Archivio di Agosto, 2007

Ai turisti d’oggi non basta più andare nello spazio, a bordo di una Stazione spaziale internazionale. Vogliono più emozioni. Ad esempio poter uscire dalla Stazione e avventurarsi nello spazio o girare intorno alla Luna, guardando il suo lato nascosto agli occhi di tutti. Tutto questo viene offerto da una società privata americana, la Space Adventures insieme all’agenzia spaziale russa Roscosmos e a Energia, altra società russa specializzata nella costruzione e nei lanci di navicelle spaziali. Eric Anderson, Presidente e Amministratore Delegato della Space Adventures ha annunciato che per uscire dalla Stazione Spaziale in piena libertà (ovviamente insieme ad un astronauta professionista) il turista in questione dovrà sborsare 15 milioni di dollari, dopo averne già pagati 25 per farsi portare sulla Stazione, rimanerci qualche giorno con annesso menu spaziale, e soprattutto tornare sano e salvo sulla Terra.
Un prezzo leggermente aumentato a causa del dollaro debole (il primo turista spaziale l’americano Dennis Tito, nell’aprile 2001 ha pagato 20 millioni), ma che potrebbe aumentare ancora, fino 30-40 milioni, nel giro di un paio di anni. Il prezzo dell’uscita nello spazio aperto è stato discusso per mesi con la russa Roscosmos, e solo adesso è stato raggiunto un accordo. Una cifra così alta si giustifica anche con la necessità di produrre una tuta spaziale su misura e di organizzare un training individuale.

Il viaggio per il momento più caro in assoluto spetta però ai turisti “lunari”. Viene effettuato sempre in cooperazione con l’Agenzia Spaziale russa e vedrebbe a bordo della navicella un cosmonauta russo, a far da pilota, e due passeggeri, il primo dei quali, il miliardario Greg Olsen, si è già prenotato. “La gente mi chiede perché lo faccio - ha detto Olsen - Semplice: perché sono molto interessato a vedere la Luna da vicino”. Per la modesta somma di 100 millioni di dollari!
Ma proprio questo progetto potrebbe incontrare delle difficoltà e subire dei rallentamenti. Il 31 luglio il Cda straordinario di Energia ha sostituito il presidente. Al posto di Nikolaj Sevastianov, “il sognatore”, è arrivato Vitaly Lopota, l’esperto del settore, ma più prudente. Sevastianov ha detto una volta che “gli USA vogliono investire 11 miliardi di dollari per tornare sulla Luna, noi possiamo farlo con 2 miliardi, incluso un giro attorno alla Luna”. Sevastianov voleva poi andare anche su Marte, entro il 2030. Il suo successore, Lopota, ha stroncato il sogno: “l’idealismo finanziario che aveva il management precedente portava non sulla Luna ma alla bancorotta”. Chissà, magari trovando un altro turista (si vocifera addirittura del magnate russo Roman Abramovich) e alzando un pò i prezzi, il giro per vedere “another side of the Moon” sarà davvero possibile.

Chi ce l’ha ne parla come uno di quei pochi aggeggi tecnologici capaci di cambiare la vita per davvero. Quelli con più scarso senso dell’orientamento arrivano addirittura a consacrarlo alla stessa stregua di quei ritrovati del progresso, come Internet o il cellulare per intenderci, per i quali quasi si fa fatica a ricordare come si faceva prima della loro invenzione. Piaccia o meno, il navigatore sta entrando prepotentemente nel dizionario tecnologico dei consumatori, e non solo dei tecnofili incalliti, ma di tutti coloro i quali pensano che forse esiste qualcosa di più comodo e moderno (oltre che più sicuro) del classico stradario cartaceo.
Sicuramente, il crollo dei prezzi di questi ultimi due anni ha contribuito ad aumentarne la diffusione. Di fatto, con meno di 300 euro oggi è possibile scegliere fra un bel gruzzolo di modelli portatili, tutti - chi più, chi meno - attrezzati di funzionalità accessorie. Già perché i navigatori di oggi non solo ci guidano verso la meta sconosciuta, ma ci permettono di scovare i punti di interesse, come i distributori, gli ospedali o i ristoranti, ci forniscono informazioni sul traffico così da evitare gli imbottigliamenti e ci avvisano persino della presenza degli implacabili autovelox, anche di quelli più nascosti.
