Leggi tutte le notizie su:
sport

Hannes Genze e Andreas Kugler (EPA/GARY PERKIN/SPORTZPICS)
Sono 1200 e provengono da 50 diverse nazioni i mountain-bikers che, in Sudafrica, stanno partecipando all’edizione 2010 della Absa Cape Epic, forse la gara a tappe più importante al mondo e la prima che, dal 2006, assegna punti UCI.
-
-
Hannes Genze (Germania) e Andreas Kugler (Svizzera)
-
-
Cyclists Raoul De Jongh e Brett Chilcott (Sudafrica)
-
-
Un momento della quarta tappa
-
-
Un atleta in gara
-
-
Michael Lella (Germania)
-
-
Un momento della gara presso Ceres, Sudafrica
-
-
Greeff Moolman (Sudafrica)
-
-
Alban Lakata (Austria)
-
-
Nicolas Vermeulen e Kevin Van Hoovels (Belgio)
-
-
Koos Kloper (Sudafrica)
-
-
Un momento della gara
-
-
Hannele Steyn (Sudafrica) e Ivonne Kraft (Germania)
-
-
Stefan Koller (Germania)
Sono previste 8 tappe, per un totale di 722 chilometri, con quasi 15.000 m di dislivello. La gara è a coppie e i concorrenti - che devono avere almeno 40 anni - sono suddivisi in 4 differenti categorie: Men, Ladies, Mixed e Masters. Per conquistare il titolo di Finisher, i participanti dovranno completare la cronometro e tutte le tappe.

Cyclists Raoul De Jongh e Brett Chilcott (EPA/NIC BOTHMA)
Tra gli atleti in gara, l’italiano Massimo De Bertolis, ex iridato marathon, in coppia col tre volte vincitore del Giro del Capo David George.

Un momento della gara (EPA/NIC BOTHMA)

Nikolai, Alaska (AP Photo/Anchorage Daily News, Bob Hallinen)
Iditarod è il nome di un villaggio dell’Alaska, oggi abbandonato, attraverso il quale si snodava una pista che, da Seward nel Golfo di Alaska, raggiungeva Nome, sul mare di Bering. Lungo quello storico percorso - che in origine copriva una distanza di 3.700 Km - si svolgono ogni anno diverse gare con i cani da slitta, a piedi, in mountain byke o con gli sci.
-
-
Nikolai, Alaska
-
-
Ruby, Alaska
-
-
Takotna, Alaska
-
-
Presso il fiume Yukon
-
-
Anchorage, Alaska
-
-
Unalakleet, Alaska
-
-
Ruby, Alaska
-
-
Nikolai, Alaska
-
-
Nikolai, Alaska
-
-
Kotzebue, Alaska
-
-
Takotna, Alaska
-
-
Cripple, Alaska
-
-
Takotna, Alaska
-
-
Takotna, Alaska
-
-
Ruby, Alaska
-
-
Unalakleet, Alaska
-
-
Unalakleet, Alaska
-
-
Unalakleet, Alaska
-
-
Willow, Alaska
-
-
Takotna, Alaska
La Iditarod Trail Sled Dog Race è la più celebre di tali gare ed ha per protagoniste delle slitte trainate da cani. Si svolge ogni anno, all’inizio di marzo, lungo il percorso di 1.868 km che si snoda da Anchorage a Nome, estremamente difficile e pericoloso anche per le temperature proibitive, vicine ai -40°C.

Ruby, Alaska (AP Photo/Anchorage Daily News, Bob Hallinen)

Da Auckland, in Nuova Zelanda
(ANSA) - Comincia oggi a Auckland la seconda tappa della regata Louis Vuitton Trophy, che vede sfidarsi otto team con l’ambizione di partecipare alla prossima edizione della Coppa America. Uno dei due italiani iscritti, a dire il vero, già parteciperà: Mascalzone Latino Audi Team, infatti, ha già lanciato la sua sfida a Bmw Oracle Racing attraverso il Club Nautico Roma, che è divenuto così Challenger of Record. Gli altri team dovranno aspettare che vengano rese note le regole della prossima edizione che Larry Ellison e Vincenzo Onorato potrebbero concordare già nelle prossime settimane per avviare molto in fretta la prossima edizione della Coppa.
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
-
-
Da Auckland, in Nuova Zelanda
L’altro team italiano è Azzurra, che ha vinto il primo evento del Louis Vuitton Trophy, disputatosi a novembre a Nizza ed è quindi tra i favoriti. I padroni di casa sono gli uomini di Emirates Team New Zealand, che ha messo a disposizione due barche - NZL84 e NZL92, assistite da un team di 45 uomini - su cui si alterneranno gli otto equipaggi iscritti: Team Origin, Mascalzone Latino Audi Team, Azzurra, All4One, Synergy Russian Sailing Team, Emirates Team New Zealand, Artemis, Aleph Sailing Team.

Ultimi ritocchi allo stadio di Johannesburg
(ANSA) - Un annuncio solenne quello di oggi della Fifa, e non casuale, a cento giorni esatti dall’apertura del sipario: il Sudafrica è pronto. Il conto alla rovescia per il Mondiale entra dunque nella sua fase calda.

Lo stadio Moses Mabhida di Durban (AP Photo/Denis Farrell)
”Nessun dubbio” sull’organizzazione del torneo in programma dall’11 giugno all’11 luglio. Il presidente della Federazione internazionale Sepp Blatter lancia da Durban la sua benedizione al torneo, fugando gli ultimi dubbi su una competizione difficile che fino a qualche mese fa sembrava un’impresa quasi impossibile. E invece, ancora una volta, la Fifa ha compiuto un altro miracolo.
-
-
Ultimi ritocchi allo stadio di Johannesburg
-
-
Veduta aerea dello Stadio di Città del Capo
-
-
Lo stadio Moses Mabhida di Durban
-
-
Lo stadio di Johannesburg
-
-
Veduta aerea dello stadio di Città del Capo
-
-
Lo stadio Royal Bafokeng di Rustenburg
-
-
Lo stadio di Città del Capo
-
-
Lo stadio Peter Mokaba di Polokwane
-
-
Collaudi allo stadio di Città del Capo
-
-
Lo stadio Ellis Park di Johannesburg
-
-
Un operaio al lavoro
-
-
Operai al lavoro
-
-
Ultimi lavori per lo stadio di Città del Capo
-
-
-
Ultimi lavori per lo stadio di Città del Capo
-
-
Ultimi lavori per lo stadio di Città del Capo
-
-
Ultimi lavori per lo stadio di Città del Capo
-
-
Port Elizabeth
-
-
Lo stadio Mbombela in costruzione
-
-
I lavori per lo stadio di Città del Capo, nel luglio 2009
La prima Coppa del mondo nel continente africano comincerà venerdi’ 11 giugno a Johannesburg con la partita Sudafrica- Messico, e terminerà domenica 11 luglio con la finale, sempre nel nuovo stadio Soccer City della stessa città.

