Archivio di Marzo, 2008

Il guerriero dei mari, storia di un viaggio durato 62 milioni di anni

Claudio Salema (Museu Nacional Rio de Janeiro)
E’ stato ribattezzato, in un misto di greco e indio tupi, “Guarinisuchus munizi” ovvero “il guerriero dei mari” ed è quello che resta di un coccodrillo marino vissuto 62 milioni di anni fa. Il fossile, il più completo mai trovato finora in America Latina, è stato scoperto sulle coste del Pernambuco, nel nord-est del Brasile, da un’equipe di ricercatori dell’Università Federale del Pernambuco, del Museo Nazionale dell’Università Federale di Rio de Janeiro e dell’Università Statale Vale do Acarau, tra cui il paleontologo Alexander Kellner . La storia di questi resti ha dell’eccezionale e permette di fare un salto indietro nel tempo. Più precisamente nel lontanissimo Paleocene, collocato dagli studiosi tra i 65 e i 55 milioni di anni fa. A partire da quanto trovato, e cioè una mandibola, un teschio ed alcune vertebre, i ricercatori brasiliani hanno provato a ricostruire, sulla prestigiosa rivista britannica Proceeding of the Royal Society B, la storia di questi particolari dinosauri marini, che potevano arrivare fino a 3 metri di lunghezza, e ripercorrere la loro migrazione. Apparsi per la prima volta in Africa 200 mila anni fa, i guerrieri dei mari furono infatti i più feroci predatori del mare dopo la scomparsa dal pianeta dei grandi dinosauri avvenuta circa 65 milioni di anni fa. Con caratteristiche completamente marine, si nutrivano esclusivamente di pesci. Dall’Africa avrebbero attraversato l’America del Sud, in particolare la zona occupata oggi dal paese verde-oro e più tardi si sarebbero spinti fin nell’America del Nord. Secondo l’equipe di ricerca il continente africano e il nordest del Brasile ai tempi del Paleocene erano molto più vicini di quanto non siano oggi. Il che avrebbe facilitato, appunto, il percorso di questi coccodrilli preistorici.
Il fossile è stato individuato nell’area di Poty, uno dei pochissimi angoli del nord-est brasiliano in cui esistano ancora oggi rocce che testimoniano il passaggio dal Cretaceo al Paleocene. La fase più drammatica vissuta dai dinosauri. Quella in cui si giocarono il loro destino.

Controllati male i test clinici sui bambini

Solo il 2 per cento degli studi clinici per testare farmaci a scopo pediatrico si basa su comitati di controllo indipendenti per valutare l’eventuale presenza di reazioni avverse. È quanto emerge da un’analisi (effettuata dall’Università di Nottingham e apparsa sulla rivista Acta Paediatrica) di 739 trial internazionali tra il 1996 e il 2002 (alcuni test comprendevano sia adulti che bambini). Mentre il 74 per cento degli studi pubblicati descriveva il modo in cui era stato condotto il monitoraggio sulla
sicurezza, solo 13 su 739 avevano comitati composti da membri non arruolati dalle aziende farmaceutiche. Reazioni avverse ai medicinali (tra cui ipertensione, emorragie, insufficienza renale, psicosi…) sono state segnalate in circa il 37 per cento dei trial; nell’11 per cento le reazioni erano da moderate a serie; e sei studi clinici sono stati interrotti precocemente a causa della tossicità del farmaco: non a caso erano anche quelli con comitati di controllo indipendenti.

L’Esa cerca astronauti: ecco i segreti per andare nello spazio


Avere una laurea in materie scientifiche, conoscere molto bene la lingua inglese, e magari il russo, essere in ottime condizioni fisiche e avere tanta passione per il volo e l’avventura. Sono alcuni dei segreti per poter diventare astronauti, raccontati da Roberto Vittori allo “Space education day” che ha chiuso a Roma Sat Expò Europe e che si è svolto alla vigilia della pubblicazione del bando di concorso per la selezione dei nuovi astronauti dell’Agenzia spaziale europea (Esa). “L’annuncio ufficiale sarà dato il prossimo 17 aprile, speriamo che un giovane italiano possa entrare nella squadra dei nuovi astronauti europei” è l’auspicio di Paolo Dalla Chiara, presidente di Sat Expo Europe. Che poi aggiunge a Panorama come “il bilancio della manifestazione è ottimo considerata la prima edizione romana. Avevamo l’intenzione di valorizzare la cultura aerospaziale italiana e aprire una finestra verso il mediterraneo grazie alla presenza degli esperti del settore e agli specialisti dei canali all-news. L’Italia, e Roma con il suo Distretto aerospaziale, è cuore dell’Europa e dobbiamo fare in modo che l’Europa abbia un ruolo preminente nelle future scelte della geopolitica internazionale”.

