Archivio di Giugno, 2007
- Tags: alimenti, anoressia, bevande, bulimia, calorie, claim, concetrazione, diritto-comunitario, diuresi, etichette, grassi, obesità, pubblicità, salute, stress, Unione-Europea
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Dagli scaffali dei supermercati a partire da domenica primo luglio potrebbero sparire tutte le etichette degli alimenti che ci promettono meno calorie, più benessere, maggiore concentrazione, più fibre o meno zuccheri. O meglio: determinati slogan potranno essere utilizzati soltanto a determinati parametri scientifici. È quanto stabilisce una disposizione comunitaria, la numero 1924 del 2006, che comincia a dettar legge nei vari Paesi membri.
Il testo di legge punta da un lato a omogeneizzare la normativa dei vari Paesi sui cosiddetti “claim” (quegli slogan che servono ad attrarre i consumatori verso i prodotti alimentari) in modo da agevolare gli scambi; e dall’altro a tutelare la salute dei consumatori evitando che si diffondano messaggi pubblicitari fuorvianti, come ad esempio soluzioni per malattie come l’obesità , la bulimia e l’anoressia.
Tanto è vero che nell’allegato alla disposizione, i legislatori hanno già stilato un elenco di 25 “claim” (senza zuccheri, con poco sale, a ridotto contenuto di calorie, ricco di fibre ecc..) specificando quali dovranno essere i valori nutrizionali che l’alimento dovrà possedere affinché l’azienda possa utilizzarli. Ad esempio: da domenica prossima l’espressione “senza grassi” sarà consentita solo se l’alimento contiene non più di 0,5 grammi di grassi su 100; così anche il claim “senza calorie” andrà sulle etichette delle bevande solo se queste contengono meno di 4 kilocalorie in 100 millilitri. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 0,4 kilolacorie a dose (circa un cucchiaio di zucchero).
La lista proposta dalla Ue non è definitiva tanto che i legislatori hanno invitato ai Paesi membri a proporre indicazioni nutrizionali aggiuntive che poi dovranno essere approvate da un comitato di scienziati. Ma la direttiva non si ferma a dettar regole alle indicazioni nutrizionali. Sotto la mira del legislatore ci sono anche le indicazioni di salute (come ad esempio: riduce lo stress, aumenta la concentrazione, fa bene alla diuresi) che dovranno essere regolamentate entro il 2010. Entro quella stessa data si deciderà la sorte anche dei loghi a forte valenza suggestiva (Slimfast e Vitasnella, tanto per fare degli esempi), quelli che tramite una immagine o un nome suggeriscono il raggiungimento di uno stato di salute che non corrisponde alla realtà.
- Tags: Bam, Biodiversità, Charles Darwin, Congo, Costa-dAvorio, Ecuador, Elba, Galapagos, Guinea, Niger, patrimoni, riserve-naturali, turismo, Unesco
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Sono a rischio le Galapagos, gioelli naturalistici che ispirarono Charles Darwin per la teoria dell’evoluzione: l’Unesco le ha inserite nella lista rossa, quella dei patrimoni dell’umanità in pericolo. L’anno scorso più di 140 mila persone sono entrate nelle 19 isole dell’arcipelago: troppi per un ecosistema così fragile. Tre mesi fa il governo dell’Ecuador, di cui le Galapagos fanno parte, aveva già dato l’allarme.
Secondo gli esperti negli ultimi quindici anni il cambiamento è stato radicale: il turismo di massa si è intensificato e il patrimonio naturale ne ha risentito. Oggi 25 mila persone abitano stabilmente nell’arcipelago. A peggiorare la situazione è intervenuto l’aumento di specie di mammiferi non autoctone, come i ratti, i cani e le capre. L’economia del turismo è decisiva per le Galapagos: ogni anno i visitatori stranieri portano più di 400 milioni di dollari, di cui 60 restano nelle isole.
Sono 29 i patrimoni dell’umanità in pericolo in base alla lista dell’Unesco: dalla valle dell’Elba in Germania all’antica città di Bam in Iran, dove fu girato il film il Deserto dei Tartari. La maggior parte dei luoghi a rischio sono in Africa: quattro parchi nazionali nella Repubblica Democratica del Congo e riserve naturali in Niger, Guinea e Costa d’Avorio.

