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(AP Photo/The Virginian-Pilot, Bill Tiernan)
Nel 70esimo anniversario dell’attacco aereo alla base navale americana di Pearl Harbor, gli Stati Uniti commemorano le prime vittime americane della Seconda Guerra mondiale: furono 2.345 i militari uccisi dalle forze aereo-navali giapponesi e 57 i morti civili.
In questa gallery, ecco i volti di alcuni dei marinai sopravvissuti, che oggi hanno tra gli 88 e i 94 anni.
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Ernest “Dave” Davenport, 90 anni
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William H. Muehleib, 89 anni
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Ray Baer, 93 anni
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Bob Brunner Sr., 89 anni
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Frank A. Chebetar, 90 anni
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Lester A. Silva, 88 anni
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Preston Parham, 89 anni
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Wilfred Gagne, 89 anni
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Eugene Gorman, 92 anni
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Dean Griffeth, 94 anni

(Naval History & Heritage Command)
La mattina del 7 dicembre 1941 la base navale americana di Pearl Harbor venne investita da un inaspettato attacco da parte dell’aviazione giapponese. Diverse corazzate vennero affondate, i morti furono oltre duemila. Per gli Stati Uniti era l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. A 70 anni da quelle drammatiche ore, vi proponiamo le fotografie più significative di quei momenti concitati che sconvolsero gli USA e divennero cruciali nella loro storia e in quella dell’umanità intera.
Vedi anche Pearl Harbor, trovato il teschio di un aviatore giapponese
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L’attacco di Pearl Harbor ebbe luogo il 7 dicembre 1941
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Forze aereo-navali giapponesi attaccarono la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii
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Nella terminologia della Marina Imperiale giapponese, l’attacco fu denominato Operazione Hawaii
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L’attacco avvenne senza preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese
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La dichiarazione di guerra fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato
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L’attacco fu concepito per distruggere la flotta americana nel Pacifico
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In poco più di un’ora i 350 aerei partiti dalle portaerei giapponesi affondarono 4 delle 8 corazzate americane
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Solo le portaerei si salvarono trovandosi in navigazione lontano dalla loro base
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Questa vittoria permise al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico
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La flotta destinata all’attacco di Pearl Harbor era costituita da due divisioni navali: la forza di attacco e quella di scorta
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Il 7 dicembre fu scelto giorno perché era una domenica, giorno di libera uscita e di preghiera per moltissimi militari
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Nella base navale di Pearl Harbor, alle Hawaii, il Presidente Roosevelt aveva deciso di dislocare a tempo indeterminato la Flotta del Pacifico americana in risposta alla minacciosa spinta espansionistica giapponese in Indocina
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L’attacco ebbe inizio alle ore 7.55 ora locale (ore 18.25 del 7 dicembre secondo il Meridiano di Greenwich)
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I giapponesi riuscirono a ottenere il loro scopo: mettere fuori gioco le corazzate americane
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Nonostante gli enormi danni subiti dagli USA, solo 3 navi furono irrimediabilmente perse
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L’attacco a Pearl Harbor fece entrare in guerra il Giappone con gli Stati Uniti, l’impero Britannico, l’Olanda e i loro numerosi alleati
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Alla fine dell’attacco, Pearl Harbor fu un mare di fiamme. Ovunque fuoco, fiamme, rottami e navi affondate
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Furono 2.345 i militari morti da parte americana e 57 i morti civili
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Obiettivi dell’attacco erano innanzitutto le portaerei americane : i giapponesi contavano di trovarne da 3 a 6 ancorate a Pearl Harbor
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L’8 dicembre del 1941 il Congresso degli Stati Uniti dichiarò guerra al Giappone
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I militari USA feriti furono 1.247 e 35 i civili
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I morti da parte nipponica furono 64 di cui 55 aviatori
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I giapponesi mancarono i bersagli più importanti: le tre portaerei americane Enterprise, Lexington e Saratoga, obiettivo primario dell’azione giapponese, non erano in porto al momento dell’attacco e proprio quelle tre portaerei furono poi impiegate dagli Usa nella guerra del Pacifico contro il Giappone
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Il parziale disastro di Pearl Harbor innescò una teoria cospiratoria molto simile a quella sarebbe poi cresciuta sugli attentati dell’11 settembre 2001, ovvero che alle spalle dell’attacco vi fosse una regia statunitense
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Tra gli obiettivi dell’operazione, anche le corazzate, i depositi di carburante ed i principali aeroporti dell’arcipelago con i relativi hangar e gli aerei vi erano parcheggiati

Il programma di monitoraggio sui coccodrilli nella zona circostante la centrale nucleare di Turkey Point - a Homestead, in Florida - è iniziato nel 1978, un anno dopo che alcuni dipendenti incapparono in un nido di coccodrilli posizionato presso un canale di raffreddamento dello stabilimento.
L’obiettivo iniziale del programma era garantire che la centrale non causasse alcun danno alla specie, ma negli ultimi tre decenni ha contribuito ad aumentare il numero dei coccodrilli, che oggi sono più di 1.500. La specie è classificata oggi tra quelle minacciate: un piccolo passo verso la sopravvivenza della specie.
LE FOTO

(Epa/Michael Reynolds)
Il presidente americano Barack Obama ha “perdonato” i tacchini Peace e Liberty. In vista del Thanksgiving, nel Giardino delle Rose della Casa Bianca il Presidente - accompagnato dalle figlie Sasha e Malia - ha impartito la tradizionale “grazia” ai tacchini. La cerimonia risale al 1963, quando John Fitzgerald Kennedy decise di non cucinare il tradizionale tacchino donato al Presidente dalla National Turkey Federation fin dal 1947, ma di tenerselo come animale domestico. LE FOTO

Occupy Wall Street (AP Photo/John Minchillo)
17/18 NOVEMBRE - Giornata di scontri a Manhattan nell’Action Day, 24 ore di manifestazioni no stop al grido di Occupy everywhere! e Siamo il 99%, a due mesi dall’inizio della protesta di Occupy Wall Street. In migliaia tornano in strada a New York, dando vita alla più grande manifestazione organizzata dal movimento. Zuccoti Park, il campo base degli attivisti, viene “riconquistato” (nella notte tra lunedì e martedì la zona era stata sgomberata con la forza): garantito il diritto di riunione, ma non non di accampamento.
Manifestazioni si svolgono in molte città degli Stati Uniti: da Los Angeles a Portland, da Berkeley a Dallas, da Washington a Philadelphia… LE FOTO

