
Spiaggia di Puri, India: l'artista Sudarshan Pattnaik e la sua scultura di sabbia con il volto di Osama e la parola Fine (AP Photo/Biswaranjan Rout)
Se l’Occidente esulta per la morte di Osama Bin Laden, l’Iran sottolinea come la scomparsa del capo di Al Qaida tolga agli USA e ai loro alleati “ogni scusa per dispiegare forze in Medio Oriente sotto il pretesto della lotta al terrorismo”. Intanto il capo del governo di fatto di Hamas nella Striscia di Gaza Ismail Haniyeh, condanna “l’assassinio” di Bin Laden da parte degli Stati Uniti, mentre il vicepresidente venezuelano, Elias Jaua aggiunge: “L’unica regola che ormai prevale è l’assassinio”.

Boston, i Los Angeles Angels in un momento di silenzio davanti alla bandiera Usa (AP Photo/Charles Krupa)

Allahabad, India: lettura del giornale che riporta la morte di Osama (AP Photo/Rajesh Kumar Singh)
Dopo l’uccisione di Osama Bin Laden “il mondo è più sicuro”, ha detto il presidente Usa Barack Obama. “Un grande risultato nella lotta contro il male”, ha commentato il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
In un messaggio diffuso dall’Eliseo, il presidente Nicolas Sarkozy parla di “evento fondamentale della lotta mondiale contro il terrorismo”. L’uccisione del capo di Al Qaida costituisce una “vittoria delle forze di pace”, ha dichiarato la cancelliera tedesca, Angela Merkel.
La morte del capo di al Qaida rappresenta “un grande sollievo” per il mondo ma non “segna la fine della minaccia terrorista”, per il primo ministro britannico David Cameron. ”Giustizia è fatta” ha esultato il premier israeliano Benyamin Netanyahu.
Ma al di là delle reazioni dei leader, vediamo in questa gallery fotografica la sorpresa, la curiosità, la commozione, la gioia, la rabbia nel mondo di fronte alla notizia. Nelle piazze, per le strade, alle edicole, dove i giornali di ogni angolo hanno sempre in prima pagina il volto di Osama. Dagli States alla Cina, dal Pakistan al Kenya.
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Allahabad, India: lettura del giornale che riporta la morte di Osama
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Shanksville, Pennsylvania: bandiera americana al memorial per il volo United Flight 93 dell’11 settembre
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Bhopal, India: un pacifista realizza un ritratto del presidente Obama, per ringraziarlo dell’uccisione di Osama
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Quetta, Pakistan: supporter del partito religioso Jamiat Ulema-e-Islam condannano l’uccisione di Osama
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Spiaggia di Puri, India: l’artista Sudarshan Pattnaik e la sua scultura di sabbia con il volto di Osama e la parola “fine”
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Kabul, Afghanistan: davanti alla tv ascoltando l’annuncio della morte di Osama
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Boston, davanti al Giardino del Ricordo dedicato alle 206 vittime dell’11 settembre del Massachusetts
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Nairobi, Kenya: quotidiani con la prima pagina dedicata alla morte di Osama
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Kabul, Afghanistan: polizia afgana al check point sorto dopo la notizia della morte di Osama
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Quetta, Pakistan: supporter del partito religioso Jamiat Ulema-e-Islam contro l’uccisione di Osama
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Quezon, Filippine: quotidiani e tabloid riportana la notizia della morte di Osama
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Pechino, Cina: le prime pagine dei giornali con la notizia della morte di Osama
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Pechino, Cina: un passante legge dai quotidiani della morte di Osama
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Kampala, Uganda: l’acquisto del quotidiano con la prima pagina sulla morte di Osama
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Boston, i Los Angeles Angels in un momento di silenzio prima del match contro i Boston Red Sox, davanti alla bandiera Usa
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Islamabad, Pakistan: un uomo legge il giornale, la morte di Osama in prima pagina
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Allahabad, India
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Kabul, Afghanistan: una raccolta di quotidiani afgani con la notizia della morte di Osama nelle prime pagine
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Karachi, Pakistan: venditore ambulante
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Manila, Filippine: alzata l’allerta davanti all’ambasciata americana
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Nuova Delhi, India: attivisti del fronte anti-terrorismo in marcia per ringraziare dell’uccisione di Osama
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Washington, con la bandiera americana davanti alla Casa Bianca
