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Al suo debutto online, il settimanale Time ha usato parole grosse: “Potrà diventare importante per il giornalismo così come il Freedom Information Act”, ovvero la norma di riferimento per la libertà di espressione negli Stati Uniti. E, in questi primi anni di vita Wikileaks certamente ha mantenuto le promesse iniziali, facendo parlare di sé in diverse occasioni, non ultima la pubblicazione del regolamento segreto di Guantanamo. Oltre a migliaia di altre denunce circostanziate su magagne di istituzioni e colossi del business di mezzo mondo. Il tutto in maniera anonima (leaks vuol dire appunto “spiate”) per garantire maggiore trasparenza e libertà di espressione, senza paura di ritorsioni. Tanto che, qualche settimana fa una banca svizzera del gruppo Julius Baer ha provato a mettere il bastone tra le ruote di Wikileaks, citandola in giudizio per diffamazione. Dopo la decisione di un giudice californiano il sito è stato oscurato per qualche giorno, ma poi la sentenza è stata revocata.
L’esperimento ormai inizia a dare fastidio sul serio. Soprattutto perché riesce a ospitare contenuti che nessun testata giornalistica o blog personale potrebbe mai pubblicare, senza essere immediatamente querelato per diffamazione. Certo, l’anonimato online è un tema molto caldo, che da sempre spacca gli utenti della rete: c’è chi lo difende a tutti i costi, ritenendolo un toccasana per la libertà di espressione (soprattutto nei paesi in cui la censura è all’ordine del giorno), e chi invece ne teme le possibili derive offensive e diffamatorie. Ma al di là di simili successi, il wiki si sta dimostrando una tecnologia ormai sempre più solida, in grado di cambiare molti rapporti di forza in rete (e non solo). Così come scrivevano già nel 2006 gli autori di “Wikinomics“, volume che indaga le profonde rotture provocate dal software collaborativo. Non solo nel campo della conoscenza (Wikipedia) e dell’informazione (Wikileaks), ma anche in settori come l’economia. In molte grandi imprese il wiki è ormai all’ordine del giorno, per la condivisione del know-how aziendale e la progettazione collaborativa. Ma c’è anche chi prova ad andare oltre: Dealipedia è un nuovo progetto basato su piattaforma wiki che punta a raccogliere tutte le informazioni (solitamente riservate e scarsamente divulgate) su acquisizioni, investimenti, fusioni. Lo scopo? Dar vita al più grande database di dati sul tema, ma anche rivelare quanto avviene dietro le quinte del mondo business. E, magari, tra non molto un titolo in borsa crollerà proprio per una rivelazione di Dealipedia.
- Lunedì 10 Marzo 2008
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