Un operaio al lavoro (EPA/NIC BOTHMA)
La Fifa ha appena concluso un’ispezione dei dieci stadi (cinque nuovi e altrettanti ristrutturati) in cui si giocheranno le 64 partite del torneo. Otto di essi sono stati completati e vi si è già giocato. Per il principale, il Soccer City di Johannesburg (95mila posti), occorrono ancora lavori di sistemazione all’esterno (parcheggi, vie d’accesso, ecc.); mentre quello di Nelspruit (est) ha problemi di manto erboso, che però - assicura la Fifa - saranno risolti in tempo.

Ultimi lavori per lo stadio di Città del Capo (EPA/JON HRUSA)
Per costruire o rinnovare gli stadi, ammodernare gli aeroporti, migliorare la rete stradale e incrementare le forze di polizia in vista dei Mondiali il Sudafrica ha speso 33 miliardi di rand (circa 3,2 miliardi di euro).

L'allenatore dell
Terzo pareggio consecutivo per i neroazzurri nel secondo anticipo della venticinquesima giornata di campionato di serie A: Inter - Sampdoria si conclude con un pareggio 0 a 0.
-
-
L’allenatore dell’Inter Josè Mourinho
-
-
Diego Milito vs Stefano Lucchini
-
-
Wesley Sneijder vs Angelo Palombo
-
-
Dejan Stankovic vs Giampaolo Pazzini
-
-
Samuel Eto’o
-
-
L’arbitro Paolo Tagliavento espelle Ivan Cordoba
-
-
L’attaccante dell’Inter Samuel Eto’o a terra | L’arbitro Paolo Tagliavento
-
-
Samuel Eto’o ammonito
-
-
Il giocatore dell’Inter Walter Samuel lascia il campo dopo essere stato espulso
-
-
Wesley Sneijder vs Giampalo Pazzini
-
-
Protesta dei tifosi nerazzurri contro l’arbitraggio della terna guidata da Tagliavento
-
-
L’arbitro di Inter-Sampdoria, Tagliavento
-
-
Samuel Eto’o, Lucio e Javier Zanetti protestano con l’arbitro Tagliavento
-
-
L’attaccante dell’Inter Mario Balotelli in tribuna
-
-
L’allenatore della Sampdoria Luigi Del Neri
(ANSA) - Il finale di primo tempo è stato convulso, con l’allenatore nerazzurro José Mourinho che, a favore delle telecamere, ha incrociato i polsi mimando le manette, dopo che l’arbitro aveva espulso Samuel e ammonito Cordoba e poco prima che il difensore colombiano rimediasse il secondo cartellino giallo lasciando i suoi in 9. La gara si é infiammata quando Samuel, già ammonito, al 31′ si è visto sventagliare dall’arbitro Tagliavento il cartellino rosso diretto per una gomitata al s ampdoriano Pozzi.
Lo stesso provvedimento voleva al 35′ la panchina interista per uno sgambetto ai danni di Lucio di Pazzini, solo ammonito. Le immagini hanno ripreso anche la furia di Muntari, appena sostituito, contenuto da uno degli assistenti di Mourinho. Pochi istanti dopo, al 38′, Cordoba, ha rimediato la seconda ammonizione per un fallo ai danni di Pozzi.
Allenatore e giocatori dell’Inter, secondo quanto si apprende, manterranno il silenzio stampa fino alla conferenza stampa alla vigilia della partita di Champions League contro il Chelsea di mercoledì.
______________________________________
Inter - Sampdoria 0-0 (0-0).
Inter (4-3-1-2): Julio Cesar 6.5, Maicon 6, Cordoba 5.5, Samuel 5, Zanetti 6, Stankovic 6.5, Cambiasso 6, Muntari 5.5 (35′ st Lucio 6), Sneijder 7 (36′ st Thiago Motta sv), Milito 6.5 (26′ st Pandev 6), Eto’o 6.5. (1 Toldo, 17 Mariga, 15 Khrin, 7 Quaresma). Allenatore: Mourinho 6.5.
Sampdoria (4-4-2): Storari 6.5, Zauri 6, Lucchini 5.5, Gastaldello 6, Ziegler 5.5, Semioli 6 (36′ st Padalino sv), Palombo 6, Poli 6.5 (34′ st Tissone sv), Guberti 5.5 (11′ st Mannini 5.5), Pozzi 6, Pazzini 5.5. (21 Guardalben, 5 Accardi, 13 Rossi, 11 Scepovic). Allenatore: Del Neri 6.
Arbitro: Tagliavento di Terni 6.
Angoli: 5-4 per l’Inter.
Recupero: 2′ e 4′.
Espulsi: Samuel per gioco falloso, Cordoba e Pazzini per doppia ammonizione.
Ammoniti: Samuel, Cordoba, Pozzi, Lucchini, Pazzini per gioco falloso; Eto’o per comportamento non regolamentare.

