Archivio di Aprile, 2007
Se esiste un modo per trasferire fuori dalla Rete il peculiare sistema di relazioni e di conversazioni che caratterizza i blog e gli altri strumenti di espressione personale su Internet, questo è certamente il barcamp. Uno dei più attesi tra questi eventi, lo ZenaCamp, si è tenuto oggi (sabato 28 aprile) nelle sale del Palazzo Ducale di Genova.
Oltre duecento persone provenienti da tutta Italia hanno animato decine di sessioni di divulgazione, incentrate su pratiche e risorse legate prevalentemente al mondo di Internet, del software e delle reti sociali. Molto gettonate sono state in particolare le applicazioni collaborative del cosiddetto Web 2.0.
Chiamato anche non-conferenza, perché abolisce ogni distinzione tra relatori e spettatori, dando un ruolo attivo a ogni partecipante, il barcamp è un incontro pubblico che vive di spontaneità e collaborazione in ogni fase del suo svolgimento. L’organizzazione e la gestione delle iscrizioni avviene su Internet, dentro uno spazio wiki in cui ciascuno può aderire e annotare il proprio contributo alla giornata. Il giorno dell’evento ogni intervenuto scrive il tema della conversazione che intende stimolare su un post-it e lo incolla nel tabellone degli orari e degli ambienti disponibili. Di qui in poi la giornata prosegue in modo informale, all’insegna della condivisione di idee e dello scambio di esperienze.
Il barcamp, che nel nome ha anche il camping notturno in loco che contraddistingue la frequente (all’estero) durata plurigiornaliera, nasce negli Stati Uniti nel 2005 come risposta aperta e popolare all’esclusivo FooCamp organizzato dall’editore Tim O’Reilly. Di qui si è diffuso in tutto il mondo: ogni fine settimana si tengono diversi incontri, tutti diligentemente presentati nelle pagine del wiki internazionale.
Quello di Genova non è il primo barcamp che si tiene in Italia: nei mesi passati ne sono stati organizzati già a Milano, Torino, Roma, Ancona, Udine.
In alcuni casi hanno avuto una declinazione settoriale, come il CitizenCamp di Bologna (democrazia elettronica), del TrainersCamp di Vicenza (formazione) o dell’OpenCamp di Roma (software libero). A Genova si replica già il 5 maggio con GreenCampIt (politica ed ecologia). Seguono BarCampMatera e LitCamp (letteratura, a Torino), VenetoCampExpo il 14 maggio a Marghera e FemCamp (tutto al femminile) il 26 maggio a Bologna. Il punto di riferimento nazionale per notizie e calendario delle manifestazioni è Barcamp Italia.
Molte foto della giornata con il tag “zenacamp” su Flickr.

Oggetti high-tech di lusso o gioielli tecnologici? Come definire la nuova linea “Active Crystals”, nata dalla collaborazione tra Philips e Swarosvki? Di sicuro il frutto di un’ottima congiunzione tra tecnologia e moda. Pezzi belli e pratici, eleganti e funzionali.
La collezione include quattro auricolari (Space, Icon, Mirage e Amazone) e due penne Usb (Lock In e Lock Out) in metallo argentato e cristallo trasparente. “Questi prodotti cambieranno il modo in cui le donne interagiscono con l’innovazione” dice Rudy Provoost, CEO di Philips Comusmer Electronics.
La linea sarà disponibile da agosto. Nel frattempo il concept store francese Colette ne presenterà una piccola anteprima a giugno.