Già con l’uscita dello Zen Stone, Creative aveva lanciato la sfida all’iPod Shuffle, il minuscolo lettore mp3 a molletta presentato da Apple due anni fa. Ora la casa di Singapore aggiunge un’altra freccia al suo arco, lanciando sul mercato una versione riveduta e corretta del suo lettore più piccolo, denominata, manco a dirlo, Stone Plus. Rispetto al primogenito della famiglia, il nuovo “sassolino” della casa raddoppia la memoria (da 1 a 2 giga), si arricchisce di alcune funzioni multimediali (come radio e registratore vocale) e, soprattutto, inserisce un display che permetterà agli utenti di non frugare “alla cieca” fra le playlist musicali. Il tutto senza stravolgere le dimensioni del suo predecessore, dal quale si differenzia per soli 2 millimetri in più di lunghezza. Sale inevitabilmente il prezzo che, per questo modello si aggirerà intorno ai 70 euro, contro i 40 del fratellino minore.
Il nuovo Stone Plus va a posizionarsi in un segmento di mercato, quello dei mini-lettori mp3, sul quale un po’ tutti i principali produttori sembrano aver messo gli occhi. Fra i concorrenti più agguerriti sono da citare Sandisk con il compatto Sansa c200 da 1 e 2 Gb, e i modelli a chiavetta Yp-U2 di Samsung (da 512 Mb a 1 giga) e Nw E10 di Sony, (da 1 a 4 gigabyte). Per tutti l’obiettivo è strappare quote di mercato alla regina di mercato, quella Apple che ha da poco tagliato il traguardo dei 100 milioni di iPod venduti, il tutto in poco più di 5 anni.
A proposito di iPod, fa sorridere la proposta lanciata dal blog Pile of Photos, che ha dedicato un’intera sezione del suo blog alle celebrazioni dei lettori Apple ormai distrutti. Un vero e proprio cimitero degli iPod al quale tutti gli utenti possono contribuire inviando le foto dell’amato player “defunto”. Il mito dell’iPod non tramonta, insomma, ma la tecnologia inesorabilmente invecchia.
Guarda la GALLERY dei mini lettori Mp3

La home page del nuovo Ten Magazine
C’era bisogno di un altro sito? Di un’altra community? Di altri luoghi dove caricare video e commentare quelli caricati dagli altri? Noi crediamo di sì e per questo presentiamo oggi Ten Magazine, il primo digital magazine di Mondadori (che è anche l’editore di Panorama e quindi di questo sito).
Scrivere per raccontare un sito è un’operazione inutile è un po’ ridicola: un sito va cliccato, esplorato, provato e quindi se volete sapere qualcosa di Ten Magazine dove semplicemente andare a guardarlo.
Qui possiamo raccontare qualcosa sul perché. Perché un editore come Mondadori realizza un prodotto come Ten Magazine. Proviamo a dirlo in tre parole: linguaggio, giovani, partecipazione. Sperimentiamo nuovi linguaggi per raggiungere un pubblico di giovani uomini, di ragazzi, e li invitiamo a partecipare. Ten Magazine è un magazine in senso stretto, organizzato in sezioni editoriali dall’impostazione tradizionale: il taglio e i contenuti sono un po’ meno tradizionali. Nel senso che lo sport, il bizzarro, il gossip, anche l’eros sono trattati sempre con un approccio, come si può dire, scanzonato, adatto per un sito che immaginiamo collocarsi su quella linea invisibile che divide informazione e intrattenimento. Ma poi dovranno per forza sempre essere divise?
Su Ten Magazine raccontiamo le cose buffe che succedono sulla Rete e cerchiamo nuovi protagonisti, ai quali dedichiamo l’area express yourself. Ovviamente non vogliamo che una ragazza di 12 anni strappi i capelli alla sua professoressa di matematica per esprimere la propria creatività (e anche se lo facesse, noi non pubblicheremmo il video…), piuttosto cerchiamo di stimolare i piccoli Silvan, che fanno cose come questa:
A proposito di ragazze, due parole sulle Diecine: ti piacerebbe che una tua amica partecipasse a un servizio fotografico - un vero servizio fotografico professionale - sexy? La puoi segnalare a Ten Magazine. Sei una ragazza e ti vuoi proporre? Basta farsi avanti. È un gioco, ovviamente.
