccezionale per persone veramente eccezionali“.
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Il percorso è realizzato dalle Forze Speciali Britanniche
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Sette miglia di corsa, resistenza, cameratismo
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Tra fiamme e veri e propri grovigli umani
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“I podisti del bel tempo rimangano a casa”
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Tough Mudder, prova di tempra nel fuoco e nel fango
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Corsa nel fango e molto di più
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La sfida è anche e soprattutto aiutarsi a vicenda
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Non importa chiudere con un buon tempo, ma non lasciare indietro i compagni
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Il Tough Mudder si è svolto nel weekend nel New Jersey
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Il cameratismo è uno dei valori
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Il prossimo appuntamento è per il 29 e il 30 gennaio 2011 in Texas
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Nessun cronometro, l’unico obbiettivo è raggiungere il traguardo
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Forza fisica, resistenza, tenacia mentale alla prova
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Tough Mudder, per spiriti eroici
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Tough Mudder, come un percorso di guerra
“La maratona è semplicemente noiosa. E l’unica cosa più noiosa di fare una maratona è guardare una maratona” recita ancora il motto del Tough Mudder. “Correre per strada può regalare un paio di polmoni sani, ma vi lascerà con la stessa resistenza fisica di Keira Knightley”.

(ZJSB/WE©kikapress.com)

(ZJSB/WE©kikapress.com)
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I concorrenti non vengono cronometrati e l’unico obbiettivo è riuscire a raggiungere il traguardo. A coloro che completano il percorso viene consegnata una medaglia all’onore. Tra fiamme e veri e propri grovigli umani, tra uomini e donne sono pochi quelli che possiedono la tempra per arrivare in fondo.
Ma la sfida è anche e soprattutto aiutarsi a vicenda: “Per superare alcuni ostacoli sarà necessario l’aiuto di altri: sono semplicemente troppo per essere affrontati da un uomo solo”. Non è importante chiudere con un buon tempo, ma non lasciare indietro i propri compagni.

Sette miglia di corsa, resistenza, cameratismo (ZJSB/WE©kikapress.com)
Nel week-end appena trascorso la sfida tutt’altro che probabile si è tenuta nel New Jersey. Il prossimo appuntamento da mission impossible è per il 29 e il 30 gennaio 2011 in Texas.

(Ansa/Epa/Walter Bieri)
Se il calcio non si fosse chiamato così, avrebbe dovuto essere denominato Pelè. La convinzione espressa un giorno da Jorge Amado è quella di 200 milioni di brasiliani. Che, coerentemente, per celebrare il settantesimo compleanno dell’uomo simbolo del futebol stanno preparando un carnevale fuori stagione.
Edson Arantes Do Nascimiento (come si chiamava prima di diventare il bisillabo più famoso dello sport) è nato infatti a Tres Coracoes il 23 ottobre 1940: in una vita da copertina ha regalato record (basti questo: unico calciatore a vincere tre mondiali, 1279 reti segnate in carriera) e soprattutto sogni.
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1961, il giovanissimo Pelè a Roma
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1961, il giovanissimo Pelè a Roma
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1970, Pelè con la Coppa del Mondo a Città del Messico
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1974, Pelè con la Coppa del Mondo a Francoforte
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1975, Pelè in campo a Boston
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1977, l’ultima partita ufficiale
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1996, Pelè con il tedesco Franz Beckendauer
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1998, a Parigi per i mondiali di calcio
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1999, Pelè alle Nazioni Unite insieme con l’allora segretario generale Kofi Annan
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2003, Pelé a Seul per la World Peace King Cup
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2005, Pelè ad una trasmissione TV con Maradona
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2006, Pelè posa vicino al piede di bronzo
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2006, Pelè con Claudia Schiffer alla cerimonia di inaugurazione dei mondiali di calcio a Monaco
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2006, Galà per Pelè a Vienna
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2007, Baci per Pelè a Colonia
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2007, Pelè con Nelson Mandela
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2007
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2008, Pelè con Zlatan Ibrahimovic
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2008, Pelè durante una conferenza stampa a Brasilia
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2008, Pelè posa con una sua caricatura in un hotel di Parigi
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2009, Pelè all’inaugurazione del nuovo Corona Stadium a Torreon, Messico
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2009, Pelé con il presidente brasiliano Lula
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2009, Pelè con Cristiano Ronaldo
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2009, Pelè in festa a Copenhagen per l’ufficializzazione delle Olimpiadi 2016 a Rio De Janeiro
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2010, Pelè, a Rio de Janeiro per presentare i mondiali del Sudafrica, bacia la Coppa del Mondo Fifa
Alzi la mano chi, in un Paese contagiato dalla febbre del pallone, quindi praticamente in tutto il mondo, mai ha provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelè su un prato di periferia, un cortile, un campetto.