Panorama.it ve la fornisce ora in queste immagini: la gallery
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“Il principio di Teen Second Life è lo stesso che guida il gioco principale”, racconta Mario Gerosa, esperto di mondi virtuali e autore del recente Second Life , edito da Meltemi. “Anche lì girano soldi, anche se meno soldi rispetto alla
versione adulta, e c’è almeno ufficialmente un maggiore controllo. Per l’iscrizione serve l’avallo di un adulto e ci sono degli ispettori sempre online che dovrebbero controllare quello che succede”. Ma non è pericoloso abituarsi ad avere un’altra identità? “La differenza tra Second life e altri mondi, ma anche rispetto alla chat, è che qui devi dimostrare con i fatti quello che dici, non puoi millantare. Sei stilista? Fammi vedere che abiti sai fare… Sei architetto? Quali palazzi hai costruito?”. Già, ma su Second Life si può anche solo bighellonare, senza fare niente… “Sì, è vero”, risponde Gerosa, “ma non vale proprio la pena. Se non hai un business o un progetto artistico, Second Life diventa l’esperienza più noiosa di questa terra”. (In proposito, leggi anche No business, no party e Mondo virtuale, laboratorio ideale?) Il tema, naturalmente, divide. Sherry Turkle, psichiatra con cattedra al Mit di Boston, studia da anni l’impatto che le nuove tecnologie hanno sulla psiche. La sua teoria sui mondi virtuali è che stiamo assistendo a un’evoluzione inquietante. La creazione di personalità multiple all’interno di network sociali diversi ci abitua a pensare che la nostra identità non sia una e definita. Ogni cosa dipende dal contesto, siamo persone diverse in mondi diversi e quindi l’autenticità non esiste più.
Comunque non deve essere una sensazione così sgradevole visto che i residenti su Second Life sono oltre 5 milioni e mezzo e gli italiani hanno ormai raggiunto quota 40 mila. Ma tranquilli, c’è ancora chi alla Seconda Vita preferisce la prima (leggi Fuga del digitale: get the first life), quella che si vive in carne e ossa.
Chi vuole adottare politiche efficaci contro l’abuso di alcol e le molte malattie che direttamente e indirettamente ne derivano ha oggi uno strumento in più. E’ un indice, alla cui messa a punto hanno contribuito anche due ricercatrici italiane (Michaela Saisana e Fulvia Pennoni, rispettivamente del centro di ricerca di Ispra e dell’Università di Milano Bicocca), che ha confrontato il consumo di bevande alcoliche e le politiche adottate nei 30 paesi aderenti all’Organizzazione per il commercio e lo sviluppo economico (Ocse) .
Lo studio, pubblicato sulla rivista gratuita PLoSmedicine ha infatti individuato 5 ambiti su cui ruotano tutti gli interventi efficaci: disponibilità fisica dell’alcol, contesti che invogliano al bere, prezzo degli alcolici, pubblicità e entità dei controlli sull’uso degli autoveicoli in stato alterato.
A ogni paese, i ricercatori hanno assegnato con un sistema complesso un punteggio per ciascun ambito, ottenendo una media di 42,4 punti (su un massimo teorico di 100) con ai due estremi da un lato il Lussemburgo (14,5) e dall’altro la Norvegia (67,3), e con l’Italia situata al ventitreesimo posto in classifica con un modesto 34,2, decisamente sotto la media Ocse anche se davanti a parecchi paesi confinanti (Francia, Austria e Svizzera) e a Germania e Lussemburgo.
La ricerca ha osservato che c’è una stretta relazione tra l’indice e l’impatto delle malattie legate all’alcol sulla salute dei cittadini di ciascun paese, per cui la speranza dei ricercatori è che questo indice permetta di modificare efficacemente le politiche di prevenzione.

Essere un tenero pinguino viola in un mondo di pinguini non è divertente come immaginavo. Ma forse non dovrei scoraggiarmi così presto, perciò penso che farò un’altra visita al Club Penguin , un mondo virtuale per bambini molto popolare in America. È il luogo ideale dove i bambini possono, testualmente, “giocare, divertirsi e interagire uno con l’altro”. Bisogna che ci torni allora, per cercare di farmi qualche amico, spendere qualcuna delle 100 monete che ho a disposizione come appannaggio di neo-iscritta e comprarmi un bel cappello o magari, chessò, anche qualche colore di ricambio. Poi dovrò capire come fare a guadagnare altri soldi per comprare altra roba, tipo arredamento per l’igloo e cose simili.