Bay Shore, New York (AP Photo/Charles Krupa)
Dopo che anche New York è stata risparmiata dal disastro, malgrado i danni enormi provocati lungo la East Coast, Obama ha potuto tirare un sospiro di sollievo: ha superato l’esame del primo uragano della sua presidenza, anche se a destra c’è chi attacca l’eccessivo interventismo delle agenzie di Washington. Ad ogni modo, Irene non è stato per lui quel disastro d’immagine che Katrina fu per George W. Bush nel 2005, quando gli Stati del Sud furono lasciati soli ad affrontare l’uragano. Certo è che Irene ha avuto tutt’altro impatto, rispetto alla potenza devastatrice di Katrina, tanto che, giunto a New York, è stato declassato a tempesta tropicale.
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Bay Shore, New York
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Hatteras Island, North Carolina
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New York City, New York
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Fairfield, Connecticut
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Hatteras Island, North Carolina
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New City, New York
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Milford, Connecticut
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Hatteras Island, North Carolina
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Lincoln Park, New Jersey
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Long Beach Island, New Jersey
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New York City, New York
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East Haven, Connecticut
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New York City, New York
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Oak Bluffs, Massachusetts
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New York City, New York
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Westbrook, Connecticut
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Hampton Bays, New York
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New York City, New York
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Manteo, North Carolina
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New York City, New York
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Fairhaven, Massachusetts
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Philadelphia, Pennsylvania
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Nags Head, North Carolina
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Massapequa, New York
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Brighton Beach, New York
Dal giardino delle Rose della Casa Bianca, sotto un bel sole d’agosto, Barack Obama ha lodato ieri la Protezione Civile, messa sotto accusa dalla destra, definendo il suo operato ”uno splendido esempio di buon governo” ed è tornato a esortare l’unità nazionale: ”Se tutti lavoriamo uniti, l’America può battere la crisi economica come i disastri naturali”.

New City, New York (AP Photo/The Journal News, Peter Carr)
I danni causati da Irene sono stati inferiori al 2005 anche grazie alla macchina organizzativa degli aiuti, che il presidente ha guidato appena atterrato a Washington. Il coordinamento gestito dalla Federal Emergency Management Agency, la Protezione Civile americana, tra agenzie federali, governatori e autorità locali, ha retto bene. Quattro milioni sono rimasti senza luce, centinaia di migliaia sono stati costretti a lasciare la propria casa e i danni ammontano a miliardi di dollari. Ci sono state 18 vittime, ma bisogna considerare l’enorme vastità della minaccia, lungo tutta la Costa Est, dove abitano 65 milioni di americani. Solo Ron Paul, uno dei candidati repubblicani alla Casa Bianca, s’è lanciato all’attacco della Fema, definendolo ”il vero disastro”, perché ”un ente inutile e costoso”. Tutti gli altri protagonisti di questo terribile week end, dai governatori repubblicani della North Carolina e del New Jersey, a quelli democratici degli altri stati colpiti dall’uragano, hanno coperto Obama, lodando la sua gestione dei soccorsi.

Hatteras Island, North Carolina (AP Photo/Jim R. Bounds)
”Abbiamo imparato la lezione di Katrina”, sintetizza il capo della Fema, Craig Fugate, che esalta la legge approvata dal Congresso dopo la tragedia di New Orleans, il post-Katrina Emergency Reform Act, che ha riformato radicalmente il comparto della Protezione civile americana. Se Obama passa la prova a pieni voti, lo stesso non si può dire del sistema delle tv, colpevoli di un’eccessiva spettacolarizzazione. Per ore hanno considerato le tragedie del North Carolina, della Virginia, del Delaware e persino del New Jersey, come dei semplici test, delle prove generali, di quello che doveva essere lo show vero, il big event: l’allagamento di Manhattan, l’armageddon della Grande Mela, il set perfetto per una riedizione, reale, dei peggiori film del genere catastrofista. Dopo aver mandato in onda, in modo ossessivo, simulazioni in cui mezza città era sott’acqua, ieri mattina alle 7 gli inviati delle grandi reti all news erano tutti schierati a Lower Manhattan per raccontare in diretta la fine del mondo.

Lincoln Park, New Jersey (AP Photo/Julio Cortez)
Ma evidentemente Irene non amava la luce dei riflettori. Ha preferito fare i danni peggiori nelle località costiere meno glamour di Battery Park. Prima di arrivare a New York ha devastato i sobborghi più popolari della zona, da Long Island a Queen. Quindi, come se fosse soddisfatta, s’è trasformata in tempesta tropicale, s’è defilata verso ovest, andando a fare danni su al Nord, tra il Massachusetts e il Maine. Nelle lussuose avenue di Manhattan ha mandato solo forti raffiche di vento, capaci di buttare giù solo qualche bidone della spazzatura, con la delusione un po’ cinica dei cronisti. Cooper Anderson, uno degli inviati di punta della Cnn, stanco di aspettare, dopo che aveva smesso di piovere, a un certo punto s’è tolto la giacca a vento. E un po’ infastidito è stato costretto ad ammettere che non ci sarebbe stata alcuna apocalisse a Manhattan. Circondato da gente in bicicletta, o a spasso con il cane, ha detto mesto: ”In questo momento il livello dell’acqua, qui a Battery Park, nel Lower Manhattan, sta calando visibilmente. Non piove ormai da tempo e francamente la situazione è meno grave del previsto”. (ANSA)