1970, Pelè con la Coppa del Mondo a Città del Messico
Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona, che gli anni, 50, li compie il 30 di questo mese) Pelè secondo i brasiliani è la prova dell’immortalità, in quanto figura che sopravviverà a se stessa. ”O rei” è stato, ed è tuttora, con Muhammad Alì, l’atleta più celebre del mondo, famoso nei punti più remoti dell’Asia Minore come nel cuore dell’Africa, nei deserti australiani come nelle grandi capitali.
Nessun altro sportivo ha avuto più spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le più popolari del pianeta. ”Sono conosciuto più di Gesù Cristo”, disse una volta attirandosi critiche: ma non aveva torto. È stato intervistato e fotografato più di qualsiasi altra persona: statisti, divi del cinema e tycoon vari. È stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perché tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare.
Lo Scià di Persia lo aspettò tre ore in un aeroporto solo per potersi fare una foto con lui, le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti e si spostarono a Hong Kong, attirandosi le ire del regime, solo perché avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella città-colonia. In Colombia Pelè fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla tornò disciplinatamente sugli spalti.

(Epa/Marcelo Sayao)
Quando aveva 20 anni in Brasile venne dichiarato ”tesoro nazionale”, e fu quindi proibita la sua cessione all’estero: ci rimase male il presidente dell’Inter Angelo Moratti che sognava di portarlo in nerazzurro e gli aveva fatto offerte molto serie. L’Italia fu anche il primo Paese straniero visitato da Pelè, nel 1958, quando il Brasile si fermò per due amichevoli sulla strada verso i Mondiali di Svezia, ma il timidissimo ragazzino 17enne già stella del Santos (città del litorale paulista che lui rese famosa ovunque) non poté giocare contro Inter e Fiorentina in quanto infortunato.
Pelè è stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti; Baurù, la città brasiliana dove cominciò a giocare, gli ha dedicato una statua che produrrebbe miracoli (c’è chi sostiene di essere guarito toccandola): cento canzoni narrano la sua leggenda. Iperboli su iperboli, numerose quanto i suoi gol. Ma a ben pensarci tutte insieme non lo raccontano come fa il gesto plastico della rovesciata nel film Fuga per la vittoria.
Figlio d’arte di un calciatore che ebbe poca fortuna, Dondinho, a 70 anni non sa spiegare l’origine del suo soprannome, e in privato, lui che è così popolare e pubblico, regala persino momenti di grande pudore. Intervistato dall’ANSA, una volta prese la cornetta del telefono e disse semplicemente ”Sono Edson, come va?”. Certo poi offre anche qualche legittima pacchianata: l’impianto che gli hanno intitolato in patria a Maceiò si chiama stadio ”O Rei Pele”’ e lui quando va in tribuna in quell’impianto gongola.
Non perde mai il sorriso, è l’uomo-propaganda ideale (ma non ha mai fatto spot per sigarette e alcolici), e per questo ha continuato a guadagnare tanto anche dopo aver smesso di giocare. Per farlo arrabbiare c’è solo un modo: dirgli che Maradona è stato bravo quanto lui. A quel punto risponderà immancabilmente chiedendo quanti gol di testa e di destro ha segnato in carriera il rivale argentino re di Napoli (che con lui peraltro condivide il segno zodiacale, il determinatissimo ed enigmatico scorpione). Per poi aggiungere ”Io ero più completo”, punto e basta, e per una conferma basta chiedere al suo collega Tostao, ora apprezzato giornalista e grande ammiratore di Maradona: ”Effettivamente Pelè era davvero unico, inarrivabile”, risponde ogni volta. ”Quando Pelé giocava e poi si fermava in campo - ha scritto l’altro scrittore Eduardo Galeano - gli avversari si perdevano nei labirinti che le sue gambe disegnavano”. Solo Giovanni Trapattoni ne uscì fuori, ma quel giorno del maggio 1963 a San Siro il n. 10 del Brasile giocò infortunato.
Da politico (è stato ministro dello sport) e soprattutto come padre è stato meno fortunato, per sua stessa ammissione, ma di recente, con il suo carisma, ha vinto l’ennesima partita importante, risultando decisivo, come testimonial, per l’assegnazione delle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro, rifacendosi cosi’ di una delusione ”perche’ ho sempre desiderato vincere l’oro dei Giochi e non ci sono riuscito”.
Poco male, nonostante questo primato mancato rimane lo stesso il Mito, quello per cui in Brasile scrivono ancora sui muri ”grazie di essere nato” . E il calciatore di cui, garantiscono dalle spiagge di Copacabana ai palazzetti coloniali di Salvador de Bahia, si parlera’ anche nei secoli a venire.(ANSA).