Entro il 2015 si prevede che la crescita mondiale dei canali satellitari per telecomunicazioni sarà del 30%, con un incremento annuo del 3%. Asia, principalmente Cina e India, e America Latina saranno i mercati di maggiore penetrazione dei servizi satellitari. E’ quanto emerge da una ricerca di Value Partners, la multinazionale italiana della consulenza strategica. Secondo Riccardo Monti, direttore della società: “Non c’è tecnologia superiore al satellite e non esiste, allo stato attuale, una vera competizione con le altre tecnologie, anche per la riduzione del divario digitale, soprattutto in zone rurali e nei paesi meno sviluppati. Nei prossimi cinque anni l’Iptv, la veicolazione di contenuti televisivi in formato digitale attraverso internet e la banda larga, resterà ancora un mercato di nicchia, mentre la televisione via satellite crescerà grazie alla richiesta sempre maggiore di contenuti da parte delle persone che si spostano nel mondo”.

Occorre, dunque, che tutta l’informazione satellitare, in particolar modo quella dei canali “all news” (presentazione power point), abbia la capacità di parlare a questo nuovo pubblico interculturale, con la consapevolezza che sta ormai venendo meno la dicotomia tra pubblico locale (nazionale) e pubblico internazionale, rendendo ancora più importante la responsabilità sociale dei media. Quasi ogni canale all-news ha ridefinito i propri palinsesti editoriali, concependo canali e programmi dedicati: dai siti in arabo della Cnn e della Bbc, fino all’offerta inglese di Al Jazeera e Al Arabiya. I costi per questa produzione restano alti, ma “i canali che producono informazione 24 ore al giorno devono avere il coraggio di investire soldi e materiale umano per andare oltre la semplice riproposizione del notiziario, tenendo accesi i riflettori su alcune notizie, come ad esempio la mutata situazione in Iraq, quando altri media non ne danno più risalto”, ha sottolineato Corradino Mineo, direttore di Rai News 24.

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Novità dal Sat Expò di Roma: nel 2030 voleremo su aerei senza il pilota

http://flickr.com/photos/jamesdale10/2334099590/
Aerei di linea senza piloti, ma guidati da un sofisticato sistema satellitare. Sarà questo il futuro dell’aviazione commerciale, già nel 2030. Lo ha annunciato Franco Galasso, direttore delle operazioni di Superjet International, la joint venture italo-russa al 51% di Alenia Aeronautica e al 49% di Sukhoi, a Sat Expò Europe, il Salone internazionale dello spazio e delle telecomunicazioni avanzate, in corso a Roma. “La tecnologia è già pronta – ha dichiarato Galasso – quello che ancora manca è un quadro normativo internazionale che permetta queste applicazioni anche nell’aviazione civile e un accurato programma di test, sperimentazioni e certificazioni in grado di assicurare la massima sicurezza e affidabilità”. I vantaggi che stanno spingendo questa evoluzione sono essenzialmente due. Innanzitutto un incremento della sicurezza: l’80% degli incidenti aerei sono riconducibili a errori umani. Il secondo motivo è economico e riguarda la riduzioni dei costi che tali sistemi permetterebbero alle compagnie aeree. Queste potrebbero così risparmiare gli alti investimenti necessari per la formazione dei piloti e avere una maggiore operatività dei velivoli della flotta.