Le foto segnaletiche delle star di Hollywood (PixCom/Lapresse)
Tra le migliaia di fotografie segnaletiche di serial killer e delinquenti comuni raccolte e pubblicate dal sito statunitense mugshots.com (nello slang americano mugshot significa, appunto, foto segnaletica) ce ne sono anche numerose che rientrano nella categoria celebrities. Una sezione del sito, infatti, è espressamente dedicata a vip e alle star che, per una ragione o per l’altra, sono state arrestate negli Stati Uniti e sottoposte alla fotografia di rito cui ci ha abituato la cinematografia americana. Si va da un giovanissimo Frank Sinatra, arrestato nel 1938 con l’accusa di adulterio, alla celeberrima Paris Hilton, arrestata a Las Vegas nel 2010 per possesso di cocaina…
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Frank Sinatra accusato di adulterio, in New Jersey nel 1938. Il caso sarà chiuso
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Al Pacino: arrestato dalla polizia a Rhode Island nel 1961 per possesso di arma da fuoco. Passò tre giorni in carcere in attesa di giudizio, ma non fu condannato
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Jim Morrison: nel 1967 fu arrestato sul palco di un suo concerto per violazione dell’ordine pubblico e poi multato per 25 dollari
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Jane Fonda: arrestata all’aeroporto di Cleveland nel 1970 per possesso di ‘pillole sospette’ - che si riveleranno innocenti vitamine - e per aver preso a calci il poliziotto che l’aveva fermata
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Jimi Hendrix è stato arrestato all’aeroporto di Toronto nel 1969 per possesso di droga. Verrà assolto
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Elvis Presley ebbe la sua foto segnaletica durante una visita privata al quartier generale dell’FBI nel 1970. Il Capo dell’FBI, J. Edgar Hoover, rifiutò di incontrare Elvis a causa della sua ‘veste esotica’.
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David Bowie: 1976, arresto per possesso di droga dopo un concerto a New York. Le accuse cadranno in tribunale
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Dudley Moore, accusato nel 1994 di aver picchiato la fidanzata Nicole Rothschild. L’accusa sarà in seguito abbandonata: lui e Nicole si sposeranno e avranno un figlio
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Mickey Rourke: arrestato nel 1994 per un’aggressione alla sua ex moglie, Carre Otis. La denuncia verrà ritirata
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Robert Downey Jr, tra il 1996 e il 2001, fu arrestato numerose volte per problemi legati al consumo di stupefacenti
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Vince Vaughn
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Heather Locklear
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James Brown
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Jason Wahler
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Khloe Kardashian
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Kid Rock
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Lindsay Lohan
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Michael Jackson
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Misha Barton
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Nick Nolte
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Yasmine Bleeth
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Paris Hilton
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Le foto segnaletiche delle star di Hollywood

Il fumo sovrasta la foresta Apache (AP Photo/Jae C. Hong)
Sono più di 2.000 i vigili del fuoco impegnati nella battaglia contro Wallow Fire, l’incendio che rischia di diventare il più grave nella storia dell’Arizona. A stanotte solo il 10% dell’incendio risultava contenuta (mediante fuochi controllati per togliere ossigeno a quello principale, trincee e spargimento di sostanze contro l’espansione delle fiamme), ma le autorità sono fiduciose di riuscire a riportare la situazione sotto controllo. Il fumo, pericoloso per la salute, è ancora molto diffuso.
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Il fumo sovrasta la foresta Apache-Sitgreaves
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Il Wallow Fire a Greer, Arizona
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Il Wallow Fire a Springerville, Arizona
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Una farfalla sullo sfondo di un cielo colmo di fumo
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Il Wallow Fire a Springerville, Arizona
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Il Wallow Fire a Nutrioso, Arizona
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Vigili del fuoco in azione a Mesa, Arizona
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Vigili del fuoco in azione a Nutrioso, Arizona
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Il Wallow Fire a Nutrioso, Arizona
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Il Wallow Fire a Nutrioso, Arizona
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Il Wallow Fire a Nutrioso, Arizona
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Un elicottero antiincendio in azione a Springerville, Arizona
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Il fumo sovrasta la foresta Apache-Sitgreaves
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Le fiamma divoranola foresta Apache-Sitgreaves
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Vigili del fuoco in fila per il pranzo durante una pausa
Divampato il 29 maggio scorso dalla Foresta Nazionale Apache-Sitgreaves, nell’est dell’Arizona, espandendosi per oltre 1.760 chilometri quadrati - grazie ai forti venti e alla scarsa umidità dell’aria - fino al New Mexico, dove un centinaio di case sono state evacuate. Più di diecimila gli evacuati complessivi nella regione, e 7 le persone che hanno subito danni alla salute.

Vigili del fuoco in azione a Nutrioso, Arizona (AP Photo/Marcio Jose Sanchez)

Joplin, una bandiera legata a un ramo nella zona danneggiata (Ansa/EPA/LARRY W. SMITH)
A Joplin, 50mila abitanti, la furia ha travolto il tetto di un ospedale con circa 180 pazienti, rasato in parte quello di un liceo e trasformato 2mila tra case e negozi in un ammasso di macerie.
Il tornado ha lasciato una scia di morte e distruzione lungo quasi 10 chilometri nel mezzo della città, in una giornata in cui violentissime tempeste hanno spazzato almeno altri sei Stati del Midwest (un morto e una trentina di feriti anche a Minneapolis). Ma il tornado che ha colpito la città di Joplin, alle 17:45 ora locale, è stato il più violento dei 47 segnalati dal National Weather Service.
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Joplin, una bandiera legata a un ramo nella zona danneggiata
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Il sole si leva sopra il disastro
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Soccorritori nei pressi di un’auto con un corpo dentro
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Veicoli di emergenza allineati lungo la Rangeline Road
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Joplin, soccorritori all’opera
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Soccorritori attendeno un team medico dopo aver trovato un corpo in una macchina
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Joplin, un corpo dentro un’auto
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Joplin, soccorritore cerca nel supermercato Walmart
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La disperazione di Chue Vang dopo aver visto che la sua abitazione è stata distrutta
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Elicottero distrutto nel parcheggio del Joplin Regional Medical Center
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Soccorritori e vicini guardano tra le macerie di case distrutte su una collina
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Un uomo trasporta una ragazzina salvata dopo essere rimasta intrappolata con la madre nella loro casa
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Due soccorritori cercano di liberare una donna dalle macerie della sua abitazione
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Veicoli danneggiati davanti al St. John’s Hospital
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Gary Lankford cammina sulle macerie della casa dei suoi figli
“È una devastazione totale”, ha ammesso il governatore Jay Nixon, mentre inviava sul posto la Guardia Nazionale e le squadre di soccorso alla ricerca dei superstiti. “Sembra una zona di guerra”, ha aggiunto un testimone, Donald Davis, un infermiere che cenava a una quarantina di chilometri di distanza, in Kansas, quando il tornado si è abbattuto sulla sua città; al ritorno, nelle sei ore impiegate per tornare a casa, Davis ha trovato scene di devastazione, strade chiuse e linee elettriche abbattute, in pieno centro cittadino. “Abbiamo centinaia di feriti al Memorial Hall (Hospital), ma siccome si è rapidamente rimasti a corto di forniture hanno allestito in una scuola locale un centro di primo soccorso”, ha raccontato un altro dei testimoni, Scott Meeker, al Joplin Globe.