Amy Williams (Gran Bretagna), oro nello skeleton femminile (EPA/ALESSANDRO DELLA BELLA)
In questa galleria di immagini, le foto dei vincitori nelle singole discipline olimpiche dei Giochi invernali in corso a Vancouver.
-
-
Amy Williams (Gran Bretagna), oro nello skeleton femminile
-
-
Michael Schmidt, oro Michael Schmid (Svizzera) ha vinto nello skicross uomini del programma di freestyle
-
-
Lee Jung-Su (Corea del Sud), oro nei 1000 metri dello short-track maschile
-
-
Bode Miller (USA), oro nella Supercombinata
-
-
Ireen Wust (Olanda), oro nei 1500 metri donne del programma di pattinaggio velocità
-
-
Evan Lysacek (USA), oro
-
-
Andrea Fischbacher (Austria), oro
-
-
Marcus Hellner (Svezia) nella 30 km di fondo
-
-
Simon Ammann (Svizzera), oro nel salto con gli sci da trampolino grande
-
-
Maria Riesch (Germania), oro nella supercombinata femminile di sci alpino
-
-
Christine Nesbitt (Canada), oro nei 1000 metri di pattinaggio di velocità
-
-
Emil Hegle Svendsen (Norvegia), oro nella 20 km individuale di biathlon
-
-
Tora Berger (Norvegia), oro nella 15 km di biathlon donne
-
-
Torah Bright (Australia), oro nell’halfpipe femminile
-
-
Shaun White (USA), medaglia d’oro nell’half-pipe maschile
-
-
Patric Leitner e Alexander Resch, medaglie d’oro nello slittino doppio
-
-
Nikita Kriukov (Russia), oro nello sprint di fondo
-
-
Shani Davis (USA), oro nei 1000 m del pattinaggio di velocità
-
-
Marit Bjoergen (Norvegia), oro nello sprint femminile
-
-
Wang Meng (Cina), oro nello short track
-
-
Lindsey Vonn (USA), oro nella discesa libera
-
-
Maelle Ricker (Canada), oro nello snowboard cross femminile
-
-
Seth Wescott (USA), oro nello snowboard cross
-
-
Bjoern Ferry (Svezia), oro nell’inseguimento del biathlon
-
-
Magdalena Neuner (Germania), medaglia d’oro nella 10 km ad inseguimento
-
-
Lee Sang-Hwa (Corea del Sud), oro nei 500 metri pattinaggio velocità
-
-
Dario Cologna (Svizzera), oro nei 15 km a tecnica libera di fondo
-
-
Alexandre Bilodeau (Canada), oro nel freestyle
-
-
Tae-Bum Mo (corea del Sud), oro nei 500 metri maschili del pattinaggio di velocità
-
-
-
Shen Xue e Zhao Hongbo (Cina), oro nel pattinaggio di figura
-
-
Charlotte Kalla (Svezia), oro nel fondo 10 km tecnica libera
-
-
Didier Defago (Svizzera), oro nella discesa libera di sci alpino
-
-
Jason Lamy (Francia), oro nella combinata nordica, la specialità che unisce salto dal trampolino e 10 km di fondo
-
-
Felix Loch (Germania), oro nello slittino singolo
-
-
Martina Sablikova (Repubblica ceca), oro nei 3000 metri di pattinaggio velocità
-
-
Vincent Jay (Francia), oro nella 10 km maschile
-
-
Sven Kramer (Paesi Bassi), oro nel pattinaggio, specialità pista lunga
-
-
Anastazia Kuzmina (Slovacchia), oro nel biathlon
-
-
Simon Ammann (Svizzera), oro nel salto con gli sci
-
-
Andreas e Wolfgang Linger (Austria), oro nel doppio dello slittino

(Federico Tardito/LaPresse)
(ANSA) - Festa grande a Casa Italia a Vancouver per Arianna Fontana, 19 anni, di Sondrio, e per la sua storica medaglia di bronzo. Con il terzo posto conquistato al Pacific Coliseum, la pattinatrice azzurra è diventata infatti la prima medaglia individuale nella storia olimpica dello short track italiano e per questo nella notte italiana il risultato della Fontana è stato calorosamente salutato dal presidente del Coni, Gianni Petrucci, dal capo missione, Raffaele Pagnozzi, e dal presidente della federazione Speed Skating, Giancarlo Bolognini.
-
-
La gioia dopo la gara
-
-
Arianna Fontana
-
-
Arianna Fontana durante la gara
-
-
Durante la gara finale dei 500 metri
-
-
Durante la gara finale dei 500 metri
-
-
Durante la gare di qualificazioni
-
-
Un momento della gara
-
-
Arianna Fontana sul podio
-
-
Sul podio con la cinese Wang Meng (oro) e la canadese Marianne St-Gelais (argento)
-
-
Sul podio con la cinese Wang Meng (oro) e la canadese Marianne St-Gelais (argento)
Lei, Arianna, ha ricevuto un assegno di 50mila euro, ha ringraziato, e ha detto che deve al suo fidanzato, il compagno di nazionale Roberto Serra, la conquista del bronzo. ”Mi ha detto che potevo farcela, dovevo solo cercare di essere me stessa, di fare la mia gara. E aveva ragione. Mi è stato vicino, mi ha motivato”.
La chiave della vittoria è stata la partenza, sulla quale ha lavorato per mesi, mettendo a punto una tecnica tutta sua, diversa dalle avversarie. ”Parto col piede destro girato, già pronto per la curva. Mi piace, ho guadagnato un paio di decimi da quando ho imparato a partire così. Ieri sapevo che mi giocavo la medaglia in partenza e così ho fatto. Poi sono andata a tutta. Perché lo short track è così, devi andare a tutta. Sono contenta. E orgogliosa. Vincere una medaglia alle olimpiadi non è da tutti”.

