
Tibet, veduta di un villaggio lungo la strada dell
Nel 52esimo anniversario della rivolta di Lhasa del 1959 contro l’occupazione cinese - conclusasi con la fuga del Dalai Lama, che ancora oggi risiede in India - ecco un piccolo viaggio fotografico in Tibet, attraverso gli scatti di Marco Santamaria.
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Tibet, veduta di un villaggio lungo la ’strada dell’amicizia’
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Il Potala, l’ex residenza invernale del Dalai Lama, a Lhasa
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Soldati cinesi lungo le rive del lago Nam Tso, a 4700 metri d’altitudine
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Monastero di Drepung: gli abiti dei monaci stesi ad asciugare
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Bambini alla finestra nel villaggio di Chodzom
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La toilette mattutina dei monaci di Nartang
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Pellegrini a Lhasa
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Una veduta dell’altopiano
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Pellegrini a Lhasa
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Un pellegrino lungo il ‘barkhor’, il percorso sacro di Lhasa
INVESTIMENTI E REPRESSIONE: LA RICETTA DI PECHINO
Guerra senza quartiere al ‘’secessionista” Dalai Lama e massicci investimenti per collegare e integrare il Tibet nello sviluppo dell’economia cinese. Questi i capisaldi della politica della Cina verso il Tibet che nel frattempo - nel terzo anniversario della rivolta che scosse il territorio nel 2008 - è stato precauzionalmente chiuso ai turisti stranieri per tutto il mese di marzo. Secondo i gruppi tibetani in esilio nella rivolta del 2008 hanno perso la vita 227 tibetani, per lo più per gli spari indiscriminati da parte delle forze di sicurezza, più di 6.800 sono stati arrestati e 510 condannati. A sette di questi ultimi è stata comminata la pena di morte e due condanne sono state già eseguite.
Vedi anche: Tibet: frontiere chiuse per “tutelare la salute dei turisti”
In occasione della sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo (Npc) - quanto di più vicino ad Parlamento esiste in Cina - la questione tibetana è stata più volte affrontata da alcuni dei massimi leader cinesi, tra cui il presidente Hu Jintao. Parlando ai delegati della Regione Autonoma del Tibet - che comprende solo una parte del Tibet ‘’storico”, alcune sezioni del quale sono state incorporate nelle vicine province del Sichuan, Qinghai, Gansu e Yunnan - Hu ha messo l’ accento sulla necessità di mantenere la ‘’stabilità” come condizione per ”proseguire il processo di riforme e sviluppo”.
I massicci investimenti cinesi sono concentrati nelle infrastrutture: nei prossimi cinque anni, secondo il ministro dei trasporti Li Shenglin, Pechino raddoppierà gli investimenti nella costruzione di strade, aggiungendo 12mila chilometri alla rete già esistente. Inoltre, nuovi tratti verranno aggiunti alla ”ferrovia più alta del mondo” inaugurata nel 2006 che collega Pechino a Lhasa, la capitale della regione, e un terzo aeroporto si aggiungerà ai due già operativi a Lhasa e a Chamdo.
Vedi anche: Tibet: il Dalai Lama lascia. Il nuovo leader politico sarà eletto democraticamente
Il segretario del Partito Comunista Cinese della regione, il ”duro” Zhang Qingli, ha ripetuto la definizione che aveva dato in precedenza del leader tibetano, affermando che è ”un lupo vestito da agnello”. Zhang ha aggiunto che nel territorio ”il secessionismo costituisce ancora una sfida”. In un altro intervento ai margini dei lavori dell’Npc, il governatore della Regione Autonoma Padma Choling ha sostenuto che il Dalai Lama - che ha 76 anni e oggi ha annunciato il suo prossimo ritiro dall’attività di rappresentanza politica dei tibetani - ”non ha il diritto” di scegliere il proprio successore o di cambiare le tradizionali regole con le quali vengono scelte le reincarnazioni dei ”grandi Lama”.
Il leader tibetano ha affermato in passato, in diverse occasioni, che lui potrebbe essere l’ultimo della dinastia dei Dalai Lama, che il suo successore potrebbe essere ”eletto democraticamente” o essere trovato fuori dal Tibet, vale a dire nella comunità tibetana in esilio. Pechino ha già preso le sue misure varando una legge secondo la quale le reincarnazioni dei Lama devono essere approvate dall’Ufficio affari religiosi di Pechino. (ANSA)
Vedi anche: Piccola storia del Tibet in 30 righe

A Dharmsala, sede del governo tibetano in esilio
Un concorso di bellezza molto particolare, quello che ha incoronato reginetta la ventiquattrenne Tenzin Norzom. Quattro concorrenti, pochi riflettori, nessuno sfarzo e una bandiera vietata che sventola sullo sfondo. Miss Tibet ha conquistato il suo scettro a Dharmsala, in India, sede del governo tibetano in esilio.
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A Dharmsala, sede del governo tibetano in esilio
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Tenzin Norzom, la reginetta 2010
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A Dharmsala, sede del governo tibetano in esilio
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Le miss con la bandiera vietata in patria
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Tenzin Norzom, la reginetta 2010
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Le quattro concorrenti: Rinchen Choden, Tenzin Namchoe, Tenzin Norzom e Yangchen Metok
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Sfilata a bordo piscina

