Dopo un infarto cardiaco, il rischio di ricaduta è identico se ci si fa operare di by pass a cuore aperto o se ci si sottopone a una semplice angioplastica con il posizionamento di uno stent medicato, ovvero ricoperto da farmaci che dovrebbero prevenire la chiusura del vaso. Lo afferma uno studio portato avanti su oltre 1.500 pazienti del Texas Heart Institute di Houston, negli Stati Uniti.
La notizia non fa piacere a chi negli ultimi anni ha puntato sugli interventi meno invasivi, come appunto l’angioplastica, per riparare al danno provocato dall’improvvisa chiusura delle coronarie.
“Quello che abbiamo scoperto è un po’ una sorpresa” ha dichiarato oggi James M. Wilson, coordinatore dello studio, all’VIII Conferenza annuale sull’aterosclerosi, trombosi e biologia vascolare dell’American Heart Association. “Anche le complicanze in ospedale, come il reinfarto subito dopo gli interventi, sono simili nel gruppo che ha subito il by pass e in quello che ha fatto l’angioplastica. E poiché in genere si mandano a fare l’angio i pazienti apparentemente meno gravi e si riserva l’intervento a quelli con problemi maggiori, il dato è ancora più sorprendente. A parità di gravità, l’angioplastica risulta decisamente perdente”.
Dopo tre anni, il tasso di mortalità è del 6,6 per cento nei pazienti sottoposti a by pass e del 9 per cento in quelli con lo stent medicato.
In realtà questi ultimi dati non fanno altro che confermare quanto da alcuni mesi viene pubblicato sulle riviste mediche: gli stent medicati, sui quali si riponevano grandi speranze, non sono stati un buon affare. Le sostanze che li ricoprono, infatti, dovrebbero impedire alle cellule muscolari lisce del vaso di proliferare, ma pare che impediscano anche la perfetta guarigione della parete interna della coronaria, che è ricoperta da un sottile strato di cellule chiamato endotelio.
In questo modo la lesione sull’endotelio fa da polo di attrazione per altre sostanze, come colesterolo e piastrine, che contribuiscono anch’esse alla formazioni di trombi, alla chiusura della coronaria e a facilitare un nuovo infarto. “Ora dobbiamo vedere se anche con gli stent non medicati, cioè di semplice metallo e senza sostanze antiproliferative, otteniamo risultati analoghi” spiega Wilson. “Se fosse così il buon vecchio by pass potrebbe vivere una seconda giovinezza”.
- Venerdì 20 Aprile 2007
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