I cinesi Liguang Yang e Lin Yue all'USA Diving Grand Prix, a Fort Lauderdale, Florida, USA (AP Photo/Lynne Sladky)
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Dalla Formula 1 al Gran Prix di Spagna al 22esimo titolo di campione della Bundesliga tedesca conquistato dal Bayern Monaco, passando per lo start in terra olandese del Giro d’Italia: come ogni settimana, in questa galleria le foto più belle dal mondo dello sport, scelte dalla redazione.

Il pilota tedesco di Formula 1 Nico Hulkenberg al Gran Premio di Spagna (AP Photo/David Ramos)
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Jose Mourinho prima di Roma-Inter
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Ciclismo acrobatico a Nelspruit, Sudafrica
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Il colombiano Camilo Villegas impegnato in un torneo di golf a Ponte Vedra Beach, Florida, USA
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Il pilota tedesco di Formula 1 Nico Hulkenberg al Gran Premio di Spagna
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La tennista Maria Jose Martinez Sanchez, la vincitrice dell’edizione 2010 degli Internazionali Bnl d’Italia femminili
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Il ciclista inglese Bradley Wiggins maglia rosa ad Amsterdam
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L’allenatore del Bayern Monaco, Louis van Gaal, innaffiato di birra per la vittoria del campionato tedesco
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IIHF Campionato del Mondo 2010 di Hockey su ghiaccio a Mannheim, Germania
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Il Bayern Monaco festeggia la vittoria del campionato tedesco
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La terra rossa dopo la pioggia. Oeiras, Lisbona. ATP Estoril
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Lancio del peso. Lo statunitense Christian Cantwell, vincitore del Grand Prix IAAF di Osaka, Giappone
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Tennis, Davis Cup. Potito Starace e Simone Bolelli in campo a Zoetermeer, Paesi Bassi
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Surf su sabbia a Benoni, Sudafrica
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Arti marziali miste a Montreal, Canada
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La curva interista prima della partita contro il Chievo
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Basket a Bercy, Francia: Partizan Belgrade vs CSKA Moscow
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L’australiano Mark Webber festeggia la vittoria al Grand Prix di Spagna
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Francesco Totti dopo un gol mancato al Cagliari
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I cinesi Liguang Yang e Lin Yue all’USA Diving Grand Prix, a Fort Lauderdale, Florida, USA
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Wrestling a Sarnen, Svizzera
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Auto d’epoca al Grand Prix di Spagna
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Un fan dell’Estudiantes a Buenos Aires
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L’australiano Cadel Evans, maglia rosa alla seconda tappa del Giro d’Italia
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Baseball. Nate McLouth degli Atlanta Braves in campo a Milwaukee, Wisconsin, USA
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Giro d’Italia. Da Amsterdam a Middelburg

La terra rossa dopo la pioggia. Oeiras, Lisbona. ATP Estoril (AP Photo/ Francisco Seco)
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La curva interista prima della partita contro il Chievo (MATTEO BAZZI/DC)

