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strage

Norvegia, ritorno sull’isola Utoya dopo la strage

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  • Tags: Norvegia, strage
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Fori di proiettili in un caffè dove diverse vittime furono colpite

Fori di proiettili in un caffè dove diverse vittime furono colpite (AP Photo/Darko Bandic)

A poco più di due mesi dalla strage che ha sconvolto la Norvegia, l’isola Utoya, dove Anders Behring Breivik sparò per un’ora facendo 69 vittime, è stata aperta alla stampa, che ha potuto osservare e fotografare gli angoli dove il 22 luglio i giovani del campus laburista hanno vissuto il terrore.
Pochi giorni prima, l’1 ottobre, l’isola è stata aperta ai familiari. “Alcuni volevano sapere il più possibile a proposito di quanto successo, altri meno. Ma tutti volevano vedere il posto dove i loro familiari sono stati uccisi o feriti”, ha raccontato l’ispettore John Stamnes.

Fori di proiettili in un caffè dove diverse vittime furono colpite
Una rosa sul salvagente del traghetto “MS Thorbjoern” che trasporta persone da e per l’isola di Utoya
La scritta su un edificio in cui alcune delle vittime del 22 luglio sono state uccise
Il traghetto utilizzato da Anders Behring Breivik per raggiungere l’isola
L’interno di un bagno nel rifugio-scuola dell’isola Utoya

Il capanno scuola usato come alloggio e per workshop politici
Un edificio in cui alcune delle vittime del 22 luglio sono state uccise
Alberi sul luogo dove le ultime dieci vittime sono state colpite
Una porta sfondata al Caffè dove diverse vittime sono state uccise
Il foro di un proiettile in un bar dove molte vittime furono uccise

L’interno di una camera nel rifugio-scuola dell’isola Utoya
Tre rose rosse lasciate come tributo floreale alle vittime nell’erba dietro il capanno scuola
Vista esterna del capanno-scuola vicino al luogo dove è stato arrestato l’aggressore
Il traghetto che Anders Behring Breivik usò per raggiungere l’isola
Giornalisti a bordo del battello per l’isola di Utoya

Il campeggio con l’edificio del Caffè
Il 22 luglio sull’isola Anders Behring Breivik uccise 69 persone

Anti-islamista e fondamentalista cristiano, in guerra contro il multiculturalismo di cui il partito laburista era ai suoi occhi il simbolo, Breivik sull’isola fece una spietata caccia all’uomo mentre i ragazzi cercavano scampo in mare.
Lo stesso giorno il trentaduenne di estrema destra piazzò una bomba a Oslo, vicino al quartier generale del governo, che uccise altre 8 persone.

  • simona.santoni
  • Martedì 4 Ottobre 2011

Strage di Piazza della Loggia, una storia giudiziaria lunga 36 anni

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  • Tags: Brescia, Piazza della Loggia, processo, strage
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Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime

Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime (ANSA)

Erano le 10.12 del 28 maggio 1974 quando in Piazza della Loggia a Brescia, cuore del dibattito politico della città, durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati, una bomba provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre 100.
Da quel giorno, i magistrati bresciani non hanno mai smesso di indagare per individuare la mano che pose l’ordigno e l’ultimo processo, scaturito dalla terza inchiesta, riguarda un gruppo di ex ordinovisti veneti, già coinvolti ma poi usciti di scena nei procedimenti sulle stragi milanesi di piazza Fontana e della Questura, e il generale Francesco Delfino, il primo a indagare sull’eccidio quando era a capo del Nucleo operativo dei carabinieri. Fu proprio Delfino a indirizzare le prime indagini su un gruppo di neofascisti e di balordi bresciani imputati nel primo processo.
Oggi, in una nuova giornata giudiziaria di questo lungo investigare, il pm di Brescia al processo per la strage di piazza della Loggia ha chiesto quattro condanne all’ergastolo e un’assoluzione. Ergastolo per: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Maurizio Tramonte. Assoluzione, invece, per Pino Rauti.

Un mazzo di fiori riposto in Piazza Della Loggia, dopo l’attentato
Il dolore dei parenti delle vittime
Le vittime dell’attentato coperte da lenzuoli
Un’ambulanza accoglie un ferito scampato all’attentato
Un operaio soccorre uno dei feriti

Un soccorritore presta attenzione ad un ferito
Una panoramica di piazza Della Loggia dopo l’attentato
I segni della strage
La disperazione di fronte ad una delle vittime coperta dalle bandiere dei manifestanti
Gli striscioni dei manifestanti coprono il corpo di una delle vittime


