
28 gennaio 2005, World Forum di Davos: Nicholas Negroponte presenta al mondo One Laptop per Child, ambizioso programma di superamento del divario digitale attraverso la dotazione di un computer a basso costo per ogni bambino del pianeta. Il progetto viene acclamato da tutti, trovando nell’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan uno dei maggiori sostenitori. Sull’onda dell’entusiasmo, anche Negroponte si sbilancia, affermando che di lì a due anni il laptop da 100 dollari sarebbe stato il computer più venduto al mondo.
Il laptop a 360 gradi
Forse non si aspettava nessuno dei problemi che di lì a poco sarebbero arrivati, con governi inadempienti, colossi commerciali in concorrenza e critiche provenienti addirittura dal mondo no-profit. Tre anni di passione, in cui molte cose sono cambiate rispetto al progetto iniziale. Non è cambiata, però, la grinta con cui Negroponte continua ad andare diritto per la sua strada, ripetendo che il suo è solo un progetto educativo: non è in lotta con nessuno, se non con la povertà e la necessità di superare quanto prima il digital divide.
Critiche dall’Africa
Subito dopo Davos, partono i primi accordi con i più grandi paesi in via di sviluppo: Brasile, Argentina, Nigeria, Pakistan, Thailandia, Libia prenotano migliaia di laptop. Ma agli accordi non seguiranno mai i fatti. Non potendo contare su una produzione di massa elevata, i prezzi del portatile raddoppiano. Di conseguenza, un po’ tutti i paesi iniziano a defilarsi. Nel frattempo, le critiche più feroci arrivano proprio da alcune organizzazioni che considerano il suo progetto troppo americano-centrico. Al Forum della Società dell’Informazione di Tunisi del 2005 Marthe Dansokho e Mohammed Diop, due funzionari del Camerun e del Mali, ricordano che le priorità dell’Africa sono ben altre: l’acqua e le scuole. Diop ci va giù ancora più pesante, alimentando il sospetto che dietro all’iniziativa si nasconda un tentativo di sfruttare i paesi in via di sviluppo. Tutte critiche da cui Negroponte si è sempre difeso ribadendo di non avere nessun interesse commerciale, ma solo umanitari ed educativi. E per offrire una riprova, abbandona la strategia iniziale degli accordi con i governi e lancia Give One Get One, campagna di donazione che oggi sembra dare frutti migliori.
La campagna Give One Get One
La guerra dei Pc low-cost
Se fino al 2005 nessuno sembrava più di tanto interessato, con l’annuncio di Negroponte molti colossi dell’informatica iniziano a vedere nel laptop da 100$ una minaccia per i loro business. Da partner dell’iniziativa, Intel diventa uno dei principali concorrenti con Classmate, pc low-cost da 250 dollari, presto lanciato in diversi mercati emergenti (tra cui la Libia, che così si ritira da OLPC). Da Asus arriva invece EeePc, laptop dalle dimensioni ridotte e dai prezzi contenuti (299 euro). Ma la minaccia più seria arriva dall’India, dove Novatium mette in vendita un pc iper-economico, sotto la soglia dei 100 dollari. Dal canto suo, Negroponte non si dice più di tanto allarmato da tutta questa concorrenza: l’importante è che tutti abbiano un Pc con cui crescere e apprendere.

- Giovedì 6 Marzo 2008
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Commenti
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Il 9 Maggio 2008 alle 2:01 Informatica per le scienze umane - Prof. Dino Buzzetti » FILANTROPICA INFORMATICA ha scritto:
[...] Dei vari progetti per l’”acculturamento informatico” del terzo mondo, il più famoso e forse tra i primi (e forse il meno sospetto…) è quello di Nicholas Negroponte. Nato nel gennaio 2005, questo progetto no-profit, denominato One Laptop per Child muove dalla convinzione (condivisibile) che l’informazione e gli strumenti per costruire un mondo più giusto debbano essere lasciati nelle mani di tutti i bambini, soprattutto dei Paesi sottosviluppati. Questi laptop, chiamati XO, sono creati appositamente per i ragazzi, hanno applicativi dedicati a loro e con finalità ludiche e educative, hanno un design accattivante, possono creare reti senza fili tra di loro, si ricaricano “a manovella” e sono estremamente robusti e funzionali. I primi si basavano su piattaforma hardware AMD (quindi escludendo Intel dal gioco) e avevano un sistema operativo creato appositamente chiamato Solaris, gratuito perché basato su Linux. Dopo alcune polemiche per una “concorrenza filantropica scorretta” tra Negroponte e Intel (che si accusavano vicendevolmente di essersi rubati i poveri a cui far beneficenza), quest’ultima, nel maggio 2007, è entrata anch’essa nel progetto One Laptop Per Child (pur mantenendo in produzione il suo Classmate) ed è di pochi giorni fa la dichiarazione di Negroponte di voler passare a sistemi operativi Microsoft (altro colosso dell’informatica in declino in cerca di benefattori), che per quanto economici, non saranno mai gratuiti. Quindi, il computer di Negroponte, che dai 100$ iniziali è passato ai circa 180$ attuali, forse risentirà di un ulteriore aumento per questa nuova collaborazione con Microsoft. Alle accuse, portate da altre associazioni no-profit che operano nel terzo mondo, di un progetto ancora troppo americano-centrico, o che non tiene conto dei reali bisogni di quelle popolazioni, o che addirittura è visto da alcuni come un ulteriore tentativo di sfruttamento da parte delle industrie informatiche, Negroponte risponde che a lui non importa di che marca è il laptop che avranno i bambini, l’importante è che tutti ne abbiano uno il prima possibile. [...]
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