Il vincitore della passata edizione, Denis Menchov (Foto MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA/BT /DC)
Conto alla rovescia sul 93° Giro d’Italia, che quest’anno parte fuori dai confini nazionali. Domani prenderà infatti il via partendo dall’Olanda, da Amsterdam, per 21 tappe dall’8 al 30 maggio, su un totale di 3.469,3 km.
Nella passata edizione vinse il russo Denis Menchov con un tempo di 86h3′11″ e il migliore degli italiani fu Franco Pellizzotti, secondo con un distacco di 1′59″.
I due sono attesi al via come protagonisti. Ma la gara è ben aperta e hanno agguerriti rivali, come l’australiano Cadel Evans, lo spagnolo Carlos Sastre, il nostro Francesco Masciarelli…
Guardiamo gli attesi protagonisti di questo Giro d’Italia in questa galleria fotografica.
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Il vincitore della passata edizione, Denis Menchov
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Denis Menchov vincitore del Giro d’Italia 2009
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Franco Pellizzotti
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Marco Pinotti
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L’australiano Cadel Evans
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Lo spagnolo Carlos Sastre
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Stefano Garzelli
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Francesco Masciarelli
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Vincenzo Nibali
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Alexander Vinokourov
Queste le 21 tappe del 93/o Giro d’Italia:
- 8/5 sabato: 1/a tappa; Amsterdam (cronometro individuale) km 8,4.
- 9/5 domenica: 2/a tappa; Amsterdam-Utrecht km 210.
- 10/5 lunedì: 3/a tappa; Amsterdam-Middelburg km 224.
- 11/5 martedì: riposo/trasferimento.
- 12/5 mercoledì: 4/a tappa; Savigliano-Cuneo (cronometro a squadre) km 33.
- 13/5 giovedì: 5/a tappa; Novara-Novi Ligure km 162.
- 14/ venerdì: 6/a tappa; Fidenza Village-Marina di Carrara km 172.
- 15/5 sabato: 7/a tappa; Carrara-Montalcino km 222.
- 16/5 domenica: 8/a tappa; Chianciano Terme-Terminillo km 189.
- 17/5 lunedì: 9/a tappa; Frosinone-Cava De’ Tirreni km 187.
- 18/5 martedì: 10/a tappa; Avellino-Bitonto km 230.
- 19/5 mercoledì: 11/a tappa; Lucera-L’Aquila km 262.
- 20/5 giovedì: 12/a tappa; Città Sant’Angelo-Porto Recanati km 206.
- 21/5 venerdì: 13/a tappa; Porto Recanati-Cesenatico km 223.
- 22/5 sabato: 14/a tappa; Ferrara-Asolo km 205.
- 23/5 domenica: 15/a tappa; Mestre-Monte Zoncolan km 222.
- 24/ lunedì: riposo.
- 25/5 martedì: 16/a tappa; San Vigilio di Marebbe/St.
Vigil-Plan de Coroner/Kronplatz (cronometro individuale) km 12,9.
- 26/5 mercoledì: 17/a tappa; Brunico/Bruneck-Peio Terme km 173.
- 27/5 giovedì: 18/a tappa; Levico Terme-Brescia km 140.
- 28/5 venerdì: 19/a tappa; Brescia-Aprica km 195.
- 29/5 sabato: 20/a tappa; Bormio-Ponte Di Legno/Tonale km 178.
- 30/5 domenica: 21/a tappa; Verona (cronometro individuale) km 15.

Campionato d'Europa di Ginnastica Artistica Femminile (AP Photo/Alastair Grant)
Una selezione delle foto più belle della settimana dal mondo dello sport: dal Campionato d’Europa di Ginnastica Artistica Femminile ai playoff del Campionato NBA americano, passando per il Grand Prix di motociclismo di Jerez de la Frontera, in Spagna…

Maratona internazionale di San Paolo, Brasile (AP Photo/Andre Penner)
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Baseball: Matt Kemp dei Los Angeles Dodgers
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Scacchi a Sofia, Bulgaria: una mossa di Viswanathan Anand, campione del mondoin carica
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Baseball: Orlando Hudson dei Minnesota Twins e Asdrubal Cabrera dei Cleveland Indians
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Rugby femminile a Oshkosh, Wisconsin
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Calcio, Bundesliga. FC Schalke 04 vs Werder Bremen
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Gerald Asamoah, attaccante del Schalke 04, osserva con il figlio la partita contro il Werder Bremen
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MotoGP a Jerez de la Frontera, Spagna: lo stretching di Shoya Tomizawa durante le prove
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Birmingham, Gran Bretagna. Aliya Mustafina al Campionato d’Europa di Ginnastica Artistica Femminile
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Golf: l’irlandese Rory McIlroy partecipa al campionato Quail Hollow a Charlotte, Nord Carolina
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Birmingham, Gran Bretagna. Tatiana Nabieva al Campionato d’Europa di Ginnastica Artistica Femminile
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Maratona internazionale di San Paolo, Brasile
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Ciclismo: Tour di Gila in New Mexico, USA
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Birmingham, Gran Bretagna. Aliya Mustafina al Campionato d’Europa di Ginnastica Artistica Femminile
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Basket: Kyle Korver vs Derek Fisher
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Hockey su ghiaccio a San Jose, California: San Jose Sharks vs Detroit Red Wings
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Birmingham, Gran Bretagna. Raluca Orna Haidu al Campionato d’Europa di Ginnastica Artistica Femminile
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MotoGP di Jerez de la Frontera, Spagna: la caduta di Sturla Fagerhaug
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MotoGP di Jerez de la Frontera, Spagna: Dani Pedrosa
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Baseball: Orlando Cabrera dei Cincinnati Reds
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Hockey su ghiaccio a Boston: Boston Bruins vs Philadelphia Flyers
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Basket a Cleveland: Cleveland Cavaliers vs Boston Celtics
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Tennis a Roma: Francesca Schiavone serve la palla
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Corsa elettorale per David Cameron, il candidato dei conservatori inglesi
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Tennis a Oeiras, Portogallo: l’ombra di Kimiko Date Krumm
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Un motociclista tra i campi fioriti di colza di Kalkriese, Germania
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Cricket a Georgetown, Guyana
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Biliardo: Neil Robertson bacia il trofeo di campione del mondo
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Calcio a Barcellona: Zlatan Ibrahimovic vs Mikel Alonso
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Cricket a Georgetown, Guyana
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Open di Tennis di Estoril, Portogallo: Daniel Gimeno-Traver