La disperazione di Chue Vang dopo aver visto che la sua abitazione è stata distrutta (AP Photo/The Star Tribune, Jerry Holt)
Un obitorio temporaneo è stato allestito presso la Missouri Southern State University; mentre una sala concerti è stata trasformata in un ricovero temporaneo per i senzatetto. “È solo devastazione, ovunque si guardi: uffici, residence, case, automobili, alberi, scuole, tutto e’ stato raso al suolo, raso al suolo”, ha raccontato al telefono uno degli amministratori locali, Melodee Colbert-Kean. E dalle prime rilevazioni aeree risulta che almeno il 10 per cento della città sia stato raso al suolo. (AGI)

Quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon mise in piedi la Environmental Protection Agency (EPA, Agenzia per la protezione ambientale), il Paese iniziava appena a sviluppare la sua coscienza ecologica. Era il 1970. Facendo fronte alle prime preoccupazioni ambientali - portate sulla scena pubblica soprattutto dal movimento hippy - circa l’inquinamento dell’aria e dell’acqua e sulle conseguenze dell’urbanizzazione selvaggia, il governo varò il progetto Documerica.
Cento fotografi indipendenti vennero spediti ai quattro angoli degli Stati Uniti, con il compito di documentare i problemi ambientali del Paese, le sue bellezze naturali e la vita quotidiana della popolazione. All’opera dal 1971 al 1977, questi fotografi hanno realizzato oltre 15mila scatti, che oggi gli Archivi nazionali USA hanno digitalizzato e reso disponibili per intero, attraverso Flickr.
Un viaggio straordinario attraverso gli States dei primi anni ‘70, di cui in questa fotogallery vi offriamo un assaggio:
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Gas a prezzo ribassato in una zona disabitata della contea di Harrison, Texas (Giugno 1972)
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Campeggiatori nel Garner State Park a San Antonio, Contea di Bexar, Texas (Luglio 1972)
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Tosatura delle pecore in un ranch nei pressi di Leakey, Texas (Maggio 1973)
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A Leakey, Contea di Real, Texas, il signor Woodrow Wilson, qui seduto sul suo Pickup, è uno dei “personaggi” locali: non lavora mai e passa le sue giornate a guardare il fiume, dalle sette del mattino fino al tramonto
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Graffiti nella metropolitana di New York (Maggio 1973)
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Un’auto abbandonata nella Jamaica Bay a New York (Giugno 1973) | Un cartello recita “Niente gas oggi” a Lincoln City, Oregon (Ottobre 1973)
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Un minatore della Virginia Company in attesa di iniziare il turno di notte nella miniera Pocahontas # 4 vicino a Richlands, Virginia (Aprile 1974)
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Il signor Edward Austin, 64 anni, vive nella parte nera di Fireco, una piccola cittadina vicino a Beckley, nella contea di Raleigh, West Virginia. Dopo aver lavorato in miniera dal 1925 al 1956, è poi andato in pensione. Ha 20 figli
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Il primo pic-nic annuale organizzato dalla compagnia mineraria Tennessee Coal Company per i propri operai, tra Jasper e Chattanooga, Tennessee (Agosto 1974)
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Uno scoiattolo osserva il suo regno sulla riva del fiume a Franklin Bluffs, Alaska (Agosto 1973)
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Un uomo a cavallo con la bandiera USA durante una parata per il rodeo cittadino lungo la via principale di Cottonwood Falls, Kansas (Giugno 1974)
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Un impianto chimico al confine con un prato a pascolo a Marshall, Texas (Giugno 1973)
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Manhattan, New York: il World Trade Center appena costruito (Maggio 1973)
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Curiosi intorno a una Exide Battery Sundance, una tra le prime auto elettriche sperimentali presentata al Primo Simposio sullo sviluppo di sistemi energetici a basso tasso di inquinamento ad Ann Arbor, Michigan (Ottobre 1973)
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Minatori della Virginia Company in fila per entrare in una miniera di carbone vicino a Richlands, Virginia (Aprile 1974)
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Corso di ginnastica acquatica presso la casa di riposo Villaggio Century a West Palm Beach, Florida | Un aereo di linea sorvola una zona vicina all’aeroporto Logan International di Boston. (Maggio 1973)
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Eliminazione di batterie per automobili esauste: una nube nera esce dalle ciminiere di Houston, Texas (Luglio 1972)
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La signora Mary Workman mostra un bicchiere contente acqua non potabile estratta da un pozzo fuori dalla sua casa, vicino a una miniera di carbone a Steubenville, Ohio (Ottobre 1973)
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Un autostoppista con il suo cane Tripper lungo la US 66, vicino a Topock, Arizona (Maggio 1972)
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15mila fotografie scattate su tutto il territorio USA tra il 1971 e il 1977

Canguro Irwin
Dopo un tentato suicidio, la signora Christie Carr di Broken Arrow, in Oklahoma, ha iniziato a fare la volontaria in un centro di cura per animali feriti: una pet therapy per curare la sua depressione. Lì si è imbattuta in Irwin, un cucciolo di canguro rosso, rimasto parzialmente paralizzato in seguito a un incidente, nel quale si era rotto il collo. Il baby canguro, grazie alla terapia a cui è sottoposto e alle cure della madre adottiva, sta riguadagnando lentamente le capacità di movimento, anche se non potrà tornare ad avere una vita normale e avrà bisogno per sempre di cure continuative. La signora Carr, al contempo, prendendosi quotidianamente cura di lui, ha iniziato a stare meglio. ”Irwin ha fatto di più per me di quanto io possa fare per lui”, ha detto Christie: ”io avevo bisogno di qualcosa e lui aveva bisogno di qualcuno”.
Ora, però, la storia tra i due rischia una brusca interruzione, perché una legge locale vieta ai cittadini il possesso di animali esotici. Carrie ha chiesto al Consiglio cittadino di fare un’eccezione per Irwin, ma la risposta non è ancora arrivata. Intanto, per raccogliere sostegno, ha aperto un account su facebook intestato a Irwin.
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La signora Christie Carr con il canguro Irwin
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La signora Carr veste Irwin con una T-shirt
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Christie con il canguro Irwin fa visita agli anziani di una casa di riposo
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Il canguro Irwin tra le braccia di un’anziana della casa di riposo