Se pensate che i mondi sociali virtuali comincino e finiscano con Second Life, fareste bene a prepararvi: bambini e adolescenti sono un target in grande ascesa e prima o poi anche i vostri figli potrebbero cominciare ad assillarvi con problemi molto reali da risolvere nei loro mondi virtuali preferiti. Oltre al Club Penguin ci sono WebKinz , dove ci si prende cura di un dolce animaletto, e Nicktropolis dove è possibile creare la propria cameretta, cimentarsi in qualche gioco, guardare dei video e contattare amici e personaggi. Non poteva poi mancare il colosso dell’intrattenimento per bambini: la Disney è infatti presente con il suo Virtual world Toon Town, dove si può personalizzare il proprio alter ego a cartoni con vestiti alla moda e divertirsi a decorare la sua casa. Infine c’è pure la versione per adolescenti di Second Life, Teen Second life , un luogo per ragazzi dai 13 ai 17 anni dove “giocare, imparare, creare”.
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Pro o contro questi mondi virtuali? (leggi Avere un progetto su Second Life, No business, no party e Get the first life). Negli Stati Uniti c’è una corrente di pensiero che sostiene che i ragazzini imparano, frequentando questi mondi, molte cose che un giorno saranno loro utili da quest’altra parte dello schermo: come gestire il denaro (come risparmiare e spendere), cosa vuol dire ricevere il giusto riconoscimento per un lavoro ben fatto (portando a termine determinati giochi si guadagna denaro virtuale), come personalizzare i propri spazi per differenziarsi. Per i detrattori, invece, non c’è storia: è poco più di un’esercitazione all’uso della carta di credito. In ogni caso, più che tecnologico il problema è innanzitutto educativo.
Residenti totali: 6,553,628,382. Sono quelli che abitano in un vero mondo analogico e tridimensionale che non ha problemi di server intasati e dove basta uscire di casa per incontrare delle persone. Invitante, no? È la vita vera, così come ironicamente la descrive il sito Get a first life, che letteralmente significa “fatti una prima vita”. Il sito fa il verso a Second Life cercando di vendere come sensazionali possibilità quelle offerte dal quotidiano. Lo svolgimento del “gioco” è riassunto in tre parole molto pregnanti: lavora, riproduciti, muori. Ma l’utente ha anche la possibilità di scoprire, grazie a una mappa di Google Earht, il posto in cui vive nella realtà, e gli viene dato un innegabile stimolo ad aderire alla Prima vita suggerendogli che qui potrà fornicare usando i propri veri genitali. Trovandoci su internet, però, è ovviamente tutto finto. O meglio, siccome il sito è un’incitamento ad andare a vivere la propria vita reale, l’homepage ha dei link che non rimandano a niente. Non poteva mancare però un negozio online dove per 9 dollari e 99 si può comprare uno slip con il logo di Get a first life… Peccato che non trovino quindi risposta alcune domande sui problemi più comuni che si devono affrontare nella Prima vita, come ad esempio questa: perché non posso costruire dirigibili con la mente? L’autore del sito è Darren Barefoot, un giornalista canadese appassionato di computer e di giochi. Darren sostiene che ogni volta che una mania tecnologica (leggi anche Avere un progetto su Second Life e Il Club dei pinguini, un mondo virtuale per bambini) gli viene a noia si diverte a prenderla in giro.

Le diete? Fanno male. Lo dice lo studio più ampio mai fatto sull’argomento. Due ricercatrici dell’Università della California hanno analizzato oltre 30 studi di lungo periodo sulla perdita di peso che hanno coinvolto negli anni migliaia di persone a dieta. Da questa summa di tutti gli studi fatti fino ad oggi emergono due dati abbastanza sconfortanti: i chili persi si riprendono quasi sempre con gli interessi e la salute non ci guadagna di certo.
“All’inizio si può arrivare a perdere anche dal 5 al 10% del proprio peso, con qualunque tipo di dieta”, racconta Traci Mann, una delle due psicologhe che hanno condotto lo studio comparato, “ma dopo un po’ il peso ritorna”.
