
Le Svalbard sono un arcipelago di isole nel Mar Glaciale Artico, e costituiscono la parte più settentrionale della Norvegia. In quelle fredde isole, e più in particolare nella caverna di una montagna artica, ingegneri e biologi hanno trovato un habitat perfetto per costruire il deposito di sementi più grande del mondo. Un enorme frigorifero naturale circondato di roccia di arenaria dove raccogliere i semi di tutte le piante alimentari provenienti dai quattro angoli della Terra.

Proprio oggi, nel pieno della “notte polare“, sono iniziati i lavori per realizzare un sistema di refrigerazione in grado di rendere la caverna ancora più fredda, raggiungendo la temperatura di -18°, ottimale per la conservazione delle sementi. Lì dentro grano, orzo e pisello potranno durare fino a 1000 anni: una sorta di “assicurazione” contro le carestie.
Un investimento di oltre 600mila euro, completamente a carico del governo norvegese, per una struttura che verrà inaugurata il 26 febbraio 2008. Con una capienza di 4 milioni e mezzo di semi, il deposito garantirà la possibilità di ripristinare ovunque nel mondo la coltura di una determinata pianta, nel caso in cui una catastrofe ambientale ne avesse spazzato via l’esistenza. Ma i semi del “deposito artico” potranno anche essere usati per riportare alla vita le colture dimenticate, quelle tralasciate per mancanza di risorse. E anche se il “riscaldamento globale” dovesse portare a un aumento delle temperature, il direttore del progetto Magnus Bredeli Tveiten assicura che all’interno del sito la temperatura resterà costante, e i semi rimarranno ben preservati.
Anche in Italia alcune università ed enti locali lavorano alla costruzione di questi depositi: dal 2006 esiste il Ribes (Rete Italiana Banche Ex Situ), che si prefigge l’obiettivo di salvare dall’estinzione non le specie alimentari, bensì quelle spontanee. L’Orto botanico di Padova, che è il più antico al mondo e risale al 1545, fa parte del Ribes: il suo direttore, Elsa Cappelletti, spiega a Panorama.it come e perchè si conservano i semi. “Nel mondo si estinguono ogni anno parecchie specie animali e vegetali: questo crea una forte preoccupazione a livello internazionale. Come tutelare quindi la biodiversità, ed evitare la scomparsa delle piante? Creando le cosiddette “banche del germoplasma”. Ci sono due modi di salvaguardare una pianta dall’estinzione - continua la professoressa - Si possono congelarne i semi oppure conservarne in vitro cellule e tessuti. In Norvegia hanno scelto di utilizzare il primo metodo”.
Al progetto norvegese plaude anche Serena Milano, responsabile della sezione “Progetti” della Fondazione Slowfood per la biodiversità. Con qualche precisazione: “Conservare il patrimonio genetico delle sementi è fondamentale, ma non sufficiente. Il deposito artico permette una conservazione ex situ, cioè slegata dall’habitat naturale della pianta. Va invece potenziata la conservazione “complementare” a questa: quella in situ, con un’azione diretta sui territori”. Milano ricorda poi che non basta conservare i semi a rischio di estinzione: “E’ importante recuperare il consumo locale di un determinato prodotto, in caso sia stato sostituito da prodotti omologati, industriali. E poi valorizzare questi prodotti sul mercato. Solo così si potrà raggiungere l’obiettivo di diminuire il numero delle specie vegetali in via di estinzione”.

- Venerdì 16 Novembre 2007
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