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Washington, le prime pagine dei giornali al di fuori del Newseum
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Hong Kong, un uomo compra il quotidiano con l’apertura sulla morte di Bin Laden
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Karachi, Pakistan: venditore ambulante con un quotidiano che riporta la morte di Osama
VEDI anche: Osama Bin Laden: fotostoria del nemico pubblico numero 1 - Bin Laden è morto e il mondo fa festa. Ma la jihad promette vendetta - È morto Bin Laden, non è morta Al Qaeda - La morte di Osama Bin Laden: per gli Stati Uniti è la fine di un’era - L’ANALISI - Osama Bin Laden: ecco come i servizi americani l’hanno scovato e ucciso - Mulè: Bin Laden è morto. Ma ora si teme un’escalation su scala globale

Quetta, Pakistan: supporter del partito religioso Jamiat Ulema-e-Islam condannano l'uccisione di Osama (AP Photo/Arshad Butt)

Osama Bin Laden in un'immagine del 1998 (Epa)
La Primula Rossa, lo sceicco del Terrore, l’Emiro, il Grande B.: è stato chiamato in mille modi, Osama Bin Laden, l’uomo più ricercato del mondo da quando, l’11 settembre del 2001, un attacco terroristico senza precedenti colpì l’America al cuore, uccidendo più di tremila persone. Da allora, l’oscuro signore con la lunga barba e il volto affilato, il grande burattinaio della tentacolare Al Qaeda, divenne il leggendario obiettivo numero 1 dei servizi segreti di mezzo continente. E ora a dieci anni dal terribile attentato trova la morte in un raid americano in Pakistan.
Nato a Riad nel marzo 1957 (la data esatta non è stata però mai confermata), diciassettesimo di 54 figli, si dice che il giovane Osama sia stato folgorato dall’incontro con Allah durante un pellegrinaggio ai luoghi santi della Mecca e della Medina. Certo è che la morte del ricco padre di origine yemenita, il magnate Mohammed Bin Laden, avvenuta in un incidente aereo nel 1968, consente al ragazzo, appena 11enne, di ereditare una vera e propria fortuna, stimata intorno agli 80 milioni di dollari.
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Osama Bin Laden in un’immagine del 1998
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Aprile 1998
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1988
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Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 1998
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1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri
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Aprile 1998
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1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri
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A cavallo
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Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998
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Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998
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Most Wanted
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Un fotogramma da un video trasmesso da Al-Jazeera nel 2001
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Con Ayman al-Zawahri il 7 ottobre 2001
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In un video del 2001 trasmesso da Al Jazeera
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In un video diffuso dal Dipartimento della Difesa USA nel 2001
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Al matrimonio di uno dei suoi figli nel gennaio 2001
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Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2002
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Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2003
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La foto di di Osama bin Laden invecchiato al computer diffusa dall’FBI nel 2010
Il 1979 è l’anno della svolta: le truppe sovietiche invadono l’Afghanistan e Osama, laureatosi in ingegneria a Gedda, si avvicina ai mujaheddin che combattono contro i soldati dell’Armata Rossa. Rispondendo agli appelli alla guerra santa, nel 1984 il giovane saudita arriva in Afghanistan dove finanzia e assume il controllo di una rete di 20mila combattenti islamici reclutati da ogni parte del mondo.
Un’esperienza che gli consentirà di tornare in patria acclamato da eroe. Dollari americani, affluiti nel contesto della Guerra Fredda, hanno contribuito a forgiare la sua rete di mujaheddin, con la benedizione degli uomini di Langley.
Così, durante l’invasione irachena del Kuwait nel 1990, Osama offre i suoi ’soldati’ a Riad, che tuttavia preferisce appoggiarsi agli Usa, accogliendo 300mila truppe americane (tra cui anche molte donne). Una ‘blasfemia’ che muterà per sempre la strategia di Bin laden, per il quale gli Stati Uniti diventano il nemico numero 1. Intanto, a Peshawar, in Pakistan, presumibilmente intorno al 1988, fonda la famigerata Al Qaeda, assieme al suo ‘mentore’ palestinese Abdullah Azzam.
