
Ci saranno 300 presidi diabetologici allestiti nelle piazze di tutta Italia presso cui sarà possibile misurare la glicemia e scoprire così se si ha il diabete e, attraverso questionari diagnostici, capire se si è a rischio di contrarlo. In occasione della giornata del diabete, sabato 10 e domenica 11 novembre l’attenzione si focalizza quest’anno soprattutto su bambini e adolescenti, ma il problema riguarda tutti. Più di tre milioni di italiani hanno il diabete ma, avvertono gli organizzatori della manifestazione, un milione ancora non lo sa. E’ perciò necessario fare le diagnosi ma anche dare informazioni in merito alla prevenzione di questa malattia.
In libreria è appena uscito Diabete, edito da Alphatest e realizzato in collaborazione con la British Medical Association. Si tratta di un libro divulgativo, impostato in maniera molto pratica. Alla stesura di questa edizione italiana ha contribuito Rocco Pastore, diabetologo al San Raffaele di Milano a cui Panorama ha fatto qualche domanda.
Come mai il diabete è sottodiagnosticato?
Il diabete di tipo 1, quello autoimmune insulino-dipendente, dà sintomi abbastanza presto, nell’infanzia e nell’adolescenza, e perciò viene sempre diagnosticato. Il diabete di tipo 2, dieci volte più frequente rispetto al tipo 1, esordisce in età avanzata, dopo i 45 anni, ed è una malattia subdola. La glicemia cresce ma non dà sintomi avvertibili (sete, minzione frequente anche di notte, calo ponderale) finché i valori non diventano molto alti. Il grosso problema è che se la glicemia supera la norma per lungo tempo comincia a danneggiare l’organismo: ha effetti negativi su cuore, reni, sistema nervoso e a lungo andare può danneggiare irreparabilmente questi organi.
Quali sono i fattori di rischio?
C’è la familiarità: a chi ha parenti con diabete è consigliato lo screening. Poi ci sono fattori di rischio modificabili, legati allo stile di vita: sedentarietà, sovrappeso, alimentazione eccessiva, oltre all’età avanzata. La probabilità che il diabete si manifesti è proporzionale alla somma di questi fattori.
In che cosa consiste la diagnosi?
Normalmente in ospedale si fa un prelievo venoso al mattino a digiuno per controllare il valore della glicemia. Se è superiore a 126 la diagnosi è fatta. Nelle piazze italiane sarà invece possibile fare il prelievo di una goccia di sangue dal polpastrello con un reflettometro. Si otterrà un valore che è perciò solo indicativo ma, se superiore a 200, suggerisce la necessità di effettuare una diagnosi in ospedale.
Come si può prevenire il diabete?
Quello di tipo 2 si previene agendo sullo stile di vita: bisogna incrementare l’attività fisica durante il giorno, mangiare sano, seguire diete ipocaloriche se si è in sovrappeso. Quanto al diabete di tipo 1, al San Raffaele abbiamo un progetto, che si chiama Trialnet, mirato a diagnosticare precocemente la malattia nei soggetti a maggior rischio, grazie allo screening dei parenti di primo grado dei malati.
- Venerdì 9 Novembre 2007


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