Tennis a Oeiras, Portogallo: l'ombra di Kimiko Date Krumm (AP Photo/Armando Franca)

LeBron James durante la premiazione
(ANSA) - WASHINGTON, 3 APR - Per il secondo anno consecutivo la star dei Cleveland Cavaliers LeBron James ha conquistato il titolo di miglior giocatore di basket del campionato americano.
Lo ha annunciato ufficialmente oggi la Nba, anche se la notizia era gia’ stata anticipata nei giorni scorsi dalla stampa americana.
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LeBron James durante la premiazione
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Un tifoso
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LeBron James con la maglia dei Cleveland Cavaliers
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LeBron James
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Anche Shaquille O’Neal, centro dei Cavs, era presente alla premiazione
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La folla in fila per l’evento
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LeBron James assieme alla sua famiglia durante la premiazione
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LeBron James durante la premiazione
LeBron James, 25 anni, di Akron, in Ohio, ha ritirato il riconoscimento oggi al college della sua città, dove cominciò a giocare a basket quando frequentava il liceo.
Il titolo di Most Valuable Player (MVP) viene assegnato dalla stampa specializzata. LeBron ha ottenuto 116 su 123 voti, contro i 4 avuti dall’ala di Oklahoma City, Kevin Durant, e i 3 avuti dalla stella dei Los Angeles Lakers Kobe Bryant.
La sera prima a Cleveland LeBron aveva trascinato al successo i Cavaliers per 101-93 contro i Celtics Boston nella prima partita di semifinale dei playoff, LeBron ha conquistato il titolo come miglior giocatore della regular season realizzando una media straordinaria di 29,7 punti, 7,3 rimbalzi e 8,6 assist a partita.
Grazie a lui i Cavaliers hanno vinto il maggior numero di partite giocate regular season: 61 vittorie, 21 sconfitte. (ANSA).

Incidente di percorso a Lexington, Kentucky (AP Photo/Candice Chavez):

Salto in alto nello Iowa (USA): Chaunte Lowe (AP Photo/Charlie Neibergall)
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Equitazione a Lexington, Kentucky (USA): incidente di percorso
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Matteo Morandi, medaglia d’oro agli anelli agli Europei di Birmingham
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Box a Herning, Danimarca: Carl Froch nell’angolo
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Salto in alto nello Iowa (USA): Chaunte Lowe partecipa al Drake Relays athletics meet
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Lotta greco-romana in Colorado: Pete Gourairidis vs Leon White
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Maratona di Londra: aiuto per raggiungere il traguardo
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Rugby a Brisbane, Australia: Queensland Reds vs South African Stormers
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Surf a Santa Catarina, Brazil: Andy Irons dalle Hawaii
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Baseball a New York: Atlanta Braves vs New York Mets
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Nuoto di massa in Venezuela: attraverso i fiumi Orinoco e Caroni
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Tennis a Roma: Flavia Pennetta durante la semifinale della Fed Cup
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110 metri ad ostacoli, nello Iowa (USA)
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Ciclismo critico a Budapest: i partecipanti ad una manifestazione di Critical Mass
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Basket a Milwaukee: Milwaukee Bucks vs Atlanta Hawks durante una partita dei Playoff NBA a
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Box femminile ad Amburgo: Nadia Raoui vs Susi Kentikian
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Judo femminile, campionati europei a Vienna: l’italiana Edwige Gwend combatte con l’olandese Elisabeth Willeboordse
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100 metri a staffetta a Philadelphia: il campione del mondo Usain Bolt
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Equitazione a Louisville, Kentucky (USA)
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Golf ad Avondale, Louisiana (USA): un lancio di Greg Owen al tramonto
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Atletica leggera a Philadelphia: atleti in riscaldamento
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Equitazione a Louisville, Kentucky: cavalli condotti fuori pista
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Golf a Varadero, Cuba: un lancio di Alexei Castellanos
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Maratona a Madrid: il ristoro dell’acqua
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Europei di ginnastica a Birmingham: Philipp Boy dopo la prova al cavallo con maniglie
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Tennis a Belgrado: Jelena Jankovic in campo per la Fed Cup