Se il prezzo non costituisce più una discriminante all’acquisto, va comunque detto che i navigatori non sono tutti uguali: esistono anche in questo settore alcune buone regole da tenere presente prima di procedere alla scelta. La prima è sicuramente quella della facilità d’uso: non bisogna infatti dimenticare che si tratta pur sempre di un oggetto che si utilizza alla guida, e che come tale deve essere facilmente leggibile in modo da ridurre al minimo le eventuali fonti di distrazione. In questo senso il navigatore va valutato soprattutto per le dimensioni del display, la “pulizia” della visualizzazione, la facilità di impostazione delle ricerche degli indirizzi, la luminosità e la capacità di autoregolarsi in base alle condizioni esterne di luce. Sul piano funzionale un altro elemento da tenere in considerazione è quello del supporto ovvero del sistema di aggancio che permette di attaccare il navigatore al parabrezza: ce ne sono di tutti i tipi, dalla piccola ventosa facile da trasportare a sistemi più grandi e complessi che puntano invece sulla robustezza.
Non meno importante è la valutazione dell’apparecchio in termini di prestazioni: trattandosi di dispositivi basati su tecnologia satellitare Gps, i navigatori rispondono in maniera differente al segnale proveniente dallo spazio. Si tratta di un aspetto piuttosto evidente sia nel cosiddetto collegamento “a freddo” (cioè nella cattura del segnale satellitare dopo più di 24 ore di inattività), sia per quanto riguarda il riaggancio a breve termine, tipico dopo il passaggio nelle zone d’ombra (come ad esempio nelle gallerie). Altro punto chiave in termini di performance è la velocità di calcolo degli itinerari. Ogni navigatore funziona in pratica come un piccolo computer che, in base al posizionamento del guidatore e alla meta da ricercare, deve calcolare nel minor tempo possibile la strada più breve (o quella più veloce) per giungere a meta. In ultimo non si può tralasciare il corredo funzionale, ovvero il boquet di risorse aggiuntive a disposizione dell’utente, come quelle che riguardano il collegamento Bluetooth, la gestione delle informazioni sul traffico e la simuluazione degli itinerari.
Moltissimi, come detto, i modelli a disposizione. Fra i più noti ci sono quelli a marchio TomTom, casa olandese che ha fatto dei sistemi di navigazione satellitare il suo core business. L’entry level della collezione del produttore è il TomTom One, un device decisamente compatto che sta riscuotendo un grande successo per l’ottimo rapporto qualità (grande facilità d’uso, buone proprietà di consultazione in qualsiasi condizione di luce) prezzo (249 euro per la versione con mappe italiane).
ViaMichelin, marchio affermatosi sul web grazie ai puntuali servizi di pianificazione degli itinerari, propone da qualche tempo anche i suoi personalissimi sistemi di navigazione elettronica. Il modello di fascia bassa è il Navigation X-960, un navigatore che può giovarsi della presenza di un archivio precaricato con gli alberghi e i ristoranti della Guida Michelin, con la possibilità di effettuare ricerche in base al prezzo, alla categoria e alla classificazione tramite le celebri “stellette” della casa.
Un’alternativa interessante è quella fornita da un’altra casa olandese, Route 66, che con la Serie Chicago 6000 offre un navigatore con display maggiorato da 4,3 pollici basato su un sistema di ricerca degli indirizzi completamente differente da quello proposto dai competitor: anziché il classico metodo di digitazione passo-passo dei vari campi di ricerca (città, via, numero), questo modello utilizza infatti un sistema denominato QuickSearch che prevede un unico campo di inserimento dal quale il navigatore è in grado di estrapolare tutti i risultati che hanno attinenza, un po’ come succede nei sistemi di localizzazione geografica presenti sul web. Il prezzo? 299,95 euro secondo il listino online.
Con 50 euro in meno si può acquistare il compatto Navigon 3100, un dispositivo che può contare sull’utile funzionalità nativa degli aggiornamenti sul traffico. Il sistema, in pratica, sfrutta i bollettini sulla circolazione stradale trasmessi sulle onde radio fm per calcolare rotte alternative in grado di evitare gli ingorghi.