Sempre di più il satellite sembra destinato a divenire il fulcro dello sviluppo delle telecomunicazioni mondiali, ma anche sostegno per le migrazioni, mantenendo una funzione “keep in touch“, ovvero in contatto tra il migrante con il paese di origine. Ne sono convinti Giacomo Mazzone, dell’European broadcasting union (Ebu), secondo il quale “il satellite può favorire una missione di coesione del migrante, come punto di contatto con il paese lasciato, ma può anche rappresentare e sostenere lo sviluppo di una cultura nel luogo ospitante”, e Sharad Sadhu, direttore tecnico dell’ Asian pacific broadcasting union (Abu), cittadino indiano che vive e lavora in Malesia e che ha mantiene i contatti con la madre patria attraverso i canali sat con i quali lui e la sua famiglia continuano a parlare la lingua originaria.

Non mancano gli esempi “utili”. Il Consorzio Nettuno, attraverso i due canali sul bouquet di Sky, permette a 150 studenti egiziani di vedere lezioni di ingegneria informatica, sia in lingua madre che in italiano. In futuro la struttura promossa dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca punta a gestire un progetto con il ministero della Formazione del Marocco per la realizzazione di un programma culturale via satellite per tutti quei marocchini che abitano in zone estreme del paese e non sanno leggere e scrivere. Partirà invece a giugno su Rai News 24, il progetto “Terramed” promosso dal Copeam, la Conferenza permanente dell’audiovisivo mediterraneo, che unirà le produzioni della Rai, di France 2, della spagnola Rtve e delle televisioni algerine e tunisine per un programma multilingue di informazione culturale e scambio di notizie tra i paesi in questione. “In futuro fette sempre maggiori dei budget familiari saranno destinate all’acquisto di prodotti tecnologici - sottolinea Gianni De Michelis, relatore al Parlamento europeo della direttiva “Televisione senza frontiere” - Occorre, pertanto, creare un mercato unico anche dal punto di vista tecnologico e culturale, ma soprattutto fare in modo che l’utilizzo delle nuove tecnologie crei una rete in positivo, rispetto ai tanti usi distorti fatti da chi, come per esempio i fondamentalisti islamici, vuole creare instabilità dal punto di vista geopolitico”.

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Oltre il Wimax: negli Usa Google punta alle frequenze tv

Un traliccio con ripetitori
C’è chi pensa già oltre il Wimax, la tecnologia per accedere a internet veloce senza collegamenti con i fili, in modalità wireless che consente così la navigazione a banda larga dal telefonino, dal palmare o da altri dispositivi. La settimana scorsa Google ha perso negli Stati Uniti un’asta per le licenze Wimax, ma la società di Mountain View non si è data per vinta: ora propone l’idea di sfruttare le frequenze inutilizzate delle emittenti televisive per costruire un “Wifi 2.0″. Talmente potente che, secondo “big G”, potrebbe trasmettere con una velocità di alcuni Gigabit per secondo. Perché così tanto interesse per le trasmissioni senza fili? Sono almeno due le questioni a cuore di Sergey Brin e Larry Page: creare un terreno fertile per Android, la piattaforma per telefonini in fase di sviluppo, e accrescere il bacino di utenti nelle città e nelle aree rurali. Sarà l’agenzia Fcc, la Commissione federale sulle comunicazioni, a decidere sulla richiesta: in passato si è già dimostrata favorevole a Google. Ma le emittenti televisive già si oppongono: temono interferenze sulla loro programmazione.

“Big G” sta tentando altre strade nel mondo delle telecomunicazioni: supporta una piccola società, Meraki, che propone un sistema economico per creare reti wifi condivise. Per ora a San Francisco si tratta soltanto di un esperimento, racconta Fastcompany: basta comprare un ripetitore da 50 dollari per accedere al network wireless e, contemporaneamente, creare un nuovo nodo capace di espandere e supportare l’intera struttura. È una tecnologia chiamata mesh network. Finora Meraki è riuscita a coprire il 10% della città con una capacità di trasmissione di circa un Megabyte al secondo, ma vuole arrivare all’intero territorio comunale entro l’anno.

Nel frattempo sul Wimax si è aperto un piccolo giallo: un operatore australiano, Buzz Broadband, ha dichiarato durante un convegno a Singapore che questa tecnologia per l’internet veloce senza fili è un fallimento. Ma è stato contestato dal suo stesso fornitore, Airspan, perché non avrebbe investito abbastanza. La polemica è continuata tra accesi sostenitori e convinti detrattori nei commenti agli articoli in alcuni siti d’informazione online, come il New York Times.

