Quelli che mettono Calore nella battaglia per l’ambiente


Esce oggi in Italia, edito da Longanesi il libro Calore! di George Monbiot, giornalista ambientalista inglese che si è preso la briga di analizzare cosa va fatto praticamente per salvare il pianeta dalle catastrofiche conseguenze dell’effetto serra. Monbiot è già autore di una rubrica al vetriolo sul quotidiano inglese The Guardian, di un sito e di un blog simpatico e irriverente, che mette alla berlina tutti coloro, dalle corporation alle grandi star, che si vantano di avere comportamenti ecologici ma poi in realtà inquinano quanto e più dell’uomo qualunque. Dal leader dei Coldplay Chris Martin al magnate della Virgin Richard Branson.
Calore!
La premessa del libro è che per salvare la Terra bisogna abbattere del 90% le emissioni di gas serra entro il 2030. Il timore è che, ammesso di riuscirci, saremmo costretti a tornare a vivere praticamente come all’età della pietra. Monbiot non ci sta, e ci spiega come fare per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, che ci hanno permesso di raggiungere il benessere di cui abbiamo goduto finora, pur rimanendo un’economia moderna. Secondo lui gli sforzi individuali sono solo una goccia nel mare: per ognuno di noi che va in bici, non prende l’aereo, spegne le spie degli elettrodomestici e fa il bucato a basse temperature ci sarà sempre un Danny Meikle , che a Natale decora la sua casa in Scozia con un milione e duecentomila lampadine.
Le decisioni vanno allora prese a un livello più alto: “Il riscaldamento globale causato dall’uomo non può essere controllato se non convinciamo i nostri governi che devono costringerci a modificare il nostro stile di vita”.
Le soluzioni toccano tutte le sfere della vita, dal modo in cui vanno concepiti gli edifici all’impiego intelligente delle fonti di energia rinnovabile, dalla creazione di un nuovo sistema di trasporti, dove però gli aerei vedono ridursi di parecchio il loro ruolo, al modo in cui facciamo la spesa. E se c’è chi, con tanto parlare di effetto serra, per sdrammatizzare la prende in ridere, Monbiot si augura invece che il suo libro convinca i lettori che vale la pena combattere, perché siamo l’ultima generazione che può salvare il mondo.
Arbib

Commenti

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Il 12 Aprile 2007 alle 22:19 clator ha scritto:

Io sono un povero ignorante in materie scientifiche per cui mi inchino sempre davanti alle teste pensanti degli esperti ( mi ricordo sempre di un vecchio detto per cui ci sono tre fattori che rovinano un uomo : il più piacevole sono le donne, il più veloce è il gioco, il più sicuro è fidarsi degli esperti )ma mi pare di avere studiato alle scuole medie della mia epoca che vi sono state le ere geologiche per cui si sono verificati eventi sconvolgenti che hanno cambiato il pianeta : aree di mare sono diventate montagne e viceversa, aree gelate si sono tramutate in deserti e viceversa, specie animali sono sparite e ne sono nate altre, sono nate isole, sono spariti vulcani o si sono formati ,ecc.. ecc…Mi pare di ricordare che gli abitanti erano pochissimi, non c’erano le macchine, il petrolio non era ancora usato,non esisteva il capitalismo, lo sfruttamento dei poveri del mondo, non c’erano ancora gli USA , nè quindi Bush e neanche Berlusconi, che notoriamente sono la causa dei guai ambientali e di tutti gli altri.Ho fatto queste semplici osservazioni ad una esperta, professoressa di geografia all’Università Statale di Milano che, ovviamente non mi ha risposto. Poche sere fa ad una conferenza di uno scienziato del CNR, pagato col denaro dei contribuenti,che presentava l’ennesimo libro sulla fine del mondo, ho chiesto di commentare le previsioni completamente sballate del Club di Roma del 1972 in base alle quali il mondo non avrebbe dovuto più esistere nel 2000 e codesto scienziato mi ha risposto che le previsioni erano esatte, ma i tempi erano troppo anticipati. E’ stata la stessa risposta data dai Testimoni di Geova all’epoca della fine del mondo da loro prevista per il 2000. Se la serietà dei catastrofisti è questa io camperò tranquillo gli anni che ancora mi restano, sicuro di aver vissuto nell’epoca migliore della storia conosciuta.

Il 13 Aprile 2007 alle 10:53 mk.eko ha scritto:

sono pienamente daccordo.
questo pianeta ha milioni di anni ed ha subito tante evoluzioni non dovute all’uomo e che l’uomo non sa nemmeno contrastare, e tante ne subira’ ancora.
tutti coloro che pensano di “salvare” il pianeta sono solo dei megalomani che ritengono che l’uomo e’ al centro di tutto, puo’ fare tutto, puo’ risolvere tutto. invece e’ la natura che fa tutto cio’ e noi siamo solo parte di essa.
il nostro pianeta evolvera’ (nel bene o nel male x noi esseri umani) e sara’ la natura a determinare come.
coloro che oggi cavalcano l’onda dell’ambientalismo ad ogni costo lo fanno solo x scopi personali, sai quanti soldi fara’ l’esperto vendendo i suoi libri.

