Archivio di Marzo, 2007

Internet e porno: niente da fare per il dominio .XXX

videata  di un sito porno
Niente indirizzo Internet per i siti porno. Lo ha deciso oggi l’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’ente non profit che gestisce i domini generici di primo livello (e cioè .com o . net, per esempio) e quelli dei Country code Top level domain (tradotto in italiano: .it per l’Italia o .fr per la Francia). L’Icann, che si è riunita a Lisbona, ha infatti bocciato per la terza volta la proposta di creare indirizzi Internet .Xxx. La decisione ha suscitato ulteriori polemiche: il problema è infatti solo apparentemente tecnico.
I sostenitori del dominio XXX sostengono che in questo modo sarebbe possibile per l’utente identificare immediatamente il tipo di sito e i contenuti che lo stesso propone. I navigatori avrebbero così la possibilità di scegliere in maniera più consapevole se accedere o meno a un sito porno. Il fronte del no accomuna, curiosamente, alcune organizzazione religiose e una parte dell’industria del porno. Le prime ritengono che il dominio .Xxx rischierebbe di dare maggiore visibilità ai siti porno, i secondi ne temono la ghettizzazione. Inoltre assegnare domini .Xxx, secondo alcuni critici del progetto, avrebbe significato stravolgere il ruolo dell’Icann, chiamato a decidere nel merito dei contenuti che i singoli web propongono. Vedere, e poi decidere, se assegnare il .Xxx.

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Halle Barry: “Mi hanno cacciata dalla chat”

Halle Berry a Roma durante la presentazione del film Perfect stranger. (Credits: Ansa)

Halle Barry svela a Panorama.it la sua esperienza con le nuove tecnologie. L’occasione è la presentazione a Roma del suo ultimo film Perfect stranger. “Adoro chattare. Internet è la mia passione” dice “mi piace un contatto così immediato con la gente. E soprattutto mi piace sapere quello che la gente pensa di me”. L’ex catwoman racconta un episodio curioso: “quando ho iniziato a chattare ho deciso di non utilizzare il mio vero nome. Credevo fossi troppo famosa per potermi concedere tale lusso. Così mi sono scelta uno pseudonimo. Poi ho pensato che anche le persone con cui mi intrattenevo su Internet parlavano con me attraverso una identità non loro. Insomma mi dava fastidio che ci si nascondesse dietro falsi nomi ed i navigatori di Internet non sapessero con chi davvero stavano parlando. Volevo essere io ed esprimermi in tutta libertà. Quindi ho fatto marcia indietro ed ho iniziato a chattare con il mio vero nome: Halle Berry. Ma sorpresa: la gente non mi ha creduto. Tutti pensavano che fossi una mitomane, mi invitavano a gettare la maschera ed a rivelare la mia vera identità. A niente sono servite le mie proteste ed i giuramenti sulla veridicità di quanto affermavo. “Sono io, sono davvero la Berry, credetemi”. Così un bel giorno mi hanno cacciato dalla chat per l’insistenza con cui perseveravo nel dire bugie. Ma ciò non ha fatto diminuire la mia passione per Internet”.

Citizendium, sfida a Wikipedia

Apre al pubblico Citizendium, l’enciclopedia che vuole competere con Wikipedia sulla qualità dei contenuti: i contributi alle pagine web non sono più anonimi come per la celebre opera collettiva online, ma firmati. I responsabili delle aree tematiche, inoltre, devono essere tutti laureati e pubblicano i nuovi articoli soltanto dopo che hanno raggiunto un adeguato livello di qualità. Citizendium è stata fondata da Larry Sanger, ex di Wikipedia, che punta ad una migrazione dei migliori autori dalla celebre enciclopedia online. Per ora è solo in inglese.