Moria di tilapie nel lago Salton (Epa/Jim Lo Scalzo)
Dopo essere stato per lungo tempo una importante meta turistica nel cuore del deserto della California meridionale, oggi il Lago Salton è uno dei luoghi più inquinati degli Stati Uniti.
Questo lago salato nacque accidentalmente oltre un secolo fa, nel 1905, in seguito all’ostruirsi dei canali di irrigazione realizzati per condurre le acque del fiume Colorado nella vicina area agricola dell’Imperial Valley: per circa un anno e mezzo, quasi l’intero volume d’acqua del grande fiume si riversò nella pianura preesistente, inondando una superficie di quasi 1000 chilometri quadrati, a 65 m sotto il livello del mare.
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Moria di tilapie nel lago Salton
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Una quercia morta presso Niland, a sud del lago
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Le carcasse di quelli che furono edifici turistici
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La luna piena riflessa sul lago
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Un edificio abbandonato a Salton City
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Pesci morti
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Abbandono
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L’alba sul lago
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Tronchi di palme
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Edifici abbandonati
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I resti di una tenda gigante
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Un’area abbandonata intorno al lago
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Una roulotte abbandonata
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Una strada non terminata di Salton City
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Palme secche attraverso la finestra di un edificio abbandonato
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Un caravan corroso dal sale
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Case abbandonate presso Bombay Beach
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Palme morenti intorno al lago
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Salvation Mountain, un progetto dell’artista Leonard Knight
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The end
In breve tempo il lago, alimentato da acque di scolo agricolo, divenne un ambiente ideale per svariate specie di pesci e uccelli acquatici e lungo le sue rive spuntarono case, strutture balneari e ricreative - tra cui un prestigioso yacht club - e zone protette per l’osservazione degli uccelli acquatici: una vera e propria località di villeggiatura, frequentata anche da persone ricche e famose. A causa della salinità dei terreni sommersi, del clima particolarmente torrido e dell’assenza di emissari, le sue acque divennero via via più salate, tanto che vi si introdussero con successo specie ittiche marine.

Una quercia morta presso Niland, a sud del lago (Epa/Jim Lo Scalzo)
L’uragano Kathleen del 1976 e le piogge eccezionali dei sette anni successivi causarono un aumento rilevante del livello lago: i terreni coltivabili e le infrastrutture all’intorno vennero sommersi, i progetti turistici abbandonati. Al contempo, aumentarono significativamente gli scarichi agricoli e industriali depositati nel lago e le acque di questo “mar morto” californiano divennero via via sempre più tossiche. A partire dagli anni ‘80, i prodotti chimici e i pesticidi agricoli riversati nelle sue acque e la loro salinità crescente hanno determinato la progressiva moria della popolazione di pesci ed uccelli.
Di conseguenza, le attività turistiche e ricreative sviluppatesi all’intorno sono fallite e il lago è stato totalmente abbandonato. Secondo le autorità californiane, senza l’investimento di cospicue risorse economiche, il lago Salton - uno dei peggiori disastri ecologici degli Stati Uniti - potrebbe ridursi di un ulteriore 60 per cento nei prossimi 20 anni, esponendo il suolo contaminato da arsenico e altre sostanze chimiche cancerogene ai forti venti locali, che diffonderanno le sostanze inquinanti nell’aria, causando un ulteriore disastro ambientale.

Una strada mai terminata presso il lago (Epa/Jim Lo Scalzo)
Come mostrano queste fotografie di Jim Lo Scalzo per EPA, oggi restano solamente gli scheletri ormai incrostati dal sale delle ex strutture turistiche, acqua stagnante colma di pesci e uccelli morti e una distesa di polvere bianca che ha l’apparenza della sabbia, ma è in realtà l’insieme dei resti di animali bruciati dal sole.

Edmond, Oklahoma (AP Photo/Daily Oklahoman, David McDaniel)
Due terzi degli Stati Uniti sono nella morsa di una tempesta invernale di portata storica, sepolti da cumuli di neve e nevischio. La tempesta, una delle più violente dal 1950 secondo la Nasa, ha colpito un’area vasta più di 3.000 chilometri e un terzo della popolazione in una trentina di Stati, soprattutto nel Midwest.
Per le particolari combinazioni delle correnti di aria calda provenienti dal Golfo del Messico e quelle di aria fredda provenienti dal Mare Artico, un vento tagliente, con raffiche fino a 80 chilometri orari, si sta abbattendo sul Paese insieme a neve e pioggia gelida, facendo scendere la temperatura a livelli polari, trasformando le strade in piste di ghiaccio e bloccando i trasporti. Migliaia le macchine finite fuori strada e altrettante quelle rimaste bloccate dalla neve. Tantissimi gli automobilisti soccorsi dalla Polizia Stradale e dai Vigili del Fuoco lungo le maggiori autostrade della zona. In grosso affanno il traffico aereo: oltre 10 mila i voli cancellati su tutti i maggiori scali del Nordest.
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Chicago, Illinois
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Chicago, Illinois
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Chicago, Illinois
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Chicago, Illinois
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Chicago, Illinois
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New York
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Barre, Vermont
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Dallas, Texas
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Chicago, Illinois
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Tulsa, Oklahoma
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Edmond, Oklahoma
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Indianapolis, Indiana
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Cohassett, Massachussets
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Salem, New Hampshire
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Chicago, Illinois
A Chicago - considerata l’epicentro di questa ondata di maltempo - sono scesi oltre 45 cm di neve: la più grande nevicata in più di 40 anni; per la prima volta nella storia l’Interstate 70, in Missouri, tra St.Louis e Kansas City, è stata interrotta; un giornale a Tulsa, in Ohio, ha annullato la sua edizione in carta stampa per la prima volta in più di un secolo. E la neve continua a cadere. I metereologi avvertono che mettersi in viaggio potrebbe essere fatale. Gli uomini della Federal Emergency Management Agency (Fema), l’agenzia della Protezione Civile, hanno riferito di essere intervenuti in una vastissima area del Paese, dall’Arkansas al Connecticut, dall’Illinois, all’Indiana, nel Kansas, Missouri, New Jersey, stato di New York, Ohio, Oklahoma, Pennsylvania, Rhode Island e infine Wisconsin

Salem, New Hampshire (AP Photo/The Eagle-Tribune, Tim Jean)
Barack Obama s’è occupato direttamente dell’enorme tempesta di neve: ha avuto una lunga riunione alla Casa Bianca per mettere a punto il coordinamento degli interventi di soccorso e limitare i danni di questa enorme perturbazione, assieme al ministro della Sicurezza interna Janet Napolitano e ai vertici della Fema. (Ansa/Agi)

