Più cavoli a merenda: nuovi studi ne confermano l’azione anti-cancro

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Bastano tre porzioni al mese di broccoli o cavolo crudi per ridurre del 40 per cento il rischio di cancro alla vescica. Mentre le more possono ridurre il rischio di contrarre il cancro all’esofago in persone che soffrono di malattie considerate l’anticamera di quel tipo di tumore. Sono le conclusioni di due studi, riportati dall’American Association for Cancer Research, che confermano e precisano, dati alla mano, il generico assunto secondo cui mangiare frutta e verdura fa bene e può aiutare a prevenire i tumori.
Il Roswell Park Cancer Institute di Buffalo ha svolto una ricerca coinvolgendo 275 persone con cancro alla vescica e 825 che invece non ne erano affette. A tutti loro sono state fatte domande sul consumo di verdure, in particolare delle crocifere, come i broccoli e il cavolo cappuccio. Sono alimenti che contengono composti chiamati isotiocinati, considerati agenti protettori contro il cancro poiché molti di essi inibiscono l’effetto cancerogeno di svariate sostanze. L’effetto protettivo sarebbe massimizzato nei non fumatori: tra questi chi dichiarava di consumare almeno tre porzioni di verdure crude al mese aveva il 73 per cento di possibilità in meno di trovarsi nel gruppo dei malati di cancro alla vescica. Attenzione, però, i ricercatori hanno dimostrato che e stesse verdure, una volta cotte, perdono dal 60 al 90 per cento del loro tenotre di isotiocinati. Infine buone notizie anche per chi mangia le more. Un gruppo di ricercatori dell’Ohio State University ha fatto mangiare more a pazienti affetti dalla malattia di Barrett, una lesione che può portare al cancro all’esofago. Con 32 grammi di more liofilizzate al giorno dati alle pazienti donne e 45 grammi agli uomini, dopo sei mesi gli studiosi hanno misurato la presenza nelle urine di due composti che indicano se sono in atto nell’organismo processi cancerosi. Nel 58 per cento dei pazienti si è notato un netto calo dei livelli di 8-isoprostano, il che suggerisce un minor danno all’esofago, mentre nel 37 per cento dei casi si erano alzati i livelli di GSTpi, anticorpo che può interferire con i danni causati dal cancro, e che di solito è presente a livelli molto bassi nei pazienti con la malattia di Barrett.

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