Non solo Colgate: sono migliaia i prodotti contraffatti. E pericolosi

di Chiara Brusini

Il dentifricio Colgate contraffatto è solo l’ultimo caso. Se sia davvero pericoloso per la salute lo dovrà stabilire l’Istituto Superiore di Sanità, che sta esaminando i campioni sequestrati in tutta Italia. Quel che è certo, comunque, è che il fenomeno dell’invasione di prodotti non in regola con le normative comunitarie assume dimensioni sempre più preoccupanti. Nel 2006 quasi metà delle notifiche ricevute dal Sistema di allerta comunitario per la sicurezza alimentare ha riguardato prodotti bloccati alle frontiere dell’Unione. La Coldiretti è sul piede di guerra e ha indetto per l’11 luglio una manifestazione in difesa della “qualità italiana”. “Con i prodotti cinesi non c’è da stare tranquilli”, avverte Rolando Manfredini, responsabile economico di Coldiretti, “qualche anno fa è scoppiato un caso per miele e gamberetti imbottiti di antibiotici, in questi giorni negli Usa è stato sequestrato mangime per animali contenente melamina e sono sotto accusa pesce e crostacei, succhi di frutta, caramelle”.

Una giungla in cui il consumatore si orienta a fatica: gli strumenti per verificare origine e qualità di quello che compra non sono molti. Secondo le associazioni dei consumatori la colpa è anche dell’Unione Europea. Che impone norme stringenti sulla lunghezza delle zucchine, ma è contraria alle indicazioni di origine che ci aiutano a capire cosa mettiamo nel carrello. Spiega Emanuele Piccari, esperto alimentare dell’Unione nazionale consumatori: “La Ue ha avviato contro l’Italia una procedura di infrazione per la legge 204/2004, che imponeva di indicare in etichetta l’origine dei prodotti agroalimentari”. La dicitura “prodotto in Italia” rappresentava “un ostacolo alla concorrenza e al libero mercato”. E ora bisogna adeguarsi: il disegno di legge comunitaria 2007 prevede l’abolizione di quell’obbligo. Così, protestano Slow Food e Coldiretti, si danneggiano i consumatori. L’indicazione di origine rimane solo per carne bovina, prodotti ortofrutticoli, latte fresco, pesce, uova e miele. Tutela parziale per l’olio d’oliva: i “normali” extravergine possono contenere miscele di origine straniera. Solo l’olio definito in etichetta “100 per cento italiano” proviene da olive prodotte e macinate nel nostro Paese.

In generale, tutti i prodotti a marchio Dop danno una garanzia di origine nazionale. “Diverso il caso dell’Igp”, avverte Piccari. “Per ottenerlo è sufficiente svolgere una sola delle fasi di produzione nell’area delimitata. Quindi attenzione: il prosciutto di Norcia Igp può essere ricavato da cosce di maiale che vengono dall’estero“. Le catene della grande distribuzione rispondono all’allarme con controlli di qualità: per i prodotti alimentari tutti i principali gruppi preferiscono fornitori italiani, li sottopongono a verifiche di sicurezza e fanno analizzare la merce per garantirne la qualità. In ogni caso, occhio all’etichetta. Se è in lingua straniera non bisogna fidarsi: la legge 126/1991 ha stabilito che la merce commercializzata nel nostro Paese deve riportare in italiano almeno le informazioni essenziali.

Commenti

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Il 10 Luglio 2007 alle 19:07 Non solo Colgate: sono migliaia i prodotti contraffatti. E pericolosi | Tecnologia ha scritto:

[...] leggi su Panorama.it - Hitech e Scienza Articoli CollegatiIndicazioni origine frutta e verdura freschi diventeranno obbligatori … [...]

Il 11 Luglio 2007 alle 13:40 trentino ha scritto:

Non ho nulla contro i cinesi ma credo che per una lunga serie di ragioni almeno per i prodotti alimentari e di consumo quotidiani, il made in casa nostra offre più garanzie per i consumatori. E meglio sapere da dove provengono i prodotti che mangiamo. Inoltre, più locale si mangia, meno si danneggia l’ambiente e più si tutela la cultura e le tradizioni del posto. Per questo è importante il lavoro di SlowFood, ma anche iniziative come “Agriculture” in Trentino- ogni settimana in un altro paese si celebra una degustazione con workshop e molte informazioni sulla cultura locale, dai canederli allo strudel.

Il 12 Luglio 2007 alle 14:55 Corrado Buccieri ha scritto:

I prodotti delicatamente impuri sono
tanti il fatto è che per scoprirlo,ci
dev’essere il ricovero in ospedale.

Il 12 Luglio 2007 alle 17:23 Il dentifricio tossico? Una forma diversa di pizzo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Per gli esperti del settore il caso dei dentifrici tossici è solo la punta dell’iceberg. Anche se particolarmente grave, continuano infatti i sequestri in varie regioni e si sono registrati alcuni malori. Il mercato della contraffazione è molto più ampio. Una ricerca dell’Ocse divulgata a giugno scorso e riferita al 2005 calcola che il giro d’affari arriva nel mondo a 200 miliardi di dollari. E sono escluse le merci che non passano per nessuna frontiera, cioè quelle prodotte nello stesso Paese in cui poi vengono vendute. In 12 anni, dal 1993 al 2005, l’incremento è stato dal 1.850 per cento. In Italia i produttori di falsi hanno guadagnato fino al 2005 tra i 3,5 e i 7 miliardi di euro. Nel 60 per cento dei casi vendendo prodotti d’abbigliamento, pelletteria e scarpe, per il resto orologi, beni di consumo, componentistica, audio, video e software. [...]

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