Oltre due terzi delle persone analizzate nei 31 studi presi in esame, non solo ha ripreso il proprio peso ma, a dieta finita, si è ritrovato nel giro di 4-5 anni più grasso di prima. Soltanto una piccola percentuale di persone può dire di aver davvero avuto successo, perché ha perso peso ed è riuscito a mantenere la linea a lungo.
Perdere e riacquistare il peso facendo il classico yo-yo, però, non è solo un inconveniente estetico, ma può raddoppiare il rischio di morte per malattie cardiovascolari, tra cui stroke e infarto, aumenta il rischio di sviluppare il diabete e, più in generale, di andare incontro a morte prematura. Non sono solo i tanto odiati grassi (qui una guida al consumo equilibrato) a causare questo tipo di danni. E visto lo sforzo che questa altalena impone all’organismo, la maggior parte delle persone avrebbe fatto meglio a tenersi i chili in più senza mai imbarcarsi in una dieta. Tutte le più popolari diete sono state prese in considerazione ed è risultato evidente che non ce n’è una migliore delle altre. La ricercatrice californiana conclude che “i benefici sono semplicemente troppo pochi rispetto al danno potenziale per poter raccomandare la dieta come trattamento sicuro ed efficace dell’obesità”.
Sono il nemico numero uno, o almeno così sembrerebbe a giudicare dai claim di molti prodotti dietetici che si vantano di non contenerne o di averne solo quantità ridottissime. La lotta ai grassi non è solo questione di chili in più, ma di aumento del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Bisogna salvaguardare la salute consumandone la giusta quantità. Ma è difficile capire con esattezza di che quantità si tratti. Dipende dal sesso, dall’età, dalla corporatura… Le linee guida per la nutrizione italiana in fatto di grassi consigliano genericamente di far derivare dai grassi il 35-40% dell’energia totale fino al secondo anno di vita, il 30% fino all’adolescenza e il 25% nell’età adulta. Un aiuto per fare i conti possono fornirlo le tabelle dell’Inran, Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che svelano quanti grassi contengono i principali condimenti grassi e gli oli.
Negli Stati Uniti, l’American Heart Association ha deciso di aiutare chi cerca di seguire una dieta equilibrata, mettendo a disposizione sul proprio sito un autentico calcolatore che in base ad alcuni vostri parametri vitali (attenzione, però, perché peso e altezza sono espressi in misure anglosassoni, ma potete fare la conversione qui), vi dirà di quante calorie avete bisogno, quanti e quali grassi consumare e quali limitare. L’iniziativa è in parte finanziata da Mc Donald’s, la catena di fast food che nel 2003 è stata citata in tribunale con l’accusa di non essere passata, come promesso ai consumatori, all’uso di oli migliori per friggere le sue patatine.
Forse esiste un’altra Terra, un pianeta in cui le condizioni ambientali potrebbero aver reso possibile la nascita della vita, grazie a una vicina stella. Pianeta e stella sono stati chiamati rispettivamente (e col minimo sforzo di fantasia) Gliese 581c e Gliese 581. Il primo, che ha una massa pari a 5 volte quella terrestre, orbita intorno alla seconda, che è una nana rossa (una stella più fredda del nostro Sole) posta a circa 20 anni luce di distanza dal nostro sistema solare. A fare la scoperta è stato un gruppo di astronomi europei dell’osservatorio di La Silla, in Cile.
Non è la prima volta che gli scienziati gridano al miracolo pensando di aver individuato il nostro pianeta gemello, che come la Terra sia stato baciato dalla fortuna e si trovi in una posizione che renda la sua atmosfera e la sua temperatura compatibili con la vita. Più di 200 pianeti esterni al nostro sistema solare sono già stati trovati, ma tra tutti questi, l’ultimo scoperto sembra quello che ha le maggiori affinità con la Terra.