Queste le tappe giudiziarie che hanno preceduto il dibattimento in corso.
2 giugno del ‘79: I giudici della Corte d’assise di Brescia condannano all’ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa mentre assolvono gran parte delle 16 persone incriminate dal pm Francesco Trovato e dal giudice istruttore Domenico Vino o li condannano a pene inferiori ma per detenzione di esplosivi o per altri attentati.
18 aprile 1981: Buzzi, personaggio in bilico tra criminalità comune e neofascismo, è strangolato dai ‘camerati’ Mario Tuti e Pierluigi Concutelli nel supercarcere di Novara. I due motivarono l’omicidio con il fatto che Buzzi fosse ”pederasta” e confidente dei carabinieri ma il sospetto è che temessero fosse intenzionato a fare dichiarazioni nell’imminente processo d’appello.
2 marzo 1982: I giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia assolvono tutti gli imputati compreso Angelino Papa; nelle motivazioni definiranno Buzzi ”un cadavere da assolvere”.
30 novembre 1984: La Cassazione annulla la sentenza di appello e dispone un nuovo processo per Nando Ferrari, Angelino e Raffaele Papa e Marco De Amici.

Le vittime dell'attentato coperte da lenzuoli

Le vittime dell’attentato coperte da lenzuoli (Ansa)

23 marzo 1984: Il pm Michele Besson e il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi aprono la cosidetta ‘inchiesta bis’. Imputati i neofascisti Cesare Ferri, il fotomodello Alessandro Stepanoff e Sergio Latini. La nuova pista è aperta dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti tra cui Angelo Izzo.
20 aprile 1985: La Corte d’assise d’appello di Venezia, davanti alla quale è celebrato il nuovo processo di secondo grado, assolve tutti gli imputati del primo processo bresciano.
23 maggio 1987: I giudici di Brescia assolvono per insufficienza di prove Ferri, Latini e Stepanoff. Ferri e Latini sono assolti anche dall’omicidio di Buzzi che, secondo i pentiti, avrebbero fatto uccidere perché non parlasse.
25 settembre 1987: La Cassazione conferma la sentenza di assoluzione dei giudici della Corte d’appello di Venezia e pone fine alla prima inchiesta sulla strage.
10 marzo 1989: La Corte d’assise d’appello di Brescia assolve, questa volta con formula piena, Ferri, Stepanoff e Latini.
13 novembre 1989: La prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, conferma e rende definitive le assoluzioni di Ferri, Stepanoff e Latini. I primi due saranno anche risarciti per la carcerazione subita.
23 maggio 1993: Il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi proscioglie gli ultimi imputati dell’inchiesta bis.
Quello stesso anno sarebbe cominciata la terza inchiesta, sfociata nel processo per cui è prevista la sentenza a fine novembre. (ANSA)

  • redazione
  • Giovedì 21 Ottobre 2010

Filippine: strage di giornalisti e politici

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  • Tags: clan, Filippine, giornalisti, Mindanao, mondo, politici, strage
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Almeno 46 vittime

Almeno 46 vittime (AP Photo/Aaron Favila)



È salito a 46 morti il bilancio della strage di giornalisti e politici nell’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine. Una fossa comune con 17 cadaveri crivellati di proiettili e seppelliti frettolosamente è stata scoperta su una collina nella provincia di Maguindanao e altri sette corpi sono stati rinvenuti nelle vicinanze. Del massacro sono accusati i miliziani del governatore provinciale, Andal Ampatuan. Ci sarebbero anche quattro superstiti al massacro, tenuti al sicuro dallo sfidante del governatore alle elezioni di maggio, Esmael Mangudadatu. Continua

  • photo_department
  • Martedì 24 Novembre 2009

Fort Hood: il dolore dopo la strage

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  • Tags: Fort Hood, mondo, Nidal Malik Hasan, strage, Texas, USA
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Tredici candele

(AP Photo/The Dallas Morning News, Tom Fox)

Dopo due giorni di indagini sul massacro di Fort Hood, in Texas, gli investigatori sono orientati ad escludere che il maggiore Nidal Malik Hasan facesse parte di una rete terroristica. Lo scrive il New York Times nella sua edizione online. Continua

  • photo_department
  • Lunedì 9 Novembre 2009

USA: strage nella base militare di Fort Hood

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  • Tags: base militare, Fort Hood, mondo, strage, USA
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12 i morti

(AP Photo/Austin American-Statesman, Rodolfo Gonzalez)

Si aggrava il bilancio della strage nella base militare di Fort Hood, in Texas: i morti sono adesso 13, dopo il decesso di uno dei feriti.
L’autore della strage, il maggiore Nidal Malik Hasan, un ufficiale psichiatra in partenza per una missione in Iraq, è rimasto ferito da quattro pallottole ed è ricoverato in condizioni definite “stabili”. In totale i feriti sono 30, tutti militari.

Continua

  • photo_department
  • Venerdì 6 Novembre 2009

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