
Dice di essere il numero “uno”, ma nella recente classifica dei più potenti supercomputer del mondo è arrivato in quarta posizione: Eka, questo il nome del megacervello elettronico in questione, significa “uno” in sanscrito, l’antica lingua dell’India. In realtà un record lo ha battuto: è il primo supercomputer indiano a entrare nella “top ten” globale. E anche il primo tra i 42 asiatici in lista. Gli scienziati lo usano per simulare la dinamica dei fluidi e i crash test dei veicoli, per progettare nuove molecole, per le nanotecnologie. Costato 30 milioni di dollari, fa parte dei Laboratori di ricerca computazionale (Crt) della multinazionale indiana Tata, che ha stretto di recente accordi commerciali con la Fiat. Il centro di ricerca è a Pune, definita “Oxford dell’India” per l’elevata concentrazione di istituzioni accademiche. Un’area dove sono presenti impianti di giganti dell’informatica, dell’agroalimentare, dei trasporti.
Nella “top ten” la medaglia d’oro spetta al Blue Gene/L dell’Ibm installato nel laboratorio Lawrence Livermore negli Stati Uniti, che gestisce la sicurezza delle testate nucleari nazionali. L’Italia è in quarantottesima posizione con il supercomputer del Cineca, il Consorzio interuniversitario per il calcolo automatico.
- Martedì 27 Novembre 2007

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