L'ala Mirco Bergamasco placcato da Lewis Moody (MAURIZIO BRAMBATTI/ANSA)
(ANSA) - “Orgoglioso per la prestazione della squadra, frustrato e deluso per il risultato finale. Ci siamo andati davvero vicini“. È questo, in sintesi, il Mallett-pensiero al termine del match che ha visto l’Italia uscire sconfitta di misura, 17-12, dall’Inghilterra di Wilkinson, nella seconda giornata del Sei Nazioni. Secondo il ct azzurro è proprio questa delusione a raccontare in maniera inequivocabile i progressi compiuti dall’Italrugby, che ormai non si accontenta più di perdere, seppur di poco, contro le grandi della palla ovale.
”La partita è stata decisa da un nostro errore - continua Mallet - mi dispiace molto per quel placcaggio sbagliato da Masi. Detto questo, la delusione nel nostro spogliatoio dimostra come la squadra creda ormai fortemente di poter vincere queste partite e non si accontenti piu’ di perdere di misura. I miglioramenti sono costanti sia in difesa sia in attacco e anche nelle touche abbiamo fatto bene”.
-
-
L’ala Mirco Bergamasco placcato da Lewis Moody
-
-
Inno di Mameli
-
-
Una touche durante la partita
-
-
Lewis Moody vs Martin Castrogiovann
-
-
Marco Bortolami vs Nick Easter
-
-
Tifosi azzurri
-
-
Il mediano di mischia Tito Tebaldi (n° 9) contrasta l’ala inglese Ugo Monye
-
-
Jonny Wilkinson | Una touche durante la partita
-
-
L’ala Mirco Bergamasco | Alessandro Zanni
-
-
L’ala Andrea Masi placcata dal centro Riki Flutey | Nick Easter e Tim Payne
-
-
L’azzurro Gonzalo Garcia e Nik Easter
-
-
Alessandro Zanni vs Mark Cueto
-
-
Un placcaggio dell’ala Mirko Bergamasco su Nick Easter | James Haskell vs Gonzalo Garcia
-
-
Placcaggio dell’azzurro Paul Derbyshire nei confronti dell’inglese James Haskel
-
-
Alessandro Zanni (D), Mauro Bergamasco (C) e Nik Easter
-
-
Il capitano Leonardo Ghiraldini contrastato dall’inglese James Haskell
-
-
Un momento della partita
-
-
L’azzurro Mirko Bergamasco
-
-
Saluti fra i giocatori della due nazionali al termine partita
-
-
Stretta di mano tra Jonny Wilkinson e Marco Bortolami
Nonostante le sconfitte contro Irlanda e Inghilterra nelle prime due partite del Sei Nazioni, Mallett crede che questo gruppo possa togliersi ancora qualche soddisfazione, a cominciare dalla sfida contro la Scozia, il 27 febbraio allo stadio Flaminio. ”La squadra è ambiziosa e l’ha dimostrato anche contro Nuova Zelanda e Sudafrica - ha dichiarato il ct - Anche l’infortunio di Parisse non ha cambiato la posititiva’ e la voglia di vincere. In Italia non ci sono tanti giocatori, ma tutti vogliono crescere. Sono certo che continuando di questo passo faremo grandi cose anche alla prossima Coppa del Mondo”.
A rendere merito alla prestazione degli azzurri è arrivato l’elogio del ct inglese, Martin Johnson. ”Abbiamo fatto molta fatica contro l’Italia - ha detto -. Una volta venivi qui e pensavi solo a quante mete avresti fatto, ma oggi non è più così, perché l’Italia è cresciuta tanto. Fiducia immutata per la vittoria finale del torneo? Assolutamente sì. È comunque meglio vincere che perdere”.
Soddisfazione anche nelle parole del capitano azzurro, Leonardo Ghiraldini, che non ha voluto polemizzare con l’arbitro francese Berdos, che all’inizio del secondo tempo ha espulso temporaneamente Castrogiovanni. ”Non credo che sia un problema personale tra gli arbitri e Martin - ha spiegato -. È vero però che c’è molta attenzione nei confronti della nostra mischia, ma tocca a noi giocare con maggiore disciplina, come abbiamo fatto oggi”.
Italia-Inghilterra 12-17 (6-6) nel posticipo della seconda giornata del torneo delle Sei Nazioni.
Italia: McLean, Masi (18′ st Robertson, 26′ st Masi), Canale, Garcia (42′ st Robertson), Mirco Bergamasco, Gower, Tebaldi (15′ st Canavosio), Zanni, Mauro Bergamasco, Sole (25′ st Perugini, 28′ st Sole, 36′ st Derbyshire), Bortolami, Geldenhuys, Castrogiovanni, Ghiraldini (42′ st Ongaro), Perugini (15′ st Aguero). (18 Bernabo’, 21 Bocchino).
All.: Mallett.
Inghilterra: D. Armitage, Cueto, Tait, Flutey, Monye, Wilkinson, Care (42′ st Hodgson), Easter, Moody (39′ st S. Armitage), Haskell, Borthwick, Shaw (29′ st Deacon), Cole (29′ st Wilson), Hartley (36′ st Thompson), Payne (24′ st Mullan).
(22 Flood). All.: Johnson.
Arbitro: Berdos (Francia)
Marcatori: nel pt 10′ Wilkinson calcio piazzato, 11′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 36′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 45′ Wilkinson calcio piazzato; nel st 6′ Tait meta, 23′ Wilkinson calcio piazzato, 29′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 38′ Mirco Bergamasco calcio piazzato, 41′ Wilkinson drop Espulsioni temporanee (cartellino giallo): Castrogiovanni al 22′ st
Spettatori: 32.000.

Alessandro Pittin (Foto Ansa/DANIEL DAL ZENNARO)
La medaglia che non ti aspetti arriva dopo un salto spettacolare e 10 km di fatica che si colorano di bronzo. Quello di Alessandro Pittin, 20 anni compiuti tre giorni fa e un podio olimpico che pesa doppio, perché è il primo per l’Italia ai Giochi di Vancouver, e anche quello della storia di una disciplina, la combinata nordica figlia di un Dio minore per lo sport azzurro.
La pulce della neve, uno scricciolo alto un metro e 60 per 50 kg di peso, ha cominciato a crederci fin da quando il salto, che non è certo il suo punto di forza, lo ha spinto fino al sesto posto virtuale, complice qualche sbavatura di rivali che in questa specialità vanno alla grande: l’azzurro di Tolmezzo sapeva di poter giocare le sue carte migliori nella 10 km di fondo. È lì, nella forza delle gambe, che ha concentrato la sua rimonta: possibile, studiata, costruita e raggiunta sul podio a soli otto centesimi dal francese Jason Lamy Chappuis, oro. L’argento va all’americano Johnny Spillane.
-
-
Un bronzo inatteso
-
-
Il podio
-
-
Il traguardo
-
-
A Whistler
-
-
Il salto
-
-
Alessandro nella parte di Cross Country
-
-
Le congratulazioni del compagno di squadra Giuseppe Michielli
-
-
Pittin ancora avanti al francese
-
-
Jason Lamy Chappuis e il nostro Alessandro Pittin
-
-
Il podio
Continua