Sat Expò fa tappa a Roma e presenta i satelliti per i servizi di domani

Eutelsat
Per tre giorni Roma è la capitale dello spazio e dello sviluppo delle tecnologie ad esso collegato. Sbarca, infatti, nella capitale Sat Expò , la fiera internazionale sulle infrastrutture e le telecomunicazioni satellitari. Il settore aerospaziale rappresenta il punto di incontro ideale tra ricerca, applicazioni avanzate e scienze applicate e deve diventare uno dei punti fondamentali del perseguimento della strategia già avviata dalla conferenza di Lisbona. “L’articolo 3 del Trattato parla specificamente di ricerca spaziale, a testimonianza del successo che l’Europa ha avuto con progetti come Arianne e Galileo - sottolinea a Panorama.it, Enrique Baron Crespo, ex presidente del Parlamento europeo - L’unità europea in questo settore, nonostante i finanziamenti siano ancora inferiori ad altri paesi del mondo come ad esempio la Cina, l’India o il Brasile, dimostra una grande vitalità grazie anche al settimo Programma quadro sulla ricerca europea che pone lo spazio come elemento fondamentale per il futuro”.

In questo contesto si colloca Cosmo Sky Med, costato un miliardo di euro che, una volta in orbita, potrà fare affidamento su quattro satelliti, due dei quali sono stati già lanciati, mentre gli altri due saranno in orbita entro la fine del 2009. Già utilizzato per monitorare gli effetti dell’ultimo ciclone in Bangladesh, Cosmo Sky Med è stato in grado anche di visualizzare i danni materiali in diverse condizioni atmosferiche avverse. “Lo spazio è importantissimo dal punto di vista occupazionale ed economico, sia come opportunità di sviluppo che per i nuovi benefici che può offrire ai cittadini per il miglioramento della loro vita - spiega a Panorama.it, il generale Pietro Finocchio, direttore della Direzione delle telecomunicazioni dell’informatica e delle tecnologie avanzate (Teledife) - Con il programma Cosmo Sky Med l’Italia si è posta all’avanguardia nello sviluppo di applicazioni di monitoraggio e telerilevamento anche per la protezione civile in caso di calamità naturali. Il futuro dovrà vederci impegnati a creare una rete a livello mondiale per il monitoraggio del clima e dei suoi cambiamenti”.

L’edizione di quest’anno di Sat Expò scopre una vocazione più sociale, attenta ai sempre maggiori flussi migratori, ponendo la televisione satellitare come strumento di condivisione e integrazione dei migranti in tutto il mondo, ma non dimentica la sua “mission” tradizionale, quella del broadcasting e delle sue evoluzioni. Il futuro sarà quello di garantire l’accesso a internet anche nelle zone più difficili, sui treni, sulle navi e poter veder la televisione sui telefonini. Per questo motivo, Eutelsat sta progettando un satellite, il cui lancio è previsto per il 2009, in grado di portare la tv sui cellulari, e un altro satellite su una diversa banda, la Ka, “per l’estensione dell’accessibilità dei servizi tv a banda larga nel bacino del Mediterraneo. La banda Ka svilupperà nuove opportunità per la tv locale e regionale e si adatta perfettamente alla trasmissione di nuove applicazioni video che richiedono una banda molto elevata, come il cinema digitale ad alta definizione e la televisione in 3D”.

Il video di presentazione con le dichiarazioni di Paolo Dalla Chiara, Presidente di Sat Expò Euro Europe, e Giuliano Berretta, Ceo di Eutelsat

Siamo tutti esploratori con Google Earth?