Questa pubblicità è una Zooppa fatta in casa. Vostra


È on line dal primo marzo. Conta già 1.500 visitatori e 10 mila pagine viste al giorno. Si chiama Zooppa ed è una piccola realtà italo-americana che vuole lanciare un nuovo modo di far pubblicità, il “social advertising”. Semplice, divertente e totalmente sul web. Come? A ogni brand da promuovere è abbinato un concorso: gli utenti devono realizzare e caricare sul sito di Zooppa idee, script o video (di un minuto) per pubblicizzarlo. Gli utenti stessi votano poi il filmato che ritengono migliore. Ai primi tre classificati premi in denaro. Neanche così irrisori: il vincitore del primo concorso sul marchio Havaianas, “Step cakes”, ha guadagnato 1500 dollari. “È una pubblicità partecipativa, non solo per videomaker talentuosi, ma anche per chi vuole semplicemente divertirsi” dice Davide Lombardi ideatore e co-founder di Zooppa, società che ha sede vicino Treviso ed è controllata da HFarm, miniholding per l’innovazione tecnologica fondata da Riccardo Donadon. “È un modo di fare advertising sul web più efficace dei banner pubblicitari: l’utente può divertirsi, e magari guadagnare qualcosa, in un ambiente che anche graficamente induce al gioco. Un web 2.0 all’italiana”. E come dimostra Big Zooppa, bizzarro personaggio che parla un americano alquanto maccheronico e promuove le competizioni attraverso video dimostrativi. Il contest ora aperto è sul navigatore Tom Tom. Questo il video:

Tomtom

Un’ironia che si deduce anche dal nome stesso dell’azienda, Zooppa, un neologismo che storpia il termine “zuppa” (soup) in americano. Perché Zooppa è una sorta di zuppa contenente tante cose, soprattutto ilarità (con sfumature diverse rispetto a iniziative simili come per esempio quelle di Shycast e Brickfish). E se un’azienda volesse usare i video per uno spot in tv? “Non è il nostro obiettivo ma se capitasse ci limiteremmo a mettere la società in questione in contatto con il nostro zoopper“, spiega Davide Lombardi. L’interesse per Zooppa è vivo, soprattutto in Italia, ma anche negli Stati Uniti, in Germania, Turchia e Brasile. Dell’iniziativa si discute anche nella blogosfera.

Effetto serra? Se sei Google vai in bici

Una bicicletta e un caschetto: è il regalo di Google ai suoi dipendenti per contribuire alla lotta contro il riscaldamento climatico e diventare “carbon neutral”, cioè non emettere anidride carbonica. “È stata una sorpresa” dice Alessio Cimmino di Google “siamo arrivati in ufficio e abbiamo trovato due bici che abbiamo subito messo alla prova”. Tutti i dipendenti potranno scegliere tra due versioni, chopper e racing, e ordinarle attraverso un sito internet: le biciclette consegnate dovrebbero essere circa 1500 in tutta Europa.

L’idea è nata con il “Global alternative transportation day” di pochi giorni fa: i fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin hanno chiesto ai loro impiegati di raggiungere la sede con un mezzo di trasporto ecologico oppure alternativo rispetto all’automobile. “Alcuni di noi si sono presentati in roller o sono arrivati a piedi, altri in bici, ancora prima di sapere del regalo” continua Cimmino “I tradizionalisti, invece, hanno preferito i mezzi pubblici”.

Chi vuole sapere qual è l’impatto del suo stile di vita sull’ecosistema può cliccare su Myfootprint e compilare un test per valutare la propria impronta ecologica. Sul sito del Wwf inoltre sono disponibili consigli utili per una migliore gestione dei consumi di energia in casa, in auto, in ufficio e durante la spesa. E per sapere qualcosa in più sull’uso delle fonti energetiche in Italia e nel mondo si può navigare nell’atlante interattivo creato dall’Enel.

