Safari, il buco nell’acqua di Apple

C’è chi ironizza sul fatto che Steve Jobs questa volta non si sia impegnato granché forse perché in ballo c’era un software destinato al sistema operativo del rivale di sempre, Bill Gates. Fatto sta che la tanto attesa versione di Safari per Windows si è rivelata, almeno al suo debutto, un autentico buco nell’acqua. Questione di stabilità, o meglio di instabilità. Già dopo poche ore arrivava dalla rete la segnalazione della prima criticità del browser, un bilancio che saliva di ora in ora fino all’impietoso responso finale: 18 falle in un solo giorno, alcune delle quali anche piuttosto facili da vedere come si può notare da questo video.

Unanime il coro di critiche provenienti dalla rete: The Register parla di fallimento, News.com di browser insicuro, “C’è qualcuno sano di mente che farebbe girare Safari su Windows?” si chiede addirittura Wired. Insomma, non proprio quello che si aspettavano gli utenti Windows che hanno scaricato il software (quasi un milione nei primi due giorni del lancio), dopo gli sfavillanti annunci diramati dalla casa di Cupertino: “Il browser più veloce che gira su Windows, capace di visualizzare le pagine web fino a due volte più rapido rispetto a Intenet Explorer e fino a 1.6 volte più velocemente rispetto a Firefox 2”.
I più strenui sostenitori della Mela obiettano che si tratta pur sempre di una versione beta e che, come tale, non può essere giudicata con troppa severità. Ma raramente Apple aveva steccato la prima in modo così clamoroso. Non è un caso che la società sia corsa immediatamente ai ripari mettendo online una versione rattoppata del browser. La domanda, allora, sorge spontanea: perché lanciare sul mercato una release così acerba, con il rischio di perdere in partenza la battaglia contro Microsoft e Mozilla? In realtà, la risposta potrebbe nascondersi dietro l’imminente debutto dell’iPhone. Per molti, infatti, Apple avrebbe rilasciato una versione del browser in fretta e furia per permettere a tutta la comunità di sviluppatori di Windows di creare applicazioni per il suo prossimo gioieillino portatile, che, guarda caso, si basa proprio su Safari.

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