Anche il Grande Fratello di Pechino si distrae

Come un Grande fratello che ogni tanto si distrae: se gli utenti cinesi connessi contemporaneamente a internet sono troppi, i filtri non riescono a bloccare tutte le parole proibite che attraversano la rete. È l’immagine della censura cinese scattata da un team di ricercatori americani delle università di Davis e del New Mexico. Un meccanismo imperfetto che però “incoraggia l’auto-censura attraverso la percezione che gli utenti sono sotto osservazione”, osservano gli autori dello studio.

Secondo i dati ufficiali sono 30mila i poliziotti impiegati a tempo pieno nel controllo del web: parole proibite come Dalai Lama o piazza Tianamen sono censurate attraverso il blocco dei flussi di dati (come una conversazione attraverso una chat o un servizio voip) oppure impedendo l’accesso agli indirizzi internet che le contengono, come quelli di un sito web, di un blog, di un forum. In questo caso all’utente appare soltanto la scritta “Pagina non trovata”, come un qualsiasi errore di connessione. Per l’università di Harvard i siti bloccati sono circa 18mila. Non è facile scavalcare quello che è definito il “Great firewall of China”, la Grande muraglia informatica eretta dalle autorità di Pechino.

L’ultima trovata dei censori sono Jingjing e Chacha: due avatar in miniatura di poliziotti che ogni trenta minuti appaiono sullo schermo dei navigatori quando sono connessi a siti popolari come Sohu e Sina, spazi web che ospitano forum e blog ricchi di discussioni tra gli utenti. I due agenti ricordano ai cinesi di stare lontani dai contenuti illegali. Avvisando così i cittadini prima che scrivano opinioni o commenti proibiti.

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Il 14 Settembre 2007 alle 19:24 Pena di morte, la Cina frena: solo in casi estremi » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Da sempre la Cina detiene il primato assoluto del numero di condanne a morte ed è seconda solo a Singapore in relazione alla popolazione del Paese. Nel 2006 sarebbero state, sempre secondo Amnesty, 8.000 le persone giustiziate in Cina, l’89% del totale mondiale. Una cifra enorme, che conferma la Cina come il paese in cui il boia lavora con maggiore lena al mondo: un elemento che, oltre a suscitare le critiche delle organizzazioni per i diritti umani, ha iniziato a far riflettere le stesse autorità di Pechino, preoccupate dal potenziale boomerang d’immagine in vista delle Olimpiadi di agosto 2008. Nei mesi scorsi la riforma più significativa del sistema giudiziario è stata l’approvazione di un emendamento in base al quale tutte le condanne devono essere approvate dalla Corte Suprema per evitare gli errori delle singole magistrature provinciali. L’invito della Corte suprema è il secondo passo avanti sul quale però le associazioni umanitarie invitano alla massima cautela. LEGGI ANCHE: Il rapporto di Nessuno tocchi Caino - FORUM - Il superlavoro del boia texano - Pena di morte: la scienza si interroga sul ruolo dei medici - Internet: anche il Grande Fratello di Pechino si distrae [...]

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