
65 anni, ideatore del Mit MediaLab di Boston da poco abbandonato per una scommessa non da poco: sconfiggere il digital divide nel mondo. Nicholas Negroponte è da sempre alle prese con sfide difficili. E tale è il suo laptop da 100 dollari (ora si chiama XO-1) che vorrebbe vedere nelle mani di ogni bambino del pianeta. E che in questi giorni sbarca ufficialmente in Italia, con una presentazione pubblica a Firenze a cui parteciperà lo stesso Negroponte venerdì 7 marzo.
One Laptop per Child arriva in Italia. Che reazione si aspetta dal nostro paese? E cosa possono fare le istituzioni italiane per supportare il suo progetto?
Al momento stiamo esplorando i gemellaggi tra città e scuole. L’idea è di far acquistare alle scuole elementari italiane un certo numero di laptop e al tempo stesso finanziare un numero equivalente di laptop per i bambini di una o due città in Africa. In questo modo si riesce a connettere le culture. Al momento, Firenze è stata la prima a muoversi. Speriamo che presto seguiranno anche altre città.
Lo scopo di 150 milioni di utenti nel mondo entro la fine del 2008 sembra irraggiungibile. Fino allo scorso gennaio, sono stati distribuiti solo 602.000 laptop…
Certo, siamo in ritardo, ma possiamo ancora farcela a distribuirne 150 milioni entro la fine del 2009. Non importa che siano per forza i nostri laptop, basta che si riesca a mettere in connessione i bambini di tutto il mondo. Olpc è un programma umanitario, non una compagnia commerciale.
Stringere accordi direttamente con i governi dei paesi in via di sviluppo non si è rivelato molto proficuo. Quali strategie di diffusione ha in mente per il futuro?
Non abbiamo abbandonato la strategia degli accordi diretti. L’abbiamo però diversificata, allontanandoci dai sei paesi più grandi e ricchi (Brasile, Argentina, Nigeria, Pakistan, Thailandia, Libia). Ora ci concentriamo su paesi più piccoli, come il Perù e l’Uruguay. Allo stesso tempo, stiamo sperimentando il progetto Give One Get One in tutto il mondo. Abbiamo già distribuito circa 170.000 laptop.
Dall’Africa sono giunte alcune voci contrarie al suo progetto: ci sono altre e più drammatiche questioni da risolvere prima dei computer. Cosa ne pensa?
Basta sostituire la parola “laptop” con “istruzione” e questi argomenti non hanno più senso.
Il programma Give One Get One prevede che per ogni laptop acquistato nel mondo occidentale ne venga regalato uno ai paesi in via di sviluppo. Crede che Xo possa attrarre anche i ragazzi occidentali, abituati a Pc e periferiche molto sofisticate?
Sì, non è stato progettato per i bambini del mondo sviluppato, ma ha comunque un forte appeal, soprattutto per le caratteristiche collaborative del suo hardware. Altro dato davvero unico è il software e l’hardware per processare i suoni.
Lei parla del suo laptop come delle macchine che insegnano ad apprendere. Ci può fare un esempio?
Il nostro laptop è in grado di lavorare su diversi fronti. La sua architettura riflette il pensiero costruttivista di “imparare facendo”. Le porte audio, ad esempio, offrono input di ogni tipo: in questo modo i bambini possono costruire periferiche ed utilizzare strumenti di test e misurazione.
Crede davvero che la Rete potrà cambiare il mondo? O quantomeno renderlo un posto migliore?
Sì. Internet offre alle diverse culture la possibilità di entrare in contatto e imparare l’una dall’altra. I bambini ormai sono inevitabilmente globali. E’ importante che già da piccoli capiscano che non si conosce qualcosa, se prima non la si affronta da diversi punti di vista.
A complicarvi la vita, è arrivata la concorrenza di giganti come Microsoft e Intel, che hanno preso a distribuire laptop e software low-cost nei paesi in via di sviluppo.
Microsoft non è in competizione, ma sta collaborando con Olpc. I recenti annunci vanno proprio in questa direzione: hanno sviluppato una versione di Windows per i laptop XO. La stanno testando e sembra funzionare proprio bene. Intel, invece, è ora in competizione con noi, nonostante all’inizio fosse un nostro partner. E questa è stato proprio una brutta mossa. Olpc era nel mezzo di una guerra proxy tra Amd e Intel. Ma ora Intel sembra che sia in concorrenza con i suoi stessi clienti.
VIDEO: Negroponte su One Laptop per Child
- Giovedì 6 Marzo 2008



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Il 22 Aprile 2008 alle 16:21 Combattere la malaria: un social network raccoglie fondi per progetti concreti » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] La scorsa estate un giovane americano parte per una vacanza in Zambia e Tanzania dopo la laurea in Scienze politiche. Ma durante il viaggio è sconvolto dalle condizioni di vita degli ammalati di malaria. E scopre che per prevenire il contagio bastano semplici zanzariere trattate con insetticida. Lui si chiama Tom Hadfield e fa parte di quella generazione di studenti dei college americani diventati milionari in un colpo solo con la vendita dello YouTube del momento (nel suo caso, il portale Soccer.net per “appena” venti milioni di dollari). Al ritorno negli Stati Uniti Hadfield decide di mettere in gioco le sue capacità per un’iniziativa umanitaria su internet. Dopo pochi mesi di lavoro la sua idea è pronta per la giornata mondiale della malaria di venerdì: ha appena lanciato MalariaEngage, un sito dove ogni persona o associazione coinvolta in progetti può raccontare il suo lavoro e chiedere un contributo per l’acquisto di zanzariere o per finanziare la collaborazione tra guaritori tradizionali e medici. Non si tratta di donazioni a una causa “generica”, quindi, ma a singole attività sul campo. Hadfield e i suoi colleghi hanno selezionato finora una decina di iniziative: ma l’obiettivo è consentire a chiunque sia attivo sul campo di partecipare a questa vetrina. Ormai l’interesse filantropico ha conquistato il mondo hitech americano: da due anni il fondatore della Microsoft, Bill Gates, riceve per la sua fondazione di beneficenza un versamento di 1,5 miliardi di dollari da Warren Buffett, il finanziere che lo supera nella classifica dei Paperoni del mondo. E il guru della ricerca sulle nuove tecnologie, Nicholas Negroponte, vuole diffondere l’informatica di massa grazie al suo computer supereconomico, l’Olpc. [...]
Il 15 Giugno 2008 alle 9:39 Notebook al prezzo di un cellulare: è la rivoluzione dei “sub” » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Una scelta del tutto particolare è quella praticata da Olidata, che ha fatto recentemente debuttare il personalissimo JumPC, un subnotebook pensato per essere utilizzato dai bambini fra i 6 e i 10 anni. Per questo genere di sfida – che sembra voler ripercorrere le orme dell’Olpc di Negroponte – la casa si affida a un software preinstallato - denominato Magic Desktop - che include sistemi semplificati per agevolare i più piccoli nell’uso del computer, con programmi di videoscrittura ed e-mail, ma anche eserciziari di matematica e ortografia e strumenti per disegnare, colorare e modificare le immagini. [...]
Il 4 Maggio 2010 alle 20:19 Duemila portatili low-cost ai bambini palestinesi - Hitech e Scienza - Panorama.it ha scritto:
[...] piacere sapere che One Laptop Per Child (Olpc), il progetto no-profit creato da Nicholas Negroponte per sconfiggere il digital divide nel mondo, stia entrando in una fase di piena operatività. Non [...]
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