Lotta greco-romana in Colorado: Pete Gourairidis vs Leon White (AP Photo/Amy Sancetta)

La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell'Annapurna
(ANSA) - AOSTA, 27 APR - In poco meno di 13 anni ha scalato tutti i 14 Ottomila della Terra, diventando la prima donna a riuscire nell’impresa. Conquistando questa mattina la vetta dell’Annapurna, la sudcoreana Oh-Eun-Sun e’ entrata nella storia dell’alpinismo. Il suo exploit e’ stato ripreso in diretta dalle telecamere del network Kbs.
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
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La sudcoreana Oh-Eun-Sun conquista la vetta dell’Annapurna
Nata il primo marzo 1966 a Namwon, ‘Miss Oh’ (questo il suo soprannome nel mondo alpinistico) ha dimostrato grandi doti atletiche e di resistenza, anche se in alcuni casi (Everest e K2) ha fatto ricorso all’ossigeno supplementare. Nelle spedizioni, inoltre, ha sempre potuto contare su ricchi sponsor e grandi team, con numerosi sherpa al seguito per preparare la via e attrezzare i campi. Tutto ció ha provocato pesanti critiche nei suoi confronti da parte dei molti ‘colleghi’ che prediligono lo stile cosiddetto ‘pulito’.
La sua avventura in alta quota era iniziata nel 1997 con la salita del Gasherbrum II, in Pakistan. Poi ha riposto piccozza e ramponi nell’armadio. Nel 2004 e’ tornata a scalare, conquistando l’Everest, e riprendendo la ”corsa agli Ottomila”. Uno dietro l’altro, con un ritmo forsennato, sono finiti nel suo zaino tutti gli altri Giganti della Terra. Nel 2007 ne ha conquistati due, nel 2008 quattro, nel 2009 altri quattro. Ora le resta solo da chiarire i contorni della scalata (contestata) del Kangchenjunga, nel maggio del 2009, per poter indossare la corona di ‘Regina degli Ottomila’.
”Penso che l’avventura e l’esplorazione siano scritte nel mio Dna - spiegava alcuni anni fa in un’intervista - e il mio idolo e’ Gengis Khan”. Single, ha dichiarato che la conquista delle montagne e’ l’unica cosa che le interessa: ”Incontrarle e’ come incontrare un fidanzato - ha spiegato -, mi sento agitata, preoccupata, sulle spine fino a quando non sono con loro”.
Pochi mesi fa, in una lettera al sito specializzato explorersweb, sosteneva: ”Se avessi lasciato il mio lavoro per scalare solo le montagne, non sarei durata a lungo. Secondo me, se uno vuole realizzare un suo grande desiderio, e’ importante che rimanga indipendente, non solo finanziariamente ma anche mentalmente”. E aggiungeva: ”Le persone sono propense a pensare che gli uomini siano forti e le donne deboli, soprattutto nel mondo dell’alpinismo dove gli uomini sono in maggioranza. Ma se si dipende da qualcun altro, si e’ sempre limitati. Invece, bisogna fare le cose da soli e semplicemente seguire i propri sogni”.
Il primo a scalare tutti gli Ottomila (e senza ossigeno) e’ stato l’altoatesino Reihold Messner. Miss Oh e’ la prima donna donna e la ventiduesima assoluta in questa speciale classifica. (ANSA).

