Facebook, una pubblicità che cambia la vita

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La pubblicità è l’anima del commercio. E anche di Internet. Non c’è web-company che ormai non sia attratta dalla possibilità di alimentare le proprie casse attraverso gli introiti pubblicitari. Lo sanno bene pure quelli di Microsoft, che proprio qualche giorno fa hanno sborsato la cifra record di 240 milioni di dollari pur di accaparrarsi qualche briciola di Facebook, il social network del momento. Una mega-operazione che, come scritto in precedenza, nasconde una strategia ben precisa per la conquista di un avamposto altamente strategico per la diffusione della pubblicità online.

E proprio in questi giorni il sito creato dal giovane Mark Zuckerberg ha aperto le porte agli operatori commerciali con un servizio - denominato Facebook Ads - che permette agli inserzionisti di mettere il proprio marchio in bella mostra in una delle vetrine più ambite del web. Per i grandi marchi (e alcuni di questi - come Sony, Cbs, Coca-Cola e Blockbuster - hanno già aderito all’iniziativa) non si tratta del consueto investimento in “cartellonistica digitale”, ma di un vero e proprio esperimento di pubblicità virale. Entrando in Facebook, infatti, gli inserzionisti potranno avere accesso a un network potenziale di 25 milioni di utenti giornalieri: il meccanismo promozionale annunciato dal sito prevede infatti che ogni utente possa condividere le proprie preferenze commerciali con tutti gli amici e i conoscenti inseriti nella propria Facebook list. Chi per esempio noleggia film attraverso il servizio online di Blockbuster.com informerà automaticamente i propri amici sulle proprie scelte cinematografiche, diventando una sorta di testimonial del marchio. Ma non solo. Oltre a questo tipo di sponsorizzazione, i brand potranno sviluppare campagne pubblicità mirate e, fatto ancor più importante, potranno accedere ai dati e alle statistiche sui milioni di utenti del sito. Potranno per esempio inserire vere e proprie homepage esterne all’interno del network o ritagliare campagne a misura di utente, filtrando le promozioni per sesso, età e gusti degli utenti.

Se per molti il nuovo meccanismo pubblicitario è destinato a rivoluzionare tutto il mondo dell’advertising on line c’è anche chi però solleva qualche perplessità sulla legittimità dell’operazione in materia di privacy. Il New York Times parla per esempio di scarsa sensibilità di Facebook nei confronti dei suoi utenti e sottolinea l’escamotage utilizzato dal nuovo sistema di advertising, che sfrutta in pratica i volti dei membri della community per mandare messaggi promozionali. In fondo, sottolinea il NYT, è più facile che lo sguardo di un utente venga colpito da un messaggio pubblicitario se a lanciarlo è il volto del suo migliore amico o quello della ragazza più carina del corso di chimica. Il caso sarebbe controverso anche sotto il profilo legale: secondo le norme previste da molti stati confederati (compresi quello di New York e la California) chi utilizza il nome, la fotografia, il ritratto o la voce di una persona per usi promozionali senza l’esplicito consenso scritto del diretto interessato va incontro a una violazione di legge e a una causa civile.

Facebook si difende affermando che il nuovo servizio si attiva solo se gli utenti scelgono di condividere le informazioni riguardanti le proprie scelte commerciali. Lo stesso Mark Zuckerberg ha fatto poi sapere che quella attuale non è la versione definitiva del servizio e che l’obiettivo è di estendere la scelta del servizio nel modo in cui gli utenti lo richiederanno. Basterà per fermare la (probabile) ondata di proteste di tutti i membri della comunità che non sono interessati a diventare loro malgrado i nuovi testimonial del web?

Commenti

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Il 19 Gennaio 2008 alle 13:31 Zopa.it, anche in Italia il social network dei prestiti » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Ma qual è il profilo medio di un utente di Zopa? “Ci sono sostanzialmente tre tipologie di utilizzatori” spiega Carlo Vitali “per esempio c’è l’investitore informato che si aspetta da iniziative di questo tipo maggiore trasparenza e rendimento, c’è naturalmente una fetta del popolo del Web 2.0, e c’è poi chi è ideologicamente contro le banche e le finanziarie ed è alla ricerca di un servizio che possa garantire un rapporto paritario e soprattutto senza imposizioni”. Ad oggi in Italia il servizio ha già radunato circa 8000 iscritti, perlopiù uomini (circa il 93%) fra i 25 e i 45 anni. Ma l’obiettivo è naturalmente quello di crescere nel più breve tempo possibile sfruttando magari la viralità tipica di molte iniziative targate Web 2.0. Nel Regno Unito, dal 2005 ad oggi, Zopa ha già superato i 175.000 iscritti, per un totale di circa dieci milioni di euro di prestiti erogati. [...]