Infine, i blog. Su Ten Magazine si possono aprire blog basati su Wordpress, cioè lo stato dell’arte in tema di piattaforme di pubblicazione: un ambiente quasi professionale per dire che saremo lieti di ospitare i blog di chi ha qualcosa da dire, e gli diamo uno spazio che potrà essere personalizzato utilizzando decine di template.
Ci sarebbero tante altre cose da dire, dal fatto che Ten Magazine è un prodotto multicanale (per ora web e mobile, ma poi chissà), che entro breve nascerà un’area dedicata alla musica e che faremo belle cose insieme a Radio Rock Fm, ma appunto preferiamo che sia il sito a parlare. I commenti, naturalmente, sono benvenuti.

Dopo l’accoglienza a dir poco calorosa riservatagli dal popolo di Internet, YouTube si appresta ora a conquistare un’altra fetta importante dell’utenza tecnologica: quella dei cellulari. Merito di YouTube Mobile, la versione per cellulari del servizio di condivisione dei video più famoso del mondo. A veicolare la nuova offerta di video sharing ci saranno d’ora in avanti anche i gestori di telefonia mobile. Tim e Vodafone hanno bruciato tutti sul tempo annunciando le prime offerte dedicate: la prima con una tariffa flat da 20 euro al mese che comprende navigazione illimitata su YouTube e fino a un massimo di 5 Mb sugli altri siti web; la seconda lanciando YouTube is now, una sezione di Vodafone live! esplicitamente dedicata al download dei video; il costo in questo caso è semplicemente quello dell’acceso al portale dell’operatore, pari 0,25 euro.
Va detto però che potranno vedere le clip solo gli utenti dotati di telefonini di ultima generazione abilitati allo streaming. Un’altra limitazione è quella che riguarda il numero di video visualizzabili: non è possibile infatti accedere all’intera videoteca Internet di YouTube ma soltanto ai video più popolari o recenti.
Il lancio di YouTube mobile non è la sola novità riservata agli utenti di casa nostra. È di questi giorni, infatti, il lancio di una versione in italiano del servizio, nell’ambito di un progetto di localizzazione che ha già toccato nove paesi del mondo: Brasile, Francia, Irlanda, Giappone, Olanda, Polonia, Spagna, Gran Bretagna e, appunto, Italia. Al momento sono state tradotte la home page e le funzioni di ricerca, ma col tempo il portale diventerà tricolore a tutti gli effetti. Eccovi intanto una presentazione video, che ha sollevato anche commenti critici, di Youtube Italia.

Due buone notizie arrivano da due recenti ricerche mediche, una delle quali italiana, e fanno sperare nell’elaborazione di nuove terapie a partire da sostanze di origine marina.
Lo studio italiano, condotto da Federica Grosso all’Istituto Nazionale Tumori di Milano in collaborazione con ricercatori di università e centri di ricerca francesi, inglesi e americani, riguarda le potenti proprietà antitumorali della trabectedina, una sostanza ricavata dall’ascidia, un piccolo animale marino che vive nei fondali o attaccato a relitti e oggetti sommersi.
La molecola è in effetti già utilizzata per la cura di alcuni tumori, ma è recentemente stata messa alla prova con eccellenti risultati sul liposarcoma, tumore maligno del tessuto adiposo. Esistono pochi farmaci in grado di curarlo e la terapia d’elezione consisterebbe nella rimozione chirurgica, resa spesso impossibile dalla presenza di metastasi. Provando la trabectedina su 51 pazienti con il tumore in stadio avanzato si è ottenuta la sua totale scomparsa per due di loro, mentre in altri 24 malati se ne è registrata una considerevole riduzione. Questi risultati consentono di avviare due studi ulteriori, che si focalizzeranno sull’uso della molecola prima degli interventi e in funzione anti-metastasi.
Tutti gli scettici che non credono che mangiare alcuni alimenti faccia bene ad alcuni organi o apparati dovranno cominciare a ricredersi. Uno studio realizzato dal Children’s Hospital di Boston sembra infatti evidenziare che aumentare l’assunzione di acidi grassi Omega 3, contenuti in alcuni tipi di pesce (come acciughe, salmone, sardine) e negli oli derivati, potrebbe proteggere dalla cecità che deriva dalla crescita abnorme dei vasi sanguigni nell’occhio. Questo fenomeno è alla base della retinopatia che colpisce i bambini prematuri, della retinopatia derivante dal diabete negli adulti e della degenerazione maculare che colpisce gli anziani: milioni di persone nel mondo. Lo studio è stato condotto sui topi, ma l’ospedale pediatrico sta avviando un test sugli effetti della somministrazione di integratori di Omega 3 nei bambini prematuri, a maggior rischio di perdita della vista.