(EPA/ANATOLY MALTSEV)
(ANSA) - Il drappo nero sulla bandiera a mezz’asta dei suoi connazionali, lo stadio in piedi, qualche lacrima, la dedica alla memoria in avvio e il minuto di silenzio alla fine. Le tracce della morte choc di Nodar Kumaritashvili, lo slittinista georgiano schiantatosi contro un palo mentre provava il suo esordio olimpico, scorrono silenziose nel fragore dello show, quello milionario dei Giochi, che va avanti comunque. Non dimentica, ma continua la sua corsa: e così, senza sostanziali cambiamenti di programma, la cerimonia ha dato il via alla XXI edizione delle Olimpiadi invernali, sebbene funestate poche ore prima dalla tragedia.
Va in onda in mondovisione, davanti a miliardi di telespettatori e ai 60mila del B.C.Place, lo spettacolo del Canada che per la terza volta ospita la rassegna a cinque cerchi, dopo Montreal ‘76 e Calgary ‘88: ed è un Paese intero quello messo in scena in tre ore, con tutte le sue anime, indiana, europea, il vecchio e il nuovo. Poi i colori: il bianco candido della prima cerimonia al coperto viene sfregiato per qualche istante dal nero dei monitor su cui scorre la scritta per lo slittinista.
-
-
L’ingresso acrobatico di uno snowboarder su un grande scivolo posto sotto i cinque cerchi olimpici
-
-
L’ingresso acrobatico di uno snowboarder su un grande scivolo posto sotto i cinque cerchi olimpici
-
-
L’ingresso acrobatico di uno snowboarder su un grande scivolo posto sotto i cinque cerchi olimpici
-
-
La dedica alla memoria del georgiano dello slittino, Nodar Kumaritashvili, morto in un incidente in pista durante le prove
-
-
Il BC Place Center che per la prima volta dalla sua inaugurazione nel 1983 ha registrato il tutto esaurito (60.600 persone)
-
-
La bandiera olimpica
-
-
Gli spettatori hanno finalmente potuto vedere una enorme distesa di neve rappresentata dagli scenografi con il coinvolgimento del pubblico
-
-
La bandiera canadese ha fatto il suo ingresso nello stadio portata da otto membri della Royal Canada Moun in classica uniforme con le giubbe rosse
-
-
Omaggio alle quattro popolazioni aborigene che rappresentano l’identità storica del Paese
-
-
Omaggio alle quattro popolazioni aborigene che rappresentano l’identità storica del Paese
-
-
Quattro totem che rappresentano un omaggio alle quattro popolazioni aborigene che rappresentano l’identità storica del Paese, le prime quattro nazioni ospitate dal Canada
-
-
Le foglie d’acero, simbolo del Paese del Nordamerica, che inondano tutto l’impianto
-
-
Skater e performer
-
-
Un grande show, trasmesso in mondovisione
-
-
Tra i giochi di luci, “l’orso dello spirito”, alto 20 metri, fatto esclusivamente di lead luminosi
-
-
Tra i giochi di luci, “l’orso dello spirito”, alto 20 metri, fatto esclusivamente di lead luminosi
-
-
La cerimonia è stata un vero e proprio omaggio al Canada, ai suoi spazi sconfinati, alle sue meraviglie naturali e alla sua cultura cosmopolita
-
-
Più di 2.500 atleti hanno partecipato alla sfilata
-
-
La bandiera georgiana listata a lutto
-
-
Dopo la sfilata musica al massimo con Bryan Adams e Nelly Furtado
-
-
Nikki Yanofsky canta l’inno nazionale canadese
-
-
La bandiera olimpica
-
-
Il governatore generale della British Columbia, Michaelle Jean
-
-
Dopo la sfilata musica al massimo con Bryan Adams e Nelly Furtado
-
-
Il Canada ospita la rassegna a cinque cerchi per la terza volta, dopo Montreal ‘76 e Calgary ‘88
-
-
K.D. Lang
-
-
Un violinista su una canoa volante | Skater illuminati dai led
-
-
Sciatori nell’aria
-
-
Snowboarder nell’aria
-
-
È la XXI edizione delle Olimpiadi invernali
-
-
È un Paese intero quello messo in scena in tre ore, con tutte le sue anime, indiana, europea, il vecchio e il nuovo
-
-
L’arrivo della torcia portata da Rick Hansen, plurimedagliato ai Giochi Paralimpici
-
-
L’arrivo della torcia portata da Rick Hansen, plurimedagliato ai Giochi Paralimpici
-
-
Il pasaggio della torcia da Rick Hansen a Catriona Lemay Doan
-
-
Catriona LeMay Doan, due ori nel pattinaggio di velocità
-
-
Il fuoco olimpico è stato poi trasportato sul mare dove arderà fino alla fine dei Giochi il 28 febbraio
-
-
L’ex stella Nba Steve Nash
-
-
L’accensione del tripode
-
-
L’accensione del tripode
-
-
Gli organizzatori hanno stimanto che la cerimonia sia stata seguita da oltre tre miliadi di telespettaori in tutto il mondo
Continua

Il ct durante una conferenza stampa, nel settembre 2009 (EPA/ALESSANDRO DELLA BELLA)
(ANSA) - Il ct Franco Ballerini è morto ieri in un incidente, durante il rally Ronde di Larciano, nel Pistoiese. Era il navigatore del pilota Alessandro Ciardi, ora all’ospedale del Ceppo di Pistoia con il bacino fratturato e fuori pericolo di vita. La loro auto, una Renault Clio R3, si è schiantata contro il muro di cinta di una villa, un manufatto in pietra e cemento che non è rimasto neanche scalfito dall’impatto. Ballerini lascia la moglie Sabrina e due figli, Gianmarco, 16 anni, e Matteo, 11 anni.
I funerali di Franco Ballerini si terranno domani 9 febbraio alle 15 a Casalguidi, la località del Pistoiese dove abitava con la famiglia.
-
-
Il ct durante una conferenza stampa, nel settembre 2009
-
-
Vincitore del Grand Prix di Vallonia
-
-
2001, Paris - Roubaix
-
-
1997. Con Daniele Nardello, Johan Museeuw (Belgio, campione del mondo 1996), Pavel Tonkov (Russia, vincitore del Giro d’Italia 1996) e Franco Ballerini
-
-
Morto ieri durante un rally a Larciano, in Toscana
-
-
Atene, Olimpiadi estive 2004
-
-
MOndiali di ciclismo, Varese, 2008
-
-
Atene, Olimpiadi estive 2004
-
-
Con la moglie e i figli nel 2006
-
-
2006, nella sua casa di Cadalguidi (Pistoia)
-
-
L’automobile ridotta ad un rottame sulla quale viaggiava il ct
-
-
Il ciclista Paolo Bettini commosso dopo aver appreso della morte dell’amico
Secondo una ricostruzione, pare che all’uscita da una semicurva destra dopo un breve rettilineo, sulla prima prova speciale del rally, la Clio abbia tagliato la traiettoria mettendo le ruote sull’erba del bordo strada. Una manovra abituale nei rally, fatta per cercare un ‘effetto rotaia’ dato dallo sbalzo fra lo spessore dell’asfalto e il terreno. Ma qualcosa non ha funzionato. La Clio si è scomposta sul posteriore, il pilota non è più riuscito a controllarla e la vettura si è schiantata in uno spazio non superiore a venti metri contro il muro. La velocità presunta in uscita dalla curva potrebbe esser stata sui 100 orari. L’auto ha sbattuto frontalmente mentre era leggermente inclinata sul lato di Ballerini, il destro, finendo poi in testacoda sul terrapieno opposto.
L’equipaggio è stato soccorso da una prima equipe del 118 con medico arrivata sul punto dell’incidente in non più di 90 secondi. La prova speciale era presidiata da cinque ambulanze con medico e 100 commissari di percorso. In pochi minuti il personale sanitario disponibile era dislocato in località Casa al vento, punto dell’incidente. Le condizioni sono apparse subito gravissime: è iniziata la rianimazione, ma è stata una manovra disperata.
Ballerini è stato trasportato in ospedale dove ufficialmente è morto alle 10.15. Non ha mai ripreso conoscenza ed è morto per gravi lesioni cerebrali seguite a fratture al torace e alla base cranica.
L’incidente è avvenuto poco prima delle 9, durante l’unica prova speciale della gara (da ripetere quattro volte): un saliscendi stretto, curvilineo e con asfalto umido per la rugiada del mattino, lungo circa 10 km sulla collina di Larciano. La coppia era in gara con il numero 10 ed era tra i favoriti per la vittoria. Dopo l’incidente gli organizzatori hanno annullato il rally. In questi casi di impatto frontale gli esperti parlano di un pesante effetto gravitazionale negativo subito dal fisico dei due componenti l’equipaggio. Per Ballerini è stato mortale. Il frontale della Clio è andato distrutto, mentre la ‘cellula di sicurezza’ che si basa su scocca e ‘roll bar’ saldati ha retto senza alcun cedimento. Gli sportelli, per dire, chiudevano normalmente. Ciardi e Ballerini indossavano anche il ‘collare Hans’, un dispositivo per la sicurezza passiva nelle competizioni automobilistiche che dal 2010 è stato reso obbligatorio dai regolamenti sportivi. L’Hans (acronimo di ‘Head and neck support’) deve servire a limitare o a evitare traumi a testa, collo e colonna vertebrale.
Ballerini coltivava da anni la passione per i rally in cui aveva trascinato anche Paolo Bettini, il campione livornese che sotto la sua guida ha vinto due titoli mondiali e un’Olimpiade. Insieme avevano gareggiato già sei volte in auto e l’avrebbero fatto anche quest’anno.

