La salute vien dal mare: lo dicono due studi su tumori e cecità

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Due buone notizie arrivano da due recenti ricerche mediche, una delle quali italiana, e fanno sperare nell’elaborazione di nuove terapie a partire da sostanze di origine marina.
Lo studio italiano, condotto da Federica Grosso all’Istituto Nazionale Tumori di Milano in collaborazione con ricercatori di università e centri di ricerca francesi, inglesi e americani, riguarda le potenti proprietà antitumorali della trabectedina, una sostanza ricavata dall’ascidia, un piccolo animale marino che vive nei fondali o attaccato a relitti e oggetti sommersi.

La molecola è in effetti già utilizzata per la cura di alcuni tumori, ma è recentemente stata messa alla prova con eccellenti risultati sul liposarcoma, tumore maligno del tessuto adiposo. Esistono pochi farmaci in grado di curarlo e la terapia d’elezione consisterebbe nella rimozione chirurgica, resa spesso impossibile dalla presenza di metastasi. Provando la trabectedina su 51 pazienti con il tumore in stadio avanzato si è ottenuta la sua totale scomparsa per due di loro, mentre in altri 24 malati se ne è registrata una considerevole riduzione. Questi risultati consentono di avviare due studi ulteriori, che si focalizzeranno sull’uso della molecola prima degli interventi e in funzione anti-metastasi.

Tutti gli scettici che non credono che mangiare alcuni alimenti faccia bene ad alcuni organi o apparati dovranno cominciare a ricredersi. Uno studio realizzato dal Children’s Hospital di Boston sembra infatti evidenziare che aumentare l’assunzione di acidi grassi Omega 3, contenuti in alcuni tipi di pesce (come acciughe, salmone, sardine) e negli oli derivati, potrebbe proteggere dalla cecità che deriva dalla crescita abnorme dei vasi sanguigni nell’occhio. Questo fenomeno è alla base della retinopatia che colpisce i bambini prematuri, della retinopatia derivante dal diabete negli adulti e della degenerazione maculare che colpisce gli anziani: milioni di persone nel mondo. Lo studio è stato condotto sui topi, ma l’ospedale pediatrico sta avviando un test sugli effetti della somministrazione di integratori di Omega 3 nei bambini prematuri, a maggior rischio di perdita della vista.

Secondo i ricercatori di Boston basta una differenza del 2 per cento nell’assunzione di questi grassi per ottenere una regressione della malattia fino al 50 per cento. Arricchire con specifici integratori a base di Omega 3 la dieta dei soggetti a rischio, a cominciare appunto dai bambini prematuri che non ne hanno ricevuto sufficienti quantità in utero, può costituire un buon modo per prevenire o rallentare la malattia, i cui costi sociali oltretutto sono enormi.

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