Oltre il Wimax: negli Usa Google punta alle frequenze tv

Un traliccio con ripetitori
C’è chi pensa già oltre il Wimax, la tecnologia per accedere a internet veloce senza collegamenti con i fili, in modalità wireless che consente così la navigazione a banda larga dal telefonino, dal palmare o da altri dispositivi. La settimana scorsa Google ha perso negli Stati Uniti un’asta per le licenze Wimax, ma la società di Mountain View non si è data per vinta: ora propone l’idea di sfruttare le frequenze inutilizzate delle emittenti televisive per costruire un “Wifi 2.0″. Talmente potente che, secondo “big G”, potrebbe trasmettere con una velocità di alcuni Gigabit per secondo. Perché così tanto interesse per le trasmissioni senza fili? Sono almeno due le questioni a cuore di Sergey Brin e Larry Page: creare un terreno fertile per Android, la piattaforma per telefonini in fase di sviluppo, e accrescere il bacino di utenti nelle città e nelle aree rurali. Sarà l’agenzia Fcc, la Commissione federale sulle comunicazioni, a decidere sulla richiesta: in passato si è già dimostrata favorevole a Google. Ma le emittenti televisive già si oppongono: temono interferenze sulla loro programmazione.

“Big G” sta tentando altre strade nel mondo delle telecomunicazioni: supporta una piccola società, Meraki, che propone un sistema economico per creare reti wifi condivise. Per ora a San Francisco si tratta soltanto di un esperimento, racconta Fastcompany: basta comprare un ripetitore da 50 dollari per accedere al network wireless e, contemporaneamente, creare un nuovo nodo capace di espandere e supportare l’intera struttura. È una tecnologia chiamata mesh network. Finora Meraki è riuscita a coprire il 10% della città con una capacità di trasmissione di circa un Megabyte al secondo, ma vuole arrivare all’intero territorio comunale entro l’anno.

Nel frattempo sul Wimax si è aperto un piccolo giallo: un operatore australiano, Buzz Broadband, ha dichiarato durante un convegno a Singapore che questa tecnologia per l’internet veloce senza fili è un fallimento. Ma è stato contestato dal suo stesso fornitore, Airspan, perché non avrebbe investito abbastanza. La polemica è continuata tra accesi sostenitori e convinti detrattori nei commenti agli articoli in alcuni siti d’informazione online, come il New York Times.

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