Italia - Irlanda (AP Photo/Peter Morrison)
Dopo il disastroso Sei Nazioni del 2009, l’Italia è ripartita da Dublino nel modo in cui aveva chiuso l’anno scorso, ossia perdendo, anche se ha l’attenuante di averlo fatto contro la squadra campione in carica, l’Irlanda del Grande Slam, che ha tutta l’intenzione di rivincere il torneo bissando anche l’impresa delle cinque vittorie in altrettanti incontri.
-
-
Italia - Irlanda
-
-
Italia - Irlanda
-
-
Italia - Irlanda
-
-
Italia - Irlanda
-
-
Italia - Irlanda
-
-
Francia - Scozia
-
-
Francia - Scozia
-
-
Francia - Scozia
-
-
Francia - Scozia
-
-
Francia - Scozia
-
-
Inghilterra - Galles
-
-
Inghilterra - Galles
-
-
Inghilterra - Galles
-
-
Inghilterra - Galles
-
-
Inghilterra - Galles
Contro un’avversaria del genere, che sabato scorso ha ottenuto il dodicesimo risultato utile consecutivo, l’Italia ha fatto ció che ha potuto, cercando di reggere un confronto che continua ad essere impari: non è un caso che gli azzurri non battano i verdi dal 1997 e che non ci siano mai riusciti nel torneo piú antico del mondo.
Scozia-Francia è finito, invece, con un 9-18 (6-15), nel posticipo di ieri. Il prossimo turno si terrà il 13 febbraio; per quella data sono in programma Galles-Scozia, Francia-Irlanda, e il posticipo al 14 febbraio (ore 15.30) di Italia-Inghilterra.
Questa l’attuale classifica del 6 Nazioni dopo i primi match:
Irlanda 2 1 1 0 0 29 11 +18
Inghilterra 2 1 1 0 0 30 17 +13
Francia 2 1 1 0 0 18 9 +9
Scozia 0 1 0 0 1 9 18 -9
Galles 0 1 0 0 1 17 30 -13
Italia 0 1 0 0 1 11 29 -18

Mike Bell bacia il trofeo (AP Photo/Mark J. Terrill)
I Saints hanno vinto domenica sera a Miami il Super Bowl, per la prima volta nella loro storia, battendo i favoriti Colts di Indianapolis per 31 a 17.
I festeggiamenti sono scattati immediatamente nel famoso French Quarter di New Orleans, dando il via alle celebrazioni del carnevale. I Saints non avevano mai vinto niente in passato.
La rivincita della squadra ‘cenerentola’, trascinata al trionfo dal quarterback Drew Brees, è stata accompagnata dalla resurrezione ufficiale di New Orleans, la città devastata quattro anni e mezzo fa dall’uragano Katrina.
“Siamo tornati. La Louisiana è tornata. New Orleans è tornata. Lo abbiamo dimostrato a tutto il mondo”, ha esclamato il presidente Tom Benson ricevendo il trofeo del Super Bowl XLIV al Sun Life Stadium di Miami.
-
-
Mike Bell bacia il trofeo Vince Lombardi
-
-
L’uomo chiave, Drew Brees
-
-
Jonathan Vilma (51) intercetta un passaggio
-
-
La gioia del coach Sean Payton
-
-
Drew Brees
-
-
Reggie Bush solleva il trofeo
-
-
Tracy Porter
-
-
Tracy Porter dei Saints
-
-
La delusione degli Indianapolis Colts
-
-
Austin Collie dei Colts
-
-
Dallas Clark dei Colts vs Roman Harper dei Saints
-
-
Il coach Sean Payton
-
-
Ora Katrina è stata dimenticata
-
-
L’esultanza di Troy Evans e di Roman Harper
-
-
Lance Moore
-
-
Drew Brees
-
-
Peyton Manning degli Indianapolis Colts
-
-
Marques Colston (12) vs Tim Jennings (23)
-
-
Tracy Porter (22) in azione di gioco
-
-
La delusione di Chad Simpson
-
-
La delusione degli Indianapolis Colts
-
-
Tracy Porter (22) vs Reggie Wayne (87)
-
-
La gioia di Drew Brees (9) e Mark Brunell (11)
-
-
Finalmente campioni
-
-
La festa dei tifosi e di Drew Brees
-
-
Tracy Porter
-
-
Reggis Bush tra i fan
-
-
L’esultanza di David Thomas e dei suoi compagni
-
-
Jeremy Shockey esulta per il suo touchdown
-
-
L’abbraccio tra Drew Brees e Reggie Bush
La partita è stata molto più incerta di quanto lasci pensare il risultato finale. I Colts, guidati dai lanci precisi come il laser del quarterback Peyton Manning (il cui padre Archie era stato un leggendario atleta dei Saints), si erano imposti sugli avversari nella fase iniziale, portandosi in vantaggio per 10 a 0.
La partita si era poi equilibrata, con i Colts comunque sempre in vantaggio, col punteggio di 17 a 16. Da notare che i punti dei Saints erano giunti da un touchdown e da ben tre calci piazziati del kicker Garrett Hartley, tutti molto difficili, dalla distanza di oltre 40 metri.
La svolta della partita avviene quando i Santi, spinti da una serie di passaggi corti ma ultraprecisi di Brees, concludono con un touchdown un lunghissimo attacco. Incamerati i sei punti, invece del classico calcio piazzato per il punto supplementare, decidono di correre il rischio della manovra da due punti. Il rischio paga e New Orleans è adesso in testa per 24 a 17.
Nei minuti finali del quarto tempo Payton Manning cerca di trascinare i Colts verso il pareggio, con un touchdown in extremis, in modo da portare il Super Bowl ai tempi supplementari. Ma quando i Colts sembrano ormai giunti ad un passo dal touchdown, lo svelto Tracy Porter riesce ad intercettare un lancio di Manning, partendo quindi in una cavalcata solitaria lunga 74 metri che porta i Saints a distanza di sicurezza e garantisce la vittoria a New Orleans.
Esplode la gioia nel Franch Quarter. La lunga battaglia, che ha visto nell’intervallo uno spettacolo musicale del gruppo ‘The Who’, è finita. In tribuna, ad applaudire il successo di New Orleans, ci sono anche Brad Pitt, Tom Cruise e Demi Moore.

