Cresce l’emergenza siccità. Estate a rischio black out

(Credits foto: rickabbo by Andyrob)
C’è grande preoccupazione per la situazione idrica in Italia che, soprattutto nel bacino del Po, resta molto complicata. L’allerta lanciata a inizio marzo dal responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso” è diventata una vera e propria emergenza, sostiene Coldiretti: “Il fiume Po a Pontelagoscuro è sceso di 80 centimetri in una sola settimana mentre il lago di Garda a Peschiera è di cinquanta centimetri al di sotto della media storica degli ultimi 50 anni”. Una situazione che, spiega Coldiretti, rischia di avere effetti pesanti anche sulla produzione agroalimentare che “dipende dalla disponibilità idrica del bacino del Po che garantisce l’acqua necessaria al nutrimento del bestiame per la produzione di oltre i tre quarti dei formaggi e dei prosciutti italiani a denominazione di origine”.

I tecnici che seguono la vicenda (produttori e gestori di energia, Authority e Regioni, Autorità di bacino e Protezione civile (qui il dossier .pdf 1,97 Mb), riunitisi oggi al Ministero per lo sviluppo economico per fare il punto sulla situazione, sarebbero orientati a chiedere al Governo lo stato di crisi prevedendo anche il contingentamento, ma non per gli usi domestici, delle risorse idriche nei prossimi mesi.
A pesare sarebbero anche le previsioni di temperature nei prossimi mesi sopra le medie stagionali, oltre alla carenza idrica (il lago Maggiore, ad esempio, registra un livello di invaso inferiore di 60 milioni di metri cubi rispetto al 2006).

All’ordine del giorno dell’incontro, l’ottimizzazione delle poche risorse a disposizione, con l’ipotesi di “rilasci controllati” che consentano di evitare sprechi e mantenere il più alto possibile il livello del Po, mai così basso ad aprile. Ma anche la predisposizione di misure operative che consentano di ridurre il rischio blackout. Non c’è ancora la dichiarazione di stato di emergenza ma, di fatto, il programma per la razionalizzazione dei consumi idrici è stato già avviato. Si prevede cioè che già da ora vengano effettuati dei rilasci controllati di acqua, sia dai grandi laghi sia dagli invasi alpini, in modo da consentire di ripristinare soprattutto il livello del Po.
Un ripristino che, in ogni caso, non consentirà di tornare a livelli abituali, visto che ad oggi il grande fiume ha una portata inferiore anche a quella del 2003, quando vi fu la necessità di intervenire pesantemente con la dichiarazione dello stato d’emergenza e il varo di una cabina di regia nazionale per la razionalizzazione delle risorse a disposizione.

Quanto al rischio black out, sempre secondo quanto si è appreso, gli esperti stanno già studiando le misure necessarie per impedire che un eccessivo utilizzo di energia faccia saltare l’intera rete. Allo studio ci sono due misure: una interna, il distacco delle utenze industriali cosiddette “interrompibili” (quelle cioè che a fronte di riduzioni tariffarie sono pronte ai distacchi) e una esterna, l’acquisto di una maggiore quantità di energia dall’estero. Un nuovo incontro è previsto per il 7 maggio prossimo.
Per saperne di più:
Bollettino giornaliero per la navigazione sul fiume Po
Situazione idrometrica dei laghi lombardi

Commenti

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Il 24 Aprile 2007 alle 17:46 Resteremo davvero al buio? Esperti a confronto sul rischio blackout » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] L’estate è alle porte e siamo alle solite: incubo siccità e rischio black out. Le due emergenze sono strettamente legate perché il caldo fa impennare i consumi energetici e la scarsità di precipitazioni diminuisce la capacità di produrre energia. Il ministro Pier Luigi Bersani non ha neanche escluso che il Governo possa decretare lo stato di emergenza. Ma perché l’Italia è ogni anno posta di fronte al rischio di restare a secco d’acqua e di Watt? Panorama.it lo ha chiesto a due esperti del settore. Ivo Allegrini (qui l’intervista), direttore dell’Istituto per l’inquinamento atmosferico del Cnr di Roma, che punta il dito contro la scarsità di centrali e rimpiange la scelta italiana di dire no al nucleare. E Clara Poletti (qui l’intervista), direttore dell’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi di Milano, fiduciosa nel potere del libero mercato di spingere alla costruzione di nuove centrali e coprire nel giro di pochi anni il deficit di cui l’Italia soffre. LEGGI ANCHE: Allarme blackout - L’intervista a Bertolaso - La mostra fotografica sui cambiamenti climatici - I siti dedicati all’emergenza acqua - Che fare contro l’effetto serra La GALLERY: World water day 2007 [...]