Picchetto d'onore per Obama, al suo arrivo al Palazzo presidenziale di Nuova Delhi
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, tre giorni dopo la batosta elettorale del voto di midterm, è partito lo scorso 5 novembre per un ambizioso viaggio in Asia che, nell’arco di nove giorni, tocca quattro paesi diversi: India , Indonesia, Corea del Sud e Giappone.
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Gli Obama si imbarcano sull’Air Force One
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Un cartello di benvenuto a Mumbai
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In visita al al Memoriale per le vittime dell’attacco terroristico del 2008 , nel Taj Mahal Hotel di Mumbai
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Picchetto d’onore per Obama, al suo arrivo al Palazzo presidenziale di Nuova Delhi
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Obama in arrivo al Rashtrapati Bhavan, Palazzo presidenziale indiano
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Saluto “orientale” ad una cena di Stato
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Obama con il primo ministro indiano Manmohan Singh
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Un artista di strada di Thane prepara il suo benvenuto ad Obama
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Barack Obama tra il primo ministro indiano Manmohan Singh e il Presidente Prathiba Patil
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Gli Obama in visita alla Tomba di Humayun, a Nuova Delhi
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Manifestazioni contro Obama a Calcutta
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Gli Obama danzano con gli studenti di una scuola di Mumbai, per Diwali, la festa delle luci
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Il discorso di Obama agli studenti del College di St. Xavier’s di Mumbai
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Gli Obama scalzi verso il Mahatma Gandhi memorial a Nuova Delhi
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Fiori in onore del Mahatma Gandhi a Nuova Delhi
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Michelle Obama in due momenti della visita al museo dell’artigianato di Nuova Delhi
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A Bhopal attivisti e sopravvissuti della tragedia del 1984 chiedono sostegno ad Obama
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L’arrivo degli Obama in Indonesia
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Polemica sulla stretta di mano tra Michelle Obama e il ministro ultraconservatore indonesiano dell’informazione Tifatul Sembiring
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Barack Obama con il Presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono
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Michelle Obama con la first lady indonesiana Ani Yudhoyono
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Gli Obama in visita alla moschea Istiqlal di Giacarta, accompagnati dal Grand Imam Ali Mustafa Yaqub
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Obama all’Università di Giacarta, Indonesia
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Barack Obama saluta la platea dopo il suo discorso all’Università di Giacarta
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Manifestazione contro Obama a Giacarta, Indonesia
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Barack Obama al G20 con il presidente sudcoreano Lee Myung-bak
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Obama durante il discorso ai militari USA in una base militare Usa nella Corea del Sud in occasione del Veteran Day
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L’incontro con i militari USA di stanza in Corea del Sud
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Obama rende omaggio ai caduti della guerra coreana al Yongsan War Memorial
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Obama incontra un gruppo di scout allo Yongsan War Memorial
Scopi principale del viaggio sono la promozione degli interessi commerciali degli Stati Uniti nel continente asiatico e la riaffermazione della presenza USA nel continente che vanta in questo momento le economie più dinamiche. A questo tema fanno da sottofondo gli attriti con la Cina che, seppur non figura tra le tappe del viaggio asiatico di Obama, incombe con la sua ombra di Gigante asiatico su tutte le tappe della visita dell’inquilino della Casa Bianca.

Un artista di strada di Thane prepara il suo benvenuto ad Obama (AP Photo)
Prima tappa in India, dove ha visitato Mumbai - alloggiando al Taj Mahal Palace hotel, l’edificio attaccato nel 2008 dai terroristi giunti dal Pakistan causando la morte di 166 persone - e Nuova Delhi, dove ha incontrato il premier indiano Manmoham Singh, ha tenuto un discorso al parlamento indiano, ha visitato il memorial al Mahatma Gandhi, il padre dell’indipendenza Indiana che è sempre stato considerato ”un vero eroe” dall’inquilino della Casa Bianca.
Dall’India il presidente Usa si è trasferito in Indonesia, il Paese dove ha vissuto per alcuni anni da ragazzo. Obama aveva già programmato due volte quest’anno un viaggio in Indonesia, ma in marzo aveva dovuto rinunciare per seguire da vicino la approvazione della riforma sanitaria e in giugno un nuovo viaggio era saltato a causa della crisi della marea nera.
In Indonesia Obama ha incontrato il presidente Susilo Bambang Yudhoyono e si è rivolto al popolo indonesiano, a maggioranza musulmana.

Gli Obama in visita alla Tomba di Humayun, a Nuova Delhi (AP Photo/Charles Dharapak)
La terza tappa del viaggio di Obama è la Corea del Sud, dove sono previste la celebrazione del giorno dei veterani con le truppe Usa, un incontro con il presidente Lee Myung Bak e la partecipazione ai lavori del G20. A Seul Obama avrà un colloquio bilaterale col collega cinese Hu Jintao.
L’ultima tappa del viaggio di Obama in Asia sarà in Giappone, per partecipare ai lavori dell’APEC. Obama incontrerà il premier giapponese Naoto Kan e avrà un incontro bilaterale col collega russo Dmitri Medvedev, prima di tornare a Washington il 14 novembre. (ANSA)

(AP Photo/Robert F. Bukaty)
L’America si è recata alle urne per scegliere la nuova Camera dei Rappresentanti, sostituire 37 dei 100 senatori ed eleggere altrettanti Governatori e centinaia di rappresentanti locali, in una sorta di referendum di metà mandato sulla presidenza Obama. In numerosi Stati si sono tenuti anche 160 referendum su svariati argomenti: per legalizzare la marijuana (in California), per introdurre la sharia (in Oklahoma) o per l’apertura di un’agenzia per i contatti con gli extraterrestri (in Colorado).