(AP Photo/David Guttenfelder)
(ANSA) - Il ‘ragazzo terribile’ del sumo giapponese, la tradizionale lotta tra pesi massimi, getta la spugna: Asashoryu, gran campione mongolo dal carattere ribelle, ha annunciato oggi il ritiro dalle scene, piegato dall’ultimo scandalo che lo ha visto protagonista di una notte ‘brava’ finita in rissa.
”Sono grato per tutto ciò che ho ricevuto“, ha dichiarato oggi il campione, mesto in volto, dopo essere stato convocato dal board dell’associazione nazionale di sumo. “Mi ritiro. Ho causato molti problemi, ma adesso mi sento sereno”.
Il campione mongolo ha voluto precisare che il ritiro è stata una decisione sua, e non ’suggerita’ dall’alto come è opinione diffusa tra gli addetti ai lavori, pur confessando, a conferma indiretta di una situazione divenuta insostenibile, che ”ormai non rimaneva altro da fare”.
Secondo le notizie riportate dalla stampa, il lottatore la notte del 16 gennaio, in stato di ebbrezza, avrebbe avuto una discussione per motivi non chiari con il dipendente di un night club nel centro di Tokyo, passando presto alle maniere forti: la ‘vittima’ ha riportato la frattura del naso, lacerazioni alle labbra ed escoriazioni alla nuca.
-
-
Asashoryu, nome di battaglia del ventinovenne Dolgorsurengiin Dagvadorj
-
-
Asashoryu, gran campione mongolo dal carattere ribelle, ha annunciato oggi il ritiro dalle scene, piegato dall’ultimo scandalo che lo ha visto protagonista di una notte ‘brava’ finita in rissa
-
-
Il lottatore la notte del 16 gennaio, in stato di ebbrezza, avrebbe avuto una discussione per motivi non chiari con il dipendente di un night club nel centro di Tokyo, passando presto alle maniere forti
-
-
Asashoryu in una foto del 2005 con il Dalai Lama
-
-
La notizia si diffonde in Giappone
L’associazione nazionale di sumo, che sta tentando di risollevare l’immagine dell’antico sport dopo numerosi scandali (tra cui gravi episodi di nonnismo e consumo di droghe), ha preso molto seriamente l’ultima bravata dello ’scapestrato’ lottatore, che davanti ai dirigenti pare aver ammesso le proprie responsabilità: ”Abbiamo discusso se punirlo o no - ha dichiarato il numero uno del board, Musashigawa -. Lui ha sentito il bisogno di farsi da parte a causa della propria condotta inaccettabile, e noi abbiamo convenuto”.
Asashoryu, nome di battaglia del ventinovenne Dolgorsurengiin Dagvadorj, grande appassionato di pasta e pizza, è un personaggio atipico nel mondo della disciplina tradizionale del Sol Levante: istintivo e senza troppi peli sulla lingua - caratteristiche alquanto insolite per un ’sumotori’ - il lottatore mongolo ha riempito le cronache locali sia per le memorabili gesta sul ring, raggiungendo presto il top della categoria con il titolo di ‘yokozuna’ (’gran campione’), sia per una serie di vicissitudini extra sportive, che gli hanno alienato le simpatie di buona parte degli appassionati.
Nel 2007 era stato sospeso dopo aver finto un infortunio per tornare in Mongolia, dove è stato sorpreso a giocare a pallone, mentre l’anno successivo si era assentato a lungo per un presunto acciacco fisico, tornando in patria per un’inusuale riabilitazione a base di caccia sulle montagne mongole.
Con ben 25 titoli all’attivo della prestigiosa ‘Coppa dell’Imperatore’, di cui l’ultimo vinto proprio il mese scorso, lo yokozuna mongolo è entrato di diritto - con buona pace dei puristi della disciplina - nella storia del sumo quale terzo lottatore piu’ forte di tutti i tempi.

(Foto Ansa/EPA/Ahmad Yusni)
Il motociclista romagnolo Marco Simoncelli del team San Carlo Honda Gresini è al suo primo giorno in MotoGP, nei test di pre-stagione a Sepang, Malesia.
VEDI anche: Test a Sepang, Valentino Rossi presenta la nuova Yamaha
-
-
In Malesia
-
-
In Malesia
-
-
In Malesia

(Foto Ansa/EPA/Ahmad Yusni)
Ai test di Sepang, in Malesia, Valentino Rossi si presenta in pista per la prima giornata dedicata ai piloti della Motogp insieme alla sua squadra. Al suo fianco c’è anche Jorge Lorenzo, ma i sorrisi tra i due sono di circostanza.
Per la Yamaha, questo è il primo giorno di scuola, il campionato del 2010 non sarà facile per nessuno a causa del cambio del regolamento, che prevede solo sei motori per tutta la stagione. Regola che Vale non ama…
-
-
In Malesia
-
-
Svelate le moto
-
-
In Malesia
-
-
Lo stivale di Vale
-
-
In pista
-
-
In pista
-
-
Stretta di mano
-
-
Vale e Jorge
-
-
In Malesia
-
-
In Malesia
“Secondo me non è molto giusto che la Motogp debba correre con solo sei motori per 18 gare” dice Rossi. Si fa per risparmiare, per ridurre i costi: questo è un problema che bisogna risolvere, però secondo me con due in più, dieci motori sarebbe perfetto, otto potrebbe andare bene, ma sei sono troppo pochi, e bisognerà stare molto attenti per farseli bastare”.
Vengono invece riammessi i motori 1000 nella Motogp. “Sulla carta - afferma Valentino - sono contento di tornare alle 1.000, perché questa cilindrata mi piace di più rispetto alla 800. Però bisognerà vedere quale sarà il regolamento per questi motori e se saranno veloci e divertenti come nel 2006. Ritornare alle 1.000 e guidare una moto diversa è molto importante per le mie motivazioni e per rimanere più a lungo in Motogp, e poi io preferisco le 1.000 alle 800″. (ANSA)

