Un osservatorio per combattere il business delle denunce ai medici

[i](Credits: Ansa)[/i]

di Chiara Palmerini

L’ottanta per cento dei chirurghi avrebbe ricevuto almeno una richiesta di risarcimento danni o un avviso di garanzia per un presunto errore e i medici italiani trascorrerebbero almeno un terzo della propria vita lavorativa sotto processo. Anche se, alla fine dell’eventuale procedimento giudiziario, due su tre vengono riconosciuti innocenti. È il mondo degli errori in medicina visto dall’altra parte della barricata, non quella dei pazienti che li subirebbero, ma quella di chi viene accusato di commetterli. “Quello delle denunce ai medici è ormai un business” sostiene la Amami, (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente) che organizza per oggi a Milano un convegno dal titolo “La medicina è malata - Dalle accuse infondate alla medicina difensiva”.
Le conseguenze sono alla fine negative anche per i pazienti. Sempre più timorosi di conseguenze giudiziarie, i medici finirebbero per prescrivere soprattutto gli esami e le terapie che li mettano al riparo da guai giudiziari invece delle cure che ritengono più utili per il paziente, una situazione simile a quella che si è creata da tempo negli Stati Uniti. Una spia di questo eccesso di cautela sarebbe la montagna di esami radiologici che vengono eseguiti ogni anno in Italia: 52 milioni, in pratica uno per abitante.
Durante il convegno milanese l’Amami proporrà al ministro della giustizia Clemente Mastella e a quello della salute Livia Turco l’istituzione di un Osservatorio del contenzioso e dell’errore medico. “Non esiste oggi in Italia nessuna cifra attendibile sugli errori medici. Si va dalle migliaia di lamentele raccolte dal Tribunale del malato, alle circa 20 mila richieste di risarcimento annue segnalate dall’Ania, l’associazione delle compagnie assicurative, fino ai duecento casi di errori segnalati dal ministero della salute” dice Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami. “Questo osservatorio dovrebbe raccogliere le segnalazioni di presunti errori, anche da parte di cittadini, scremare i dati non attendibili e poi monitorare nel tempo le vicende, e vedere quanti medici sono effettivamente condannati. Solo così si potrebbe cominciare a ragionare su numeri veri, invece che su cifre inventate”.
Un richiamo, quello dell’Amami, a non inasprire sempre più la litigiosità tra medici e pazienti. Anche se i presunti errori che finiscono giudicati in tribunale non sono gli unici né, forse, i più frequenti.

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