Il 24 Aprile 2007 alle 17:54 Allegrini del Cnr denuncia: grave sottovalutare il bisogno energetico » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Come si può evitare il blackout - L’allarme degli esperti - L’intervista a Bertolaso - La mostra fotografica sui cambiamenti climatici - I siti dedicati all’emergenza acqua - Che fare contro l’effetto serra La GALLERY: World water day 2007 [...]

Il 24 Aprile 2007 alle 17:56 Poletti dello Iefe: ecco come si può evitare il blackout » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Insomma, il caldo non solo causa maggiori consumi, ma riduce la capacità degli impianti di produrre energia? “Le unità di produzione termoelettriche hanno bisogno di acqua per raffreddare i motori. Nel momento in cui l’acqua di un fiume diventa troppo bassa (come sta succedendo per il Po) l’impianto non può più utilizzarla perché gli scarichi andrebbero ad aumentarne la temperatura in maniera non consona rispetto agli obiettivi di tutela dell’ambiente”. Poca acqua negli invasi, poca acqua per far funzionare gli impianti. “Infine il caldo incide anche sulla portata delle linee, riducendola. Senza questo cambiamento climatico, non previsto, la capacità produttiva sarebbe stata adeguata alla richiesta. Ma ci troviamo di fronte al paradosso che la capacità disponibile nei picchi (cioè d’estate) è ridotta proprio dalle alte temperature”. Quanto ci vorrà per coprire quei famosi 8 megawatt di deficit di cui si parla? “Dal 2004 al 2005 la capacità disponibile alla punta era già aumentata di 3000 megawatt, il che fa ben sperare. Prima di arrivare al temuto blackout ci sono altri strumenti. Ad esempio i clienti interrompibili, grandi clienti industriali che sono attrezzati per sospendere i propri consumi per determinati periodi di tempo. Ricorrere a sospensioni concordate potrebbe far guadagnare subito 1000 megawatt. Si possono massimizzare e aumentare le importazioni dall’estero e, punto essenziale, intervenire sui rilasci d’acqua: renderne disponibile una quantità maggiore per la produzione di energia elettrica. Quel che è certo è che un intervento di questo tipo non è privo di costi: l’acqua in più usata per produrre energia è acqua in meno a disposizione per irrigare i campi. Ma a che punto siamo con la costruzione di nuove centrali? “Il mercato sta lavorando. Fare del nuovo richiede tempo, soprattutto in Italia dove c’è il problema di realizzare le infrastrutture: il processo decisionale è su più livelli e incontra molte opposizioni locali. Ma ci sono tante domande di realizzazione di nuovi impianti e nel giro di pochissimi anni dovremmo essere in grado di coprire il fabbisogno”. Con nuove centrali l’Italia sarebbe meno dipendente dall’energia straniera? “L’energia si compra dove costa meno, quindi potremmo essere meno dipendenti dall’estero il che non significa che non continueremo ad acquistare l’energia da chi ce la vende a buon prezzo”. Quanto ha senso aspettarsi dal risparmio e dalle energie rinnovabili? “Ci sono fonti energia rinnovabili che possono essere usate fin da subito. Biomasse, solare termodinamico e fotovoltaico che già da ora possono dare risultati concreti. Ma non riescono a soddisfare il grande bisogno di energia. È sensato investirci per sostituire nel tempo le fonti convenzionali ma il turnover richiederà anni”. Si stanno sviluppando importanti interventi di efficienza energetica: costruire edifici efficienti dal punto di vista energetico, intervenire sull’illuminazione pubblica con l’uso di lampade a basso consumo, sono tutti contributi importanti e sempre più lo saranno nei prossimi anni”. LEGGI ANCHE: Non sottovalutare il bisogno energetico - L’allarme degli esperti - L’intervista a Bertolaso - La mostra fotografica sui cambiamenti climatici - I siti dedicati all’emergenza acqua - Che fare contro l’effetto serra La GALLERY: World water day 2007 [...]