Secondo i ricercatori di Boston basta una differenza del 2 per cento nell’assunzione di questi grassi per ottenere una regressione della malattia fino al 50 per cento. Arricchire con specifici integratori a base di Omega 3 la dieta dei soggetti a rischio, a cominciare appunto dai bambini prematuri che non ne hanno ricevuto sufficienti quantità in utero, può costituire un buon modo per prevenire o rallentare la malattia, i cui costi sociali oltretutto sono enormi.
La parola “paziente” presuppone che si patisca la propria condizione di malattia ma anche, in fondo, “che si patisca il sistema sanitario”. Parola di Pietro Barbieri, presidente della Federazione Nazionale Superamento Handicap (Fish).
Quando la persona è un paziente smette di essere soggetto attivo per subire un trattamento di tipo paternalistico dal personale medico. Diventa dipendente da esso. Il mancato accesso alle informazioni che riguardano il proprio stato di salute e i servizi sanitari (e come utilizzarli) produce nel paziente disorientamento e può arrivare ad aumentare le sue complicanze.
Se questo è già vero per ogni tipo di malattia, nel caso di malattia cronica acquista un senso ancora più grave, come è stato sottolineato nel VII Rapporto sulle politiche della cronicità realizzato dal Coordinamento nazionale associazione malati cronici (Cnamc)-Cittadinanzattiva. La percentuale di cittadini affetti da cronicità in Italia è in aumento e oggi tocca il 36,6 per cento della popolazione (mentre nel 2001 ne colpiva il 35 per cento) e nel 9,9 per cento dei casi il malato cronico ha meno di 24 anni. Quello che peggiora notevolmente le cose sono i falsi miti che riguardano le malattie croniche: non è vero, ad esempio, che non si possono prevenire. Di queste si conosce la maggior parte delle cause ed eliminando i fattori di rischio si potrebbe evitare almeno l’80 per cento dei casi di cardiopatia e di ictus e prevenire il 40 per cento dei tumori. Costa troppo? Tutte scuse, secondo gli autori del Rapporto: ci sarebbero, infatti, molte possibilità di agire che presentano un ottimo rapporto costo-efficacia. D’altronde per legge il 5 per cento della spesa sanitaria deve essere destinata alla prevenzione, ma questo non avviene e il budget si contrae attestandosi su un 3,87 per cento di media nazionale (il Lazio tocca il livello più basso, con l’1, 83 per cento).
Ma uno dei pregiudizi peggiori sulla cronicità è quello che il malato sia una persona debole e incapace di gestire la propria patologia. Nella maggior parte dei casi, invece, proprio per la permanenza di questa, il paziente sviluppa tutta una serie di competenze ed è in grado non solo di autogestirsi ma anche di aiutare con la propria esperienza altri pazienti, migliorando la qualità dei servizi.
Tutto questo, però, comporta il passaggio da “paziente” a persona informata e risorsa. Il sistema sanitario è pronto per un rapporto adulto con il malato?

Gli iceberg non sono soltanto isole di ghiaccio: nei mari dell’Antartico alimentano la vita dell’ecosistema in aree che altrimenti sarebbero prive di sostentamento. Come? Trascinati lontano dalle correnti lontano dal Polo sud, si sciolgono lentamente nelle acque e rilasciano polveri, pollini e altre sostanze che nutrono il plancton, una minuscola forma di vita marina alla base della catena alimentare. Gli iceberg, inoltre, costituiscono la casa galleggiante per alcune specie di uccelli. Lo conferma uno studio pubblicato questa settimana sull’edizione online di Science, condotto da Kenneth Smith dell’Istituto di ricerca dell’acquario della baia di Monteray.