Il 20 Gennaio 2008 alle 13:02 Zopa.it, anche in Italia il social network dei prestiti » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Ma qual è il profilo medio di un utente di Zopa? “Ci sono sostanzialmente tre tipologie di utilizzatori” spiega Carlo Vitali “per esempio c’è l’investitore informato che si aspetta da iniziative di questo tipo maggiore trasparenza e rendimento, c’è naturalmente una fetta del popolo del Web 2.0, e c’è poi chi è ideologicamente contro le banche e le finanziarie ed è alla ricerca di un servizio che possa garantire un rapporto paritario e soprattutto senza imposizioni”. Ad oggi in Italia il servizio ha già radunato circa 8000 iscritti, perlopiù uomini (circa il 93%) fra i 25 e i 45 anni. Ma l’obiettivo è naturalmente quello di crescere nel più breve tempo possibile sfruttando magari la viralità tipica di molte iniziative targate Web 2.0. Nel Regno Unito, dal 2005 ad oggi, Zopa ha già superato i 175.000 iscritti, per un totale di circa dieci milioni di euro di prestiti erogati. [...]

Il 11 Febbraio 2008 alle 17:48 Effetto Facebook: anche MySpace diventa aperto » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] MySpace va sulla scia di Facebook. Otto mesi dopo la decisione del portale più amato dagli studenti statunitensi (e non solo), anche il contenitore 2.0 di Rupert Murdoch consegna le proprie chiavi di casa agli sviluppatori. In sostanza, MySpace aprirà il codice della sua piattaforma ai programmatori esterni che, seguendo i dettami di Open Social (la Bibbia della programmazione sociale costruita da Google e condivisa da molti portali di ultima generazione), potranno generare le proprie personalissime applicazioni. L’obiettivo è quello di permettere al servizio di arricchirsi di nuove risorse, come ad esempio giochi, test e funzionalità di messaggistica, sia per migliorare le opportunità di comunicazione e di fruibilità della piattaforma sia per aumentare i meccanismi di condivisione fra gli utenti, che sono poi l’essenza stessa del Web 2.0. Ma c’è anche chi sostiene che la scelta sia dettata dalla volontà di dare al sito qualche freccia in più da utilizzare in campo pubblicitario. Di fatto, il mercato dei social network è in un momento di grande cambiamento: dalla fase di reclutamento degli utenti l’obiettivo pare essere ora quello del reclutamento dei fondi. Anche perché, come ha fatto recentemente notare Google, per voce del suo Chief Financial Officer George Reyes, il mercato dei social network non sta rendendo secondo le aspettative. Che sia questa la prima mossa per arrivare a qualche nuova forma di pubblicità virale? No, assicura Amit Kapur, fresco direttore operativo di MySpace, la priorità resta quella dell’esperienza utente e l’impegno della compagnia sarà quello di evitare qualsiasi forma di spam pubblicitario. Ogni riferimento a Facebook non è ovviamente casuale. 0: le news in tempo reale (fonte Google News) [...]

Il 7 Marzo 2008 alle 11:16 La pubblicità online? Per gli americani è efficace ma invadente » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Se il Web è diventato quello che è molto lo si deve anche a lei: la pubblicità. Non è un mistero infatti che gli interessi legati al mondo della pubblicità online abbiano letteralmente stravolto il concetto stesso della Rete, sempre più legata all’idea di monetizzare le proprie risorse e i propri servizi. Del resto, in soli 15 anni (tanti ne sono passati dalla comparsa del primo banner su Internet) la pubblicità online è diventata una vera miniera d’oro, capace di muovere oltre 42 miliardi di dollari all’anno, con cifre di crescita sei volte superiori ai media tradizionali. Numeri sufficienti a indurre qualsiasi compagnia dotata di senno a investire sul web almeno qualche spicciolo del proprio budget. [...]

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