Il 26 Aprile 2007 alle 17:21 Cattaneo, l’uomo della rete elettrica: Con la siccità siamo agli sgoccioli » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Resteremo davvero al buio? Esperti a confronto - Allarme blackout - L’intervista a Bertolaso - La mostra fotografica sui cambiamenti climatici - I siti dedicati all’emergenza acqua - Che fare contro l’effetto serra La GALLERY: World water day 2007 [...]

Il 28 Aprile 2007 alle 10:00 Non piove, governo improvvido » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] La situazione è seria, ma non drammatica. Ce la faremo anche questa volta e non credo sia utile usare termini catastrofici, di cui in Italia abusiamo a ogni piè sospinto. Prendiamo invece sul serio questa emergenza e non dimentichiamocene in autunno. Sarà necessario qualche sacrificio, possibilmente condiviso; una buona capacità di programmazione e un po’ di fortuna. L’acqua quest’anno, come già nel 2003, sarà scarsa. Non in tutta Italia. In Sicilia e Sardegna la disponibilità è quasi doppia rispetto alla norma. Più o meno come al solito nell’Italia peninsulare. Le sofferenze sono concentrate nella Pianura Padana, che è la zona più popolata d’Italia, quella dove sono concentrate le maggiori produzioni agricole, la generazione di energia elettrica, l’industria e non poche attività turistiche. Ci sono, allora, due problemi. Il primo derivante dalla scarsità stessa. Il Po in secca, i laghi sotto i loro livelli storici, i bacini, dove l’acqua viene conservata, a corto. Questo significa minori risorse per tutti. Per gli agricoltori, per le centrali idroelettriche, che dipendono sia dagli invasi che dovrebbero riempirsi proprio in questo periodo, sia dal corso normale di fiumi e torrenti, per le centrali termiche, distribuite lungo l’asse del Po, per le industrie. Per i cittadini di quelle zone rivierasche del Po, la cui acqua potabile, debitamente trattata, proviene dal fiume. Il livello dei laghi, infine, rende difficili le attività turistiche, con le sponde spesso trasformate in spiagge fangose. Il secondo problema, che chiama in causa la politica, nasce dai conflitti che si scatenano per l’uso della minore acqua disponibile. In particolare questo riguarda i bacini delle centrali idroelettriche, il cui rilascio per la produzione di energia elettrica dovrebbe seguire regole legate al fabbisogno energetico del Paese. L’Enel e gli altri produttori idroelettrici conservano gelosamente un’acqua che per loro e per il Paese vale oro. Agricoltori, pescatori e i titolari di attività costiere chiedono invece che l’acqua sia rilasciata secondo il loro bisogno. Fra l’altro la produzione idroelettrica, la fonte rinnovabile più importante in Italia, segna quest’anno un record negativo. Un meno 20 per cento, che significa conseguente aumento della produzione termoelettrica, con un maggiore consumo di combustibili fossili e maggiori emissioni. Cosa dobbiamo attenderci e cosa possiamo fare? Probabilmente sarà necessario programmare una riduzione dei consumi elettrici con conseguenti distacchi programmati, che non dovrebbero però riguardare i comuni cittadini. I quali dovrebbero invece imparare a risparmiare un po’ d’acqua evitando ogni spreco. L’alternativa, a cui occorre pensare, potrebbe essere un regime di prezzi variabili. Se la risorsa acqua (qui LA GALLERY) è scarsa essi dovrebbero inevitabilmente aumentare, riducendo la domanda, soprattutto sul lato dei consumi non essenziali. Che sono molti, visto che siamo quasi tutti abituati a trascurare la bolletta dell’acqua. Poi ci sono le cose di più lungo periodo. Se la causa è da individuare in variazioni climatiche eccezionali, ormai tutti sanno che a questa situazione dovremo fare l’abitudine. La temperatura aumenta e le misure per metterla sotto controllo ci impegneranno per i prossimi decenni. Nel frattempo ci è stato molte volte promesso che si sarebbe messo mano a una rete di piccoli invasi per catturare e conservare più acqua, che si sarebbero ridotte le perdite delle reti idriche, che si sarebbero contenuti gli sprechi. Era necessario prima, lo è ancor più ora. Ma questo fa parte dell’essere seri. Cosa difficile almeno fino alla prossima “catastrofe”. [...]

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