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terrorismo

Ucciso Bin Laden, dal Pakistan al Kenya le reazioni nel mondo

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  • Tags: 11 settembre 2001, morte, Osama bin Laden, terrorismo
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Spiaggia di Puri, India: l'artista Sudarshan Pattnaik e la sua scultura di sabbia con il volto di Osama e la parola "fine"

Spiaggia di Puri, India: l'artista Sudarshan Pattnaik e la sua scultura di sabbia con il volto di Osama e la parola Fine (AP Photo/Biswaranjan Rout)

Se l’Occidente esulta per la morte di Osama Bin Laden, l’Iran sottolinea come la scomparsa del capo di Al Qaida tolga agli USA e ai loro alleati “ogni scusa per dispiegare forze in Medio Oriente sotto il pretesto della lotta al terrorismo”. Intanto il capo del governo di fatto di Hamas nella Striscia di Gaza Ismail Haniyeh, condanna “l’assassinio” di Bin Laden da parte degli Stati Uniti, mentre il vicepresidente venezuelano, Elias Jaua aggiunge: “L’unica regola che ormai prevale è l’assassinio”.

Boston, i Los Angeles Angels in un momento di silenzio prima del match contro i Boston Red Sox, davanti alla bandiera Usa

Boston, i Los Angeles Angels in un momento di silenzio davanti alla bandiera Usa (AP Photo/Charles Krupa)

Allahabad, India: lettura del giornale che riporta la morte di Osama

Allahabad, India: lettura del giornale che riporta la morte di Osama (AP Photo/Rajesh Kumar Singh)

Dopo l’uccisione di Osama Bin Laden “il mondo è più sicuro”, ha detto il presidente Usa Barack Obama. “Un grande risultato nella lotta contro il male”, ha commentato il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
In un messaggio diffuso dall’Eliseo, il presidente Nicolas Sarkozy parla di “evento fondamentale della lotta mondiale contro il terrorismo”. L’uccisione del capo di Al Qaida costituisce una “vittoria delle forze di pace”, ha dichiarato la cancelliera tedesca, Angela Merkel.
La morte del capo di al Qaida rappresenta “un grande sollievo” per il mondo ma non “segna la fine della minaccia terrorista”, per il primo ministro britannico David Cameron. ”Giustizia è fatta” ha esultato il premier israeliano Benyamin Netanyahu.
Ma al di là delle reazioni dei leader, vediamo in questa gallery fotografica la sorpresa, la curiosità, la commozione, la gioia, la rabbia nel mondo di fronte alla notizia. Nelle piazze, per le strade, alle edicole, dove i giornali di ogni angolo hanno sempre in prima pagina il volto di Osama. Dagli States alla Cina, dal Pakistan al Kenya.

Allahabad, India: lettura del giornale che riporta la morte di Osama
Shanksville, Pennsylvania: bandiera americana al memorial per il volo United Flight 93 dell’11 settembre
Bhopal, India: un pacifista realizza un ritratto del presidente Obama, per ringraziarlo dell’uccisione di Osama
Quetta, Pakistan: supporter del partito religioso Jamiat Ulema-e-Islam condannano l’uccisione di Osama
Spiaggia di Puri, India: l’artista Sudarshan Pattnaik e la sua scultura di sabbia con il volto di Osama e la parola “fine”

Kabul, Afghanistan: davanti alla tv ascoltando l’annuncio della morte di Osama
Boston, davanti al Giardino del Ricordo dedicato alle 206 vittime dell’11 settembre del Massachusetts
Nairobi, Kenya: quotidiani con la prima pagina dedicata alla morte di Osama
Kabul, Afghanistan: polizia afgana al check point sorto dopo la notizia della morte di Osama
Quetta, Pakistan: supporter del partito religioso Jamiat Ulema-e-Islam contro l’uccisione di Osama

Quezon, Filippine: quotidiani e tabloid riportana la notizia della morte di Osama
Pechino, Cina: le prime pagine dei giornali con la notizia della morte di Osama
Pechino, Cina: un passante legge dai quotidiani della morte di Osama
Kampala, Uganda: l’acquisto del quotidiano con la prima pagina sulla morte di Osama
Boston, i Los Angeles Angels in un momento di silenzio prima del match contro i Boston Red Sox, davanti alla bandiera Usa

