Web 2.0, voce del verbo condividere: foto, video e… sogni

Cosa stai facendo? La domanda evidenziata in giallo buca lo schermo dell’home page di Twitter, il sito di social network più minimale che esista. Microblogging si chiama: una specie di via di mezzo tra sms e blog. Qui la gente non si scambia video o musica, non si esprime in lunghi post sui mali del mondo. No, sul pianeta Twitter la vita va veloce, c’è giusto il tempo di comunicare telegraficamente cosa si sta facendo in questo preciso momento. “Sto mangiando in panino”, “sto giocando col mio cellulare”, “sto lavorando”. E poi via, a guardare cosa fanno gli amici. Cinque secondi fa Kezzok malediceva quelli che raccontano gli episodi di Lost che lui non ha ancora visto, mentre 10 secondi fa Cwdaniels cercava di far funzionare il suo sito e JohnnyErnsty non stava facendo assolutamente niente. Pare che ad alte dosi tutto ciò possa dare assuefazione e che si arrivi a sviluppare un reale interesse per quello che tutti questi internauti fanno e decidono di comunicare al mondo all’istante. Questa forma di microblogging è solo l’ennesima tipologia, un po’ estrema forse, di condivisione.

Da Youtube e Flickr, dove si postano video e foto, a Myspace, dove si mette in comune un po’ tutto, condividere è la parola chiave, che però ha mille declinazioni (e a volte anche mille problemi: leggi per esempio Truppe Usa al fronte: niente blog, niente Youtube). C’è per esempio Multiply, il cui slogan è “condividi la tua vita con i tuoi amici”, che consente di scegliere con chi condividere cosa (tutti gli oltre 4 milioni e mezzo di membri, solo i propri contatti, singoli amici). Se avete del peso da perdere o siete semplicemente fanatici della palestra, potete cercare aiuto e comprensione su Gymjunkie, dove tutti i membri si scambiano consigli, opinioni e programmi di allenamento.

I viaggiatori possono trovare pane per i loro denti su Travellerspoint, un vero punto di ritrovo in cui scambiare foto, impressioni e consigli di viaggio, ma anche ritrovare amici incontrati strada facendo e poi persi di vista. Per i musicisti in erba, per quelli che cercano di sfondare, per chi ama scoprire nuovi talenti o recensire i grandi artisti c’è Mog, un sito schizzinoso a giudicare dal motto: “Perché la gran parte della rete più che altro fa schifo”. Nel grande mare del Web 2.0 è solo ovvio che gli internauti abbiano cominciato a scrivere recensioni. Su dischi, libri, film, programmi televisivi, siti internet ma ben presto su molto altro, in pratica su tutto. Per gli appassionati del genere c’è Rateitall (letteralmente, dà un voto a tutto). Qui si trovano e si danno pareri su ogni cosa: personaggi di fumetti, leggi dello Stato, sistemi operativi, negozi di abbigliamento e così via. Leggendo le altrui opinioni ci si può formare una lista di recensori affidabili, cui dar credito per le proprie scelte future. Discorso a parte meriterebbero i servizi di editoria sociale, come per esempio OkNotizie e Digg, dove si segnalano e condividono le news (leggi Quando il cittadino diventa giornalista). Esistono poi siti di social networking che hanno intenti ancora più nobili, come Takingitglobal, che accoglie i giovani disposti a battersi per le giuste cause. Devono essere in tanti visto che esistono anche singoli siti nazionali, tra cui quello italiano. Lo scopo è mettere giovani e giovanissimi al centro dell’azione, per far sì che diventino parte attiva del loro mondo.

C’è chi si spinge ancora oltre fino a condividere i propri sogni. È quello che invita a fare 43things: quali sono le 43 cose che vorresti realizzare nella tua vita? Viaggiare, essere felice, trovare un lavoro, lanciarmi col paracadute; oltre un milione di persone confida a questo sito i propri desideri e propositi. Alla nostra ultima visita il più popolare in assoluto era scrivere un libro, alla faccia di chi dice che la tecnologia ammazza la creatività. Ma in questa rete che si sta trasformando in una mondiale seduta di autocoscienza, c’è anche chi coltiva il sogno di non dover condividere tutto a tutti i costi.