Sarà lo stesso Bin Laden a fornire, nell’ottobre 2001, in un’intervista ad Al Jazeera, la spiegazione dell’origine del nome, che in arabo vuol dire ‘La Base’. “Il nome di Al Qaeda fu stabilito molto tempo fa per caso - spiegherà lo sceicco del Terrore - Il defunto Abu Ubayda al-Banshiri creò dei campi di addestramento per i nostri mujaheddin contro il terrorismo sovietico. Noi solevamo chiamarli Al-Qaeda. Il nome rimase”.
Espulso dall’Arabia Saudita nel 1994, Bin Laden trova rifugio in Sudan, da dove comincia a progettare operazioni in grande stile. Il 23 febbraio 1998, assieme all’emiro Ayman al-Zawahiri, Osama firma la sua prima fatwa: nel proclama religioso si afferma che “uccidere gli americani e i loro alleati, è un dovere per ogni musulmano”. Sei mesi più tardi due bombe fanno strage nelle ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania. Muoiono 224 persone e ne restano ferite almeno 5 mila. Bin Laden è il sospettato numero 1 e il suo nome compare nella lista dei most wanted dell’FBI. Oltre alle bombe ‘africane’, la Primula Rossa viene ritenuto conivolto in una serie di altri attentati, tra cui quello al World Trade Center di New York (6 morti) del 1993. Ed è proprio un nuovo, spettacolare attacco contro il cuore finanziario della Grande Mela, l’11 settembre 2001, a far entrare Bin Laden nella leggenda del terrore. George W. Bush gli dichiara guerra e sulla sua testa viene istituita una taglia di 25 milioni di dollari.
La sua ultima localizzazione risale al 2001, quando l’intelligence americana e pakistana lo segnalano nella zona di Kandahar, in Afghanistan. La Cia, del resto, ha sempre ritenuto che lo Sceicco del Terrore si nascondesse tra l’Afghanistan e il Pakistan, tra le montagne di Tora Bora. Da allora l’uomo dalla lunga barba diverrà poco più di un fantasma, su cui si moltiplicheranno voci e storie di ogni tipo: forse malato, forse morto, forse affetto da un malanno ai reni che lo costringe a fare la spola tra la grotta in cui si nasconde e l’ospedale.
A far parlare di sé, oltre alle gesta dei suoi mujaheddin, una serie di messaggi in cui lo Sceicco del Terrore si assume la responsabilità di atti terroristici e si scaglia contro i leader di mezzo mondo, tra cui Benedetto XVI e Barack Obama. L’ultimo video è del gennaio 2011, in cui Bin Laden rivolge una duro avvertimento alla Francia, minacciando di uccidere alcuni ostaggi transalpini se Parigi non si ritirerà dall’Afghanistan.

Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la salma dell'attivista italiano (Ansa/EPA/ALI ALI)
Ha passato il confine con l’Egitto ed è in viaggio verso il Cairo il feretro di Vittorio Arrigoni, il pacifista sequestrato e ucciso da una cellula salafita nella Striscia di Gaza. Domani il suo corpo sarà esposto in una camera ardente allestita nell’ospedale italiano della capitale egiziana mentre mercoledì sera si attende il suo arrivo a Roma.
“Vittorio, Vittorio!”: erano centinaia i palestinesi che hanno voluto porgere al cooperante un ultimo saluto mentre la sua bara, avvolta nella bandiera palestinese e in quella italiana, veniva prelevata dall’ospedale di al-Shifa, a Gaza.
