
Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere. Le donne non trovano la strada e gli uomini non chiedono mai indicazioni. Se siano semplici scherzi o risultati di vere ricerche scientifiche a volte è difficile capirlo alla prima. Il cervello delle donne e quello degli uomini sono senz’altro fatti in maniera differente, quel che stupisce è la varietà di ricerche scientifiche svolte per stabilire l’ovvio. L’ultima in ordine di tempo è quella dell’Università di Stanford, dove un gruppo di ricercatori guidati da Allan Reis si è preso la briga di studiare, e pubblicare sul Journal of Psychiatric Research, la diversa reazione di uomini e donne agli stimoli forniti dai videogiochi. Volevano probabilmente rispondere all’eterna domanda: perché i maschi si lasciano assorbire così completamente dai videogame mentre è difficile vedere donne “dipendenti” da World of Warcraft? Risultato: non è vero che le donne non capiscono i videogiochi, anzi, sono perfettamente in grado di giocare, la differenza con i maschi è che non hanno alcuna gratificazione nel distruggere avversari e sconfiggere mostri. Menomale che qualcuno ha finalmente svelato l’arcano, consentendo a tutte noi di tirare un sospiro di sollievo e smetterla una buona volta di sentirci inferiori.
In una prova effettuata con 11 giocatori maschi e 11 femmine, i ricercatori di Stanford hanno appurato che “le donne afferrano le regole del gioco come i maschi, sono solo meno motivate nella riuscita”. Durante il gioco tutti i partecipanti erano sottoposti a risonanza magnetica ed è stato perciò possibile scoprire che il centro mesocorticolimbico del cervello, l’area associata alle ricompense e all’assuefazione, negli uomini era molto più attivo che nelle donne e veniva attivato proporzionalmente al successo ottenuto nel gioco. La conclusione dei ricercatori è stata che il cervello maschile è più predisposto ad essere gratificato dai giochi, specialmente se la vittoria consiste in un guadagno territoriale.
Che dire? Beati loro. Alle donne per gratificarsi restano comunque i tacchi a spillo che, secondo un’altra recente ricerca, svolta questa volta in Italia, dall’urologa dell’Università di Verona Maria Cerruto, aiuterebbero a rilassare i muscoli pelvici, facilitando l’orgasmo femminile. E qui troverebbe conferma uno dei tormentoni più diffusi su internet secondo il quale il lobo frontale del cervello femminile è totalmente occupato dall’area che regola il desiderio di scarpe.
- Martedì 5 Febbraio 2008
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