Vinokourov al traguardo
BATTUTI I FAVORITI CONTADOR, GILBERT E SCHLECK. MALE CUNEGO,21/O (ANSA) - LIEGI (BELGIO), 25 APR - Il vecchio ‘Vino’ val bene una Liegi. Tutti si aspettavano il primo successo in una classica del re dei grandi giri, Alberto Contador, mentre il Belgio confidava nel corridore di casa, Philippe Gilbert, per mettere fine al lungo digiuno (Vandenbrouke l’ultimo nel ‘99).
Ma alla fine a mettere tutti d’accordo - compresi i fratelli Schleck, il due volte vincitore della ‘Doyenne’ Valverde, e l’iridato Cadel Evans - e’ stato Alexandre Vinokourov. Un successo inaspettato, ma non per il 36/enne kazakho.
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Alberto Contador
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Alberto Contador in fuga
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Alexandre Vinokourov e Aleksandr Kolobne
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Philippe Gilbert e Alberto Contador
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Vinokourov in volata
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Vinokourov al traguardo
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Vinokourov sul podio con Aleksandr Kolobnev e Alejandro Valverde
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Vinokourov bacia la coppa
Vinokourov, infatti, ha vinto il Giro del Trentino per appena 12 centesimi su Ricco’, e dopo ogni tappa ripeteva di essere costretto a dosare gli sforzi in vista del suo grande obiettivo, la Liegi-Bastogne-Liegi. Detto fatto: dopo la vittoria nel 2005, il kazakho iscrive per la seconda volta il suo nome nell’albo d’oro della ‘decana’, la corsa piu’ antica del mondo (e’ nata nel 1892). Un successo che getta alle spalle il periodo piu’ nero di ‘Vino’: l’esclusione dal Tour del 2006, perche’ quasi tutti i componenti della sua squadra (ma non lui) erano coinvolti nell’indagine sul doping della cosiddetta Operacion Puerto; il ritiro, poi il ritorno a sanzione finita.
Un successo il cui peso specifico, al di la’ del prestigio della gara, e’ reso ancora maggiore dal livello tecnico espresso dall’edizione numero 96. I big infatti ci hanno provato un po’ tutti. Dal grande favorito Gilbert, al vincitore uscente Andy Schleck (6/o), al campione del mondo e dominatore della Freccia Vallone Cadel Evans. Ci ha provato, eccome, anche Contador (10/o): lo spagnolo, con le sue accelerazioni, ha lanciato un paio di segnali importanti: e’ sempre piu’ vicino a diventare un fuoriclasse completo, capace di andare a segno anche nelle corse di un giorno; sa essere anche un uomo squadra dell’Astana, rinunciando al ruolo di stella per far vincere un compagno. ”Sono felice, per me si tratta di una grande rivincita - ha confessato Vinokourov - sono qui per dimostrare che merito la fiducia del pubblico”. Grande delusione in casa Italia: Cunego chiude 21/o, preceduto anche da Garzelli, 18/o.
Fino alla Redoute tutto scorre tranquillo, ma la corsa si infiamma sulla Cote de la Roche aux Faucons. Si muove la Saxo Bank: ritmo alto, preludio alla stoccata di Andy Schleck a cui replica subito l’ ‘enfant du pays’ Gilbert, ed in un secondo momento Alberto Contador. Un tris che pero’ subisce la reazione del plotone. Tratto di falsopiano e si scatena l’azione decisiva: scatto secco di Vinokourov: solo il russo Kolobnev lo segue. Dietro si forma un terzetto con Valverde, Gilbert ed Evans (arriveranno in quest’ordine al traguardo), che pero’ nulla puo’ contro la granitica alleanza dell’est. Sulla salita di Saint-Nicolas, ‘Vino’ cerca di togliersi di ruota Kolobnev.
L’impresa gli riesce solo nell’erta finale di Ans all’ultimo km.
Ora Vinokourov sara’ tra i grandi favoriti del Giro d’Italia.
”E’ la dimostrazione che si puo’ vincere senza doping”, ha detto a fine corsa il kazakho, che non ha mai smesso di gridare la sua innocenza dopo la squalifica nel 2007.
(ANSA).
ORDINE D’ARRIVO:
1. Alexandre VINOKOUROV (Kaz, Astana) 6h37′48″; 2. Alexandr Kolobnev (Rus, Katusha) a 6″; 3. Alejandro Valverde (Spa, Caisse d’Epargne) a 1′04″; 4. Philippe Gilbert (Bel) s.t.; 5. Cadel Evans (Aus); 6. Andy Schleck (Lux) a 1′07″; 7. Igor Anton (Spa) s.t.; 8. Christopher Horner (Usa); 9. Frank Schleck (Lux); 10. Alberto Contador (Spa).
Gli italiani: 18. Stefano Garzelli (Ita) a 1′18″ 21. Damiano Cunego (Ita) s.t. 29. Vincenzo Nibali (Ita) a 01′29″ 34. Francesco Masciarelli (Ita) a 01′59″ 38. Leonardo Bertagnolli (Ita) a 02′08″ 39. Francesco Failli (Ita) a 02′35″ 45. Franco Pellizotti (Ita) a 05′07″ 46. Giampaolo Caruso (Ita) s.t