Ancor più a buon mercato è il DigiWalker C220 prodotto da Mio Technology, che a 199 euro propone un dispositivo basato su mappe Tele Atlas (le stesse del TomTom) e che prevede il servizio – aggiornato per un anno – di segnalazione degli autovelox.
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Semplificare la navigazione degli anziani sul web è una delle sfide più importanti della “Ageing society”, la società che invecchia: l’ultimo sotware arrivato si chiama Eldy e riunisce in una sola schermata le cose più interessanti da fare con il computer, dall’accesso alle previsioni del tempo fino alla ricerca di notizie. I caratteri dei testi sono ingranditi e anche il puntatore del mouse è una corposa freccia gialla. La registrazione al servizio è abbastanza facile.
Solo il 5 per cento delle persone con più di 64 anni usa un computer, rileva il rapporto E-family (in formato pdf), e sono ancora di meno quelli che si collegano con internet. Eppure il web può diventare una risorsa per affrontare un problema sentito da molti anziani: la solitudine. Per esempio, in Inghilterra gli over 65 rappresentano la fascia d’età che trascorre più tempo in rete. Chat e giochi gratuiti sono disponibili sul sito anziani.it, un portale con informazioni utili e assitenza telefonica in caso di necessità. E sui forum online si possono scambiare opinioni con altri navigarori. Come nella vita quotidiana, però, su internet non mancano i rischi: bisogna sempre diffidare delle mail che richiedono l’inserimento di informazioni personali, come il numero di conto corrente.
Sul fronte cellulari le aziende sono andate incontro alle esigenze di persone con la vista ridotta realizzando telefonini dotati di tre soli tasti: ad ognuno può essere associato un numero telefonico utile, da quello del pronto soccorso a quello del medico di famiglia. In attesa che arrivino sul mercato cellulari come quello progettato da Motorola, in grado di riconoscere la persona che sta parlando e di aumentare in modo automatico il volume dell’altoparlante e la grandezza dei caratteri.
Seduti al bar o passeggiando in strada si potrà scaricare sul cellulare una canzone da un immenso juke box su internet: è il progetto della nuova piattaforma multimediale lanciata da Nokia, Ovi, che in questo modo sfida l’egemonia di iTunes della Apple e fa concorrenza agli operatori telefonici. Il servizio dell’azienda finlandese sarà disponibile in autunno in alcune nazioni europee: una singola canzone scelta nel catalogo di Ovi (parola che in finlandese significa “porta”) costerà un euro e un intero album dieci. Chi vuole ascoltare la musica in streaming dal computer potrà farlo pagando una sottoscrizione mensile di dieci euro.
Le principali differenze rispetto a iTunes sono due: i brani musicali potranno essere scaricati sul computer e direttamente su cellulari compatibili (per ora N81 e N95), a differenza del servizio della Apple che non consente il download sul telefono portatile. E, inoltre, Ovi ospiterà un servizio per i giochi su telefonino, N gage.

Il nome tecnico è “Game Technology-Enhanced Simulation for Homeland Security Project“, in pratica questo progetto di simulazione per la sicurezza nazionale (americana), altro non è che un videogioco.
Ground Truth (titolo che richiama alla mente Ground Zero ma è anche un riferimento alla guerra vista dal campo di battaglia) simula situazioni pericolose, come un attacco terroristico, a beneficio dell’addestramento di polizia e vigili del fuoco. Lo ha messo a punto la società governativa Sandia, nei cui laboratori, dal 1949 “al servizio della sicurezza nazionale“, si studia di tutto, dagli ordigni nucleari ai sistemi per difendere le infrastrutture vitali del Paese.
Perché allora non usare anche i videogiochi?
In fondo da quando, nel luglio del 2006, apparve sul New York Times un profetico articolo dal titolo “Salvare il mondo, un videogioco alla volta“, il settore è ulteriormente maturato. Così ecco che poliziotti e pompieri possono cimentarsi nel salvataggio di vite umane, e mettere alla prova il proprio coraggio e la propria prontezza, nonché capire che tipo di reazioni avrebbero di fronte al pericolo.
Il simulatore è improntato, per ammissione della sua creatrice, Donna Djordjecich, alla filosofia che ispira il gioco fantasy Warcraft III: è facile imparare ma è dura essere padroni della situazione. Un ottimo strumento per mettere alla prova la propria capacità di reazione di fronte alle emergenze e in situazioni di estrema tensione.

