La coscienza ambientalista? E’ nata grazie a Walt Disney

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L’attenzione alla tutela dell’ambiente deve molto a Walt Disney. E’ la tesi sostenuta in un libro scritto da David Whitley, studioso di cinema e letteratura per l’infanzia della britannica Università di Cambridge, e intitolato “The Idea Of Nature In Disney Animation”. Bambi, Biancaneve e Cenerentola rappresentano a suo dire qualcosa di più che un intrattenimento per famiglie, in quanto le loro storie contengono anche fondamentali messaggi sul rapporto che lega l’uomo alla natura. Per decenni, i film del celebre maestro dell’animazione statunitense hanno infatti alimentato l’immaginario infantile con potenti fantasie che permettevano ai bambini di esplorare il loro modo di relazionarsi al mondo naturale, e proprio Bambi, film del 1942, avrebbe fatto da importante base emotiva all’attivismo ambientalista di chi stava diventando adulto negli anni Sessanta. Il libro analizza due periodi della storia della Disney: quello compreso tra il 1937 e il 1967, che vede al vertice il fondatore, e il ventennio tra il 1984 e il 2005, coincidente con la presidenza di Michael Eisner. Il primo presenta un’immagine idilliaca della natura, contrapposta a quella di una civiltà minacciosa, che risulta d’esempio ai giovani affinché proteggano un ambiente incontaminato in cui i personaggi centrali del film vanno alla scoperta di se stessi. Ma in produzioni successive, a partire da “Il libro della giungla”, per arrivare a “Il Re Leone” e “Alla ricerca di Nemo”, si affacciano spesso ambientazioni più esotiche, che fanno da scenario alla possibilità di immaginare un rapporto con la natura più armonioso di quello, ormai deteriorato, vissuto nel corrispondente momento storico. Lo studio di Whitley (che pure è stato criticato dall’organizzazione ambientalista britannica Friends of the Earth), intende dunque mostrare il complesso scambio tra fantasia e realtà del legame tra l’uomo e la natura nei film della Disney. La rivalità tra Baloo e Bagheera nel “Libro della giungla”, per esempio, allude alle dispute sullo sfruttamento delle risorse naturali che nel 1967, anno di produzione del film, opponevano la generazione hippie a quelle precedenti. E grazie a Whitley diventa più chiaro il modo dell’arte popolare di plasmare, venendone a sua volta modellata, sentimenti e idee centrali nell’esperienza a essa contemporanea.

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