Il 13 Aprile 2007 alle 12:36 mt_84 ha scritto:

stiamo attenti:dietro ogni azione dell’uomo possiamo trovare un volontario interesse economico anche se in verità non è così.
La cura dell’ambiente è importante solo ed esclusivamente perché ci è stato donato e ci da il sostentamento per vivere.
Voglio rispondere però a quelli che dicono che non è importante averne cura e che possiamo vivere tranquilli con il nostro stile di vita dicendo che cambieranno idea quando avranno delle persone a loro care che cominceranno ad avere problemi come i tumori o altre malattie dovute per la maggior parte all’ambiente in cui viviamo…
Allora si che direte:’Forse era meglio pensarci prima!!’

Il 14 Aprile 2007 alle 16:36 talete ha scritto:

si può pensare di “salvare il pianeta”, ognuno nel suo piccolo. se siamo davanti a un disastro ambientale è proprio perchè l’uomo pensa di poter fare e disfare tutto.
non è che l’uomo è megalomane perchè vuole mettere un freno all’inquinamento; è megalomane perchè lo produce.

Il 9 Dicembre 2007 alle 16:51 Compie 10 anni il protocollo di Kyoto, fallito prima ancora di essere applicato » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Sono sei i gas ad effetto serra al centro degli accordi presi in Giappone l’11 dicembre del 1997: tra essi il biossido di carbonio (il famoso CO2) e il metano. L’obiettivo dell’accordo era che i Paesi firmatari si impegnassero a ridurre le proprie emissioni di questi gas serra di almeno il 5% rispetto al livello del 1990 nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012. L’Unione europea ha ratificato il protocollo di Kyoto (qui il pdf in inglese) il 31 maggio 2002. Il protocollo è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica della Russia. Vari paesi industrializzati non hanno voluto firmare il protocollo, tra cui gli Stati Uniti e l’Australia, che però si è rimessa in pari con il nuovo governo laburista, il cui premier ha ratificato il protocollo all’apertura della conferenza di Bali a inizio dicembre. Ma ad oggi la produzione mondiale di gas e anidride carbonica non solo non è diminuita, ma è addirittura cresciuta in misura esponenziale. In Europa si producono ogni anno piu’ di 35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2), di cui quattro provengono da camini, ciminiere, autoveicoli. Nel 2050, in assenza di contromisure, le attuali emissioni raddoppieranno. Il quarto rapporto sui cambiamenti climatici del’IPCC presentato a novembre a Valencia, quello sulla base del quale si discute a Bali per formulare il dopo-Kyoto, si concludeva con una frase che lascia poco all’immaginazione. “Le scelte in merito ad ampiezza e tempistica degli interventi di mitigazione dei gas serra implicano di mettere sulla bilancia i costi economici di più rapide riduzioni delle emissioni ora, contro i corrispondenti rischi climatici a medio e lungo termine derivati da interventi tardivi”. Ora si punta al Kyoto 2, ma trovare l’accordo nel summit in corso a Bali non sarà facile: non tutti i Paesi sono disposti, o sono nelle condizioni, di sostenerne il peso economico di scelte ambientali.  Tra questi Brasile, India e Cina, che sono fra i maggiori produttori mondiali di gas serra. E mentre la conferenza si avvia alla conclusione, online si moltiplicano le iniziative di informazione e partecipazione sul tema dei cambiamenti climatici. La rivista scientifica Nature, per esempio, ospita nel suo quartier generale all’interno di Second Life, che non poteva che chiamarsi Second Nature, una serie di conferenze con ospiti illustri. L’ultima è prevista giovedì 13 dicembre, alle 18 ora italiana: a parlare sarà George Monbiot, giornalista del Guardian e autore del libro Calore! [...]

Il 3 Settembre 2009 alle 15:12 Diamo un taglio alle emissioni: -10 per cento entro il 2010 » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Tempo fa un bravo giornalista ambientalista, George Monbiot, pubblicò un libro sul riscaldamento globale, dal titolo Calore!, le cui tesi di fondo erano sostanzialmente due. La prima era che per evitare la catastrofe avremmo dovuto ridurre le emissioni nel mondo del 90 per cento entro il 2030, la seconda è che con un po’ di buona volontà e facendo i passi giusti la cosa era fattibile senza dover tornare a uno stile di vita da uomini delle caverne. Ma l’assunto centrale del libro era che gli exploit individuali, per quanto meritori, non risolvono il problema dei cambiamenti climatici: “Il riscaldamento globale causato dall’uomo non può essere controllato se non convinciamo i nostri governi che devono costringerci a modificare il nostro stile di vita”. [...]

Il 21 Ottobre 2009 alle 8:55 L’autunno caldo del clima e la sfida dei 350 ppm - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:

[...] Tra i sostenitori della causa vi sono l’ambientalista indiana Vandana Shiva, l’arcivescovo sudafricano premio Nobel per la Pace Desmond Tutu, il Presidente del Panel internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC), organismo anch’esso vincitore insieme ad Al Gore del premio Nobel per la Pace nel 2007, Rajendra Pachauri, il Presidente della Maldive Mohamed Nasheed, il giornalista ambientalista inglese George Monbiot. [...]

Il 21 Ottobre 2009 alle 9:14 &raquo L’autunno caldo del clima e la sfida dei 350 ppm - Gregtecnologia ha scritto:

[...] Tra i sostenitori della causa vi sono l’ambientalista indiana Vandana Shiva, l’arcivescovo sudafricano premio Nobel per la Pace Desmond Tutu, il Presidente del Panel internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC), organismo anch’esso vincitore insieme ad Al Gore del premio Nobel per la Pace nel 2007, Rajendra Pachauri, il Presidente della Maldive Mohamed Nasheed, il giornalista ambientalista inglese George Monbiot. [...]

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