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Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la salma dell’attivista italiano
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La salma di Arrigoni torna in Italia passando dall’Egitto, evitando Israele
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Le guardie di Hamas trasportano il feretro dell’attivista italiano
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Amici palestinesi di Arrigoni cantano al suo funerale
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Amici palestinesi di Arrigoni
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Gli amici palestinesi di Vittorio Arrigoni in lacrime
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La salma trasportata del personale di sicurezza di Hamas
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Slogan per l’attivista italiano al suo funerale
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Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la bara di Arrigoni
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Un membro della sicurezza di Hamas tiene un poster di Arrigoni
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Palestinesi e stranieri gridano slogan durante il “funerale di stato”
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Le guardie di Hamas trasportano la salma in un simbolico funerale militare
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La bara di Arrigoni trasportata tra canti e cordoglio a Gaza
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Attivisti palestinesi e internazionali in lutto per Arrigoni
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Un ufficiale di Hamas di guardia in attesa della bara di Arrigoni
Quindi il corpo è arrivato nella parte palestinese di Rafah, dove si è svolta una cerimonia di addio alla presenza di circa duecento persone, tra attivisti, amici e esponenti del governo di Hamas. “I responsabili non rimarranno impuniti”, ha assicurato un rappresentante dell’organizzazione islamista che dal 2007 controlla la Striscia. Poi ha preso la parola Inge Neess, dell’International Solidarity Movement, il gruppo a cui apparteneva Arrigoni. “L’Ism non andrà via da Gaza poiché vuole continuare ad essere vicino al popolo palestinese e continuare il lavoro svolto da Vik”, ha affermato, secondo quanto riferito all’Agi dalla cooperante Silvia Tedeschini.
Quindi il feretro, a bordo di un’ambulanza, ha valicato il confine con l’Egitto, dove stasera è atteso al Cairo. Il corpo di Vittorio verrà accolto dall’ospedale italiano della capitale egiziana, in cui sarà allestita una camera ardente, mentre l’arrivo in Italia è previsto per mercoledì sera.

Amici palestinesi di Arrigoni (Ansa/ EPA/MOHAMMED SABER WAR)
Intanto, nella Striscia e in Cisgiordania proseguono le iniziative in ricordo del cooperante. A Gaza nel pomeriggio un corteo sfila verso il Parco del milite ignoto mentre una tenda è stata montata a lutto nel porto di Al Mina, da cui Vittorio prendeva il largo per affiancare, come scudo umano, i pescatori palestinesi. A Ramallah, sempre nel pomeriggio, la folla si riunisce a piazza al Manara per spostarsi ad al Bireh, dove si svolge una cerimonia in municipio. Ma da venerdì, giorno della morte di Arrigoni, le manifestazioni spontanee sono fiorite per ogni dove nei Territori palestinesi, come ha confermato all’Agi Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento europeo, che si trova in Cisgiordania. “In ogni villaggio - ha spiegato - ci sono persone che vogliono ricordare Arrigoni. Domenica sera, ad esempio, c’è stato un corteo spontaneo a Betlemme. Inoltre, quest’anno la Conferenza dei Comitati popolari di resistenza non violenta, che si svolge a Bil’in, sarà dedicata a Vik”. Le strade di Ramallah sono tappezzate di manifesti con il volto sorridente di Arrigoni e la scritta “Vittima della disumanità”, parole chiaramente ispirate al suo motto: restiamo umani. (AGI)

(AP Photo/Anjum Naveed)
(AGI) - Tre soldati statunitensi sono morti ieri nell’esplosione di una bomba nei pressi di una scuola femminile nel nord-ovest del Pakistan, che ha ucciso anche tre alunne. L’attentato, rivendicato dai talebani, è avvenuto nel villaggio di Shahi Koto, nel distretto del Lower Dir, vicino alla valle di Swat.
L’ordigno è esploso mentre un convoglio di auto con a bordo volontari di Ong internazionali e giornalisti pachistani si dirigeva verso un’altra scuola femminile, a Maidan, per assistere alla cerimonia di riapertura, dopo che era stata distrutta dalla guerriglia. Maidan è una roccaforte dei talebani e la base dell’imam filo-talebano Maulana Sufi Mohammad.