La Playstation3 sbarca anche in Europa

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Guarda la gallery della Playstation3

Maratone notturne, negozi aperti e folla impressionante in tutta Europa per il lancio della nuova Playstation3. In Italia, però, qualcuno ha provveduto a bruciare tutti sul tempo mettendo in vendita la console con un paio di giorni di anticipo. In tutti i casi, un milione di Ps3 ha invaso l’Europa (in Giappone e Nord America è uscita a novembre) allo scoccare della mezzanotte appena trascorsa. La Playstation 3 viene presentata come un modello 30 volte più potente di quello precedente, capace di leggere i Blue Ray Disk, di connettersi a Internet senza fili e di molte altre cose. Purtroppo però, tra queste molte altre cose non è prevista la possibilità di giocare con i titoli della Ps2, cosa che ha sollevato critiche e polemiche. I titoli disponibili per Ps3, che viene venduta al prezzo di 599 euro, sono una ventina in tutto. Finora, negli Usa sono state vendute 1 milione e 100mila Ps3, contro i 2,2 milioni di Xbox 360 (che costa 449 euro) e l’1,9 milioni di Wii (venduta a 249 euro).

Kongregate.com, lo YouTube dei videogiochi

Uno dei videogiochi realizzati dagli utenti fruibili gratuitamente su Kongregate.com “Lo YouTube dei videogiochi”. Così lo definisce il suo fondatore Jim Greer. Ed è stata questa la frase magica per attirare gli investitori della Silicon Valley. Ora Kongregate.com è una realtà capace di offrire oltre 300 giochi differenti. Tutti creati dagli utenti. Questi, infatti, con un sistema simile a quello di YouTube, il sito di condivisione di filmati, possono caricare i videogiochi di loro creazione (tutti in Flash), giocarci e chattare tra loro. Gratuitamente: basta infatti registrarsi al servizio. Il portale è nato nel giugno 2006, inizialmente aperto su invito a sviluppatori di game e giocatori. Da Natale è senza barriere per tutti gli utenti. Per di più, i creatori hanno anche accesso a una fetta dei guadagni derivanti dalla pubblicità. La passione per i videogiochi è nata in Greer da anni. Ne aveva solo 12 quando produsse il primo game. Ed è stato il suo lavoro come direttore tecnico della pagina web Pogo.com di Electronics Arts (quiz, giochi d’abilità e puzzle liberi in rete) a suggerirgli ora, a 36 anni, Kongregate.com. Trovare qualcuno disposto a investire nel progetto è stato sorprendentemente facile, ha detto Greer, che è in società con sua sorella Emily: “Abbiamo avuto un colloquio con Reid Hoffman, il fondatore di LinkedIn, che ha investito anche in Digg, Facebook, Flickr. È bastato un semplice incontro perché decidesse per il sì”. Altri siti che danno spazio a produttori di videogiochi indipendenti, senza però consentire la stessa modalità di libero caricamento dei contenuti come Kongregate.com, sono Shocwave.com e AddictingGames.com.

Epiodermolisi bollosa, l’unione fa la forza

Secondo le stime colpisce una persona su 82 mila in Italia: è l’Epiodermolisi bollosa, una malattia genetica rara che danneggia la pelle e le mucose. Non tutti i malati, però, sanno che esite un registro nazionale gestito dal Debra Italia onlus, l’unica associazione che si occupa su questa patologia, promuovendo la ricerca scientifica. Per entrare in contatto basta visitare il sito internet e scrivere ai responsabili dell’organizzazione.