Google Earth
Lo Shuttle Endeavour è tornato a casa al termine di una missione durata 16 giorni di cui 12 trascorsi dal suo equipaggio in lavori di manutenzione della stazione spaziale e ben cinque passeggiate spaziali. Tra gli obiettivi delle prossime missioni c’è quello di fare una revisione del supertelescopio Hubble, strumento cruciale per esplorare il cosmo.
Ma chi l’ha detto che qui sulla Terra non ci sia rimasto ormai più niente da scoprire? Non sarebbe affatto d’accordo Arthur Hickman, geologo australiano che ha fatto una scoperta sensazionale senza neanche muoversi da casa. Stava perlustrando una zona desertica dell’Australia occidentale, le Hamersley Ranges, con Google Earth e si è imbattuto in una strana struttura circolare, che assomigliava molto a un cratere. Altri esperti confermano che si tratta del 30° cratere da impatto di meteorite ufficialmente riconosciuto in Australia da quando fu scoperto il primo nel 2005. E questo buco largo 260 metri e profondo 30, testimone di un impatto avvenuto tra i 10.000 e i 100.000 anni fa, ha preso giustamente il nome del suo scopritore e si chiama adesso Hickman Crater.
Il primo commento che verrebbe da fare è che grazie alle nuove tecnologie alla portata di chiunque, sia per la loro disponibilità spesso gratuita (è il caso di Google Earth) sia per la relativa facilità con cui molte potenti applicazioni online possono essere usate, siamo tutti nella posizione di contribuire in maniera consistente al progresso scientifico. In realtà senza competenze specifiche sembra difficile poter identificare un buco in mezzo al deserto come la firma di un meteorite.
Del resto, come lo scrittore umoristico Bill Bryson faceva notare nel suo spassoso libro sull’Australia, In un paese bruciato dal sole, riferendosi all’abbondante e spesso assurda fauna locale, in questo continente in gran parte disabitato la scoperta di specie animali nuove o la riscoperta di alcune specie che si credevano estinte non sono un fatto per niente raro, e molto resta ancora da esplorare. Maniaci di Google Earth, fatevi avanti!

Non solo i coccodrilli piangono, le emozioni animali svelate in un libro

http://flickr.com/photos/exfordy/429421469/
Anche gli animali hanno un’anima. Anzi, per essere ancora più precisi, provano emozioni. E’ quanto sostiene il biologo evoluzionista statunitense Marc Bekoff dell’Università del Colorado, in giro in queste settimane per il mondo per spiegare la sua teoria attraverso una serie di conferenze, in vista del suo prossimo libro “Il manifesto degli animali”.
Bekoff è un’istituzione mondiale. E’ stato proprio lui a fondare con la celebre primatologa Jane Goodall, grande studiosa di scimpanzé, “Ethologists for the Ethical Treatment of animals”, un’associazione per il trattamento etico degli animali. Gli animali, insomma, non sarebbero scatole vuote che reagiscono meccanicamente agli stimoli come sostiene la teoria behaviorista (comportamentale) ma creature capaci di ridere come una iena o piangere come un coccodrillo.
Gli elefanti addirittura proverebbero l’emozione del dolore, i topolini quella della simpatia mentre i ratti piacere quando giocano. Gli squali, invece, tristezza e i koala distinguerebbero ciò che amano da quello che non amano.
Le emozioni, dall’amore all’ostilità, alla paure e perfino la noia hanno secondo la teoria di Bekoff un’importanza legata all’adattamento. Permettono cioè agli animali di sopravvivere e di stare al mondo, relazionandosi con il resto del sistema naturale.
A sostegno della sua tesi lo studioso americano chiama in gioco le ricerche di altri colleghi. Come quelle sulla moralità degli animali condotte da Ian Douglas Hamilton e da Frans De Waal che hanno osservato la solidarietà degli elefanti e come le scimmie sviluppino un senso dell’ingiustizia.
Bekoff è talmente convinto della sua teoria che ha messo di mezzo perfino il suo cane Jethro, primo oggetto dei suoi studi. Una telecamera lo tiene costantemente sotto controllo monitorando tutti i suoi comportamenti.
La teoria del professore dell’Università del Colorado ha ovviamente aperto un grande dibattito. Qualcuno l’ha accusato di antropomorfismo, di proiettare cioè negli animali quelle che sono dinamiche tipicamente umane. Altri invece l’hanno eletto come paladino di un nuovo modo di guardare alla natura. Se è vero che provano emozioni gli animali sicuramente lo ringraziano.