Il nuovo pianeta è in realtà più vicino alla sua stella di quanto Mercurio non lo sia al Sole, ma siccome Gliese 581 è una stella meno calda, la maggior vicinanza non determinerebbe temperature troppo elevate. In 13 giorni il pianeta completa la propria orbita intorno alla sua stella, che però ha intorno a sé anche altri corpi celesti: in passato ne erano stati avvistati altri due.
Nella comunità scientifica c’è già chi pensa alla possibilità di organizzare una spedizione. Ad esempio mandando a dare un’occhiata il Terrestrial Planet Finder della Nasa, equipaggiato con una strumentazione adatta a bloccare la luce proveniente dalla stella così da rendere visibili i pianeti che la circondano.
Le nane rosse come Gliese 581 sembrano essere le migliori candidate ad avere attorno a sé un pianeta che possa definirsi simile al nostro. E se fosse proprio quello appena scoperto, chi saranno i primi a metterci piede? Quanti anni ci vorranno prima di avere le tecnologie necessarie e a raggiungerlo in tempi umani e stabilirvi una colonia? Qualcuno si sta gà attrezzando.
Al Seti Institute, dove si cercano segnali dell’esistenza di vita extraterrestre sotto forma di onde radio, hanno già puntato le antenne in direzione di Gliese 581. Per partecipare alla ricerca e dare una mano agli astronomi, basta andare sul sito, scaricare l’apposito programma e aiutare gli scienziati ad analizzare i dati in arrivo dai radiotelescopi. Chi invece vuole osare di più e prepararsi a sbarcare armi e bagagli sulla Terra2, può cominciare a risparmiare per pagarsi un’esperienza spaziale: quella offerta dalla società Zero Gravity che con un Boeing 727 è in grado di simulare un volo spaziale in assenza di gravità. Partenze dall’aeroporto internazionale di Las Vegas o dal Kennedy Space Center in Florida: l’esperienza costa 3.500 dollari e include dal dvd dell’evento, al merchandising, al party post-volo. Da metà maggio i comuni mortali potranno prenotare un posto in uno dei 187 punti vendita Sharper Image. I vip stanno già apprezzando: proprio oggi a sperimentare l’assenza di gravità sarà lo scienziato Stephen Hawking.

di Gianna Milano
L’allattamento al seno non proteggerebbe un bambino dal rischio di diventare soprappeso più avanti nella vita. È questa la conclusione, che va nelle direzione opposta a tutte le altre indagini compiute finora, di uno studio online sull’International Journal of Obesity.
La ricerca contraddice quanto suggeriscono da anni le linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): l’allattamento al seno è la strategia migliore per controllare l’obesità infantile, e per prevenirla nell’adolescenza e nell’età adulta. L’Oms consiglia di farlo almeno per i primi sei mesi consecutivi. I vantaggi del latte materno per la salute di un bambino non si contano. Contiene anticorpi che lo proteggono da malattie e infezioni, e allontana il rischio di sviluppare asma e allergie.
Gli autori dello studio, coordinati da Karin B. Michels dell’Harvard Medical School, a Boston (Usa), hanno seguito per un periodo di 12 anni la salute di 35 mila infermiere e alle loro madri è stato chiesto di riferire se erano state allattate al seno. In caso di risposta positiva, la conclusione è stata che ciò non aveva influito sul loro indice di massa corporea da adulte. (L’indice di massa corporea, Bmi, è il rapporto fra il peso e l’altezza al quadrato).
Lo studio ha però rilevato che se un bambino viene allattato al seno per oltre 6 mesi, tende a 5 anni di età ad avere un conformazione corporea in qualche modo più magra: correlazione che non si riscontra più avanti nell’adolescenza o in età adulta. Che interpretazione dare allo studio? «Anche se allattare al seno non prevenisse l’obesità, in termini di salute ha effetti benefici sul bambino, ma anche sulla madre (riduce il rischio di tumore al seno e all’ovaio oltre a instaurare una relazione psico-affettiva più intensa tra madre-figlio) e non vale certo la pena di abbandonare questa raccomandazione» dice Maurizio Bonati, responsabile per la salute materno-infantile all’Istituto Mario Negri di Milano.