Knut, la star dello zoo di Berlino

Knut è nato allo zoo di Berlino il 5 dicembre scorso. La madre Tosca (20 anni) aveva partorito due gemelli ma non si era presa cura di loro. Così uno degli orsetti era morto dopo quattro giorni, mentre Knut era invece sopravvissuto restando 44 giorni in una incubatrice.<br /> Successivamente è stato allevato da un veterinario, che lo ha curato con amore nutrendolo con latte dal biberon. Questa circostanza aveva indotto alcuni esperti a suggerire l'eliminazione di Knut in quanto, a loro avviso, il contatto con gli umani in tenera età lascerà nell'animale serie turbe comportamentali. Sono molto rari i casi riusciti di allevamento di orsi bianchi da parte dell'uomo.<br /> Il 23 marzo Knut verrà presentato per la prima volta ai visitatori e media che potranno vederlo a ore stabilite. Giornali, radio e tv dedicano ampio spazio alla toccante vicenda del piccolo orso polare.</p> <p>[i](Credits foto: Ap)[/i]
Knut è un’autentica star dello zoo di Berlino e potrebbe rubare la scena ai capi di stato e di governo dell’Unione europea che nel fine settimana affluiranno nella capitale per il vertice europeo straordinario per i 50 anni dei Trattati di Roma.
È un baby-orsetto polare a cui giornali, radio e tv tedeschi hanno dedicato ampio spazio.
La Bild e il tabloid B.Z sono usciti oggi addirittura con un enorme inserto-poster con la foto del piccolo Knut e gli slogan “Berlin liebt Knut” (Berlino ama Knut) e “Knut tut gut” (Knut fa bene). Il piccolo orsetto sarà perfino protagonista di una serie televisiva a puntate sul primo canale pubblico Ard.
Il perché è presto detto. Knut è nato allo zoo di Berlino - città che ha un orso come emblema - il 5 dicembre scorso. La madre Tosca (20 anni) aveva partorito due gemelli ma non si era presa cura di loro. Così uno degli orsetti era morto dopo quattro giorni, mentre Knut era sopravvissuto restando 44 giorni in una incubatrice. È stato allevato da un veterinario, che gli ha dato il latte dal biberon.
Sono molto rari i casi riusciti di allevamento di orsi bianchi da parte dell’uomo, tanto che alcuni esperti avevano suggerito di eliminare Knut con una iniezione letale perché avrebbe potuto manifestare turbe comportamentalia. “Tutte stupidaggini” ha replicato il veterinario dello zoo di Berlino Andrè Schulte, secondo il quale il piccolo Knut, che ora pesa circa nove chili, sta bene, mangia con appetito e non dà segni strani di comportamento.
Guarda tutte le foto di Knut

Livecom, la telefonata equa e solidale

Victor Nunez by Flickr
Anche una telefonata può essere “etica”. Se l’operatore telefonico è una cooperativa sociale che dà lavoro a giovani con disagi e se le tariffe sono semplici e trasparenti. Livecom è l’unico esempio italiano non profit nella giungla della telefonia.
Livecom, sorta nel 2001 a Padova, è il David che sfida i tanti Golia. E con discreto successo. Finora conta 50 soci e 1200 clienti. Cifre modeste ma significative. «Il numero degli utenti aumenta molto lentamente, il nostro strumento è il passaparola» dice il presidente Massimo Lazzarini. «Ma i clienti acquisiti rimangono. Abbiamo sia privati che aziende. Soprattutto le piccole imprese ci preferiscono per la semplificazione di pratiche burocratiche e l’assistenza tecnica. Al nostro numero verde rispondiamo personalmente, con rapporti umani».
Pur continuando a pagare il canone Telecom, l’utente Livecom può scegliere tra le tariffe Scatto o Etica.
“La tariffa Etica - continua Lazzarini - è senza scatto alla risposta e proporzionale ai costi d’acquisto all’ingrosso: se questi diminuiscono, diminuisce la tariffa. È continuamente aggiornata, per tutti i clienti”. Senza dover sempre controllare se ci sono nuove offerte, senza che fresche promozioni penalizzino vecchi utenti.

Ma è conveniente Livecom? “Per un 50% degli utenti siamo convenienti, cioè per chi fa telefonate brevi, sotto i 3 minuti. Ma chi ci sceglie sa che sta abbracciando anche un progetto di inserimento di persone. È come andare a comprare in un negozio equosolidale, dove per di più in alcuni casi si può pagar di meno”.
E c’è pure l’Adsl. Interessante un’Adsl a 24 euro al mese, tramite Voip, che consente sia la connessione sia la telefonia. Senza canone Telecom, ma con telefonate pagate a parte (senza scatto alla risposta).

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
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