Festival della Scienza: dal 25 ottobre i curiosi si incontrano a Genova


Per 13 giorni il capoluogo ligure darà i numeri. Con il record di 544 eventi, tra cui 40 mostre, ben 90 laboratori, 200 conferenze, 16 spettacoli e con l’impiego di 600 animatori, il festival della scienza di Genova si prende a giusta ragione il titolo di più grande evento di divulgazione scientifica in Europa. Il tema di quest’anno, la curiosità, sembra quasi scontato: è il motore della ricerca scientifica. Ma alla conferenza stampa di presentazione Manuela Arata, presidente del festival, ha spiegato che si tratta di una scelta che ha anche un valore politico. “La ricerca scientifica ha subito negli anni dei tagli che l’hanno messa in ginocchio. La nostra è un’opera di sensibilizzazione verso i decisori per convincerli che è
necessario sostenere proprio la ricerca di base. Quella, così si dice, curiosity driven, spinta dalla curiosità”.
Il 2007 è l’anno di tutto. Dell’ambiente, tema sempre più presente sui mezzi di informazione, cui il festival dedica molti eventi, incentrati soprattutto sui cambiamenti climatici. Delle pari opportunità, e il festival si apre con una donna, Jane Goodall, che per di più studia le scimmie, animali curiosi per definizione. E’ anche l’Anno polare internazionale e per l’occasione a Genova si terrà una spettacolare mostra fotografica sull’Antartide. Per il quinto anno la città si anima di iniziative: la scienza è dappertutto, nei caffè scientifici e nelle case dei genovesi Amici del Festival, che aprono i loro salotti, e a volte anche le loro stanze degli ospiti, a paleontologi, chimici, fisici e astronomi.
Le cose da non perdere? Oltre all’incontro con Jane Goodall, alle 18 di giovedì 25, nella sala del Maggior Consiglio del palazzo Ducale, c’è Freeman Dyson. “E’ uno dei più grandi fisici contemporanei”, avverte Vittorio Bo, direttore del festival, “e manca dall’Italia da moltissimo tempo”. Esporrà, presentato da Tullio Regge, i suoi “pensieri eretici su scienza e società” lunedì 29 ottobre alle 18, sempre al palazzo Ducale. Per chi con la scienza vuole anche giocare e divertirsi c’è lo spazio di Telecom-Progetto Italia allestito nella piazza delle Feste del Porto Antico. L’anno scorso avevano fatto volare il ministro Mussi e molti altri visitatori, quest’anno fanno toccare con mano la magia degli effetti speciali, da Ben Hur a Matrix, da King Kong a Happy Feet. I fanatici di Csi e simili trovano pane per i loro denti, con i laboratori e le conferenze della polizia scientifica: spiegheranno i metodi utilizzati sulla scena del crimine ma inviteranno anche i visitatori a trovare in una cucina ricostruita gli indizi cruciali per risolvere il caso.
Non mancano infine gli spettacoli. Da segnalare sabato 3 novembre alle 21 al Teatro della Corte la prima europea dell’opera multimediale “Life. Un viaggio attraverso il tempo“, in cui le immagini di Frans Lanting, fotografo naturalista, raccontano l’evoluzione della vita sulla Terra, con le musiche di Philip Glass a fare da colonna sonora.

Commenti

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Il 26 Ottobre 2007 alle 15:16 Genova in un week end, per divertirsi scientificamente » Panorama.it - Viaggi ha scritto:

[...] Che andiate a scoprire come si muovono gli esperti della scientifica sulla scena di un crimine, o come si producono gli effetti speciali, andare a Genova durante il Festival della Scienza vale sempre la pena. La città tutta si anima, musei, teatri, ma anche bar, piazze e giardini diventano sede di conferenze ed eventi a tema scientifico. In pentola bolle anche molto altro, abbastanza per un week-end da ricordare. Al teatro lirico Carlo Felice, ad esempio, ci sono i Vespri Siciliani di Verdi: il teatro, particolarissimo perché concepito come se fosse una piazza della città, vale di per sé una visita. Non siete per l’Opera e preferite i comici? Al Politeama Genovese c’è lo spettacolo di Giorgio Panariello Faccio del mio meglio. Se poi siete amanti dell’arte, andate a dare un’occhiata alla produzione contemporanea cinese, in mostra al Museo di Villa Croce, che si concentra sul periodo compreso tra il 1989 e il 2007. Chi preferisce l’arte nella sua accezione più classica potrà godersi Il tormento e l’estasi, straordinaria mostra allestita a Palazzo Rosso che mette a confronto i San Sebastiano dipinti da Guido Reni conservati in diversi musei del mondo. Sono tutti originali o alcuni dei dipinti attribuiti al maestro erano in realtà sapienti copie? E se andate a Palazzo Rosso approfittatene per una passeggiata in via Garibaldi, recentemente entrata, insieme ai palazzi dei Rolli che si trovano qui e in vie limitrofe della città, nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Erano dimore scelte per ospitare, tra il Cinquecento e il Seicento, visitatori di riguardo, come capi di Stato o dignitari. Arrivate a Genova con la famiglia al gran completo e non volete deludere i bambini? Portateli all’Acquario dove sono da poco arrivati i piranha. E da lì potete fare un salto sul Galeone dei pirati, ormeggiato al Porto Antico e poi al Galata Museo del Mare, il più grande museo marittimo del Mediterraneo, la cui collezione è ospitata in un edificio avveniristico. E dalla caffetteria del museo si gode una bella vista di tutta l’area. Siccome però, come insegna Ivano Fossati, “Genova si vede solo dal mare”, è caldamente consigliata una visita alla Lanterna, simbolo storico della città. O almeno un giro del porto in battello. LEGGI ANCHE: Festival della scienza: dal 25 ottobre i curiosi si incontrano a Genova [...]