Islamabad, Pakistan: un uomo legge il giornale, la morte di Osama in prima pagina
Allahabad, India
Kabul, Afghanistan: una raccolta di quotidiani afgani con la notizia della morte di Osama nelle prime pagine
Karachi, Pakistan: venditore ambulante
Manila, Filippine: alzata l’allerta davanti all’ambasciata americana

Nuova Delhi, India: attivisti del fronte anti-terrorismo in marcia per ringraziare dell’uccisione di Osama
Washington, con la bandiera americana davanti alla Casa Bianca
Washington, le prime pagine dei giornali al di fuori del Newseum
Hong Kong, un uomo compra il quotidiano con l’apertura sulla morte di Bin Laden
Karachi, Pakistan: venditore ambulante con un quotidiano che riporta la morte di Osama


VEDI anche: Osama Bin Laden: fotostoria del nemico pubblico numero 1 - Bin Laden è morto e il mondo fa festa. Ma la jihad promette vendetta - È morto Bin Laden, non è morta Al Qaeda - La morte di Osama Bin Laden: per gli Stati Uniti è la fine di un’era - L’ANALISI - Osama Bin Laden: ecco come i servizi americani l’hanno scovato e ucciso - Mulè: Bin Laden è morto. Ma ora si teme un’escalation su scala globale

Quetta, Pakistan: supporter del partito religioso Jamiat Ulema-e-Islam condannano l'uccisione di Osama

Quetta, Pakistan: supporter del partito religioso Jamiat Ulema-e-Islam condannano l'uccisione di Osama (AP Photo/Arshad Butt)

  • simona.santoni
  • Martedì 3 Maggio 2011

Osama Bin Laden, fotostoria del nemico pubblico numero 1

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  • Tags: 11 settembre 2001, Barack Obama, Osama bin Laden, terrorismo
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Osama Bin Laden in un'immagine del 1998

Osama Bin Laden in un'immagine del 1998 (Epa)

La Primula Rossa, lo sceicco del Terrore, l’Emiro, il Grande B.: è stato chiamato in mille modi, Osama Bin Laden, l’uomo più ricercato del mondo da quando, l’11 settembre del 2001, un attacco terroristico senza precedenti colpì l’America al cuore, uccidendo più di tremila persone. Da allora, l’oscuro signore con la lunga barba e il volto affilato, il grande burattinaio della tentacolare Al Qaeda, divenne il leggendario obiettivo numero 1 dei servizi segreti di mezzo continente. E ora a dieci anni dal terribile attentato trova la morte in un raid americano in Pakistan.

Nato a Riad nel marzo 1957 (la data esatta non è stata però mai confermata), diciassettesimo di 54 figli, si dice che il giovane Osama sia stato folgorato dall’incontro con Allah durante un pellegrinaggio ai luoghi santi della Mecca e della Medina. Certo è che la morte del ricco padre di origine yemenita, il magnate Mohammed Bin Laden, avvenuta in un incidente aereo nel 1968, consente al ragazzo, appena 11enne, di ereditare una vera e propria fortuna, stimata intorno agli 80 milioni di dollari.

Osama Bin Laden in un’immagine del 1998
Aprile 1998
1988
Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 1998
1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri

Aprile 1998
1998, Conferenza stampa a Khost, Afghanistan, con Ayman al-Zawahri
A cavallo
Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998
Incontro con un gruppo ristretto di reporter sulle montagne di Helmand nel 1998

Most Wanted
Un fotogramma da un video trasmesso da Al-Jazeera nel 2001
Con Ayman al-Zawahri il 7 ottobre 2001
In un video del 2001 trasmesso da Al Jazeera
In un video diffuso dal Dipartimento della Difesa USA nel 2001

Al matrimonio di uno dei suoi figli nel gennaio 2001
Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2002
Osama Bin Laden e Ayman al-Zawahri, 2003
La foto di di Osama bin Laden invecchiato al computer diffusa dall’FBI nel 2010


Il 1979 è l’anno della svolta: le truppe sovietiche invadono l’Afghanistan e Osama, laureatosi in ingegneria a Gedda, si avvicina ai mujaheddin che combattono contro i soldati dell’Armata Rossa. Rispondendo agli appelli alla guerra santa, nel 1984 il giovane saudita arriva in Afghanistan dove finanzia e assume il controllo di una rete di 20mila combattenti islamici reclutati da ogni parte del mondo.
Un’esperienza che gli consentirà di tornare in patria acclamato da eroe. Dollari americani, affluiti nel contesto della Guerra Fredda, hanno contribuito a forgiare la sua rete di mujaheddin, con la benedizione degli uomini di Langley.

Così, durante l’invasione irachena del Kuwait nel 1990, Osama offre i suoi ’soldati’ a Riad, che tuttavia preferisce appoggiarsi agli Usa, accogliendo 300mila truppe americane (tra cui anche molte donne). Una ‘blasfemia’ che muterà per sempre la strategia di Bin laden, per il quale gli Stati Uniti diventano il nemico numero 1. Intanto, a Peshawar, in Pakistan, presumibilmente intorno al 1988, fonda la famigerata Al Qaeda, assieme al suo ‘mentore’ palestinese Abdullah Azzam.

Sarà lo stesso Bin Laden a fornire, nell’ottobre 2001, in un’intervista ad Al Jazeera, la spiegazione dell’origine del nome, che in arabo vuol dire ‘La Base’. “Il nome di Al Qaeda fu stabilito molto tempo fa per caso - spiegherà lo sceicco del Terrore - Il defunto Abu Ubayda al-Banshiri creò dei campi di addestramento per i nostri mujaheddin contro il terrorismo sovietico. Noi solevamo chiamarli Al-Qaeda. Il nome rimase”.

Espulso dall’Arabia Saudita nel 1994, Bin Laden trova rifugio in Sudan, da dove comincia a progettare operazioni in grande stile. Il 23 febbraio 1998, assieme all’emiro Ayman al-Zawahiri, Osama firma la sua prima fatwa: nel proclama religioso si afferma che “uccidere gli americani e i loro alleati, è un dovere per ogni musulmano”. Sei mesi più tardi due bombe fanno strage nelle ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania. Muoiono 224 persone e ne restano ferite almeno 5 mila. Bin Laden è il sospettato numero 1 e il suo nome compare nella lista dei most wanted dell’FBI. Oltre alle bombe ‘africane’, la Primula Rossa viene ritenuto conivolto in una serie di altri attentati, tra cui quello al World Trade Center di New York (6 morti) del 1993. Ed è proprio un nuovo, spettacolare attacco contro il cuore finanziario della Grande Mela, l’11 settembre 2001, a far entrare Bin Laden nella leggenda del terrore. George W. Bush gli dichiara guerra e sulla sua testa viene istituita una taglia di 25 milioni di dollari.

La sua ultima localizzazione risale al 2001, quando l’intelligence americana e pakistana lo segnalano nella zona di Kandahar, in Afghanistan. La Cia, del resto, ha sempre ritenuto che lo Sceicco del Terrore si nascondesse tra l’Afghanistan e il Pakistan, tra le montagne di Tora Bora. Da allora l’uomo dalla lunga barba diverrà poco più di un fantasma, su cui si moltiplicheranno voci e storie di ogni tipo: forse malato, forse morto, forse affetto da un malanno ai reni che lo costringe a fare la spola tra la grotta in cui si nasconde e l’ospedale.

A far parlare di sé, oltre alle gesta dei suoi mujaheddin, una serie di messaggi in cui lo Sceicco del Terrore si assume la responsabilità di atti terroristici e si scaglia contro i leader di mezzo mondo, tra cui Benedetto XVI e Barack Obama. L’ultimo video è del gennaio 2011, in cui Bin Laden rivolge una duro avvertimento alla Francia, minacciando di uccidere alcuni ostaggi transalpini se Parigi non si ritirerà dall’Afghanistan.

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  • Lunedì 2 Maggio 2011

Funerali di Vittorio Arrigoni, Gaza dà l’addio all’amico Vik

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  • Tags: Gaza, Palestina, terrorismo, Vittorio Arrigoni
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Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la salma dell'attivista italiano

Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la salma dell'attivista italiano (Ansa/EPA/ALI ALI)

Ha passato il confine con l’Egitto ed è in viaggio verso il Cairo il feretro di Vittorio Arrigoni, il pacifista sequestrato e ucciso da una cellula salafita nella Striscia di Gaza. Domani il suo corpo sarà esposto in una camera ardente allestita nell’ospedale italiano della capitale egiziana mentre mercoledì sera si attende il suo arrivo a Roma.
“Vittorio, Vittorio!”: erano centinaia i palestinesi che hanno voluto porgere al cooperante un ultimo saluto mentre la sua bara, avvolta nella bandiera palestinese e in quella italiana, veniva prelevata dall’ospedale di al-Shifa, a Gaza.

Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la salma dell’attivista italiano
La salma di Arrigoni torna in Italia passando dall’Egitto, evitando Israele
Le guardie di Hamas trasportano il feretro dell’attivista italiano
Amici palestinesi di Arrigoni cantano al suo funerale
Amici palestinesi di Arrigoni

Gli amici palestinesi di Vittorio Arrigoni in lacrime
La salma trasportata del personale di sicurezza di Hamas
Slogan per l’attivista italiano al suo funerale
Il personale di sicurezza di Hamas trasporta la bara di Arrigoni
Un membro della sicurezza di Hamas tiene un poster di Arrigoni

Palestinesi e stranieri gridano slogan durante il “funerale di stato”
Le guardie di Hamas trasportano la salma in un simbolico funerale militare
La bara di Arrigoni trasportata tra canti e cordoglio a Gaza
Attivisti palestinesi e internazionali in lutto per Arrigoni
Un ufficiale di Hamas di guardia in attesa della bara di Arrigoni


Quindi il corpo è arrivato nella parte palestinese di Rafah, dove si è svolta una cerimonia di addio alla presenza di circa duecento persone, tra attivisti, amici e esponenti del governo di Hamas. “I responsabili non rimarranno impuniti”, ha assicurato un rappresentante dell’organizzazione islamista che dal 2007 controlla la Striscia. Poi ha preso la parola Inge Neess, dell’International Solidarity Movement, il gruppo a cui apparteneva Arrigoni. “L’Ism non andrà via da Gaza poiché vuole continuare ad essere vicino al popolo palestinese e continuare il lavoro svolto da Vik”, ha affermato, secondo quanto riferito all’Agi dalla cooperante Silvia Tedeschini.
Quindi il feretro, a bordo di un’ambulanza, ha valicato il confine con l’Egitto, dove stasera è atteso al Cairo. Il corpo di Vittorio verrà accolto dall’ospedale italiano della capitale egiziana, in cui sarà allestita una camera ardente, mentre l’arrivo in Italia è previsto per mercoledì sera.

Amici palestinesi di Arrigoni

Amici palestinesi di Arrigoni (Ansa/ EPA/MOHAMMED SABER WAR)

Intanto, nella Striscia e in Cisgiordania proseguono le iniziative in ricordo del cooperante. A Gaza nel pomeriggio un corteo sfila verso il Parco del milite ignoto mentre una tenda è stata montata a lutto nel porto di Al Mina, da cui Vittorio prendeva il largo per affiancare, come scudo umano, i pescatori palestinesi. A Ramallah, sempre nel pomeriggio, la folla si riunisce a piazza al Manara per spostarsi ad al Bireh, dove si svolge una cerimonia in municipio. Ma da venerdì, giorno della morte di Arrigoni, le manifestazioni spontanee sono fiorite per ogni dove nei Territori palestinesi, come ha confermato all’Agi Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento europeo, che si trova in Cisgiordania. “In ogni villaggio - ha spiegato - ci sono persone che vogliono ricordare Arrigoni. Domenica sera, ad esempio, c’è stato un corteo spontaneo a Betlemme. Inoltre, quest’anno la Conferenza dei Comitati popolari di resistenza non violenta, che si svolge a Bil’in, sarà dedicata a Vik”. Le strade di Ramallah sono tappezzate di manifesti con il volto sorridente di Arrigoni e la scritta “Vittima della disumanità”, parole chiaramente ispirate al suo motto: restiamo umani. (AGI)

  • redazione
  • Lunedì 18 Aprile 2011

Pakistan, bomba talebana in una scuola femminile

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  • Tags: Lower Dir, Pakistan, reportage, scuola femminile, Shahi Koto, talebani, terrorismo
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Nel villaggio di Shahi Koto, nel distretto di Lower Dir

(AP Photo/Anjum Naveed)

(AGI) - Tre soldati statunitensi sono morti ieri nell’esplosione di una bomba nei pressi di una scuola femminile nel nord-ovest del Pakistan, che ha ucciso anche tre alunne. L’attentato, rivendicato dai talebani, è avvenuto nel villaggio di Shahi Koto, nel distretto del Lower Dir, vicino alla valle di Swat.

L’ordigno è esploso mentre un convoglio di auto con a bordo volontari di Ong internazionali e giornalisti pachistani si dirigeva verso un’altra scuola femminile, a Maidan, per assistere alla cerimonia di riapertura, dopo che era stata distrutta dalla guerriglia. Maidan è una roccaforte dei talebani e la base dell’imam filo-talebano Maulana Sufi Mohammad.

Nel villaggio di Shahi Koto, nel distretto di Lower Dir
L’ordigno è esploso mentre un convoglio di auto con a bordo volontari di Ong internazionali e giornalisti pachistani si dirigeva verso un’altra scuola femminile, a Maidan, per assistere alla cerimonia di riapertura, dopo che era stata distrutta dalla guerriglia
Maidan è una roccaforte dei talebani e la base dell’imam filo-talebano Maulana Sufi Mohammad
Nell’esplosione sono morti tre soldati USA e tre alunne
“Continueremo ad attaccare gli americani”, ha detto il portavoce talebano Azam Tariq

I feriti sono 55, fra cui tre giornalisti
L’ordigno è stato azionato a distanza, tre auto sono state distrutte
I militari americani facevano parte di una pattuglia inviata al confine con l’Afghanistan per addestrare i soldati pachistani
Il soffitto della scuola è crollato e una ragazza è rimasta intrappolata ed è stata poi estratta viva dalle macerie
Il premier pachistano, Yousuf Raza Gilani, ha condannato l’attacco e ha ordinato un’inchiesta


“Continueremo ad attaccare gli americani”, ha detto il portavoce talebano Azam Tariq, “la nostra è una vendetta contro le bombe piazzate da Blackwater in Pakistan”. Blackwater è la discussa compagnia privata di sicurezza alla quale la Cia ha appaltato in passato diverse operazioni militari.
L’ordigno è stato azionato a distanza. I feriti sono 55, fra cui tre giornalisti. Tre auto sono state distrutte. Un terrorista è stato ucciso dagli agenti di scorta al convoglio. I militari americani facevano parte di una pattuglia inviata al confine con l’Afghanistan per addestrare i soldati pachistani.
Il soffitto della scuola è crollato e una ragazza è rimasta intrappolata ed è stata poi estratta viva dalle macerie.
Koto si trova a dieci chilometri da Taimargara, la città principale del Lower Dir. Il nuovo attacco dimostra la capacità dei talebani di colpire nella zona della valle di Swat, nonostante l’offensiva militare delle truppe di Islamabad che l’anno scorso avevano ripreso il pieno controllo della regione. Il premier pachistano, Yousuf Raza Gilani, ha condannato l’attacco e ha ordinato un’inchiesta.

L’attentato talebano rischia di mettere in difficoltà politiche sia gli americani che il governo pachistano, da sempre attento a negare una consistente presenza di soldati statunitensi sul proprio territorio e già nel mirino per i legami per aver concesso a Washington la possibilità di raid con i droni nella zona al confine con l’Afghanistan.

“La loro presenza lì non è un segreto”, ha detto l’inviato speciale degli Stati Uniti nella regione, Richard Holbrooke, mettendo le mani avanti rispetto alla diffidenza di chi si è chiesto cosa ci facessero i militari all’inaugurazione della scuola. Lo stesso flusso contraddittorio di notizie riguardo alla nazionalità e al lavoro dei tre soldati è stato forse dovuto all’imbarazzo. Prima era stato riferito alle agenzie che si trattava di tre cooperanti, poi di giornalisti, mentre il governo pachistano aveva condannato l’attacco menzionando solo la nazionalità dei tre e non il fatto fossero militari.

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  • Giovedì 4 Febbraio 2010

Osama bin Laden: questa la sua faccia adesso

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  • Tags: Al Qaida, FBI, Osama bin Laden, terrorismo
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Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell'FBI

Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell'FBI (AP Photo/U.S. State Department)



L’FBI ha diffuso oggi le foto ‘invecchiate’, con l’aiuto del computer, di Osama bin Laden e altre dei terroristi più ricercati, attraverso il sito www.rewardsforjustice.net .
Le immagini originali sono state modificate da specialisti dell’Fbi per mostrare il possibile aspetto odierno dei terroristi considerando l’invecchiamento.
Nel caso di Osama bin Laden gli artisti dell’Fbi hanno elaborato due immagini, partendo dalla foto più famosa del terrorista più ricercato dagli Stati Uniti.
La prima immagine mostra bin Laden con il solito turbante bianco, ma con la barba lunga e ingrigita. La seconda immagine prende invece una strada diversa, immaginando come potrebbe apparire oggi il leader di Al Qaida senza il turbante e con la barba molto più corta e grigia.
”Queste nuove immagini sono un buon esempio di come i progressi nella scienza e nella tecnologia possono essere usati per assicurare alla giustizia un ricercato”, ha affermato un funzionario dell’Fbi.
Sulla testa di Osama bin Laden il governo USA ha posto una taglia di 25 milioni di dollari.

(ANSA)

Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI
Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI
Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI
Elaborazioni digitali realizzate dagli esperti dell’FBI

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  • Giovedì 14 Gennaio 2010

Allarme a Newark, aeroporto chiuso per ore

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  • Tags: aeroporto, mondo, Newark, terrorismo, voli Usa
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Passeggeri in attesa

Passeggeri in attesa

Dopo lunghe ore di caos, sono ripresi i voli al terminal C dell’aeroporto di Newark, grande città del New Jersey vicina a New York City. Lo scalo - uno dei due maggiori della città - è rimasto chiuso per quasi sette ore ore a causa di un allarme sicurezza scattato dopo che un uomo è stato avvistato su un percorso vietato al pubblico fra la zona “sicura” oltre i controlli di sicurezza e la zona di accesso al pubblico.

Passeggeri in attesa
Passeggeri in attesa
Passeggeri in attesa
Passeggeri in attesa
Passeggeri in attesa

Passeggeri in attesa

L’uomo, non identificato, avrebbe scavalcato delle barriere di sicurezza. Non sarebbe un dipendente dello scalo. L’allarme che è scattato ha obbligato il personale del terminal C prima a fermare i controlli di sicurezza con ovvio intasamento, poi addirittura riconvocare i passeggeri già ai cancelli di imbarco e procedere di nuovo allo screening di tutti. I voli sono stati interrotti.
L’uomo però non è stato trovato.

L’allarme è scattato quando a New York erano circa le 17.30. le autorità aeroportuali hanno analizzato a lungo i video delle telecamere di sorveglianza alla ricerca del misterioso personaggio.
L’autorità portuale di Newark annuncia che tutti i passeggeri bloccati dovrebbero ormai essere in volo. Ma per oltre sei ore il trafficatissimo scalo non solo ha sospeso parte dei voli in uscita, ma ha dovuto deviare numerosi voli in arrivo perché i cancelli del terminal C non erano utilizzabili. (Apc)

  • redazione
  • Lunedì 4 Gennaio 2010

Autobomba talebana a Kabul, almeno 8 i morti

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  • Tags: Afghanistan, attacco suicida, Kabul, mondo, talebani, terrorismo
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Un ferito

Un ferito(AP Photo/Dusan Vranic)

Un attacco suicida ha causato almeno otto morti e una quarantina di feriti a Kabul. L’attacco è avvenuto poco prima delle 10 (ora locale) nel quartiere di Wazir Akhbar Khan, dove si trovano diverse ambasciate straniere e sedi di organizzazioni umanitarie. L’azione terroristica è stata rivendicata dai talebani. Un loro portavoce, Zabihullah Mujahid, ha detto che obiettivo era una residenza dell’ex presidente Burhanudin Rabbani. L’esplosione è stata messa in atto con un’autobomba, piazzata all’esterno dell’Hotel Hetaal utilizzato da diplomatici stranieri, dove si teneva una conferenza sulla corruzione nel Paese aperta da Hamid Karzai. (AGI)

Un ferito
Un afghano della polizia nazionale sul luogo dell’attentato
Un ragazzo in fuga
Un militare si affaccia da una casa distrutta
Il cratere creato dall’esplosione

Un vigile del fuoco in azione
I resti di un’automobile
I soccorsi a un ferito
I soccorsi a una donna ferita
Un soldato turco dell’ISAF sul luogo dell’attentato


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  • Martedì 15 Dicembre 2009

L’inferno a Peshawar: autobomba, oltre 90 morti

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  • Tags: attentato, autobomba, mondo, Pakistan, Peshawar, terrorismo
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Pakistan: 3 anni di stragi

Pakistan: 3 anni di stragi

Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi

Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi

Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi
Pakistan: 3 anni di stragi


L’esplosione di un’autobomba in un’area commerciale di Peshawar, nel Pakistan nordoccidentale, ha provocato oggi la morte di 90 persone, mentre i feriti sono oltre 160. Lo hanno riferito funzionari di governo. Continua

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  • Mercoledì 28 Ottobre 2009

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