La lista rossa si allunga inesorabilmente. Ogni anno sempre più specie animali e vegetali rischiano l’estinzione, così come aumentano quelle già scomparse dalla faccia della terra. Il report dell’Unione mondiale della conservazione - la più grande rete protezionista mondiale che unisce 83 stati, 110 agenzie governative, 800 organizzazioni non governative e 10 mila esperti di 181 paesi - mostra che nel 2007 sulle 41.415 specie esistenti, 16.306 sono a rischio (rispetto alle 16.118 dell’anno scorso), 785 si sono estinte e altre 65 sopravvivono solo in cattività o negli allevamenti (vedi tutti i dati). Insomma, la situazione è ormai sfuggita di mano: un mammifero su quattro, un uccello su otto, un anfibio su tre e il 70% delle piante catalogate sono in pericolo.
Il grande colpevole, come prevedibile, è l’uomo che con la sua attività minaccia il 98% delle specie. Secondo Julia Marton-Lefèvre, direttore generale della World conservation union (Iucn), “la lista rossa di quest’anno mostra che gli inestimabili sforzi fino ad ora fatti per proteggere le specie non sono sufficienti. Il tasso di perdita di biodiversità sta aumentando, dobbiamo agire subito per bloccare la catastrofe mondiale dell’estinzione. È un risultato che possiamo raggiungere, ma solo con uno sforzo coordinato a tutti i livelli della società”.
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Oggi l’attenzione è puntata su grandi scimmie, coralli, avvoltoi e delfini. E il quadro che emerge è a dir poco desolante. I gorilla sono stati decimati dal commercio delle carni e dal virus Ebola: negli ultimi 20-25 anni la popolazione si è ridotta di oltre il 60% e in 15 anni un terzo degli esemplari che vivevano in aree protette è morto di malattia o è stato massacrato dai bracconieri. Un destino condiviso con il delfino del fiume cinese Yangtze. Classificato come “in pericolo critico” (ma probabilmente estinto) è salito alla ribalta della cronaca estiva per un possibile avvistamento, non ancora verificato dagli scienziati cinesi. Dighe, progetti d’irrigazione, prelievo di sabbia e argini artificiali ne hanno distrutto l’habitat, riducendone l’estensione al 2% di quella originale.
E i volatili non se la passano meglio: quelli inseriti nella lista sono 9.956, di cui 1.217 segnalati come in pericolo. Il rapido declino degli ultimi otto anni è causato soprattutto dal diclofenaco (un farmaco usato per curare il bestiame), ma anche dalla perdita di habitat, dalla collisione con le linee elettriche e dall’avvelenamento. In Africa e Asia gli allevatori cospargono le carcasse di pesticidi per uccidere i predatori di bestiame (iene, sciacalli, e grossi felini), ammazzando così anche i volatili. Ultimi ammessi alla red list sono, invece, i coralli: monitorati per la prima volta nel 2007, contano oltre dieci specie in pericolo di estinzione, minacciate dall’aumento della temperatura dell’oceano legato a El Niño.
Il problema quindi è sempre più pressante, ma spesso non viene affrontato nel modo giusto: “Questa lista - spiega Fabrizio Bulgarini, responsabile del programma biodiversità per il Wwf - serve più che altro per sensibilizzare l’opinione pubblica, la situazione è molto complessa e spesso mancano progetti specifici”. In una realtà come quella italiana, ricca di ambienti diversi, la posta in gioco è molto alta. “Nel nostro Paese vivono molte specie endemiche - continua Bulgarini - e tutte sono minacciate. Penso per esempio al carpione del Fibreno o del Garda, ai geotritoni del Supramonte e del Gennargentu, alla lepre degli Appennini. Abitano solo piccole porzioni di territorio. Quando spariranno da qui saranno definitivamente estinti”.
In questo quadro a tinte fosche c’è un’unica nota di colore. Il Parrocchetto Echo (Psittacula eques), che 15 anni fa era uno dei pappagalli più rari al mondo, è passato a una categoria di pericolo più bassa grazie a una costante azione di salvaguardia. Un risultato apprezzabile, ma certo insufficiente. E l’obiettivo di ridurre entro il 2010 il tasso di perdita di biodiversità, sottoscritto da molti governi su scala mondiale, sembra sempre più lontano.
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- Martedì 25 Settembre 2007



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Commenti
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Il 2 Ottobre 2007 alle 22:26 eccehomo ha scritto:
Poveri animali, mi fanno un’infinita pena. Ma forse è meglio che si estinguano piuttosto di vivere in un mondo pieno di scimmioni parlanti.
Ma attenzione; come dice il proverbio: oggi a te domani a me.
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