Il 29 Ottobre 2007 alle 22:54 Il fisico Freeman Dyson al Festival della scienza. L’eresia dell’ottimismo » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Ha concluso la sua conferenza al Festival della Scienza di Genova con un inno ai giovani: “il futuro remoto non è predeterminato, le regole cambiano in modi imprevedibili e i nostri dogmi di oggi saranno obsoleti domani, così come probabilmente le mie eresie”. Ottantaquattro anni, nato nel 1923 in Inghilterra e per una vita professore di fisica a Princeton, negli Stati Uniti, Freeman Dyson è venuto a parlare di come vede il futuro, presentando sei teorie che cozzano con quello che la scienza oggi ci dice, ma non per questo devono per forza essere folli. “Abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui chi contraddice il dogma dominante non finisce più sul rogo”, ha detto introducendo le sue eresie. E il dogma di oggi nella società occidentale è quello supportato da una comunità scientifica che basa le proprie certezze su teorie che in qualche caso possono essere confutate. Tra le sei eresie di Dyson le più interessanti, perché toccano timori radicati anche nel pubblico di profani, sono quelle che riguardano il riscaldamento globale, che per Dyson è frutto di un’esagerazione, e le biotecnologie, che secondo lui aprono la strada a una “biologia Open source”. Sul clima: “Il riscaldamento si fa sentire molto di più nei posti freddi del pianeta che in quelli caldi. C’è una ragione fisica per questo: l’anidride carbonica nell’aria è poco importante quando c’è molto vapore acqueo, il vapore è un un gas serra assai più forte. Quindi è solo nei posti con clima molto secco che la presenza di anidride carbonica fa la differenza. I posti con clima più secco sono anche i più freddi. E’ anche vero che gli effetti del riscaldamento si fanno sentire maggiormente d’inverno che d’estate, e di notte più che di giorno. Perciò su tutti e tre i fronti, (latitudine, stagione e orario), si può dire che le temperature stanno diventando più omogenee. Non è tanto una questione di riscaldamento globale quanto di mitigazione degli estremi”. Sulla biologia Open Source Dyson fa un discorso molto interessante. “Quando è nata l’evoluzione darwiniana? Ovvero quando è cominciata la competizione per la sopravvivenza? A quanto pare di capire non con le prime forme di vita. All’inizio l’evoluzione funzionava prevalentemente grazie alla condivisione di geni fra specie non correlate. In questa età dell’oro la vita si evolveva all’interno di una comunità di cellule di vari tipi che grazie ai virus si scambiavano geni. In questo modo il progresso di una cellula era il progresso di tutte: un sistema efficiente e rapido di evolversi. Un giorno una cellula si è trovata un passo avanti alle altre e, anticipando Bill Gates di un bel po’, ha deciso di non condividere il proprio progresso. Poi un’altra cellula ha fatto lo stesso e un’altra ancora fino alla formazione di specie completamente diverse che non avevano più niente in comune. Dopo 3 miliardi di anni l’interludio darwiniano, e quindi la lotta per la sopravvivenza del più forte, è finito 10.000 anni fa con il dominio dell’Homo Sapiens. L’evoluzione culturale ha rimpiazzato quella biologica, va più veloce e funziona orizzontalmente proprio come l’Open Source nel mondo del software. Negli ultimi 30 anni, grazie alle biotecnologie, abbiamo poi imparato a muovere geni da una specie all’altra e ci dirigiamo perciò rapidamente verso un’era post-darwiniana”. La scienza secondo Dyson può far sperare, l’importante è non dare mai niente per scontato. Leggi anche: Intervista a Freeman Dyson: la medicina è l’unica scienza che ha deluso e Festival della Scienza: dal 25 ottobre i curiosi si incontrano a Genova [...]

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