(AP Photo/Charlie Litchfield)
I repubblicani americani hanno conquistato una solida maggioranza di seggi alla Camera dei rappresentanti nelle elezioni di medio termine, sferrando un duro colpo al presidente democratico Barack Obama e alla sua futura capacità di far passare un’agenda riformista. Con i risultati ancora non completi, i democratici hanno però mantenuto di misura il controllo del Senato, nonostante i sei seggi perduti, alcuni dei quali andati agli ultraconservatori repubblicani del movimento Tea Party.
In questa gallery, un viaggio fotografico nella lunga giornata elettorale statunitense.
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Orgoglio a stelle e strisce a Sacramento, California
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Dover, Delaware: “Vota qui”
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Un seggio di Star, Idaho
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Ultimi preparativi per l’election night del repubblicano Harry Reid a Las Vegas
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In coda per votare a Apache Junction, Arizona
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Una donna si dirige verso il seggio a Indianapolis
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Barack Obama: un momento della lunga notte elettorale
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Il governatore del Texas, Rick Perry, festeggia la vittoria con la moglie
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Membri del comitato elettorale del candidato repubblicano Tim Scott di Charleston, South Carolina
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In coda ad un seggio di Minneapolis
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“Non dimenticare di votare”: appello agli automobilisti a Skowhegan, Maine
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Un militante della campagna per la legalizzazione della marijuana in California
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Comitato elettorale del repubblicano Harry Reid a Las Vegas
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Una bimba gioca con i coriandoli dopo la festa per la vittoria del repubblicano Scott Walker, Governatore del Wisconsin
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Una donna al voto a Searchlight, Nevada
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Una foto alla madre mentre vota a Girdwood, Alaska
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Weston, Nebraska
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Una mamma vota a Star, Idaho
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Un’elettrice vota a Dearborn, Michigan
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Ebrei ortodossi votano nel 19 distretto di New York
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“Io ho votato”: orgoglio elettorale a Waterville, Maine
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Un’elettrice al seggio, Las Vegas
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Un’elettrice musulmana a Dearborn, Michigan
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Un seggio elettorale ad Hope, Alaska
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Williston, Vermont

(AP Photo/Horst Faas)
Sono trascorsi 35 anni dalla fine della lunga Guerra del Vietnam, un conflitto che ha segnato la storia, la vita politica e la cultura degli Stati Uniti d’America e del mondo intero. Iniziato nel 1962 - quando il fragile equilibrio dell’area, disegnato nel dopoguerra dalle superpotenze, non resse al peso della guerra fredda - il conflitto devastò il Sud-est Asiatico per ben 13 anni, fino alla ‘liberazione’ dell’ex Saigon (oggi Ho Chi Minh City), avvenuta il 30 aprile 1975, e il ritiro delle truppe statunitensi.

(AP Photo/Horst Faas)
In questa galleria di fotografie dell’epoca, un percorso nella memoria.
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La guerra è inferno
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Il monaco buddhista Quang Duc si dà fuoco in una strada di Saigon
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Un uomo porta tra le braccia il cadavere del proprio figlio, mostrandolo a un gruppo di soldati sudvietnamiti, nei pressi del confine con la Cambogia
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Attacco degli elicotteri USA contro un campo di Viet Cong
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Paracadutisti americani attraversano il fiume
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Donne e bambini cercano riparo dai bombardamenti
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Elicotteri USA in supporto delle truppe di terra
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Morti e feriti
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Il soldato Lacey Skinner di Birmingham, Alabama, in trincea
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All’alba, dopo tre giorni di combattimento
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Soccorso inutile a un soldato ferito
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Nel fango sotto il tiro dei cecchini
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Un soldato Usa incendia una capanna presso Saigon
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Pistola alla tempia di un sospetto Viet Cong
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Il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon indica la zona di guerra su una cartina geografica
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Una donna vietnamita del Sud piange accanto al corpo del marito morto
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La foto-simbolo della Guerra in Vietnam
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Un carro armato nordvietnamita attraversa il cancello del Palazzo presidenziale di Saigon, a simboleggiare la caduta del Vietnam del sud.
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Una madre e i suoi tre figli evacuati da Saigon
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Ritorno a casa

(AP Photo/Nick Ut)

(AP Photo/Henri Huet)

(AP Photo/Charles Dharapak)
Al cimitero nazionale di Arlington, in Virginia, sono sepolti più di 600 militari che hanno prestato servizio in Iraq e in Afghanistan.
Le mamme dei defunti o le vedove si recano sulle tombe dei loro cari, si siedono accanto alle tomber portandosi seggiole da case, lasciano fotografie, spille, peluche… Tutti gli oggetti vengono poi raccolti dal Centro di storia militare dell’Esercito alla sezione 60.
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Nicki Bunting, 29 anni, con il figlio Cooper, in visita alla tomba del capitano Brian “Bubba” Bunting, ucciso da una bomba in Afghanistan
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Paula Davis, 55 anni, presso la tomba dell’unico figlio Justin Davis, morto in Afghanistan nel 2006
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la famiglia del militare Thomas “T.J” Barbieri presso la tomba del loro caro
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la famiglia del militare Thomas “T.J” Barbieri presso la tomba del loro caro
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James Speraw e Alan Bogan, responsabili del centro di storia militare, raccolgono gli oggetti lasciati dai visitatori presso le tombe della sezione 60
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James Speraw, responsabile del centro di storia militare, raccoglie gli oggetti lasciati dai visitatori presso le tombe della sezione 60
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Oggetti raccolti presso le tombe dei soldati morti in missione militare
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James Speraw, responsabile del centro di storia militare, raccoglie gli oggetti lasciati dai visitatori presso le tombe della sezione 60
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James Speraw, responsabile del centro di storia militare, raccoglie gli oggetti lasciati dai visitatori presso le tombe della sezione 60
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James Speraw e Alan Bogan, responsabili del centro di storia militare, raccolgono gli oggetti lasciati dai visitatori presso le tombe della sezione 60

L
Un ex membro di spicco dell’amministrazione Bush, il colonnello Lawrence Wilkerson, consigliere di Colin Powell quando questi ricopriva l’incarico di Segretario di Stato, ha lanciato nei giorni scorsi un’accusa senza precedenti.
George W. Bush, Donald Rumsfeld e Dick Cheney sapevano che centinaia di persone innocenti erano state incarcerate a Guantanamo, ma non hanno fatto nulla per liberarle per paura di compromettere l’invasione dell’Iraq e, piú in generale, la guerra al terrorismo.
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L’ingresso del centro di detenzione
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Di guardia
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Un detenuto scortato dalle guardie
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Torre di guardia
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Torre di guardia
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L’ingresso del centro di detenzione
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Lettura dietro le sbarre
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L’ingresso del centro di detenzione
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Trasporti interni
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Stretching
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Sorveglianza
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Trasferimento di un detenuto
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In lettura
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Catene
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Guardie
Mentre su Guantanamo forse non finiranno mai voci e ombre, Panorama.it vi propone, attraverso le foto di Brennan Linsley, un reportage sul campo di prigionia americano riservato a detenuti collegati ad attività terroristiche.