(Foto Ansa/EPA/Kai Frsterling)
Il giorno di Fernando Alonso è arrivato.
Questa mattina, a Valencia (Spagna), il nuovo pilota della Ferrari ha fatto compiere i primi ‘passi’ alla sua F10.
La vettura rossa con il numero 8 è uscita per la prima volta dal box alle 10.01 per il giro di installazione. Poi, dopo i consueti controlli, tutto era pronto per il primo run, ma una bandiera rossa causata da una macchina ferma in pista (un problema alla Sauber di De la Rosa) ha ritardato l’esordio cronometrato.
Quando Alonso ha finalmente potuto girare, ha rapidamente iniziato ad abbassare i tempi e dopo una decina di tornate ha fermato il cronometro su 1′11″905, a meno di due decimi dal miglior Felipe Massa di ieri (1′11″722).
Dopo una breve sosta, Alonso è rientrato ancora in pista ed ha ottenuto quello che fino ad ora è il miglior tempo in assoluto della tre giorni di test della Formula 1: 1′11″599.
VEDI anche: Ferrari: ecco la F10, la nuova monoposto del Cavallino - F1, test a Valencia. Con il ritorno di Massa e Schumacher
-
-
Primi test
-
-
Primi test
-
-
Primi test
-
-
Primi test
-
-
Primi test
-
-
Primi test
-
-
Primi test

Cypress Mountain (Foto Ansa/EPA/Arne Dedert)
Conto alla rovescia sulle Olimpiadi invernali di Vancouveur 2010, che si terranno in Canada dal 12 febbraio.
La mancanza di neve e una temperatura che è arrivata agli 8 gradi continuano a tenere sulle spine gli organizzatori che però tengono a far sapere che “tutto è sotto controllo”, come ha specificato il presidente del Col John Furlong.
La frase è riferita in particolare al sito di Cypress Mountain, sede delle gare di snowboard e di freestyle, dove in questi giorni è stata ’sparata’ neve artificiale e dove ora è stata trasportata, con dei furgoni, una notevole quantità di neve naturale. Il problema è che rischia di sciogliersi, vista la temperatura, lasciando spazio al fango. Cento lavoratori si stanno dedicando a tempo pieno a risolvere il problema e rimarranno sul posto, ovvero a Cypress Mountain, fino all’apertura dei Giochi. (ANSA)
-
-
Poca neve
-
-
Davanti al Villaggio degli Atleti
-
-
Cypress Mountain
-
-
Videocamere di sorveglianza sul Villaggio degli Atleti
-
-
Richmond Olympic Oval
-
-
L’orologio del conto alla rovescia
-
-
Il podio
-
-
Prove di cerimonia di premiazione
-
-
Davanti al Villaggio degli Atleti
-
-
Cypress Mountain
-
-
Il via il 12 febbraio
-
-
Scale stile Olimpiadi
-
-
Cypress Mountain

La squadra in festa (AP Photo/Rebecca Blackwell)
Dominare nel proprio continente ma non riuscire mai, Italia ‘90 a parte, a qualificarsi per il Mondiale. È la maledizione che da tanti anni perseguita i Faraoni dell’Egitto, che per la terza volta consecutiva, e la settima in totale, hanno vinto la Coppa d’Africa. Record anche per il capitano Ahmed Hassan, che ha vinto la sua quarta Coppa personale.
È stato un torneo bagnato dal sangue della delegazione del Togo assalita dai guerriglieri angolani, e macchiato dal comportamento dei dirigenti della confederazione calcistica africana, capaci di escludere i togolesi dalle prossime due edizioni del torneo per ingerenze politiche soltanto perché la squadra aveva accolto l’invito del Premier Gilbert Houngbo ed era tornata a casa ritirandosi dalla competizione.
Nonostante tutto questo, e tenendo conto che forse, dopo tre morti, non si sarebbe dovuto giocare, l’Egitto ha vinto con pieno merito, facendo meno del Ghana nella finale odierna condizionata dal caldo ma sfruttando meglio le occasioni avute a disposizione.
-
-
La squadra in festa
-
-
Il capitano Ahmed Hassan, con Essam El Hadary, impugnano la Coppa d’Africa
-
-
Agyemang Opoku (Ghana) vs Ahmed Al Muhamadi (Egitto)
-
-
Un tifoso del Ghana durante la partita
-
-
Mohamed Zidan (Egitto) vs Hans Sarpei (Angola)
-
-
Anthony Annan (Ghana)
-
-
Un tifoso
-
-
Dede Ayew (Ghana)
-
-
Tifosi egiziani seguono la partita da un televisore
-
-
Asamoah Gyan (Ghana) vs Wael Gomaa (Egitto)
-
-
Un tifoso durante la partita
-
-
Mohamed Zidan sul campo da gioco, avvolto da una bandiera egiziana
-
-
Tifosi
-
-
Mohamed Zidan (Egitto) vs Anthony Annan (Ghana)
-
-
Un tifoso egiziano
-
-
Kwadwo Asamoah (Ghana)
-
-
La squadra in festa dopo la vittoria
-
-
La squadra in festa dopo la vittoria
-
-
Un momento della cerimonia di chiusura
-
-
I tifosi per strada dopo la vittoria dell’Egitto
A 5 minuti dalla fine, Gedo (entrato al 70′ al posto dello spento Moteb) si è inventato la giocata decisiva, entrando in area dalla sinistra dopo uno scambio con Zidan e battendo senza scampo, con un tiro ‘incrociato’ il portiere ghanese Kingston. È stato il quinto gol di questo attaccante che aveva appreso della sua convocazione da un sito internet, ma che poi e’ riuscito ad essere sempre determinante pur entrando ogni volta a match iniziato.
L’Egitto, la cui esperienza ha prevalso sulla gioventù del Ghana (in campo le ‘Black Stars’ si sono presentate con cinque campioni del mondo Under 20 e sei giocatori nati dopo il 1988), ha terminato la Coppa d’Africa senza mai perdere, e a confermare questa superiorità nel continente c’è anche il fatto che è imbattuto da 19 partite in questa competizione, come dire che è il padrone dell’Africa.
Solo la sfortuna, sotto forma di uno spareggio in condizioni ambientali difficili contro l’Algeria (qui strapazzata per 4-0 in semifinale), l’ha privato della soddisfazione di giocare il primo mondiale disputato nel suo continente. A Zidan invece, a fine partita, è stato impedito da forze di sicurezza e volontari di andare sotto il settore dov’erano i tifosi egiziani per festeggiare. Il giocatore si è notevolmente arrabbiato, c’è stato anche un accenno di rissa, poi la confusione ha regnato sovrana, mentre alcuni calciatori dell’Egitto erano ancora impegnati a pregare dopo essersi inginocchiati con la fronte a terra.
(ANSA)