Niente paura c’è Isolatr, il sito per chi non ce la fa più ad essere costantemente invitato sui siti di social networking a guardare le foto del figlio del cugino del cognato o a leggere il blog della ex moglie del collega di sei lavori fa… Ma come si fa a aderire a Isolatr ed essere finalmente lasciati in pace? Qualunque tentativo di di unirsi alla ciurma dei solitari cliccando sugli appositi banner risulta immancabilmente in un messaggio di errore. Già, che senso ha aderire a un’iniziativa che ha lo scopo di farci stare soli? Perciò non stupitevi se la risposta a tutte le Faq, le domande frequenti, è sempre la stessa. Posso invitare qualche amico ad unirsi a me su Isolatr? NO. Adoro Isolatr. Avete qualche banner che posso mettere nel mio blog per aiutare a spargere la voce? NO. Non trovo una pagina dei contatti. È un errore? NO. NO. NO!

Commenti

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Il 21 Maggio 2007 alle 14:34 quartirolo ha scritto:

A voler fare elenchi di questo tipo si potrebbero scrivere articoli di lunghezza infinita, ma lei ha dimenticato http://www.greatboyfriends.com , che consente di CONDIVIDERE pareri su ex fidanzate o ex fidanzati. Questo sì che è sharing!
(è vero, provi).

Il 21 Maggio 2007 alle 14:38 enricototi ha scritto:

forse non ho capito niente, ma mi sorge un dubbio: ma a furia di condividere foto, filmini, articoli e notizie su internet, dove troveremo il tempo per lavorare e dormire?

E soprattutto: riusciremo a vivere senza sapere che Kekkoz si sta mangiando un panino?

Il 21 Maggio 2007 alle 14:43 marta.buonadonna ha scritto:

Sono andata a vedere il sito Greatboyfriends e mi sembra offrire ben di meglio che la semplice condivisione di commenti sugli ex. In realtà permette di segnalare amici, colleghi ed ex fidanzati attualmente single per far incontrare cuori solitari. Una specie di agenzia matrimoniale fai-da-te. Davvero niente male: questo sì che è utilizzare internet in maniera socialmente utile.
Quanto al dormire e lavorare… temo che no se ne possa fare a meno, quindi il tempo per fare entrambe le cose si trova sempre!

Il 21 Maggio 2007 alle 16:35 saralombardi ha scritto:

A questo punto aspettiamo un bel reportage sul campo da Greatboyfriends.com
:-)

Il 22 Maggio 2007 alle 18:21 Reati sessuali: Myspace apre gli archivi alla giustizia Usa » Panorama.it – Mondo ha scritto:

[...] Anche MySpace, la comunità virtuale di proprietà della News Corp. che permette agli utenti di creare gratuitamente propri spazi sul web e condividere così foto e testi, aiuterà le forze dell’ordine a identificare criminali di reati sessuali. Soprattutto i pedofili. Dopo le forti pressioni (e una citazione in giudizio) ricevute da parte dei procuratori generali di una decina di stati della Confederazione americana, Myspace ha ceduto alle loro richieste. Il sito ha così stipulato un accordo che prevede lo scambio di informazioni, al momento, con i procuratori generali di North Carolina, Mississippi, Ohio, Connecticut, New Hampshire, Georgia, Pennsylvania e Idaho. Il sito, secondo il Washington Post, avrebbe già messo a punto il meccanismo che consentirà di isolare i siti di presunti criminali sessuali e di passarne direttamente i contatti alle forze dell’ordine. [...]

Il 28 Maggio 2007 alle 16:23 Editoria sociale: quando il cittadino diventa giornalista » Panorama.it – Cultura e società ha scritto:

[...] Le notizie? Cerchiamole, scriviamole e diffondiamole da soli, senza aspettare che siano i media tradizionali a selezionarle per noi. È questo il senso dei siti di editoria sociale, dove gli utenti mettono in rete notizie che poi vengono votate dagli utenti che ne decidono il livello di importanza e di interesse. Una forma di democrazia mediatica in cui l’agenda setting, cioè la decisione di quali notizie dare e con quale gerarchia, è stabilita direttamente da chi legge (a proposito di social network leggi anche Web 2.0, voce del verbo condividere). Su Panorama.it, ogni articolo è accompagnato dalla voce “condividi”, che permette ai lettori di segnalare e condividere su altri web gli articoli pubblicati. OkNotizie di Alice, per esempio, è un sito che raccoglie le segnalazioni di articoli e news comparsi su altri siti, spesso blog. Con un sistema di votazioni (ok per il positivo e no per il negativo) ogni utente può far salire o scendere le notizie degli altri e stabilire così una gerarchia dinamica di temi. È un veicolo interessante per far emergere storie che magari sui quotidiani online si perdono, per non parlare di quelle che non ci arrivano nemmeno. OkNotizie rappresenta una versione italiana dell’americano Digg (e il nome non sembra scelto a caso, visto che il verbo to dig significa scavare), cui somiglia anche graficamente. Esistono altri esempi nostrani di editoria partecipata o, per chiamarla con un nome che sta diventando popolare, citizen journalism, il giornalismo fatto dai cittadini. Su Boomy, per esempio, siamo tutti giornalisti. Basta registrarsi per poter cominciare a proporre articoli sugli argomenti più disparati e vederseli pubblicati automaticamente, a meno che non abbiano contenuti reputati offensivi. La missione del sito, la cui redazione valuta il materiale per argomenti, è quella di realizzare il sogno della totale libertà di stampa agevolando in maniera semplice la circolazione delle idee. E per chi sogna di fare questo mestiere, scrivere su Bloomy può essere un modo per esercitarsi. Gratis, si intende… Anche Cominciaitalia è un giornale fatto dagli utenti. Ogni articolo può essere letto, commentato e votato in positivo o in negativo. I voti ricevuti stabiliscono le sorti di ogni testo, e la sua collocazione all’interno del sito: merita di stare nell’home page o solo nella sezione interna relativa all’argomento trattato? L’elenco è lungo. Ci sono Fainotizia, il sito di giornalismo partecipato di Radio Radicale, LaMiaNotizia, che si definisce un Emotyblog e consente di pubblicare notizie sul sito senza doversi prima registrare, Notizie Flash, che dichiara di seguire l’esempio di Digg. E se in America esistono anche siti di editoria sociale tematici, come Slashdot, che promette “notizie per nerd” dal mondo della tecnologia, anche l’Italia non si fa mancare un sito di “news esplosive dal mondo che verrà”. Con Technotizie anche i nerd italiani trovano pane per i loro denti. [...]

Il 25 Luglio 2007 alle 19:17 Nokia si compra Twango e apre al social-network da cellulare » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Costruirsi in casa una piattaforma per organizzare, condividere e pubblicare i file multimediali? Meglio comprarsela già pronta. A questo devono aver pensato i vertici di Nokia prima di decidere di acquistare Twango, il social network che assomiglia un po’ a Flickr e un po’ a Youtube, visto che permette di caricare, scaricare e gestire le foto, i video e i clip audio, compresi quelli scattati o registrati con il cellulare. [...]

Il 31 Luglio 2007 alle 13:31 McDonald’s e Starbust fanno di necessità virtù. E puntano sul web 2.0 » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:

[...] Invece di farsi pubblicità tra un cartone animato e l’altro, hanno cominciato a presidiare i siti più frequentati dai piccoli, quelli che favoriscono l’aggregazione (i siti di social network), usati da circa il 70 per cento dei giovanissimi britannici. A rivelare la preoccupazione dei magistrati della Corona è il quotidiano londinese The Guardian, secondo il quale per i pm ma anche per il dipartimento della Salute è arrivato il momento di fare ammenda: togliere la pubblicità del junk food dalla tv ha avuto l’unico effetto di spostare i budget su Internet. Adesso è il momento di passare a una nuova fase…o forse solo a una più accurata legislazione. [...]

Il 12 Settembre 2007 alle 18:24 Paulo Coelho: l’alchimista guarda al web 2.0 » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:

[...] Il romanzo è incentrato sulla vita di una donna misteriosa, Athena, raccontata attraverso i ricordi di 15 diverse persone. Una narrazione collettiva, quindi, che ben si adatta a una trasposizione a più voci. Magari sfruttando al meglio le possibilità espressive offerte dal web 2.0. Di qui l’idea di The experimental witch (ovvero La strega sperimentale), il progetto con cui lo scrittore brasiliano invita chiunque sia interessato (cineasti professionali o amatoriali) a realizzare un breve cortometraggio basandosi sulla storia di uno dei 15 narratori. I video vanno poi caricati su YouTube in forma privata e segnalati all’autore attraveso l’invio del link. [...]

Il 28 Settembre 2007 alle 19:37 Web 2.0: è ora di una carta dei diritti per gli utenti » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] “Walled garden”, ovvero giardini murati. È ciò che stanno diventando gran parte dei servizi della nuova ondata “social” del web 2.0 (tipo MySpace, YouTube, Flickr). Bravissimi ad attirare utenti e aprire spazi personali su cui poter pubblicare e condividere risorse di ogni tipo. Ma anche attenti a blindare i nostri dati per costringerci a svolgere qualsiasi attività all’interno del loro recinto. Giardini, appunto, ma con alte muraglie per impedire agli utenti di scappare e andare a generare traffico sui siti dei concorrenti. È così che, se per qualsiasi motivo ci si vuole trasferire su un altro network sociale, tutti i dati, le relazioni e le risorse create andranno perdute. Altro che condivisione! [...]