I nuotatori sull'imbarcazione che li conduce al punto dove avrà inizio la gara (AP Photo/Ariana Cubillos)
Si sono iscritti in 900, in 805 hanno preso parte alla gara, ma solamente 520 hanno compiuto l’impresa: sfidare le correnti del fiume Orinoco, uno dei più grandi fiumi del mondo, percorrendo 3,1 chilometri delle sue acque turbolente. Chi non ce l’ha fatta, è stato recuperato da apposite imbarcazioni.

Cavaliers - Bulls, gara 3 (AP Photo/Nam Y. Huh)
(ANSA-AFP-REUTERS) - CHICAGO (USA), 23 APR - Chicago Bulls e Oklahoma City vincono gara tre e si portano sul 2-1 nella serie del primo turno dei play off del campionato Nba di basket, accorciando le distanze nei confronti delle dirette avversarie, Cleveland e Lakers.
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Cavaliers - Bulls
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Suns - Trail Blazers
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Suns - Trail Blazers
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Suns - Trail Blazers
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Lakers - Thunder
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Lakers - Thunder
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Lakers - Thunder
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Lakers - Thunder
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Cavaliers - Bulls
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Cavaliers - Bulls, gara 3 (AP Photo/Nam Y. Huh)
Grazie a un Derrick Rose in stato di grazia (e autore di 31 punti) i Bulls hanno conquistato il primo punto della serie contro i Cavaliers, ai quali non e’ bastato Lebron James, autore di 39 punti.
Nella Conference ovest, accorcia le distanze anche Oklahoma City, che supera in casa i Los Angeles Lakers. Mattatore della serata Kevin Durant che ha chiuso con 29 punti e 19 rimbalzi, nella prima partita di playoff mai giocata a Oklahoma City, spingendo i Thunder alla vittoria 101-96 contro i Lakers.
Sempre a Ovest, vittoria di Phoenix in casa di Portland.
Jason Richardson chiude la serata con 42 punti, consentendo ai Suns di espugnare il Rose Garden e portare sul 2 ad 1 la serie contro i Blazers.
Risultati del primo turno dei play off del campionato Nba di basket (al meglio delle sette partite): Conference Est Chicago-Cleveland 108-106 (Cleveland 2-1) Conference Ovest A Oklahoma City: Oklahoma City-Los Angeles Lakers 101-96 (Los Angeles 2-1) Portland-Phoenix 89-108 (Phoenix 2-1).
(ANSA).

(Credits: EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT)
La Patrouille des Glaciers - letteralmente: “Pattuglia dei ghiacciai” - è una gara di scialpinismo organizzata dall’Esercito svizzero, a cui prendono parte atleti sia civili, sia militari. Si svolge ogni due anni tra Zermatt, Arolla a Verbier, lungo un percorso di circa 53 Km, a piedi e con gli sci, e su un dislivello positivo di quasi 4000 m. L’edizione 2010 ha preso il via nella giornata di ieri e si concluderà il prossimo 24 aprile. Parte del percorso verrà affrontato dagli atleti durante la notte.
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Una gara di scialpinismo organizzata dall’Esercito svizzero, a cui prendono parte atleti sia civili, sia militari
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Si svolge ogni due anni tra Zermatt, Arolla a Verbier, in Svizzera
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Il percorso è di circa 53 Km, a piedi e con gli sci
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L’uscita dal villaggio di Zermatt
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Il dislivello positivo percorso dagli atleti è di quasi 4000 m
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L’arrivo sul Rosablanche
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L’edizione 2010 si svolge tra il 21 e il 24 aprile
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La gara si effettua tra squadre composte di tre atleti, com’è necessartio per la progressione sicura su ghiacciaio
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Le ultima informazioni prima della partenza
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Parte del percorso viene affrontato dagli atleti durante la notte
In occasione di una conferenza stampa tenutasi a Berna il nuovo comandante della Patrouille des Glaciers (PDG), tenente colonnello SMG Ivo Burgener, ha presentato l’edizione 2010 come la «competizione a squadre – il cui svolgimento è affidato all’esercito – più impegnativa al mondo». La gara si effettua tra squadre composte di tre atleti, com’è necessartio per la progressione sicura su ghiacciaio.