Smith parla di “effetto alone”: le montagne ghiacciate, infatti, diffondono elementi nutritivi per un raggio di circa tre chilometri. Secondo le stime dei ricercatori il 40 per cento del mare di Weddell, nell’Oceano Antartico, vive grazie allo scioglimento degli iceberg. Sono 962 le isole galleggianti individuate grazie al satellite, e ricoprono un’estensione di 4 mila miglia quadrate. Gli scienziati ne hanno anche studiato due in dettaglio, avvicinandosi a circa 100 metri.
Gli iceberg potrebbero avere un ruolo positivo per limitare l’effetto serra, anche se è difficile stimarne l’entità. Nella catena alimentare il fitoplancton, che utilizza il carbonio attraverso la fotosintesi, diventa cibo per i banchi di krill, piccole creature marine che popolano le acque dell’Antartico. E gli escrementi del krill cadono in fondo al mare, evitando di aggiungersi al ciclo del carbonio e di alimentare l’effetto serra. “Penso che questo sia un contributo sostanziale” ha detto Smith “questi processi, finora, sono stati ignorati”.
C’è chi ironizza sul fatto che Steve Jobs questa volta non si sia impegnato granché forse perché in ballo c’era un software destinato al sistema operativo del rivale di sempre, Bill Gates. Fatto sta che la tanto attesa versione di Safari per Windows si è rivelata, almeno al suo debutto, un autentico buco nell’acqua. Questione di stabilità, o meglio di instabilità. Già dopo poche ore arrivava dalla rete la segnalazione della prima criticità del browser, un bilancio che saliva di ora in ora fino all’impietoso responso finale: 18 falle in un solo giorno, alcune delle quali anche piuttosto facili da vedere come si può notare da questo video.
Unanime il coro di critiche provenienti dalla rete: The Register parla di fallimento, News.com di browser insicuro, “C’è qualcuno sano di mente che farebbe girare Safari su Windows?” si chiede addirittura Wired. Insomma, non proprio quello che si aspettavano gli utenti Windows che hanno scaricato il software (quasi un milione nei primi due giorni del lancio), dopo gli sfavillanti annunci diramati dalla casa di Cupertino: “Il browser più veloce che gira su Windows, capace di visualizzare le pagine web fino a due volte più rapido rispetto a Intenet Explorer e fino a 1.6 volte più velocemente rispetto a Firefox 2”.
I più strenui sostenitori della Mela obiettano che si tratta pur sempre di una versione beta e che, come tale, non può essere giudicata con troppa severità. Ma raramente Apple aveva steccato la prima in modo così clamoroso. Non è un caso che la società sia corsa immediatamente ai ripari mettendo online una versione rattoppata del browser. La domanda, allora, sorge spontanea: perché lanciare sul mercato una release così acerba, con il rischio di perdere in partenza la battaglia contro Microsoft e Mozilla? In realtà, la risposta potrebbe nascondersi dietro l’imminente debutto dell’iPhone. Per molti, infatti, Apple avrebbe rilasciato una versione del browser in fretta e furia per permettere a tutta la comunità di sviluppatori di Windows di creare applicazioni per il suo prossimo gioieillino portatile, che, guarda caso, si basa proprio su Safari.

L’Agenzia spaziale europea (Esa) cerca dodici persone per un esperimento particolare: simulare la vita di un equipaggio durante una missione per Marte. Gli aspiranti astronauti abiteranno in un modulo dal volume complessivo di 550 metri cubi, presso l’istituto IBMP a Mosca: mangeranno gli stessi cibi dei cosmonauti e riceveranno i messaggi dall’esterno con quaranta minuti di ritardo, come se fossero realmente a bordo di un volo spaziale diretto verso il pianeta rosso. L’acqua verrà razionata e saranno vietati alcolici e tabacco.
Saranno simulati tre tipi di “missioni”: la prima, di 120 giorni, inizierà nel 2008. L’ultima durerà 520 giornate: ne sono previste 250 per l’andata, 30 di permanenza su Marte e 240 al ritorno. I requisiti? Un’età tra i 25 e i 50 anni, buona salute, ottima motivazione e un’altezza di 1,85 centimetri (file pdf). Durante i viaggi simulati le sei persone di ogni equipaggio, quattro russi e due europei, condurranno esperimenti scientifici e saranno sottoposti a test medici, anche invasivi.
Al “bando” di gara lanciato dall’Esa si può accedere da internet (file doc): la scadenza è fissata per il prossimo settembre.