OpenSocial: quando Yahoo! e Google si alleano

http://www.flickr.com/photos/oliversteiner/362499884/
Condividere fotografie, giocare, scambiarsi messaggi sono ormai abitudini per chi frequenta i social network in tutto il mondo: europei, americani, asiatici. Anzi, questa massa di persone chiede sempre più applicazioni per divertirsi online con gli amici. Tanto che i grandi del web si sono uniti nella fondazione OpenSocial: l’obiettivo è di offrire un’interfaccia comune per la creazione di servizi, una sorta di lingua franca per facilitare il lavoro degli sviluppatori di software. Semplificando così anche la vita degli utenti. È un traguardo talmente importante che due rivali storici si trovano dalla stessa parte della barricata: oggi nel consorzio fondato da Google, infatti, arriva Yahoo!, la grande avversaria di “Big G” nella conquista dei navigatori di internet. A dire il vero, la società di David Philo e Jerry Yang sta portando avanti anche un suo progetto per abbattere le barriere tra i “giardini recintati” degli utenti: è OpenID, un sistema che consente di registrarsi una sola volta per accedere a servizi differenti. Permettendo agli utenti di risparmiare tempo e di non dover ricordare a memoria decine di parole chiave.

Un video sul funzionamento dei social network (in inglese)



La lista del popolo che diffonde il verbo di OpenSocial è piuttosto lunga: fa parte di questo consorzio globale la piazza virtuale più grande dei paesi occidentali, quel colosso MySpace di News Corpotation che fu comprato tre anni fa per 580 milioni di dollari da Rupert Murdoch. Aderiscono all’alleanza la rete sociale online Hi5, leader nell’America Latina di lingua spagnola, l’inglese Bebo (appena acquistato da America on line per 850 milioni di dollari) e altri meno noti come Friendster, diffuso soprattutto nelle Filippine e nel Sudest asiatico. Ma anche i social network per i professionisti, come LinkedIn e Xanga, fanno parte della fondazione OpenSocial.

Webtv: YouTube lancia la sfida sull’alta definizione

Un uomo punta la telecamera. (credits: Flickr)
I video sgranati e sfocati tra poco diventeranno un ricordo: Youtube punta sull’alta definizione e vuole sfidare la televisione. Dopo la vittoria dello standard Blue-ray sull’HD Dvd, ora tocca al mondo del web cercare la sua strada per una rivoluzione nella qualità d’immagine grazie alla crescente diffusione della banda larga nei paesi più sviluppati, un canale di trasmissione potente che permette di caricare online filmati “pesanti” e guardarli.
Ormai quello di Youtube è un successo planetario: su questo portale il pubblico del web vede più della metà dei video online, dalla musica ai trailer cinematografici, dallo sport all’intrattenimento. Sottraendo così spettatori alla televisione, in declino di ascolto soprattutto tra i giovani. La maggior parte dei contenuti inviati dagli utenti arriva da Inghilterra e Stati Uniti, ma una ricerca di Digital Ethnography ha evidenziato che Turchia, Filippine e Spagna sono tra le prime cinque nazioni a caricare filmati su Youtube. Anche Flickr ha fiutato l’affare dei video e non vuole restare indietro: alla condivisione di fotografie pensa di aggiungere una bacheca per i filmati.

Un video di Youtube in alta definizione



Nel match globale per la webtv di qualità sono scesi in campo anche gli italiani. Ma giocano su terreni diversi dal colosso Youtube. Babelgum, fondata dall’imprenditore Silvio Scaglia, è un software “peer to peer” in grado di trasformare l’intero schermo del computer in una televisione interattiva ad alta definizione: presto potrà essere utilizzato come un vero studio per la produzione amatoriale di video. Ma deve contendersi il pubblico con il rivale Joost che ha appena lanciato la possibilità di vedere alcuni filmati della sua programmazione in diretta. Streamit è un altro progetto italiano: basta collegarsi al sito per “entrare” nello schermo e scegliere tra sedici canali tematici, come Cartoons e Sos, dedicato ai paesi in via di sviluppo. Ma l’offerta della programmazione è destinata a crescere in breve tempo.

Il futuro di Facebook

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@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
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