
Anche i pesci rossi fanno la loro parte nel progresso scientifico, conciliando per una volta nazioni in tensione. Grazie a Moussa Youdim, farmacologo nato a Teheran, ma cittadino israeliano dal 1979, che presso il Technion-Israel Institute of Technology di Haifa, in collaborazione con lo statunitense National Institutes of Health, è riuscito a costruire un modello animale che simula il morbo di Parkinson proprio nel pesce rosso, come spiega un articolo pubblicato da Nature Protocols. Questa specie è stata scelta per lo studio della patologia e di nuovi farmaci per la sua cura, in quanto la barriera emato-encefalica del pesce rosso è più facilmente penetrabile di quella umana, ed è quindi relativamente più agevole ed economica l’introduzione di farmaci nel cervello, per verificarne l’esito terapeutico. La procedura seguita dal ricercatore richiede tra i 14 e i 30 giorni, in base al numero di esemplari testati, e prevede l’iniezione di una singola dose della tossina MPTP, sufficiente a dispiegare in tre giorni i suoi effetti nel pesce, il cui movimento diventa sempre più lento e incerto, contemporaneamente alla perdita di dopamina e norepinefrina, due neurotrasmettitori. Il prodotto tossico dell’ossidazione della MPTP, definito MPP+, si accumula in varie parti del cervello, uccidendo i neuroni. Gli effetti della tossicità della MPTP sono bloccati dagli inibitori della monoaminossidasi B, simili a quelli della rasagilina, un farmaco contro il morbo di Parkinson assunto per via orale. Youdim evidenzia però che il Parkinson nell’uomo si sviluppa lentamente nel corso di vari anni, perciò lo scopo primario di riprodurne i sintomi iniettando la tossina nel pesce rosso è quello di studiare nuovi rimedi per alleviarli, più che per curare effettivamente una malattia che nell’uomo si genera diversamente. Ma lo studioso non esclude che tra pochi anni sarà possibile disporre di farmaci liquidi da aggiungere al cibo per prevenire le malattie neurologiche e rallentare l’invecchiamento.
- Venerdì 25 Gennaio 2008
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