Katmandu, Nepal (AP Photo/ Binod Joshi)
(ANSA) - In occasione del 51/o anniversario della rivolta nazionale tibetana, avvenuta il 10 marzo del 1959, il Dalai Lama ha accusato i cinesi di ”voler intenzionalmente cancellare il buddismo” dal Tibet. Il leader spirituale dei tibetani ha tenuto il suo tradizionale discorso annuale a Dharamsala, nel nord dell’India, sua residenza e sede del governo tibetano in esilio. ”I cinesi stanno portando avanti oggi diverse iniziative politiche - ha detto - tra cui una campagna per la rieducazione patriottica in molti monasteri del Tibet. Stanno costringendo monaci e monache a vivere in una condizione di semiprigionia, negando loro il diritto allo studio e alla preghiera pacifica”. Secondo il Dalai Lama la repressione in atto ‘’sta trasformando i monasteri in musei”.
Ribadendo la sua politica della ”via di mezzo” nelle rivendicazioni con la Cina, il Premio Nobel per la pace ha poi detto di non ”voler assumere alcun ruolo politico” nel governo in esilio o in un eventuale governo futuro in Tibet in caso di soluzione della controversia.

Il Dalai Lama legge il discorso di commemorazione della rivolta di Lhasa (AP Photo/Ashwini Bhatia)
Intanto, in occasione della ricorrenza, circa un migliaio di tibetani hanno marciato stamattina a New Delhi, esibendo striscioni contro le aggressioni perpetrate dai cinesi in Tibet e inneggianti al Dalai Lama. Durante la manifestazione, organizzata dal Tibetan Youth Congress, ci sono stati alcuni momenti di tensione quando un giovane dimostrante ha cercato di sfondare la barriera eretta dalla polizia indiana. Ieri una trentina di attivisti tibetani erano stati fermati dalle forze dell’ordine mentre tentavano di marciare verso l’ambasciata cinese.
Manifestazioni in difesa dei diritti umani dei tibetani si sono svolte anche in molte altre città del mondo, tra cui Katmandu, Roma, Taipei, Bruxelles, Seoul.
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Katmandu, Nepal. La polizia arresta dei tibetani in esilio durante una protesta davanti all’ambasciata cinese
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Due manifestanti, a Dharamsla e New Delhi, in India
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Katmandu, Nepal. La polizia cerca di contenere gli esuli tibetani che manifestano contro il governo cinese
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Dharmsala, India. Manifestazione di esuli tibetani
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Katmandu, Nepal. La polizia arresta un manifestante
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Un momento della protesta a Katmandu, Nepal
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Katmandu, Nepal
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Dharamsla, India
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Katmandu, Nepal. La polizia cerca di contenere gli esuli tibetani che manifestano contro il governo cinese
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Il Dalai Lama prima del suo discorso di commemorazione della rivolta di Lhasa
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Il Dalai Lama legge il discorso di commemorazione della rivolta di Lhasa
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New Delhi, India
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New Delhi, India
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Kathmandu, Nepal
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New Delhi, India | Katmandu, Nepal
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Kathmandu, Nepal | New Delhi, India
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L’esercito cinese per le strade di Lhasa
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Proteste a Seoul, Corea del Sud
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Monaci tibetani manifestano a Taipei, Taiwan
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Un manifestante a Bruxelles
Ieri, alla vigilia dell’anniversario della rivolta di Lhasa, la Cina ha rilanciato le sue accuse al Dalai Lama, imputangogli di ‘’seminare il caos” nella regione. ”Se non ci fossero le forze anticinesi ed il Dalai Lama ad esercitare attività distruttive e a seminare il caos, oggi il Tibet sarebbe in una situazione migliore…” ha affermato il segretario del Partito Comunista del Tibet Zhang Qingli. Le autorità cinesi accusano il leader tibetano di aver organizzato le manifestazioni di protesta del 10 marzo 2008 a Lhasa in occasione delle celebrazioni per i Giochi Olimpici dell’agosto 2008, che il 14 marzo sono sfociate in attacchi agli immigrati cinesi e successivamente si sono estese alle altre zone a popolazione tibetana della Cina.

Katmandu, arresto di tibetani in esilio durante una protesta anticinese (EPA/NARENDRA SHRESTHA)
Nelle violenze del 14 marzo, secondo il governo, hanno perso la vita 22 persone, mentre gli esuli tibetani sostengono che le vittime sono state circa duecento. In seguito alle proteste, che si sono protratte fino a maggio del 2008, secondo le organizzazioni umanitarie internazionali, sono state arrestate 5.700 persone. Le strade di Lhasa sono oggi costantemente percorse da pattuglie della Polizia armata del popolo, il corpo paramiliare addetto al controllo dell’ ordine pubblico.

New Delhi, India (AP Photo/Mustafa Quraishi)
Il governo cinese sottolinea che negli ultimi otto anni il governo ha investito circa 18 miliardi di euro in progetti di sviluppo del Tibet e che l’economia della Regione Autonoma è cresciuta del 12 per cento. Il Tibet rimane chiuso ai giornalisti stranieri, che hanno bisogno di un permesso speciale, concesso raramente; una volta arrivati, i giornalisti vengono comunque accompagnati da funzionari governativi per tutta la loro permanenza nella regione.

Una settimana a Tawang, India (AP Photo/Manish Swarup)
In questi giorni il leader spirituale tibetano si trova a Tawang, una località della regione indiana dell’Arunachal Pradesh - in cui si trova il secondo tempio buddista più importante dopo il palazzo Potala di Lhasa - dove è stato accolto da migliaia di persone con i costumi tradizionali e bandiere, impegnate in preghiere, canti, danze e musica. In questi scatti di alcuni dei fotografi presenti, un “reportage collettivo” sul popolo tibetano accorso a Tawang. Continua