Google pigliatutto. Oggi le frequenze telefoniche, domani la Luna?


Prima la corona di sovrano della ricerca su Internet, poi la leadership nei servizi web, ora la sfida della mobilità, e in un futuro nemmeno troppo lontano ci potrebbe essere pure un posto al sole fra gli operatori telefonici. Google gioca ormai a tutto campo, e conferma le voci che la vogliono interessata all’acquisto delle frequenze “dismesse” dalla tv analogica statunitense, che nel 2009 farà il grande salto verso il digitale. È stata la stessa società a confermarlo con un comunicato che rivela l’intenzione di voler prendere parte all’asta con cui la Fcc - la Commissione Federale americana delle Comunicazioni - metterà in vendita dal prossimo 24 gennaio il cosiddetto spettro dei 700 MHz. “Crediamo sia importante investire soldi laddove ci sono i nostri princìpi” ha commentato il Ceo della società Eric Schmidt, sottolineando come dietro questa decisione ci sia la volontà di “dare ai consumatori più competizione e innovazione di quella che è attualmente presente nel mondo delle comunicazioni mobili”.
In particolare a Google farebbero gola soprattutto quei 22 MHz dello spettro che potrebbero essere sfruttati per i servizi di telefonia mobile. Per accaparrarsi questa fetta di etere, e vincere la competizione di una concorrenza che sulla carta appare agguerritissima (fra gli altri ci sarebbero anche AT&T e Verizon Wireless, rispettivamente numero uno e numero dei carriers telefonici a stelle e strisce) Google avrebbe messo sul piatto un’offerta di circa 4,6 miliardi di dollari, ma la cifra potrebbe essere anche rivista al rialzo. Se la casa di Mountain View dovesse spuntarla, pare chiaro, si aprirebbe un scenario completamente diverso per il suo futuro nel mercato della mobilità. Davanti a Google, di fatto, si spalancherebbe un’autostrada per accelerare il processo di penetrazione dei propri servizi verso il mondo dei dispositivi mobili, il tutto senza dipendere dai carriers locali. È infatti noto, fa notare News.com, che nel mercato statunitense chi compra un telefono cellulare è spesso vincolato dagli operatori che lo distribuiscono e dal software che ci gira sopra. Il fatto di essere in possesso di una porzione della banda wireless garantirebbe a Google un indubbio vantaggio soprattuto per ciò che riguarda la distribuzione dell’advertising a livello locale, specie laddove il web su rete fissa non è presente.

Nell’attesa di conoscere quale sarà l’esito dell’asta, Google continua ad aggiungere pedine al suo personalissimo scacchiere per la mobilità. L’ultimo in ordine di tempo si chiama Google Maps for Mobile 2.0, e rappresenta la seconda versione del servizio di mappe per telefoni cellulari e altri apparecchi portatili. La novità risiede soprattutto nella possibilità di sfruttare il servizio di localizzazione senza Gps, utilizzando semplicemente la cella telefonica alla quale è connesso il telefonino. Il sistema, ribattezzato My Location (La mia posizione per gli utenti italiani) dà modo agli utenti sprovvisti di Gps di conoscere le proprie coordinate con un’approssimazione nell’ordine del centinaio di metri, ed è in grado di fornire le indicazioni per raggiungere i punti di interesse più vicini. Google non ha ancora integrato il servizio con i meccanismi pubblicitari che ha già ampiamente rodato sul web, ma non è difficile credere che nell’immediato futuro anche questo diventi l’ennesimo contenitore per veicolare l’offerta promozionale dei suoi inserzionisti.

Le strade del business della grande G sembrano dunque infinite, e allora quasi non sorprende che a Mountain View stiano pensando a come portare il proprio marchio anche fuori dai confini terrestri, magari sulla luna, dove la strada è già stata studiata. Il colosso di Internet ha annunciato di voler finanziare insieme alla fondazione xPrize una missione spaziale privata per il raggiungimento del suolo lunare. Delirio di onnipotenza o l’ennesima mossa azzeccata?

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