L'unica foto ufficiale dell'incontro, diffusa dalla Casa Bianca (Official White House Photo by Pete Souza)
(ANSA) - Sfidando la rabbia e le minacce della Cina, il presidente Barack Obama ha ricevuto ieri alla Casa Bianca il Dalai Lama, esprimendo durante l’incontro il suo ”forte sostegno” per il rispetto dei diritti umani dei tibetani in Cina e ”per la protezione della identità religiosa, culturale e linguistica del Tibet.
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L’unica foto ufficiale dell’incontro, diffuda dalla Casa Bianca
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Il 14esimo Dalai Lama salutato da dei sostenitori all’arrivo al suo Hotel di Washington, il giorno prima dell’incontro con Obama
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Il Dalai Lama, che nel 1989 ha avuto il premio Nobel per la Pace, è stato ricevuto da tutti i presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca dal 1991, quando era in carica George Walker Bush, il padre del predecessore di Barack Obama
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Esponenti della comunità tibetana in esilio negli USA rende omaggio al Dalai Lama all’esterno dell’hotel che lo ospita
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Le lacrime di una donna tibetana
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Le lacrime di un tibetano in esilio dopo il saluto al suo leader spirituale
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Il leader spirituale tibetano all’uscita dalla Casa Bianca, dopo un incontro col presidente USA durato 45 minuti
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Il colloquio con Obama si è in centrato sulla necessità di promuovere la pace, i valori umani e l’armonia religiosa
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La Cina ha accusato gli USA di aver ”grossolanamente violato le norme che regolano le relazioni internazionali”, ricevendo il leader tibetano, che Pechino considera un pericoloso secessionista
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La dichiarazione della Casa Bianca afferma che Obama e il Dalai Lama hanno concordato ‘’sulla importanza di un rapporto positivo e di cooperazione tra Stati Uniti e Cina”
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Il Dalai Lama ha detto di avere espresso ad Obama la sua ammirazione per gli Stati Uniti come paladini della ”democrazia, della libertà e dei valori umani”
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La notizia del’incontro sulle prime pagine dei quotidiani di Taiwan
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Durante la manifestazione, gli attivisti tibetani hanno cantato e sventolato bandiere americane e tibetane
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Tsewang Lhamo, 71, prende parte alla manifestazione davanti alla Casa Bianca, nel parco innevato di Lafayette Square, organizzata in occasione dell’incontro
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Danze tradizionali tibetane fuori dalla Casa Bianca
Nonostante la Casa Bianca abbia ripetuto più volte che Obama avrebbe ricevuto il Dalai Lama come un esponente spirituale e non come un leader nazionale, e nonostante abbia cercato di dare all’incontro tra i due Nobel per la Pace un formato di basso profilo sotto l’aspetto simbolico e dell’impatto mediatico, la Cina ha subito reagito affermando di essere ”fortemente insoddisfatta” per l’incontro che, secondo Pechino, costituisce una violazione dell’impegno Usa a non sostenere l’indipendenza del Tibet.
La Cina ha presentato una ”formale protesta” al governo di Washigton, espressa all’ambasciatore americano a Pechino, convocato per l’ occasione al ministero degli esteri.
Nonostante la durezza usata dalla Cina, gli osservatori sono concordi nel ritenere che l’ incontro non porterà ad un danno permanente nelle relazioni tra i due Paesi. I due Paesi hanno scambi commerciali annuali del valore 355 miliardi di dollari, e la Cina è il secondo detentore del mondo di titoli di debito del governo di Washington.
Il Dalai Lama, che nel 1989 ha avuto il premio Nobel per la Pace, è stato ricevuto da tutti i presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca dal 1991, quando era in carica George Walker Bush, il padre del predecessore di Barack Obama.
Per celebrare l’incontro un gruppo di espatriati tibetani ha organizzato una manifestazione davanti alla Casa Bianca, nel parco innevato di Lafayette Square. Gli attivisti tibetani hanno cantato e sventolato bandiere americane e tibetane.
Barack Obama sfida Pechino, ma non troppo. Basso profilo per l’incontro con il Dalai Lama di Michele Zurleni

(AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)
In occasione del
Martin Luther King Day, Barack Obama ha voluto partecipare ieri, con altri membri del suo governo, ad una serie di attività sociali organizzate dalle comunità locali di Washington.
In grembiulone verde,
Obama ha servito ai tavoli di una mensa per i poveri gestita dall’associazione
SOME So Others Might Eat.
Insieme a lui, la moglie Michelle e le figlie Sasha e Malia. ”
Martin Luther King ha dedicato la sua vita al progresso della giustizia sociale. Ma ad oltre quarant’anni dalla sua morte c’è ancora molto da fare”, ha detto Obama.
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day
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In occasione del Martin Luther King Day

2006 (ZUMA /Lapresse)
La storia di Sarah Palin attraverso le immagini: da reginetta di bellezza a Governatore dell’Alaska, a candidata alla vicepresidenza USA, è divenuta in breve tempo idolo delle masse conservatrici americane. Continua

Houston è la più importante città del conservatore Texas (AP Photo/Steve Campbell)
Nel Texas conservatore, Houston diventa una delle più grandi città degli Stati Uniti ad eleggere un sindaco dichiaratamente omosessuale. Annise Parker, 53 anni, ha sconfitto al ballottaggio il candidato di colore Gene Locke in uno scontro tra candidati democratici. La Parker, che ha una compagna, Kathy e tre figli, ha ottenuto il 53%.
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Houston è la più importante città del conservatore Texas
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Houston è la quarta città degli Stati Uniti per numero di abitanti
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Ha battuto al ballottaggio (52,8%) l’avversario Gene Locke, anche lui democratico e afro-americano (47,2%)
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Vive con la compagna, Kathy Hubbard, da 19 anni
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Ha adottato tre figli
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In campagna elettorale la Parker ha evitato di sottolineare di essere lesbica
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In Texas i matrimoni gay sono stati messi al bando per legge
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Parkern subentra a Bill White
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Houston ha una maggioranza democratica e il 25% della popolazione di colore
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Parker è stata bersaglio di attacchi di gruppi conservatori, anti-gay e religiosi
In campagna elettorale Parker aveva contato sul supporto di tutte le associazioni di gay e lesbiche ed era stata il bersaglio di numerosi attacchi di gruppi conservatori, anti-gay e religiosi. Altre città americane sono guidate da sindaci omosessuali tra cui Portland (Oregon) Providence (Rhode Island) e Cambridge (Massachusetts). Parkern subentra a Bill White in una città a maggioranza democratica e con il 25% della popolazione di colore. (AGI)