Nei laboratori Sandia ci stanno ancora lavorando, mentre è già disponibile in dvd un’altra Ground Truth: il documentario che racconta la guerra in Iraq vista dal campo di battaglia e raccontata dai veterani, tornati a casa sentendosi degli alieni dopo la terrificante esperienza della guerra.
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L’allarme arriva dall’organizzazione britannica Sleep Council: giocare ai videogiochi, stare incollati a pc e telefonini ha effetti negativi sulla salute e sul rendimento scolastico. O meglio: da una ricerca condotta dall’ente inglese risulta che un terzo dei ragazzi britannici tra i 12 e i 16 anni dormono solo dalle tre alle sette ore per notte, spesso con la tv accesa e le cuffie nelle orecchie (il 58% ha nella camera da letto telefono, stereo e consolle per i videogiochi).
Gli esperti hanno ribattezzato questa forma di riposo giovanile come “junk sleep”, ovvero sonno spazzatura: le ore notturne, infatti, sono sempre più spesso dedicate alla vita virtuale, invece che ad una corretta attività onirica, che serve a ricaricare il fisico e, soprattutto, il cervello.
Il risultato è che, in molti casi, la stanchezza arriva all’ora della scuola, il rendimento cala e si ha difficoltà di concentrazione: il 40% dei ragazzi intervistati dichiara di sentirsi stanco già durante il giorno. E studi recenti hanno collegato proprio il fenomeno del poco sonno all’aumento dei casi di obesità giovanile: non dormire porta l’organismo a chiedere cibi fortemente calorici, per soddisfare la necessità della carica energetica che manca. Anche se mettere in fila in un rapporto di causa-effetto playstation, insonnia e obesità sembra comunque azzardato.
Se fino a qualche tempo fa la capacità di spostare gli oggetti col pensiero era una prerogativa di streghe e sensitivi, oggi i giapponesi hanno trasformato questa abilità paranormale in una realtà alla portata di tutti. Gli scettici sono stati invitati a testare personalmente la nuova macchina brevettata dalla Hitachi, azienda leader nel settore dell’elettronica, nei laboratori di ricerca avanzata di Hatoyama, vicino a Tokyo.
A un volontario è stato chiesto di indossare uno strano cappellino nero corredato da una serie di capsule numerate, rosse e azzurre, collegate a loro volta da un intricato groviglio di fili. A questo punto, lo stesso è stato invitato a risolvere mentalmente semplici calcoli. Detto fatto: nella frazione di secondo in cui il conteggio viene eseguito, ecco che a breve distanza viene “magicamente” messo in movimento un trenino elettrico, che continua la sua corsa fino a che il volontario non smette di pensare.
Nessuna magia, nessuna illusione, assicura il team di ricercatori Hitachi. È tutto merito della “brain-machine interface”, una nuova macchina capace di trasformare i cambiamenti di pressione del sangue dei capillari del cervello in impulsi elettrici in grado di interagire con altre apparecchiature. Per i tecnici della Hitachi sono già maturi i tempi per diffondere le nuove applicazioni commerciali di questa tecnologia. Si parla di telecomandi per la televisione o addirittura di automobili. Da guidare con la mente.
Attenzione però: mai smettere di pensare, altrimenti si rischia il black-out.

Le decisioni che si prendono localmente in materia di energia, traffico, materiali da costruzione, emissioni di gas serra hanno un’inevitabile ricaduta sui cambiamenti climatici. In California molte contee cominciano a confrontarsi con questa realtà. Una, la contea di San Bernardino, ha deciso di intraprendere un programma di monitoraggio del proprio impatto per poter apportare i necessari correttivi. Si tratta di una regione in fortissima crescita, e perciò dove probabilmente si rischia di inquinare più che altrove, per costruire nuove case e nuove strade, con il conseguente aumento del traffico. Un vero peccato vista la bellezza dei suoi paesaggi che variano dalla foresta al deserto. Il Los Angeles Times fa sapere che pochi giorni fa è stato siglato un accordo in base al quale la contea si appresta a monitorare per i prossimi due anni e mezzo consumi ed emissioni con lo scopo di ridurre il più possibile gli impatti. La sfida è quella che in breve tempo tutto il pianeta sarà costretto ad affrontare: limitare drasticamente le emissioni senza per questo rinunciare a posti di lavoro e benessere, ma contenendo traffico e ingorghi e migliorando così la qualità della vita.