Il 22 Ottobre 2007 alle 11:17 Arriva Hatebook, l’ultima ondata del movimento anti-social » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] “Benvenuto nell’Impero del male”. È l’avviso ricevuto da chi entra in Hatebook, un social network che vuole riunire le persone con una passione in comune: l’odio. Qui le attività preferite sono la ricerca dei nemici online e il gossip. Le parodie di Facebook come questa hanno successo: gli utenti possono sfogliare sul web anche un altro Hatebook, disegnato come una bacheca virtuale dove criticare insieme mode, pensieri, persone, generi musicali. Insomma, se c’è chi sui social network ha imparato a spostare il proprio business, prostituzione compresa, qualcuno nel mondo del web 2.0 inizia a ironizzare sulla moda di condividere tutto e di essere sempre connessi, dovunque e a qualsiasi orario. Ne avevamo già parlato citando il caso di Isolatr, che però, è il caso di dirlo, non è più un fenomeno isolato. [...]

Il 6 Novembre 2007 alle 15:39 Il dating online diventa platonico » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Prima che con il web 2.0 esplodesse la moda dei vari MySpace e Facebook, in rete hanno da sempre spopolato i siti di incontri e conoscenze online. In molti casi si tratta di veri e propri social network ante-litteram, come i ben noti Meetic, Match, il canale Incontri di Supereva (ora integrato nella piattaforma Dada People), in cui, senza troppi mezzi termini, gli utenti vanno alla ricerca dell’anima gemella o, sempre più spesso, di amicizie con secondi fini più e meno espliciti. [...]

Il 8 Febbraio 2008 alle 10:50 A ciascuno il suo sito in 5 minuti: i servizi gratuiti sul web » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Se fino a poco tempo fa era il social networking ad attirare pubblico su internet, oggi a nascere come funghi sono i siti che permettono di costruirsi un proprio spazio web. Dalla condivisione totale all’autarchia? In un certo senso sì. Perché a meno di avere un business da mandare avanti che lo richieda, a chi serve davvero avere un proprio sito internet? E soprattutto, come per i blog, una volta che tutti ne avranno uno quanti saranno coloro che andranno a visitare quelli degli altri? Ma la grande macchina del web 2.0 va avanti e non si pone questi problemi. Così sbarca in Italia il fenomeno Jimdo, nato in Germania per mano di tre baldi giovani (24, 24 e 29 anni) che nei locali di una vecchia fattoria (versione bucolica del garage in cui sono nate Microsoft, Yahoo! e Google) si sono inventati un software che permette di costruire e personalizzare facilmente un sito web. Hanno cominciato nel 2004, vendendo il programma a piccole aziende, poi sono diventati grandi e si sono detti che forse potevano anche permettersi di regalare l’invenzione ai navigatori di tutto il mondo. Esiste, come sempre più spesso accade nel web 2.0, una versione gratuita del servizio e una a pagamento, che per 5 euro al mese consente spazio per upload quasi illimitato e la possibilità di avere un sito con un dominio proprio. Chi non paga deve accontentarsi di un Url personale solo a metà  nomesito.jimdo.com). Una volta registrati si riceve nella casella di posta una password che consente di fare il login nel sito e cominciare immediatamente a modificare la pagina standard. Inserendo foto, testi, video, informazioni su di sé, link e quant’altro. Ma Jimdo non è solo. Da gennaio chi vuole costruirsi un sito ha anche un’altra possibilità, grazie a Webnode. Il sito, per il momento solo in inglese, offre molte gabbie standard tra cui scegliere, con una discreta varietà di temi e colori, e permette di creare diverse sottopagine. Alla maggiore scelta corrisponde però una minore flessibilità: la gestione del proprio sito su Webnode è meno immediata e piacevole che con Jimdo. Poi c’è Doodlekit che non si vende come website builder gratuito, bensì come la versione gratuita di Doodlebit, società che costruisce siti per professione a pagamento, ma che offre anche la possibilità di averne una versione base gratuitamente. Non si paga niente con Freewebs, un nome una garanzia, che vanta la creazione di oltre 17 milioni di siti (ma con quanti visitatori ciascuno?). Si deve però passare alla versione Pro, a pagamento qualora si vogliano aggiungere al proprio sito funzionalità di e-commerce. Altri esempi? quanti ne volete: Easysite, SiteKreator, Weebly… Costruirsi un sito non è mai stato così semplice. Ora la sfida si sposta sulla conquista dell’audience. 0: le news in tempo reale (fonte Google News) [...]

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