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Nel villaggio di Shahi Koto, nel distretto di Lower Dir
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L’ordigno è esploso mentre un convoglio di auto con a bordo volontari di Ong internazionali e giornalisti pachistani si dirigeva verso un’altra scuola femminile, a Maidan, per assistere alla cerimonia di riapertura, dopo che era stata distrutta dalla guerriglia
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Maidan è una roccaforte dei talebani e la base dell’imam filo-talebano Maulana Sufi Mohammad
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Nell’esplosione sono morti tre soldati USA e tre alunne
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“Continueremo ad attaccare gli americani”, ha detto il portavoce talebano Azam Tariq
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I feriti sono 55, fra cui tre giornalisti
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L’ordigno è stato azionato a distanza, tre auto sono state distrutte
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I militari americani facevano parte di una pattuglia inviata al confine con l’Afghanistan per addestrare i soldati pachistani
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Il soffitto della scuola è crollato e una ragazza è rimasta intrappolata ed è stata poi estratta viva dalle macerie
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Il premier pachistano, Yousuf Raza Gilani, ha condannato l’attacco e ha ordinato un’inchiesta
“Continueremo ad attaccare gli americani”, ha detto il portavoce talebano Azam Tariq, “la nostra è una vendetta contro le bombe piazzate da Blackwater in Pakistan”. Blackwater è la discussa compagnia privata di sicurezza alla quale la Cia ha appaltato in passato diverse operazioni militari.
L’ordigno è stato azionato a distanza. I feriti sono 55, fra cui tre giornalisti. Tre auto sono state distrutte. Un terrorista è stato ucciso dagli agenti di scorta al convoglio. I militari americani facevano parte di una pattuglia inviata al confine con l’Afghanistan per addestrare i soldati pachistani.
Il soffitto della scuola è crollato e una ragazza è rimasta intrappolata ed è stata poi estratta viva dalle macerie.
Koto si trova a dieci chilometri da Taimargara, la città principale del Lower Dir. Il nuovo attacco dimostra la capacità dei talebani di colpire nella zona della valle di Swat, nonostante l’offensiva militare delle truppe di Islamabad che l’anno scorso avevano ripreso il pieno controllo della regione. Il premier pachistano, Yousuf Raza Gilani, ha condannato l’attacco e ha ordinato un’inchiesta.
L’attentato talebano rischia di mettere in difficoltà politiche sia gli americani che il governo pachistano, da sempre attento a negare una consistente presenza di soldati statunitensi sul proprio territorio e già nel mirino per i legami per aver concesso a Washington la possibilità di raid con i droni nella zona al confine con l’Afghanistan.
“La loro presenza lì non è un segreto”, ha detto l’inviato speciale degli Stati Uniti nella regione, Richard Holbrooke, mettendo le mani avanti rispetto alla diffidenza di chi si è chiesto cosa ci facessero i militari all’inaugurazione della scuola. Lo stesso flusso contraddittorio di notizie riguardo alla nazionalità e al lavoro dei tre soldati è stato forse dovuto all’imbarazzo. Prima era stato riferito alle agenzie che si trattava di tre cooperanti, poi di giornalisti, mentre il governo pachistano aveva condannato l’attacco menzionando solo la nazionalità dei tre e non il fatto fossero militari.

Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell'FBI (AP Photo/U.S. State Department)
L’FBI ha diffuso oggi
le foto ‘invecchiate’, con l’aiuto del computer, di Osama bin Laden e altre dei terroristi più ricercati, attraverso il sito
www.rewardsforjustice.net .
Le immagini originali sono state
modificate da specialisti dell’Fbi per mostrare il possibile aspetto odierno dei terroristi considerando l’invecchiamento.
Nel caso di Osama bin Laden gli artisti dell’Fbi hanno elaborato due immagini,
partendo dalla foto più famosa del terrorista più ricercato dagli Stati Uniti.
La prima immagine mostra bin Laden con il solito turbante bianco, ma con la barba lunga e ingrigita. La seconda immagine prende invece una strada diversa, immaginando come potrebbe apparire oggi il leader di Al Qaida senza il turbante e con la barba molto più corta e grigia.
”Queste nuove immagini sono un buon esempio di come i progressi nella scienza e nella tecnologia possono essere usati per assicurare alla giustizia un ricercato”, ha affermato un funzionario dell’Fbi.
Sulla testa di Osama bin Laden il governo USA ha posto una taglia di 25 milioni di dollari.
(ANSA)
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Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI
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Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI
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Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI
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Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI