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Thailandia

Distretto di Rangsit, Bangkok (AP Photo/Aaron Favila)
Il centro della capitale thailandese Bangkok è inondato al 50% sotto le forti piogge che, stando ai pronostici, dureranno ancora a lungo. Gli aeroporti restano chiusi, tranne il maggiore scalo internazionale di Suvarnabhumi, che si trova a un’altitudine maggiore. La primo ministro Yingluck Shinawatra ha chiesto l’evacuazione di alcuni centri della città, che conta circa 12 milioni di abitanti.
LE FOTO

Provincia di Pathum Thani, a nord di Bangkok (AP Photo/Sakchai Lalit)
Le enormi inondazioni che stanno colpendo la Thailandia e hanno già provocato almeno 320 morti sono “emergenza nazionale“: per risolverla è necessario aprire alcune delle chiuse della capitale Bangkok per consentire alle acque di defluire verso il mare. Ad affermarlo è stata la premier thailandese Yingluck Shinawatra. “Non possiamo fermare l’acqua per sempre” - ha detto - “ho deciso di chiedere a Bangkok di aprire tutte le chiuse, cosa che potrebbe provocare delle inondazioni, per drenare l’acqua verso il mare al più presto possibile“.
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Provincia di Pathum Thani, a nord di Bangkok
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Provincia di Nonthaburi, a nord di Bangkok
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Provincia di Nonthaburi, a nord di Bangkok
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Provincia di Nonthaburi, a nord di Bangkok
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Sul fiume Chao Phraya a Bangkok
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Provincia di Nonthaburi, a nord di Bangkok
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Provincia di Pathum Thani, a nord di Bangkok
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Provincia di Pathum Thani, a nord di Bangkok
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Distretto industriale di Rojana, provincia di Ayutthaya
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Distretto industriale di Rojana, provincia di Ayutthaya
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Il tempio di Wat Mahathatu, provincia di Ayutthaya
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Distretto di Pak Kred, provincia di Nonthaburi
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Distretto di Pak Kred, provincia di Nonthaburi
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Provincia di Ayutthaya, Thailandia centrale
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Il fiume Chaophraya nelle provincia di Ayutthaya, Thailandia centrale
La capitale, il cui centro urbano è stato finora risparmiato dalle inondazioni grazie a un rafforzamento delle dighe e delle barriere, a costo di provocare enormi allagamenti nella zona suburbana, dispone di 200 chiuse: il piano è quello di azionare allo stesso tempo 158 stazioni di pompaggio per ridurre la pressione dell’acqua. L’opposizione ieri ha reclamato lo stato di emergenza per dare più potere ai militari e permettere evacuazioni forzate e l’interdizione di alcuni assi viari alla circolazione, opzione rifiutata dal governo.

Distretto industriale di Rojana, provincia di Ayutthaya (AP photo/Sakchai Lalit)
Si tratta delle peggiori inondazioni degli ultimi 50 anni nel nord, nordest e centro della Thailandia. Circa un terzo delle province del Paese sta ancora contando i dannifine di luglio e alcune regioni centrali sono sommerse. Il primo ministro Yingluck Shinawatra, da soli due mesi in carica, sta affrontando critiche crescenti a causa della risposta contrastante del suo governo alle inondazioni. La banca centrale oggi ha valutato i danni in oltre 100 miliardi di baht (3,3 miliardi di dollari).

Provincia di Nonthaburi, a nord di Bangkok (AP Photo/Sakchai Lalit)

Dall’isola di Koh Samui, in Thailandia, le foto dell’annuale competizione internazionale di Body Painting, a cui hanno partecipato artisti proveniente da vari Paesi: Austria, Germania, Romania, Corea del Sud, Spagna, Svizzera, Italia, Turchia, Israele, Gran Bretagna, Stati Uniti e Thailandia. Due i temi dipinti sui corpi dei modelli e delle modelle: Nel profondo mare blu e Il paradiso sulla Terra.
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Il paradiso sulla Terra sul corpo di una partecipante
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Il paradiso sulla Terra
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Il paradiso sulla Terra
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Nel profondo mare blu, una creazione dell’artista spagnolo Erasmo Diaz
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Nel profondo mare blu
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Il paradiso sulla Terra
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Nel profondo mare blu, una creazione dell’artista tedesca Gesine Marwedel
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Il paradiso sulla Terra
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Nel profondo mare blu, una creazione dell’artista austriaca Magdalena Pock
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Il paradiso sulla Terra
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Il paradiso sulla Terra
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Nel profondo mare blu
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Nel profondo mare blu, una creazione dell’artista tedesca Gesine Marwedel
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Sotto il profondo mare blu, una creazione dell’artista tedesca Gesine Marwedel
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Il paradiso sulla Terra
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Nel profondo mare blu
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Il paradiso sulla Terra
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Nel profondo mare blu
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Nel profondo mare blu, una creazione dell’artista italiano Fillippo Loco
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Il paradiso sulla Terra

(AP Photo/Sakchai Lalit)
Partiranno a breve i voli della nuova compagnia aerea thailandese P.C. Air. Nel lanciare la campagna assunzioni per recrutare il personale di volo, era stato annunciato con toni orgogliosi che tra le hostess e gli steward ci sarebbero state anche delle transessuali. Oltre cento Ladyboy - o katoey, in lingua thai - hanno partecipato alle selezioni e diverse di loro sono state assunte, tra cui la vincitrice dell’edizione 2007 del concorso di bellezza nazionale per transessuali, Thanyarat Jiraphatpakorn. Lavoreranno in tutto e per tutto come gli altri colleghi e colleghe, tranne che per un dettaglio: dovranno indossare un badge che indichi la loro appartenenza a quello che in Thailandia è comunemente definito il terzo sesso.
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Nathatai Sukkaset, Dissanai Chitpraphachin, Chayathisa Nakmai e Phuntakarn Sringern
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A lezione di trucco e acconciatura
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A lezione di trucco e acconciatura
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A lezione di trucco e acconciatura
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A lezione di trucco e acconciatura
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A lezione di trucco e acconciatura
“La nostra compagnia ha cambiato. È l’evoluzione. Io sono un pioniere in questo e sono sicuro che ci saranno presto altre imprese a seguire il mio esempio”, ha detto Peter Chan, il proprietario della compagnia aerea, convinto che queste persone debbano poter lavorare in ogni settore e non solamente in quello dell’intrattenimento, e offrendo loro l’occasione per realizzare il sogno di diventare una hostess di volo.

(Epa/Yongyot Pruksarak)
Per dieci giorni, si svolge ogni anno sull’isola di Phuket, in Thailandia, il Festival vegetariano, di origine cinese. Un evento molto colorato che, nel nono mese del calendario lunare, celebra l’astinenza dalla carne come strumento di purificazione del corpo e per la quiete dello spirito.
Nell’ambito del festival, si svolgono ben nove processioni durante le quali, in omaggio a una tradizione dalle origini non ben chiarite, praticano del “piercing estremo”, infilandosi nella faccia gli oggetti più disparati, come pistole, spade cerimoniali, lame zigzagate, ombrelli.
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Due manici di ombrello nella faccia
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Una spada cerimoniale attraversa la faccia
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Decine di lame nella faccia
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Pistole nella faccia
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Sui carboni ardenti
QUI LE FOTO DELL’EDIZIONE 2009

(Epa/Rungroj Yongrit)
Una compagnia teatrale molto particolare si esibisce da ormai più di trent’anni in Thailandia: si chiama ‘Prakit Sitpragaan‘ ed è composta di sole scimmie.
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La scimmia Kanchana si prepara allo spettacolo
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Canzoni attraverso il ventriloquismo
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In un cerchio di coltelli
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Un momento dello spettacolo
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La scimmia Prakit impugna un coltello
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Con la chitarra
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A “mani” giunte
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Il saluto tradizionale thailandese
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In spalla al direttore di compagnia
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Con gli umani del gruppo: Wachara Gunrobroo e Tippawan Vorasan
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Nel backstage
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La raccolta delle offerte alla fine dello show
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Una scimmia al trucco
Durante lo spettacolo della durata di 30 minuti, tra le altre cose, le scimmie “cantano”, danzano, eseguono dei calcoli e saltano attraverso una ruota di coltelli.
In passato, i loro spettacoli venivano messi in scena solamente durante le fiere locali o presso i templi, nei periodi delle festività religiose. Spettacoli come quelli proposti da questa compagnia vanno oggi sparendo dalla società thailandese, ma sono riconosciuti come un elemento importante della cultura locale.

(Epa/Rungroj Yongrit)
Attraverso il ventrilonquismo, le scimmie “recitano” storie adattate dai racconti classici del mondo asiatico e dal folklore popolare. Il direttore della compagnia, Panya Ganrobroo - che ha ereditato questo ruolo dallo zio - nel tentativo di rendere lo spettacolo maggiormente accessibile ad un pubblico più giovane e ai turisti, sta allargando il repertorio a storie più contemporanee.

(Ansa/EPA/ZEB HOGAN / WWF-Canon)
Nelle acque del Mekong, fiume che bagna la provincia cinese dello Yunnan, il Myanmar, la Thailandia, il Laos, la Cambogia e il Vietnam, vive una specie di pesce impressionante per dimensioni. Si tratta del Pescegatto Gigante del Mekong, una razza gigante d’acqua dolce che può pesare fino a 600 kg.
Ma la diga idroelettrica che ha intenzione ora di costruire il Laos minaccia la sopravvivenza di questo esemplare, come quella di altre tre specie di pesci.
Ecco perché il World Wildlife Fund (WWF) lancia l’allarme nella sua relazione “River of Giants: Giant Fish of the Mekong“. La centrale idroelettrica nel nord del Laos rischierebbe di perturbare i percorsi migratori di quattro specie che si collocano tra i 10 pesci d’acqua dolce più grandi al mondo.
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Carpa gigante siamese del Mekong
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Pesce gatto gigante del Mekong
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Mekong nel Triangolo d’Oro, quando il fiume incontra Laos, Myanmar e Thailandia
Guarda anche la GALLERY: Il fiume Mekong prosciugato dalle dighe cinesi

(Ansa/EPA/SUTHEP KRITSANAVARIN /WWF)

Con la maschera dell'ex premier Thaksin Shinawatra
(ANSA) - In Thailandia le ”camicie rosse”, i sostenitori dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, continuano a radunarsi a decine di migliaia nella capitale Bangkok per dar forza all’ultimatum ribadito ieri da loro fonti di spicco: sciogliere il Parlamento entro oggi a mezzogiorno (le sei del mattino in Italia) aprendo la strada a nuove elezioni, o prepararsi a una ”presa” della città, quindi a manifestazioni violente.
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Con la maschera dell’ex premier Thaksin Shinawatra
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Con la bandiera thailandese
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Soldati di guardia di fronte alla sede del Governo
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Il volto di un manifestante
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Monaci buddhisti in marcia per la democrazia
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La polizia in assetto antisommossa per le strade di Bangkok
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Slogan pro-democrazia della camicier rosse
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La polizia in assetto antisommossa per le strade di Bangkok
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Protesta rossa in motoriino
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I sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra
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Camicie rosse con l’ex premier Thaksin Shinawatra
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Volti di manifestanti
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Manifestanti
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Sostenitori di Thaksin Shinawatra | L’attuale premier Abhisit Vejjajiva
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Fiori rossi a decorare la città
Sin da sabato i palazzi del potere di Bangkok sono difesi da forze di sicurezza in tenuta antisommossa, parte dei circa 50 mila uomini impiegati dal governo di Abhisit Vejjajiva, in carica grazie a un ribaltone parlamentare.
Il movimento, che dopo la repressione delle manifestazioni dell’aprile 2009 dava l’impressione di aver perso forza, ha ripreso vigore dopo la confisca del 60% del patrimonio dell’ex premier, decisa due settimane fa dalla Corte Suprema.

(AP Photo/Apichart Weerawong)
Dopo lo scadere dell’ultimatum, oggi l’onda rossa dei manifestanti pro Thaksin Shinawatra ha assaltato una caserma che ospita il primo ministro Abhisit Vejjajiva. L’assedio è durato, però, solo tre ore: alle due di oggi pomeriggio, decine di migliaia di “rossi” hanno lasciato l’area attorno all’11/o Reggimento di fanteria, facendo ritorno alla zona di Thanon Ratchadamnoen, sede principale della protesta iniziata venerdí sera.

(AP Photo/David Longstreath)
Mentre la situazione di tensione attorno alla caserma - difesa da un nutrito contingente delle forze di sicurezza - non ha portato ai temuti scontri, una bomba a mano è scoppiata questa mattina nel cortile di un altro edificio militare, il quartier generale del Primo Reggimento di fanteria. L’esplosione ha provocato il ferimento - allo stomaco e a un braccio - di due soldati di guardia, che sono stati portati in ospedale.

(Foto Ansa/EPA/NARONG SANGNAK)
Nella base militare di Chon Buri, a est di Bangkok, Thailandia, i marine americani partecipano all’esercitazione congiunta “Cobra Gold 2010” (CG10): a lezione di sopravvivenza nella giungla, dai colleghi tailandesi, mangiando lucertole e scorpioni, bevendo sangue di cobra…
L’addestramento militare Cobra Gold si concentra sul mantenimento e il miglioramento delle relazioni militari tra Stati Uniti, Thailandia, Singapore, Giappone, Indonesia e, per la prima volta nel 2010, Repubblica della Corea del Sud.
Più di 14.000 i partecipanti coinvolti nell’esercitazione, volta a promuovere la pace e la sicurezza regionali.
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Mangiando scorpioni
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Un drink di sangue di cobra
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Un drink di sangue di cobra
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Mangiando lucertole e rane
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Come catturare un cobra
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Come catturare un cobra
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L’istruttore tailandese
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Come catturare un cobra

(AP Photo/Sakchai Lalit)
L’
esercito thailandese ha iniziato oggi a espellere verso il
Laos circa
4.000 profughi di etnia Hmong, che da circa
30 anni vivevano nel campo profughi di
Huay nam Khao, nel nord del Paese.
L’operazione è iniziata alle prime luci del giorno, stando a quanto reso noto da un portavoce militare. Le espulsioni sono state decise di comune accordo tra Thailandia e Laos, nonostante le proteste di numerose organizzaioni internazionali.
Negli ultimi mesi, secondo Medecins Sans Frontieres, i soldati thailandesi avevano introdotto pesanti misure restrittive nel tentativo di costringere gli Hmong a non chiedere lo status di rifugiati e a rientrare in Laos.
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L’esercito thailandese ha oggi iniziato a espellere verso il Laos circa 4 mila profughi di etnia Hmong, che da circa 30 anni vivevano nel campo profughi di Huay nam Khao, nel nord del Paese.
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Le espulsioni sono state decise di comune accordo tra Thailandia e Laos, nonostante le proteste di numerose organizzazioni internazionali.
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Le operazioni nel campo profughi di Huay Nam Khao, 300 chilometri a nord di Bangkok, sono iniziate alle 5:30 ora locale (nella notte tra domenica e lunedì); mobilitati circa 5.000 soldati, senza armi, ma protetti da scudi e manganelli, che erano appoggiati da uomini dei corpi speciali.
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Il colonnello Thama Charuwat, a cui era stato affidato il rimpatrio, ha detto che tutto è avvenuto senza violenze. Circa 300 Hmong avevano inizialmente rifiutato di lasciare il campo, e si sono convinti solo dopo un negoziato andato avanti per ore.
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Più di 4.400 erano già stati trasferiti, a bordo di decine di camion militari scortati dalle forze di sicurezza fino alla località di frontiera di Nong Khai, prima di essere consegnati alle autorità laotiane e attraversare su autocarro il ponte costruito sul fiume Mekong, frontiera naturale tra Thailandia e Laos.
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Quando la deportazione era già in corso, Washington ha chiesto al governo thailandese di interrompere la deportazione definita una “seria violazione dei diritti umani”: “Gli Stati Uniti chiedono urgentemente che le autorità thailandesi sospendano le operazioni”, ha detto il Dipartimento di Stato.
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Le autorità thailandesi non hanno permesso né al personale dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (l’Unhcr), né agli attivisti dei gruppi non governativi impegnati nella difesa dei diritti umani e neanche ai giornalisti di assistere alle operazioni di sgombero degli Hmong.
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L’Ue si è detta allarmata dalla decisione thailandese di riportare forzatamente in patria le migliaia di laotiani, che nel loro Paese d’origine corrono il rischio di essere perseguitati; la presidenza di turno svedese dei 27 si è detta preoccupata soprattutto per i 150 rifugiati riconosciuti come tali dall’Unhcr e che sono rimasti nel centro di Nong Khai negli ultimi tre anni.
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Da Ginevra, l’Alto Commissario per i Rifugiati ha chiesto di interrompere le operazioni.
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I membri delle tribù delle montagne che combatterono a fianco degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam e aiutarono la Cia a realizzare operazioni segrete in Laos e anche nel sud della Cina, sono noti come gli “alleati dimenticati” degli Stati Uniti.
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Ancora oggi, varie centinaia di guerriglieri Hmong compiono attacchi sporadici e azioni di sabotaggio all’interno del Laos.
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La Thailandia, che si è sempre difesa dicendo che gli Hmong ospitati nel campo erano clandestini e non rifugiati, ha deciso di andare avanti, nonostante i reiterati appelli dell’Onu, degli Stati Uniti e dell’Ue.
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Dal 1975, anno in cui i comunisti si sono impossessati del potere in Laos, gli Stati Uniti hanno accolto circa 150.000 persone di etnia Hmong, di cui 14.000 nel 2003.
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Dopo il 2003, circa 8.000 Hmong - tra i quali molti che, secondo l’Onu, sono davvero rifugiati politici - hanno attraversato la frontiera laotiana con la speranza di ottenere l’asilo in un terzo Paese, ma secondo la Thailandia, nessun governo occidentale si è mostrato interessato.
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”Il governo laotiano - ha detto in una conferenza stampa il colonnello Thana Charuvat - ha confermato che accorderà un’amnistia ai leader Hmong”.
Una parte degli Hmong era stata al fianco degli americani durante la guerra del Vietnam, quando il conflitto si era esteso ai Paesi vicini. Numerosi sono poi fuggiti dal regime comunista del Laos, al potere dal 1975.
”Il governo laotiano - ha detto in una conferenza stampa il colonnello Thana Charuvat - ha confermato che accorderà un’amnistia ai leader Hmong”.
Bangkok sostiene che gli Hmong sono immigranti illegali, mentre per la comunità internazionale almeno alcune centinaia possono chiedere lo status di rifugiato, che li proteggerebbe da misure di espulsione.
(ANSA-AFP)

(AP Photo/David Longstreath)
Le
”camicie rosse” thailandesi sono tornate in piazza oggi a
Bangkok per chiedere le dimissioni del governo di
Abhisit Vejjajiva, nuove elezioni e il ripristino della Costituzione sospesa dai militari dopo il colpo di stato del settembre 2007.
Migliaia di sostenitori dell’ex premier
Thaksin Shinawatra hanno affollato la piazza attorno al Democracy Monument, teatro nei giorni scorsi di fastose celebrazioni per gli 82 anni di
re Bhumibol Adulyadej, ignorando le richieste delle autorità di rinviare la manifestazione per non intralciare altre attività collegate al compleanno del sovrano.
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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Un monaco buddista
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
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I supporter del premier deposto Shinawatra
In serata è previsto un collegamento in video di Thaksin, in autoesilio e condannato per abuso di potere, ma attivo nel finanziare l’opposizione.
La protesta di oggi, nelle intenzioni degli organizzatori, è il preludio a una serie coordinata di dimostrazioni nelle prossime settimane. I leader del movimento popolare, composto in prevalenza da attivisti delle classi medio-basse e delle aree rurali, puntano a far cadere Abhisit - che accusano di essere salito al potere grazie alle manovre dell’elite monarchica-militare - entro l’inizio del 2010.
Lo scorso aprile, le ”camicie rosse” paralizzarono il traffico della capitale bloccando diversi incroci del centro. La protesta venne repressa dopo che il governo dichiarò lo stato di emergenza, concedendo maggiori poteri alle forze armate.