La Contea è già da tempo impegnata sul fronte ambientale: l’uso di auto ibride e di autobus elettrici, l’impiego di display informativi in autostrada alimentati con pannelli solari e così via. E ieri ha inoltrato un nuovo comunicato (file pdf) che contiene ulteriori misure ambientali, il Green County San Bernardino Program, tra cui incentivi per chi costruisce utilizzando materiali eco-compatibili, e la prossima istituzione di un sito che conterrà informazioni e consigli per uno stile di vita amico dell’ambiente. La città, che si trova sulla mitica Route 66, non rinuncia però a tenere, a metà settembre, il consueto raduno Route 66 Rendez-vous, che vedrà sciamare nella zona diverse centinaia di auto costruite tra il 1900 e il 1973. Quindi, c’è da giurarci, non proprio ecologiche. Ma per incrementare il turismo, si sa, questo ed altro.

I compagni di classe e le amiche avevano soprannominato “coniglio” Wang Momo, una studentessa di design a Pechino. Un anno fa, però, Wang ha pensato di scrivere un diario con il computer utilizzando soltanto disegni animati. Così ha inventato alcuni coniglietti e li ha chiamati tuzki. Il primo agitava appena le zampe e scuoteva la testa. Dall’inizio del 2007 le piccole creature di Wang sono un successo in tutta la Cina: durante le conversazioni online le hanno usate 20 milioni di persone connesse con Msn Messenger e 150mila utenti di Tencent QQ, un programma usato per chattare da due terzi dei cinesi. I tuzki infatti rappresentano un sistema rapido e semplice per esprimere emozioni e stati d’animo. Ora i coniglietti bianchi sono una quarantina: e grazie a loro Wang è diventata ricca.
I tuzki sono gli ultimi arrivati nella famiglia delle Kaoani, faccine animate molto diffuse in Oriente. In Europa sono più famose le emoticons, caratteri utilizzati per descrivere sentimenti e umori. La maggior parte dei programmi di instant messaging (come Gchat, Msn messanger e Yahoo messenger) ha una sorta di glossario delle emoticons: chi vuole può così imparare una lingua che, davvero, non ha barriere.

Alla Opa, Online Publishers Association, devono essere stati particolarmente felici di dare al mondo la bella notizia. Finalmente la fruizione di contenuti ha ampiamente surclassato le altre principali attività normalmente svolte su internet. Attraverso l’analisi degli ultimi quattro anni dell’Internet Activity Index, l’Opa ha scoperto che adesso gli utenti in rete spendono metà del loro tempo online consultando “contenuti”. Nel 2003 il tempo dedicato a questa attività era solo il 34 per cento, mentre a farla da padrona era la comunicazione (46 per cento del tempo dedicato). La ricerca è passata a occupare il 5 per cento del tempo online contro il 3 per cento del 2003, mentre ha subito una flessione, sia pur leggera (dal 16 al 15 per cento) il commercio.
E se la gente passa più tempo a fruire i contenuti, che tipo di contenuti visita e come? Per capirlo arrivano in soccorso altre due ricerche. La prima (file pdf), svolta dall’Università di Harvard e focalizzata sul consumo di notizie, esaminando il traffico presente su oltre 160 siti per un anno, ha appurato che rispetto ai siti dei grandi giornali nazionali e delle emittenti e dei periodici locali, ad avere un crescente successo sono i siti di informazione non tradizionali (dagli aggregatori di notizie ai blog più influenti) che nulla hanno a che vedere con i media istituzionali. Il solo Digg.com è passato dall’aprile del 2006 allo stesso mese del 2007 da 2 milioni di visitatori mensili a oltre 15 milioni.
Quanto ai blog, altri dati interessanti arrivano dalla periodica relazione sullo stato della blogosfera di Technorati, una vera autorità nel campo dei blog e dei social media. Oltre 12 milioni di americani adulti avrebbero attualmente un blog aperto, e oltre 57 milioni di americani leggono i blog. 120 mila nuovi blog vengono creati ogni giorno e ne esistono all’incirca 70 milioni nel mondo. Infine 22 dei 100 siti più popolari al mondo, indovinate un po’? Sono blog.